Archivio per maggio, 2011

44 – LA DETERMINAZIONE DELLA LONGITUDINE CON LA LUNA

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, MISURA E GIUSTIZIA, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 31, 2011 by beautiful41

Un tavolo coperto da una tovaglia di lino finissimo, ricamata con tanti disegni di fiori di loto colorati e bellissimi lungo i bordi della tovaglia e formanti un cerchio al centro della stessa tovaglia, e imbandito con belle ed appetitose pietanze. Cibi raffinati. Pane croccante di tante qualità. Formaggi deliziosi. Frutta locale ed esotica invitante. Salse gustose. Dolci squisiti. Vini prelibati. Birra spumeggiante. Acqua purissima. Stoviglie di ceramica finissima e posate di oro e altre d’argento. Bicchieri a calice di cristallo. Vasi di alabastro ripieni di fiori multicolori ancora freschi. Al centro e pendente dall’alto un grande candelabro di giada a forma di 4 triangoli MR dal quale discendevano 4 pergamene con la “Confessione Negativa” per coloro che sapevano leggere. La grande sala era illuminata da grandi finestre addobbate con ampie coppie di tende profumate e ricamate ciascuna con una grossa “ankh” di colore dell’oro da un lato ed una asta per misurare dall’altra, entrambi questi segni circondati da fiori di loto e stelle a 5 punte azzurrine, fluttuanti con leggiadria all’alito della piacevole brezza proveniente dal mare Mediterraneo.

All’improvviso la porta si aprì ed una orda di uomini scarna, magra ed affamata si materializzò nella sala. Questi uomini erano dei semi-selvaggi e non avevano mai visto una tale simile ricchezza per cui, intimiditi da tutto quel ben di Dio, cominciarono lentamente e con rispetto e circospezione a prendere posizione intorno al tavolo e, nonostante la fame, osservavano con reverenza le tante prelibatezze sul tavolo imbandito, iniziando timidamente a saggiarne i sapori mai conosciuti prima. Piano piano essi si acclimatarono e, finalmente liberi e disinvolti, mangiarono e bevvero a sazietà dimenticando chi erano e da dove venivano. I cuochi e gli chefs che avevano creato e preparato queste prelibatezze erano già morti da vari millenni ed i loro discendenti erano spariti, emigrati in tanti paesi in giro per il mondo, per cui l’orda di semi-selvaggi non conobbe mai questi creatori artisti da “cordon bleu” e nè i loro nomi. Anzi, non gli interessava proprio, tanto erano ormai pieni solo di loro stessi.

Il tavolo imbandito era il tavolo imbandito della conoscenza della biblioteca di Alessandria d’Egitto a cui tutti i classici greci si erano nutriti di quelli che erano solo i resti dei relitti della sapienza salvati dalla distruzione del centro universale della conoscenza millenaria di On (Heliopolis). Essendo i cuochi autori originali spariti essi, i classici greci, rubando i “diritti di autore”, come diremmo noi oggi, vi si sostituirono compiendo così uno dei più clamorosi plagi della storia. Alcuni si dichiararono i creatori delle salse, altri delle varie pietanze, altri dei formaggi, altri dei dolci, e così via di seguito per tutta la ricchezza giacente nella sala della sapienza e sul tavolo della conoscenza. Ma non durò molto. Mancando le istituzioni lungimiranti e solide della Civiltà, il tavolo e la sala della sapienza dopo poco fu abbandonato ed il mondo precipitò nella Barbarie per oltre 1500 anni.

Dopo tali circa 1500 anni accadde, per le coincidenze del destino, che una seconda orda di uomini semi-selvaggi, scarna, magra ed affamata, allenata solo a pregare ed a combattere con la spada e senza idea di Civiltà, venisse a conoscenza delle tante ricette di pietanze, cibi e dolci prelibati che i classici greci avevano appreso al tavolo imbandito della sapienza e delle quali si erano dichiarati autori. Questa seconda orda di uomini semi-selvaggi era l’orda dell’uomo europeo medioevale che, grazie agli scritti degli arabi, all’improvviso fu come illuminata da un potente faro nella notte buia, faro che rivelava l’esistenza di cibi, pietanze e dolci prelibati della Civiltà sconosciuta a questa seconda orda che, disperata, si precipitò ad alimentarsene, mangiandone e bevendone a sazietà, dando origine al Rinascimento. Ma, forse per aver troppo bevuto, come per i classici greci, questa seconda orda di europei senza idea di Civiltà, inebriatasi ed insuperbitasi e credendosi “prescelta da Dio”, ripetette il plagio già perpetrato dalla prima orda, proclamandosi, con qualche eccezione, l'”inventore” o l'”inventrice” di tutte le ricette culinarie della sapienza e della moderna Civiltà, ciò che diede origine alla “superiorità” e predominio del pensiero giudaico-cristiano perdurante ai giorni nostri.

