Archivio per marzo, 2011

36 – AUGUSTO E IL NUOVO MESE DI CLEOPATRA

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, PROPOSTE MILLENARIE, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 30, 2011 by beautiful41

Ci sono degli uomini che nascono e sono già morti. Naturalmente essi non lo sanno e nè lo sanno i loro contemporanei, o estemporanei a volte per secoli o millenni a venire. La verità però col tempo viene sempre a galla. Perchè si nasce già morti??? Forse perchè durante tutta la vita non si hanno idee proprie o non si ha il coraggio di portarle avanti, o si rifiuta di riconoscere la realtà. Quando ci si riferisce a grandi Capi di Nazioni o Imperi, per idee si intendono visioni politiche di ampio respiro commisurate all’importanza della carica che essi rivestono.  La storia di Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma, si inquadra abbastanza bene in questa prospettiva. Non solo.

Gli studiosi della biologia genetica ci hanno detto e ci dicono che dallo studio del DNA di tutti gli uomini della Terra risulta che si possono riscontrare più differenze fra persone appartenenti ad una stessa etnia o stesso popolo o abitanti di una stessa città, che fra persone appartenenti a popoli diversi e lontanissimi. Codesta verità scientifica sembra essere dimostrata nel nostro caso dalla differenza fra due uomini appartenuti alla stessa città dell’antica Roma: Giulio Cesare ed Ottaviano Augusto. Pur essendo due romani appartenenti entrambi a nobili famiglie di patrizi, addirittura imparentati, essendo Ottaviano il pronipote e figlioccio di Cesare, sotto la scorza della comune romanità non si sarebbero potuti trovare uomini più diversi, lontani ed opposti.

Gli storici e tanti scrittori ci hanno informato ampiamente sulle vicende dei menzionati personaggi. Da queste vicende risulta che Giulio Cesare aveva la particolare caratteristica e capacità di riconoscere all’istante la realtà, comportandosi quindi di conseguenza. Forse questa capacità di riconoscere la realtà, oltre che essere una dote di natura appartenente al proprio DNA, si affina col tempo più facilmente quando è in gioco la propria stessa vita dato che in tal caso se non si è in grado di riconoscere la realtà semplicemente si muore, vittima del non aver capito la strada della sopravvivenza. Giulio Cesare ci ha lasciato due emblematici esempi di questa sua capacità a riconoscere la realtà. Il primo esempio fu in Gallia quando, durante la famosa battaglia contro le sovrastanti forze di Vercingetorige, riuscì all’istante a capovolgere le sorti dello scontro e della guerra passando da assediato senza vie di scampo ad assediante vittorioso.

Il secondo esempio di questa sua capacità di riconoscere la realtà e quindi di avere ampie visioni ci viene dal suo incontro con Cleopatra, Regina d’Egitto, allorchè riuscì a capire l’importanza del Sole nella definizione del tempo e degli anni che Cleopatra ebbe il tempo di illustrargli ampiamente, coi suoi più grandi astronomi di quel tempo, durante il loro meraviglioso anno d’amore che passarono insieme. Oltre che dall’amore per Cleopatra. questa meravigliosa creatura così espressiva di una terra ricca di una millenaria saggezza e bellezza cosmica, Giulio Cesare fu enormemente colpito da questo diverso sistema del misurare il tempo che Cleopatra gli offriva. Cleopatra, oltre che Regina, rappresentava il fiore dell’Egitto che era anche il fiore della conoscenza che lei regalò, col Sole e le stelle, assieme a se stessa, a Cesare. Era senza dubbio un dono meraviglioso, assieme al dono di un bellissimo figlio che fu chiamato Cesarione.

I romani a quei tempi, rispetto all’Egitto, erano culturalmente dei barbari primitivi. Essi misuravano il tempo e gli anni con la Luna anzichè con il Sole, usando le famose calende, gli idi e le none a cui si riferivano per definire i giorni. L’anno lunare è altamente impreciso e si sfasava continuamente dalle stagioni che sono determinate dal Sole e non dalla Luna, per cui gli anni romani erano una continua altalena nell’aggiungere o togliere mesi interi per cercare di stare al passo con le stagioni. Giulio Cesare capì al volo l’importanza del riferirsi al Sole nella misura del tempo ed appena rientrò a Roma avviò la riforma del Calendario che da lui prese il nome di Calendario Giuliano ma che era in realtà un calendario egiziano donato da Cleopatra la quale, per assistere Cesare in questa riforma universale e storica, incaricò l’astronomo Sosigene di seguirne e controllarne tutte le fasi.

Non si sa se fu lui stesso, Cesare, o Sosigene, o Cleopatra, a decidere, durante questa operazione della riforma, che il mese di “Quintilis” fosse denominato “Iulius” o “Luglio” in suo onore. Sappiamo che Cesare era allergico alle adulazioni ed agli onori per cui appare ragionevole pensare che questa decisione sia stata di Sosigene su ordine o suggerimento di Cleopatra.

Giulio Cesare ebbe appena il tempo di varare la riforma che fu assassinato. Cleopatra, in quei momenti tragici e drammatici, era a Roma sua ospite e dovette capire che il tempo della felicità era finito e partì di soppiatto e si imbarcò immediatamente per l’Egitto sulla sua nave portandosi appresso Sosigene. Con la sua nave e Sosigene partì anche la conoscenza della messa a punto finale del calendario e cioè dei circa 11 minuti annuali che conducono alla saltuaria soppressione dell’anno bisestile che dovette attendere quindi circa 1600 anni per essere ripristinato.

Ottaviano Augusto, un romano come Cesare, proprio perchè era un uomo lontanissimo per DNA e pensiero da Cesare, fece poi cose che Cesare non avrebbe mai fatto. Egli, dopo aver procurato la morte tragica di Cleopatra, questa splendida, magnifica e generosa donna che tanto aveva fatto per Roma nel profondere conoscenze, mezzi, finanze, uomini, navi e ricchezze, assassinò Cesarione e tutti i figli di Cleopatra e, copiando Cesare nell’assegnarsi il nome di un mese, cambiò il nome del mese “Sextilis” in quello del suo nome di “Augustus”, cioè “Agosto”.Mentre però Cesare non era un vanaglorioso e l’assegnazione di “Iulius” fu forse opera di Cleopatra, per “Augustus” fu certamente opera dell’interessato Ottaviano il quale dimostrò con ciò di essere un uomo senza idee. Sappiamo bene, fin dalla scuola, che chi non ha idee non può fare altro che copiare. Ottaviano era solo un amministratore, un semplice contabile divenuto “grande” grazie ad altri. Sembra pertanto che la denominazione di Agosto per tale mese sia completamente fuori di luogo. Un furto bello e buono. Un uomo che si appropria di qualcosa che ha disprezzato e condannato non può non fare la figura del meschino. Ottaviano di “Augustus” non aveva proprio niente e  fu un imperatore più di cui vergognarsi che di andarne fieri.

