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133 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE PRIMA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte prima

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Iniziato il 15 del mese di Cleopatra 2014.

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Le origini del Cristianesimo affondano le loro radici in un grande amore fra un uomo e una donna, o, meglio, una donna ed un uomo, Iside ed Osiride. Essi si incotrarono sulle sponde del Nilo ed intuirono, attraverso lo scambio dei loro primi pensieri, che le loro anime erano molto affini e che stava per accendersi la scintilla di un grande e profondo amore. Ma essi non immaginavano che il loro amore sarebbe divenuto una luce di riferimento per tutti gli uomini sulla Terra e per tutti  i millenni a venire.

Iside era molto bella ma la sua bellezza non superava la bellezza della sua anima che si manifestava con mille bagliori di arcobaleno che dipingevano tutte le sue espressioni. I suoi capelli erano neri e lucidi ed erano da lei pettinati a volte “a caschetto”, come si usava da quelle parti, ed a volte erano annodati dietro la nuca con un nastrino color argento che lasciava cadere tre pendenti di boccoli a spirali e, ai lati del viso, due grandi cerchi neri come fossero orecchini.

Iside indossava tuniche di lino finissimo, orlate con fiori ricamati multicolori, a maniche corte con ampie scollature a “V” o quadrate ed abbottonature centrali, dai colori da lei preferiti, bianco e blu notte. La sua innata femminilità e personalità risaltavano in maniera naturale per la cura con la quale essa amava presentarsi.

L’amore che si sviluppò fra Iside ed Osiride era alimentato dalla loro reciproca fiducia che li univa dovunque essi fossero, lontani o vicini, in un crescendo senza fine. L’amore penetrò ogni angolo delle loro anime e, come un fluido magico, straripò diffondendosi per tutta la Terra con la sua Natura, proseguendo fino ad includere tutte le meraviglie dell’Universo.

Motivato dall’onda di questo profondo sentimento Osiride cominciò a capire cose che prima non aveva mai capito. Egli pertanto si mosse ed iniziò a viaggiare per tutto il mondo conosciuto per predicare, insegnare e spiegare a tutte le genti della Terra una nuova concezione dell’umana esistenza, basata sull’amore ed il rispetto per i propri simili, per tutte le forme della natura e per tutte le forme di vita sul palcoscenico della Manifestazione, dalle acque dei fiumi e dei mari con tutte le loro creature, a tutti gli uccelli del cielo, a tutte le creature della terra ferma, a tutti gli alberi e fiori della lussureggiante flora, affinchè nessuno di tali elementi potesse prevalere o sopraffarne un  altro.

L’amore di Iside aveva spinto Osiride a dare il via alla prima Rivoluzione sociale dell’homo sapiens. Egli ebbe un grande successo e fu acclamato ed osannato da tutti i popoli della Terra che riconobbero in lui il loro Maestro di Giustizia ed il sovrano della Pace e della Fratellanza e dell’Equilibrio fra tutti gli elementi della vita evolutiva.

Il Male però era in agguato. Il grande successo di Osiride causò una distruttiva inarrestabile invidia nell’animo di suo fratello Seth che per tale motivo decise di ucciderlo. A tale scopo Seth organizzò una festa o banchetto a cui fece partecipare 72 congiurati invitando anche Osiride. Lo svolgimento della festa prevedeva un gioco il cui vincitore sarebbe stato colui che fosse riuscito ad entrare perfettamente in una bara vuota, appositamente allestita al centro della sala. Tutti provarono ad entrare ma senza riuscirvi perchè la bara era stata costruita sulle misure di Osiride, finchè quest’ultimo vi prese posto. I congiurati immediatamente scattarono e chiusero la bara con il suo coperchio in modo ermetico. La bara contenente Osiride fu quindi gettata nel Nilo.

Iside venne a sapere di quanto accaduto e possiamo solo immaginare l’esplosione di emozioni, sentimenti, dolore, disperazione e tormento nella sua anima e nel suo cuore alla notizia di una tale terribile tragedia. Ma indomita e coraggiosa, dopo i primi momenti di sbandamento, essa si mise alla ricerca determinata della bara e del corpo di Osiride.

(Vi sono varie versioni per il ritrovamento del corpo  di Osiride ma esse tutte non alterano il senso generale di questa storia).

Seth, al fine di prevenire Iside, ripescò la bara dal fiume e smembrò il corpo di Osiride in 14 parti gettandole in varie aree del Nilo. Iside chiamò a raccolta tutte le sue forze ed i suoi poteri al fine di ritrovare il suo amato, pregando tutte le forze benevole dell’Universo di soccorrerla ed aiutarla. Le forze occulte dell’Amore Cosmico, che sono di gran lunga prevalenti sul Male, si commossero ed intervennero, concedendo ad Iside il ritrovamento delle parti di Osiride e la loro ricomposizione.

Perseguendo con determinazione il suo obiettivo fino in fondo, secondo la sua natura rigeneratrice, Iside riuscì, con i poteri magici della sua superiore femminilità, a resuscitare alla vita Osiride quel tanto da permetterle il concepimento di un figlio, il frutto del loro amore totale, mortale ed immortale e senza fine. Correva l’anno 20.000 A.C. circa.

Quello che Osiride capì sotto l’influsso dell’amore di e per Iside era l’idea del MAAT, l’idea del vivere in equilibrio, nell’armonia e nel rispetto di tutte le forme di vita dell’Universo. Il Maat costituì la filosofia portante della antica civiltà egizia e fu anche l’espressione più rappresentativa dell’Età dell’Argento che si protrasse per circa 15.000 anni dal 18.000 A.C. fino al 3.000 A.C..

L’Età dell’Argento, avvalendosi di regole di etica universali e valevoli in ogni tempo, vide lo sbocciare ed il fiorire di una pianta unica nella storia dell’uomo, la Conoscenza ed il pensiero razionale, in tutte le forme che conosciamo: agricoltura, addomesticamento degli animali, scrittura, astronomia, geometria, matematica, urbanizzazione, architettura, opere ingegneristiche e monumentali, pittura, scultura, letteratura, arte e musica, mappatura del cosmo  e delle stelle, mappatura della Terra, unità di misura e dimensioni della Terra, delle quali solo briciole ci sono pervenute attraverso i classici greci. Ma per sapere come e perchè sia stato possibile lo sviluppo di tutto ciò dobbiamo tornare ad Iside, questa Donna meravigliosa dalla quale tutto ebbe inizio.

Iside partorì e diede alla luce un bellissimo pargolo che lei chiamò Horus, nutrendolo ed allevandolo con tutte le cure che può offrire una madre per un figlio tanto voluto ed amato. Horus crebbe sano e forte e quando raggiunse la maturità e l’indipendenza dalla madre egli decise di vendicare la morte del padre dando inizio ad una lotta senza quartiere al fine di uccidere Seth. Horus era il figlio dell’Amore, Amore lui stesso, e cercava di uccidere Seth, il Male, per eliminarlo per sempre dall’Universo.

