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29 – CRISTOFORO COLOMBO E LA CIRCONFERENZA DELLA TERRA

Posted in ATTUALITA', EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , on febbraio 11, 2011 by beautiful41

Il nostro destino è dettato dal caso, una fondamentale regola della teoria dell’evoluzione. Ma, nello stesso tempo, niente è per caso. Sembrano due verità in contraddizione. In realtà queste due verità sembrano connesse attraverso la conoscenza. Quando la conoscenza scompare la nostra vita è affidata interamente al caso; il caso impera su di noi che ci riduciamo così alla sua completa mercè. Viceversa, quando vi è la conoscenza, se e quando l’Uomo si sarà addentrato nella vera conoscenza, niente è per caso; l’Uomo diventa il padrone di sè stesso e del suo mondo ed impera sul caso annullandone o minimizzandone i rischi e le sorprese. Cristoforo Colombo rappresentò bene questa dicotomia, scoprendo per caso un intero continente, e venendo da esso inconsapevolmente salvato, le Americhe, pensando di andare verso l’Oriente e le Indie.

Coi secoli bui del medioevo pressocchè tutta l’Europa sprofondò in una totale perdita della conoscenza nel significato nobile di questa parola. Tranne la Bibbia e pochi manoscritti, alcuni dei quali conservati in conventi e monasteri, ad uso esclusivo delle autorità religiose, la parola scritta trasmettente le idee e le conoscenze del passato scomparì dalla mente dell’Uomo europeo, trascinando nel suo oblio anche la memoria di esse.

Fu solo grazie allo splendore della civiltà ed al mecenatismo degli arabi, installatisi in Spagna ed in Sicilia per alcuni secoli a seguito delle loro conquiste, che gradualmente furono tradotti in latino e fatti iniziare a circolare in Italia gli scritti contenenti le idee e nozioni di filosofia, matematica, geometria, astronomia e scienze naturali, portando a conoscenza degli europei anche i nomi dei loro storici autori di quello che fu chiamato il classicismo greco. Fu così che all’improvviso, come un potente faro nella notte buia e senza luna nè stelle sul mare dell’ignoranza, si materializzò la luce insperata della sapienza nella mente dell’Uomo europeo, dando vita e favorendo la nascita del Rinascimento.

Come chi non si alimenta da una settimana o quindici giorni, quest’uomo europeo, ridotto ormai senza alcuna nozione o idea di civiltà, si gettò su questa inattesa fonte di conoscenza mangiandone e bevendone a sazietà e dando vita alle grandi opere rinascimentali ed ai nomi celebri che conosciamo ed in tutti i campi, dall’architettura, alla letteratura, alla matematica, all’astronomia, arte, scienze, eccetera. Grande potere della parola scritta!! La parola scritta però può essere un’arma, oltre che infinitamente potente e positiva, anche  molto pericolosa e Platone aveva avvertito l’Uomo di questo pericolo, riferendo le parole che il re/faraone/dio Thamus aveva rivolto a Thoth (il nostro Davide), inventore della scrittura, da regalare all’Uomo:

“”O molto ingenuo Thoth, degli uomini hanno l’abilità di creare arti (e scienze, aggiungo) ma l’abilità di giudicare della loro utilità o pericolosità per i loro usufruitori appartiene ad altri uomini; e adesso tu, che sei il padre della scrittura, sei stato indotto dal tuo affetto ad ascrivere ad essi una capacità che è l’opposto di quella che essi realmente posseggono. Perchè questa invenzione produrrà oblio nelle menti di quelli che impareranno ad usarla, dato che essi non eserciteranno la loro memoria. La loro fiducia nella scrittura, prodotta da caratteri esterni che non sono da essi originati, scoraggerà l’esercizio della loro memoria fra di loro. Tu hai inventato un elisir non di memoria, ma di ricordo, e tu offri ai tuoi discepoli l’apparenza di sapienza, non la vera sapienza, perchè essi leggeranno molte cose senza istruzione, e sembreranno quindi conoscere molte cose, quando invece essi sono per lo più ignoranti e difficili a familiarizzarvisi., poichè essi non sono saggi, ma solo appaiono saggi.””

Come dire, hai voglia di far leggere o dire ad un bambino che non deve mettere i ditini sulla fiamma per evitare di bruciarsi. Il bambino lo capirà solo quando avrà fatto l’esperienza sulla propria pelle. Oppure, hai voglia di sciropparti a memoria tutte le nozioni di questo mondo ma originate da altri, sarà molto difficile capirle veramente a fondo, e quindi sarà molto facile sottovalutarle o fraintenderle.. Questo passo di Platone andrebbe scolpito e affisso davanti allo scrittoio del Ministro della Pubblica Istruzione per ricordargli continuamente che è tempo perso sovraccaricare gli studenti di migliaia di libri con milioni di nozioni che non capiranno mai e sarebbe più utile farli assimilare col tempo pochi basilari concetti che potranno sempre praticare e mai dimenticare.

Chissà se Platone parlava per esperienza diretta! Perchè tutti, o quasi tutti, gli esponenti del classicismo greco si erano abbeverati ed avevano mangiato a sazietà al tavolo della conoscenza imbandito alla scuola alessandrina di Alessandria d’Egitto in tempi in cui, dopo secolari conquiste e distruzioni, ad Alessandria d’Egitto vi erano solo i relitti salvati da tutte queste innumerevoli catastrofi e che si cercava di conservare e preservare nella famosa biblioteca a tal uopo solo da poco costruita. Per cui non tutto ciò che si apprese a questo imbandito tavolo della conoscenza fu ben capito e molto fu frainteso, perchè erano nozioni ed idee non originate da loro, proprio come Platone ammoniva. E l’uomo rinascimentale, oltre a quanto riuscì a captare nel modo giusto dalle nozioni ricevute di questo classicismo, fraintese o non capì molte altre nozioni dato che non erano da lui originate, ripetendo quindi l’esperienza già occorsa e citata dell’uomo classico greco.

Sembra che Cristoforo Colombo, nel pianificare il suo viaggio per l’Oriente attraverso la via dell’occidente, sia venuto a conoscenza di varie informazioni sorte dalle traduzioni  dei classici greci ove si riportavano varie lunghezze per la circonferenza della Terra. Aristotele dava 400.000 stadi; Strabone, citando Poseidonio, dava 180.000 stadi; Eratostene dava 252.000 stadi. La scelta di Colombo della giusta lunghezza per la circonferenza della Terra era più che difficile, era impossibile, nonostante lui avesse questi numeri sottomano, a causa dell’esistenza, già dai tempi dei citati autori, di una moltitudine di diversi cubiti, e quindi diversi piedi, ed anche, in aggiunta, una moltitudine di tanti diversi stadi, di lunghezze variabili fra circa 90 metri e gli oltre 200 metri, ciò per ogni singola nazione dell’antichità. Insomma vincere al superenalotto è più facile, statisticamente, per noi oggi che per Cristoforo Colombo decidere a quale stadio ed a quale cubito e piede appigliarsi.

