29 – CRISTOFORO COLOMBO E LA CIRCONFERENZA DELLA TERRA

Il nostro destino è dettato dal caso, una fondamentale regola della teoria dell’evoluzione. Ma, nello stesso tempo, niente è per caso. Sembrano due verità in contraddizione. In realtà queste due verità sembrano connesse attraverso la conoscenza. Quando la conoscenza scompare la nostra vita è affidata interamente al caso; il caso impera su di noi che ci riduciamo così alla sua completa mercè. Viceversa, quando vi è la conoscenza, se e quando l’Uomo si sarà addentrato nella vera conoscenza, niente è per caso; l’Uomo diventa il padrone di sè stesso e del suo mondo ed impera sul caso annullandone o minimizzandone i rischi e le sorprese. Cristoforo Colombo rappresentò bene questa dicotomia, scoprendo per caso un intero continente, e venendo da esso inconsapevolmente salvato, le Americhe, pensando di andare verso l’Oriente e le Indie.

Coi secoli bui del medioevo pressocchè tutta l’Europa sprofondò in una totale perdita della conoscenza nel significato nobile di questa parola. Tranne la Bibbia e pochi manoscritti, alcuni dei quali conservati in conventi e monasteri, ad uso esclusivo delle autorità religiose, la parola scritta trasmettente le idee e le conoscenze del passato scomparì dalla mente dell’Uomo europeo, trascinando nel suo oblio anche la memoria di esse.

Fu solo grazie allo splendore della civiltà ed al mecenatismo degli arabi, installatisi in Spagna ed in Sicilia per alcuni secoli a seguito delle loro conquiste, che gradualmente furono tradotti in latino e fatti iniziare a circolare in Italia gli scritti contenenti le idee e nozioni di filosofia, matematica, geometria, astronomia e scienze naturali, portando a conoscenza degli europei anche i nomi dei loro storici autori di quello che fu chiamato il classicismo greco. Fu così che all’improvviso, come un potente faro nella notte buia e senza luna nè stelle sul mare dell’ignoranza, si materializzò la luce insperata della sapienza nella mente dell’Uomo europeo, dando vita e favorendo la nascita del Rinascimento.

Come chi non si alimenta da una settimana o quindici giorni, quest’uomo europeo, ridotto ormai senza alcuna nozione o idea di civiltà, si gettò su questa inattesa fonte di conoscenza mangiandone e bevendone a sazietà e dando vita alle grandi opere rinascimentali ed ai nomi celebri che conosciamo ed in tutti i campi, dall’architettura, alla letteratura, alla matematica, all’astronomia, arte, scienze, eccetera. Grande potere della parola scritta!! La parola scritta però può essere un’arma, oltre che infinitamente potente e positiva, anche  molto pericolosa e Platone aveva avvertito l’Uomo di questo pericolo, riferendo le parole che il re/faraone/dio Thamus aveva rivolto a Thoth (il nostro Davide), inventore della scrittura, da regalare all’Uomo:

“”O molto ingenuo Thoth, degli uomini hanno l’abilità di creare arti (e scienze, aggiungo) ma l’abilità di giudicare della loro utilità o pericolosità per i loro usufruitori appartiene ad altri uomini; e adesso tu, che sei il padre della scrittura, sei stato indotto dal tuo affetto ad ascrivere ad essi una capacità che è l’opposto di quella che essi realmente posseggono. Perchè questa invenzione produrrà oblio nelle menti di quelli che impareranno ad usarla, dato che essi non eserciteranno la loro memoria. La loro fiducia nella scrittura, prodotta da caratteri esterni che non sono da essi originati, scoraggerà l’esercizio della loro memoria fra di loro. Tu hai inventato un elisir non di memoria, ma di ricordo, e tu offri ai tuoi discepoli l’apparenza di sapienza, non la vera sapienza, perchè essi leggeranno molte cose senza istruzione, e sembreranno quindi conoscere molte cose, quando invece essi sono per lo più ignoranti e difficili a familiarizzarvisi., poichè essi non sono saggi, ma solo appaiono saggi.””

