8 – I NUMERI “NON CONTANO”

Queste parole, riferentesi ai numeri dell’antichità, furono dette verso la metà del XX° secolo da un professore di una università americana ad un laureando con una tesi dove il povero malcapitato si sforzava di dimostrare come man mano che si andava indietro nel tempo antico la precisione dei calcoli, deduzioni e costruzioni razionali  fosse massima o sempre maggiore. Di conseguenza, continuò il professore, se il candidato voleva avere qualche chance di successo, doveva cancellare dalla sua tesi tutti i numeri dell’antichità. Il povero malcapitato poi diventò professore di storia delle scienze e ci raccontò, oltre a quella menzionata, molte altre amenità divertenti ma tristi riguardanti la moderna concezione del pensiero razionale antico. Pagò a caro prezzo questo suo coraggio di guardare la realtà e di studiarla e raccontarla senza pregiudizi. Questo è solo un esempio emblematico, fra tantissimi e simili, che abbiamo avuto.

Era comunque già l’ultimo stadio di un pregiudizio ormai consolidato ma che si era venuto formando nella nostra cultura nei secoli passati dopo la parentesi idilliaca del Rinascimento allorchè l’archeologia iniziò gradualmente a portare alla luce tanti scritti e reperti di una lontana antichità di cui solo la Bibbia ci aveva fornito qualche accenno. Paradossalmente il classicismo greco, che pur costituì l’ideatore ed il promotore delle conquiste rinascimentali, in questo nuovo subentrato scenario costituì la causa principale, affiancata dalla religione, della distorsione e degenerazione del pensiero occidentale  perchè gli insegnamenti della sapienza in tutte le scuole vennero a stabilirsi e si basarono ed assestarono sull’idea, inizialmente la sola conosciuta ma che poi si trasformò in pregiudizio con l’avanzare dei progressi dell’archeologia, che la civiltà nacque nella Grecia Classica.

Essendo i classici Greci i supposti originatori, anche se infantili, del pensiero razionale i numeri che essi esibivano non avevano molta importanza dato che il vero pensiero razionale e scientifico, nella sua moderna concezione, iniziò solo durante o dopo il Rinascimento con la nota “scienza galileiana”. La difficoltà ad entrare nel mondo dei numeri fu poi gradualmente accentuata dalla divisione degli studi sempre più marcata fra classici o letterari e matematici o scientifici. Possiamo tranquillamente dire che oggi, all’apice di questo progressivo oblio, con l’eccezione dei soli matematici o professori di matematica, il mondo dei numeri è un perfetto sconosciuto a tutti gli altri non addetti ai numeri anche se possessori di titoli accademici di prestigio quali storia, archeologia, lingue moderne ed antiche, e tanti altri titoli similari  In definitiva possiamo dire che il rifiuto di riconoscere il mondo dei numeri dell’antichità ha poi comportato l’abbandono dello stesso mondo ai giorni nostri.

Nonostante che gli antichi ci avevano detto che essi avevano inglobato molte loro conoscenze scientifiche nella costruzione dei tanti monumenti dell’antichità questo fatto non è mai stato riconosciuto dal mondo degli Accademici ufficiali per i quali, a causa dell’accennato pregiudizio, tutto ciò è solo un abracadabra senza senso dato che gli antichi erano solo dei sognatori ed a stento sapevano contare sulle dita delle proprie mani.  E la forza del pregiudizio è sempre estremamente potente al punto da rendere l’Uomo letteralmente cieco. Questa cecità ha toccato o sta toccando il suo apice ai giorni nostri. Per cui, solo per fare un esempio, quando dallo studio delle dimensioni della Grande Piramide di Giza cominciò ad essere chiaro che questo monumento inglobava conoscenze scientifiche e/o di un pensiero razionale avanzati quali pi greco, sezione aurea, teorema di “Pitagora”, dimensioni del pianeta, schiacciamento polare, astronomia, collegamento e relazione fra spazio e tempo, allineamenti astrali precisi, ed altro che si sta ancora studiando, l’Uomo è stato semplicemente incapace a valutarne la possente realtà.

