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138 – LO SCISMA DEL TEMPO

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', RIFLESSIONI, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on febbraio 20, 2015 by beautiful41

Lo Scisma del Tempo

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L’Inghilterra si è dissociata dalla decisione della comunità scientifica di correggere gli orologi aggiungendo un secondo di tempo il prossimo 30 Giugno del corrente anno 2015. Questo annuncio è stato diramato urbis et orbis alcune settimane fa dalla stampa assieme all’informazione che ciò sarebbe dovuto al rallentamento della rotazione della Terra causato dalle maree.

Dopo lo scisma della Chiesa Anglicana dalla Chiesa di Roma di 5 secoli fa rischiamo pertanto di avere un nuovo e più fondamentale scisma, quello della misura del tempo, fra l’Inghilterra e buona parte del resto del mondo. L’Inghilterra però è tutt’altro che una nazione arretrata, per cui dietro questo suo rifiuto di aderire alle decisioni della comunità scientifica sembra esserci qualcosa di grosso. Cerchiamo quindi di vedere o di sapere cosa bolle in questo pentolone tanto impenetrabile e misterioso  da dividere una comunità scientifica.

Il Tempo fin dall’inizio della sua scoperta quale dimensione, molti millenni fa, è sempre stato misurato astronomicamente con osservazioni ottiche angolari. I primi fondatori del tempo astronomico scelsero la durata di un giorno, o il giorno, quale unità di misura, riferendolo al Sole per determinare il moto giornaliero, dividendo lo stesso giorno in 86400 parti, e riferendolo alle stelle fisse per la determinazione del moto annuale. Si prendevano così due piccioni con una fava, come si dice, perchè si legavano due moti diversi, giornaliero e annuale, con la stessa unità di misura in modo che l’uno controllasse l’altro, e qualsiasi variazione di uno dei due moti avrebbe avuto immediate ripercussioni sull’altro. Tale era il significato di un anno di 365 giorni (per la precisione 365,2422).

Una chiara testimonianza di questo acuto e sofisticato pensiero fu lo storico primo anno egizio di 365 giorni intercorrente fra due sorgere consecutivi ed eliacali della stella Sirio ai primi del nostro attuale luglio in coincidenza dell’inizio della piena annuale del Nilo, causata dallo scioglimento delle nevi sull’altopiano etiopico, ben 6000 anni fa della cronologia ufficiale. Il sorgere eliacale significa sorgere assieme al Sole pertanto per quel giorno se il Sole sorge alle 06.00, a mezzogiorno o alle 12.00 la stella Sirio sarà in meridiano assieme al Sole a marcare il mezzogiorno. E 6 mesi prima o dopo, nella opposta posizione orbitale, la stessa Sirio marcherà la mezzanotte.

Dopo 6000 anni, ai nostri giorni, guarda caso, ogni 31 dicembre a mezzanotte la stella Sirio è al centro del cielo stellato per marcare la mezzanotte e ciò significa che dopo 6000  anni Sirio continua a sorgere eliacalmente ai primi di luglio. Quasi incredibile!!

Questo semplice fatto dimostra che la durata dell’anno attuale è la stessa di 6000 anni fa e che il giorno è composto delle stesse 86400 parti o secondi di 6 millenni orsono. Una prova ulteriore e schiacciante di ciò fu l’ultima misurazione astronomica del Tempo fatta alla fine dell’ottocento dall’astronomo Simon Newcombe con mezzi ottici moderni che portarono alla definizione di anno solare per il 1900 pari a 31.556.926 secondi di tempo, confermando quindi il giorno di 86400 secondi e l’anno di 365,2422 giorni. Tale tempo e tale anno fu adottato dalle Nazioni Unite quale base del tempo per tutto il novecento.

Ma verso la metà del novecento accadde un imprevisto. Fu inventato l’orologio “atomico”. A seguito delle ricerche di fisica nucleare che condussero alla costruzione della bomba atomica, centrali nucleari ed altri ordigni, fu messo a punto e costruito anche l’orologio atomico basato su  un elevatissimo numero di pulsazioni o oscillazioni dell’atomo di cesio che così permetteva e prometteva una precisione mai uguagliata nella misurazione del tempo.

Sull’onda di una euforia e fiducia senza fine nelle capacità della scienza, considerata il nuovo Dio sulla Terra, l’orologio atomico fu subito reso operativo e asservito ai satelliti artificiali ed altre tecnologie. Gradualmente si sostituì anche il tempo astronomico di cui l’Inghilterra era stata la maestra negli ultimi due secoli con la creazione degli almanacchi astronomici o effemeridi, basati sul passaggio del Sole in meridiano, o mezzogiorno, all’osservatorio di Greenwich giornalmente per l’inizio del nuovo giorno, e con lancio dei segnali orari in tutto il mondo via radio e tv al fine di permettere di resettare gli orologi ed i cronometri.

Ben presto però ci si accorse che il tempo atomico ritardava rispetto al tempo astronomico. Imprigionati nel dogma di fede  della maggior precisione dell’atomo, fu rifilata ai Cittadini della Terra la notizia che la Terra stava rallentando la sua velocità di rotazione a causa delle maree e si iniziò ad inserire secondi annualmente al fine di pareggiare i due diversi tempi. Finora, in circa 50 anni, sono stati inseriti circa 30 secondi ai nostri orologi.

Ma il rifiuto dell’Inghilterra a continuare ad aggiungere secondi ci suggerisce che gli astronomi inglesi abbiano ben valutato tutta la questione prima di dichiarare lo scisma, e ciò offre l’occasione per fare delle riflessioni che non avremmo potuto fare senza di esso.

Le maree esistono fin da quando esiste la Luna dato che esse dipendomo da questo nostro satellite naturale. Una loro eventuale origine della causa del rallentamento terrestre avrebbe già fatto cessare il suo moto rotatorio da milioni di anni. E senza moto la vita sulla Terra si sarebbe già estinta.

Inoltre un rallentamento progressivo avrebbe comportato in passato una rotazione più veloce ed un incremento del numero di giorni in un anno in quantità tali che la geologia potrebbe forse determinare. In futuro invece ci aspetta un giorno in cui l’orologio atomico segnerà la mezzanotte quando il Sole e l’orologio astronomico segneranno mezzogiorno, oltre all’arresto della Terra e l’estinzione della vita su di essa in tempi neanche tanto lontanissimi.

In considerazione che tale presunto rallentamento sarebbe stato notato anche dall’orologio astronomico, o rispetto al Sole, appare chiaro che ad essere corretto o aggiustato sia invece proprio l’orologio atomico o tempo atomico. La correzione del tempo atomico però è pregna di significati che vanno ben oltre la semplice questione della misura del tempo.

La correzione del tempo atomico è un boccone molto amaro  che pochi scienziati hanno il coraggio di ingoiare, perchè ciò significerebbe rinnegare e ripudiare il dogma di fede che vede nella scienza e tecnologia moderne un orgoglioso motivo di progresso e avanzamento sociale. Lo scisma del tempo ci dice invece che si trattava solo di una illusione. L’Inghilterra ha avuto il coraggio di riconoscerla e di sottrarvisi, e le altre Nazioni cosa faranno???     