Il duello fu titanico e durò per lungo tempo mentre i suoi echi riverberarono per il Cosmo intero. Durante questa epica lotta Horus perse un occhio e Seth perse i testicoli, ma nessuno dei due riuscì a prevalere sull’altro, finchè le forze evolutive dell’Universo intervennero ed assegnarono la vittoria e lo scettro del comando ad Horus, l’Amore, designandolo Re, Signore e Governatore dell’Universo.

Horus imparò e capì la lezione vissuta sulla propria pelle. L’amore appartiene all’evoluzione perchè solo  l’amore genera e rigenera continuamente la vita nell’Universo e per questo motivo è infinitamente prevalente sul male. Il Male non può generare o rigenerarsi ma può diventare estremamente distruttivo e letale solo se lasciato crescere e svilupparsi liberamente senza freni o senza regole. Era la nascita del pensiero razionale.

Horus pertanto si accinse al concepimento, formulazione ed istituzione di regole universali e valevoli in ogni tempo al fine di assicurare un progresso pacifico rendendo il male totalmente innocuo, in condizioni tali da non potersi sviluppare.

Queste regole sono venute alla luce dalle sabbie in seguito a scavi archeologici e sono state chiamate “Confessioni Negative” dai moderni archeologi; tuttavia non sappiamo il titolo che in origine fu dato a queste regole. Di esse si sono trovate varie versioni scritte su papiri risalenti al 3000 a.C. circa, a testimonianza del fatto che gli scriba che si accinsero a scrivere queste regole riportavano concetti antichissimi finanche per loro, che pertanto si prestavano ad interpretazioni diverse, anche se accomunate ad un unico filo conduttore di etica. Queste regole sono:
1. NON INFERIRE SOFFERENZE
2. NON RAPINARE
3. NON FARE VIOLENZA VERSO ALCUNA PERSONA
4. NON RUBARE
5. NON UCCIDERE UOMO O DONNA
6. NON TRUFFARE SULLE QUANTITA’
7. NON AGIRE CON INGANNO
8. NON SFRUTTARE INGIUSTAMENTE LA NATURA
9. NON PRONUNCIARE IL FALSO
10. NON PRIVARE ALCUNA PERSONA DEI PROPRI BENI
11. NON BESTEMMIARE
12. NON SOTTRARRE CIBO AD ALCUNA PERSONA
13. NON AGIRE IN MALAFEDE
14. NON AGIRE CON RABBIA BRUCIANTE
15. NON INVADERE LA TERRA ALTRUI
16. NON UCCIDERE O VIOLENTARE ALCUN ANIMALE
17. NON DEVASTARE TERRENI COLTIVATI
18. NON CREARE IMBROGLI
19. NON CALUNNIARE ALCUNA PERSONA
20. NON ARRABBIARTI SENZA UNA GIUSTA CAUSA
21. NON FORNICARE, NE’ COMMETTERE SODOMIA
22. NON CORROMPERE TE STESSO
23. NON FAR L’AMORE CON LA DONNA ALTRUI
24. NON IMPAURIRE ALCUNA PERSONA
25. NON PARLARE CON RABBIA
26. PERSEGUIRE GIUSTIZIA E VERITA’
27. NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA
28. NON ESSERE BLASFEMO
29. NON AGIRE CON VIOLENZA
30. NON  ESSERE PRECIPITOSO
31. NON MALTRATTARE TE STESSO
32. NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO
33. NON COMMETTERE FRODE
34. NON INGIURIARE IL TUO SOVRANO
35. NON INQUINARE LE ACQUE
36. NON ESALTARE I TUOI DISCORSI
37. NON MALEDIRE LA NATURA
38. NON AGIRE CON INSOLENZA
39. NON FARE DISTINZIONI (O NON DISTINGUERSI)
40. NON ARRICCHIRSI OLTRE I PROPRI BENI
41. NON MALEDIRE LE COSE DI CUI DISPONI
42. RISPETTARE IL PATRONO DELLA PROPRIA CITTA’.

Così l’amore di Iside causò il sorgere del pensiero razionale e diede inizio all’Età dell’Argento.

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Continua con il prossimo articolo 134.

131 – ARCA DI NOE’ E ARGO. LA STESSA ED UNICA STORIA???

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Arca di Noè e Argo – La stessa ed unica storia???

L’Arca di Noè ed il Diluvio Universale sono parti di un racconto biblico del Vecchio Testamento. Tale racconto è stato diffuso in tutto il mondo a mezzo dei popoli aderenti alle fedi monoteiste risalenti a Mosè. La sua narrazione è in sostanza la descrizione di una sopravvivenza di un gruppo di persone di fronte al pericolo mortale causato da innalzamento delle acque.

Il racconto biblico di un tale evento non è il solo. Nella mitologia classica greca esiste il mito di Deucalione che, come il Noè biblico, si salvò dalle acque del Diluvio con una nave che atterrò sulle pendici dell’Etna e poi sui monti del Parnaso. In una delle versioni che riportano tale mito viene precisato che il viaggio durò nove giorni prima dell’ arrivo nei pressi dell’ Etna. Da dove provenisse questa nave non è dato sapere. Tale mito, risalente ai tempi di Zeus, Prometeo, Pirra e Pandora, attesta naturalmente la sua estrema antichità.

In tempi moderni, a seguito di scavi archeologici, si è scoperta l’esistenza di un terzo racconto del Diluvio Universale scritto su tavolette di argilla rinvenute in Mesopotamia e descriventi la storia di Utnapishtin simile in tutto e per tutto a quella del Noè biblico. Questa versione, trascritta in accadico e babilonese, risale in origine ai Sumeri che la avevano messa per iscritto la prima volta forse verso il 3200 AC.

Oltre alle innumerevoli tradizioni orali di miti e leggende, comuni ai popoli di tutta la Terra, relativi ad un tale evento, abbiamo pertanto tre racconti diversi dello stesso avvenimento redatti in lingue, contesti e tempi diversi. Ciò fa supporre una fonte originaria comune da cui sono stati tratti i tre racconti.

La versione greca di Deucalione ci fu tramandata da Omero, che ne accennò l’esistenza nell’ Iliade, ma dello stesso Omero sappiamo ben poco di attendibile. Chi ne ha parlato in maniera più approfondita e certa è stato invece Apollodoro, che studiò ad Alessandria d’ Egitto, ove nella locale biblioteca attinse questo racconto che necessariamente proveniva dagli archivi precedenti di Heliopolis (la ON biblica), ove erano conservati tutti i papiri storici egizi prima che fosse costruita la città di Alessandria d’ Egitto.