La scusa di ciò è anche dovuta all’impossibilità di reperire dei veri e propri trattati o dei libri di testo risalenti a questo antico pensiero. Ma quando, fra le meraviglie citate, noi riscontriamo che il perimetro della base della Grande Piramide è di 230,357 + 230,253 + 230,391 + 230,454 = 921,455 metri e sappiamo che questa base totale fu stabilita dal suo architetto  per rappresentare la metà di un primo di arco di meridiano all’equatore, come testimoniato da Agatarcide di Cnido, e che è oggi all’inizio del terzo millennio cristiano 921,452 metri, allora non potremmo o non dovremmo nasconderci dietro la nostra cecità e dovremmo solo inchinarci di fronte a tanta sapienza.  Perchè un primo di latitudine all’equatore è 1842,9 metri, cioè due volte la lunghezza del citato perimetro, e ciò sottintende che questi antichi signori oltre che conoscere le dimensioni del pianeta al centimetro, conoscevano anche la forma ellissoidale della stessa Terra.

Siamo invece arrivati al punto in cui su molti testi le dimensioni del citato e/o altri antichi monumenti sono stati volutamente sottaciuti o falsati per evitare di riconoscere il pregiudizio che ci ottenebra la mente. Tale pregiudizio però ci rende superiori poichè alimenta continuamente l’illusione che l’Uomo moderno è all’apice di un progresso mai conosciuto prima, un progresso che avanza a linea retta ascendente secondo un’idea evoluzionistica, anche questa “moderna”, che vede il progresso dell’Uomo come essere funzione del tempo. Per cui l’oggi deve essere per forza di cose migliore dello ieri ed il domani dovrà essere per forza di cose migliore dell’oggi. Baciato pertanto da questa inebriante superiorità, l’Uomo moderno guarda all’antichità come all’epoca dei trogloditi e non sa, poveretto, che il mondo dell’Antichità era il mondo dei giganti rispetto ai quali egli è solo un lillipuziano, ed invece di salire in alto col progresso, è caduto vertiginosamente in basso verso la barbarie.

La caduta in basso però è stata una sua scelta perchè, come abbiamo visto negli articoli precedenti, i giganti dell’antichità gli avevano tramandato l’idea che ciò che rende l’Uomo il padrone di sè stesso ed il signore del suo mondo, l’unico essere vivente a poter agognare ad un tale privilegio, è la Ragione, una costruzione adombrata dall’Intelligenza Divina come essere sostenuta, un pò come un tavolo a tre gambe, da tre pilastri fondamentali: la Parola, la Logica (o Numero), la Spiritualità. E la Ragione senza questi tre elementi cessa la sua funzionalità.  Così l’Uomo ha voluto abbandonare la Spiritualità ed ha voluto abbandonare il mondo dei numeri o la razionalità credendo che per essere emancipato, moderno ed evoluto non fossero necessari questi due elementi, dato che le nozioni dell’antichità erano solo fantasie provenienti da trogloditi sognatori.

Ma la Ragione fatta solo di Parola, senza la sicurezza dell’ancoraggio alla logica del mondo dei numeri e senza la spiritualità ispiratrice di un programma, una visione, un futuro ed un mondo di amore e di giustizia, rende l’uomo solo un blateratore di bla-bla-bla-bla senza senso, ed un animale della peggiore specie intento solo alla rapina materiale di tutto ciò che gli capiti a tiro. Nelle migliori condizioni l’Uomo moderno è voluto diventare solo uno schiavo alla mercè degli opposti e dei contrari e dei loro eccessi che, se lasciati senza governo, lo porteranno alla distruzione ed alla morte nel volgere di poco tempo.

3 Risposte to “8 – I NUMERI “NON CONTANO””

  1. A volte ciò che agli esseri umani appare come una catastrofe è solo la frantumazione di un pensiero cristallizzato che fa spazio al nuovo superamento del livello di evoluzione.
    Il cambiamento non è così immediatamente percepibile da chi vive in quel tempo…
    Il tempo come lo spazio sono alcune delle coordinate che gli esseri umani hanno inventato per giustificare la loro presenza nel cosmo.
    Solo gli iniziati, i depositari della Conoscenza, riescono a cogliere gli indizi.
    Solo gli iniziati sanno come e quando gli esseri umani sono pronti a capire le Verità.
    Solo allora gli iniziati assumono il compito di pescatori di anime.
    Quindi io sono fiduciosa che le anime in cerca di significati saranno sempre più numerose.
    Del resto l’evoluzione va avanti comunque e tutto è necessario, il passato e il presente generano il futuro.
    Avanti tutta, siamo compagni di viaggio…o no?

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