14 – GIUSEPPE GARIBALDI. ILLUSTRE SCONOSCIUTO.

In un momento storico nel quale l’uomo sembra governato solo dal denaro e dal comodo e confortevole materialismo, comodo e confortevole materialismo che lo stordisce continuamente strillandogli nelle orecchie che egli  è solo un pò di molecole varie di materia messe insieme in un Universo dove non conta niente, al punto che si ridicolizzano le religioni per quanto di spirituale ci possa essere nei loro messaggi o ci si inchina alle forze aride dell’ateismo o ci si culla nell’illusione del laicismo come se il corpo non avesse niente a che fare con l’anima, vale la pena di raccontare la spiritualità di quest’uomo, spiritualità senza la quale, senza fermamente credere in valori immateriali, nessuna importante meta si riuscirà  mai a raggiungere.

Garibaldi era un marinaio mercantile, nel più nobile significato che questa parola di marinaio può esprimere. Sul mare forgiò il suo carattere, dal mare attinse la sua forza, sul mare allenò la sua mente ed alimentò il suo spirito indomabile. Cominciò sulla “tartana” del padre durante l’adolescenza, con viaggi di piccolo cabotaggio fra Nizza, Genova, Marsiglia e Roma. Proseguì poi ufficialmente su vari bastimenti altrui, “brigantini”, cioè velieri lunghi circa 40 metri ed a due o tre alberi, dal Gennaio del 1823 fino al 1827 effettuando viaggi principalmente per il mar Nero e la Turchia e Tunisia ed una volta fuori dallo Stretto di Gibilterra, in Atlantico. Riuscì ad ottenere durante questo periodo il Certificato di Capitano di Seconda Classe (otterrà quello di Prima classe dopo il 1855) e nel 1828 imbarcò per la prima volta come “scrivano”, o secondo di bordo, su un brigantino che fu assalito da pirati che derubarono l’equipaggio di tutti i loro averi che a quei tempi venivano chiamati “paccottiglie”. A quei tempi anche il proprio giaciglio o materassino doveva essere fornito dall’interessato.

Il brigantino riuscì a raggiungere la Crimea per caricare grano ma al ritorno Garibaldi si ammalò e dovette sbarcare a Costantinopoli ove dopo essere guarito, per sopravvivere, dovette arrangiarsi con vari mestieri fra cui l’insegnante di italiano. Passò parecchio tempo in Turchia, arrangiandosi, prima di arrivare a Genova solo nel 1832. Dopo un altro imbarco in qualità di “scrivano”, o secondo di bordo, su un altro brigantino, Garibaldi nel 1833 si arruola per il servizio militare in marina.

Lo “scrivano” era un pò il braccio destro del capitano ed apriva la strada che poi lo avrebbe condotto ad assumere il supremo grado quando si fosse conquistata la fiducia del proprietario del bastimento e la fiducia dei capitani che ne giudicavano l’operato. Lo “scrivano” era quello che oggi si chiama Primo Ufficiale oppure Comandante in Seconda sulle navi passeggeri. Poichè la schiera di ufficiali non esisteva ancora, non esisteva neanche la parola “comandante”. Esisteva solo il capitano aiutato dal suo “scrivano” La qualifica di “scrivano” permetteva l’ingresso nella parte cerebrale della spedizione marittima. Lo “scrivano” scriveva il giornale di bordo, o il “logbook”  come lo chiamano gli inglesi, giorno per giorno, su cui si annotavano, come su un diario, tutti gli avvenimenti di bordo.

Lo “scrivano” oltre a scrivere sul giornale di bordo, effettuava, col sestante, assieme al capitano, osservazioni astronomiche,  a quei tempi ancora molto, anche se non esclusivamente, basate sulla Luna per il calcolo della longitudine. Era un periodo di transizione per il calcolo della longitudine essendo da poco stato inventato il cronometro marino di cui non tutti i velieri erano forniti. Era importante che queste osservazioni e calcoli fossero quanto più precisi possibile  dato che era in gioco la conoscenza della posizione del veliero, da cui poteva dipendere la vita o la morte di tutti. E spesso ciò si svolgeva con mare ventoso e tempestoso, su onde che in oceano sembravano delle vere e proprie montagne data la piccola altezza e le dimensioni del veliero..