Una delle pietanze prelibate fu assaggiata da Ipparco, uno degli uomini semi-selvaggi nutritosi al tavolo imbandito della sapienza ad Alessandria d’Egitto, e riguardava la Luna e la longitudine, l’idea cioè che la longitudine in mare ed in tutta la Terra potesse essere misurata osservando il movimento della Luna attraverso le stelle. Quest’idea, dopo i secoli bui, riuscì ad arrivare in qualche modo all’orizzonte del pensiero dell’uomo post-rinascimentale il quale, spinto dalla necessità dei navigatori oceanici e dei cartografi di essere forniti di un sistema che permettesse loro la determinazione della longitudine, iniziò ad incentivare, spingere e svegliare la curiosità, l’attenzione e l’ambizionee dei migliori cervelli dell’epoca per risolvere questo problema. Pian piano si riuscì a capire che quest’idea proveniente dal tavolo imbandito, fra tante suggerite, era quella giusta ma per realizzarla occorreva l’esistenza di un osservatorio astronomico da dove si potesse rilevare e registrare le posizioni delle stelle e della Luna, e degli astri in genere, a tutte le ore e tutti i giorni dell’anno. Fu per soddisfare questa necessità che fu costruito l’osservatorio astronomico di Greenwich alla fine del seicento.

La Luna gira continuamente intorno alla Terra compiendo un giro reale od assoluto ogni 27,3 giorni ed un giro apparente, perchè noi nel frattempo con la Terra ci muoviamo rispetto al Sole e per ritornare alla stessa fase lunare, ogni 29,5 giorni. Ogni giorno quindi la Luna si muove di (360° / 27,3 =) 13,2 gradi corrispondenti per ciascuna ora a (13,2 / 24 =) 0,5 gradi. Sarebbe però più appropriato considerare il giro apparente di 29,5 giorni facendo 360°/29,5 = 12,2 gradi, e 12,2/24 = 0,5 gradi.  0,5 gradi sono 0° 30′, trenta primi, i quali sono anche il diametro della stessa Luna. Pertanto la Luna ogni ora si sposta nel cielo lungo la fascia zodiacale del suo stesso diametro. La Luna cioè scivola lungo l’eclittica, che è la linea che definisce la fascia zodiacale, allo stesso modo come una lancetta dell’orologio scorre lungo i numeri delle ore dal 1 al 12, con la differenza che la Luna si muove lungo l’eclittica in senso antiorario anzichè in senso orario. Essa si scosta dall’eclittica al massimo di solo 5 gradi e, con le eclissi, che avvengono sempre sull’eclittica, ne è una marcatrice perfetta. La Luna ripete precisamente i suoi cicli in sincronia con gli altri astri ogni 19 anni, periodo chiamato “ciclo Metonico”.

La Luna quindi, come una avanguardia inviata in avanscoperta da un condottiero di un esercito, è molto più veloce del Sole nel suo percorso di rivoluzione sull’eclittica nella fascia zodiacale. Questo suo distanziarsi palpabilmente e visivamente dal Sole, dalle stelle e dai pianeti che raggiunge e sorpassa continuamente nella fascia zodiacale diede origine così al calcolo della longitudine col metodo denominato delle “Distanze Lunari” in pieno uso fra il 1750 ed il 1850 anche se molti lo usarono fino agli inizi del 1900 allorchè, con l’avvento della radiotelegrafia, molte navi e operatori astronomici e geografici poterono acquistare, ad un costo non esorbitante, un cronometro, detto cronometro marino, che, pur se elaborato dall’inglese Harrison verso il 1750, fu solo con l’avvento della radiotelegrafia che poteva così essere giornalmente corretto o risettato attraverso i “segnali orario” che la radiotelegrafia rendeva disponibili in qualsiasi parte del mondo uno si trovasse.

Il metodo delle “Distanze Lunari” è concettualmente semplice e consiste nel comparare l’ora locale con l’ora dell’Osservatorio Astronomico alla quale si è effettuata la stessa osservazione poichè la loro differenza dà il valore della longitudine. L’ora locale la si ottiene in genere col Sole alla sua massima altezza a mezzogiorno, al passaggio in meridiano, portando in tale istante le lancette di un orologio qualsiasi sulle 12.00.

