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144 – LE FOLLIE DEL MONOTEISMO

Posted in EVOLUZIONE, RELIGIONE, SPIRITUALITA', STORIA with tags , , , , , on agosto 28, 2017 by beautiful41

Le Follie del Monoteismo

In principio, nella valle del Nilo, la concezione di Dio era quella di
“””uno spirito unico, immortale, omnisciente, onnipotente, invisibile, autogenerato, autoesistente, inscrutabile, origine del tutto””” (Ernest A. Wallis Budge, Egyptian Religion).
Era una concezione cosmologica ed evolutiva di Dio, il quale era uno spirito che alimentava l’amore e l’evoluzione fra tutte le forme viventi animali e vegetali e non era, quindi, una prerogativa esclusiva dell’uomo.

Ma, nel 3000 a.C. circa, il cosmo fu abbandonato, come già riferito in altri articoli, e cominciarono ad apparire sulla scena planetaria popoli e nazioni nuove, come quelle della Mesopotamia e attigui. Questi popoli hanno lasciato delle tavolette di argilla rinvenute ai giorni nostri, su alcune delle quali viene citato a più riprese, in caratteri cuneiformi, quanto detto dal governante di turno in merito alla costruzione della propria città: “Il mio Dio mi ha detto di costruire questa città…”, etc.
Era la prima volta nella storia che l’uomo usava le parole “il mio Dio mi ha detto”.
Questa faccenda era un concetto mesopotamico e rimase sospeso per tutta la mesopotamia per oltre mille anni. Ancora oggi vengono rinvenute alcune tavolette di argilla contenti tali frasi.

Questo nuovo concetto di un Dio che parla era chiaramente diverso, se non in opposizione a quello del Dio egizio, il quale era uno spirito evolutivo cosmico,
finchè non si arrivò, verso il VI sec a.C., all’istituzionalizzazione di questo nuovo concetto mesopotamico.

Nacque così il Dio antropomorfo. Un Dio che parla, che scrive, che ordina, che si vendica, che fa patti con questo o con quello, che mette sigilli ai vari patti che va stipulando in giro e, addirittura, che scrive le leggi con un dito.
Già così, questo Dio antropomorfo, che non esiste, sembra una follia infinita.

In realtà, questo Dio antropomorfo si rese necessario nel momento in cui si affacciarono questi nuovi popoli nell’antico mondo conosciuto, in cui era di vitale importanza governare e guidare con impegno il popolo, dal punto di vista di un sovrano, con una certa facilità esecutiva.
Dire al popolo che determinate cose sono state dette e scritte da un Dio, facilitava fortemente il compito del governante di turno, il quale poteva sempre attenersi al famoso pretesto “l’ha detto Dio!”.

Questo nuovo Dio antropomorfo quindi, entrò a pieno titolo nella vita dell’uomo, assumendone la guida e la decisione sulle sue sorti.
Privo dell’equilibrio, derivante dalla concezione cosmica iniziale, l’uomo rinunciò anche alla propria ragione dato che il Dio antropomorfo agiva, pensava, scriveva e ordinava per conto dell’uomo stesso.
Continuando, questo nuovo processo decretò la caduta dell’uomo che, ridotto ad un essere senza intelligenza fatta di equilibrio e ragione, diventò un vero schiavo del Dio antropomorfo e si incamminò per la strada che più gli si addiceva:
la strada della forza, della forza muscolare, delle armi, del dominio e del predominio, della sopraffazione, dello sterminio di uomini, animali e cose, dello squilibrio in tutte le sue manifestazioni, della libertà infinita, dell’egemonia su tutto e su tutti.

Inutile raccontare, qui, gli infiniti disastri provocati da queste errate concezioni, nè si vuole fare, qui, l’uccello del malaugurio, ma appare chiaro che questo pover’uomo, se non riacquisterà l’uso della ragione e dell’equilibrio, andrà in contro in breve termine a disastri più grandi di quelli già sofferti.

 

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134 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE SECONDA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte Seconda

L’Età dell’Argento fu l’Età delle stelle, l’Età del cielo e l’Età del cielo stellato. L’uomo era avvolto dalle stelle e da tutti gli astri che lo sovrastavano in una fantasmagorica sceneggiatura naturale formata da milioni e milioni di luci di intensità infinite e variabili, di tutti i colori dell’arcobaleno, alternate e pulsanti, quasi parlanti un linguaggio chiaro annunciante e manifestante la vita e l’evoluzione dell’universo e del cosmo sopra la sua testa. Dentro tale quadro si delineava, chiara e precisa, la fascia sinuosa e ondulante della Via Lattea formata da miliardi di miliardi di stelle lontanissime e che fin da subito sembrava un fiume cosmico, la esatta controparte celeste del sottostante Nilo sulla Terra. Questo era il cielo che si poteva osservare nel clima asciutto e desertico subtropicale della Valle del Nilo dalla prima cataratta fino all’estuario sul Mediterraneo.

Questo cielo divenne l’unica occupazione per l’uomo che abitava nella Valle, ed anche la sua sola preoccupazione, perché in questa Valle si verificava un fenomeno unico al mondo: i prodotti agricoli necessari per la sua alimentazione crescevano da soli grazie alla piena annuale del Nilo, ricca di limo fertilissimo, provocata dallo scioglimento delle nevi sull’altopiano etiopico.

Libero dalla necessità di procacciarsi il cibo, sempre abbondante intorno a lui, l’uomo della valle del Nilo indirizzò il proprio interesse alla comprensione dei segreti delle stelle e di tutti gli astri del cielo, dato che appariva sin dall’inizio che gli avvenimenti che si verificavano sulla Terra erano in stretta relazione con gli avvenimenti celesti. Ciò diede origine al concetto “come sopra così sotto”, che può considerarsi il motto dell’età dell’Argento nella valle del Nilo.

Questo processo di conoscenza fu favorito e facilitato dal fatto che questa valle era completamente isolata dagli altri popoli per la presenza del deserto su entrambe le sponde del Nilo. Con l’ausilio di pozzi verticali e di aste verticali collocati in vari punti lungo tutta la valle del Nilo fino al Mediterraneo, l’uomo dell’età dell’Argento iniziò ad osservare i corpi celesti che transitavano allo zenit ed anche l’ombra del sole in corrispondenza del mezzogiorno (o passaggio in meridiano). Queste iniziali osservazioni furono in seguito ripetute in varie parti di tutto il mondo antico conosciuto e portarono alla mappatura di tutte le stelle, alla mappatura e dimensioni della Terra e all’istituzione dell’unità di misura sessagesimale.

Con i suddetti elementi di base, l’uomo dell’età dell’Argento si accinse al passo successivo, ovvero quello di dipingere la sua storia e le sue conquiste sulla tela naturale del cielo stellato. Per poter realizzare ciò, proprio come farebbe un pittore nello “squadrare il foglio” al fine di ottenere delle linee di riferimento prima di rappresentare le sue opere, così l’astronomo dell’età dell’Argento ricavò dal cielo stellato tutte le linee di riferimento principali di quella che noi oggi chiamiamo meccanica celeste: equatore celeste, eclittica, punti equinoziali, solstizi. Tali linee di riferimento furono marcate da costellazioni per essere facilmente riconoscibili e per dare così la possibilità ai pittori celesti di rappresentare e narrare circa le figure più importanti della loro storia.