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136 – ISLAM E LIBERTA’

Posted in ATTUALITA', RELIGIONE, RIFLESSIONI with tags , , , , on gennaio 31, 2015 by beautiful41

Islam e Libertà

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L’Islam è una religione di conquista. L’Islam fu concepito per espandersi rapidamemte in tutto il mondo pacificamente piuttosto che militarmente. Un  uomo musulmano può prendere in moglie una donna di qualsiasi altra religione mentre una donna musulmana può sposare solo un uomo musulmano ed i figli, naturalmente, dovranno essere sempre musulmani. Vi sono eccezioni a ciò ma esse sono piuttosto rare.

Nato in zone desertiche dell’Arabia, l’Islam si espanse inizialmente a dorso di cammello seguendo le rotte carovaniere di commercio che coprivano distanze molto grandi, verso l’Africa ad ovest e verso l’Oriente ad est, con viaggi che duravano molti mesi o anni durante i quali  i carovanieri quasi per necessità prendevano varie mogli in posti diversi.

L’Islam, regolando le attività civili ed i costumi personali dei propri fedeli, è contemporaneamente una etica ed una religione. La grande valenza, o “peso”, di tale connubbio conduce l’Islam ad essere un credo totalizzante, riguardante cioè l’intera personalità, fisica e psichica, dei suoi seguaci. O si è dentro o si è fuori di esso.

Un pensiero totalizzante non può dialogare con un altro pensiero totalizzante diverso dal suo e quando vi è costretto un conflitto irresolubile insorge. Questi diversi pensieri totalizzanti possono convivere solo a condizione che essi operino in territori separati.

I pensieri totalizzanti sono tanti ma forse il più importante è quello della Libertà che nei Paesi secolarizzati occidentali è intesa come libertà assoluta. Tutti sappiamo che la propria libertà finisce dove inizia quella altrui ma questa idea non è mai stata codificata legalmente. Contrariamente all’Islam, nei Paesi secolarizzati l’etica semplicemente non esiste poichè essa fu ritenuta a suo tempo superflua. Ma, in una società globalizzata e promiscua, il far finta di non vedere e di non sapere e che tutto va bene potrebbe portare ad un triste risveglio.  

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132 – LE DIMENSIONI DELLA TERRA ED I PAPOCCHI DI NEWTON

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LE DIMENSIONI DELLA TERRA ED I PAPOCCHI DI NEWTON.
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Ci è stato detto e ripetuto, da secoli, nelle scuole ed università, su libri di testo e divulgativi e su enciclopedie etc, che la Terra è schiacciata ai poli ed ha un rigonfiamento all’equatore, ciò che le conferisce una forma ellissoidale. Tale idea nacque da Newton, secondo il quale la rotazione della Terra sul suo asse produce delle forze centrifughe che determinano il suddetto rigonfiamento equatoriale. Newton, senza avere alcuna evidenza che potesse confermare questa idea, come sua abitudine, costruì delle formule matematiche per corroborare l’ipotesi dello schiacciamento della Terra ai poli che continua ancora oggi.

Ma, circa due secoli dopo Newton, si verificarono due eventi di tutto rispetto che avrebbero dovuto far suonare degli assordanti campanelli d’allarme nelle menti di molti cervelli del pianeta, affinché correggessero l’idea di Newton.
Il primo di tali eventi fu l’istituzione del sistema metrico decimale, fatto dai francesi poiché la vecchia unità di misura del piede aveva perso tutta la sua precisione e nessuno ne conosceva più l’origine, ragion per cui il piede variava da paese a paese, da contrada a contrada, da città a città, creando una “Babele” totale che si ripercuoteva su tutte le misure. I francesi si prefissarono di creare una nuova unità di misura che doveva rappresentare una decima milionesima parte dell’arco di meridiano fra l’equatore ed il polo. Sorse pertanto la necessità di misurare la distanza di questo arco di meridiano dall’equatore al polo.

L’impresa di misurare l’arco di meridiano dall’equatore al polo, fatta dai francesi, fu una memorabile, avventurosa ed affascinante pagina della scienza moderna.
Essi cominciarono dalla Lapponia e, scendendo sempre verso l’equatore per meridiano, a pezzo a pezzo, passando per Dunkerque, attraversando tutta la Francia fino ai Pirenei ed oltre, proseguendo in centro e sud America fino al Perù, per mezzo di triangolazioni oggi note a qualsiasi geometra, misero assieme una serie di lunghezze dell’arco meridiano che portarono alla misurazione totale della distanza dall’equatore al polo pari a 10 milioni di metri.

Tali misurazioni fatte dai francesi condussero alla scoperta del fatto che un primo, o un grado di arco di meridiano aumentava la propria lunghezza progressivamente dall’equatore al polo. Un primo di arco di meridiano all’equatore era 1.842 mt e lo stesso primo di arco di meridiano al polo era 1.862 mt, cioè circa 20 metri in più del primo di arco all’equatore. I francesi notarono questa discrepanza, la quale confermava che la Terra non era perfettamente sferica e, anziché essere schiacciata ai poli come a suo tempo teorizzato da Newton, era, in realtà, allungata ai poli e, di conseguenza, schiacciata all’equatore.
Dagli archivi storici risulta che i francesi espressero questa loro opinione riguardo la forma della Terra allungata ai poli, ma, forse per motivi politici e per altri motivi, dal momento che correvano i tempi convulsi della rivoluzione francese, essi non riuscirono a ribaltare la precedente teoria di Newton che, pertanto, continuò ad essere accettata.
Il sistema metrico decimale, fra i due estremi primi di 1842 mt all’equatore e di 1862 mt ai poli, stabilì che si usasse la lunghezza media di un primo di arco alla latitudine di 45°, pari a 1852 mt valevole per tutta la Terra, rendendola così sferica e perfetta ai fini dei calcoli cartografici e di navigazione.

Il secondo evento che si verificò, che avrebbe dovuto attirare l’attenzione generale su quest’argomento, furono le campagne archeologiche che ebbero inizio con Napoleone Bonaparte in tutto il “mondo antico” e che portarono alla luce gli “Omphalos”, descritti all’articolo 96. Questi Omphalos (oppure Onfalo in italiano), sia sotto forma di pietre originali sorte dagli scavi, sia come raffigurazioni rinvenute in alcune tombe e sui papiri e risalenti all’inizio della storia egizia, possiedono tutti una forma semisferica allungata verso l’alto. A giudizio di molti studiosi questi Omphalos rappresentavano l’emisfero nord terrestre, e la loro forma voleva mostrare che il grado di arco di meridiano progressivamente aumentava dall’equatore al polo. Questi studiosi, pur riconoscendo che gli Omphalos rappresentavano l’emisfero nord terrestre, non osarono trarne la logica conseguenza che la Terra era allungata ai poli, accecati forse dal pregiudizio di Newton, per cui, ancora una volta, si continuò a credere come una verità scientifica-dogmatica la teoria di Newton, rinunciando ad interpretare l’evidenza che si trovava sotto i loro occhi.