La versione biblica di Noè sembra, a giudizio di molti studiosi, essere stata copiata dalla versione mesopotamica di Utnapishtin, quando i compilatori della Bibbia si trovarono in schiavitù verso il VI secolo A.C. a Babilonia, ove essi ebbero contatto con le antiche storie locali. Tale ipotesi di copia è fortemente rigettata dai fondamentalisti religiosi biblici, i quali asseriscono che la versione mesopotamica di Utnapishtin è una versione “corrotta” della storia del Diluvio, dato che la versione biblica di Noè è l’ unica versione non “corrotta”poiché scritta da Mosè personalmente. Se diamo credito a quest’ ultima asserzione dei fondamentalisti biblici, ne consegue che anche per la versione di Noè la fonte originaria di questo racconto è Heliopolis (la ON biblica) ove noi sappiamo che Mosè fu istruito in tutte le arti e scienze egizie.

La fonte originaria della versione mesopotamica di Utnapishtin appare in tal caso incerta ma, in considerazione del fatto che i sumeri e gli altri popoli della Mesopotamia ebbero continui contatti economici e culturali con gli egizi (dai quali essi attinsero le più importanti conquiste scientifiche, fra le quali il sistema di misure lineari, angolari, e del tempo, come descritto in articoli precedenti), possiamo ragionevolmente dedurre che detta fonte originaria sia anche in questo caso il centro della sapienza millenario di Heliopolis.

Gli interrogativi del quando/dove/perché sorti da queste narrazioni sono stati tanti e, specialmente durante il secolo scorso, molti tentativi sono stati fatti per rispondere a queste domande con molte spedizioni organizzate principalmente sulle pendici del monte Ararat, con la scrittura di molti libri e con la formulazione di molte teorie ed ipotesi che potessero definitivamente stabilire la vera natura di questa storia. Ma nessun punto fermo si è potuto raggiungere, nonostante i numerosi tentativi, forse perché non si è mai guardato nella direzione giusta. Si è guardato sempre con gli occhi rivolti verso la terra e nessuno ha mai pensato che si potesse stabilire una connessione con la realtà storica di quest’avvenimento se si fossero alzati gli occhi verso il cielo stellato.

Rivolgendo lo sguardo alla volta celeste ci si può accorgere che la piu’ grande costellazione del cielo stellato è la nave ARGO (Già descritta all’articolo 101 ), immensa e composta di circa 800 stelle includenti le attuali 4 costellazioni di Carena, Vela, Puppis e Bussola. ARGO si estende per circa 60° di latitudine e 60° di longitudine dell’emisfero celeste sud. La sua storia era tanto importante che i primi pittori delle antiche cartine del cielo stellato ritennero di doverla rappresentare per l’eternità, fra le stelle, per la particolarità di una memoria catastrofica riguardante tutta l’umanità.
 
Di Argo ce ne ha parlato principalmente Apollonio Rodio, che nacque, studiò e visse ad Alessandria d’Egitto nel III secolo AC , dove fu bibliotecario nella famosa biblioteca, dalla quale lui attinse la storia di Argo; pertanto, anch’essa deriva dagli archivi precedenti di Heliopolis, la ON biblica. Nella storia o mito di Argo i legami con l’Egitto sono molto evidenti. A partire dalla fondazione sia di Argo sia dell’ Egitto stesso, quando Belo diede ai suoi due figli, Egitto e Danao, il Regno d’ Egitto e d’Arabia al primo ed il Regno di Libia al secondo. E fu lo stesso Danao a fondare Argo. Qui il mito sembra volerci suggerire che il viaggio di Argo avvenne all’inizio della storia egizia. Dal momento che le traduzioni effettuate sui papiri avvenivano dai caratteri geroglifici al greco antico, è molto probabile che la parola ARGO sia, in realtà, una traslitterazione della parola egizia ARCA e che, in sostanza, ARGO ed ARCA indichino lo stesso avvenimento.

Esse, cioè, potrebbero riferirsi alla descrizione di due aspetti dello stesso avvenimento: l’innalzamento delle acque e l’atterraggio finale nella storia dell’Arca contro il viaggio intrapreso dalla stessa nave nella storia di Argo. Questa può essere la sola spiegazione del fatto che, mentre nel cielo stellato non c’è nessun accenno dell’Arca di Noè, c’è invece tutto riguardo la nave Argo, incluso i membri dell’equipaggio più famosi, immortalati nella costellazione di Heracles (Ercole) e nella costellazione dei gemelli rappresentante gli altri membri dell’equipaggio Castore e Polluce.

Basandoci sulla cronologia dell’Egitto Antico rilasciata da Erodoto, secondo il quale Eracle visse circa 20.000 anni fa, possiamo dedurre che il viaggio della nave Argo avvenne all’incirca nello stesso periodo. Questa datazione è la meno antica fra quelle risultanti dalla stele di Palermo (25.000 anni fa) e quella data dal papiro di Torino (39.000 anni fa) riguardo l’inizio della storia egizia. Per dipingere il cielo stellato come la tela di un pittore, bisogna prima di tutto “squadrare il foglio”, come si dice, al fine di determinare le linee di riferimento principali in base alle quali poi si procede con la raffigurazione di qualsiasi cosa uno voglia dipingere. Concedendo alcune migliaia di anni a questi antichi “pittori – astronomi” per la determinazione delle linee di riferimento del cosmo, che sono principalmente l’eclittica, l’equatore celeste, i coluri equinoziali e solstiziali e la conoscenza dei moti celesti con estrema precisione, possiamo ritenere che la raffigurazione di Argo e di tutte le antiche costellazioni nel cielo stellato sia stata operata circa 15.000 anni fa.
Se la scelta della posizione di Argo nel cielo stellato non è dovuta al caso ma ad un disegno preciso, è possibile che gli antichi “pittori-astronomi” abbiano voluto segnalare con ciò che il luogo di provenienza di Argo, o Arca, situata nell’emisfero celeste sud e visibile dal Nord dell’Egitto fino all’equatore, era situato nell’emisfero sud.

In tutte le versioni che descrivono il viaggio di Argo è sempre menzionata la Libia (che a quei tempi significava Africa) quale punto di partenza, di arrivo o di attraversamento, tramite fiumi e deserti, per cui appare che l’origine del viaggio di Argo possa essere stata una grande Isola situata fra le attuali isole di Capo Verde e l’isola di Sant’Elena e/o l’isola di Ascensione, situate nell’Atlantico meridionale.

L’innalzamento delle acque potrebbe essere stato conseguenza dell’inabissamento di questa grande isola, causato dall’inversione quasi istantanea (durata poche ore) dei poli magnetici della terra, inversione attestata e testimoniata nel mito del carro di Elios ed anche dai sacerdoti di Heliopolis, quando riferirono ad Erodoto che “due volte il Sole sorse dove ora tramonta e due volte tramontò dove ora sorge”. Nello stesso mito del carro di Elios (Articolo 127) si accenna che questo sconvolgimento avveniva mentre gli Argonauti, con Argo, attraversavano il fiume Eridano, nel quale trovarono, già morto ed ancora fumante, il corpo di Fetonte. Ciò sarebbe una terza testimonianza del fatto che il viaggio di Argo avvenne durante quelle circostanze e quel periodo.