Lo “scrivano”, essendo il braccio destro del capitano, si interessava anche delle provviste di bordo con il loro mantenimento, razionamento e consumo dato che spesso la vita dell’equipaggio dipendeva dalla buona o cattiva riuscita di questa occupazione, incluso quella relativa all’acqua potabile. Lo scorbuto era sempre in agguato dato che non esistevano i “frigoriferi” e la frutta e verdure fresche, apportatrici delle importanti vitamine, dopo pochi giorni o qualche settimana, finivano o marcivano. E i viaggi spesso duravano mesi. Ci si affidava, nei lunghi periodi, al formaggio, alle gallette, alla carne o pesce salati e affumicati, dato che lo scatolame non era stato ancora inventato. Nonostante ciò tantissimi sono stati i marinai di tutte le bandiere che sono morti e “seppelliti” in mare e per i quali lo “scrivano” doveva curarne la forma oltre che a redigere gli atti di morte che poi venivano inoltrati ai comuni di residenza. Rare volte per la verità si avevano anche delle nascite per le quali lo “scrivano” redigeva l’atto di nascita.

Lo “scrivano”  si interessava ed imparava anche la parte commerciale della spedizione che era la ragione ed il motivo dell’esistenza stessa del trasporto marittimo. Senza mezzi di comunicazione di qualsiasi tipo con la madre patria e con il proprietario del veliero, il capitano doveva anche essere un vero e proprio commerciante, comprando le merci nel porto di caricazione e rivendendole alla destinazione finale, con la conoscenza del mondo bancario, creditizio e contrattuale, al fine di pagarsi le spese del viaggio ed inviando o portando al proprietario del veliero l’eventuale utile. Pare che Garibaldi, che era un leone idealista, non fosse tanto portato per il lato commerciale della spedizione. tant’è che al comando di un veliero  con un carico di guano dal Perù alla Cina ci rimise molti soldi. E d’altronde sappiamo che visse sempre in bolletta.

La qualifica di “scrivano” quindi era una palestra formativa di un esercizio mentale di previsioni continue. Oggi diremmo prevenire. Quanto più si riusciva a prevedere quello che sarebbe successo in vari settori nel prossimo futuro, tanto più si era in grado di adottare degli accorgimenti atti ad evitare la catastrofe, e tanto più quindi si era in grado di uscire vittoriosi da qualsiasi impresa. Lo “scrivano” prima ed il capitano del veliero poi erano in pratica degli esseri nudi e soli nelle immensità della natura e degli oceani, forniti solo della loro conoscenza, esperienza, fede, volontà e determinazione per evitare la morte che aleggiava continuamente davanti alle prore dei loro velieri. La lezione che essi inconsapevolmente assimilavano era quella di non arrendersi mai, o, quando sconfitti, quella di approntarsi ad una nuova lotta per la riuscita dell’impresa.

P.S. Una curiosità per gli appassionati. Origine del significato di “nodi” riferito alle velocità in mare. Lo “scrivano” determinava anche la velocità del veliero a mezzo della “barchetta”, un settore circolare di legno, di raggio 20 cm., con apertura di 90°, al quale era connessa una corda terminante in tre diramazioni fissate ai tre angoli del settore. La corda era lunga circa 300 metri ed era avvolta su un tamburo a mano  Dopo una prima parte, detta “morta”, di circa 30 metri, la corda era marcata da tanti “nodi” intervallati sulla stessa corda ogni 15,43 metri. L’inizio di tale graduazione sulla corda era marcato da un pezzetto di stoffa. Lo “scrivano”, con un aiutante, fornito di una clessidra già tarata per 30 secondi di tempo e di sabbia, gettava in mare dalla poppa del veliero la “barchetta” filando la corda e, al passaggio del pezzetto di stoffa, dava il via al capovolgimento della clessidra per l’inizio della conta dei secondi. Al termine della clessidra e dei trenta secondi bastava contare quanti “nodi” sulla corda erano stati filati e quella era la velocità del veliero in “nodi” o miglia marine all’ora. Perchè 30 secondi sono la 120ma parte di una ora così come 15,43 metri sono la 120ma parte di un miglio marino di 1852 metri.

