19 – LA GERMANIA, IL RISPETTO ED IL RESTO DELL’EUROPA

Perchè la Germania è sempre perfetta, in pace come in guerra??? Sono i germanici i figli degli Dei ariani immortali mentre noi siamo figli di uomini mortali per cui non riusciamo a fare quello che fanno loro??? La risposta c ‘è ed è racchiusa in una sola parola, il “rispetto”.

Parecchio tempo fa ero inviato speciale per un giornale americano con il compito di raccogliere informazioni sul trasporto di merci per mare fra l’Europa e le Americhe. Il giornale per cui lavoravo mi prenotò un posto da passeggiero su una grande nave portacontenitori, una delle più grandi al mondo a quei tempi.. La nave effettuava servizio regolare di linea fra i più importanti porti del Nord Europa ed i più importanti porti americani.

Gli inviati speciali in pratica sono degli spioni. Essi devono cercare di raccogliere tutte le informazioni possibili sull’argomento di cui si occupano, sopra e sotto il banco, ma senza dare troppo nell’occhio. In genere gli inviati speciali non si presentano come tali per non infastidire e far insospettire le persone con cui vengono a contatto e dalle quali hanno bisogno di informazioni, che ottengono sotto una parvenza di scambio di idee fra amici.

Fu così che riuscii ad entrare nelle simpatie del capitano della nave, la fonte di informazioni più complete su una nave, il quale mi invitava spesso nel suo studio dove prendevamo qualche bicchierino insieme. Costui era un capitano di vecchio stampo. Non ammetteva l’esistenza della mala fede o cattiveria a bordo della sua nave ed era pertanto di una ingenuità quasi sconsolante, che era un pò la caratteristica della vecchia marineria. Il suo studio era sempre aperto dal quale spesso per i corridoi si diffondeva musica di vario genere, per lo più classica.

Dopo aver attraversato l’Atlantico ed aver fatto scalo ad Anversa, in Belgio, procedemmo per Amburgo ove in meno di 24 ore la nave scaricò tutti i contenitori provenienti dalle Americhe e caricò tutti i contenitori di Amburgo per quel viaggio e per le stesse Americhe. Stavo rientrando a bordo da una visita alla città per l’ora che il capitano mi aveva comunicato ed infatti al mio avvicinarmi alla nave vidi che con precisione teutonica le operazioni stavano per finire. Delle tre gigantesche gru a ponte che avevano iniziato le operazioni, due si erano già allontanate dalla nave, sui binari del porto. La terza gru, senza sollevare il ponte, si stava spostando dalla zona centrale verso l’area libera di parcheggio poppiera, passando col suo ponte a pochi centimetri dalle più alte sovrastrutture della nave, quali albero e fumaiolo.

Mentre ancora salivo sulla scala di accesso alla nave e mentre la grua lentamente si spostava sentii cadere sulla mia testa dei piccoli frammenti solidi come se fossero stati conseguenti ad una rottura. Passando davanti allo studio del capitano lo informai di questo fatto. Il capitano, che non si era accorto di niente, capì però immediatamente il significato di quello che gli avevo detto e si precipitò fuori dal suo studio andando ad investigare allo scoperto sulla plancia e sulla controplancia ove lo seguii. Sparsi su questi ponti c’erano i frammenti della rottura dell’antenna del radar principale che era posizionata sull’estremità più alta dell’albero della nave. Chiaramente il gruista del terminal non aveva valutato bene che il ponte della grua non era del tutto libero dall’essere impedito nel suo movimento ed aveva provocato involontaruamente il guaio.

Il capitano chiamò ed informò immediatamente i dirigenti del terminal per la constatazione dei danni sofferti di cui essi erano responsabili. Dopo il sollecito intervento di tecnici e fotografi e assicuratori ci si rese conto che il danno non poteva essere riparato in poco tempo. I dirigenti del terminal si scusarono vivamente per il danno provocato e, per non aggiungere danno al danno, visto che la nave era in partenza per un secondo porto in Germania, il porto di Bremerhaven, dove era prevista arrivare l’indomani mattina, chiesero di poter effettuare la riparazione dell’antenna del radar in quel porto ove ci sarebbe stata una maggiore disponibilità di tempo. Il capitano accettò la promessa anche perchè aveva il secondo radar di bordo perfettamente funzionante.

L’indomani mattina, a Bremerhaven,  appena l’ormeggio fu completato e la scala di accesso fu sistemata, un folto gruppo di tecnici, radaristi, saldatori, operai, elettricisti, assicuratori e dirigenti del terminal di Amburgo, si precipitò a bordo deciso e determinato ad effettuare la riparazione e la rimessa in operatività del radar principale della nave. Era uno spettacolo leggere nei loro occhi e nei loro modi di fare di come essi si rendessero conto dell’estrema importanza del lavoro che svolgevano, del senso di costernazione e di pentimento per il danno da loro causato, e per l’amore ed il rispetto che avvolgeva il loro operato.  Dopo ennesime rinnovate scuse da parte dei dirigenti del terminal e da parte del loro assicuratore, e dopo aver essi saltato i pasti per guadagnare tempo, finalmente il lavoro fu completato e la nave partì in serata per altri porti e per le Americhe con il radar principale perfettamente funzionante e senza impedimenti burocratici o timbri di nessun genere.

In America lasciai la nave e ritornai al mio giornale ma, essendo diventato amico del capitano, andavo a fargli una visita di cortesia ogni volta che lui tornava con la sua nave approfittandone anche per sorseggiare un bicchierino con lui nel suo studio. A proposito di questo avvenimento del radar il capitano mi disse che per ben due viaggi, al ritorno ad Amburgo, i dirigenti del terminal gli chiesero come fosse andato il viaggio con il radar riparato e se riteneva che ci fosse stato bisogno di ulteriori riparazioni o messe a punto, rinnovando sempre le loro scuse. Questa è la Germania, mi disse il capitano,  estrema correttezza e massimo rispetto per l’altrui persona, umiltà senza paura di chiedere perdono o scusa quando involontariamente si arreca un danno a qualcuno, e pronti a riparare l’offesa.

Il capitano mi disse che questo stesso avvenimento si era ripetuto per ben due volte con un’altra antenna principale, quella della stazione radio, in due altri porti diversi della civilissima Europa ma fu semplicemente ignorato. Niente scuse, niente riparazioni, niente di niente, per cui il capitano dovette arrangiarsi ad effettuare le riparazioni coi propri mezzi e i propri soldi.

Fino all’ultima volta che ci siamo visti però non gli dissi mai chi veramente ero, un inviato speciale, quando ero passeggiero sulla sua nave, perchè sono sicuro che non avrebbe sopportato di sapere che il suo mondo ingenuo nel credere nella buona fede dell’interlocutore non esisteva più. Era un mondo già morto.

Questo ci insegna che se non impariamo a rispettare il prossimo, se non impariamo a non odiare e a non odiarci, e se non impariamo a cancellare le fonti dell’odio che sono principalmente la politica in radio, televisione, sui giornali, nei dibattiti televisivi, nelle scuole, dalle elementari all’università, senza amore, continueremo a declinare, assieme al resto dell’Europa, verso il baratro della distruzione, e dell’Europa rimarrà solo la Germania, non per suo merito, ma per nostro demerito.

Questa lezione ci insegna inoltre che i valori spirituali del rispetto, amore e capacità di chiedere scusa ripagando i danni o le offese provocati, sono di gran lunga superiori ai beni materiali ed economici prodotti dal progresso, perchè senza questi valori c’è solo il decadimento ed il regresso, che è quello che sta accadendo.

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