Mai una donna è stata così ingiustamente oltraggiata e infangata come Cleopatra lo fu da Ottaviano. E come se non bastasse Ottaviano creò il precedente di lasciare che l’oblio della storia inghiottisse il merito che questa generosa ed ammirevole grande donna ebbe nella creazione del calendario che oggi usiamo.

Ma non è mai troppo tardi. Possiamo ancora restituire a Cleopatra l’onore, così ingiustamente sottrattole, di avere posto le fondamenta, assieme a Cesare, per l’istituzione dell’odierno calendario solare universale e ormai valido per tutti i paesi della Terra. Inoltre è assolutamente fuori di luogo, di buon senso e di logica, che i mesi dell’anno abbiano tutti nomi maschili. Dopo 2000 anni di oscurantismo e maschilismo dettato da arretratezza mentale sembrano essere arrivate a maturazione le idee ed i sentimenti di riconoscenza per  l’amore, il rispetto e l’ammirazione che la donna merita e che per troppo tempo le sono stati sottratti. Il detto di dare a Cesare quello che è di Cesare in questo caso non può essere più appropriato.

Si trasmette pertanto da questo sito un appello diretto a tutte le donne ed a tutti i tipografi del mondo che si accingono a stampare i calendari per il prossimo anno 2012 affinchè il mese di Agosto, che d’ora in poi non nomineremo più, sia sostituito dal mese di CLEOPATRA. Non c’è nessuna legge che lo vieti e la cosa è lasciata solo alle usanze ed abitudini della gente. Essendo il nome di Cleopatra universalmente conosciuto questa novità del nuovo mese di CLEOPATRA potrebbe essere a ragione motivo di buone vendite del nuovo calendario e causa di rapida emulazione su tutta la Terra.

Il nuovo mese di CLEOPATRA segue il mese di Luglio. Luglio e Cleopatra sono mesi che stanno bene insieme. Oltre che ricordarci i nomi dei creatori dell’odierno calendario universale, Luglio e Cleopatra sono anche i mesi dell’amore per tante persone che in questi mesi di vacanze e viaggi hanno più possibilità di incontrarsi ed innammorarsi. Luglio e Cleopatra sono i mesi della speranza e dell’avvenire. Luglio e Cleopatra sono anche i mesi indicativi dello spirito di condivisione, inclusione, solidarietà e conciliazione che questi due grandi personaggi inconsciamente avevano nelle loro anime, in anticipo di 2000 anni, ma che non riuscirono a concretizzare perchè l’opposto spirito di contrapposizione, esclusione e inconciliabilità era il grande dominatore al quale essi entrambi soccombettero.

Nella antica millenaria astronomia, perdurante ancora oggi, la più bella e lucente stella del cielo, Sirio, segue la costellazione di Orione nel loro eterno moto giornaliero. Orione, come un amante o un innammorato, sembra aprire la strada per la sua amata Sirio. Forse fu per questo che gli antichi rappresentarono Orione con Osiride e rappresentarono Sirio con Iside, la sua amata, che così lo seguiva nel cielo per l’eternità a testimonianza del loro amore cosmico. Il nuovo mese di Cleopatra, seguendo sempre il mese di Luglio, sarebbe una replica terrena di questa antica verità cosmologica rappresentante una nuova visione, anticipata da Cesare e Cleopatra, ove la Donna abbia il posto che merita nell’Armonia del creato.

…….GIUGNO, LUGLIO, CLEOPATRA, SETTEMBRE,…….

………………….GIUGNO, LUGLIO, CLEOPATRA, SETTEMBRE,…………………

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E’ vero, è bello nella grafica e suona bene!!!

Ed è la realtà tanto attesa per il 2012, anno della grande rivoluzione culturale!!!

Benvenuti col nuovo mese di CLEOPATRA!!!

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35 – GIUSEPPE E I SUOI FRATELLI – LA CIVILTA’ E LA BARBARIE

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1 – Io non ho inferto sofferenze

2 – Io non ho rubato con violenza

3 – Io non ho fatto violenza ad alcuna persona

4  Io non ho rubato

5 – Io non ho ucciso nè uomini e nè donne

6 – Io non ho alleggerito le quantità secondo misure (al mercato)

7 – Io non ho agito con inganno

8 – Io non ho trafugato le cose che appartengono a Dio

9 – Io non ho pronunciato il falso

10 – Io non ho sottratto beni con la forza

11 – Io non ho pronunciato parole vili o cattive

12 – Io non ho sottratto cibo con la forza

13 – Io non ho agito con inganno (forse nel senso di trasgressione)

14 – Io non mi sono adirato

15 – Io non ho invaso i campi altrui

16 – Io non ho ucciso animali sacri

17 – Io non ho maltrattato terreni arati

18 – Io non mi sono intrigato in faccende con imbrogli

19 – Io non ho sparlato contro alcun uomo

20 – Io non mi sono arrabbiato senza una giusta causa

21 – Io non ho fornicato o commesso sodomia

22 – Io non mi sono masturbato

23 – Io non ho fatto l’amore con la moglie altrui

24 – Io non ho impaurito alcun uomo

25 – Io non ho parlato con rabbia bruciante

26 – Io non sono stato sordo alle parole di giustizia e verità

27 – Io non ho fatto piangere alcuna persona

28 – Io non ho pronunciato parole blasfeme

29 – Io non ho agito con violenza

30 – Io non ho precipitato il mio cuore (nel senso di agire senza considerazione)

31 – Io non ho bucato la mia pelle e non mi sono vendicato verso Dio

32 – Io non ho parlato più del necessario

33 – Io non ho commeso frode e non ho guardato verso il diavolo

34 – Io non ho mai pronunciato maledizioni verso il Sovrano

35 – Io non ho sporcato acqua corrente

36 – Io non ho esaltato le mie parlate o discorsi

37 – Io non ho maledetto Dio

38 – Io non mi sono comportato con insolenza

39 – Io non ho fatto distinzioni o favoritismi

40 – Io non ho accresciuto la mia ricchezza ad eccezione dei miei propri possedimenti