Questa fu la scuola di Garibaldi. Quello che fece in Sud America ed in Italia fu solo la conseguenza del suo spirito di libertà e di combattente che acquisì durante le sue esperienze di marinaio. E fu forse per questo motivo che il suo più grande ed inaspettato riconoscimento lo ricevette a Londra nel 1864 dove, superando la più grande ovazione di popolo ricevuta in patria solo a Napoli, una folla sterminata, poveri e ricchi, nobili e plebei, intellettuali ed operai, principi e lustrascarpe, invase le strade della città salutando ed omaggiando questo splendido straniero che, oltre tutto, aveva arricchito l’Europa tutta di una forza spirituale che è la sola a poter muovere imperi e nazioni e mondi interi. E tutto questo Garibaldi lo raggiunse, come disse un cittadino inglese, con sì e no 100 sterline in tasca.

E noi adesso, senza spiritualità, solo con l’istinto dello stomaco, della cupidigia e dell’avarizia, di  tutto ciò non vogliamo neanche sentir parlare, anzi ce ne vergognamo, presi come siamo ad usare la Ragione fatta solo di parole e di bla-bla-bla-bla.

Ma, per tutti quelli che, ancora oggi, si vergognano di lui, vale forse la pena di rispondere citando le stesse parole che Garibaldi scrisse alla moglie Anita in un momento di sconforto, nel 1849:

“””Tu donna forte e generosa, con che disprezzo guarderai questa ermafrodita generazione di italiani: questi miei paesani  ch’io ho cercato di nobilitare tante volte e che sì poco lo meritavano!!  E’ vero: il tradimento ha paralizzato ogni slancio coraggioso; ma comunque sia, noi siamo disonorati, il nome italiano sarà lo scherno dello straniero di ogni contrada. Io sono veramente sdegnato di appartenere ad una famiglia che conta tanti codardi…”””.

A difesa di quelli che oggi rivendicano la propria “territorialità” si può dire però che Giuseppe Garibaldi non era un italiano come tutti gli altri. Giuseppe Garibaldi era un marinaio mercantile e come tale aveva una mentalità cosmopolita derivante dal suo vivere sul mare che accomuna i paesi di tutto il mondo. Per una tale mentalità cosmopolita, e non avendo interessi di campanile sulla terra ferma da difendere, appare logico considerare l’Italia come un solo Paese, dalle Alpi in giù, anche perchè le Alpi sono il confine naturale del Paese e storicamente fu per difendere tali confini naturali che le legioni romane si muovevano da Roma per dare battaglia a chi, travalicandole, invadeva la pianura padana.

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3 Risposte to “14 – GIUSEPPE GARIBALDI. ILLUSTRE SCONOSCIUTO.”