Per il raggiungimento di questo obiettivo pertanto si iniziarono a registrare all’Osservatorio di Greenwich tutti i giorni ed a tutte le ore di visibilità della Luna, le distanze angolari fra la stessa Luna e gli altri astri visibili della fascia zodiacale, o vicino ad essa, con le quali si prepararono delle tabelle di previsione, basate sul “ciclo Metonico”, per gli anni successivi e relative alle stesse osservazioni. Queste tabelle, o Tavole della Luna furono all’origine dell’Almanacco Astronomico o Effemeridi. Oltre al Sole, le stelle maggiormente interessanti per il detto scopo dentro la fascia zodiacale erano e sono Aldebaran, Polluce, Regolo, Spica, Zuben-el-genubi, Antares, Nunki, Schedar, oltre naturalmente ai pianeti Marte, Giove, Saturno, Venere e Mercurio.

Una volta sistemato il nostro orologio sull’ora locale come detto, e per esempio osserviamo con un sestante o misuratore di angoli, alle 20.15 del nostro orologio per il 21 Giugno che la distanza lunare angolare fra la Luna e la stella Spica è di 13° 42′ e dall’Almanacco Astronomico in nostro possesso rileviamo per la stessa data che lo stesso angolo di 13° 42′ fra la Luna e la stella Spica è osservabile all’Osservatorio di Greenwich alle ore 22.45 ciò significa che la nostra longitudine è 22.45 meno 20.15 = 2 ore e 30 minuti ovest che trasformata in gradi risulta 37° 30′ ovest.

Naturalmente il calcolo reale era più complesso perchè bisognava apportare le correzioni per la parallase e la rifrazione ed altre correzioni, e per le necessarie interpolazioni, data la complessità dei parametri del moto lunare. Da tenere presente inoltre che durante tutto il periodo in cui tale sistema fu usato ogni importante nazione aveva il suo meridiano di riferimento al quale bisognava riferirsi se in possesso di un Almanacco Astronomico della stessa Nazione. Ma concettualmente il semplice calcolo era quello mostrato. Per la completezza dell’informazione bisogna anche dire che la Luna, a causa della rotazione giornaliera della Terra, passa dall’essere, fra Sole Luna e stelle, l’elemnto più veloce nel suo moto di rivoluzione all’essere l’elemento più lento per la detta rotazione giornaliera. Le stelle passano in meridiano ogni 23 ore 56 minuti, il Sole ogni 24 ore e la Luna ogni 24 ore e 50 minuti circa.

Questo sistema delle distanze lunari fu usato, oltre che in mare, anche per l’iniziale mappatura degli Stati Uniti d’America fino alla costa occidentale della California, e fu usato per la mappatura iniziale del Canada fino agli estremi confini occidentali. oltre che in altre parti del mondo. Questo sistema però, per quanto semplice, non era molto preciso avendo una approssimazione in mare fra le 8 e le 15 miglia marine (fra 15 e 28 km) nelle migliori condizioni di osservazione e sulla terra ferma intorno alle 5 miglia marine (9 km) o forse meno.
Uno dei migliori, se non il migliore, osservatore ed estimatore di questo sisstema in mare fu Joshua Slocum, il primo circumnavigatore del mondo in barca a vela in solitario, autore di un affascinante libro il cui titolo è “Solo intorno al mondo”. In esso Slocum descrive come il suo miglior risultato col sistema delle distanze lunari sia stato un errore di sole 5 miglia durante la traversata del Pacifico alla fine dell’ottocento. Secondo Slocum questo sistema è “mirabilmente edificante e non c’è niente nel campo della navigazione che possa sollevare di più il cuore verso l’adorazione”.

Nonostante il notevole margine di approssimazione per i nostri standard odierni appare abbastanza chiaramente però che il metodo delle distanze lunari per il calcolo della longitudine, data la sua semplicità e facile messa in pratica, per terra e per mare, da qualsiasi Civiltà degna di questo nome anche se non tecnologicizzata, possa essere stato usato in tempi arcaici dagli stessi Egiziani, Sumeri, Polinesiani ed altri nei loro viaggi intorno al mondo. Ed è pertanto ragionevole pensare che la memoria di queste nozioni sia stata conservata al centro universale della conoscenza di On e di là finito quale relitto salvato sul tavolo imbandito della sapienza al quale Ipparco mangiò e bevve a sazietà.