Alla luce di quanto precede, appare quindi non irragionevole ritenere, come accennato, che la storia di Argo e la storia dell’Arca di Noè siano in realtà la stessa ed unica storia.
Le connessioni della storia di Argo con tante vicende, storie e miti antichi sono molteplici, ed in questo piccolo articolo abbiamo soltanto accennato gli argomenti più importanti di questa storia, che meriterebbe una molto più lunga dissertazione.

Quest’articolo, pertanto, è una semplice offerta di una proposta di una nuova, più realistica prospettiva storica ai lettori, i quali potranno approfondirla ed anche verificarla di persona.

128 – ETICA E CIVILTA’ DELLE ANIME CAPOVOLTE

Posted in RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 13, 2013 by beautiful41

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Etica e Civiltà delle Anime Capovolte

Etica proviene da “morale” ed il suo significato viene normalmente interpretato come un codice di comportamento fatto di belle maniere non offensive delle persone altrui. Si dice anche “eticamente corretto” oppure “eticamente non corretto”. Il codice di comportamento etico in realtà è un vago e fumoso miscuglio di modi di comportamento personali non vincolanti e non obbligatori dato che esso non è stato ufficialmente codificato. La sua più vicina espressione è solo il noto “Galateo”.

Essendo il significato di “etica” proveniente dalla morale ed essendo la “morale” ritenuta essere strettamente legata alla religione essa, l’etica, è sempre stata considerata con estrema sufficienza, come un parente povero o qualcosa di bigotto o che dà fastidio o “non moderno”, non di moda, o non “à la page”.

Dopo secoli e millenni in cui Stato e Chiesa, Stato e Religione, avevano formato una sola entità, ad un certo punto, verso il settecento, ottocento e novecento, con lo stabilizzarsi delle democrazie occidentali, sorse l’idea dello Stato indipendente dalla Chiesa o Religione, l’idea cioè che potesse esistere un “libero Stato in una libera Chiesa o Religione”. Quest’idea piacque, si propagò e fu adottata da tutte le Nazioni occidentali. Le Nazioni, così, si “secolarizzarono”, come comunemente si dice, e ciò fu considerata una delle più grandi conquste della modernità.

Nacque così lo Stato laico, cioè autonomo e non appartenente a istutuzioni religiose e non ispirato a fedi religiose.  Quasi come una conseguenza di ciò, lo Stato laico, nel perseguire i suoi obiettivi con leggi e regolamenti civili, non ritenne di prestare alcuna attenzione  al significato di “etica” né alla sua valenza. L’etica quindi continua ad essere più che altro una faccenda puramente personale senza alcuna connessione di rilievo col mondo che ci crconda.

Per la verità in tempi recenti, in vari settori ed in varie professioni, si è sentita la necessità della istituzione di “horme di etica”, ma ciò rimane appannaggio facoltativo solo di qualche associazione sparsa qua e là. Da qualche parte si sente anche parlare di Stato Etico e di Stato Laico ma anche questo argomentare è solo un esercizio intellettuale che rimane nel campo delle ipotesi accademiche.

Invece l’Etica è il fondamento, o il pilastro principale e centrale, della Civiltà. L’uomo laico, ed anche lo Stato laico, rimasto privo dell’obbligo religioso, inizia a sentire confusamente dentro di sé la necessità di regole istituzionali di etica, e non immagina neanche che egli ha solo perso la conoscenza di regole dettagliate di etica universali ed immortali che furono emanate quando nacque la Civiltà, millenni prima che fossero concepite le moderne religioni monoteiste. Le regole di etica universali ed immortali furono emanate dall’Uomo stesso con la sua testa e la sua ragione ed erano basate sul rispetto, oltre che per tutti gli esseri umani ed animali, verso tutte le componenti della Natura e dell’Universo. Il rispetto implica moderazione generale di tutti gli atti dell’uomo.

Di contro le religioni monoteiste, quando furono concepite millenni dopo, già dimentiche delle regole universali ed immortali di etica del passato, stravolsero completamente la vecchia concezione inventando un Dio antropomorfo imperioso che ordinava all’uomo, ora divenuto parte passiva e succube, ciò che si doveva fare e ciò che non si doveva fare, con 10 miserevoli Comandamenti, dei veri e propri prodotti lillipuziani in ogni senso se comparati con le regole di etica universale ed immortale antecedente.

Dopo il loro ritrovamento a seguito degli scavi archeologici egizi, queste regole, celate per millenni, sono venute alla luce. Per quanto ancora relegate nell’ombra e non divulgate come si dovrebbe, a causa dei privilegi del sapere classico delle istituzioni civili e religiose, esse, queste regole immortali, rifulgono nella loro luce abbagliante di splendore universale così tanto che vale la pena di citarne alcune, dalle quali si evince l’amore ed il rispetto per l’Universo intero e per tutti i suoi componenti, in una concezione “etica” che s’innalza di gran lumga, come un gigante su un nano, sulla limitante idea del monoteismo successivo e attuale:

– NON INFERIRE SOFFERENZE

– NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA

– NON SPORCARE ACQUA CORRENTE

– NON FAR VIOLENZA AD ALCUNA PERSONA

– NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO

– NON ARRICCHIRSI PIU’ DEL NECESSARIO

– NON INVADERE LA TERRA ALTRUI

– e così via di seguito per 42 enunciazioni.

Leggendo queste regole di etica universale non si può fare a meno di considerare che se queste regole, rese in linguaggio moderno, fossero state scritte nelle Costituzioni delle Nazioni, si sarebbero evitate tutte le guerre finora intercorse e si sarebbe evitato il collasso finanziario globale assieme alla perdurante follia di arricchirsi, senza limiti e senza freni, protetti da una falsa interpretazione del significato della parola “libertà”.

Dai tempi remoti dell’oblio di tali regole di Civiltà l’Uomo ha attravertsato molti millenni della sua storia come se avesse l’anima capovolta, incapace di vedere il disegno completo delle meraviglie dell’esistenza tutto intorno, in alto ed in basso. A tal punto egli è preda della follia da aver legittimato il “diritto di conquista”, o “right of conquest”, e cioè io mi approprio della tua terra solo perché io sono il più forte.

Le regole di etica della Civiltà erano improntate ad una moderazione ed all’equilibrio generale in tutti i campi al fine di evitare la formazione degli eccessi di differenze sbilancianti che sono sempre distruttivi, ed impediscono il rispetto delle altre persone, animali e natura circostante. La necessità di uno Stato etico, di cui sporadicamente si sente parlare, è più che fondata perché è l’unica condizione  per il prosieguo di una Civiltà di lunga durata.

Questa nuova concezione di Stato etico implica però che i Governi delle Nazioni dovranno reggere le redini dell’economia al fine di essere gli arbitri di uno sviluppo controllato e sostenibile ed equilibrato per tutti e non solo di pochi privilegiati. Se una tale visione venisse condivisa dalle Nazioni, e se i Cittadini della Terra indicassero ai propri governanti la ritrovata strada della salvezza, allora si potrebbe anche dire che, dopo l’Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro e delle armi, è subentrata la nuova Età della Bellezza, dell’Amore e dell’Armonia.