41 – Io non ho maledetto le cose che appartengono a Dio e che sono con me

42 – Io non mi sono vergognato del patrono della città

Questa è la “Confessione Negativa” o “Dichiarazione di Innocenza” che le anime degli antichi egiziani deceduti pronunciavano davanti a 42 divinità nella  Sala del Giudizio, o “Maat”, presieduta da Osiride, Iside e Nephtys, con la presenza di Ra-Harmachis, Temu, Shu, Tefnut, Seb, Nut, Horus, Hathor, Hu, Sa, Anubis e Thoth, durante l’importante operazione e cerimonia della “Pesatura del Cuore” del deceduto su una grande bilancia posizionata al centro della Sala ove su un piatto della bilancia veniva messo il cuore del deceduto e sull’altro piatto vi era la piuma rappresentante il concetto ed i precetti di equilibrio del “Maat”.  L’anima del deceduto veniva diretta nei campi elisi, in compagnia delle grandi divinità, se alla fine della cerimonia la bilancia rimaneva in equilibrio perfetto. Se invece la bilancia si inclinava da una parte o dall’altra l’anima veniva diretta all’inferno, come diremmo noi oggi, nel fuoco, e con infiniti tormenti e maltrattamenti.

Vi sono diversi papiri con diverse “confessioni” come pure diversi sono i traduttori che hanno prodotto diverse interpretazioni. Questa presentata è derivante dal papiro di Ani ed è la traduzione fatta da uno dei più grandi Egittologi di tutti i tempi, curatore del British Museum: il fu Sir Wallis Budge, che ha scritto molti interessantissimi libri sull’argomento. Tutte le versioni e traduzioni convergono però nel trasmettere e mettere in risalto i sentimenti di alta spiritualità e le concezioni di vita estremamente rispettose delle persone e delle forme del creato che non ci aspetteremmo da popoli vissuti migliaia di anni orsono, convinti come siamo di essere noi all’apice della civiltà. Inoltre queste “confessioni” si possono considerare un codice di condotta morale indicativo della mentalità e saggezza di questi nostri arcaici antenati. La storia di Giuseppe e i suoi fratelli si sposa alla perfezione con lo spirito della “Confessione Negativa”. Entrambe, la storia e la confessione, risalgono alla notte dei tempi.

La storia di Giuseppe e i suoi fratelli fu riscoperta in forma geroglifica come un racconto fiabesco narrato già ai tempi delle antichissime dinastie della storia egiziana. Ciò conferma la sua estrema antichità. Questa storia è complessa ed articolata e la sua importanza doveva essere ritenuta grande fin dalle origini, perchè finanche i compilatori del Vecchio Testamento della Bibbia, millenni dopo, le hanno riservato un gran numero di pagine. In breve Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, per invidia dei suoi 11 fratelli, fu minacciato di morte varie volte dagli stessi fratelli i quali alla fine lo vendettero come schiavo ad una carovana di passaggio. All’articolo n. 10 abbiamo visto il dipanarsi ed abbiamo interpretato la parte più appariscente di questa parte della storia, mentre Giuseppe era in Egitto. Dopo essere asceso alla carica di Vicerè d’Egitto e durante la carestia, Giuseppe incontrò i suoi fratelli, che lo avevano in pratica condannato a morte, mentre cercavano di sfuggire alla morte per fame.

Per quanto la “Confessione Negativa” non menzioni esplicitamente la parola “perdono”, esso, il perdono, è più che implicito fra i precetti del suo codice morale. Quando ci dice di non aver inferto sofferenze, di non aver fatto violenza ad alcuna persona, di non avere ingannato, di non avere impaurito, di non avere sparlato, di non aver fatto piangere alcuna persona, di non essere stato sordo alla giustizia ed alla verità, di non aver agito con violenza, eccetera, ci dice con altre parole di aver usato il perdono. Il perdono, contrariamente a quello che noialtri, da barbari ingenui, pensiamo, è un’arma potentissima infinitamente più potente della più potente bomba atomica, e finanche più potente della prossima bomba che gli “scienziati” cercano di costruire, quella dell’antimateria. Il perdono è un’arma della Civiltà. La vendetta, la guerra e la bomba atomica è un’arma della barbarie. Questo è il messaggio che ci viene dalla storia bellissima dell’incontro di Giuseppe coi suoi fratelli.

Giuseppe, divenuto potentissimo, quando riconobbe fra i profughi affamati coloro che avevano decretato la sua morte, avrebbe potuto facilmente vendicarsi e senza neanche esporsi in prima persona, visto che lui aveva riconosciuto i suoi fratelli ma essi non avevano riconosciuto Giuseppe. Giuseppe usò invece l’arma della Civiltà: il perdono.

Giuseppe non facendo violenza a nessuno era e fu pertanto la personificazione o l’umanizzazione, nella vita reale di tutti i giorni, dei precetti della “Confessione Negativa”. Giuseppe morì da uomo potente e la potenza del suo messaggio entrò nell’eternità come un punto di riferimento essenziale per chiunque voglia leggere e vedere la realtà con gli occhi della mente e del cuore. Il suo messaggio, come quello delle “Confessioni” è un messaggio di Amore Cosmico dei Padri della Civiltà, nostri antenati, i quali hanno lasciato le loro inconfondibili impronte per i loro messaggi immortali. Queste impronte erano e sono i numeri sessagesimali. La numerazione sessagesimale faceva parte del loro linguaggio ed i numeri sessagesimali erano un pò la chiave per accedere alla loro mentalità, erano i loro passaporti o carte di identità. Così fu per Giuseppe e i suoi fratelli, 12 figli di Giacobbe, con il 12 il fattore più indicativo della provenienza di tali preziosi insegnamenti di civiltà. Quando ci imbattiamo in tali numeri dovrebbe sempre suonare un campanello di allarme nelle nostre menti per avvisarci: attenzione!!, questo potrebbe essere un messaggio, o un reperto, o una opera, dei Padri della Civiltà.

Le tante lezioni della storia di Giuseppe e delle “Confessioni” mettono inoltre in risalto l’importanza dell’evitare gli eccessi, del vivere in equilibrio, equilibrio espresso molto bene dalla bilancia della sala del giudizio del “Maat”. Questo problema degli eccessi, pur dovendo essere qualcosa facile da capire, nella nostra odierna “modernità” è semplicemente ignorato. In particolare gli eccessi della “Parola” sono molto evidenziati nelle “Confessioni” quando dice io non ho pronunciato il falso, non ho detto parole vili o cattive, non mi sono adirato, non mi sono immischiato in inbrogli, non ho sparlato contro alcuno, non ho parlato con rabbia bruciante, non ho pronunciato parole blasfeme, non ho parlato più del necessario, non ho pronunciato maledizioni verso il sovrano, non ho esaltato le mie parlate o discorsi, non ho fatto distinzioni, non ho maledetto Dio, non ho maledetto le cose della natura. Cioè ben 13 accenni solo a questi eccessi distruttivi della parola.