Come dire, hai voglia di far leggere o dire ad un bambino che non deve mettere i ditini sulla fiamma per evitare di bruciarsi. Il bambino lo capirà solo quando avrà fatto l’esperienza sulla propria pelle. Oppure, hai voglia di sciropparti a memoria tutte le nozioni di questo mondo ma originate da altri, sarà molto difficile capirle veramente a fondo, e quindi sarà molto facile sottovalutarle o fraintenderle.. Questo passo di Platone andrebbe scolpito e affisso davanti allo scrittoio del Ministro della Pubblica Istruzione per ricordargli continuamente che è tempo perso sovraccaricare gli studenti di migliaia di libri con milioni di nozioni che non capiranno mai e sarebbe più utile farli assimilare col tempo pochi basilari concetti che potranno sempre praticare e mai dimenticare.

Chissà se Platone parlava per esperienza diretta! Perchè tutti, o quasi tutti, gli esponenti del classicismo greco si erano abbeverati ed avevano mangiato a sazietà al tavolo della conoscenza imbandito alla scuola alessandrina di Alessandria d’Egitto in tempi in cui, dopo secolari conquiste e distruzioni, ad Alessandria d’Egitto vi erano solo i relitti salvati da tutte queste innumerevoli catastrofi e che si cercava di conservare e preservare nella famosa biblioteca a tal uopo solo da poco costruita. Per cui non tutto ciò che si apprese a questo imbandito tavolo della conoscenza fu ben capito e molto fu frainteso, perchè erano nozioni ed idee non originate da loro, proprio come Platone ammoniva. E l’uomo rinascimentale, oltre a quanto riuscì a captare nel modo giusto dalle nozioni ricevute di questo classicismo, fraintese o non capì molte altre nozioni dato che non erano da lui originate, ripetendo quindi l’esperienza già occorsa e citata dell’uomo classico greco.

Sembra che Cristoforo Colombo, nel pianificare il suo viaggio per l’Oriente attraverso la via dell’occidente, sia venuto a conoscenza di varie informazioni sorte dalle traduzioni  dei classici greci ove si riportavano varie lunghezze per la circonferenza della Terra. Aristotele dava 400.000 stadi; Strabone, citando Poseidonio, dava 180.000 stadi; Eratostene dava 252.000 stadi. La scelta di Colombo della giusta lunghezza per la circonferenza della Terra era più che difficile, era impossibile, nonostante lui avesse questi numeri sottomano, a causa dell’esistenza, già dai tempi dei citati autori, di una moltitudine di diversi cubiti, e quindi diversi piedi, ed anche, in aggiunta, una moltitudine di tanti diversi stadi, di lunghezze variabili fra circa 90 metri e gli oltre 200 metri, ciò per ogni singola nazione dell’antichità. Insomma vincere al superenalotto è più facile, statisticamente, per noi oggi che per Cristoforo Colombo decidere a quale stadio ed a quale cubito e piede appigliarsi.

La conoscenza, al millimetro, delle dimensioni del pianeta era svanita già un buon millennio prima del classicismo greco, ai tempi di Akhenaten, come abbiamo visto nei suoi articoli, e i classici greci cercavano solo disperatamente di scovare nel cassettone dei relitti della sapienza dell’antichità, che era la nuova biblioteca di Alessandria d’Egitto, importanti indizi e nozioni dell’arcaico passato. Tra questi classici tombaroli si distinse Agatarcide di Cnido il quale riuscì a trafugare ed a trasmetterci l’importante nozione e testimonianza che il progettista della Grande Piramide di Giza, in Egitto, aveva stabilito che il perimetro della piramide doveva rappresentare la metà di un primo di arco sulla superficie terrestre e che l’apotema della stessa piramide doveva rappresentare un decimo di un primo di arco sulla superficie terrestre, come abbiamo parzialmente visto nell’articolo n 8 “I numeri non contano”. Gli arcaici, come si vede, erano particolarmente interessati e coinvolti sia nelle dimensioni del pianeta e sia nella lunghezza del primo di arco sulla superficie terrestre.