In fin dei conti l’ultims psrola spetta ai Cittadini della Terra, i soli padroni della Terra e del loro destino.

120 – IL GIARDINO DELL’EDEN

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RELIGIONE, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 15, 2013 by beautiful41

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Il Giardino dell’Eden

Il Giardino dell’Eden, raccontato nella Bibbia, rappresenta l’altra faccia della medaglia relativa alla storia narrata da Esiodo, descritta nel precedente articolo 119, in merito all’Età dell’Oro  e dell’Argento allorchè si incontrarono nella Valle del Nilo degli uomini in possesso di Civiltà, gli Dei, e degli uomini primitivi senza Civiltà.

La Bibbia ci dice che i primitivi Adamo ed Eva furono messi a vivere nel Giardino dell’Eden, una terra felice dove essi vivevano nudi e senza la fatica di coltivare la terra ,e conducevano una vita senza angoscie di qualsiasi tipo.

L’ambiente dove si svolge questa storia è implicito nello stesso racconto e ricalca quanto già detto da Esiodo, ed è la Valle del Nilo, per clima e caratteristiche agricole naturali dove, ci dice la Genesi, il secondo fiume del Giardino dell’Eden, Gihon, circonda tutta l’Etiopia, cioè l’Africa, confermando così che Gihon è il fiume Nilo e che pertanto il Giardino dell’Eden è la stessa Valle del Nilo di Esiodo. Ma mentre Esiodo si trovava in Beozia, nella Grecia Classica, i compilatori della Bibbia, quando iniziarono a scriverla, circa due secoli dopo Esiodo, si trovavano in Babilonia, nella Mesopotamia, dove, oltre per quanto sarà in seguito esposto, citando anche i fiumi Tigri ed Eufrate quale ambiente del Giardino dell’Eden, era per essi un necessario atto di adulazione verso i governanti locali con i quali essi, i compilatori della Bibbia, avevano tutto l’interesse a sviluppare relazioni cordiali, il loro beneplacito e la loro gratificazione.

I guai, come in Esiodo con Giove, cominciano quando arriva Dio a dare ordini a destra e a manca per ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare. Come sappiamo Dio ordina di non toccare i frutti dell’albero della conoscenza, piantato al centro del giardino, ma Eva invece, istigata dal serpente, ne mangia e ne offre ad Adamo che fa altrettanto.Ma, contrariamente ad Esiodo che sviluppa una narrazione pacata senza ombra di odio né cattiveria dell’anima, il Dio del Giardino dell’Eden interviene con una ferocia sbalorditiva ed ingiustificata da far rabbrividire ed impallidire uomini come Attila, famoso per la sua crudeltà e spietatezza.

Con le invocazioni di maledizioni sul serpente, con invocazioni di odio ed inimicizia fra la donna ed il serpente per tutte le generazioni a venire, con la condanna della donna ai dolori del parto per l’eternità, con l’attribuzione solo all’uomo del desiderio della donna, con la condanna della donna ad essere la schiava dell’uomo, con la maledizione del suolo calpestato dall’uomo, con la condanna per l’uomo a lavorare la terra piena di spine e rovi con fatica e sudore, con la condanna a morire ritornando nella polvere da dove si era originati, con la condanna a coprirsi con pelli di capra, con la definitiva cacciata dell’uomo e della donna dal Giardino dell’Eden, con la instaurazione di Cherubini muniti di spade fiammeggianti a guardia dell’albero della vita affinchè non si avvicinasse l’uomo ora in possesso di conoscenza, il Dio del Giardino dell’Eden, nel dissociarsi dallo spirito di pacatezza di Esiodo, mostra tutto il suo odio viscerale e rancoroso verso i poveri malcapitati Adamo, Eva ed il serpente.

Ma perché questa follia nel comportamento di Dio???

I compilatori del Vecchio Testamento si trovavano in terra Mesopotamica dove si era sviluppata nei secoli una concezione di civiltà basata sul codice di Hammurabi e cioè una concezione di vita basata sulla vendetta che fu all’origine della locuzione “Occhio per Occhio – Dente per Dente” che è anche chiamata “la legge del taglione”, una concezione di vita cioè basata sulla violenza e sulla spietatezza e che era quindi una concezione di Barbarie anziché una concezione di Civiltà. Durante quei tempi della scritturazione biblica l’antica civiltà egizia era già tramontata e gli imperi mesopotamici, babilonesi e persiani, avevano conquistato lo stesso Egitto ed i Paesi del Vicino Oriente sul Mediterraneo ed essi, gli imperi mesopotamici, erano le potenze dominanti del mondo conosciuto di quei tempi.

Il tramonto e la decadenza dell’antica civiltà egizia portava con sè l’oblio progressivo dei suoi antichissimi valori fondamentali e che erano valori basati sull’amore, sul rispetto per i propri simili e per la natura, sull’equilibrio, sulla sobrietà, sulla giustizia, sulla totale non violenza e sull’assoluta equiparazione fra uomo e donna. L’oblio di questi valori, completamente opposti a quelli mesopotamici del Codice di Hammurabi, rappresentò una grande perdita per l’umanità intera. Gli scritti ove erano riportati questi dimenticati valori di Civiltà finirono sotto le sabbie e vi sarebbero rimasti fino a che Napoleone Bonaparte, oltre due millenni dopo, inaugurò l’era delle campagne archeologiche.

A compendio e conseguenza di tale generale oblio svanì la conoscenza dello spirito di profonda sapienza  che era dietro alle apparenze esteriori di animali e raffigurazioni sacre che, in tal modo, diventavano degli abominevoli oggetti o figure di “idolatria”. Così certamente fu per il serpente che nella antica civiltà egizia era tenuto in grande considerazione perché rappresentava l’evoluzione cosmica dei milioni o miliardi di anni dell’Universo con il suo, o suoi, “Big-Bang”. Il serpente rappresentava l’immortalità ed una nozione scientifica di altissima sapienza, e per questo motivo esso, il serpente, era raffigurato come un cobra sui copricapi reali dei faraoni a simbolo della loro immortalità.

I compilatori del Vecchio Testamento, inoltre, erano i discendenti di persone che nei secoli precedenti si erano esiliati o erano stati esiliati dall’Egitto. Il loro stato d’animo era come quello di chi, oggi, avendo lavorato per lungo tempo con una società, o corporazione, o istituzione,con la quale, litigando per vari motivi e sbattendo la porta licenziandosi, si trova costretto a cercarsi un nuovo lavoro con un’altra società, o corporazione, o istituzione. Ed è comprensibile e naturale che quet’uomo, nell’accingersi a scrivere le sue memorie, possa mettere in risalto i valori della nuova società a detrimento e discredito della società con la quale aveva lavorato in precedenza.