L’Italia, fra i paesi occidentali, anche in questo eccelle. Negli anni 80 avevamo, noi, piccolo Paese al mondo, il 25%, un quarto, di tutte le trasmissioni televisive della Terra. Dopodichè si è perso il conto. Oggi questa percentuale sarà sicuramente aumentata. Non solo. E’ stata estesa a coprire tutte le 24 ore e, via satelliti, inviata a tutto il mondo, alimentando vorticosamente le illusioni, i fraintesi, le allusioni, le distorsioni, le false realtà, la bramosia, l’avidità, sogni spezzati, oltre alla voluta disinformazione o all’informazione di parte, tutte cose che contribuiscono ad aumentare gli squilibri del pianeta e gli odi che ne conseguono. Perchè gli eccessi conducono alla barbarie, ecco perchè è importante vivere in equilibrio. Ma quale governante avrà mai il coraggio di ridurre questo tanto parlare a livelli più accettabili e più rispettosi delle tante altrui sensibilità, culture e percezioni??? Nessuno. Nessuno perchè crediamo nella libertà infinita. Ma gli eccessi della libertà infinita ci potrebbero riservare amare sorprese.

I messaggi della storia di Giuseppe e i suoi fratelli e delle “Confessioni” sono, in conclusione, messaggi eterni di inclusione o conciliazione, sobrietà e carità contro i loro concetti opposti di contrapposizione, esclusione, eccessi e avarizia o indipendenza. Quando riconobbe i suoi fratelli Giuseppe, col perdono, si riconobbe parte includente della sua famiglia che ricompattò ed onorò. Parimenti quando venne la carestia salvò, in cambio di niente, tutti i profughi venuti a sfamarsi, facendo in pratica la carità dettata dal principio di inclusione in un momento in cui si erano verificati degli squilibri, o eccessi, tra chi aveva tanto e chi aveva niente.

Tante migliaia di anni dopo, ai nostri giorni, l’umanità si trova a rivivere quelle esperienze drammatiche delle abissali differenze fra gli esseri umani e fra le nazioni del pianeta. L’eccesso di ricchezza è un peccato, come evidenziato dalle “Confessioni” e va regolato al pari di tutti gli altri eccessi, secondo gli insegnamenti concettuali di Giuseppe e dei padri della Civiltà, come già mostrato negli articoli precedenti di questo blog da dove viene messa in luce l’idea che l’unica risposta possibile alle sfide che questa umanità si trova a fronteggiare è un solo governo per una sola Nazione, la Nazione Terra, con le stesse regole e con l’economia, in tutte le sue forme, governata e regolata dal governo anzichè essere lasciata “libera” nelle mani dei tanti turlupinatori ai quali del destino dell’umanità non glie ne frega niente. L’alternativa potrà solo essere una guerra fratricida della barbarie.

Vedi l’articolo n. 10 – GIUSEPPE IN EGITTO – per i dettagli e spiegazioni più importanti di questa affascinante storia di civiltà.

…….

P.S. del 15 Dicembre 2012 – A conferma ed a parziale correzione di quanto sopra descritto bisogna aggiungere che la storia di Giuseppe non è una fiaba ma, secondo le ultime decifrazioni dei relativi geroglifici, è la storia vera appartenuta al leggendario IMHOTEP, vicerè d’Egitto e del faraone Zoser della terza dinastia. IMHOTEP fu definito da alcuni studiosi come il Leonardo da Vinci egizio ed i suoi meriti furono tanti che dopo la morte fu deificato. La sua storia fu copiata dagli ebrei della Bibbia e dandogli il nome di Giuseppe.

34 – CRISTOFORO COLOMBO, LA BUSSOLA MAGNETICA E LA SCOPERTA DEL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE.

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , on marzo 19, 2011 by beautiful41

Le origini della bussola magnetica sembrano un pò avvolte nel mistero. La sua scoperta fu inizialmente attribuita a Flavio Gioia, cittadino della Repubblica di Amalfi, ma poi questa informazione fu ritenuta errata per cui la storiografia ufficiale sembra essersi attestata sull’idea che essa sia stata importata dalla Cina attraverso gli arabi durante il medioevo. Il fatto che i viaggi oceanici dei grandi navigatori della storia siano iniziati tutti nella penisola iberica, sotto influenza e dominio degli arabi fino al XVI° secolo, avvalora notevolmente questa ipotesi. Ma rimane pur sempre, in tal caso, un interrogativo senza risposta, e cioè perchè gli arabi, in possesso di un tale importante strumento di navigazione, non effettuarono con esso alcun viaggio oceanico???

Sembra che già dall’antichità esistesse la conoscenza che alcuni minerali, manufatti e rocce avessero la proprietà di attrazione, o di repulsione, di altri materiali, ed esprimessero cioè delle proprietà “magnetiche”, ma, oltre alla denominazione di questa proprietà, niente di scientifico ci è pervenuto su questo argomento. Molto forse dipende dalle difficoltà di traduzione e di interpretazione da antiche lingue morte di concetti e conoscenze che gli arcaici, da quel poco o molto che sappiamo di loro, esprimevano in modo diverso da come facciamo noi oggi o da come facevano i classici greci. Essi, gli arcaici, forse per comunicare meglio alle menti più che alle orecchie, usavano sintetizzare con poche parole, o con pochi numeri, o con qualche disegno allegorico e/o pittorico, concetti che oggi necessiterebbero interi trattati per la loro divulgazione.

Per esempio dalle raffigurazioni egiziane antiche risulta che essi, nel rappresentare la divinità “Sokar” che era il dio dell’Orientamento,  usavano delle pietre a forma semisferica allungata, dette “Onfalo” o “Omphalos” dai greci, per indicare i loro centri oracolari che erano anche dei centri geodetici, da dove partivano le misurazione del paese e della Terra, e spesso coincidevano con le capitali o importanti città e località del Paese. La raffigurazione di queste pietre “Onfalo” è accompagnata sempre da due colombe, colombe viaggiatrici, con le zampe sull'”onfalo” e una di fronte all’altra, colombe che sono il simbolo per eccellenza dell’Orientamento. L’importanza dell’orientamento e del sapersi orientare quando ci si muove è più che fondamentale, è essenziale. L’accoppiamento delle due cose, dell’orientamento e dei punti di riferimento, ci dà istantaneamente la possibilità di essere dei “navigatori”, galattici o semplici cittadini. Quando chiediamo “Dov’è piazza Garibaldi?” e ci viene risposto “Sempre dritto dopo cinque palazzi” stiamo usando inconsciamente queste due descritte caratteristiche, “orientamento” più “riferimento”, che rendono possibile il movimento o viaggio.

