35 – GIUSEPPE E I SUOI FRATELLI – LA CIVILTA’ E LA BARBARIE

1 – Io non ho inferto sofferenze

2 – Io non ho rubato con violenza

3 – Io non ho fatto violenza ad alcuna persona

4  Io non ho rubato

5 – Io non ho ucciso nè uomini e nè donne

6 – Io non ho alleggerito le quantità secondo misure (al mercato)

7 – Io non ho agito con inganno

8 – Io non ho trafugato le cose che appartengono a Dio

9 – Io non ho pronunciato il falso

10 – Io non ho sottratto beni con la forza

11 – Io non ho pronunciato parole vili o cattive

12 – Io non ho sottratto cibo con la forza

13 – Io non ho agito con inganno (forse nel senso di trasgressione)

14 – Io non mi sono adirato

15 – Io non ho invaso i campi altrui

16 – Io non ho ucciso animali sacri

17 – Io non ho maltrattato terreni arati

18 – Io non mi sono intrigato in faccende con imbrogli

19 – Io non ho sparlato contro alcun uomo

20 – Io non mi sono arrabbiato senza una giusta causa

21 – Io non ho fornicato o commesso sodomia

22 – Io non mi sono masturbato

23 – Io non ho fatto l’amore con la moglie altrui

24 – Io non ho impaurito alcun uomo

25 – Io non ho parlato con rabbia bruciante

26 – Io non sono stato sordo alle parole di giustizia e verità

27 – Io non ho fatto piangere alcuna persona

28 – Io non ho pronunciato parole blasfeme

29 – Io non ho agito con violenza

30 – Io non ho precipitato il mio cuore (nel senso di agire senza considerazione)

31 – Io non ho bucato la mia pelle e non mi sono vendicato verso Dio

32 – Io non ho parlato più del necessario

33 – Io non ho commeso frode e non ho guardato verso il diavolo

34 – Io non ho mai pronunciato maledizioni verso il Sovrano

35 – Io non ho sporcato acqua corrente

36 – Io non ho esaltato le mie parlate o discorsi

37 – Io non ho maledetto Dio

38 – Io non mi sono comportato con insolenza

39 – Io non ho fatto distinzioni o favoritismi

40 – Io non ho accresciuto la mia ricchezza ad eccezione dei miei propri possedimenti

41 – Io non ho maledetto le cose che appartengono a Dio e che sono con me

42 – Io non mi sono vergognato del patrono della città

Questa è la “Confessione Negativa” o “Dichiarazione di Innocenza” che le anime degli antichi egiziani deceduti pronunciavano davanti a 42 divinità nella  Sala del Giudizio, o “Maat”, presieduta da Osiride, Iside e Nephtys, con la presenza di Ra-Harmachis, Temu, Shu, Tefnut, Seb, Nut, Horus, Hathor, Hu, Sa, Anubis e Thoth, durante l’importante operazione e cerimonia della “Pesatura del Cuore” del deceduto su una grande bilancia posizionata al centro della Sala ove su un piatto della bilancia veniva messo il cuore del deceduto e sull’altro piatto vi era la piuma rappresentante il concetto ed i precetti di equilibrio del “Maat”.  L’anima del deceduto veniva diretta nei campi elisi, in compagnia delle grandi divinità, se alla fine della cerimonia la bilancia rimaneva in equilibrio perfetto. Se invece la bilancia si inclinava da una parte o dall’altra l’anima veniva diretta all’inferno, come diremmo noi oggi, nel fuoco, e con infiniti tormenti e maltrattamenti.

Vi sono diversi papiri con diverse “confessioni” come pure diversi sono i traduttori che hanno prodotto diverse interpretazioni. Questa presentata è derivante dal papiro di Ani ed è la traduzione fatta da uno dei più grandi Egittologi di tutti i tempi, curatore del British Museum: il fu Sir Wallis Budge, che ha scritto molti interessantissimi libri sull’argomento. Tutte le versioni e traduzioni convergono però nel trasmettere e mettere in risalto i sentimenti di alta spiritualità e le concezioni di vita estremamente rispettose delle persone e delle forme del creato che non ci aspetteremmo da popoli vissuti migliaia di anni orsono, convinti come siamo di essere noi all’apice della civiltà. Inoltre queste “confessioni” si possono considerare un codice di condotta morale indicativo della mentalità e saggezza di questi nostri arcaici antenati. La storia di Giuseppe e i suoi fratelli si sposa alla perfezione con lo spirito della “Confessione Negativa”. Entrambe, la storia e la confessione, risalgono alla notte dei tempi.