Su alcune di queste raffigurazioni degli Omphalos è posta un’unità di misura, piede o cubito, per indicare che gli Omphalos, oltre a quanto già detto all’articolo 96, servivano per misurare gli archi di meridiano dall’equatore al polo. La misura dell’arco di meridiano dall’equatore al polo è sempre stata fondamentale perché il possesso di tale misura permette la conoscenza delle dimensioni e della forma della Terra. Questo concetto, o idea, era valido ai tempi degli antichi egizi e fu perseguito, forse inconsciamente, anche dai francesi che istituirono il sistema metrico decimale. La sola differenza tra i francesi e gli antichi nel misurare la lunghezza dell’arco meridiano sta nel fatto che, mentre i francesi si riferirono alla lunghezza totale equatore-polo per ricavare il metro (come detto, una decima-milionesima parte di esso), gli antichi si riferirono alla lunghezza dell’arco di un singolo grado alle varie latitudini. Per esempio, un grado di meridiano all’equatore ha una lunghezza di 1842 x 60 = 110.520 metri, ed un grado di arco di meridiano al polo ha una lunghezza di 1862 x 60 = 111.720 metri.

A compendiare questi due eventi occorsi dopo Newton, bisogna aggiungere che, recentemente, con i satelliti artificiali, si è proceduto alla misurazione dell’arco di meridiano come mai in passato. I satelliti hanno, in pratica, corretto le precedenti misurazioni ottiche effettuate dai francesi, ed hanno dato, per l’arco di meridiano dall’equatore al polo, 2288 metri in più rispetto ai 10 milioni misurati dai francesi, per un circolo meridiano totale, che avvolge tutta la Terra, pari a 40.009.152 metri. Gli stessi satelliti hanno dato 1842,9 metri come lunghezza di un primo di arco di meridiano all’equatore e 1862,5 metri come lunghezza di un primo di arco di meridiano al polo, confermando con ciò il progressivo aumento del primo di arco di meridiano man mano che dall’equatore ci si avvicina al polo.

Ora non è necessario essere uno scienziato, né un astrofisico, né un matematico per accorgersi dell’evidenza che sta davanti agli occhi di tutti, e basterebbe finanche una massaia, magari impegnata fra un’omelette ed un cappuccino, a rendersi conto che uno stesso angolo sottende un arco di lunghezza inferiore per le superfici più vicine, e sottende un arco di lunghezza maggiore per le superfici più lontane. Se un primo di arco di meridiano all’equatore ha una lunghezza di 1842,9 metri, come detto, ed al polo la stessa lunghezza diventa di 1862,5 metri, ciò significa semplicemente che l’equatore è più vicino al centro della Terra mentre il polo è più lontano dallo stesso centro, e che la Terra è di conseguenza allungata ai poli e schiacciata all’equatore, cioè l’esatto contrario di quanto sostenuto da Newton e dalla scienza moderna.

La lunghezza dell’equatore di 40.076 km, come riportato su vari libri di testo e divulgativi, è una lunghezza risultante dalla teoria di Newton e non dalle evidenze sopra descritte, per poter conservare la vecchia idea dello schiacciamento della Terra ai poli. La lunghezza dell’equatore, invece, risultante dalle suddette evidenze, è in realtà 1842,9 x 21.600 = 39.806.640 metri, ovvero 39.806 km, o una misura molto vicina a questa cifra, comunque di molto inferiore alla lunghezza del circolo meridiano. Nei calcoli di navigazione e di cartografia è preso in considerazione un primo di arco di meridiano unico per tutta la Terra pari a 1852 metri, che è la misura media fra il primo di arco all’equatore e quello al polo. Pertanto la lunghezza dell’equatore non ha influenza alcuna nei calcoli di posizione, che sono sempre basati sul primo di arco di meridiano. Ciò ha reso possibile mantenere la lunghezza dell’equatore come un valore empirico, per confermare quanto teorizzato da Newton.

Nei secoli si è pertanto mantenuto intatto lo schiacciamento della Terra ai poli ipotizzato da Newton, pur avendo l’evidenza del contrario. Tutti facciamo degli errori e , come si dice, “chi opera sbaglia”, e nessuno si può erigere a giudice o a maestro sugli errori fatti dagli altri quando ciò avviene in buona fede. Ma quando questi errori non vogliono essere riconosciuti solo per salvaguardare la reputazione di un grande personaggio della scienza, allora il minimo che si può dire o gridare è: VERGOGNA!!!!

Forse Newton aveva preso in considerazione solo le forze centrifughe generate dalla rotazione della Terra intorno al proprio asse, dimenticandosi che la Terra gira anche intorno al Sole e che le forze centrifughe prodotte da questo moto di rivoluzione sono preponderanti rispetto a quelle da lui considerate. Ecco perché la Terra è allungata verso i poli.

Qualsiasi sia la causa di questo allungamento, esso è inconfutabile, data l’estrema precisione con cui è stato misurato l’arco meridiano.
Appare anche illuminante il fatto che gli antichi avessero già espresso questa nozione con i loro Omphalos, i quali, oltre che per stabilire l’unità di misura sfruttando il triangolo rettangolo formato dall’ombra del sole lasciata da un’asta verticale quando in meridiano, cioè a mezzogiorno (da cui la parola meridiano), marcavano dei centri geodetici dai quali si procedeva alla mappatura del cielo stellato e della Terra, come descritto all’articolo 96, e certamente la forma degli Omphalos così sistematicamente precisa ed uguale nelle sculture e nelle pitture, è una chiara indicazione che la Terra è allungata verso i poli ed è schiacciata all’equatore.

Le evidenze ed i fatti sopra descritti sono semplici e chiari e parlano da soli. Appare ormai chiaro che Newton, come altri cosiddetti “padri fondatori della scienza moderna”, ad eccezione della mela della gravitazione universale di cui gli va dato merito, senza la conoscenza del cielo, senza avere mezzi conoscitivi adeguati, e senza alcuna prova che potesse convalidare la sua teoria, era solo un dilettante allo sbaraglio che ha contribuito enormemente alla distorsione del pensiero razionale in tutti i settori della conoscenza, e da cui sarà molto difficile riprendere il filo perduto.

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P.S. – Naturalmente l’allungamento ai poli fa cadere anche l’altra sua teoria della rotazione dell’asse terrestre in circa 26.000 anni come già descritto all’articolo 61.

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131 – ARCA DI NOE’ E ARGO. LA STESSA ED UNICA STORIA???

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Arca di Noè e Argo – La stessa ed unica storia???