Quanto ci sia stato dietro questa così chiara manifestazione di sapienza per il momento non è dato sapere. Sappiamo solo che i colombi hanno la capacità di volare seguendo delle linee rette da e per le destinazioni prefisse, e per lunghe distanze di centinaia di chilometri. Gli antichi romani, e gli stessi greci classici, di questo binomio, “onfalo” più colombe, ne presero solo la metà, la pietra “onfalo”, e la usarono per l’istituzione della “pietra miliare”, la pietra dei mille passi, che ancora oggi si trova su molte strade extraurbane. Sembra quindi che l’Uomo ritenne solo la capacità di “riferirsi” a qualcosa, perdendo però la capacità di “orientarsi” con mezzi diversi che non fossero la stella Polare., e ciò fino agli avvenimenti citati e occorsi nella penisola iberica da dove Cristoforo Colombo partì con una delle prime bussole magnetiche.

Durante il medioevo e durante il periodo dei grandi navigatori c’era però la convinzione che l’ago della bussola magnetica fosse attirato dalla Stella Polare e fu proprio Cristoforo Colombo a fare la p’iù grande scoperta di tutti i tempi, di tutti i tempi moderni, per caso ed a sua insaputa, proprio come gli accadde con la scoperta del continente americano. Nei suoi diari di bordo Colombo annotò che in quei mari succedeva una strana cosa: l’ago della bussola che lui seguiva di giorno, di notte non indicava più il Nord indicato dalla Stella Polare. Questa convinzione errata era un dato acquisito, come diremmo noi oggi, perchè vari letterati, fra cui Dante Alighieri nel 12° canto del Paradiso, hanno testimoniato sul fatto che l’ago della bussola fosse attratto ed indicasse la Stella Polare!!!

Cristoforo Colombo aveva invece scoperto, oggi lo sappiamo, con la sua testimonianza, il Campo Magnetico Terrestre!!!!

Se la Stella Polare indicava una direzione e l’ago della bussola ne indicava un’altra ciò poteva significare solo una cosa, e cioè che l’ago della bussola fosse attratto da forze misteriose diverse dalla Stella Polare. Nei secoli successivi queste forze misteriose, appartenenti al campo magnetico terrestre, furono gradualmente definite e misurate finchè, nel XIX° secolo, con l’avvento delle costruzioni delle prime navi metalliche, si arrivò ad una completa enunciazione di una teoria del magnetismo navale, e del magnetismo in genere, in vigore ancora oggi e che permise l’installazione e la “compensazione” di belle. forti e potenti bussole magnetiche a due aghi sottostanti la rosa dei venti, il tutto immerso in un liquido a base di alcool e glicerina e scevro, proprio perchè “compensato”, da influenze nefaste prodotte dall’enorme quantità e dalle tante qualità di metallo che compongono una nave, ad eccezione delle “deviazioni” residue che si determinano periodicamente con i “giri di bussola”.

Grazie a Cristoforo Colombo si è capito quindi che la Terra è un enorme magnete. La caratteristica dei magneti è che essi hanno, alle loro estremità, due polarità diverse: una polarità  detta Nord o Azzurra, ed una polarità detta Sud o Rossa. La polarità azzurra attrae sempre e solamente la polarità rossa di un metallo o di un magnete immerso nel campo magnetico terrestre e respinge sempre e solamente la polarità azzurra dello stesso magnete. L’estremità dell’ago di una bussola diretto verso il Nord è quindi il polo sud o rosso dell’ago che solo impropriamente viene chiamato nord perchè rivolto verso il nord. E’ un pò come quello che comunemente si dice “i lontani si attraggono ed i vicini si respingono”. Queste due polarità, azzurra e rossa, o nord e sud, riferite alla Terra, generano infinite “linee di forza” che vanno da una polarità all”altra e lungo le quali i magneti si orientano. L’insieme di queste infinite linee di forza compone una enorme nuvola magnetica, invisibile, che avvolge tutta la Terra fino a centinaia o migliaia di chilometri di altezza e nella quale noi siamo immersi.

I magneti convenzionalmente, per facilità teoriche ed operative,  si sono categorizzati in due diversi tipi: i magneti temporanei ed i magneti permanenti. I primi sono anche chiamati “ferri dolci” e sono in genere ferri privi di carbonio, come acciaio tenero, ferro omogeneo, ghisa. Questi “ferri dolci” o magneti temporanei hanno la proprietà di magnetizzarsi istantaneamente quando avvicinati ad un magnete, ma hanno nello stesso tempo la caratteristica di smagnetizzarsi istantaneamente quando ne sono allontanati. I secondi sono anche chiamati “ferri duri” e sono in genere barrette di ferro fucinato, acciaio temperato, acciaio al tungsteno o al molibdeno, o ferri e acciai composti con una piccola percentuale di carbonio. Questi “ferri duri” o magneti permanenti impiegano molto tempo a magnetizzarsi ma altrettanto a smagnetizzarsi, perciò si chiamano permanenti. Il nostro ago magnetico è del tipo permanente di “ferro duro”.

L’asse magnetico fra le due polarità, nord o azzurra e sud o rossa, terrestri non coincide però con l’asse geografico terrestre perchè mentre questo è ben fisso e saldo nello spazio e nel tempo per migliaia di anni e comunque dagli spostamenti prevedibili dai noti movimenti della Terra a lungo termine come la precessione degli equinozi, la stessa cosa non si può dire per l’asse magnetico terrestre che si sposta continuamente, senza preavviso e senza indicazioni di dove vuole andare. Insomma per capirci possiamo dire che l’asse magnetico terrestre fa continuamente i capricci, è mobile ed imprevedibile. Oggi l’angolo sotteso fra i due assi, geografico e magnetico, è di circa 5 gradi nell’emisfero nord e di circa 26 gradi nell’emisfero sud, il che significa che oggi il nord magnetico dista di circa 600 chilometri dal polo Nord e che il sud magnetico dista di circa 2900 chilometri dal Polo Sud. Come si vede l’asse magnetico terrestre non è neanche dritto come invece lo è l’asse geografico, ed è pertanto semplicemente “storto”. Sembra che i due poli magnetici si muovano ad una velocità di circa 10 chilometri all’anno.