La conoscenza, al millimetro, delle dimensioni del pianeta era svanita già un buon millennio prima del classicismo greco, ai tempi di Akhenaten, come abbiamo visto nei suoi articoli, e i classici greci cercavano solo disperatamente di scovare nel cassettone dei relitti della sapienza dell’antichità, che era la nuova biblioteca di Alessandria d’Egitto, importanti indizi e nozioni dell’arcaico passato. Tra questi classici tombaroli si distinse Agatarcide di Cnido il quale riuscì a trafugare ed a trasmetterci l’importante nozione e testimonianza che il progettista della Grande Piramide di Giza, in Egitto, aveva stabilito che il perimetro della piramide doveva rappresentare la metà di un primo di arco sulla superficie terrestre e che l’apotema della stessa piramide doveva rappresentare un decimo di un primo di arco sulla superficie terrestre, come abbiamo parzialmente visto nell’articolo n 8 “I numeri non contano”. Gli arcaici, come si vede, erano particolarmente interessati e coinvolti sia nelle dimensioni del pianeta e sia nella lunghezza del primo di arco sulla superficie terrestre.

Cristoforo Colombo quindi si affidò alla sorte confidando, da ottimista, nell’eventualità che fra le tre misure menzionate, 400.000 – 252.000 – 180.000, la giusta circonferenza della Terra fosse la minore delle tre, quella di 180.000 stadi ove tali stadi si riferissero a stadi di forse 300 piedi (erano esistiti tali stadi), circa 90 metri, che, nella più praticabile delle possibilità, conducevano ad una circonferenza della Terra di 180.000 x 90 = 16.200.000 metri, cioè  circa 16 mila chilometri di oggi, una distanza la metà della quale, da dover coprire per raggiungere le Indie dall’altra parte della Terra, era affrontabile ragionevolmente senza folli rischi, ma che era meno della metà delle reali dimensioni del pianeta. Se non andò così deve essere andata in modo non molto diverso, ed a noi serve solo capire il senso di come andarono le cose. Colombo partì da Palos il 3 Agosto e si approvvigionò  di viveri freschi alle Isola Canarie a Settembre, e dopo poco più di un mese di mare approdò in terra americana il 12 Ottobre dopo aver già deciso che era il caso di tornare indietro a causa di un ammutinamento che aveva fortunatamente sventato solo qualche giorno prima dell’avvistamento della terra.

L’avvistamento della terra americana dopo 36 giorni dalla partenza dalle Canarie, circa 3000 miglia percorse quindi ad una velocità media generale di circa 4 nodi di oggi, fu per Colombo la conferma che lui era arrivato alle Indie, o all’Oriente del Catai, perchè a quei tempi Indie era sinonimo di Oriente, dall’altra parte della Terra, e che la sua scelta per la circonferenza terrestre di 180.000 stadi di Poseidonio si era rivelata giusta dato che la metà di una tale circonferenza, circa 8000 chilometri pari a circa 4300 miglia marine di oggi, poteva essere percorsa in 36 giorni ad una velocità media generale di poco meno di 5 nodi di oggi, e lui aveva solo leggermente sottovalutato di poco la sua velocità visto che navigava col vento in poppa degli alisei.

Il risultato sarebbe stato pressocchè lo stesso anche considerando la circonferenza della Terra di 180.000 stadi di 300 cubiti reali egiziani (300 x 0,525 = 157,5 metri) pari a circa 28.000 chilometri quando dalla sua metà fosse stata detratta la distanza fra l’Egitto e le isole Canarie, circa 5000 chilometri, (14.000 – 5000 = 9000), ottenendo circa 4800 miglia di oggi che si possono percorrere in 36 giorni ad una velocità media di 5 nodi e mezzo (4800 / 864 = 5,5), velocità non molto lontana da quella effettivamente mantenuta e da Colombo sicuramente conosciuta.

Ai tempi di Colombo naturalmente di preciso non vi era niente, ad eccezione del numero di giorni di navigazione conseguente alla conoscenza delle date di calendario di arrivo e partenza.

Colombo invece fu salvato dalla presenza di un ignoto continente dato che difficilmente sarebbe ritornato vivo in patria, senza viveri adeguati, se si fosse addentrato ancora un pò in acque sconfinate e senza terra.

Da questa storia si possono ricavare molte lezioni sul significato della vita, della civiltà e del nostro destino in bilico tra caso, fortuna e conoscenza, ed ognuno può trarle secondo la propria sensibilità.

Svetta però, ancora una volta, la grandezza degli arcaici fondatori della nostra civiltà che noi abbiamo fatto di tutto per oltraggiare e rinnegare. Essi hanno incapsulato nelle dimensioni della Grande Piramide di Giza le dimensioni del pianeta con una precisione millimetrica, come abbiamo visto al n.8 e come testimoniato da Agatarcide e da Akhenaten con le sue opere.

Fra gli stadi menzionati, quelli che si avvicinavano di più alla realtà, con una approssimazione di circa 500  chilometri, erano quelli di Eratostene ed erano stadi composti di 300 cubiti reali egiziani ciascuno di 0,525 metri.

Gli stadi menzionati naturalmente sono unità di misura di lunghezza e furono originati per rappresentare un decimo di un primo di arco meridiano sulla superficie terrestre in un sistema sessagesimale. Una tale circonferenza è composta di (360° x 60 =) 21.600 primi e quindi di 216.000 stadi ( erano “stadia”) composti in origine ciascuno di 400 cubiti cosiddetti “geografici” composti di media di 0,463 metri.

La Terra non è una sfera perfetta ma un geoide senza nessuna forma precisa. Con le misure di oggi la circonfrenza meridiana è 40.009.152 metri e la circonferenza equatoriale è circa  40.076.450 metri, con una differenza di circa 67 chilometri.

Cristoforo Colombo,. sempre per caso, scoprì la differenza fra nord geografico e nord magnetico ma ne parleremo in altra occasione dato che quest’articolo è già lunghetto.

NOTA – L’articolo prosegue nei commenti.

Per i cubiti e piedi originali vedi il n. 23.