L’Arca di Noè ed il Diluvio Universale sono parti di un racconto biblico del Vecchio Testamento. Tale racconto è stato diffuso in tutto il mondo a mezzo dei popoli aderenti alle fedi monoteiste risalenti a Mosè. La sua narrazione è in sostanza la descrizione di una sopravvivenza di un gruppo di persone di fronte al pericolo mortale causato da innalzamento delle acque.

Il racconto biblico di un tale evento non è il solo. Nella mitologia classica greca esiste il mito di Deucalione che, come il Noè biblico, si salvò dalle acque del Diluvio con una nave che atterrò sulle pendici dell’Etna e poi sui monti del Parnaso. In una delle versioni che riportano tale mito viene precisato che il viaggio durò nove giorni prima dell’ arrivo nei pressi dell’ Etna. Da dove provenisse questa nave non è dato sapere. Tale mito, risalente ai tempi di Zeus, Prometeo, Pirra e Pandora, attesta naturalmente la sua estrema antichità.

In tempi moderni, a seguito di scavi archeologici, si è scoperta l’esistenza di un terzo racconto del Diluvio Universale scritto su tavolette di argilla rinvenute in Mesopotamia e descriventi la storia di Utnapishtin simile in tutto e per tutto a quella del Noè biblico. Questa versione, trascritta in accadico e babilonese, risale in origine ai Sumeri che la avevano messa per iscritto la prima volta forse verso il 3200 AC.

Oltre alle innumerevoli tradizioni orali di miti e leggende, comuni ai popoli di tutta la Terra, relativi ad un tale evento, abbiamo pertanto tre racconti diversi dello stesso avvenimento redatti in lingue, contesti e tempi diversi. Ciò fa supporre una fonte originaria comune da cui sono stati tratti i tre racconti.

La versione greca di Deucalione ci fu tramandata da Omero, che ne accennò l’esistenza nell’ Iliade, ma dello stesso Omero sappiamo ben poco di attendibile. Chi ne ha parlato in maniera più approfondita e certa è stato invece Apollodoro, che studiò ad Alessandria d’ Egitto, ove nella locale biblioteca attinse questo racconto che necessariamente proveniva dagli archivi precedenti di Heliopolis (la ON biblica), ove erano conservati tutti i papiri storici egizi prima che fosse costruita la città di Alessandria d’ Egitto.

La versione biblica di Noè sembra, a giudizio di molti studiosi, essere stata copiata dalla versione mesopotamica di Utnapishtin, quando i compilatori della Bibbia si trovarono in schiavitù verso il VI secolo A.C. a Babilonia, ove essi ebbero contatto con le antiche storie locali. Tale ipotesi di copia è fortemente rigettata dai fondamentalisti religiosi biblici, i quali asseriscono che la versione mesopotamica di Utnapishtin è una versione “corrotta” della storia del Diluvio, dato che la versione biblica di Noè è l’ unica versione non “corrotta”poiché scritta da Mosè personalmente. Se diamo credito a quest’ ultima asserzione dei fondamentalisti biblici, ne consegue che anche per la versione di Noè la fonte originaria di questo racconto è Heliopolis (la ON biblica) ove noi sappiamo che Mosè fu istruito in tutte le arti e scienze egizie.

La fonte originaria della versione mesopotamica di Utnapishtin appare in tal caso incerta ma, in considerazione del fatto che i sumeri e gli altri popoli della Mesopotamia ebbero continui contatti economici e culturali con gli egizi (dai quali essi attinsero le più importanti conquiste scientifiche, fra le quali il sistema di misure lineari, angolari, e del tempo, come descritto in articoli precedenti), possiamo ragionevolmente dedurre che detta fonte originaria sia anche in questo caso il centro della sapienza millenario di Heliopolis.

Gli interrogativi del quando/dove/perché sorti da queste narrazioni sono stati tanti e, specialmente durante il secolo scorso, molti tentativi sono stati fatti per rispondere a queste domande con molte spedizioni organizzate principalmente sulle pendici del monte Ararat, con la scrittura di molti libri e con la formulazione di molte teorie ed ipotesi che potessero definitivamente stabilire la vera natura di questa storia. Ma nessun punto fermo si è potuto raggiungere, nonostante i numerosi tentativi, forse perché non si è mai guardato nella direzione giusta. Si è guardato sempre con gli occhi rivolti verso la terra e nessuno ha mai pensato che si potesse stabilire una connessione con la realtà storica di quest’avvenimento se si fossero alzati gli occhi verso il cielo stellato.

Rivolgendo lo sguardo alla volta celeste ci si può accorgere che la piu’ grande costellazione del cielo stellato è la nave ARGO (Già descritta all’articolo 101 ), immensa e composta di circa 800 stelle includenti le attuali 4 costellazioni di Carena, Vela, Puppis e Bussola. ARGO si estende per circa 60° di latitudine e 60° di longitudine dell’emisfero celeste sud. La sua storia era tanto importante che i primi pittori delle antiche cartine del cielo stellato ritennero di doverla rappresentare per l’eternità, fra le stelle, per la particolarità di una memoria catastrofica riguardante tutta l’umanità.
 
Di Argo ce ne ha parlato principalmente Apollonio Rodio, che nacque, studiò e visse ad Alessandria d’Egitto nel III secolo AC , dove fu bibliotecario nella famosa biblioteca, dalla quale lui attinse la storia di Argo; pertanto, anch’essa deriva dagli archivi precedenti di Heliopolis, la ON biblica. Nella storia o mito di Argo i legami con l’Egitto sono molto evidenti. A partire dalla fondazione sia di Argo sia dell’ Egitto stesso, quando Belo diede ai suoi due figli, Egitto e Danao, il Regno d’ Egitto e d’Arabia al primo ed il Regno di Libia al secondo. E fu lo stesso Danao a fondare Argo. Qui il mito sembra volerci suggerire che il viaggio di Argo avvenne all’inizio della storia egizia. Dal momento che le traduzioni effettuate sui papiri avvenivano dai caratteri geroglifici al greco antico, è molto probabile che la parola ARGO sia, in realtà, una traslitterazione della parola egizia ARCA e che, in sostanza, ARGO ed ARCA indichino lo stesso avvenimento.

Esse, cioè, potrebbero riferirsi alla descrizione di due aspetti dello stesso avvenimento: l’innalzamento delle acque e l’atterraggio finale nella storia dell’Arca contro il viaggio intrapreso dalla stessa nave nella storia di Argo. Questa può essere la sola spiegazione del fatto che, mentre nel cielo stellato non c’è nessun accenno dell’Arca di Noè, c’è invece tutto riguardo la nave Argo, incluso i membri dell’equipaggio più famosi, immortalati nella costellazione di Heracles (Ercole) e nella costellazione dei gemelli rappresentante gli altri membri dell’equipaggio Castore e Polluce.