Queste differenze fra i poli geografici e magnetici fanno sì che gli aghi delle bussole magnetiche indichino una direzione diversa da quella del nord geografico. Questa differenza varia con la posizione geografica e col tempo, e bisogna tenerne conto per riferirsi al Nord geografico. Essa, questa differenza, si chiama “declinazione magnetica” in lingua italiana e si chiama “variation” in lingua inglese, la si trova su tutte le carte nautiche ed è la correzione, positiva o negativa e algebrica, che bisogna apportare alla bussola per poterci dirigere nella direzione da noi prescelta. Questa era la strana faccenda riscontrata da Cristoforo Colombo!! Se per esempio stiamo seguendo con la nostra bussola una rotta di 315° e dalla carta rileviamo che la “declinazione magnetica” per la nostra zona è di 10°W, ovest e cioè negativa, stiamo in realtà seguendo una rotta vera, rispetto al nord geografico, di 315° – 10° = 305°.

Questa declinazione magnetica, positiva o negativa, nelle nostre zone è relativamente contenuta ma in altre zone del mondo, come l’oceano Indiano, raggiunge e supera i 40° di differenza. In genere essa aumenta con l’avvicinarsi ai poli fino a raggiungere il massimo valore di 180° se ci si dovesse trovare fra la posizione del polo nord o sud geografico e la posizione del polo nord o sud magnetico.

Nonostante che i poli magnetici si muovano continuamente per la loro sensibilità a fattori come la temperatura del pianeta, estati, inverni, movimenti del magma e lave vulcaniche all’interno della Terra, fattori endogeni perenni che fanno parte di essa da sempre, l’inversione delle polarità del magnetismo terrestre, di cui tanto si parla, è solo una molto ipotetica, suggestiva e remota possibilità che potrebbe concretizzarsi solo per cause esterne, cioè per eccezionali radiazioni elettromagnetiche fortissime provenienti dal Sole, l’unica fonte di tali possibili forti radiazioni vicino alla Terra, Terra che è un magnete permanente, che in tal caso si comporterebbe allo stesso modo come noi sappiamo che si comporta un altro magnete permanente, quello dell’ago di una bussola magnetica che può invertire istantaneamente le polarità in presenza di una fortissima scarica di un fulmine meteorologico che cada nelle vicinanze della stessa bussola. Per quanto questa probabilità esista, essa non può non essere che estremamente infinitesimale.

In tutte le eventualità rimane sempre, per indicarci il Nord vero, la Stella Polare che ancora per secoli a venire indica ed indicherà tale direzione con la massima affidabilità e precisione, allontanadosi, ai nostri giorni ed ogni rotazione giornaliera, al massimo solo 2 (due) gradi dal perno del Cosmo intorno al quale tutto l’Universo gira.

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Per la già avvenuta inversione delle polarità terrestri vedi l’Articolo correlato:

127 – IL CARRO DI HELIOS

33 – I FIORI, I CONFINI DELL’EGITTO E L’INTELLIGENZA DIVINA

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 8, 2011 by beautiful41

Fiori! Fiori per te! Ammirazione per te! Amore per te! Sentimenti di Speranza per te! Riconoscimenti di Splendore per te! Omaggio e Rispetto per te! Il fiore rappresenta tutti questi ardenti e benevoli sentimenti e molti altri. La gioia ed il piacere di chi offre un fiore è evidenziato, misurato, bilanciato e ripagato dalla gioia e dal piacere di chi lo riceve. Il fiore rappresenta anche l’Amore cosmico eterno e senza fine, origine della vita generantesi e rigenerantesi dovunque nell’Universo nel divenire perenne dell’evoluzione. L’importanza del valore dei fiori quindi va molto al di là del valore dei fiori a sè stanti. I fiori sono la migliore manifestazione della vita. Senza la spiritualità da essi rappresentata noi non esisteremmo. I fiori rappresentano la bellezza, la perfezione ed il mistero del divino.

Fu per tale motivo che i nostri arcaici antenati, nell’esprimere gli eterni concetti alla base della civiltà dell’Uomo, quando, nella notte dei tempi, procedettero alla demarcazione dei confini dell’Egitto antico, inclusero la naturale geografia dello stesso Egitto nel mettere in risalto l’importanza del significato dei fiori, riferendosi nel caso specifico al fior di loto, crescente nelle acque tranquille e stagnanti, principalmente lungo l’estuario, del Nilo. L’Egitto era diviso tradizionalmente fra Basso Egitto, l’area dell’estuario aprentesi a forma di calice di un fiore, ed Alto Egitto, una stretta fascia di terra lungo il Nilo, somigliante al gambo dello stesso fiore. Questa caratteristica fisica del Paese diede quindi origine alla sua rappresentazione come quella del fior di loto, il fiore caratteristico dello stesso Egitto. Innumerevoli bellissimi antichi dipinti di tali fiori testimoniano dell’importanza che gli antichi egiziani davano ad essi che erano anche il simbolo del loro Paese.

Per meglio fare risaltare questa caratteristica floreale, nel disegno generale di creare l’Egitto perfetto a similitudine dell’Ordine Cosmico, secondo il principio “come sopra così sotto”, per la demarcazione del confine orientale e del confine occidentale furono scelti i due meridiani che lambivano, ad est e ad ovest, l’estuario del Nilo, estuario che d’ora in poi chiameremo “Delta” secondo la denominazione greca dello stesso. Essendo il meridiano centrale dell’Egitto il meridiano di 31° 14′ Est, bisecante il delta e seguente il corso del Nilo verso Sud, il meridiano del confine orientale fu il meridiano 32° 38′ Est, ad 1° 24′ dal meridiano centrale, mentre il meridiano del confine occidentale fu il meridiano 29° 50′ Est, anch’esso ad 1° 24′ dal meridiano centrale. Il meridiano centrale di 31° 14′ di oggi era naturalmente a quei tempi il meridiano centrale 0°, o Primo Meridiano, della Terra tutta, come il nostro meridiano di Greenwich odierno.

Il confine meridionale fu la latitudine di 24° 00′ Nord, rappresentante l’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica ai tempi della demarcazione dei confini dell’Egitto secondo l’Ordine Cosmico, dove il Sole raggiungeva lo Zenith una volta all’anno al solstizio d’estate. Il confine meridionale marcava quindi il Tropico del Cancro di quei tempi, come abbiamo già visto nell’articolo n.15 su Akhenaten che prego il lettore di visionare per quanto si riferisce a questi due confini, settentrionale e meridionale. Il confine settentrionale era alla latitudine di 31° 30′ Nord che era la latitudine di Behdet, la capitale pre-dinastica del paese. Con tali confini l’Egitto quindi era uno specchio ed una fetta del Cosmo sulla Terra come descritto all’articolo n. 15.