28 – L’INCAPACITA’ A RICONOSCERE LA REALTA’ – DUE – ISRAELE E PALESTINA

Posted in ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, PREGIUDIZI MILLENARI, PROPOSTE MILLENARIE, RELIGIONE, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , on gennaio 27, 2011 by beautiful41

La seconda notizia-bomba è il ricordo della Shoah, l’olocausto degli ebrei nelle camere a gas per mano del nazismo. Si dice che la gente è stanca di sentire queste notizie in continuazione e a valanga. Effettivamente non se ne può più. Il troppo è troppo. E sarebbe meglio celebrarne la memoria il prossimo 27 Gennaio con il silenzio totale di tutta la stampa, televisioni e uomini politici del mondo. I quali potrebbero impiegare questo silenzio totale piuttosto a riflettere sull’incapacità a riconoscere la realtà dell’uomo occidentale moderno. Insistere su questa storia dell’olocausto senza tener conto delle moderne ricerche sul popolo ebreo significa voler cancellare la verità e significa alimentare i pregiudizi di peculiaretà di questo popolo favorendo il ripetersi di tali tragedie magari con altri popoli o etnie nel fosco futuro che si presenta davanti all’umanità per il rifiuto pervicace a riconoscere la realtà.

Il popolo ebreo moderno non esiste. Esso è una costruzione del pensiero distorto dell’uomo occidentale moderno, come già spiegato nell’articolo sulla Bibbia e gli Ebrei. Di conseguenza le persone trucidate nell’olocausto e nelle camere a gas naziste non erano ebrei, ma nostri concittadini italianissimi, assiene ad altri cittadini tedeschi, polacchi, francesi, ungheresi, eccetera. Insomma si trattava di cittadini europei che, oltre la religione, niente avevano a che fare con il popolo ebreo. Essi erano cittadini europei al pari delle tante altre persone trucidate e gettate nelle tante fosse comuni in tanti atti criminali perpetrati durante l’ultima guerra. Ricordando solo loro fra i tanti milioni di persone vittime di tanti atti criminali sembra, oltre tutto, voler relegare la loro memoria in un perenne ghetto prolungantesi ai loro discendenti di oggi.

Le ricerche scientifiche, archeologiche e storiche, hanno, come già descritto all’articolo 17, portato alla luce che gli odierni ebrei su tutto il pianeta nulla hanno a che fare con il popolo ebreo della Bibbia i cui veri discendenti sono forse oggi alcuni palestinesi di religione musulmana. Le storie bibliche dei “patriarchi”. da Abramo a Salomone, non sono corroborate dalle ricerche archeologiche condotte per tanti anni e sono solo dei miti o leggende che nulla hanno a che fare con la storia reale, come pure la famosa schiavitù e l’esodo dall’Egitto. Pertanto il popolo prescelto da Dio è solo un credo religioso come tanti altri credi e fedi.

In questa nuova realtà storica, già supposta oltre un secolo addietro ed ora confermata e corroborata dalla scienza, fare i finti tonti, come se questa realtà non esistesse, non depone a favore del pensiero europeo ed alimenta lo spirito anti-occidentale diffusosi negli ultimi anni in buona parte del pianeta. Questa nuova realtà storica venutasi a creare espone il popolo di Israele a nuove impreviste sfide e nuovi pericoli che potrebbero mettere a rischio la sua stessa esistenza.

Non avendo gli israeliani di religione ebraica alcuna connessione storica sulla terra che occupano, cioè essendo essi per lo più dei cittadini europei o loro discendenti, essi ora si trovano a fronteggiare un nuovo potenziale nemico, ben oiù grande e potente dei disastrosi rapporti con i palestinese finora intercorsi. Questo nuovo potente nemico è l’opinione pubblica mondiale.

Il problema è gravoso e va affrontato e risolto con la Ragione guardando avanti anzichè guardare indietro. Avanti ci sono solo due prospettive: continuare nell’odio e nella violenza o progredire su un nuovo cammino di pace e giustizia. Quest’ultima prospettiva si può concretizzare ad una sola condizione, quella della CONDIVISIONE di un solo Stato Israelo-Palestinese valevole per tutti gli abitanti delle due aree. In qualche modo sarebbe il ripetersi di un esempio già fornitoci con l’unificazione fra le due Germanie. Difficile ma possibile. E questo principio della condivisione, al di là del caso specifico di israeliani e palestinesi, riguarda il mondo intero globalizzato che potrà progredire pacificamente solo a questa unica e sola condizione.

Il miglior contributo di solidarietà e rispetto verso tutti i cittadini di religione ebraica è di considerarli uguali a tutti gli altri cittadini del mondo, aiutandoli così a spezzare le catene del loro ghetto ove per tanto tempo sono stati rinchiusi per ignoranza e pregiudizi assurdi. La nuova umanità del terzo millennio che sta venendo fuori con internet è una nuova umanità arcistufa dei pregiudizi, tanti pregiudizi, del passato, e vuole guardare AVANTI, verso una nuova concezione di civiltà planetaria nella quale tutti i cittadini del mondo abbiano la stessa dignità, senza privilegi o priorità di alcuni su altri.

Ma per guardare avanti bisogna riconoscere la realtà. Il rifiuto a riconoscere la realtà che sta sotto i nostri occhi, da parte di buona parte della sfera dirigenziale dei paesi occidentali, si spiega solo con gli interessi personali in gioco e con i privilegi che ad essi si accompagnano.

27 – L’INCAPACITA’ A RICONOSCERE LA REALTA’ – UNO – LIBERTA’ INFINITA O REGOLATA????

Posted in ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , on gennaio 25, 2011 by beautiful41

Due notizie-bomba di questi giorni.

La prima notizia-bomba, questa numero uno, è il riconoscimento da parte di un grande economista americano “out-sider” che il potere autocorrettivo del libero mercato è un “mito”, a conferma di quanto più specificatamente già esposto in questo blog all’articolo “I paradigmi della follia”. Questo mito che il libero mercato si regoli autonomamente senza alcuna normativa  è duro a morire e riflette abbastanza chiaramente l’incapacità di guardare la realtà e l’incapacità di guardare avanti del pensiero occidentale odierno. Il fatto però che la parola “mito” venga pronunciata dalla “intelligentia” americana che conta è di per sè rivoluzionario.

Per illustrare meglio la situazione in cui centinaia di milioni di cittadini occidentali e non occidentali  si trovano immaginiamo di rappresentare questa umanità guidando una autovettura a marcia indietro sull’autostrada da Roma a Milano, contromano, nella carreggiata diretta verso Sud, cercando di scansare quindi continuamente le autovetture provenienti da Nord, velocissime.