Cristoforo Colombo quindi si affidò alla sorte confidando, da ottimista, nell’eventualità che fra le tre misure menzionate, 400.000 – 252.000 – 180.000, la giusta circonferenza della Terra fosse la minore delle tre, quella di 180.000 stadi ove tali stadi si riferissero a stadi di forse 300 piedi (erano esistiti tali stadi), circa 90 metri, che, nella più praticabile delle possibilità, conducevano ad una circonferenza della Terra di 180.000 x 90 = 16.200.000 metri, cioè  circa 16 mila chilometri di oggi, una distanza la metà della quale, da dover coprire per raggiungere le Indie dall’altra parte della Terra, era affrontabile ragionevolmente senza folli rischi, ma che era meno della metà delle reali dimensioni del pianeta. Se non andò così deve essere andata in modo non molto diverso, ed a noi serve solo capire il senso di come andarono le cose. Colombo partì da Palos il 3 Agosto e si approvvigionò  di viveri freschi alle Isola Canarie a Settembre, e dopo poco più di un mese di mare approdò in terra americana il 12 Ottobre dopo aver già deciso che era il caso di tornare indietro a causa di un ammutinamento che aveva fortunatamente sventato solo qualche giorno prima dell’avvistamento della terra.

L’avvistamento della terra americana dopo 36 giorni dalla partenza dalle Canarie, circa 3000 miglia percorse quindi ad una velocità media generale di circa 4 nodi di oggi, fu per Colombo la conferma che lui era arrivato alle Indie, o all’Oriente del Catai, perchè a quei tempi Indie era sinonimo di Oriente, dall’altra parte della Terra, e che la sua scelta per la circonferenza terrestre di 180.000 stadi di Poseidonio si era rivelata giusta dato che la metà di una tale circonferenza, circa 8000 chilometri pari a circa 4300 miglia marine di oggi, poteva essere percorsa in 36 giorni ad una velocità media generale di poco meno di 5 nodi di oggi, e lui aveva solo leggermente sottovalutato di poco la sua velocità visto che navigava col vento in poppa degli alisei.

Il risultato sarebbe stato pressocchè lo stesso anche considerando la circonferenza della Terra di 180.000 stadi di 300 cubiti reali egiziani (300 x 0,525 = 157,5 metri) pari a circa 28.000 chilometri quando dalla sua metà fosse stata detratta la distanza fra l’Egitto e le isole Canarie, circa 5000 chilometri, (14.000 – 5000 = 9000), ottenendo circa 4800 miglia di oggi che si possono percorrere in 36 giorni ad una velocità media di 5 nodi e mezzo (4800 / 864 = 5,5), velocità non molto lontana da quella effettivamente mantenuta e da Colombo sicuramente conosciuta.

Ai tempi di Colombo naturalmente di preciso non vi era niente, ad eccezione del numero di giorni di navigazione conseguente alla conoscenza delle date di calendario di arrivo e partenza.

Colombo invece fu salvato dalla presenza di un ignoto continente dato che difficilmente sarebbe ritornato vivo in patria, senza viveri adeguati, se si fosse addentrato ancora un pò in acque sconfinate e senza terra.

Da questa storia si possono ricavare molte lezioni sul significato della vita, della civiltà e del nostro destino in bilico tra caso, fortuna e conoscenza, ed ognuno può trarle secondo la propria sensibilità.

Svetta però, ancora una volta, la grandezza degli arcaici fondatori della nostra civiltà che noi abbiamo fatto di tutto per oltraggiare e rinnegare. Essi hanno incapsulato nelle dimensioni della Grande Piramide di Giza le dimensioni del pianeta con una precisione millimetrica, come abbiamo visto al n.8 e come testimoniato da Agatarcide e da Akhenaten con le sue opere.

Fra gli stadi menzionati, quelli che si avvicinavano di più alla realtà, con una approssimazione di circa 500  chilometri, erano quelli di Eratostene ed erano stadi composti di 300 cubiti reali egiziani ciascuno di 0,525 metri.