Basandoci sulla cronologia dell’Egitto Antico rilasciata da Erodoto, secondo il quale Eracle visse circa 20.000 anni fa, possiamo dedurre che il viaggio della nave Argo avvenne all’incirca nello stesso periodo. Questa datazione è la meno antica fra quelle risultanti dalla stele di Palermo (25.000 anni fa) e quella data dal papiro di Torino (39.000 anni fa) riguardo l’inizio della storia egizia. Per dipingere il cielo stellato come la tela di un pittore, bisogna prima di tutto “squadrare il foglio”, come si dice, al fine di determinare le linee di riferimento principali in base alle quali poi si procede con la raffigurazione di qualsiasi cosa uno voglia dipingere. Concedendo alcune migliaia di anni a questi antichi “pittori – astronomi” per la determinazione delle linee di riferimento del cosmo, che sono principalmente l’eclittica, l’equatore celeste, i coluri equinoziali e solstiziali e la conoscenza dei moti celesti con estrema precisione, possiamo ritenere che la raffigurazione di Argo e di tutte le antiche costellazioni nel cielo stellato sia stata operata circa 15.000 anni fa.
Se la scelta della posizione di Argo nel cielo stellato non è dovuta al caso ma ad un disegno preciso, è possibile che gli antichi “pittori-astronomi” abbiano voluto segnalare con ciò che il luogo di provenienza di Argo, o Arca, situata nell’emisfero celeste sud e visibile dal Nord dell’Egitto fino all’equatore, era situato nell’emisfero sud.

In tutte le versioni che descrivono il viaggio di Argo è sempre menzionata la Libia (che a quei tempi significava Africa) quale punto di partenza, di arrivo o di attraversamento, tramite fiumi e deserti, per cui appare che l’origine del viaggio di Argo possa essere stata una grande Isola situata fra le attuali isole di Capo Verde e l’isola di Sant’Elena e/o l’isola di Ascensione, situate nell’Atlantico meridionale.

L’innalzamento delle acque potrebbe essere stato conseguenza dell’inabissamento di questa grande isola, causato dall’inversione quasi istantanea (durata poche ore) dei poli magnetici della terra, inversione attestata e testimoniata nel mito del carro di Elios ed anche dai sacerdoti di Heliopolis, quando riferirono ad Erodoto che “due volte il Sole sorse dove ora tramonta e due volte tramontò dove ora sorge”. Nello stesso mito del carro di Elios (Articolo 127) si accenna che questo sconvolgimento avveniva mentre gli Argonauti, con Argo, attraversavano il fiume Eridano, nel quale trovarono, già morto ed ancora fumante, il corpo di Fetonte. Ciò sarebbe una terza testimonianza del fatto che il viaggio di Argo avvenne durante quelle circostanze e quel periodo.

Alla luce di quanto precede, appare quindi non irragionevole ritenere, come accennato, che la storia di Argo e la storia dell’Arca di Noè siano in realtà la stessa ed unica storia.
Le connessioni della storia di Argo con tante vicende, storie e miti antichi sono molteplici, ed in questo piccolo articolo abbiamo soltanto accennato gli argomenti più importanti di questa storia, che meriterebbe una molto più lunga dissertazione.

Quest’articolo, pertanto, è una semplice offerta di una proposta di una nuova, più realistica prospettiva storica ai lettori, i quali potranno approfondirla ed anche verificarla di persona.

119 – L’ETA’ DELL’ORO E DELL’ARGENTO

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 11, 2013 by beautiful41

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L’Età dell’Oro e dell’Argento

L’Età dell’Oro ci è stata tramandata da Esiodo che visse tra il secolo VIII ed il secoli VII A.C.. Durante tale periodo dell’Età dell’Oro, ci informò Esiodo, vivevano gli uomini “mortali” in uno stato di prosperità e abbondanza. Essi vivevano senza odio né guerre, senza la necessità di leggi, senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente, senza bisogno di cercare altre terre e senza la necessità di costruirsi case perché essi vivevano in una perenne primavera senza caldo né freddo.

Essi vivevano con l’animo sgombro da ogni angoscia, senza conoscere la miseria, la fatica e la miseria della vecchiaia, e avevano tutte le cose belle. Essi, questa stirpe di uomini “mortali”, crearono nei primissimi tempi gli “immortali” che vivevano però in cielo, fra le stelle e le tante luci dell’Universo.

Il racconto di Esiodo, come tanti altri dell’antichità, è stato classificato come abracadabra, cioè come “mito” o “leggenda”, senza alcun valore storico di realtà. Eppure, a ben guardare, Esiodo ha solo raccontato la storia, come a lui pervenne, dell’antico Egitto fin dal suo inizio.

Esiodo visse in un periodo  alla fine o agli sgoccioli della classica antica millenaria civiltà egizia. L’Egitto era stato tradizionalmente un Paese chiuso ai non egizi a causa della sua superiore civiltà. Ma, già dalla fine del secondo millennio AC, tramite i Fenici, aveva sviluppato varie relazioni con gli antichi greci, o ellenici, o “pelasgici” di quei tempi, che ne riconoscevano la grande sapienza e antichità. Basti pensare a Dodona e e  Tebe, centri oracolari istituiti verso la fine del secondo millennio AC a similitudine di quelli egizi di Siwa e Tebe.

Singolare ed indicativo è il suo racconto che gli uomini dell’Età dell’Oro vivevano senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente.  Ora  c’è una sola zona al mondo dove ciò accade, o meglio, accadeva, dato che con la costruzione della diga di Assuan ciò non succede più, ed è la valle del Nilo ove la piena annuale, apportatrice di un fertilissimo limo, permetteva la crescita spontanea di tutti i prodotti agricoli.

Inoltre questi primi uomini vivevano in una eterna primavera che è proprio il clima subtropicale della valle del Nilo ove freddo e caldo sono sconosciuti. La “creazione” degli immortali che abitavano in cielo fu la creazione, da parte di questi primi uomini mortali, di figure immaginarie di Dei, o Deità,  che scaturiva dalle loro interiori necessità di soddisfare la loro parte spirituale, mettendole in relazione con i movimenti degli astri nel cielo. Infatti Esiodo esprime una “creazione” in senso metafisico, o metaforico, e non che gli immortali furono generati dagli umani mortali.

Ad un certo punto, prosegue Esiodo, lo stile di vita felice, bucolico e naturale di questi uomini viene ad essere alterato con l’arrivo degli Dei. Tale evento traumatico determina la fine dell’Età dell’Oro e l’inizio dell’Età dell’Argento. Uno degli Dei, Prometeo, ruba il fuoco degli Dei immortali e lo concede o lo regala agli uomini mortali, ciò che suscita la collera di Giove il quale per punizione manda agli uomini una donna Dea, Pandora, che lascia fuoriuscire da un otre tutti i mali del mondo che prima erano sconosciuti perché segregati nello stesso otre.

L’incontro con gli Dei appare come un incontro fra due diversi tipi di umanità dei quali uno è in possesso di Conoscenza e Civiltà mentre l’altro è allo stato primitivo. Il fuoco di Prometeo potrebbe, in questa ottica, rappresentare il fuoco della conoscenza che viene concessa agli uomini mortali. E naturalmente questi avvenimenti erano occorsi millenni prima che Esiodo, forse in seguito ad una informazione orale, li mettesse per iscritto.