Se consideriamo che Dio ha da curare cose ben più importanti di quelle di mettersi a dirigere le operazioni in un giardino, allora tutta la storia del Giardino dell’Eden diventa la storia dell’incontro nella Valle del Nilo fra gli uomini primitivi, Adamo ed Eva, ed un uomo civilizzato, nel senso di un uomo in possesso di conoscenza. I valori della civiltà di cui quest’uomo è imbevuto sono però i valori di civiltà mesopotamici di odio e spietatezza risalenti al codice di Hammurabi, che i compilatori della Bibbia si sono sentiti in dovere di rappresentare, forse senza rendersi conto che descrivere Dio del Giardino dell’Eden come un Attila, vendicativo, cattivo e spietato, era come costruire una casa sulla sabbia: prima o poi sarebbe crollata o non avrebbe tenuto.

Fu così che l’incontro avvenuto nella Valle del Nilo fra i sopravvisuti di ATLANTIDE e l’uomo primitivo, che fu all’origine della antica civiltà egizia e del mondo moderno, fu raccontato molti millenni dopo nella Genesi in maniera volutamente mistificata, all’insegna della imposizione perentoria da padrone a schiavo, della prepotenza, dell’esclusione, dell’odio, della vendetta e della barbarie dei valori mesopotamici.

E questo era al contrario cioè del racconto di Esiodo ove il turbamento e le difficoltà iniziali, scaturiti dalle enormi differenze fra uomini civilizzati e uomini primitivi, furono affrontati con l’emanaione di leggi e regole basate sul rispetto, sulla non violenza, equilibrio, giustizia, sobrietà, amore, perdono, innalzamento della donna ai più alti livelli mai più raggiunti nella storia dell’umanità, valori questi che scaturivano, invece che da una volontà impositiva come nella Bibbia,  dalla coscienza e dall’anima immortale dell’uomo che, al centro dell’Universo, con la sua ragione, ricavava da solo le leggi e regole immortali della vita evolutiva e che erano anche le uniche e sole condizioni della Civiltà valevoli dovunque ed in ogni tempo, regole e leggi che furono emanate la prima volta dagli egizi con la “Confessione Negativa“.

I danni fatti principalmente alla donna,oltre che all’uomo, al serpente ed alla natura da questo Attila delle scritture sono ormai non più riparabili, date le infinite guerre e disastri planetari fomentati da una mistificazione della storia. Ma i veli di Iside si sono ormai alzati sulle tenebre dei pregiudizi mostrando tutta la grandezza e la meravigliosa belleza della Donna e della sua anima, intatta, come glorificato agli inizi della Civiltà egizia designando Iside, una Donna, a rappresentare Sirio, la più bella e lucente stella del cielo, quale più alta espressione ed embodimento di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

99 – LA PROFEZIA DI PASQUA MILLENARIA 2012

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La Profezia di Pasqua Millenaria 2012

Pasqua celebra, per i Cristiani, la resurrezione di Gesù dopo la sua morte. Pasqua quindi è una celebrazione importante nel rammentarci la Rinascita dell’Uomo verso una nuova vita. E la rinascita verso una nuova vita, oltre che essere il sogno di coloro che si accingono al fatidico trapasso, è anche il sogno di tante persone che, nel pieno delle proprie vite, volontariamente, o costrette dal caso, dall’evoluzione, dalla fortuna o dalla sfortuna, o per proprie maturazioni mentali, decidono di rinunciare al proseguimento delle loro passate esperienze, decretandone quindi la morte, per risorgere nell’inizio di una nuova vita, sfidando l’incognito, incamminandosi così sulla strada di nuove esperienze e concezioni dell’essere uomo.

Ma, anche, la Pasqua, come per il Natale, non celebra una ricorrenza solo per i Cristiani. Essa, nel suo più profondo significato di Rinascita e Resurrezione, indica una condizione dell’anima, comune a tutti gli esseri umani di tutte le latitudini, aperta ad una periodica rigenerazione che possa soddisfare e consentire alla stessa anima la sua immortalità evolutiva. Questo concetto di rinascita e rinnovamento, pertanto, è antico quanto l’uomo e la sua Civiltà e risale a tempi in cui le religioni attuali non esistevano ancora nè erano state ancora concepite.

La Resurrezione, la Rinascita a nuova vita, la Rigenerazione dell’anima, in questo anno 2012 si presenta all’uomo in tutta la sua sfolgorante luce ed in tutta la sua possente forza con gli avvenimenti sociali ed economici, drammatici e planetari che stiamo vivendo. Appare sempre più chiaro che i riferimenti del passato, con le loro concezioni e credenze, in ogni campo, si sono rivelati dei riferimenti fittizi, irreali e fuorvianti, e non più adatti ad essere da guida all’uomo nel soddisfare le sue esigenze materiali, spirituali e di giustizia, in considerazione delle nuove realtà che improvvisamente gli si sono presentate davanti in nuovi imprevisti scenari.

Dopo il collasso del comunismo, abbiamo avuto il collasso del capitalismo moderno centenario. Quest’ultimo collasso è ancora in corso e le sue follie predatorie ne stanno decretando rapidamente la morte. Ma, ad insaputa dell’uomo, mentre sulla Terra si svolgevano i convulsi avvenimenti di insanità mentale dovuti a sconfinata avidità, in suo soccorso si è mossa dalle lontane dimore cosmiche e stellari una grande astronave. Una astronave a forma di un bellissimo grande uccello dalle piume color rosso ed oro, che reca nei suoi artigli un grande uovo. E’ l’uovo della Pasqua Millenaria 2012.

L’uovo di Pasqua, usato annualmente per la felicità dei bambini, contenente una sorpresa al suo interno, rappresenta in realtà il ricordo di un periodico rinnovamento o rigenerazione o risurrezione dell’uomo. L’astronave inter-galattica, proveniente dalle lontane dimore stellari, ritorna periodicamente sulla Terra per rilasciare il suo “Uovo di Pasqua” contenente gli elementi della Risurrezione o Rigenerazione dell’uomo. Il suo ritorno avviene a distanza di millenni e questa volta, la Pasqua 2012, esso è reale e tangibile.

Preveggendo la possibile fine dell’uomo e la sua estinzione in una guerra atomica planetaria quando l’ultimo respiro del capitalismo attuale sarà esalato, l’Astronave inter-galattica, inviata dall’Intelligenza Divina, ha regolato la potenza dei suoi motori e la sua velocità affinchè il suo uovo, contenente il messaggio della Resurrezione, venga consegnato e giunga all’uomo prima che una tale irreversibile catastrofe possa verificarsi.

L’Astronave inter-galattica, comandata da un capitano dalla competenza e professionalità non comune, con un tempismo perfetto, si è presentata sul cielo del deserto del Sahara con tutte le sue sfavillanti luci esterne accese mettendo in atto l’operazione di consegna dell’Uovo di Pasqua 2012 ai Cittadini della Terra.