Dopo il suo oblio ci sono voluti 2000 anni perchè l’iniziale “input” di Ipparco si sia potuto realizzare in tempi quasi recentissimi, come detto, e dopo secoli di lavoro delle meningi dei migliori cervelli del pianeta prima che, dopo tanti affanni e difficoltà, finalmente si riuscisse a trovare una soluzione ragionevolmente pratica ed attuabile. Non sarebbe illogico pertanto ritenere che sia intercorso altrettanto tempo prima di Ipparco dall’epoca dell’abbandono di questo sistema che richiede comunque, oltre ad una profonda conoscenza dell’astronomia, una conoscenza dei “tempi” e della loro importanza per poter essere “inventato”. Tutto sembra indicarci come l’epoca del 3000 A.C. possa essere stata l’inizio della perdita della sapienza o conoscenza.

In questo contesto appare anche giustificata l’importanza che nell’arcaico passato si è data alla Luna, Regina dell’Universo, Regina d’Amore e Regina di Civiltà, Regina di Vita e Regina della Misura, Regina del Cosmo e Regina della Rinascita, tutte qualità rappresentate dalla Dea Iside e dal fior di loto, dalla “Ankh” e dall’asta misuratrice, presenti nella sala imbandita della sapienza, assieme al triangolo MR, alle stelle a 5 punte ed alla “Confessione Negativa“, la vera anima della Civiltà in ogni tempo, ove matematica, geometria, armonia, misura, equilibrio, rispetto per la Vita e rispetto per la natura, cosmologia ed Amore si fondevano in una sola ed unica entità, secondo gli insegnamenti dei Padri della Civiltà. .

…….

Nota Aggiuntiva del 30.08.2012, per una miglior chiarificazione.

Il calcolo della longitudine è sempre stato un grattacapo ed un problema di difficile soluzione per l’Uomo. Mentre la latitudine è sempre stata facile da calcolare fin dalle più remote antichità a causa dell’inalterabilità e della stabilità dell’asse terrestre con una inclinazione fissa sull’eclittica, per cui basta prendere con tutta calma di notte l’altezza della Stella Polare, o di chi per essa, sull’orizzonte, in gradi e primi, ed è fatta, è stata “calcolata” la latitudine, oppure con altezze di Sole a mezzogiorno al suo passaggio in meridiano, non così è purtroppo per la longitudine a causa della rotazione continua della Terra che, per rendere l’idea, ci scappa continuamente di sotto. E non possiamo chiedere alla Terra: “Fermati un poco, Terra, che devo calcolare la longitudine”!!

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43 – TERREMOTO A ROMA E TERREMOTO NEL MONDO

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 18, 2011 by beautiful41

E’ scritto!! Sta scritto su Internet!! E’ stato riportato dall’agenzia X…!! E’ scritto sul tal quotidiano!! Potenza della parola scritta!! E come suonano vere le parole di Platone quando ammoniva sui pericoli insiti nella parola scritta quando essa è solo letta come una nozione o informazione ma non è vagliata e assimilata con la ragione e la dovuta riflessione. L’esplosione delle comunicazioni con internet ha decuplicato o centuplicato i pericoli paventati da Platone.. In parole povere oggigiorno dar da bere delle bufale colossali all’umanità intera è quasi un gioco da ragazzi, come ha dimostrato il falso terremoto di Roma che tanto scompiglio ha provocato fra gli abitanti della nostra capitale.

La grande rivoluzione moderna della tecnologia apportata da internet è, senza dubbio, una conquista dell’umano intelletto di inestimabile valore, con l’istantanea possibilità di contatto fra tutti gli abitanti del pianeta. Questo nuovo sistema di comunicazione però, fra tanti incommensurabili vantaggi, ha anche un lato oscuro o diabolico, aperto a tutte le malversazioni possibili ed immaginabili, La facile diffusione di notizie false, come quella del terremoto di Roma, ne è solo un esempio. Inoltre l’istantanea presa di coscienze delle differenze e diversità abissali che dividono l’umanità non può non essere sconvolgente. Questo sistema, affiancato dalla tecnologia dei telefonini, dei computers e del sistema satellitare, è basato su un principio filosofico di libertà infinita senza regole, pensiero che ha avuto la sua massima valorizzazione dopo la caduta del muro di Berlino e l’attuazione della “deregulation”, un mondo senza regole, di Reagan.