La storia di Giuseppe e i suoi fratelli fu riscoperta in forma geroglifica come un racconto fiabesco narrato già ai tempi delle antichissime dinastie della storia egiziana. Ciò conferma la sua estrema antichità. Questa storia è complessa ed articolata e la sua importanza doveva essere ritenuta grande fin dalle origini, perchè finanche i compilatori del Vecchio Testamento della Bibbia, millenni dopo, le hanno riservato un gran numero di pagine. In breve Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, per invidia dei suoi 11 fratelli, fu minacciato di morte varie volte dagli stessi fratelli i quali alla fine lo vendettero come schiavo ad una carovana di passaggio. All’articolo n. 10 abbiamo visto il dipanarsi ed abbiamo interpretato la parte più appariscente di questa parte della storia, mentre Giuseppe era in Egitto. Dopo essere asceso alla carica di Vicerè d’Egitto e durante la carestia, Giuseppe incontrò i suoi fratelli, che lo avevano in pratica condannato a morte, mentre cercavano di sfuggire alla morte per fame.

Per quanto la “Confessione Negativa” non menzioni esplicitamente la parola “perdono”, esso, il perdono, è più che implicito fra i precetti del suo codice morale. Quando ci dice di non aver inferto sofferenze, di non aver fatto violenza ad alcuna persona, di non avere ingannato, di non avere impaurito, di non avere sparlato, di non aver fatto piangere alcuna persona, di non essere stato sordo alla giustizia ed alla verità, di non aver agito con violenza, eccetera, ci dice con altre parole di aver usato il perdono. Il perdono, contrariamente a quello che noialtri, da barbari ingenui, pensiamo, è un’arma potentissima infinitamente più potente della più potente bomba atomica, e finanche più potente della prossima bomba che gli “scienziati” cercano di costruire, quella dell’antimateria. Il perdono è un’arma della Civiltà. La vendetta, la guerra e la bomba atomica è un’arma della barbarie. Questo è il messaggio che ci viene dalla storia bellissima dell’incontro di Giuseppe coi suoi fratelli.

Giuseppe, divenuto potentissimo, quando riconobbe fra i profughi affamati coloro che avevano decretato la sua morte, avrebbe potuto facilmente vendicarsi e senza neanche esporsi in prima persona, visto che lui aveva riconosciuto i suoi fratelli ma essi non avevano riconosciuto Giuseppe. Giuseppe usò invece l’arma della Civiltà: il perdono.

Giuseppe non facendo violenza a nessuno era e fu pertanto la personificazione o l’umanizzazione, nella vita reale di tutti i giorni, dei precetti della “Confessione Negativa”. Giuseppe morì da uomo potente e la potenza del suo messaggio entrò nell’eternità come un punto di riferimento essenziale per chiunque voglia leggere e vedere la realtà con gli occhi della mente e del cuore. Il suo messaggio, come quello delle “Confessioni” è un messaggio di Amore Cosmico dei Padri della Civiltà, nostri antenati, i quali hanno lasciato le loro inconfondibili impronte per i loro messaggi immortali. Queste impronte erano e sono i numeri sessagesimali. La numerazione sessagesimale faceva parte del loro linguaggio ed i numeri sessagesimali erano un pò la chiave per accedere alla loro mentalità, erano i loro passaporti o carte di identità. Così fu per Giuseppe e i suoi fratelli, 12 figli di Giacobbe, con il 12 il fattore più indicativo della provenienza di tali preziosi insegnamenti di civiltà. Quando ci imbattiamo in tali numeri dovrebbe sempre suonare un campanello di allarme nelle nostre menti per avvisarci: attenzione!!, questo potrebbe essere un messaggio, o un reperto, o una opera, dei Padri della Civiltà.