Per le figure più importanti della loro storia questi antichi pittori scelsero, certamente non senza ragione, Iside ed Osiride a rappresentare per l’eternità l’importanza dell’Amore Cosmico quale parte fondante dell’evoluzione.
Iside fu fatta rappresentare dalla stella più brillante, grande e bella del cielo, ovvero la stella Sirio, per le sue nobili e divine caratteristiche. Sirio marcava con la massima precisione l’anno solare di 365,2422 giorni; sorgeva eliacalmente all’inizio della piena annuale del Nilo, evento importantissimo per la vita nella valle, e le sue caratteristiche hanno dell’incredibile perché oggi, nel 2014, a 6000 anni di distanza dalla prima testimonianza storica di tale sorgere eliacale, questa stella continua a sorgere eliacalmente ai primi di Luglio, ciò che lascia supporre che anche all’inizio dell’età dell’Argento (18.000 a.C. circa) Sirio sorgeva eliacalmente come oggi. La sua scelta, pertanto, a rappresentare la grande Iside è stata una scelta ponderata, studiata nei minimi particolari e dopo osservazioni della durata, certamente, di vari millenni.

Osiride, invece, fu fatto rappresentare dalla costellazione di Orione. Le stelle che compongono Orione, anche se non sono lucenti come Sirio, sono altamente distinguibili ad occhio nudo e sono altrettanto fisse come Sirio. La costellazione di Orione fu scelta a bisecare precisamente l’equatore celeste proprio perché Osiride fu riconosciuto regnare sia sull’Alto Egitto che sul Basso Egitto, come pure fu riconosciuto il regnante sulla Vita e sulla Morte. Osiride ed Iside, assieme, erano anche i giudici supremi che sovrintendevano all’operazione della pesatura del cuore che assegnava alle anime dei morti la destinazione nei Campi Elisi o nel fuoco, a seconda delle loro azioni in vita. Osiride apre la strada alla sua amata Iside ogni Dicembre al centro del cielo stellato per rammentare a tutti gli uomini della Terra l’importanza del loro amore che è essenzialmente il motore della vita nell’Universo.

I pittori del cielo stellato, dopo aver rappresentato Iside ed Osiride, per soddisfare la curiosità del lettore, rappresentarono una terza figura importantissima nella loro storia, che è anche parte della storia dell’umanità, ovvero la figura di Argo (Arca di Noè), di cui abbiamo già parlato agli articoli n. 101 e 131.

Le tre figure di Iside, Osiride ed Argo, essendo le sole figure storiche rappresentate sulla tela del cielo stellato, devono essere state, per tale motivo, ritenute dagli antichi egizi di un’estrema e primaria importanza.

L’età dell’Argento si concluse definitivamente verso il 3000 a.C. quando essa cedette il passo all’età del Bronzo. Varie furono le ragioni di tale passaggio, fra le quali le più importanti, forse, furono: il formarsi di varie nazioni ed imperi dell’antichità (Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani, Indiani, Cinesi, Ittiti, Ellenici, etc.), la costruzione, per la prima volta nella storia dell’uomo, delle armi di bronzo per uccidere il proprio simile, per uccidere altri popoli e per ottenere il predominio sulla Terra, ed inoltre l’abbandono dell’osservazione del cielo e l’istituzione della misura basata sul numero sette del cubito reale egiziano, il quale era un cubito di sette palmi, che si ricavava da una radice cubica (cioè lo spigolo di un cubo) e non più dal cosmo o dal cielo stellato che forniva uno spirito di equilibrio universale. Il pensiero di “come sopra così sotto” e l’Amore Cosmico, insieme con le regole della Confessione Negativa, tramontarono e lentamente svanirono, venendo così dimenticate.

Dopo circa mille anni di progressivo oblio e di declino delle regole morali e civili dell’uomo, in Mesopotamia fu istituito il Codice di Hammurabi, quello della legge del taglione e del famoso “occhio per occhio, dente per dente”, basato sulla vendetta. Sempre più dimentico della concezione dell’Amore quale forza generatrice di evoluzione, l’uomo si trovò nella condizione disperata di non conoscere nè di riconoscere la realtà dell’Universo intorno a lui.

Incapace di ragionare con la propria testa, avendone perso l’abitudine, l’uomo proseguì in questo declino  fino ad inventarsi un Dio antropomorfo che gli ordinava quali azioni compiere e quali no, dando così inizio al concetto di religione attuale. L’uomo divenne così uno schiavo del Dio antropomorfo, che fu il Dio delle religioni monoteiste esistenti tutt’ora e che si sono qualificate per secoli da sole con le rivalità belligeranti che ben conosciamo.

Nonostante tale oblio del passato, quindicimila anni non vengono cancellati senza lasciare profonde tracce sia nella memoria sia nella coscienza. Fu forse per questo motivo che in Egitto fu fondato e si sviluppò l’Ordine religioso degli Esseni Terapeuti che cercava di portare avanti confusamente ed inconsciamente l’antico spirito delle regole della confessione negativa. Il membro più importante di questo Ordine religioso egiziano fu un certo Gesù, che andava predicando, spiegando ed insegnando le idee degli Esseni Terapeuti, che erano idee di pace, fratellanza, amore e rispetto simili a quelle di Osiride di cui abbiamo già parlato nella prima parte dell’articolo. Il resto è storia conosciuta.

Della storia, poi diventata mito, di Iside ed Osiride il Cristianesimo prese le parti essenziali quali il sacrificio di Cristo-Osiride, la verginità della Madonna, il concepimento per opera dello spirito santo, la nascita del bambino Gesù saivatore, la figura della Madonna col bambino, la resurrezione di Cristo-Osiride, il giudizio delle anime dopo la morte, ma non riuscì mai a capire le implicazioni ed i significati derivanti dall’amore di Iside come descritto nella prima parte dell’articolo.

Seth, la forza demoniaca del Male, lungi dall’essere reso innocuo, si è lasciato sviluppare senza freni ed oggi è estremamente potente, munito delle armi e tecnologie più potenti e sofisticate. Il suo intento è quello di distruggere, ma solo fino a quando l’Amore evolutivo di Iside glielo permetterà.

Questo è il messaggio che appare dalla ricerca delle origini del Cristianesimo. 

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133 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE PRIMA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte prima

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Iniziato il 15 del mese di Cleopatra 2014.

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Le origini del Cristianesimo affondano le loro radici in un grande amore fra un uomo e una donna, o, meglio, una donna ed un uomo, Iside ed Osiride. Essi si incotrarono sulle sponde del Nilo ed intuirono, attraverso lo scambio dei loro primi pensieri, che le loro anime erano molto affini e che stava per accendersi la scintilla di un grande e profondo amore. Ma essi non immaginavano che il loro amore sarebbe divenuto una luce di riferimento per tutti gli uomini sulla Terra e per tutti  i millenni a venire.

Iside era molto bella ma la sua bellezza non superava la bellezza della sua anima che si manifestava con mille bagliori di arcobaleno che dipingevano tutte le sue espressioni. I suoi capelli erano neri e lucidi ed erano da lei pettinati a volte “a caschetto”, come si usava da quelle parti, ed a volte erano annodati dietro la nuca con un nastrino color argento che lasciava cadere tre pendenti di boccoli a spirali e, ai lati del viso, due grandi cerchi neri come fossero orecchini.

Iside indossava tuniche di lino finissimo, orlate con fiori ricamati multicolori, a maniche corte con ampie scollature a “V” o quadrate ed abbottonature centrali, dai colori da lei preferiti, bianco e blu notte. La sua innata femminilità e personalità risaltavano in maniera naturale per la cura con la quale essa amava presentarsi.