  1. DrawingSam89 Says:

    nell’anniversario del 150° anno dell’unità d’Italia all’università che frequento, abbiamo esaminato un film di Rossellini del ’62 dal titolo “Viva l’Italia!”. La pellicola che all’epoca fu fatta a pezzi dalla critica in effetti è forse il peggior lavoro di Rossellini, narra gli eventi salienti della spedizione dei 1000 e ci presenta un Garibaldi da manuale di storia di scuole medie, senza personalità, intento a dire una serie di poche frasi fatte come “Bixio qui o si fà l’Italia o si muore” per poi cadere nel mutismo e in un’ atteggiamento arrendevole e servile nei confronti del sovrano piemontese… evidentemente così l’eroe dei due mondi è passato alla storia in un paese ke a lui deve la sua stessa nascita. Un pò come un padre rinnegato dal figlio. Ke cosa buffa! eppure da questa Storia ke non riconosce il merito ke a lui si deve, risulta (ma in maniera implicita) palese ke Vittorio Emanuele se scese con il suo esercito fino a Roma è perchè, consapevole ke la carismatica personalità di Garibaldi aveva fatto e stava facendo furore tra le masse popolari, egli temeva (ed aveva ragione di temere) ke le stesse masse popolari si sollevassero e acclamassero il generale Garibaldi del nuovo Stato che si stava formando per sua mano. Vittorio di fatti a Teano disse al Garibaldi ” fino al Volturno ci avete pensato voi, ma ora il vostro esercito è stanco e d’ora in poi ci pensiamo noi”, come a dire ; infatti nei progetti iniziali di Garibaldi la spedizione doveva partire dalla Sicilia e avrebbe dovuto risalire il territorio italiano strappando Roma al papa e Venezia agli austriaci. E Mazzini anche era di questo avviso. allora che è successo? Vittorio Emanuele consigliato da Cavour, che di Garibaldi non ne voleva sapere (se non per usarlo come un calzino, come di fatti fecero), iniziò a mandare a Garibaldi lettere sempre più frequenti ed insistenti ( da quando questi si trovava all’incirca a Salerno), nelle quali si intimava lo stop alle truppe Garibaldine dopo la conquista di Napoli. Cioè dopo la battaglia del Volturno combattuta con il fior fiore della guardia di Francesco di Napoli. Vale a dire prima che Garibaldi potesse marciare su Roma e riportare vittoria anche lì, oltre che successo personale dovuto al suo carisma e al suo atteggiamento fraterno nei confronti del popolo. La Storia a questo punto ci presenta invece un Garibaldi sfiduciato nei suoi mezzi che con infinita ammirazione e stima per il sovrano decide di passargli lì il testimone, come un corridore stancoche non ce la fà più. e poichè é questa la sfumatura critica che s’intravede nelle pagine storiche, non viene messo in luce l’aspetto saliente della vicenda, e cioè che se non fosse stato per lui probabilmente non si sarebbe unificata l’Italia intera così come la conosciamo, oppure non si sarebbe fatta proprio l’Italia! qualcuno infatti pensa ke Vittorio Emanuele sarebbe sceso col suo esercito fino in Sicilia conseguendo una serie impeccabile di successi e riscuotendo al contempo l’entusiasmo dell’intera massa popolare? In ogni caso prima della spedizione a Garibaldi era stata promessa in caso di successo la carica che poi venne occupata da Cavour… e questo chiude il cerchio nella spiegazione di quanto sia stato tolto prima materialmente, e poi storicamente al grande Giuseppe Garibaldi da un paese ke gli deve così tanto! queste sono mie considerazioni, ma sono sicura che trovereste riscontro in diversi testi di storici inglesi. Se non altro infatti gli inglesi (e chi ha avuto a che fare con gli anglo-sassoni e i popoli del nord europa in genere, sà che quelle sono mentalità ) seppero apprezzare il suo valore! 🙂

  2. DrawingSam89 Says:

    mi scuso perchè non sò come mai ma alcune parole e frasi del mio commento non sono state ricopiate nel momento in cui ho inviato il commento…. un pò di problemi con la tastiera e la connessione… 😦

  3. DrawingSam89 Says:

    in realtà avevo scritto questo:
    1)…acclamassero il generale Garibaldi *ALLA GUIDA del nuovo Stato….
    2)…il vostro esercito é stanco e d’ora in poi ci pensiamo noi, come a dire * “GRAZIE DI AVERMI CONQUISTATO E CONSEGNATO IL REGNO DELLE DUE SICILIE, MA ADESSO TOGLITI DI MEZZO CHE HO UN TRONO DA OCCUPARE”….
    3)…sa che quelle sono mentalità *AVANTI)…

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