Il vaso di Pandora appare, allo stesso tempo, la parte più rivelatrice e misteriosa del racconto di Esiodo. Quello che il racconto sembra suggerire è che se vi erano delle grandissime differenze fra i due tipi di uomini di genere maschile, vi erano certamente delle differenze abissali  fra le donne dei due tipi di homo sapiens.  Pandora era una Dea, presumibilmente una bellissima donna imbevuta ed addobbata dei valori spirituali, mentali e materiali della Civiltà, quali abiti di fattura e taglio e colori bellissimi, capelli neri a riccioli di Dea, corpo curato e profumato, maniere colte e gentili, anima sublime, con orecchini e gioielli d’oro e pietre preziose, voce e comportamento vellutati e con femminilità seducente. Pandora era l’embodimento della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza.

Di contro la donna primitiva, non coperta e coi seni cadenti, non curata, pur se conducente una vita pacifica e rispettosa, rappresentava un contrasto incolmabile che suscitava ed alimentava, in entrambi i generi, sentimenti ed emozioni mai conosciuti prima, quali invidia, gelosia, vergogna, avidità, ambizione, distinzione, perdita del rispetto per sé stessi e gli altri o altre, e così via. E sono proprio questi i mali peggiori del mondo che poi, se non governati, producono i disastri planetari che ben conosciamo. I mali delle disuguaglianze del vaso di Pandora.

Dopo il turbamento iniziale dovuto all’incontro fra mortali ed “immortali”, questi ultimi, proprio perché imbevuti di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza, e proprio per salvaguardare il sano sviluppo dei “mortali”, emanarono leggi e regole che permisero un progresso pacifico plurimillenario di tutto il Paese, leggi e regole immortali di Civiltà valide ovunque ed in ogni tempo e che sono ben rappresentate dalla “Confessione Negativa”, ancora oggi il più importante Faro di Civiltà per tutti da leggere ed assimilare.

Gli Dei immortali giunti all’improvviso nella valle del Nilo erano quindi uomini in carne ed ossa e possono solo essere stati i sopravvissuti di ATLANTIDE, come abbiamo visto all’art. n. 101 – “ARGO, La Costellazione della Civiltà e la Ricerca del Vello d’Oro”, proprio perché sappiamo di come gli europei delle scoperte geografiche furono scambiati per “Dei” dagli indiani d’America, dagli Aztechi di Montezuma e dagli Aborigeni Australiani, e da altri indigeni, quando videro e incontrarono la prima volta i maestosi velieri oceanici.

E nessuno ha mai spiegato in maniera esauriente perché gli antichi egizi hanno dato la sepoltura a tante imbarcazioni, con alcune di esse vere e proprie imbarcazioni oceaniche lunghe circa 40 metri. Si è detto che queste imbarcazioni servissero ai faraoni per solcare gli oceani del Cosmo o del Nilo con le loro anime, ma esse, queste imbarcazioni, potrebbero anche significare la conservazione della memoria di antichi avvenimenti, quando gli “immortali” giunsero la prima volta nella valle del Nilo, la terra dell’Oro, come testimoniato dalla stella Canopo, il capitano della costellazione Argo, che in lingua egizia era chiamata “KAH-NUB”, terra dell’Oro, suolo dell’Oro o terra d’Oro.

In definitiva Esiodo narra l’incontro fra uomini civilizati e uomini primitivi dove i primi, pur con le difficoltà iniziali, seppero avviare una coesistenza pacifica fra i due gruppi all’insegna della solidarietà e dell’Amore.

 Gli studiosi hanno ritenuto che nel racconto di Esiodo dell’Età dell’Oro vi sia narrata, in forma diversa, la storia biblica del Giardino o Valle dell’Eden dove Eva, come nel racconto di Pandora, fu causa del peccato originale e della caduta dell’uomo. E’ vero nel senso che le due storie appaiono due facce di una stessa medaglia perché esse hanno attinto alla stessa fonte della storia dell’antico Egitto dandole però un significato opposto a quello reale della grandezza della Donna quale embodimento di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

Ma per ciò spiegare e raccontare dovrò preparare un altro articolo, per non essere enormemente lungo. Vedi quindi il prossimo articolo 120 per continuare.

109 – EVOLUZIONISMO E CIVILTA’ – UNA NUOVA TEORIA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE on settembre 28, 2012 by beautiful41

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Evoluzionismo e Civiltà – Una nuova Teoria

In America gli evoluzionisti sono contrapposti ai cosiddetti creazionisti su una base di parità. Circa il 50% contro l’altro 50%. Ed in Europa??? In Europa non si sa se vi siano e quante siano queste percentuali. E ciò sembra confermare l’idea che gli Americani hanno degli Europei. E cioè l’idea dei soldatini di piombo, pronti a marciare dovunque secondo le volontà dei vari “duci” o ducetti di turno o di chi è al governo.

E chi sono i “duci” o i “ducetti” di turno che manovrano i soldatini di piombo??? Recentemente questi signori si sono qualificati da soli nei componenti del Comitato cultura del Consiglio d’Europa che, quasi all’unanimità, con un solo voto contrario ed uno astenuto, con la Risoluzione n. 1580 del  4 Ottobre 2007, hanno condannanto e respinto la richiesta dei “creazionisti” di insegnare nelle scuole pubbliche europee la loro visione della nascita della vita.

Il Consiglio d’Europa ha impugnato in pieno le idee degli “evoluzionisti”, condivise dalla maggior parte della comunità scientifica, ritenendo la posizione dei “creazionisti” come non scientifica, basata su pregiudizi e non su “fatti”, non suffragata da pubblicazioni su riviste scientifiche e sottoposte a “peer reviewing”, eccetera. Il Consiglio d’Europa ha addirittura accusato i “creazionisti” di essere all’origine dei fondamentalismi religiosi favorendo l’instaurazione di pericolosi regimi di destra. E questo solo per accennare ad una infinita diatriba tra evoluzionisti e non evoluzionisti.

Appare però che le accuse degli evoluzionisti fatte ai creazionisti possano ricadere sulle loro stesse teste perché anche essi dimostrano di essere dei pericolosi fondamentalisti nel non concedere un minimo di dubbio su una questione così complessa e in pratica quasi del tutto sconosciuta. Chi di loro è vissuto un miliardo di anni per poter testimoniare sui “fatti” o le “evidenze” tanto strombazzate??? Nessuno. E i tanto strombazzati “peer reviewings” (l’accordo o meno di altri scienziati) sono semplicemente ridicoli dato che per il mantenimento di privilegi di casta si può escludere chiunque a proprio piacimento, e poichè il pensiero dell’uomo non è prerogativa solo di una casta ben rifocillata. La posizione assunta dal Consiglio d’Europa appare quindi degna della peggior tradizione fondamentalista di stampo hitleriano.