L’amore che si sviluppò fra Iside ed Osiride era alimentato dalla loro reciproca fiducia che li univa dovunque essi fossero, lontani o vicini, in un crescendo senza fine. L’amore penetrò ogni angolo delle loro anime e, come un fluido magico, straripò diffondendosi per tutta la Terra con la sua Natura, proseguendo fino ad includere tutte le meraviglie dell’Universo.

Motivato dall’onda di questo profondo sentimento Osiride cominciò a capire cose che prima non aveva mai capito. Egli pertanto si mosse ed iniziò a viaggiare per tutto il mondo conosciuto per predicare, insegnare e spiegare a tutte le genti della Terra una nuova concezione dell’umana esistenza, basata sull’amore ed il rispetto per i propri simili, per tutte le forme della natura e per tutte le forme di vita sul palcoscenico della Manifestazione, dalle acque dei fiumi e dei mari con tutte le loro creature, a tutti gli uccelli del cielo, a tutte le creature della terra ferma, a tutti gli alberi e fiori della lussureggiante flora, affinchè nessuno di tali elementi potesse prevalere o sopraffarne un  altro.

L’amore di Iside aveva spinto Osiride a dare il via alla prima Rivoluzione sociale dell’homo sapiens. Egli ebbe un grande successo e fu acclamato ed osannato da tutti i popoli della Terra che riconobbero in lui il loro Maestro di Giustizia ed il sovrano della Pace e della Fratellanza e dell’Equilibrio fra tutti gli elementi della vita evolutiva.

Il Male però era in agguato. Il grande successo di Osiride causò una distruttiva inarrestabile invidia nell’animo di suo fratello Seth che per tale motivo decise di ucciderlo. A tale scopo Seth organizzò una festa o banchetto a cui fece partecipare 72 congiurati invitando anche Osiride. Lo svolgimento della festa prevedeva un gioco il cui vincitore sarebbe stato colui che fosse riuscito ad entrare perfettamente in una bara vuota, appositamente allestita al centro della sala. Tutti provarono ad entrare ma senza riuscirvi perchè la bara era stata costruita sulle misure di Osiride, finchè quest’ultimo vi prese posto. I congiurati immediatamente scattarono e chiusero la bara con il suo coperchio in modo ermetico. La bara contenente Osiride fu quindi gettata nel Nilo.

Iside venne a sapere di quanto accaduto e possiamo solo immaginare l’esplosione di emozioni, sentimenti, dolore, disperazione e tormento nella sua anima e nel suo cuore alla notizia di una tale terribile tragedia. Ma indomita e coraggiosa, dopo i primi momenti di sbandamento, essa si mise alla ricerca determinata della bara e del corpo di Osiride.

(Vi sono varie versioni per il ritrovamento del corpo  di Osiride ma esse tutte non alterano il senso generale di questa storia).

Seth, al fine di prevenire Iside, ripescò la bara dal fiume e smembrò il corpo di Osiride in 14 parti gettandole in varie aree del Nilo. Iside chiamò a raccolta tutte le sue forze ed i suoi poteri al fine di ritrovare il suo amato, pregando tutte le forze benevole dell’Universo di soccorrerla ed aiutarla. Le forze occulte dell’Amore Cosmico, che sono di gran lunga prevalenti sul Male, si commossero ed intervennero, concedendo ad Iside il ritrovamento delle parti di Osiride e la loro ricomposizione.

Perseguendo con determinazione il suo obiettivo fino in fondo, secondo la sua natura rigeneratrice, Iside riuscì, con i poteri magici della sua superiore femminilità, a resuscitare alla vita Osiride quel tanto da permetterle il concepimento di un figlio, il frutto del loro amore totale, mortale ed immortale e senza fine. Correva l’anno 20.000 A.C. circa.

Quello che Osiride capì sotto l’influsso dell’amore di e per Iside era l’idea del MAAT, l’idea del vivere in equilibrio, nell’armonia e nel rispetto di tutte le forme di vita dell’Universo. Il Maat costituì la filosofia portante della antica civiltà egizia e fu anche l’espressione più rappresentativa dell’Età dell’Argento che si protrasse per circa 15.000 anni dal 18.000 A.C. fino al 3.000 A.C..

L’Età dell’Argento, avvalendosi di regole di etica universali e valevoli in ogni tempo, vide lo sbocciare ed il fiorire di una pianta unica nella storia dell’uomo, la Conoscenza ed il pensiero razionale, in tutte le forme che conosciamo: agricoltura, addomesticamento degli animali, scrittura, astronomia, geometria, matematica, urbanizzazione, architettura, opere ingegneristiche e monumentali, pittura, scultura, letteratura, arte e musica, mappatura del cosmo  e delle stelle, mappatura della Terra, unità di misura e dimensioni della Terra, delle quali solo briciole ci sono pervenute attraverso i classici greci. Ma per sapere come e perchè sia stato possibile lo sviluppo di tutto ciò dobbiamo tornare ad Iside, questa Donna meravigliosa dalla quale tutto ebbe inizio.

Iside partorì e diede alla luce un bellissimo pargolo che lei chiamò Horus, nutrendolo ed allevandolo con tutte le cure che può offrire una madre per un figlio tanto voluto ed amato. Horus crebbe sano e forte e quando raggiunse la maturità e l’indipendenza dalla madre egli decise di vendicare la morte del padre dando inizio ad una lotta senza quartiere al fine di uccidere Seth. Horus era il figlio dell’Amore, Amore lui stesso, e cercava di uccidere Seth, il Male, per eliminarlo per sempre dall’Universo.

Il duello fu titanico e durò per lungo tempo mentre i suoi echi riverberarono per il Cosmo intero. Durante questa epica lotta Horus perse un occhio e Seth perse i testicoli, ma nessuno dei due riuscì a prevalere sull’altro, finchè le forze evolutive dell’Universo intervennero ed assegnarono la vittoria e lo scettro del comando ad Horus, l’Amore, designandolo Re, Signore e Governatore dell’Universo.

Horus imparò e capì la lezione vissuta sulla propria pelle. L’amore appartiene all’evoluzione perchè solo  l’amore genera e rigenera continuamente la vita nell’Universo e per questo motivo è infinitamente prevalente sul male. Il Male non può generare o rigenerarsi ma può diventare estremamente distruttivo e letale solo se lasciato crescere e svilupparsi liberamente senza freni o senza regole. Era la nascita del pensiero razionale.

Horus pertanto si accinse al concepimento, formulazione ed istituzione di regole universali e valevoli in ogni tempo al fine di assicurare un progresso pacifico rendendo il male totalmente innocuo, in condizioni tali da non potersi sviluppare.