Le caratteristiche dell’Uovo di Pasqua sono sempre le stesse, ogni volta che l’Astronave ritorna dopo millenni, e sono state raccontate da Erodoto nelle sue storie con una impressionante ricchezza di dettagli e precisione. L’uovo, trattenuto negli artigli dell’uccello cosmico, è vuoto all’interno ed è stato scavato per contenere le ceneri o il corpo defunto del padre dell’uccello cosmico, in maniera tale che il peso dell’uovo senza lo scavo e senza i resti del padre fosse lo stesso peso dell’uovo contenente le ceneri o corpo del padre. Il volume, peso o dimensioni dell’uovo erano cioè uguali al volume, peso o dimensioni del suo contenuto. Si trattava cioè di un rapporto di 2 a 1, o di 1 a 2.

L’uccello cosmico, o astronave inter-galattica, chiamato poi Araba Fenice, recava all’interno del suo uovo il seme della Risurrezione o Rigenerazione perchè dagli stessi resti o ceneri del padre nasceva una nuova vita e questo processo si ripete periodicamente nella plurimillenaria storia dell’uomo. Trattandosi di nascita proveniente dalle ceneri di una precedente vita e non cioè di nascita dovuta ad un accoppiamento maschio/femmina, ciò può significare solo una cosa: la Risurrezione, Rinascita o Rinnovamento di una Civiltà o delle credenze e concezioni dell’uomo.

Dalla storia conosciuta sappiamo che alle civiltà e concezioni arcaiche sono seguite civiltà e concezioni pagane e poi ancora quelle giudaico-cristiane. La Pasqua 2012 potrebbe segnare quindi l’inizio di una nuova Civiltà annunciataci dal messaggio del seme della Risurrezione contenuto nell’Uovo rilasciato dall’Astronave inter-galattica o Araba Fenice. Questo messaggio della Risurrezione o Rinascita è un messaggio valido per l’eternità ed è un messaggio di Pace racchiuso nel sarcofago vuoto della Camera del Re della Grande Piramide in Egitto il cui volume esterno è esattamente il doppio del suo volume interno.

Il sarcofago vuoto della Grande Piramide, finora un mistero, e sigillato all’origine per l’eternità con tre lastre verticali di granito e tre grandi blocchi di granito nel corridoio ascendente, e costruito in modo tale da non poter essere trafugato dato che il vano di accesso alla Camera del Re è tanto piccolo da non permettere il passaggio del sarcofago, rappresenta in realtà l’uovo dell’Araba Fenice. Il sarcofago vuoto di granito ha la non comune proprietà che il volume delle sue pareti esterne è esattamente uguale al suo volume interno, contenente quindi il rapporto di 2 a 1, o 1 a 2, proprio come ci aveva tramandato Erodoto con l’uovo dell’Araba Fenice.

La preziosità del sarcofago vuoto, la rispondenza perfetta con la descrizione dell’uovo dellìAraba Fenice di Erodoto, le caratteristiche della Risurrezione legata solo alla morte anzichè ad un concepimento, sembrano volerci indicare che il sarcofago vuoto è in realtà il sepolcro dove fu sepolto Gesù millenaristico e con la sua costruzione rappresenta il nocciolo dei requisiti per la nascita di una vera Civiltà. Conoscenza e Amore, queste sono le condizioni essenziali della Civiltà. Esse si equivalgono ed assieme, e solo assieme, Conoscenza + Amore, danno origine. al fiorire della Civiltà. Le pareti esterne del sarcofago rappresentano la conoscenza fisica e materiale, mentre la parte interna, invisibile, rappresenta l’Amore o la Spiritualità, motore dell’evoluzione. Il visibile + l’invisibile, un pò come l’hardware ed il software di un computer.

La condizione naturale per l’uomo è vivere nella Pace, e nella Pace si può vivere e progredire solo quando c’è l’amore ed il rispetto per se stessi, per il proprio simile e per tutti gli elementi della natura. Questi erano gli insegnamenti di Gesù e dei Padri della Civiltà lasciati per iscritto con la “Confessione Negativa” e scolpiti nel granito della forma del sarcofago vuoto della Grande Piramide, per accompagnare il cammino dell’umanità per l’eternità, passando da una rigenerazione all’altra. I detti insegnamenti di Civiltà si concretizzano con l’assenza di eccessi ed in particolare con l’assenza di eccessi di arricchimento.

La guerra e la distruzione non è una dualità naturale per l’uomo, come spesso purtroppo facciamo quando associamo guerra e pace a caldo e freddo o giorno e notte. Le guerre e le armi sono delle costruzioni, mentali e fisiche, della Barbarie dell’uomo quando non si osservano gli insegnamenti citati di Rispetto, Amore, Pace e Civiltà. La condizione naturale dell’uomo è pace, rispetto e civiltà. L’Astronave inter-galattica è ritornata a spiegarci, in uno squarcio di cielo rivelatore di queste eterne ma sconosciute verità, in questa Pasqua 2012, il significato recondito dell’Uovo e della Risurrezione, Rigenerazione o Rinnovamento, indicandoci la strada della salvezza in un momento cruciale della nostra storia.

Sta a noi tesaurizzare e mettere a frutto la preziosa informazione trovata nell’Uovo di Pasqua 2012 consegnatoci dall’Astronave inter-galattica, al fine di non vanificare il suo lungo viaggio di soccorso intrapreso per il bene dell’umanità, evitando il verificarsi dell’irreversibile catastrofe.

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Vedi n. 72 – Bennu – L’Uccello di Fuoco

85 – GALILEO GALILEI, SIRIO E LA SENTENZA FINALE

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Dopo tanti dibattiti diffusi su Internet concernenti il pro ed il contro sulla ragionevolezza del processo e della condanna ed abiura di Galileo Galilei, con questo articolo si vuole presentare un giudizio definitivo su questo argomento che ancora appassiona ed alimenta contrastanti idee e fazioni. La presentazione di questa sentenza finale trascende da qualsiasi interpretazione dottrinaria teologica o di scienza galileiana e si basa esclusivamente su fatti astronomici concreti e tangibili conosciuti.

Dai fatti emersi ed illustrati in vari articoli di questo sito risulta che il sistema solare è eliocentrico mentre l’Universo, o Cosmo, è geocentrico. Queste due realtà diverse sono eterne ed immutabili. La prima realtà dipende dal giro annuale della Terra, assieme agli altri pianeti, intorno al Sole. La seconda realtà dipende dal punto di osservazione dell’Universo necessariamente centrato sull’uomo e sulla sua Terra roteante. Il primo errore di Copernico e della rivoluzione copernicana fu pertanto quello di considerare una sola di queste due realtà, ad esclusione dell’altra.