Questi due fronti contrapposti, dei quali quello dei creazionisti si è “evoluto” in una forma più sofisticata chiamata “Disegno Intelligente”, in tempi recenti hanno visto la comparsa di un terzo fronte che aspira a contendere l’importanza degli altri due se non addirittura a sostituirli, e che è stato chiamato “Devoluzione”, o “Devolution”. In sostanza e molto sinteticamente la “Devolution” accetta le idee degli evoluzionisti ma all’incontrario. Non è l’uomo ad essere disceso dalla scimmia o da forme meno evolute bensì è la scimmia ad essere discesa dall’uomo, regredendo da una forma più evoluta ad una meno evoluta.

Naturalmente gli strali della comunità scientifica, evoluzionista, si sono diretti a gran velocità contro i “devoluzionisti”, cercando di ammazzarli prima che possano svilupparsi. Ma le idee purtroppo non si possono imprigionare o eliminare perché esse sono pensiero ed il pensiero è immateriale ed immortale. Abbiamo pertanto tre gruppi di persone che si contendono l’evoluzione per modellarla secondo le proprie idee. Questi tre gruppi si guardano in cagnesco e sono pronti a farsi la guerra per il trionfo delle proprie concezioni, facendo sembrare il tutto, in questa storia dell’evoluzione, come un teatrino ove ciò che va in scena potrebbe rappresentare bene la comicità e la tragedia della stupidità umana.

Su questo palcoscenico del teatrino dell’evoluzione si affaccia, con questo articolo, un quarto fronte o un quarto contendente. Questo quarto contendente si chiama Amore e Conoscenza. Esso è sconosciuto agli due, più uno, consolidati contendenti, perché uno tiene conto solo di una genesi materiale radicata in un pensiero distorto economico ottocentesco che tanti danni ha causato, mentre l’altro tiene conto solo del pensiero metafisico a sfondo più o meno religioso.

Eppure, se guardiamo bene alla storia conosciuta, si delineano abbastanza bene le cause fondamentali che sono all’origine dello sviluppo della vita nell’Universo e che possono sfociare sia in un processo evolutivo di espansione, da uno stadio inferiore ad uno superiore, e sia in un processo regressivo, degenerativo, di contrazione passando da uno stadio superiore ad uno inferiore.Queste cause sono Amore e Conoscenza. Amore significa anche Rispetto ed Armonia, Equilibrio e Giustizia, mentre la Conoscenza delle arti e delle scienze permette quello che noi chiamiamo il progresso. In parole povere esse, assieme, sono le sole cause della Civiltà.

Questo processo fu interrotto nell’antico Egitto verso il VII* secolo AC con le conquiste persiane e babilonesi, proseguite fino ad Alessandro Magno. Quello che si salvò fu recuperato e registrato dai classici greci fino ad essere assorbito dall’impero Romano che, essendo una potenza conquistatrice basata sulla forza, non immaginava neanche che la vera Civiltà, duratura, potesse essere frutto di Amore e Conoscenza e dopo la sua caduta l’uomo europeo precipitò nel vuoto conoscitivo di entrambi. L’uomo europeo cioè si incamminò verso uno stadio regressivo scimmiesco dal quale fu salvato solo dagli scritti dei classici greci portati dalle conquiste arabe che permisero così il fiorire del Rinascimento.

Da allora le conquiste scientifiche vantate dal Consiglio d’Europa sono sempre state usate per la produzione e uso di armi destinate a diffondere l’odio ed i nazionalismi perché il pensiero razionale non ha mai voluto riconoscere l’esistrenza e l’importanza dell’Amore quale fattore determinante, assieme alla Conoscenza, per l’avanzamento sociale. E si pretende pertanto, come per il passato,di difendere i diritti umani e la democrazia continuando nella ricerca scientifica di valori materiali semza nulla sapere di Amore. Ma con tanti ordigni e tecnologie materiali e di guerra che questa scienza produce, i diritti umani di chi e la democrazia di chi il Consiglio d’Europa vorrebbe difendere e propagare???

I diritti e la democrazia dei sopravvisuti o di chi sopravviverà alle catastrofi planetarie volute da una Conoscenza senza Amore. E gli altri??? Ah, quelli “non contano” sembra suggerire il Consiglio d’Europa. La Conoscenza senza Amore, come illustrato nei precedenti articoli, produce solo la Barbarie, il predominio, la sopraffazione e la violenza che sono l’anticamera della regressione evolutiva e l’uomo potrà così regredire allo stato scimmiesco e poi, chissà!, ad altri stadi primordiali e quindi all’estinzione finale.

Il Consiglio d’Europa, invece di fare sfoggio di sciocche banalità, dovrebbe permettere il libero insegnamento ed il libero dibattito di idee in tutte le scuole pubbliche europee e dovrebbe alzare la voce non contro i creazionisti poveri di idee ma contro la ricerca, lo studio, la progettazione, costruzione e vendita di armi in tutto il mondo o, se proprio si vuole cedere ad una giusta prudenza, ciò consentendo per la sola difesa nazionale o europea.

Abbiamo visto, ed abbiamo testimonianze storiche certe, che quando scompaiono i maestri, i libri e le nozioni della conoscenza,  e quando scompaiomo i valori dell’amore universale, tramandatici con la “Confessione Negativa”, l’uomo rischia la regressione culturale ed evolutiva. Questa prospettiva di diventare scimmie è sempre dietro l’angolo quando si abbandona la Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

105 – LA RESURREZIONE DELL’EURO

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La Resurrezione dell’Euro

Può risuscitare l’Euro??? Esiste la possibilità di salvare la moneta unica europea??? Gli si può ridare il soffio della Vita??? Esiste una Magia che possa realizzare una tale apparentemente miracolosa impresa???

Sì, la Magia esiste ma per poterla realizzare è necessario riconoscere una importante condizione alla base di tutto il processo di risurrezione dell’euro. Questa condizione è il riconoscere che la catastrofe nella quale si è trovato coinvolto l’Occidente è in realtà il collasso del capitalismo e la crisi dell’euro una conseguenza di tale collasso.

E la catastrofe è di tali proporzioni che qui non se ne esce con pacche sulle spalle, sorrisi, vertici e conferenze stampa dei nostri dirigenti senza cervello. Appare sempre più chiaro che continuando così, senza fare pressocchè niente salvo aggiungere montagne di debiti a montagne di debiti, l’impoverimento generale sarà progressivo, assieme allo svanire dell’euro e del lavoro. Qualsiasi cosa cioè faremo o non faremol noi non potremo sfuggire alla realtà che ci attanaglia e stringe sempre più. E saremo ridotti presto alla carità.

Riconoscere il collasso del capitalismo naturalmente è cosa che non si esprime a cuor leggero dato che trattasi del sistema economico nel quale viviamo e siamo immersi e che si tenta disperatamente di ripristinare per poter “crescere” come e più di prima.