Fino all’era del presidente Reagan, con la sua “deregulation”, e fino agli inizi della globalizzazione, un mondo ancora tranquillo, la nostra autovettura procedeva a marcia indietro da Roma a Milano e contromano ad una velocità di 20 o 30 chilometri all’ora e per questa poca velocità evitava più facilmente di scontrarsi contro il traffico proveniente da Milano. Con la attuazione e la concretizzazione della “deregulation”, un mondo senza regole, e la conseguente idea di libertà senza limiti su un pianeta intero, fidando sul falso ideologico del potere autocorrettivo del mercato, la nostra autovettura, adeguandosi a questa nuova mentalità ed atmosfera, ha incrementato la sua velocità a marcia indietro a 100 km/h. Con una tale folle velocità contromano ed a marcia indietro prima o poi doveva per forza avvenire una catastrofe, cosa che è avvenuta impoverendo centinaia di milioni di persone e rovinando interi Stati o Nazioni, provocando migliaia di miliardi di danni. Tranne le relativamente poche persone che si sono suicidate, i milioni di morti non ci sono ancora stati.

Ora, come accennato dall’inizio, il fine di questo blog è rivoluzionario nel senso che vuole mostrare all’Uomo la giusta strada sulla quale incamminarsi per salvarsi. Buona parte dell’umanità sta correndo verso il disastro perchè non si vuole riconoscere la realtà. Non riconoscendo la realtà questa umanità non riesce a ricavare i giusti insegnamenti dalle passate esperienze e quindi continua a correre a marcia indietro ed a 100 km/h contromano. Dopo i tanti danni fatti all’economia principalmente occidentale dal recente collasso finanziario in pratica assistiamo al rifiuto di correggere il sistema adeguatamente. Perchè quello che è successo e sta succedendo negli Stati Uniti d’America ed in Europa è di rinnovare lo status quo della libertà infinita, magari con solo qualche piccolo palliativo. Per cui, paventa il rinomato economista, rischiamo di infrangerci contro un altro colossale disastro. Errare è umano ma perseverare è diabolico.

La Rivoluzione Francese, che molti conoscono per averla studiata, potrebbe essere considerata un piccolo litigio di condominio a fronte di quello che succederà al verificarsi del prossimo colossale disastro finanziario o economico per il quale niente si potrà fare per evitarne le conseguenze. I governi delle nazioni sono eletti per governare, e governare significa assumersi delle responsabilità evitando la formazione degli eccessi degli opposti e dei contrari che sono sempre distruttivi. Governare non significa proclamare solo diritti e raccomandazioni di vogliamoci bene. Per quello che concerne il mercato governare significa fissare i prezzi al pari di come si fissano i costi. Dov’è la logica, dov’è la Ragione quando da un lato ci si accapiglia per mesi o anni in infinite costose conferenze o riunioni per fissare, per esempio, 50 euro di aumento nella busta paga, mentre dall’altro lato si vanifica tutto ciò lasciando la libertà di far aumentare tutti i prezzi in assoluta libertà????

La Germania ed altri paesi nordeuropei forse si salvano o forse si salveranno in buona parte perchè i loro governi, operanti in parlamenti impostati nello spirito della conciliazione anzichè contrapposizione, già da decenni hanno fissato, oltre ai costi, anche prezzi e tariffe pur essendo paesi liberi e democratici. I loro governi governano perchè sanno guardare la realtà molto meglio che nel Sud Europa, in Inghilterra e negli Stati Uniti, rimasti prigionieri, per motivi storici e di distorsione del pensiero culturale venuto delineando in questo blog, di un concetto di libertà assoluta ed a senso unico alla base del capitalismo “puro” all’origine della globalizzazione e di quel pò pò di disastri sopra accennati. Disastri che naturalmente hanno anche creato immense ricchezze nelle mani di poche sparute persone. Ma ci dobbiamo convincere che il pianeta è di tutti e non di poche persone. Pertanto non sarà mai troppo tardi quando anche i nostri governi si sveglieranno, se non vi saranno costretti prima.

E’ chiaro che questa incapacità di guardare la realtà non è dovuta all’incapacità di comprendere un teorema o un assioma difficile come potrebbe essere per esempio la teoria della relatività di Einstein, ma è dovuta principalmente alla volontà di non comprendere per interessi personali, essendo il concetto della follia della autoregolamentazione di costi e prezzi in un libero mercato estremamente facile da capire da parte di tutti e non solo degli economisti.

La libertà del mercato infinita e senza regole condurrà inevitabilmente ad una sola persona, la più brava, essere proprietaria di tutto il pianeta avendo tutti gli altri uomini suoi schiavi. E’ ciò eticamente e filosoficamente giusto????

24 – CHIESA E SCIENZA UNITE NELL’IGNORANZA DELLA STELLA DI NATALE

Posted in ARMONIA, ASTROLOGIA, ASTRONOMIA, PREGIUDIZI MILLENARI, RELIGIONE, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , on gennaio 11, 2011 by beautiful41

Questa è la storia di come per 2000 anni di pregiudizi scompare la più brillante stella del cielo di Natale, Capodanno ed Epifania.

La stella più lucente del firmamento, Sirio, non esiste nè per la Chiesa e nè per la Scienza. Di Sirio queste due prestigiose istituzioni hanno semplicemente paura e vergogna. Vediamo perchè.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli la storia conosciuta dell’Uomo è molto sinteticamente la storia dell’allontanamento progressivo dello stesso Uomo dall’ideale della Verità, nel senso di Giustizia, Misura e Centralità del “Maat” citato tante volte. Le guerre infinite ed i disastri che quest’uomo si è continuato a procurare, principalmente, se non esclusivamente, concernenti l’uomo europeo, sono tanti, periodici e di intensità crescenti, come abbiamo visto. Questi disastri sono continuati, e continuano, per millenni interi perchè l’uomo non vuole, rifiuta di riconoscere la realtà che è la Verità, rifiutando di trarre la giusta lezione dagli errori del passato.

Insomma è un pò come quei bambini viziati che pretendono l’impossibile dai propri genitori. Questi uomini si comportano come dei bambini viziati per aver assimilato un pensiero culturale distorto, come venuto enumerando in questo blog, Questo problema, del pensiero occidentale distorto, riguarda principalmente buona parte delle persone  rivestenti anche le cariche più prestigiose in tutti i settori delle attività umane, dalla scienza alla politica ed alla religione, nelle società occidentali. La distorsione di questo pensiero, in tempi moderni, è iniziata dopo il Rinascimento dando sempre più risalto all’idea di “Contrapposizione”. Iniziò con la contrapposizione, ereditata dai tempi dell’antica Roma, fra i cristiani contro i “pagani” proseguendo con le contrapposizioni di eliocentrismo contro geocentrismo, ateismo contro disegno intelligente, capitalismo contro marxismo, fascismo contro comunismo, dittatura contro democrazia, sinistra contro destra, progressismo contro conservatorismo, eccetera per altre contrapposizioni nei vari campi.