Queste regole sono venute alla luce dalle sabbie in seguito a scavi archeologici e sono state chiamate “Confessioni Negative” dai moderni archeologi; tuttavia non sappiamo il titolo che in origine fu dato a queste regole. Di esse si sono trovate varie versioni scritte su papiri risalenti al 3000 a.C. circa, a testimonianza del fatto che gli scriba che si accinsero a scrivere queste regole riportavano concetti antichissimi finanche per loro, che pertanto si prestavano ad interpretazioni diverse, anche se accomunate ad un unico filo conduttore di etica. Queste regole sono:
1. NON INFERIRE SOFFERENZE
2. NON RAPINARE
3. NON FARE VIOLENZA VERSO ALCUNA PERSONA
4. NON RUBARE
5. NON UCCIDERE UOMO O DONNA
6. NON TRUFFARE SULLE QUANTITA’
7. NON AGIRE CON INGANNO
8. NON SFRUTTARE INGIUSTAMENTE LA NATURA
9. NON PRONUNCIARE IL FALSO
10. NON PRIVARE ALCUNA PERSONA DEI PROPRI BENI
11. NON BESTEMMIARE
12. NON SOTTRARRE CIBO AD ALCUNA PERSONA
13. NON AGIRE IN MALAFEDE
14. NON AGIRE CON RABBIA BRUCIANTE
15. NON INVADERE LA TERRA ALTRUI
16. NON UCCIDERE O VIOLENTARE ALCUN ANIMALE
17. NON DEVASTARE TERRENI COLTIVATI
18. NON CREARE IMBROGLI
19. NON CALUNNIARE ALCUNA PERSONA
20. NON ARRABBIARTI SENZA UNA GIUSTA CAUSA
21. NON FORNICARE, NE’ COMMETTERE SODOMIA
22. NON CORROMPERE TE STESSO
23. NON FAR L’AMORE CON LA DONNA ALTRUI
24. NON IMPAURIRE ALCUNA PERSONA
25. NON PARLARE CON RABBIA
26. PERSEGUIRE GIUSTIZIA E VERITA’
27. NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA
28. NON ESSERE BLASFEMO
29. NON AGIRE CON VIOLENZA
30. NON  ESSERE PRECIPITOSO
31. NON MALTRATTARE TE STESSO
32. NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO
33. NON COMMETTERE FRODE
34. NON INGIURIARE IL TUO SOVRANO
35. NON INQUINARE LE ACQUE
36. NON ESALTARE I TUOI DISCORSI
37. NON MALEDIRE LA NATURA
38. NON AGIRE CON INSOLENZA
39. NON FARE DISTINZIONI (O NON DISTINGUERSI)
40. NON ARRICCHIRSI OLTRE I PROPRI BENI
41. NON MALEDIRE LE COSE DI CUI DISPONI
42. RISPETTARE IL PATRONO DELLA PROPRIA CITTA’.

Così l’amore di Iside causò il sorgere del pensiero razionale e diede inizio all’Età dell’Argento.

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Continua con il prossimo articolo 134.

108 – LE IMPERITURE E INDISTRUTTIBILI – LE STELLE DELL’ANIMA

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Le Imperiture e Indistruttibili – Le Stelle dell’Anima

The Imperishable and Indestructible Stars

Questa è la descrizione del nostro viaggio nell’Universo, che prosegue immutato da millenni.

Questo mese di Cleopatra, con l’abbondanza di tante bellissime ed attraenti stelle cadenti che agitano l’immaginazione e l’anima, può essere definito il mese delle stelle. Il nuovo nome di Cleopatra dato a questo mese, in sostituzione di quello precedente che non pronunceremo più, si addice molto al generale contesto rappresentato da Cleopatra, Regina d’Egitto, amore e amante fatale di Giulio Cesare al quale la Regina tutto regalò e tutto diede in nome dell’Amore eterno e totale. Oltre a sé stessa, ricchezze, finanze, mezzi, uomini e navi dell’Egitto, Cleopatra regalò a Cesare ed a Roma le conoscenze astronomiche egiziane che permisero la riforma del calendario giuliano, oggi universale.

Oltre a quanto necessario per la riforma del calendario, Roma, presa dalle tante guerre imperiali, non ebbe mai la curiosità, la capacità, il tempo, la pazienza e la sapienza per capire ed interpretare le immense conoscenze astronomiche egiziane che andavano ben oltre il calendario e delle quali ai tempi di Cesare tanti brandelli erano ancora conservati e registrati nella antica famosa biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Gradualmente la storia, le distruzioni e le sabbie seppellirono tutto, finché, dopo circa 2000 anni, Napoleone Bonaparte, con la sua spedizione in Egitto, inaugurò l’epoca moderna delle campagne archeologiche. Con la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean François Champollion si aprì così la strada per la lettura e l’interpretazione di pressoché un infinito numero di reperti e scritti provenienti dalla notte dei tempi.

Per quanto la chiave di lettura dei geroglifici sia conosciuta, la loro interpretazione è ancora motivo di accalorati dibattiti fra gli studiosi. Non è come leggere i Promessi Sposi del Manzoni o finanche le opere di Platone. E forse è ancora lontano il giorno in cui potremo conoscere il vero significato di tante testimonianze venute fuori dalla sabbia. Possiamo forse dire che oggi abbiamo solo delle indicazioni di massima o generiche sul loro significato.

In aggiunta a ciò bisogna anche dire che gli arcaici esprimevano il loro pensiero, in special modo se trattavasi di pensiero scientifico, in modo diverso da come facciamo noi oggi o come usavano fare gli stessi classici greci. Essi usavano una maniera di esprimersi apparentemente “criptica”, sintetizzata da uno o pochi numeri, da disegni pittorici allegorici indicanti una intera dissertazione, ed in modo simile con le parole. Di ciò ci sono molte prove e testimonianza. L’impressione generale che se ne ricava è che essi volessero parlare alle menti dell’uomo molto di più che alle loro orecchie.

Questa incertezza ha fatto sì che tutti o quasi tutti gli scritti egizi ritrovati siano stati catalogati o classificati come “Formule magiche funerarie”. Ma se escludiamo che gli antichi egiziani passassero il loro tempo a comporre “formule magiche funerarie” forse potremo individuare il linguaggio scientifico e razionale sottostante ad essi.

Fra gli altri, questo sembra il caso delle Stelle Imperiture e Stelle Indistruttibili citate tante volte nei “Testi delle Piramidi”, gli scritti più antichi al mondo, narranti il viaggio delle anime dei Faraoni verso una nuova vita. Alcuni studiosi dicono che tutte, o quasi tutte, le tante citazioni astronomiche riportate sui Testi delle Piramidi sembrano essere state estrapolate in blocco da un corpo di conoscenze già belle e pronte, presumibilmente appartenente ad una scienza astronomica già formata, di cui però nessuno sa dare una datazione affidabile, e qui andiamo pertanto veramente nella notte dei tempi, molte migliaia di anni prima di Cristo o, per questo, prima della costruzione delle piramidi.

Le stelle Imperiture ed Indistruttibili sono chiaramente indicate su questi Testi come le stelle della costellazione di Orione, di Sirio come guida per raggiungerle, e delle stelle circumpolari, queste ultime cioè situate intorno al polo nord dell’asse del mondo. Ci troviamo quindi in presenza di due zone del cosmo, o sfera celeste o cielo, ben delimitate e specificate, piccole e circoscritte. Ed è sintomatico che la parte di Cosmo di Sirio ed Orione sia rappresentata dalle due più importanti figure della civiltà egiziana: Iside ed Osiride.

Sulla base di quanto descritto all’articolo “61 – Precessione degli Equinozi – Una nuova spiegazione” la Terra, assieme a tutto il sistema solare, viaggia alla velocità di circa 800.000 km/h, o 220 km al secondo, verso la direzione di Sirio, la stella più bella e lucente del cielo, la stella di Natale e la stella del Nilo. Questa direzione  del nostro viaggio cosmico è riferita a Sirio perché Sirio è la stella più lucente e visibile del cielo stellato, ma la vera destinazione o direzione del nostro viaggio potrebbe essere la vicina stella della costellazione di Orione, e cioè Rigel, il piede di Orione o il piede di Osiride, citato molte volte sugli stessi Testi.

Volendo paragonare questo viaggio cosmico a quello con il treno da Milano a Roma è un po’ come dire che andiamo a Roma (Sirio) ma scendiamo a Roma Tiburtina (Orione o Rigel). Rigel, come Sirio, è una stella australe, è la più lucente stella della costellazione di Orione e sorge o passa in meridiano circa 100 minuti prima di Sirio.