Gli stadi menzionati naturalmente sono unità di misura di lunghezza e furono originati per rappresentare un decimo di un primo di arco meridiano sulla superficie terrestre in un sistema sessagesimale. Una tale circonferenza è composta di (360° x 60 =) 21.600 primi e quindi di 216.000 stadi ( erano “stadia”) composti in origine ciascuno di 400 cubiti cosiddetti “geografici” composti di media di 0,463 metri.

La Terra non è una sfera perfetta ma un geoide senza nessuna forma precisa. Con le misure di oggi la circonfrenza meridiana è 40.009.152 metri e la circonferenza equatoriale è circa  40.076.450 metri, con una differenza di circa 67 chilometri.

Cristoforo Colombo,. sempre per caso, scoprì la differenza fra nord geografico e nord magnetico ma ne parleremo in altra occasione dato che quest’articolo è già lunghetto.

NOTA – L’articolo prosegue nei commenti.

Per i cubiti e piedi originali vedi il n. 23.

6 Risposte to “29 – CRISTOFORO COLOMBO E LA CIRCONFERENZA DELLA TERRA”

  1. Che ne dici di questa favola verità?

    Come faceva Colombo ad essere così sicuro di trovare terra?
    Come ha fatto su una rotta mai percorsa ad indovinare i venti, sia all’andata che al ritorno?
    Come ha fatto a non finire sulle barriere coralline? Sapeva certamente di non essere nelle indie, e continuando, l’equipaggio stanco ed impaurito cercò di rivoltarsi al proprio comandante, Colombo offri la sua testa in cambio di tre giorni di navigazione, ebbene il terzo giorno apparvero le terre di San Salvador.
    La certezza dell’approdo avvenne di notte, ma Colombo per non correre rischi come se conoscesse le insidie di quei mari, ordinò lo sbarco la mattina del 12 ottobre.

    Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i Templari conoscessero la rotta delle Americhe.
    Si pensa che sin dal 1269 i Templari avessero contatti con il continente americano, ben duecento anni prima della scoperta da parte del famoso navigatore genovese.
    Tanto che Colombo usò stendardi, e vele bianche con croce rossa del tutto simili allo stemma dei Templari.

    Si tratta di fantasiose congetture o vi è qualcosa di vero intorno alla questione? Innanzitutto un punto di vicinanza si ha con la storica scoperta di Colombo: l’esploratore genovese, infatti, arrivò nel Nuovo Continente con le caravelle ornate di grandi croci rosse in campo bianco.

    È stato recentemente dimostrato che nella scoperta dell’America aveva un ruolo tutt’ altro che secondario l’Ordine del Cristo, filiazione diretta dei Templari in Portogallo dopo la loro soppressione nel 1312.
    L’Ordine del Cristo è tra i maggiori promotori di importanti scoperte geografiche, dall’Africa, all’Asia e alle Americhe; geografi e cartografi, soprattutto di origine ebrea si trovavano da tempo in Portogallo e in Spagna, uomini che da secoli conoscevano i segreti della navigazione in mari che per altri dovevano risultare completamente ignoti.
    Un lecito interrogativo a tal proposito: perché la flotta Templare era dislocata nel porto francese di La Rochelle, situato nell’Oceano Atlantico?
    A cosa serviva ai Templari un porto sull’Oceano se i loro viaggi erano rivolti verso la Terrasanta? Da qui l’ipotesi che le flotte Templari avessero anche altre destinazioni.
    Possibile che il famoso tesoro dei Templari venisse dalle miniere del continente americano?

    ( come sempre esemplari le tue riflessioni sulle opportunità di evoluzione della coscienza umana! )

    • Hmmm! Hai messo molta carne a cuocere!! Cerco di “arrangiarmi” alla maniera di Giuseppe Garibaldi.

      Quando ci si avventura nel passato il problema di sempre è quello di riferirsi a fonti o testimonianze certe ed affidabili. Forse per questo motivo gli arcaici incapsulavano le loro conoscenze nelle costruzioni e dimensioni dei monumenti: avrebbero sfidato i millenni ed erano incontrovertibili.

      Tutto questo non è successo con l’epoca da te menzionata e relativamente all’articolo. Ciò pertanto ha dato origine ad una serie di supposizioni che, anche se vere, non hanno basi di certezza.