Prima di tale rivoluzione le comunicazioni erano regolamentate internazionalmente secondo accordi ratificati in tante convenzioni e conferenze da tutti i governi di tutte le Nazioni della Terra, Nazioni che garantivano l’applicazione di tali accordi e regole, accordi e regole incernierati e basati tutti sulla segretezza e la riservatezza delle comunicazioni, con l’istituzione di specifici professionisti delle comunicazioni addetti alla loro gestione. Tali professionisti erano resi responsabili civilmente e penalmente del loro operato, vincolato sempre alla segretezza, pena il ritiro del loro titolo professionale.

Con l’avvento delle nuove tecnologie tutto questo è saltato letteralmente per aria. Per quanto i trattati internazionali esistano ancora e sono ancora considerati “legali”, essi sono resi nulli e vuoti dalla pratica delle comunicazioni in corso. I Governi delle Nazioni, che prima garantivano il controllo delle comunicazioni, adesso non garantiscono più niente e nè sono in condizioni di poterlo fare. Sulla base del nuovo principio della “libertà infinita” e della “deregulation” tutti o quasi tutti i Governi dei Paesi occidentali hanno liberato le loro rispettive Nazioni dai vecchi obblighi e, sul principio delle “liberalizzazioni”, delegando ai singoli privati, con le privatizzazioni di pressocchè tutto, e cioè banche, comunicazioni, trasporto, assicurazioni, elettricità, energia, acqua, economia in genere, eccetera, la proprietà e la insindacabile gestione di tali settori, confidando che il potere di autocontrollo del “libero mercato” potesse sostituire gli obblighi di garanzia e controllo dei Governi.

Sappiamo bene e lo vediamo tutti i giorni, come è finita. Tutti questi poco rispettabili feudi privati di banche, comunicazioni, trasporti, assicurazioni, elettricità, energia, acqua, economia in genere, eccetera, dovendo fare gli interessi solo dei loro proprietari azionisti, non tengono in nessun conto nè i Governi e nè il rispetto e le esigenze dei cittadini, con singoli aumenti, come per esempio dell’acqua privatizzata, che hanno raggiunto in pochi anni il livello astronomico del mille per cento.

Il falso terremoto di Roma può essere quindi solo una avvisaglia, o un campanello di allarme, del pericolo che grandi motori di ricerca o i grandi portali di informazioni e comunicazioni, sostituendosi ai tanti singoli Governi e su una scala globale, possano controllare, indirizzare e dirigere le opinioni ed i comportamenti del genere umano facendolo passare dalla libertà alla schiavitù, con un potere di un immenso inimmaginabile valore perchè possono determinare a loro piacimento i destini dell’umanità intera.

La recente propagata notizia dell’acquisizione di “Skype”, una telefonia gratuita, tranne per pochi casi di eccezione, che non porta quindi molti soldi di incasso, per la astronomica cifra di 8,5 miliardi di dollari è la testimonianza o la prova che tale investimento non può essere finalizzato ad un semplice ricavo, ma a qualcosa di ben più importante e di carattere immateriale, oserei dire spirituale, che è il desiderio di potenza sul controllo delle anime del pianeta Terra.

Il caso citato di Roma è successo forse in buona fede ed è dovuto in tal caso alla pura libertà di comunicare nella sua più nobile accezione. Ma potrebbe avvenire per esempio in mala fede o con la premeditazione se, per esempio, si volessero allontanare gli abitanti di una determinata città per perpetrarvi atti di rapina e saccheggio più facilmente. Anche se non si può tornare indietro sarebbe auspicabile però che i Governi delle Nazioni siano rimessi in condizioni di controllare le comunicazioni nei loro territori attraverso dei portali e motori di ricerca nazionali e gestiti da professionisti che, pur se retribuiti dalle società private dalle quali essi dipendono, siano titolati e certificati dai Governi. Questo se si vuole che le Nazioni, già gravemente indebolite da una economia globalizzata, continuino la loro esistenza di popoli sovrani.

Il falso terremoto di Roma ha messo in risalto pertanto un colossale frainteso nel quale l’uomo moderno occidentale è incorso, e cioè che “liberalizzare” significhi “lasciar fare” senza regole. Questo lasciar fare senza regole ha già prodotto il disastro che conosciamo nell’economia e nella finanza e continua a produrre i suoi catastrofici effetti in tutti gli altri settori delle umane attività, apparentemente senza possibilità di radicali correzioni perchè ci è stato detto e ripetuto che “questo è l’unico sistema che conosciamo” dopo il collasso del comunismo, e che non esiste niente altro oltre il libero mercato senza regole.