Lo spirito delle contrapposizioni è il contrario dello spirito di “Conciliazione” alla base del “Maat” dell’antico passato. La conciliazione non significa eliminare le opposizioni ma essa evita che le contrapposizioni divengano distruttive attraverso i loro eccessi che, proprio in quanto tali, diventano inconciliabili ed esplosivi. Ciò non vuol dire che dobbiamo ritornare all’antico passato ma al suo spirito sì se vogliamo evitare guerre e disastri. Dovrebbe essere una cosa facile da capire ma non lo è. Qualcuno però lo ha capito, come la Germania, e va avanti imperterrita mentre il resto di noialtri va indietro. Lo spirito di conciliazione non è un abracadabra di religione ma la condizione unica che consente di guardare in faccia la realtà o la verità che è anche la centralità o il perno delle contrapposizioni. Insomma lo spirito conciliatorio consente di mantenere l’equilibrio fra le opposte esigenze e di conseguenza l’armonia e la civiltà del “Maat”. Non solo. La centralità della conciliazione consente di guardare avanti mentre lo spirito di contrapposizione consente di guardare solo indietro.

Quando degli ottantenni o novantenni, all’apice della loro saggezza dell’esperienza di una vita, rivestenti altissime cariche nelle loro occupazioni, come un Papa ed una rinomata Astronoma, di opinioni divergenti sull’esistenza o meno dell’Intelligenza Divina, a proposito della Stella di Natale dicono di tutto tranne la realtà che, è il caso di dire, si schianta sotto gli occhi di pressocchè tutti gli abitanti della Terra ed è Sirio, la stella più bella e più lucente di tutto il firmamento che nei giorni di Natale e Capodanno verso mezzanotte è al centro del cielo stellato e si autoidentifica da sola tanto è splendente, e ciò da millenni, allora si rimane veramente interdetti. Perchè questo è veramente un brutto segno e significa che siamo proprio rovinati senza speranza di un ricovero. E la stessa cosa è accaduta in un programma televisivo di Rai Uno del 6 Gennaio mattina, con la presenza di esperti e religiosi, ove sempre a proposito della Stella dfi Natale si è detto di tutto tranne che pronunciare il nome della vera Stella di Natale che è Sirio.

Perchè Sirio, una stella, fa tanta paura a tutti gli esponenti dello status quo????  Non è possibile non conoscerla data la sua lucentezza e la sua storia, quindi il silenzio su di essa nasconde la volontà di rifiutare la realtà a causa degli opposti pregiudizi. E quali sarebbero questi opposti pregiudizi???? I pregiudizi della Chiesa possono solo essere quelli del “paganesimo”. Essendo Sirio rappresentata da Iside nella plurimillenaria civiltà egiziana ed essendo Iside finanche nella Roma imperiale rappresentata come una Dea con il bambino in braccio, come meglio descritto nel precedente articolo su Sirio, essa fa paura per essere strettamente connessa alla “paganità”, da sempre condannata dalla Chiesa. Pertanto meglio è fare finta che non esiste, ignorando la realtà. Ma mi chiedo e chiedo a tutto il mondo se è mai possibile che nell’anno 2011 dell’era spaziale ci dobbiamo sorbire questi ridicoli credi di pregiudizi di paganesimo o non paganesimo del lontano passato????????? La storia è pur storia e non possiamo cancellarla. E vogliamo eliminare o cancellare anche le stelle del firmamento pur di non conciliarci con il paganesimo??????? Svegiamoci e svegliatevi!!!!!!!

Per la rinomata Astronoma che non crede nell’Intelligenza Divina tanto di rispetto per le proprie idee. Essendo il tema del contendere la Stella di Natale, anche quì però sorge la domanda del perchè una professionista del Cosmo e delle stelle, pur proclamandosi una scienziata “osservatrice” dell”Universo e delle sue leggi, non fa alcuna menzione sulla più splendente stella del firmamento che a mezzanotte di Natale e Capodanno ed Epifania si pone davanti ai nostri occhi, al centro del cielo??????  Anche in questo caso sembra che c’è il rifiuto di riconoscere la realtà a causa di pregiudizi contrapposti. Forse perchè Sirio è strettamente connessa alla cosiddetta “pseudoscienza”, alla Massoneria, all’esoterismo, all’astrologia ed altre “misteriose” credenze dagli scienziati ritenute abracadabra e da cui essi cercano di stare bene alla larga per non contaminarsi e per la paura di quel mondo e per il timore di essere così declassati. O forse perchè Sirio, sempre allo stesso posto da circa 6000 anni, è la prova inconfutabile che il ciclo di precessione di Copernico con l’asse terrestre effettuante un giro in 26.000 anni è solo una fantasiosa bufala colossale???. Mi rammentano gli “intoccabili”.

Per lo status quo quindi le realtà di Sirio e Iside non sono mai esistite e sono entrambe scomparse!!!

La scomparsa, dalla conoscenza della mente dell’Uomo, di una stella, la più lucente del firmamento, può essere dovuta pertanto solo al potere distruttivo dello spirito di contrapposizione ideologica che ha il potere di annullare la realtà.

Grande opera di magia!!!

Questa è la dimostrazione di come la verità scompare, si cancella, preferendo mettere la testa sotto la sabbia pur di non vedere, non sentire e non parlare, quando le azioni dell’Uomo sono dettate da uno spirito di contrapposizione anzichè di conciliazione. Ed ho il timore che prima che si possa concretizzare lo spirito di conciliazione, in occidente ma specialmente in Italia, passeranno ancora molti secoli se non millenni, se l’Uomo non avrà decretato la sua estinzione già prima. Ci dobbiamo pertanto rassegnare a future guerre e futuri disastri perchè la contrapposizione porta l’odio e la guerra, al contrario del suo opposto che porta la pace ed il progresso.

Naturalmente il discorso è ampio e vale in tanti campi tra cui spicca quello dell’economia, che è anche il più sfacciato e visibile, ove i fautori del libero mercato e commercio globale su un pianeta però diviso in 194 diverse nazioni con sistemi istituzionali, economie, monete e usanze diverse, continuano a credere e a far credere che i paesi occidentali ricaveranno benefici dalla globalizzazione. Essi ammettono candidamente però che “il lavoro va dove costa meno”. Secondo questi grandi cervelli però i soldi di questo lavoro dovrebbero andare dove il lavoro non c’è. Evviva!! Si ripete il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci di Gesù!!