In questi confini di estensione massima del Paese, fu meglio definita l’area del delta come un triangolo, con la punta o apex in basso, sul meridiano centrale di 31° 14′ Est ed alla latitudine di 30° 06′  Nord. Questo apex del delta era la punta meridionale dell’isolotto oggi chiamato Al-Warraq, sul Nilo, subito a Nord del Cairo, il punto cioè dove il Nilo incominciava a dividersi nelle tante diramazioni componenti l’estuario o delta. Questo apex era anche il punto geodetico chiamato “Pi-Hapi” che era considerato il centro di tutte le terre emerse del mondo. La base del triangolo del delta fu stabilita dal tratto di parallelo di 31° 06′ Nord compreso fra i meridiani dei menzionati confini orientale ed occidentale. I due vertici su questo parallelo corrispondevano in pratica all’incontro fra le estremità della forma del fior di loto con la linea costiera, Pelusium ad est e la località della futura Alessandria ad ovest. Il delta quindi era un triangolo isoscele perfetto.

L’Egitto, oltre a chiamarsi anche “Al-Misr” in lingua araba, era chiamato in origine dagli antichi egiziani “To-Mera” che significa la terra del triangolo “Mr”. Il triangolo “mr” era un triangolo rettangolo nel quale, oltre all’angolo retto, uno dei due angoli era di 36° e l’altro necessariamente di 54°. Questo triangolo era ritenuto importantissimo, quasi sacro, perchè era, ed è ancora naturalmente, un surrogato della nostra matematica e geometria di oggi, e veniva e venne usato per moltissimi scopi fra cui la mappatura del cosmo e la mappatura della Terra. Tanta era l’importanza di questo triangolo che esso fu incorporato nei descritti confini dell’Egitto. Il triangolo isoscele del delta bisecato dal meridiano centrale di 31° 14′ Est dava cioè origine  a due triangoli rettangoli del tipo “Mr” che davano origine alla terra “To-Mera”.

La particolarità del triangolo “mr” è che da esso si possono ricavare i valori trigonometrici di tutti gli angoli da 1 a 360 gradi, perchè 36° sono 2/5 di un angolo retto e 1/10 di una intera circonferenza, ciò che permette una facile mappatura ed operazioni su sfere, includendo inoltre i rapporti dell’Armonia e quindi l’apprezzamento ed il riconoscimento delle meraviglie dell’Universo. Un triangolo “mr” con un cateto 100 ha una ipotenusa di 123 e l’altro cateto di 72. Ed il seno di 18° = coseno di 72° = inverso di due volte la sezione aurea = 0,3090. Parimenti il seno di 54° = coseno di 36° = metà sezione aurea = 0,8090. Ed ancora la secante di 36° = cosecante di 54° = 2 diviso sezione aurea = 1,2360. E la secante di 72° = cosecante di 18° = due volte la sezione aurea = 3,2360. Naturalmente la sezione aurea è 1,618.

Il triangolo “mr” del Paese “To-Mera” era considerato, per quanto sinteticamente mostrato, quindi il “mattone dell’Universo e dell’Ordine Cosmico”. Oltre che essere un utile strumento di misurazione e rilevazione, esprimeva anche la sezione aurea, che è un rapporto fra numeri o dimensioni diversi, ed è espressa matematicamente dalla famosa serie di Fibonacci dove partendo da uno e sommando i numeri successivi si ottiene 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 eccetera e dove il rapporto fra due di questi consecutivi numeri dà sempre il risultato di 1,618. E questa sezione aurea in natura la si ritrova in tutte le forme del creato, dalla forma delle galassie a quella del guscio di una chiocciola, alle foglie degli alberi o dei fiori, nelle dimensioni del corpo umano e nella bellezza femminile, in una musica piacevole come rapporto fra note musicali diverse, e tanto altro.

E’ per questo che si usa il termine “Intelligenza Divina”, perchè sembra che la natura sia stata creata da un Grande Architetto e Matematico. E questo triangolo “Mr” è anche il campo di battaglia fra i “creazionisti” ed “evoluzionisti” nelle loro  contrastanti visioni sull’origine della vita. Questo triangolo inoltre ha ricevuto la massima attenzione negli Elementi di Euclide, mentre i Pitagorici usavano quale loro simbolo la stella a cinque punte che è una combinazione di tali triangoli “Mr”.

Visto dall’alto l’Egitto, entro i descritti confini, si presentava quindi come un rettangolo molto allungato, simile ad una colonna, entro il quale, col Nilo e l’estuario, un meraviglioso fiore cresceva a rappresentare  l’Armonia e la bellezza dell’Universo. Fu così che, ad immortalare questi concetti e queste realtà per l’eternità originò l’idea della “COLONNA”. Le colonne ed i colonnati, con i loro splendidi capitelli, la parte ridondante fino al confine estremo di 31° 30′ Nord, da quei remoti tempi dei creatori della civiltà, hanno ornato ed ornano i monumenti di tutto il mondo, a testimoniare i sentimenti di omaggio e ammirazione per la perfezione del Cosmo e del suo Spirito Divino.

Vedi anche n. 15 su Akhenaten per i confini meridionale e settentrionale.

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32 – IL COSMO E LE LUNE DI GIOVE – UNA FAVOLA VERITA’

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, ATTUALITA', ERRORI COPERNICANI, EVOLUZIONE, RELIGIONE, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , on marzo 1, 2011 by beautiful41

E’ l’ora del passeggio. Le intelligenze e le bellezze del cosmo evolutivo si incontrano e si sorpassano pigramente, quasi tutte a gruppi o accoppiate, lanciando variamente messaggi velati di attrazione o repulsione, simpatia, amore o antipatia, agghindate con vestiti di tanti colori e dalle tante forme, indossati con stili ed eleganze diverse, in sintonia con le loro tante caratteristiche ed aspirazioni. Il loro mondo è un microcosmo o un macrocosmo??? Forse entrambi. E’ il divenire della vita e di tante vite che cercano di trovare uno sbocco  ed una continuità alle loro esistenze, ciascuna con le proprie prospettive, le proprie percezioni, i propri sogni, i propri sentimenti e le proprie visioni.