      Certamente non è un caso che i viaggi dei grandi navigatori europei di quell’epoca originarono tutti dalla penisola iberica sul finire della dominazione centenaria degli arabi in quell’area, arabi che erano i conoscitori ed i portatori di tutti i sopravvissuti libri e scritti dell’antichità.

      Un fattore importante fu la rivalità fra Spagna e Portogallo che si spartirono il mondo fra di essi accordandosi sull’appartenenza al Portogallo di tutte le terre che si scoprivano andando verso est, e sull’appartenenza alla Spagna di tutte le terre che si scoprivano navigando verso ovest.

      Questa competizione, fra Portogallo e Spagna, l’una andando verso est e l’altra andando verso ovest, fa apparire ragionevole pensare che essa sia stata basata su conoscenze concrete e di fatto, “segrete”, dato che fin dagli inizi di questa competizione il comune obiettivo era quello di raggiungere le “Indie”, luogo del prezioso commercio delle spezie.

      In mancanza di una carta geografica moderna, di oggi, ed in mancanza della conoscenza dell’esistenza di un nuovo continente, Colombo poteva essere “certo” che avrebbe avvistato terra entro tre giorni, salvando la propria testa, ad una sola condizione. Quella di credere che la circonferenza della Terra era di 180.000 stadi, cioè di circa 16.200 chilometri, come abbiamo visto.

      Con una tale circonferenza lui, Colombo, sarebbe arrivato alle Indie o in Oriente entro tre giorni, alla velocità che stava mantenendo e che lui sicuramente conosceva. E sicuramente Colombo passava buona parte delle sue giornate di mare contando e ricontando le miglie, o leghe, che giornalmente sapeva di percorrere.

      Se questo ragionamento è logico ed esatto esso è la prova che Colombo, oltre alla citazione di Poseidonio, non disponeva di alcuna altra informazione in qualche modo realistica, tanto da offrire la sua testa in cambio di tre giorni.

      I venti, gli alisei, erano conosciuti, sia perchè alcuni navigatori portoghesi si erano spinti molto lontano dalle coste africane durante i loro viaggi verso est, e sia perchè gli stessi portoghesi avevano, fin dagli albori dei loro viaggi, sempre trafficato con le Isole di Capo Verde, nel pieno degli Alisei che iniziano poco a sud delle Isole Canarie.

      Le isole Caraibiche non hanno barriere coralline e sono raggiungibili senza gravi pericoli a causa forse della forte corrente del golfo, il “Gulf Stream”, che impedisce la formazione dei coralli, tranne naturalmente in qualche piccola zona. Le barriere coralline circondano molte isole nel Pacifico e la più grande e pericolosa barriera corallina si trova lungo tutta la costa nord-orientale dell’Australia.

      Effettuare l’atterraggio finale e lo sbarco di giorno fu una saggia e buona regola di marinaio, in specie quando non si è mai stati in quel luogo. E sarebbe valida anche oggi con tutta la tecnologia disponibile. E’ solo la nostra follia di uomini “moderni” che ci fa considerare la notte uguale al giorno, brutto o cattivo tempo. E la cosa vale anche per gli aerei. La notte è fatta per dormire.

      Nel clima di contrapposizioni di quel periodo, tra cristiani, musulmani, portoghesi e spagnoli, la “segretezza” dovette giocare un ruolo importante. I Templari, anche se scomparsi da quasi due secoli, avevano fondato in Portogallo l’Ordine di Cristo, onorifico, che sembra sopravvissuto fino al 1910, allorchè si instaurò la Repubblica,

      Portoghesi e Spagnoli sembrano aver condiviso coi Templari importanti “segreti” o conoscenza perchè entrambi hanno usato le caratteristiche croci rosse su fondo bianco sulle vele delle loro navi. Il problema è che non sappiamo quello che i Templari veramente sapessero. Platone insegna!!!

      La realtà più probabile è che i Templari, venuti a contatto con l’Oriente, depositario di arcaiche conoscenze e civiltà, abbiano fatto fiorire un grande pensiero speculativo su queste antiche conoscenze che pur essendo vere, non erano dimostrabili ai loro tempi.