Attribuire al caso o alla coincidenza la menzione continua e ripetuta di solo queste stelle o gruppi di stelle di due piccole parti di Cosmo, fra tante stelle e costellazioni della vasta sfera dell’Universo, sembra molto poco sensato, trattandosi qui di centinaia di citazioni. Se pertanto escludiamo il caso o la coincidenza o la semplice simpatia per queste stelle, resta una sola risposta. Le stelle di Orione, assieme a Sirio come guida, marcando la direzione del nostro viaggio esistenziale, assieme a tutto il sistema solare, indicano l’importanza che esse hanno per l’uomo, quali mete del suo viaggio, rispetto ad altre stelle, unitamente alle stelle circumpolari che, determinando l’asse  del mondo e l’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica, indicano la fonte primaria dell’astronomia e la causa origine della vita sulla Terra.

Il viaggio delle anime dei Faraoni verso Sirio ed Orione era un viaggio che essi compivano da vivi, come anime viventi e come ancora noi oggi, ed esse proseguivano nello stesso viaggio dopo la morte. Queste anime si servivano anche della barca di Ra, il Sole, perchè il Sole è il conducente principale del sistema solare verso le stelle di Orione, le imperiture, imperiture perché esse sono sempre allo stesso posto da milioni di anni. I Testi delle Piramidi ci raccontano quindi del viaggio meraviglioso dell’uomo verso i confini della conoscenza, ai loro tempi ed ancora oggi.

Questo viaggio meraviglioso delle anime viventi di ieri e di oggi proseguiva nel Cosmo dopo la morte con l’attraversamento del Nilo del Cosmo, la Via Lattea, il “fiume ondulante” cosmico, con l’ausilio delle barche traghettatrici tante volte menzionate nei Testi, al fine di raggiungere l’altra riva del Nilo, o della Via Lattea, la riva orientale, per la resurrezione a nuova vita, la vita cosmica rigeneratrice, dove le anime diventavano stelle, stelle bellissime che, alimentate dalla scintilla dell’Amore Cosmico, davano inizio ad una nuova vita.

La domanda che sorge spontanea è: sapevano questi arcaici egiziani che la Terra, trascinata dal Sole, la nostra stella, ed assieme a tutto il sistema solare, viaggia nel Cosmo alla velocità di 800.000 km/ora verso Sirio ed Orione??? Tutto sembra indicare che essi sapevano, non potendo trovare un’altra spiegazione logica alla chiara manifestazione di tanta sapienza astronomica e riscoperta solo in parte dalla moderna scienza appena qualche anno addietro.

Nel frattempo, anche se noi non ce ne accorgiamo, il viaggio meraviglioso ed evolutivo delle nostre anime continua al presente verso Sirio ed Orione alla velocità di 800.000 chilometri all’ora avendo la Dea dell’Amore, Iside, come Guida chiara e lucente, affinché le anime dell’uomo possano riconoscere il messaggio tante volte trasmessoci e ripetuto che la Civiltà è fatta di Amore e Conoscenza, da sempre e per sempre.

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Questo articolo è dedicato a Cleopatra, Regina d’Egitto, ed a una Stella Imperitura.

Vedi anche N. 36 – Augusto e il nuovo mese di Cleopatra

106 – TWO SHIPS IN THE NIGHT

Posted in EVOLUZIONE, SPIRITUALITA', TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on luglio 3, 2012 by beautiful41

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Two Ships in the Night – Due Navi nella Notte

Due navi nella notte. E’ la descrizione, nel pensiero inglese, con la quale si vuole esprimere la scoperta di profondi sentimenti  di attrazione e d’amore fra due partners che hanno la ventura di incontrarsi, scambiare dei pensieri, riconoscersi nell’amore delle loro anime e dei propri palpitanti cuori, e svanire gradualmente ciascuno verso il proprio destino.

Lo stesso significato è stato immortalato dagli americani con il motivo musicale “Strangers in the Night” cantato da Frank Sinatra.

Questa pertanto è la storia di due navi che s’incontrano nella notte e poi scompaiono per non incontrarsi mai più.

“Fanali a prora!!” La voce del marinaio di vedetta all’esterno sull’ala di plancia risuona imperiosa attirando l’attenzione degli uomini in servizio nella notte, informandoli all’improvviso che essi non sono più soli nel buio infiniio del mare e del cielo formanti una unica oscura entità esistenziale ove solo le lontanissime stelle si affacciano, come spettatrici silenziose assise sugli spalti invisibili dell’Universo, per assistere all’affascinante incontro di due navi nella notte.

“Viene in controcorsa”, informa nuovamente il marinaio di vedetta. E, poco più in là, “Mostra il rosso”, specifica. L’ufficiale in servizio afferra un paio di binocoli e si reca al finestrino centrale della plancia da dove osserva che i due fanali bianchi centrali ed il fanale rosso laterale dell’altra nave appaiono leggermente a dritta, o destra, della sua prora.

Mentre ancora osserva attraverso i binocoli, l’ufficiale ricorda e ripassa mentalmente i versi della poesia appresa al nautico sulle regole di rotta. “Risponda al rosso il rosso, al verde il verde, avanti pur, la nave non si perde”. E ancora: “Se il verde mostri, mentre il rosso vedi, accosta sulla dritta e il passo cedi”. Per cui l’ufficiale ordina al timoniere: “Vieni a dritta dieci gradi!”. Al che il timoniere conferma l’ordine con voce alta e chiara: “A dritta dieci gradi”.

La nave ora prosegue nel suo avvicinamento, a sinistra della prora, mentre al suo rosso si opppone il rosso della nostra nave. E’ un caso che il rosso sia il colore del fuoco??? O che  le rose rosse simboleggino l’Amore ardente??? O che il rosso sia il colore della passione d’Amore??? O il colore del cuore??? O il colore della scintilla della Vita??? L’immaginazione e le emozioni dell’Anima si svegliano dal torpore della solitudine ed  iniziano a galoppare mentre essa si avvicina.

“E’ una Regina del Mare, un Liner!” opinionizza con convinzione il marinaio di vedetta. I “Liners” erano grandi navi cosiddette “miste”, merci e passeggeri, che univano con regolarità Paesi e continenti. Il marinaio di vedetta apparteneva ad una ristretta cerchia di vecchi lupi di mare i quali erano in grado, attraverso la sola visione notturna dei due fanali bianchi di testa d’albero e di un fanale laterale rosso  o verde, di stabilire il tipo di nave, il suo nome, la bandiera, l’anno di costruzione, il nome del proprietario ed altre notizie correlate ad essa. Era questa considerata una specie di Magia!!

Una Regina sul Mare!!! I sentimenti d’amore che iniziano soffusamente a manifestarsi dall’anima concedono all’improvviso al corpo,  alla mente ed al cuore il massimo delle proprie potenzialità. Gli occhi dilatano al massimo l’iride per poter discernere la pur minima variazione di oscurità. Inizia così ad intravvedersi molto vagamente la sagoma, ancora più oscura della notte, del corpo avanzante contenuto fra i due fanali bianchi e quello rosso.

“E’ bella!!” azzarda con convinzione il marinaio di vedetta, preso ormai fra gli aneliti dell’anima che pervadevano il mondo dei vecchi lupi di mare quando essi consideravano una nave come una donna da amare. Una nave nella notte viene così, senza che nessuno se ne renda conto, trasformata in una Regina bellissima che avanza sicura ed imperterrita. Il suo cuore di fuoco, reso sempre più attraente e splendente dall’avvicinamento del suo brillante fanale rosso, sembra lanciare inconfondibili messaggi d’amore irrinunciabili del destino.