Questi accenni su questi argomenti attuali iniziano a portare alla luce quanto sia importante che il pensiero dell’Uomo occidentale non venga distorto da tanti falsi paradigmi. Ma ormai, dopo tanti lavaggi del cervello durati circa mezzo millennio non è neanche ragionevole pensare che l’uomo riacquisti subito la Ragione per effetto di un miracolo o per opera dello Spirito Santo. E questo blog, iniziato come un blog di speranza, temo che finirà per essere il Blog di Cassandra. Ma la Speranza è sempre l’ultima a morire!

Vedi anche n. 21 su Sirio.

E  n. 61 sul vero movimento di precessione.

23 – L’ORIGINE DELLA MISURA E L’ORIGINE DEL “MAAT” – GIUSTIZIA E ORDINE COSMICO – ANCORA AKHENATEN

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 6, 2011 by beautiful41

Questa è la storia della misura lineare, del tempo ed angolare, derivate dall’Uomo e dalla Terra al centro del Cosmo, tutte interconnesse. E’ la storia del cubito e del piede originario da cui discesero tutte le altre misure.

Spinto dalla curiosità, diventata poi passione, per gli avvenimenti dell’antico passato, sono sempre rimasto affascinato dalla genialità e superiorità del pensiero arcaico. Oltre alle tante leggende e miti narranti le epopee di questo perduto pensiero, molti suoi tangibili elementi sono arrivati pressocchè intatti fino a noi attraverso le costruzioni e le dimensioni dei tanti monumenti sopravvissuti alle traversie del tempo e degli uomini, oltre ad una vastità di reperti ritrovati durante le campagne archeologiche, mentre alcuni di questi importantissimi elementi li usiamo tutti i giorni, ma ne abbiamo perso il significato presi come siamo dalla rapace e turbolenta “modernità”.

Il concetto del “Maat”, di cui abbiamo parlato nell’articolo su Akhenaten, un concetto basato su un pensiero filosofico altamente sofisticato e di grande valore morale, spirituale ed intuitivo concernente il vivere nella verità, nell’equilibrio, nella giustizia, nell’onestà e nell’armonia, nell’ordine e nel rispetto, nell’integrità di propositi e sentimenti, in una centralità equidistante dagli opposti eccessi, secondo una estrema saggezza, comporta che una grande importanza e rilevanza venga attribuita alla Misura. Senza Misura non ci sarebbe nè Giustizia, nè Verità, nè Equilibrio, nè Armonia e nè Centralità. Insomma senza la Misura non sarebbe esistito il “Maat”. Il “Maat” rappresentava anche il supremo ordine cosmico di perfezione ed equilibrio.

La felicità sulla Terra poteva essere vissuta solo seguendo il “Maat”, senza eccessi e nella giusta Misura. E questo “Maat” non era un qualcosa di irragiungibile, ma era possibile realizzarlo nella vita di tutti i giorni sulla Terra, tanto è vero che all’origine del significato della parola “Maat” vi era proprio una asta per misurare. Questa asta per misurare è raffigurata infinite volte nelle immagini pittoriche egiziane principalmente di Iside e Nephtys aventi in una mano l’asta misuratrice del “Maat” e nell’altra mano il simbolo della vita, la “ankh”. Il “Maat” era anche un concetto di religione poichè quando si moriva si veniva giudicati nella hall, o salone, o stanza, del “Maat”, presieduta da Osiride, affiancato da Iside e dalla sorella Nephtys, oltre ad altre 42 divinità. Il “Maat” quindi era un concetto immortale, realizzabile e valevole sia nella vita quotidiana di tutti i giorni e sia nell’eternità dopo la morte. Ed oggi è forse ancora attualissimo perchè solo se riusciremo ad eliminare i tanti eccessi che ci dividono, realizzando la giusta misura, potremo riuscire a vivere pacificamente, nell’Amore, nella Pace e nella Giustizia  anzichè nella guerra e nelle contrapposizioni ideologiche devastanti.

La nascita di questo concetto risale alla notte dei tempi perchè finanche Akhenaten, vissuto verso il 1350 A.C., ha ripetuto tante volte sulle sue famose stele di confine che lui anelava riferirsi o rifarsi al “Maat” dei suoi padri. Dal che si deduce che la nostra storia conosciuta non è altro che la storia di un progressivo allontanamento dell’Uomo da questo eterno valore del “Maat”. Ciò spiega anche l’apparente stranezza e contraddizione, conosciuta e rilevata dai grandi studiosi di metrologia antica, del fatto che più si va indietro nel tempo antico e più si nota una maggiore precisione delle costruzioni, mentali o di monumenti, razionali. Più era forte, vivo e sentito il sentimento del “Maat” e più precisa era la Misura e l’Unità di Misura. Perchè la Misura era il fondamento della Civiltà stessa, civiltà che voleva essere, come vorrebbe esserlo tuttora, una semplice espressione del “Maat”. Se vi è “Maat” vi è civiltà, ma se non vi è “Maat” c’è solo la barbarie.  Come per dire, civiltà è amore mentre la barbarie è odio e guerre.

L’origine del “Maat” pertanto é anche l’origine della Misura perchè nessuno dei due poteva fare a meno dell’altro. Derivando il “Maat” da un concetto profondo di perfezione e di equilibrio cosmico ed avendo gli arcaici uomini creatori dato a questo concetto di “Maat” tanta importanza per tante migliaia di anni ne consegue pertanto che sia ragionevole pensare che la più grande importanza ed il massimo delle loro capacità creative e di sapienza sia stato impiegato nello stabilire un sistema di misure, rappresentative della MISURA, semplice e valido per l’eternità, come eterno è il concetto di “Maat”.

Come il “Maat” esprimeva un concetto di centralità dell’Uomo nel suo mondo, fisico, morale e metafisico e nel cosmo intero, così la Misura esprimeva un sofisticato concetto di centralità dell’Uomo al centro del suo Universo, con i suoi tre principali parametri di MISURE TEMPORALI, MISURE ANGOLARI e MISURE LINEARI, tutti scaturenti ed incernierati sull’Uomo e tutti, opera chiaramente di un pensiero sublime e geniale, interconnessi fra di loro, assieme alle dimensioni della Terra e quelle del Cosmo, mettendo in relazione lo spazio con il tempo e con il movimento della Terra e del Cosmo, con l’Uomo al suo centro ed a sua percezione. Un capolavoro di architettura perfetto secondo il noto arcaico postulato “Tutto é Uno”.