Tanto forte è la forza del pregiudizio che questo è l’unico sistema economico-sociale possibile, che l’uomo non si cura nemmeno di cercare di indagare e di individuare se in questo unico sistema conosciuto manchi qualcosa e, se sì, che cosa è che ci sfugge. Siamo sicuri che non manca niente??? Siamo sicuri che non ci sfugge niente??? Se riflettiamo bene forse possiamo renderci conto che ci sfugge qualcosa di cui abbiamo perso la memoria da molte migliaia di anni e che è il fondamento stesso della Civiltà. Abbiamo perso la Misura!!!

Il progresso è un viaggio, è un viaggiare da un punto A ad un punto B. Questo viaggio può essere effettuato in due modi: nella barbarie con continue infinite guerre e disastri, o pacificamente nella Civiltà. Nel primo caso si viaggia dal punto A al punto B attraversando alterne fasi di pace-crescita, crisi-decrescita, guerre-distruzioni, di nuovo pace-crescita, e così via di seguito, a scossoni, che è la strada che abbiamo scelto da vari millenni e che stiamo percorrendo, la strada della libertà infinita o della barbarie. Nel secondo caso, pacificamente nella Civiltà, il viaggio può essere effettuato lentamente e continuamente, senza scossoni e senza guerre o disastri, ma per realizzare questo secondo caso c’è bisogno della Misura. La Misura, al fine di raggiungere l’Equilibrio necessario per la convivenza pacifica fra tutti i cittadini della Terra, forse è ancora possibile realizzarla, poco a poco e con tenacia e perseveranza, non perdendo mai di vista l’obiettivo finale.

Ma che significa Misura e Civiltà agli effetti pratici??? Significa per esempio che Marchionne, e i tanti Marchionne del pianeta, invece di percepire quello che percepiscono, dovrebbero essere remunerati sulla base del loro ultimo operaio, ad esso “commisurati”, cioè fatto mille il valore dell’operaio il valore del suo manager dovrebbe essere indicativamente una volta e mezzo mille, cioè mille e cinquecento. La loro capacità ed ascendenza sui sottoposti è già una più che sufficiente remunerazione “per sè”. Lo stesso dicasi per infinite altre follie simili in tutti i settori dell’attività umana.

La Misura originò per dare la possibilità all’Uomo di mantenersi in Equilibrio nell’Ordine Cosmico nella Civiltà. La Misura non originò per misurare la lunghezza di un tavolo, di un monumento, di un terreno, o qualsiasi altra cosa materiale. La Misura era centrata sull’occhio (occhio della mente), braccio e cuore dell’Uomo, interconnessi, per fare risaltare l’importanza dell’Equilibrio dell’Uomo nel Cosmo, come descritto nell’articolo n. 23. La Misura era una Misura morale e spirituale prima che materiale.

L’importanza della Misura per una pacifica convivenza è stata già indicata all’Uomo dai Padri della Civiltà. Sta a noi raccogliere il messaggio oppure no. L’evoluzione, in ambedue i casi citati di guerra-barbarie e pace-civiltà, continuerà comunque e sempre, perchè si può progredire nella Civiltà ma anche nella Barbarie.

Il falso terremoto di Roma è un terremoto che riguarda tutta la Terra.

42 – OMAGGIO AD UNA STELLA

Posted in ARMONIA, ASTROLOGIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, SPIRITUALITA', TUTTE LE CATEGORIE with tags on maggio 14, 2011 by beautiful41

Questa poesia, o inno, sembra originata dal famoso matematico, astronomo filosofo e poeta Omar Kayan, persiano.
Omar Kayan è molto popolare nel mondo arabo e molte opere, musiche, e finanche dei nomi di vino, gli sono attribuite.
Ma potrebbe essere una traduzione di scritti originati in tempi arcaici.

O Stella
Sei venuta come un fiore e sei diventata una Stella
Inviata dall’Intelligenza Divina per trasformarti in simbolo della Bellezza e dell’Amore Cosmico
Sei riuscita nella gloriosa e titanica impresa di illuminare il Grande Disegno dell’Armonia

O Stella
Hai la rara o unica capacità di riconoscere all’istante la realtà,
e con gli occhi della tua lucida mente sei consapevole avanguardista delle aspettative
ed inconsce aspirazioni spirituali dell’umanità

O Stella
Sei venuta come un fiore con sete di conoscenza
che hai cercato con tutte le tue forze per alimentare la tua Bellezza
E l’hai ottenuta diventando così una Luce immortale
ed un riferimento sicuro per tante anime vaganti

