7 – LA NEGAZIONE DELL’UOMO

Secondo le informazioni scientifiche il nostro sistema solare, una stella, è alla periferia di una galassia, la nostra galassia, formata da oltre 300 miliardi di altre stelle. Oltre alla nostra galassia vi sono, nel nostro Universo, miliardi di altre galassie. A fronte di queste grandezze e di queste immense vastità  effettivamente il pianeta Terra ed il suo Uomo sembrano quasi una nullità. Certamente da un punto di vista puramente della massa materiale siamo meno di un granello di sabbia. Il pensiero prevalente degli “scienziati”, o per lo meno di molti di essi, forte di questa nullità, ha iniziato a fare un secondo lavaggio del cervello, dopo quello copernicano, agli studenti dell’umanità intera, cercando di distruggere in partenza le più nobili aspirazioni che un giovane, nello studiare la realtà che lo circonda, cerca di scorgere nel suo futuro, Stiamo pertanto assistendo alla distruzione del futuro o della speranza nel futuro.

Il pregiudizio della rivoluzione copernicana, già citato, venutosi estremizzando sempre più durante il XX° secolo, sembra ormai degenerato in una visione buia ed arretrata, medioevale ed antirinascimentale dell’Uomo con la sua Terra nell’Universo. L’uomo, che pur si era improvvisamente svegliato e risuscitato alla Ragione durante il Rinascimento perchè aveva ritrovato, attraverso gli arabi, gli elementi provenienti dall’antichità che lo rendevano il padrone di sè stesso ed il signore del suo mondo e dell’Universo intero e del suo futuro, creatore ed inventore, di opere artistiche, architettoniche, scientifiche e letterarie di ampia portata, si vede rigettato verso un futuro senza speranza, un nuovo medioevo culturale, a causa di questo nuovo pensiero di nullità fisica della Terra e del suo Uomo nell’immensità dell’Universo e la conseguente idea che pertanto l’Uomo non conta niente, non ha mai contato niente e non conterà mai niente, tanto piccolo egli è in queste immense vastità.

Eppure nell’antichità ci era già stato tramandato, come una staffetta olimpica, l’idea e la nozione che gli elementi della Ragione, che rendono ed elevano l’Uomo quale unico essere vivente pensante e creativo dell’Universo,  sono la parola, la logica e la sua spiritualità. Il tempo passa purtroppo, e con esso gradualmente subentra l’oblio. Seppure queste idee e nozioni facciano parte del bagaglio culturale di qualsiasi buon studente dell’antico mondo classico, esse, non essendo metabolizzate criticamente nell’attualità quotidiana, rimangono al massimo archiviate negli armadi della memoria, ma senza nessuna utilità, presi come siamo dal furore o follia di una tecnologia e di un materialismo che non si riesce ad arginare.

La parola, scritta o parlata, oltre che nel presente, ci permette di comunicare nel tempo e nello spazio per millenni interi trasmettendo idee e nozioni precise nel primo caso e miti e leggende nel secondo caso. Vale la pena qui citare un pensiero di Galileo: “”Ma di tutte le altre stupende invenzioni, quale mente sublime deve essere stata la sua che concepì come comunicare i suoi più segreti pensieri a qualsiasi altra persona, anche se distante molto lontano nel tempo e nello spazio, parlando a quelli che sono nelle Indie, parlando a quelli che non sono ancora nati, e nè saranno ancora nati fra mille o fra dieci mila anni???? E con una difficoltà non più grande che quella della sistemazione di due dozzine di piccoli segni su un foglio di carta???? Che sia questo il sigillo di tutte le più ammirevoli invenzioni dell’Uomo!””

La logica ci permette di addentrarci nel mondo dei numeri che sono i soli a poter definire quantitativamente il pensiero razionale. Essi vanno all’infinito e travalicano, da soli, la ristrettezza materiale dell’Uomo e della sua Terra. I numeri ci danno la possibilità di dare la scalata all’infinito, ben oltre mille o dieci mila universi,  quantificandone i suoi elementi ed elaborandone le sue forme. L’Uomo è numero, e numero significa infinito ed eternità.

Abbiamo poi la spiritualità, il vero motore e il nocciolo del mistero e del divino che è nell’Uomo. Sentimenti ed immaterialità o valori come amore, carità, compassione, curiosità, pietà, volontà, fede, fiducia, lealtà, fedeltà,coraggio, virtù, perdono, onore, rispetto, speranza, onestà, saggezza, giustizia, eroismo, ardore, tenacia, sapienza,  gioia, tristezza, malinconia, e tanto altro, sono delle realtà o sono delle fantasticherie???? Ed essi contano o non contano???? E se essi fanno parte dell’Uomo e quindi contano quale ordine di grandezza gli attribuiremmo???? Anche quì c’è una sola risposta: l’infinito. Perchè essi, come per la parola ed il numero, valgono nello spazio e nel tempo senza fine.

Ci appare quindi chiaro che per quanto l’Uomo e la sua Terra siano fisicamente meno di un granello di sabbia nelle vastità dell’Universo, la realtà dell’Uomo Pensante fa sì che lui e la sua Terra abbiano un valore ed una valenza infinita di gran lunga maggiore della valenza della massa e dello spazio-tempo di tutti gli ammassi galattici e di tutti gli universi che si possono immaginare  E questo a causa della Ragione e della sua spiritualità che sono possesso esclusivo dell’Uomo. Questo è l’insegnamento che viene dai millenni della nostra storia ed è l’unico insegnamento che può ridare ai giovani fiducia ed ottimismo nel loro futuro, nell’essere i padroni di loro stessi ed i signori del loro mondo, al centro del loro Universo con le sue infinite armonie.

Queste verità non sono invenzioni e provengono da una arcaica antichità creatrice e fondatrice della civiltà umana. I suoi messaggi sono imperituti perchè riguardano l’essenza dell’Uomo con la Ragione e la sua spiritualità. Questi messaggi quindi sono ancora validi e la loro luce ardente può ancora illuminare il nostro travagliato cammino. Rifiutare di riconoscere questa luce è il grande rischio che stiamo correndo ai giorni nostri con una scienza che si esibisce continuamente facendoci credere che l’Uomo è una nullità e che nell’Universo nè lui e nè la sua Terra contino meno che niente. Ma questo è guardare e tendere verso la morte. La pienezza della vita sta in direzione opposta, in direzione della luce citata.

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