Pur conoscendo, gli arcaici fondatori della civiltà umana, il sistema di numerazione decimale, come attestato dalle ricerche sui sumeri, nel disegno di questa opera architettonica perfetta essi scelsero fin dall’inizio l’uso del sistema di numerazione sessagesimale a causa degli insuperabili vantaggi di questo sistema quali facilità ad usare sempre e solo numeri interi, massima divisibilità con e per ottenere numeri interi usando la base 60 divisibile per 1-2-3-4-5-6-10-12-15-20-30-60 cioè ben 12 numeri, massima precisione con numeri interi nelle micromisurazioni perchè il primo numero della numerazione sessagesimale è scomposto in 60 “primi” mentre il primo numero di quest’ultima numerazione di base 60 a sua volta è scomposto in altri 60 “secondi”. Tale sistema permette inoltre di ottenere ancora dei numeri interi per tutti i loro decimi, dei numeri sessagesimali, di 0,1 – 0,2 – 0,3 – …. – 0,9  come 6 – 12 – 18 – 24 – 30 – 36 – 42 – 48 – 54. Oltre all’enorme vantaggio della massima facilità di memorizzazione in tempi in cui penna e carta non erano alla portata di tutti.

LA MISURA TEMPORALE. Iniziando dalla parte più importante dell’Uomo, il cuore, l’elargitore della vita, se ne contarono i battiti. Il cuore di una persona normale, in buona forma fisica, allora come oggi, produce 86400 battiti in un giorno, uno al secondo, se riferito al movimento del Sole.  Che in termini sessagesimali fanno 24 ore dove una ora è composta di 60 minuti “primi” ed un minuto primo è composto di 60 “secondi”. Questa fu l’unità di MISURA TEMPORALE. Con un pò di attitudine speculativa non saremmo tanto lontano dal vero se dicessimo che l’attenzione di Akhenaten per il Sole e per il “Maat” era proprio che il Sole, oltre che essere all’origine della vita, col suo calore, era anche all’origine del “Maat” e della corrispondente Misura.

La MISURA ANGOLARE di 360 gradi fu decisa perchè in un sistema sessagesimale integrato dalle cifre  6 – 60 – 360  il Sole, riferimento fondamentale di tutto il sistema, vi si confaceva alla perfezione dato che in una circonferenza cosmica o della sfera celeste ci sono 720 dischi solari. Questa estensione di 360 gradi si confaceva inoltre ai vincoli di percettività dell’occhio umano  nel senso che ad occhi nudi si doveva essere in grado di percepire la più piccola parte di un angolo appartenente alla più grande circonferenza in natura, appunto quella del Cosmo o Sfera Celeste. Il disco solare ha un diametro apparente variabile fra 31′ 28″ e 32′ 30″ secondo le stagioni, ma, apportandovi la correzione per l’irradiazione, ha un diametro reale vicinissimo a 30′ 00″ che è quello che si considera normalmente e a ragione. L’estensione della misura angolare di 360° si conformava quindi in modo perfetto col sistema sessagesimale e per quanto riguardava la percettività dell’occhio.

L’occhio umano e la percezione visiva, studiati dalla scienza medica, dalla neurologia e dalla scienza dell’ottica e della chimica e fisica, è di una complessità veramente incredibile e gli stessi studiosi ammettono che, nonostante i progressi finora conseguiti, stabilire con certezza i limiti di percettività dell’occhio umano per ora non è possibile. Si ritiene però che allo stato attuale delle cose il limite angolare minimo percepibile. con un buon contrasto, sia di circa 30″ (trenta secondi di arco). Sugli allineamenti la percezione dell’occhio nudo scende a circa 4″ (quattro secondi di arco). Con telescopio a 400 di potenza il minimo angolo discernibile fra due stelle binarie è di 1″ o  2″ (uno o due secondi di arco). Appare pertanto che gli ideatori di questa estensione per la misura angolare di 360 gradi siano stati più che all’altezza del loro non facile compito.

MISURA LINEARE. Stabilito quindi che una rotazione del Cosmo riferito al Sole, pari ad una rotazione della Terra sempre con riferimento del Sole, è di 360 gradi e che il periodo di un giorno è numericamente di 24 ore o di 86400 secondi, la terza MISURA LINEARE ne è una semplice conseguenza, considerando la Terra sferica e perfetta ad imitazione del Cosmo. Fu pertanto stabilito che la circonferenza, sia essa meridiana o equatoriale o qualsiasi altra circonferenza massima, della Terra sferica e perfetta, fosse composta di 86.400.000 unità, cioè mille volte i battiti del cuore in un giorno riferito al Sole. Queste unità furono chiamate “CUBITI” non perchè rappresentassero la dimensione del braccio di questo o quel personaggio, ma perchè esse più si avvicinavano alla percezione misurativa con elementi del corpo umano, come per il cuore e come per l’occhio.

Un grado, pertanto, sulla superficie terrestre, era di 240.000 unità (86.400.000 diviso 360), ed un primo di arco sulla stessa superficie era di 4000 unità (240.000 diviso 60). Al fine di uniformare la numerazione sessagesimale di 1 – 6 – 60 – 360 e 3600, per i vantaggi già enumerati, oltre che per i gradi e per il tempo. anche per la misura lineare, si istituì il “PIEDE”, stabilito come essere sempre in rapporto di 1,5 con l’unità del cubito. Cioè un cubito era sempre uguale a 1,5 piedi. Il rapporto di 1,5  derivava dal rapporto di 15 fra la misura in gradi di 360 e la misura temporale di 24 ore (360 : 24 = 15). Di conseguenza un grado sulla superficie terrestre era anche di 360.000 piedi (240.000 x 1,5) ed un primo di arco sulla superficie terrestre era anche 6000 piedi (4000 x 1,5), mentre un secondo di arco era di 100 piedi. Diventava quindi un gioco da ragazzi muoversi con la massima facilità fra queste misure. Un secondo di tempo era così 1000 cubiti, un minuto era 60.000 cubiti, una ora era 3.600.000 cubiti. Parimenti un secondo di arco era 100 piedi, un primo di arco era 6000 piedi, un grado era 360.000 piedi.