O Stella
La tua ricerca della perfezione armonica ha sviluppato le tue innate doti artistiche
che hai manifestato in innumerevoli modi nelle tue opere
pervase dalla tua femminilità e sensibilità divine

O Stella
Con tutte queste doti e con la tua trascinante bellezza e determinazione
hai raggiunto la tua meta prefissa di arrivare al cuore del Divino fatto di conoscenza ed equilibrio

O Stella
Con il tuo spirito armonico sei diventata un riferimento lucente ed immortale di Civiltà
Aprendo così le porte della Verità per le anime amanti della tua conoscenza
Mentre viaggi nel Cosmo senza fine e senza tempo nell’equilibrio dell’attrazione universale
Origine della Vita che ha riconosciuto in te la Grande Dea dell’Ordine Cosmico

O Stella
Sei venuta come un fiore e sei diventata una Stella
Sei ora una Stella imperitura, lucente, splendente ed eterna
Regina dell’Amore che muove il Cosmo nella sua evoluzione
da sempre e per sempre

41 – UN CLANDESTINO VERO

Posted in ATTUALITA', EVOLUZIONE, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 12, 2011 by beautiful41

Nacala. Mozambico. Una splendida baia dalle acque azzurrine e profonde accessibile dal più grande golfo di Fernao Veloso. Appena la nave, proveniente da Dar Es Salaam e Mombasa, oltrepassò lo stretto oltre il quale si apriva la baia di Nacala, il capitano comunicò al personale sulla prua di prepararsi per la manovra di ormeggio “appennellando” l’ancora di dritta. “Appennellare” l’ancora è un termine di gergo marinaresco entrato nella consuetudine, significando far fuoriuscire l’ancora dalla sua normale posizione di massima rientranza nell'”occhio di cubia”, abbassandola di alcuni metri sulla superficie del mare, in modo che da tale posizione si ha una maggiore certezza che l’ancora scenderà velocemente in mare quando si sarà arrivati sul “punto di fonda”.

L’ancora è connessa all’estremità di una catena lunga per lo più 12 “lunghezze” ove ciascuna “lunghezza” è di 27 metri. La totale lunghezza della catena quindi è di circa 324 metri. Questa catena dell’ancora è alloggiata sottocoperta in un apposito deposito che da essa prende il nome di “pozzo delle catene”. La catena quindi scorre attraverso la “cubia” vera e propria che è il foro in coperta sovrastante il “pozzo delle catene”, prima di passare poi per “l’occhio di cubia”, verso l’esterno- La “cubia è un foro circolare il cui diametro è commisurato al calibro o grandezza di ciascuna maglia di catena ma notevolmente maggiorato per permettere uno scorrimento senza impedimenti della catena.

“TOC”…”TOC”…”TOC”… Dalla plancia si iniziarono a sentire i normali rumori dei battiti che le singole maglie di catena facevano urtando contro la “cubia” mentre lentamente si procedeva ad “appennellare” l’ancora pochi metri più giù sulla superficie del mare. Pochi istanti dopo, dalla radiolina portatile nelle mani del capitano, la voce concitata del primo ufficiale sulla prua annunciava: “PONTE, PONTE, E’ SBUCATO UN CLANDESTINO DALLA CUBIA, CHIEDIAMO ISTRUZIONI!!” Incredibile!!

Il clandestino che si materializzò all’improvviso davanti agli occhi stupefatti del personale sulla prua, come un angelo o un fantasma o un extraterrestre, era estremamente magro, molto alto e vestito della sua sola pelle del colore del bronzo. La sua estrema magrezza gli aveva permesso l’incredibile impresa di calarsi nel pozzo delle catene attraverso il pochissimo spazio della cubia pur già occupato dalla catena, fuoriuscendone quando allarmato dalla catena che iniziava a salire. Il fatto di “appennellare” l’ancora lentamente, prima di dare fondo allorchè la catena scorre velocemente, gli aveva risparmiato la vita!!

Il capitano aveva poco tempo per decidere. Fra minuti la nave sarebbe stata ormeggiata e tutte le sutorità di polizia, dogana, portuali e sanitarie sarebbero state a bordo per il normale controllo di frontiera prima di dare il loro nulla osta alla libertà per la nave ed il suo equipaggio di operare. Nell’attesa di decidere egli fece però rinchiudere in una cabina vuota il clandestino informando l’equipaggio di mantenere la massima segretezza per questa scoperta dell’ultimo momento, comunicando al cuoco di rifocillare il clandestino adeguatamente.