All’improvviso il buio della notte viene squarciato dalla luce potente a lampi bianchi del proiettore di segnalazioni ottiche della Regina a cui franticamente risponde quello della nostra nave. La Regina ci concede la sua anima e la sua parola, i suoi desideri d’amore, la sua storia e le sue intenzioni, i suoi fremiti ed i suoi sogni. Mentre, ormai vicinissima ed alla minima distanza, il rosso del suo cuore si fonde coi riverberi del nostro cuore e, attraverso il velo di salsedine mossa dal vento, sale agli Dei dell’Universo la felicità di questo incontro.

Pian piano le due navi si allontanano. I due fanali bianchi ed il fanale rosso scompaiono, finchè anche l’ultimo fanale, quello di coronamento poppiero, è inghiottito dalle tenebre e dal silenzio della notte. La Regina prosegue il suo viaggio della Vita come noi proseguiamo per il nostro, ma essa rimarrà per sempre nei nostri pensieri e nel nostro cuore.

99 – LA PROFEZIA DI PASQUA MILLENARIA 2012

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La Profezia di Pasqua Millenaria 2012

Pasqua celebra, per i Cristiani, la resurrezione di Gesù dopo la sua morte. Pasqua quindi è una celebrazione importante nel rammentarci la Rinascita dell’Uomo verso una nuova vita. E la rinascita verso una nuova vita, oltre che essere il sogno di coloro che si accingono al fatidico trapasso, è anche il sogno di tante persone che, nel pieno delle proprie vite, volontariamente, o costrette dal caso, dall’evoluzione, dalla fortuna o dalla sfortuna, o per proprie maturazioni mentali, decidono di rinunciare al proseguimento delle loro passate esperienze, decretandone quindi la morte, per risorgere nell’inizio di una nuova vita, sfidando l’incognito, incamminandosi così sulla strada di nuove esperienze e concezioni dell’essere uomo.

Ma, anche, la Pasqua, come per il Natale, non celebra una ricorrenza solo per i Cristiani. Essa, nel suo più profondo significato di Rinascita e Resurrezione, indica una condizione dell’anima, comune a tutti gli esseri umani di tutte le latitudini, aperta ad una periodica rigenerazione che possa soddisfare e consentire alla stessa anima la sua immortalità evolutiva. Questo concetto di rinascita e rinnovamento, pertanto, è antico quanto l’uomo e la sua Civiltà e risale a tempi in cui le religioni attuali non esistevano ancora nè erano state ancora concepite.

La Resurrezione, la Rinascita a nuova vita, la Rigenerazione dell’anima, in questo anno 2012 si presenta all’uomo in tutta la sua sfolgorante luce ed in tutta la sua possente forza con gli avvenimenti sociali ed economici, drammatici e planetari che stiamo vivendo. Appare sempre più chiaro che i riferimenti del passato, con le loro concezioni e credenze, in ogni campo, si sono rivelati dei riferimenti fittizi, irreali e fuorvianti, e non più adatti ad essere da guida all’uomo nel soddisfare le sue esigenze materiali, spirituali e di giustizia, in considerazione delle nuove realtà che improvvisamente gli si sono presentate davanti in nuovi imprevisti scenari.

Dopo il collasso del comunismo, abbiamo avuto il collasso del capitalismo moderno centenario. Quest’ultimo collasso è ancora in corso e le sue follie predatorie ne stanno decretando rapidamente la morte. Ma, ad insaputa dell’uomo, mentre sulla Terra si svolgevano i convulsi avvenimenti di insanità mentale dovuti a sconfinata avidità, in suo soccorso si è mossa dalle lontane dimore cosmiche e stellari una grande astronave. Una astronave a forma di un bellissimo grande uccello dalle piume color rosso ed oro, che reca nei suoi artigli un grande uovo. E’ l’uovo della Pasqua Millenaria 2012.

L’uovo di Pasqua, usato annualmente per la felicità dei bambini, contenente una sorpresa al suo interno, rappresenta in realtà il ricordo di un periodico rinnovamento o rigenerazione o risurrezione dell’uomo. L’astronave inter-galattica, proveniente dalle lontane dimore stellari, ritorna periodicamente sulla Terra per rilasciare il suo “Uovo di Pasqua” contenente gli elementi della Risurrezione o Rigenerazione dell’uomo. Il suo ritorno avviene a distanza di millenni e questa volta, la Pasqua 2012, esso è reale e tangibile.

Preveggendo la possibile fine dell’uomo e la sua estinzione in una guerra atomica planetaria quando l’ultimo respiro del capitalismo attuale sarà esalato, l’Astronave inter-galattica, inviata dall’Intelligenza Divina, ha regolato la potenza dei suoi motori e la sua velocità affinchè il suo uovo, contenente il messaggio della Resurrezione, venga consegnato e giunga all’uomo prima che una tale irreversibile catastrofe possa verificarsi.

L’Astronave inter-galattica, comandata da un capitano dalla competenza e professionalità non comune, con un tempismo perfetto, si è presentata sul cielo del deserto del Sahara con tutte le sue sfavillanti luci esterne accese mettendo in atto l’operazione di consegna dell’Uovo di Pasqua 2012 ai Cittadini della Terra.

Le caratteristiche dell’Uovo di Pasqua sono sempre le stesse, ogni volta che l’Astronave ritorna dopo millenni, e sono state raccontate da Erodoto nelle sue storie con una impressionante ricchezza di dettagli e precisione. L’uovo, trattenuto negli artigli dell’uccello cosmico, è vuoto all’interno ed è stato scavato per contenere le ceneri o il corpo defunto del padre dell’uccello cosmico, in maniera tale che il peso dell’uovo senza lo scavo e senza i resti del padre fosse lo stesso peso dell’uovo contenente le ceneri o corpo del padre. Il volume, peso o dimensioni dell’uovo erano cioè uguali al volume, peso o dimensioni del suo contenuto. Si trattava cioè di un rapporto di 2 a 1, o di 1 a 2.

L’uccello cosmico, o astronave inter-galattica, chiamato poi Araba Fenice, recava all’interno del suo uovo il seme della Risurrezione o Rigenerazione perchè dagli stessi resti o ceneri del padre nasceva una nuova vita e questo processo si ripete periodicamente nella plurimillenaria storia dell’uomo. Trattandosi di nascita proveniente dalle ceneri di una precedente vita e non cioè di nascita dovuta ad un accoppiamento maschio/femmina, ciò può significare solo una cosa: la Risurrezione, Rinascita o Rinnovamento di una Civiltà o delle credenze e concezioni dell’uomo.

Dalla storia conosciuta sappiamo che alle civiltà e concezioni arcaiche sono seguite civiltà e concezioni pagane e poi ancora quelle giudaico-cristiane. La Pasqua 2012 potrebbe segnare quindi l’inizio di una nuova Civiltà annunciataci dal messaggio del seme della Risurrezione contenuto nell’Uovo rilasciato dall’Astronave inter-galattica o Araba Fenice. Questo messaggio della Risurrezione o Rinascita è un messaggio valido per l’eternità ed è un messaggio di Pace racchiuso nel sarcofago vuoto della Camera del Re della Grande Piramide in Egitto il cui volume esterno è esattamente il doppio del suo volume interno.