E la forza del pregiudizio ottenebra le menti e rende ciechi. Talmente era forte il pregiudizio che ciascuno dei due sistemi, eliocentrico e geocentrico, escludesse l’altro, cosa che peraltro continua ai giorni nostri, che nessuno dei due, Chiesa e Galileo, si rese conto che essi avevano entrambi ragione nel difendere le loro convinzioni ed avevano entrambi torto nel negare la visione dell’altro. Eppure, se il cervello dell’uomo non fosse tanto facilmente preda delle “dottrine”, sarebbe bastato alzare gli occhi al cielo e leggere stampato a chiare cubitali lettere sia la centralità dell’uomo e della sua Terra nell’Universo e sia la centralità del Sole nel sistema solare.

Il processo Galilei pertanto fu la classica dimostrazione di come la verità o realtà scompare quando inquadrata con le lenti della contrapposizione. E, dopo tanto tempo, sarebbe il caso di prenderne atto ufficialmente. La sentenza?? Condanna delle presunzioni delle dottrine del sapere.

A seguito di questa prima cantonata, Copernico proseguì con altri due abbagli già descritti in dettaglio nei precedenti articoli e che qui si riassumono solo per far risaltare l’irrazionalità, pro e contro, del processo Galilei.

Storiche testimonianze ci hanno informato che già dal 3500 A.C. la stella Sirio, la nostra stella di Natale, sorgeva assieme al Sole verso gli inizi del nostro luglio. Questa informazione veniva sempre citata perchè si verificava in occasione dell’inondazione annuale del Nilo conseguente allo scioglimento delle nevi sugli altopiani etiopici. Ora non è necessario essere un astronomo per rendersi conto che se Sirio nel 3500 A.C. sorgeva alle 06.00, o giù di lì, a mezzogiorno, o alle 12.00, la stessa Sirio era in merdiano alla sua massima altezza. E di conseguenza 6 mesi dopo, il nostro Capodanno, Sirio era in meridiano al suo opposto di luglio, cioè a mezzanote.

Ai nostri giorni, oltre 5500 anni dopo, guarda caso, la stella Sirio a mezzanotte del 31 Dicembre si trova in meridiano, esattamente a Sud, davanti ai nostri occhi, nello stesso posto ove essa si trovava 5500 anni fa e che potrebbero essere molti di più a causa di assenza di storiche registrazioni anteriori al 3500 A.C.. Ciò può significare solo una cosa: che la teoria di Copernico dell’asse terrestre che compie un giro in circa 25.000 anni è semplicemente falsa o non esistente, o una fantasia, perchè Sirio in tutto questo tempo avrebbe dovuto essere in una posizione lontanissima da dove essa invece si trova tuttora.

Il terzo grossolano errore di Copernico fu quello di ritenere che i 50 secondi di arco annuali di Ipparco, relativi allo spostamento degli equinozi sullo sfondo delle stelle fisse, fossero equivalenti a circa 20 minuti anzichè dei tre secondi di tempo come ampiamente dimostrato.

Tutti questi errori di Copernico in tempi più razionali e pacati non lo avrebbero condotto ad essere osannato e glorificato a scatola chiusa, e si sarebbe cercato di appurare la sostenibilità delle sue teorie. Ma così non fu e il prete di sacrestia riuscì a cooptare un pianeta intero.

Ciò dovrebbe indurci ad un esame di coscienza quando si parla di meritocrazia, dopo aver osannato il demerito per mezzo millennio! Anche questo fa parte della nuova stella, la stella della consapevolezza dei Cittadini della Terra a diffidare dei tanti santoni che vorrebbero imporre i loro palloni, o bufale, a loro esclusivo privilegio.

La sentenza finale?? Fidarsi solo della propria ragione e della propria anima. Esse non tradiscono mai. Per questo è importante allenare la ragione a vedere con gli occhi della mente. L’anima ci indica le regole della Civiltà e la Ragione ci mostra l’essenza della natura e realtà circostante.

68 – FURTO DI ARTICOLI

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I siti “Baronerosso.it” e “Forum.politicamente.net/forum-del-carroccio/113990-se-ce-ssio-ne-se-ce-ssio-ne-6.html” hanno rubato l’articolo di questo blog “Flash 66 – LA PAURA DELLA VERITA'” pubblicandolo oggi sui loro siti, dopo aver cancellato la frase importante del testo “ma anche in caso di vincita dell’Unità Nazionale”.

Furto con manomissione quindi o furto con stravolgimento del significato originario del testo. Di questo avvenimento forse vale la pena farne un articolo per la conoscenza dei lettori e per la conoscenza di:

– Presidente della Repubblica

– Ministro degli Interni

– Ministro dell’Istruzione

– Capo dei Carabinieri

– WordPress.

Fare un furto significa rubare. Rubare significa sottrarre qualcosa di proprietà di altre persone senza il loro espresso consenso. Stravolgere poi l’essenza della cosa rubata aggiunge violenza al furto, esprime mancanza di rispetto per l’uomo e per la natura ed è falsificazione di una testimonianza.

Questi atti sono la negazione della parola Civiltà ove per Civiltà s’intende regole per una convivenza pacifica. A cosa serve parlare di diritti e/o doveri e/o giustizia quando si pensa e si agisce al di fuori delle regole della Civiltà??? E come si possono esprimere delle opinioni, facendole circolare fra il grande pubblico, quando si opera nella Barbarie e addirittura ignorando l’esistenza della linea di demarcazione fra Civiltà e Barbarie???

Siamo chiaramente di fronte ad una mancanza di conoscenza delle forme più basilari di convivenza civile. Nessuno ha mai detto a questi signori che rubare è un atto di inciviltà o barbarie. Ed i secessionisti con questa loro manifestazione di barbarie potranno attirare solo i criminali. Vediamo quindi di sopperire all’ignoranza di questi signori facendogli sapere quante volte, fra 42, la “Confessione Negativa” indicava tali atti come qualcosa contro la Civiltà:

2 – io non ho rubato con violenza

3 – io non ho fatto violenza ad alcuna persona

4 – io non ho rubato

7 – io non ho agito con inganno

8 – io non ho pronunciato il falso

10 – io non ho sottratto beni con la forza

13 – io non mi sono intrigato in faccende con imbrogli

27 – io non ho fatto piangere alcuna persona

29 – io non ho agito con violenza

30 – io non ho agito senza considerazione

38 – io non mi sono comportato con insolenza.

Senza conoscere le 42 regole di civiltà della “Confessione Negativa” non si potrebbe e non si dovrebbe operare concretamente nella vita civile ed in qualsiasi attività, incluso la politica.

Si prega pertanto il Presidente della Repubblica, il Ministro dell’Istruzione ed il Ministro degli Interni di far affiggere in tutte le aule degli asili, scuole elementari, medie, superiori, ed università, la “Confessione Negativa” che, non essendo una concezione di religione ma di civiltà laica o neutrale, è particolarmente adatta ad esserre insegnata ai bambini e ragazzi di tutte le religioni del mondo. La non conoscenza di queste semplici norme procura ingentissimi danni alla comunità civile promuovendo la proliferazione di criminali e terroristi per secoli e millenni a venire.