Le tante lezioni della storia di Giuseppe e delle “Confessioni” mettono inoltre in risalto l’importanza dell’evitare gli eccessi, del vivere in equilibrio, equilibrio espresso molto bene dalla bilancia della sala del giudizio del “Maat”. Questo problema degli eccessi, pur dovendo essere qualcosa facile da capire, nella nostra odierna “modernità” è semplicemente ignorato. In particolare gli eccessi della “Parola” sono molto evidenziati nelle “Confessioni” quando dice io non ho pronunciato il falso, non ho detto parole vili o cattive, non mi sono adirato, non mi sono immischiato in inbrogli, non ho sparlato contro alcuno, non ho parlato con rabbia bruciante, non ho pronunciato parole blasfeme, non ho parlato più del necessario, non ho pronunciato maledizioni verso il sovrano, non ho esaltato le mie parlate o discorsi, non ho fatto distinzioni, non ho maledetto Dio, non ho maledetto le cose della natura. Cioè ben 13 accenni solo a questi eccessi distruttivi della parola.

L’Italia, fra i paesi occidentali, anche in questo eccelle. Negli anni 80 avevamo, noi, piccolo Paese al mondo, il 25%, un quarto, di tutte le trasmissioni televisive della Terra. Dopodichè si è perso il conto. Oggi questa percentuale sarà sicuramente aumentata. Non solo. E’ stata estesa a coprire tutte le 24 ore e, via satelliti, inviata a tutto il mondo, alimentando vorticosamente le illusioni, i fraintesi, le allusioni, le distorsioni, le false realtà, la bramosia, l’avidità, sogni spezzati, oltre alla voluta disinformazione o all’informazione di parte, tutte cose che contribuiscono ad aumentare gli squilibri del pianeta e gli odi che ne conseguono. Perchè gli eccessi conducono alla barbarie, ecco perchè è importante vivere in equilibrio. Ma quale governante avrà mai il coraggio di ridurre questo tanto parlare a livelli più accettabili e più rispettosi delle tante altrui sensibilità, culture e percezioni??? Nessuno. Nessuno perchè crediamo nella libertà infinita. Ma gli eccessi della libertà infinita ci potrebbero riservare amare sorprese.

I messaggi della storia di Giuseppe e i suoi fratelli e delle “Confessioni” sono, in conclusione, messaggi eterni di inclusione o conciliazione, sobrietà e carità contro i loro concetti opposti di contrapposizione, esclusione, eccessi e avarizia o indipendenza. Quando riconobbe i suoi fratelli Giuseppe, col perdono, si riconobbe parte includente della sua famiglia che ricompattò ed onorò. Parimenti quando venne la carestia salvò, in cambio di niente, tutti i profughi venuti a sfamarsi, facendo in pratica la carità dettata dal principio di inclusione in un momento in cui si erano verificati degli squilibri, o eccessi, tra chi aveva tanto e chi aveva niente.

Tante migliaia di anni dopo, ai nostri giorni, l’umanità si trova a rivivere quelle esperienze drammatiche delle abissali differenze fra gli esseri umani e fra le nazioni del pianeta. L’eccesso di ricchezza è un peccato, come evidenziato dalle “Confessioni” e va regolato al pari di tutti gli altri eccessi, secondo gli insegnamenti concettuali di Giuseppe e dei padri della Civiltà, come già mostrato negli articoli precedenti di questo blog da dove viene messa in luce l’idea che l’unica risposta possibile alle sfide che questa umanità si trova a fronteggiare è un solo governo per una sola Nazione, la Nazione Terra, con le stesse regole e con l’economia, in tutte le sue forme, governata e regolata dal governo anzichè essere lasciata “libera” nelle mani dei tanti turlupinatori ai quali del destino dell’umanità non glie ne frega niente. L’alternativa potrà solo essere una guerra fratricida della barbarie.

Vedi l’articolo n. 10 – GIUSEPPE IN EGITTO – per i dettagli e spiegazioni più importanti di questa affascinante storia di civiltà.

…….

P.S. del 15 Dicembre 2012 – A conferma ed a parziale correzione di quanto sopra descritto bisogna aggiungere che la storia di Giuseppe non è una fiaba ma, secondo le ultime decifrazioni dei relativi geroglifici, è la storia vera appartenuta al leggendario IMHOTEP, vicerè d’Egitto e del faraone Zoser della terza dinastia. IMHOTEP fu definito da alcuni studiosi come il Leonardo da Vinci egizio ed i suoi meriti furono tanti che dopo la morte fu deificato. La sua storia fu copiata dagli ebrei della Bibbia e dandogli il nome di Giuseppe.

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