Una coppia di tali anime in cammino, il sig. Copernico Di Sole ed il sig. Mario Di Terra, si distingue in questo affollato passeggio per la sua apparente diversità: raggiante, erculeo e pieno di sè il sig. Di Sole, piccolo, dimesso e mesto il sig. Di Terra. Discutono un pò di tutto ma a parlare ed a condurre le conversazioni è il sig. Di Sole, sicuro nelle sue opinioni che egli considera vangelo ed a cui il sig. Di Terra partecipa passivamente, limitandosi solo ad assecondare gli sproloqui del Sig. Di Sole, con qualche smorfia adulatrice o di assenso perchè se egli solo si azzarda ad esporre una propria idea non conforme a quella del suo compagno di passeggiata viene subito zittito, se non offeso, con degli imperiosi diktat del tipo: zitto tu che non capisci niente! Non hai idee! Non brilli di luce tua propria ma solo di luce riflessa! Non esisti! A cui il povero sig. Di Terra annuisce con un malinconico sorrisino.

Il sig. Di Terra vorrebbe scappare certe volte ma non lo fa perchè è irretito irrimediabilmente dalla forte personalità e dal carisma del suo compagno di cui si è ridotto ad essere schiavo. Mentre si svolgono queste complesse relazioni esistenziali  si avvicina una bellissima anima: è Stella, la più bella del passeggio, che incede con passo di Regina e con la consapevolezza della sua superiore femminilità a cui nessuno può resistere. Un evanescente e caldo sorriso illumina il suo volto radioso contornato da capelli neri lucenti che mettono ancora di più in risalto la sua irresistibile attrattività. Tanto è potente la trascinante bellezza di Stella che finanche il borioso sig. Di Sole finalmente viene zittito dei suoi sproloqui, intuendo dentro di sè di stare andando incontro a qualcosa forse più grande e più potente di lui stesso, che vive solo del suo narcisismo.

Stella avanza, regale e amorevole, incurante dello scompiglio che la sua presenza comporta. Il sig. Di Sole, dopo alcuni momenti di innaturale silenzio, riprende i suoi sproloqui. Preso dal suo narcisismo e convinto che solo lui può brillare di luce propria, egli viene reso cieco dal suo stesso pregiudizio e non riconosce più la realtà, cominciando ad indicare al compagno Di Terra che l’anima in avvicinamento gli sembra particolarmente brutta, superba e dalle forme imperfette e non meritevole pertanto di alcuna ammirazione. Il sig. Di Terra, pur annuendo a causa della sua schiavitù esistenziale, ha conservato però la lucidità della Ragione e dell’Intelligenza scevra da pregiudizi, conosce i numeri, la spiritualità ed i rapporti dell’armonia e riconosce all’istante la grandezza della perfezione armonica, nello spirito, nella mente e nel corpo, di Stella. Il sig. Di Terra vede quello che il sig. Di Sole non potrà mai vedere: l’Armonia e la Bellezza dell’Universo.

Seduta ad una panchina della zona di passeggio c’è un’altra coppia di anime, anch’esse palesemente diverse: il sig. Pio Chiesa, potente, colto e sicuro di sè, ed il sig. Modesto Galilei, riservato ma fiducioso, umile e curioso. Il sig. Modesto racconta al sig. Pio che, spinto dalla curiosità alla conoscenza delle leggi che regolano la natura, si è costruito un cannocchiale che gli permette di vedere cose che non è possibile vedere ad occhio nudo. Egli ha così visto cose strabilianti!! Ha visto, nelle notti chiare e stellate, attraverso il suo cannocchiale, che il pianeta Giove ha quattro “lune” che girano continuamente intorno al pianeta stesso, proprio come la nostra Luna gira intorno alla Terra!! Egli le ha denominate Io, Europa, Ganimede e Callisto che erano i figli di Zeus, rappresentato per l’appunto da Giove. Che grande e sensazionale scoperta!!

Il sig. Modesto forse non si rese conto delle sconvolgenti implicazioni che le sue lune di Giove comportavano nè minimamente immaginava che queste sue lune gli avrebbero rovinato la vita. Il sig. Modesto era un ottimista e comunicava i suoi pensieri al sig. Pio, seduto a fianco sulla panchina, che era fondamentalmente un pessimista perchè vedeva il male dappertutto tranne che dentro sè stesso. Il sig. Pio ascoltava in silenzio cercando di focalizzare a suo modo nella propria mente le conseguenze della visione delle lune di Giove. Nel frattempo i discorsi-sproloqui del Sig. Di Sole, a causa della sua voce roboante, arrivavano alle orecchie del sig. Modesto e del sig. Pio monopolizzando la loro attenzione perchè in sintonia con la conversazione centrata sulle lune di Giove.

Il pensiero narcisista e centralizzatore, basato sul principio della massima considerazione per se stessi ad esclusione di quella degli altri, del sig. Di Sole catturò e soggiogò le convinzioni di quasi tutti gli astanti e le stesse lune del sig. Modesto andarono ad avvalorare questa esclusiva centralità, importanza e visione del sig. Di Sole.  Di quasi tutti ma non di tutti perchè il sig. Pio, una volta riavutosi dalle iniziali perplessità, seguendo il suo inconscio radicato più grande narcisismo religioso e culturale, capì che si era all’improvviso materializzato davanti a lui, con le idee del sig. Di Sole e le lune del sig. Modesto, il più grande nemico della sua storia. Due convinti narcisi non potevano coesistere per cui bisognava necessariamente eliminarne o oscurarne uno. Nella lotta che ne seguì vinse però il narcisismo totalizzatore del sig. Di Sole.

Fu così che, a fasi alterne, si passò da un narcisismo ad un altro. Dal narcisismo aristotelico del sig. Pio si passò a quello del sig. Di Sole. Le esistenze di Stella e del sig. Di Terra furono quindi oscurate ed esse gradualmente si eclissarono. Stella era ed è la Manifestazione generatrice dell’Amore Cosmico e del suo divino mistero con le sue infinite armonie ed anche una visione di civiltà progredente senza eccessi in un divenire evolutivo rispettoso della natura e delle sue leggi, in tutte le sue componenti.

Ma Stella è anche la Manifestazione del Cosmo luccicante, scintillante, e roteante continuamente davanti, sopra ed intorno a noi ed essa può essere vista ed ammirata solo attraverso gli occhi della Ragione, fatta di Numeri, Pensieri e Spiritualità, che sono prerogativa del sig. Di Terra. Anche se queste due esistenze, di Stella e del sig. Di Terra, sono oggi ancora oscurate esse sono vive più che mai ed un giorno torneranno a splendere e ad essere rispettate ed ammirate nella loro grandezza, quando il principio di esclusione del narcisismo avrà dato luogo a quello della condivisione e della inclusione del tutto nell’uno.