      Sospendo e continuo domani.

      • Prima di addentrarci ulteriormente in questo rebus storico dell’epoca dei grandi navigatori dobbiamo mettere in risalto il contesto. Il contesto nostro attuale è completamente diverso dal contesto del 400 e del 500 e marcatamente diverso dal contesto dei Templari.

        A seguito delle grandi campagne di scavi archeologici condotti dal XIXmo secolo ad oggi, noi oggi sappiamo che prima di Cristo, prima degli Ebrei della Bibbia, e prima della Grecia Classica, è esistito un mondo arcaico fatto di grandi civiltà originatrici dello stesso concetto di civiltà di cui le Piramidi Egizie ne sono solo il più rinomato sopravvissuto ricordo.

        Il contesto ai tempi dei Templari e dei grandi navigatori era diverso nel senso che per loro la civiltà era nata ed era stata originata dal mondo degli Ebrei della Bibbia, della Grecia Classica e di Cristo. Questo mondo era il limite storico dell’uomo prima del quale c’era il nulla filosofico, sociale e scientifico. E le Piramidi erano sotto la sabbia e non le conosceva nessuno.

        I Templari erano degli uomini medioevali e, durante i loro tanti viaggi per l’oriente, saranno venuti sicuramente a conoscenza di tante nozioni e curiosità provenienti da una antichità sconosciuta ai loro tempi e di cui l’oriente era ed è ancora ricchissimo.

        Essi inoltre quando viaggiavano per via di terra passavano e sostavano a Costantinopoli allora all’apice del suo splendore quale ricchissima capitale culturale e religiosa di quei tempi ed in quel contesto.

        I Templari però non avevano la fotocopiatrice ai loro tempi e quindi potevano, per lo più, solo fotografare mentalmente ciò che di inusuale apprendevano e vedevano. Ed è probabile che, in questo scenario, la loro attenzione sia stata attratta da strane antiche mappe rinvenute o a Costantinopoli o a Gerusalemme o ad Alessandria.

        La cultura, intesa come matematica, geometria, trigonometria, astronomia, geografia, cartografia, scienze filosofiche e naturali, eccetera, era ancora sconosciuta all’uomo europeo medioevale. Basta ricordare che il primo supposto re d’Europa, Carlo Magno, oltre alla spada non conosceva niente e non sapeva nè leggere e nè scrivere.
        Quanta differenza da re Thamus di Platone!!!

        Per cui queste eventuali mappe cadute sotto gli occhi dei Templari, oltre al fatto di essere viste e memorizzate, non potevano produrre una loro giusta lettura e interpretazione perchè i Templari non avevano la conoscenza e la capacità per poterlo fare.

        Ma è ragionevole pensare che, quando in Europa, alla corte del re di Spagna e/o del Portogallo, magari attraverso i Templari che poi comporranno la fondazione dell’Ordine di Cristo, i Templari comunicassero ai detti regnanti le tante cose strane che avevano appreso e visto e, fra di esse, delle mappe antiche da dove sembrava che , di fronte ai continenti europeo ed africano, ci fosse una strana terra che terminava in basso a forma di punta.

        Alla cosa forse non fu dato il dovuto peso ma la notizia rimase. E quando cominciò ad essere chiaro che Cristoforo Colombo non era arrivato alle Indie, magari perchè ci si iniziò a rendere conto che le misure di Eratostene per la circonferenza della Terra erano le più affidabili, questa vecchia informazione dei Templari, verbale o scritta, ritornò in auge.

        Perchè appare singolare il fatto che, mentre Cristoforo Colombo partì dalla Spagna con l’intento di raggiungere le Indie direttamente ed esclusivamente, alcuni anni dopo Ferdinando Magellano, portoghese, dopo che per punizione per alcune malefatte con i musulmani fu privato del suo titolo professionale e dovette chiedere asilo in Spagna dal cui regnante ottenne il titolo, il comando, le navi ed i soldi per una spedizione intesa a raggiungere le Indie, puntò già dalla partenza, direttamente, verso un passaggio a sud delle Americhe.