Il sarcofago vuoto della Grande Piramide, finora un mistero, e sigillato all’origine per l’eternità con tre lastre verticali di granito e tre grandi blocchi di granito nel corridoio ascendente, e costruito in modo tale da non poter essere trafugato dato che il vano di accesso alla Camera del Re è tanto piccolo da non permettere il passaggio del sarcofago, rappresenta in realtà l’uovo dell’Araba Fenice. Il sarcofago vuoto di granito ha la non comune proprietà che il volume delle sue pareti esterne è esattamente uguale al suo volume interno, contenente quindi il rapporto di 2 a 1, o 1 a 2, proprio come ci aveva tramandato Erodoto con l’uovo dell’Araba Fenice.

La preziosità del sarcofago vuoto, la rispondenza perfetta con la descrizione dell’uovo dellìAraba Fenice di Erodoto, le caratteristiche della Risurrezione legata solo alla morte anzichè ad un concepimento, sembrano volerci indicare che il sarcofago vuoto è in realtà il sepolcro dove fu sepolto Gesù millenaristico e con la sua costruzione rappresenta il nocciolo dei requisiti per la nascita di una vera Civiltà. Conoscenza e Amore, queste sono le condizioni essenziali della Civiltà. Esse si equivalgono ed assieme, e solo assieme, Conoscenza + Amore, danno origine. al fiorire della Civiltà. Le pareti esterne del sarcofago rappresentano la conoscenza fisica e materiale, mentre la parte interna, invisibile, rappresenta l’Amore o la Spiritualità, motore dell’evoluzione. Il visibile + l’invisibile, un pò come l’hardware ed il software di un computer.

La condizione naturale per l’uomo è vivere nella Pace, e nella Pace si può vivere e progredire solo quando c’è l’amore ed il rispetto per se stessi, per il proprio simile e per tutti gli elementi della natura. Questi erano gli insegnamenti di Gesù e dei Padri della Civiltà lasciati per iscritto con la “Confessione Negativa” e scolpiti nel granito della forma del sarcofago vuoto della Grande Piramide, per accompagnare il cammino dell’umanità per l’eternità, passando da una rigenerazione all’altra. I detti insegnamenti di Civiltà si concretizzano con l’assenza di eccessi ed in particolare con l’assenza di eccessi di arricchimento.

La guerra e la distruzione non è una dualità naturale per l’uomo, come spesso purtroppo facciamo quando associamo guerra e pace a caldo e freddo o giorno e notte. Le guerre e le armi sono delle costruzioni, mentali e fisiche, della Barbarie dell’uomo quando non si osservano gli insegnamenti citati di Rispetto, Amore, Pace e Civiltà. La condizione naturale dell’uomo è pace, rispetto e civiltà. L’Astronave inter-galattica è ritornata a spiegarci, in uno squarcio di cielo rivelatore di queste eterne ma sconosciute verità, in questa Pasqua 2012, il significato recondito dell’Uovo e della Risurrezione, Rigenerazione o Rinnovamento, indicandoci la strada della salvezza in un momento cruciale della nostra storia.

Sta a noi tesaurizzare e mettere a frutto la preziosa informazione trovata nell’Uovo di Pasqua 2012 consegnatoci dall’Astronave inter-galattica, al fine di non vanificare il suo lungo viaggio di soccorso intrapreso per il bene dell’umanità, evitando il verificarsi dell’irreversibile catastrofe.

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Vedi n. 72 – Bennu – L’Uccello di Fuoco

96 – OMPHALOS – L’UNIONE FRA CIELO E TERRA

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Omphalos – L’unione fra Cielo e Terra

Esiste l’unione fra Cielo e Terra??? O è mai esistita l’unione fra Cielo e Terra??? Sì, essa esiste ed è esistita. L’abbiamo avuta sotto gli occhi per millenni interi ma non l’abbiamo mai riconosciuta. L’unione fra Cielo e Terra è anche l’unione fra il Fisico ed il Metafisico, fra l’Anima ed il Corpo, fra il Divino ed il Mortale, fra il Finito e l’Infinito, fra il Cosmo e la Terra. Questa unione era ed è rappresentata da una pietra, tangibile ed indistruttibile per attraversare i millenni, la pietra denominata “Omphalos”, “Onfalo” in italiano. Questa denominazione fu coniata dagli antichi greci per un concetto che essi ricevettero come eredità proveniente dalla notte dei tempi, il concetto del cordone ombelicale del mondo.

Le pietre Omphalos, alcune o molte delle quali oggi sono conservate in vari musei del mondo, marcavano le posizioni dei cosiddetti “centri oracolari” dell’antichità dove delle sacerdotesse propiziavano le arti divinatorie, chiamate per l’appunto “oracoli”, cioè dei responsi su futuri avvenimenti. I più famosi centri oracolari della Grecia Classica erano Dodona, Delfi, Tebe, Rodi, Colchis, e ve ne erano molti altri sparsi nell’antico mondo conosciuto. Ma, quando si iniziarono ad usare le pietre Omphalos per marcare le posizioni dei centri oracolari, la loro funzione ed il loro significato originale erano già persi e dimenticati e l’idea quindi passò, fino ai giorni nostri, che questi “centri oracolari” fossero dei centri di divinazione.

Con l’avvento delle campagne archeologiche inaugurate con la spedizione di Napoleone in Egitto, e con la conseguente scoperta da parte di Jean François Champollion della chiave di lettura dei geroglifici, la prospettiva della storia cominciò a cambiare perchè si iniziò a poter leggere ed interpretare un numero pressocchè infinito di reperti rimasti sotto le sabbie, e quindi sconosciuti, per millenni. Il loro significato però, ancora oggi, non si è voluto o potuto riconoscere perché queste nuove prospettive e antiche realtà, sorte dagli scavi archeologici, sono tanto sconvolgenti che il mondo accademico, religioso ed istituzionale, legato ai privilegi del sapere classico dello status quo, ne verrebbe stravolto, per cui meglio è far finta che esse, queste nuove realtà, non esistano, essendo il prodotto di menti malate.

Le pietre Omphalos erano a forma semisferica allungata verso l’alto e rappresentavano l’emisfero nord terrestre. La superficie di queste pietre era scolpita con varie raffigurazioni fra le quali la più indicativa ed esplicativa si trova sull’onfalo di Delfi, consistente in una rete, rassomigliante vagamente ad una rete da pesca, ove le maglie della rete possono significare sia la rete dei meridiani e dei paralleli geografici della Terra, e sia i tanti collegamenti dei punti di incrocio geodetici che le stesse maglie raffiguravano. Queste raffigurazioni scolpite nella pura pietra sono poi state arricchite da altre notizie ed informazioni scaturite dai reperti degli scavi archeologici egiziani.

Le raffigurazioni pittoriche mostrano il Dio dell’orientamento, Sokar, come un omphalos con due colombe viaggiatrici appollaiate su di esso e una di fronte all’altra. Queste colombe viaggiatrici sono riportate dovunque sono raffigurati gli omphalos. Ed è risaputo che la caratteristica dei colombi viaggiatori è quella di orientarsi alla perfezione ritornando al punto di partenza dopo aver coperto fino a circa 1000 chilometri in un giorno. Esse quindi erano un mezzo di comunicazione celere, perfetto ed infallibile. Paradossalmente sembra che oggi, con le mail via internet che possono (volendo) essere spiate da tutti, molti stiano ritornando a servirsi di queste colombe, infinitamente più sicure e riservate.

Oltre a portare messaggi ed informazioni di qualsiasi tipo, due di queste colombe di pari potenza e resistenza fisica, volando in senso inverso fra due onfalo, ne potevano determinare la distanza facendo la media dei tempi di ciascuna, tenendo conto della loro velocità già rilevata su tratti conosciuti e che può raggiungere anche 100 km/ora.