Quando arriva in una nazione straniera il capitano di una nave è tenuto a dichiarare le anime e cose a bordo, incluso eventuali clandestini. Una volta però che il capitano dichiara la presenza del clandestino egli si espone ad una serie di responsabilità da cui non può più sottrarsi, e queste includono anche l’impossibilità di poter favorire l’ingresso del clandestino in una qualsiasi nazione dato che tutte le nazioni rifiutano i clandestini, specie se sprovvisti di documenti. Non solo, perchè se il clandestino dovesse scappare il capitano ne risponde in proprio con pene civili e penali.

Il capitano era un uomo dalla mentalità antica e semplice e la sua mente era allenata da una vita a stare sempre dalla parte della legalità perchè solo così egli poteva mantenere il suo ascendente sull’equipaggio che istintivamente rispetta sempre il suo comandante quando sa che egli è “pulito”, giusto e competente. Lo sviluppo degli avvenimenti che seguirono gli confermò questa sua fede nei detti principi. Nonostante ciò, però, il capitano, quasi a manifestare di volersi riservare per lui stesso l’ultima parola di volta in volta, amava mostrare ai visitatori una targhetta di bronzo affissa nel suo studio ove c’era scritto “THE OPINIONS EXPRESSED BY THE CAPTAIN OF THIS VESSEL ARE NOT NECESSARILY THOSE OF THE MANAGEMENT”.

L’ufficiale addetto ad espletare le formalità burocretiche con le autorità nei vari porti era l’ufficiale radiotelegrafista, figura ora scomparsa perchè sostituita dalle comunicazioni digitali computerizzate via satellite. “CAPITANO, CHE DOBBIAMO FARE, LO DICHIARIAMO O NON LO DICHIARIAMO??”. Il capitano però era un pò lento nel decidere. “DICHIARIAMOLO, MARCONI (così erano chiamati in gergo gli ufficiali radiotelegrafisti, o marconisti), MEGLIO ESSERE SEMPRE DALLA PARTE DELLA LEGALITA’ E FARE LE COSE IN CHIARO”. Mentre il Marconi prepara le carte in conseguenza di questa decisione, TUM…. TUM…. TUM…. TUM…., già si odono dal corridoio del ponte sottostante i passi delle autorità che sono salite a bordo e stanno sopraggiungendo nell’ufficio cosiddetto delle “conferenze” o “conference room”.

Come folgorato da una improvvisa nuova idea proveniente dall’anima, o forse dal cuore, o dalla mente, o da un’altra entità sconosciuta, il capitano, pochi secondi prima di trovarsi di fronte alle autorità e dar loro il benvenuto a bordo, all’improvviso annuncia. “MARCONI, CAMBIAMO TUTTO, NON LO DICHIARIAMO!!”. Il Marconi fece scomparire i fogli relativi e già pronti sul tavolo. Il capitano finalmente aveva tracciato la sua rotta e conosceva il suo, e non di altri, programma.

La nave era prevista operare continuamente, giorno e notte. Doveva scaricare una locomotiva proveniente dalla Germania e doveva caricare prodotti locali e del Malawi come fibre di sisal, noci di anacardio, tè, zucchero e cotone. Molti portuali erano a bordo per effettuare tali operazioni. Il piano del capitano era quello di far “scappare” il clandestino nottetempo. Prima di ciò e durante la giornata il clandestino fu però messo a nuovo, oltre che con abbondanza di cibo, con la fornitura di mutande, scarpe, calzini, pantaloni, camicia, maglioncino, giacca a vento con cappuccio, dato che si stava nella stagione delle piogge, un ombrello, un pò di viveri da viaggio e, con una colletta spontanea di tutto l’equipaggio, un gruzzoletto di dollari americani ed altre valute.

All’una di notte l’ufficiale di turno, ad un segnale del capitano, invitò tutti i portuali a prendere caffè e panini passando per il lato sinistro della nave mentre lui, il capitano, assieme al clandestino, passavano sull’altro lato diretti alla scala reale che conduceva a terra, verso la pioggia, la notte e la libertà. Si salutarono. Mentre il clandestino scendeva la scala con una tranquilla sicurezza e l’andatura nobile tipica degli africani, il capitano non potè fare a meno di notare come quest’uomo, coi suoi pantaloni scuri e un pò corti a causa dell’altezza del possessore, la mantellina rosso lucente, sembrasse un duca di Edimburgo, uomo e signore della Terra vagante nell’ignoto del Cosmo infinito. Buona fortuna, Uomo!!!