        Sembrerebbe pertanto che l’antica informazione dell’esistenza di una nuova terra o continente interposta fra l’europa/africa e le Indie risiedesse dall’inizio solo fra i “segreti” dei regnanti portoghesi. Questi “segreti” o conoscenze furono trasmessi ai regnanti spagnoli per vendetta da Ferdinando Magellano quando fu punito dal re del Portogallo.

        Sospendo e continuo domani.

  2. Lo svolgersi di questi fatti di navigazione tutti originati nella penisola Iberica sembrano pertanto indicare il seguente scenario:

    1 – Gli arabi avevano portato con loro e propagato le conoscenze dei classici greci. Da questi scritti risultano le varie circonferenze della Terra menzionate nell’articolo ma senza alcun riferimento all’esistenza di una nuova terra o continente. Questi scritti erano conosciuti sia dai portoghesi e sia dagli spagnoli.

    2 – E’ possibile che i Templari, durante i loro viaggi, a Costantinopoli, Gerusalemme o Alessandria d’Egitto. in qualche modo vennero a conoscenza di una antica mappa o carta geografica che in seguito, ai giorni nostri, diventerà famosa come la carta di Piri Reis, dalla quale risultava l’esistenza di una terra nuova ad ovest dell’Atlantico.

    3 – E’ possibile quindi che i Templari, già abituati alla segretezza nelle loro operazioni, considerarono tale questa loro informazione e la custodirono presso l’Ordine di Cristo fondato in Portogallo con i Templari sopravvissuti alla fine dello stesso Ordine nel 1307.

    4 – Ma, se mai sia stata vera questa scoperta di questa informazione da parte dei Templari, fu solo quando Bartolomeo Diaz, navigando di bolina contro i venti contrari degli alisei dell’emisfero sud, nella rotta verso il Capo di Buona Speranza, per il passaggio verso le Indie a sud dell’Africa, scoprì le coste del Brasile, un nuovo continente, che i portoghesi realizzarono in concreto, per la prima volta, questa nuova realtà, nella quale, come si vede, i Templari non vi hanno giocato alcun ruolo, anche se Enrico il Navigatore, portoghese, divenuto, oltre che regnante anche Gran Maestro dell’Ordine di Cristo, abbia potuto in tale occasione risuscitare una vecchia informazione archiviata dei Templari confrontandola con quanto scoperto da Bartolomeo Diaz.

    In ogni caso tutto è molto incerto data la mancanza di testimonianze sicure.

    Ma quello che appare certo è che Colombo partì per le Indie aspettando di avvistare le Indie entro i tre famosi giorni e ciò poteva accadere solo se la Terra sia stata molto più piccola di quella che è.

    Per quanto riguarda La Rochelle non sono documentato. Posso solo dire che viaggi oceanici così impegnativi, ai tempi dei Tempalri, senza conoscere astronomia e scienza della navigazione sono sinonimi di morte quasi certa. L’Atlantico del Nord è fra i più tempestosi oceani del mondo e ne sanno qualcosa i famosi “Pellegrini”, i primi coloni americani, i quali pur essendo molto più attrezzati, più istruiti, e con navi migliori di quelle dei tempi dei Templari, ne furono talmente terrorizzati che quando toccarono terra forse giurarono di non mettere mai più piede sul mare e ancora oggi ringraziano il Signore per essere scampati alla morte celebrando e festeggiando ogni anno il “Thanksgiving Day”.

  3. Senza contare poi che chi scrive che Colombo avrebbe potuto effettuare lo sbarco a San Salvador di notte non tiene conto del fatto che a quei tempi non esisteva il “pilota o pratico del porto”, nè fari o boe luminose, in particolare in quel posto di un nuovo continente.
    Pertanto chi scrive queste cose avrebbe tutti i titoli per essere ricoverato in un ospedale psichiatrico.

  4. laurin42 Says:

    Fantastico! Puntuale! Superesauriente!
    Non avevo letto tutto!
    Si crede di sapere e poi ci si accorge di non sapere un bel niente.
    Come competere con un sapere così massiccio?
    Non resta che attendere il prossimo articolo!
    A gonfie vele!

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