Su alcune rappresentazioni pittoriche risalenti alle prime dinastie egiziane appare, inoltre, la parte più importante del concetto originale di onfalo, o omphalos, e cioè una inconfondibile UNITA’ DI MISURA, cubito o piede, centrata al di sopra dell’onfalo e fra le due colombe contrapposte sullo stesso onfalo, come detto. L’onfalo quindi ricordava che dalla sua posizione sulla Terra si ricavava l’UNITA’ DI MISURA LINEARE.

Il simbolo, in caratteri geroglifici, dell’unità di misura lineare era lo stesso simbolo per il significato di “CIELO”. Una coincidenza??? Non sembra proprio se si pensa che l’unità di misura lineare era figlia, o discendente diretta, del Cielo e della Terra, come più approfonditamente descritto all’articolo n. 23 – Origine della Misura. Una circonferenza cosmica era ed è composta di 720 dischi solari, due volte 360 gradi. Se questi 360 gradi vengono coperti, per effetto della rotazione della Terra, in 86400 secodi, che sono 86400 pulsazioni di cuore o 24 ore, ne consegue che sia possibile ricavare una unità di misura ad essi correlata, in un sistema unico ed integrato sessagesimale derivante da 86400/360. Questa unità di misura lineare, moltiplicata per 1000, dava quindi, per un grado terrestre, 240.000 unità, chiamate cubiti.

La misura quindi, con l’uomo al suo centro, era l’unione fra il Cielo e la Terra. In questa visione evolutiva ove tutte le componenti dell’Universo e della Natura erano tutte collegate, nesuna “indipendente” dall’altra, gli omphalos avevano un ruolo cruciale e di primaria importanza. Essi marcavano dei punti geodetici e di osservazione astronomica ove, sfruttando l’ombra del Sole lungo l’arco meridiano dall’equatore al polo, si effettuava la determinazione delle lunghezze dei cubiti alle varie latitudini ove ogni grado dell’arco meridiano era composto, come accennato, di 240.000 cubiti e di conseguenza un primo di arco era composto di 4000 cubiti. Tale cubito originario, di media per tutta la Terra considerata sferica, era 0,463 metri.

La non sfericità della Terra fa sì che un grado ed un primo di arco di meridiano aumentino gradualmente dai 110.574 metri e 1842 metri, circa e rispettivamente, all’equatore, ai 111.720 metri e 1862 metri circa al polo. Le pietre omphalos pertanto avevano tutte una forma sferica allungata perchè, rappresentando l’emisfero nord terrestre, mostravano gradi e primi di arco di meridiano dalle lunghezze progressivamente crescenti.

Il possesso di questi dati e queste informazioni permetteva così la conoscenza delle dimensioni del pianeta, la mappatura della Terra e la mappatura del Cosmo. Ancora oggi, le nostre cartine stellari, anche se corrette varie volte, riflettono l’impalcatura di base formatasi durante quei remoti tempi con l’ausilio degli Omphalos. La ampia rete di comunicazioni ed informazioni disponibili con le colombe viaggiatrici permetteva, per esempio, in brevissimo tempo di conoscere quale era, ad una certa ora, la stella o astro allo zenith di un altro qualsiasi omphalos dalle note coordinate geodetiche.

L’omphalos, detto anche “navel” in inglese, oltre che essere situato nel tempio principale di varie capitali e centri abitati dalla significativa posizione geografica, era anche posizionato in zone deserte ma geograficamente importanti. Molti antichissimi omphalos erano in Egitto a Behdet, Heliopolis, Menfis, Tebe, Pi-Hapi, Akhet-Aten, Napata in Nubia, Siwa, e vi erano altri importanti omphalos a Sardis nell’odierna Turchia, a Nimrod, a Susa, Persepolis, finanche in Cina a An-Iang, a Mt- Gerezim in Israele, a Gerusalemme, alla Mecca, alle foci del Danubio, sul fiume Volga, , in Nord Europa, sembra in Italia secondo recenti ritrovamenti etruschi. Ma, sulla base di questa piccola lista, appare ragionevole pensare che un numero ben più grande di essi sia ancora nascosto.

La scelta per la posizione dei punti geodetici che venivano marcati con gli omphalos era determinata dall’incontro di importanti e fondamentali meridiani e paralleli con grandi fiumi, oppure dalla formazione geografica di figure geometriche precise come quadrati, triangoli e rettangoli che in tal modo facilitavano la mappatura e divisione della Terra, e quindi del Cielo, ed anche, essa, questa scelta, era determinata dall’essere ad 1/3 o 2/7 o altre precise frazioni  dell’arco di meridiano fra l’equatore ed il polo.

Per esempio l’onfalo di riferimento centrale Pi-Hapi (30°00′ N – 31°14′ E) era sul meridiano, primo meridiano o meridiano di riferimento di quei tempi, che bisecava il delta del Nilo ed era ad 1/3 dell’arco meridiano equatore polo. La foce del Danubio era marcata da un omphalos (45°12′ N – 29°50′ E) ed era sul parallelo che bisecava l’Europa centrale, il Po ed il Danubio inferiore, all’incrocio con il meridiano del confine occidentale egiziano. L’omphalos di Persepoli (30°00′ N – 52°50′ E) marcava il terzo quadrato geodetico di 6°x 6° e che sul parallelo di 30° diventano 7°12′ di longitudine, esattamente ad est o sullo stesso parallelo di Pi-Hapi. La capitale Tebe egiziana fu costruita intorno all’omphalos (25°42’51” N – 32°38′ E) che marcava, sul Nilo, i 2/7 dell’arco meridiano dall’equatore ed era sul meridiano del confine orientale dell’Egitto. E così via di seguito per tutti gli innumerevoli altri omphalos. 

Sembra che omphalos nell’originale lingua egiziana antica fosse detto “THIBBUN”. Nello stesso egiziano antico la capitale oggi impropriamente chiamata Tebe era chiamata “WAST”. Fu quando si istituì il nuovo centro oracolare greco di Tebe, a similitudine di quello egiziano di “Wast”, che rimase questa nuova denominazione di Tebe sia per il centro greco e sia per la capitale egiziana, ciò dovuto all’informazione data ai greci dai fenici che l’omphalos o “navel” in Egitto si chiamava “THIBBUN”.

Il possesso delle nozioni del triangolo “MR”, contenente la sezione aurea, come descritto all’articolo n. 33 – I Fiori, i Confini dell’Egitto e l’Intelligenza Divina – la conoscenza dei triangoli e della geometria euclidea, in orizzontale ed in verticale, (che Euclide ha chiaramente espresso aver ereditato da altri), una estesa rete di comunicazione e di osservazione dai centri degli omphalos o “THIBBUN” per buona parte del pianeta, una misura derivata dal “Tutto è Uno” con l’uomo in unione fra Cielo e Terra, rendevano possibile la soluzione di tutti i problemi connessi alla cartografia cosmica e terrestre, oltrechè di navigazione, dimensioni del pianeta, rilevazioni e geografia e astronomia in genere, e non avevano nulla da invidiare agli stessi moderni sistemi tecnologici e satellitari che hanno ridotto l’uomo, in cambio della comodità, senza più alcuna connessione nè rispetto per le meraviglie dell’Universo, la natura ed i suoi simili.

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POST SCRIPTUM del 8 Dicembre 2014. Oltre a quanto detto, gli Omphalos raffiguravano la forma della Terra che è allungata verso i poli, come scoperto e descritto con l’articolo n. 132.

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Vedi n.23 – L’ORIGINE DELLA MISURA