Ci troviamo come alla fine di una grande guerra. Tutto è distrutto intorno a noi. Solo che invece di distruzioni fisiche prodotte da bombardamenti e cannonate o eserciti, le distruzioni sono economiche con la chiusura delle fabriche e la scomparsa del lavoro. E’ una distruzione immane di cui la stampa nasconde le reali dimensioni.

Prima di procedere oltre bisogna però chiarire che il capitalismo collassato qui descritto è in realtà un secondo stadio del capitalismo originale, millenario ed immortale basato sulla proprietà della propria casa e dei propri utensili per cibarsi e vivere confortevolmente. Questo secondo stadio di capitalismo, in queste pagine definito anche il capitalismo della follia, vedi articolo n. 56, è un capitalismo irrazionale basato su fantasie e sull’avidità, che si è venuto a sviluppare più o meno in concomitanza della caduta del muro di Berlino. Il capitalismo collassato è pura rapina, causa di disuguaglianze inammissibili, ed è in effetti la negazione del vero capitalismo originario.

L’insanità mentale di questo stadio di capitalismo nocivo si è potuta sviluppare grazie al suo braccio armato che è il libero mercato. Il libero mercato, amato ed osannato vangelo dell’unica verità dei liberali e liberisti, fu pensato ed istituito quando la Terra era considerata dalle risorse infinite e la libertà senza limiti. E’ stato già storicamente dimostrato che questo capitalismo più libero mercato siano in realtà degli strumenti di guerra e distruzioni di cui necessitano periodicamente per far ripartire ogni volta la corsa sfrenata della crescita e ricostruzione. E’ avvenuto anche questa volta, come accennato, senza bombe o eserciti ma solo economicamente, per lo meno finora.

Questa volta però il contesto è cambiato rispetto all’ultima volta circa 70 anni addietro. C’è una presa di coscienza generale nuova che il pianeta è di tutti, che le sue risorse sono limitate, che gli abitanti della Terra sono 7 miliardi e ciascuno di essi ha a disposizione solo 20 metri quadrati di superficie per la sua sopravvivenza, incluso deserti e zone artiche e montagnose. In questo nuovo contesto non è più ammissibile che il 20% degli abitanti del pianeta consumi, per esempio, e si aggiudichi l’80% delle risorse. Bisogna pertanto inventare una nuova filosofia di vita ed instaurare un nuovo sistema per una nuova Civiltà.

Questo nuovo sistema c’è e si chiama Armonia ed è l’unico sistema che può consentire di dare una risposta concreta alle necessità dell’uomo. Dall’adozione di questo nuovo sistema dell’Armonia dipende anche la Resurrezione dell’Euro. Per dare l’idea di che cosa si vuole qui significare per Armonia possiamo fare un paio di esempi. Il primo esempio è quello di una torta dove tutti i conviviali ne mangino un pezzettino, e se la torta si ingrandisce tutti ne hanno un pezzetto in più, come pure un pezzetto in meno per tutti se la torta dovesse rimpicciolirsi.

Il secondo esempio è quello del corpo umano o di un altro corpo vivente ove tutti i suoi componentii, come braccia gambe testa mani dita eccetera, crescono e si sviluppano “armoniosamente”, nessuno di essi cioè indipendente dagli altri. Se si sostituisce l’umanità intera, nazione, o confederazione di nazioni, a quella di un unico corpo vivente anche qui se ne può ricavare una crescita, o sviluppo, armonica o armoniosa.

In questa argomentazione ora il punto essenziale è, come accennato, quello di riconoscere il collasso dello stadio di capitalismo della follia assieme al suo braccio destro del libero mercato. E’ un rospo difficile da ingoiare ma è necessario ingoiarlo se vogliamo salvare l’euro e noi stessi, dando l’avvio ad una svolta millenaria basata suila sostenibilità e razionalità.

Per la verità la società dell’Armonia è già variamente praticata da alcune nazioni nordeuropee come la Germania, ma la sua diffusione e applicazione non è propagata nel nostro Paese dove i poteri forti di commercianti, banchieri, finanziari, assicurazioni, giornalisti venduti, liberisti, professionisti, imprenditori e capitalisti in genere hanno tutto l’interesse che ciò non si sappia per continuare a lucrare liberamente su prezzi e costi strombazzando ai quattro venti che queste sono le regole del libero mercato. Ma il cittadino è avvisato che questa è una libera rapina più che un libero mercato.

Riconosciuto quindi che il sistema nel quale viviamo è errato possiamo così procedere alla sua radicale riforma adottando, sinteticamente le seguenti misure:

1 – Per riportare il debito pubblico a zero in poco tempo (pochi mesi, non anni) vendere o dare in concessione per 50 anni prestigiosi ed importanti assets dello Stato quali il Quirinale, Camera, Senato ed altri dando la precedenza a compratori italiani. Il Presidente della Repubblica può benissimo vivere in un appartamento ai Parioli, anziché costarci 7 volte il costo della Regina d’Inghilterra, e circolare coi mezzi pubblici e le riunioni di Camera e Senato si possono benissimo fare in un giardino pubblico o in un anfiteatro greco-romano . Questo processo porta al recupero di 2000 miliardi del debito pubblico.

2 –Recuperare una seconda cifra enorme di debiti privati che nessuno conosce con precisione ma che varie fonti stimavano alcuni mesi fa a circa 4 “trilioni”, cioè 4000 miliardi, di euro di debiti privati per tutti i Paesi Occidentali di clienti che non hanno più potuto rimborsare le banche per i finanziamenti ricevuti. Questo importante secondo problema si risolve vendendo ai cittadini parti o tutte le proprietà aziendali. Per esempio se la società X, con un capitale immobiliare di 10 milioni, ha un debito impagabile di 5 milioni allora metà dell’azienda verrà venduta ai cittadini.

3 – Eliminati così i debiti pubblici e privati si potrà più facilmente far nascere la Nazione degli Stati Uniti d’Europa, con la automatica scomparsa degli “spread”, della speculazione e di conseguenza con la resurrezione dell’euro e della sua indistruttibile solidità. Questa operazione potrà dare il via alla accennata società dell’Armonia ove l’economia sarà tenuta fuori dalla porta e lavoro, costi, prezzi ed altri aspetti correlati saranno decisi e stabiliti dal governo centrale in una visione globale e generale, o integrata, della Nuova Europa.

Questa è la strada della sostenibilità, del rispetto della libertà e dignità per tutti e della giustizia e armonia. Questa è la strada del futuro e della speranza e della condivisione. Molti potenti, con enormi interessi e privilegi da proteggere, diranno che non è possibile cambiare questo sistema, il migliore mai esistito. Non gli credete perché essi hanno occhi ma non vedono ed hanno orecchie ma non sentono ed il denaro gli ha tolto anche l’anima. Siate fiduciuosi e ragionate con la vostra testa.

I Cittadini della Terra avranno comunque l’ultima parola con la manifestazione pacifica del Solstizio d’Inverno del 22 Dicembre 2012, in tutte le città dell’Europa e del mondo, se avranno ancora tempo.