Una volta stabilita l’impalcatura della Misura, forse anche contemporaneamente, gli arcaici procedettero alla determinazione della lunghezza del cubito relativo alle varie latitudini sfruttando l’ombra del Sole lungo l’arco meridiano fra l’equatore ed il polo. A causa della deformità della Terra queste misurazioni variano col variare della latitudine per cui, volendo ottenere la massima precisione, bisogna riferirsi alla latitudine media della zona dove si opera o si vive. Essendo gli arcaici creatori di questo sistema egiziani, essi si riferirono alla latitudine media di 27° 45′ Nord dello stesso Egitto dove un primo di arco di meridiano sulla superficie terrestre è 1846,76 metri e di conseguenza un cubito era 0,46169 metri (1846,76 diviso 4000).

Da tali misurazioni risultò che il primo di arco di meridiano sulla superficie terrestre alla latitudine di 45° era 1852 metri di oggi pari a 4000 cubiti ciascuno di 0,463 metri. Pur se questo cubito di 0,463 metri era di un grande valore teorico, perchè relativo alla media di tutta la Terra, considerata così sferica e perfetta, essi, gli arcaici, ai fini pratici di operatività nell’area geografica dove vivevano, si riferirono al cubito, detto “geografico”, già menzionato di 0,46169 metri relativo alla latitudine media dell’Egitto di 27° 45′.

Questo cubito “geografico” di 0,46169 metri, da cui deriva il piede di 0,3077957 metri (0,46169 diviso 1,5) è della MASSIMA IMPORTANZA perchè da questa misura, derivata come abbiamo visto dal cosmo e dalla rotazione della Terra rispetto al Sole e riferita alla latitudine media dell’Egitto antico, ove fu poi costruita da Akhenaten la nuova capitale di Akhet-Aten, la Tell El Amarna di oggi,  nacquero TUTTE LE MISURE, LINEARI, di VOLUME e di PESO, dell’ANTICHITA’, a cominciare dalla misura che ha attraversato molti millenni e denominata ARTABA.  L’unità di volume veniva trasformata in unità di peso considerando il volume pieno di acqua dolce. Cubando il piede di 0,3077957 metri si ottiene, in tal modo , il peso di (0,3077957 x 0,3077957 x 0,3077957 =) una ARTABA di 29.160 grammi. Questa ARTABA era una unità di misura fondamentale ed era usata in tutto il mondo arcaico fino alla Cina. Essa era la razione standard mensile di grano (e di riso in Cina) per ogni maschio adulto. Trattandosi di una unità di misura di un sistema sessagesimale un sessantesimo di essa (29.160 : 60 =) fu la “PINTA” di 486 grammi.

La “PINTA” la si trova descritta fra i caratteri cuneiformi dei sumeri, “SILA” in sumero, come un sessantesimo di una artaba, assieme al suo sottomultiplo, uno “SHEQEL”, che era un sessantesimo di una pinta, e cioè 486 grammi diviso 60 = 8,10 grammi, comunemente usata per pesare oro e argento. Uno dei più importanti multipli del sistema lineare fu lo STADIA di 400 cubiti (0,46169 x 400) o 600 piedi (0,3077957 x 600) pari a 184,68 metri che era un decimo di un primo di arco terrestre. Il primo stadio di Atene o uno dei primi aveva questa lunghezza che poi col tempo diede origine al nome “STADIO” non più come unità di misura bensì come luogo per avvenimenti sportivi. Questo cubito e questo piede vennero usati per le grandi distanze e pertanto furono chiamati, per distinguerli dagli altri, “geografici”.

Questo STADIA era considerato anche l’unità per 2 minuti di marcia ciò che implica che un uomo copriva un passo di 5 di tali piedi al secondo (5 x 120 = 600). Un uomo in marcia cioè copriva 30 STADIA all’ora (5540 metri). Questa velocità e questa distanza nell’antichità era considerata la stessa per una nave mossa da remi. Poichè si considerava che un uomo, in normali condizioni, potesse marciare o remare per 10 ore al giorno, la distanza coperta in entrambi i casi era ritenuta di 300 STADIA.  Ci sono molti testi egiziani e del mondo antico che non si sono capiti perchè menzionano 1 – 2 – 3 – 4 ……giorni di marcia quando vogliono significare invece 30′ – 1° – 1° 30′ – 2° …..di distanza geografica. La velocità di una nave a vela era considerata 5/4 di una nave a remi , cioè  37,5 STADIA in un’ora e quindi 900 STADIA in 24 ore.

Questo sistema di misure esposto, per quanto semplice e geniale, integrato, come diremmo noi oggi, è vincolato però dall’impossibilità di allontanarsi dalla numerazione sessagesimale senza perdere la convertibilità fra una misura e l’altra. Per esempio un primo di arco terrestre di 4000 cubiti o 6000 piedi nel momento in cui diventa 3994 o 5991, rispettivamente, perde tutti i vantaggi della numerazione sessagesimale e diventerebbe estremamente laborioso e complicato ottenere gli stessi risultati di facile integrazione. Tutto ciò perchè la Terra non è perfettamente sferica, come accennato nell’altro articolo su Akhenaten.

Noi oggi, col metro, diciamo che un primo di arco di meridiano alla latitudine 0 o equatoriale è di 1842,9 metri e diciamo che lo stesso primo di arco alla latitudine di 45 gradi è di 1852 metri. Assegnamo cioè due numeri diversi allo stesso primo di arco a causa della deformità della Terra. Ciò col sistema sessagesimale geniale e integrato degli arcaici non era possibile perchè un primo di arco non poteva discostarsi dal numero di 4000 cubiti o 6000 piedi per quanto sopra detto. Essi, gli arcaici, pertanto, non potendo variare il numero, variavano la lunghezza dell’unità di misura quando necessitavano una precisione riferita alla località. Ecco perchè proliferarono tanti cubiti diversi con il passare del tempo.

Le misure menzionate finora erano tutte incentrate sul sistema sessagesimale ed interconnesse e rappresentavano un pensiero arcaico che si può sintetizzare con “Tutto è Uno”. Ma le cose cambiano, e cambiarono, a volte anche per subentrate visioni e necessità diverse. In questa fase assistiamo alla graduale agonia del pensiero arcaico e l’inizio del pensiero post arcaico, già migliaia di anni prima del classicismo greco.

Si cominciò col dividere l’ARTABA in 64 parti anzichè 60, perchè la cubatura iniziò a prevalere sullo spirito sessagesimale, ottenendo una “PINTA” STANDARD egiziana di (29.160 : 64 =) 455,6 cc o grammi. Tale pinta  diviso 50 dava un “QEDET” di 9,1125 grammi, impiegato per pesare oro e argento. Dalla radice cubica di 5 volte una artaba (29.160 x 5) derivò il CUBITO REALE egiziano di 0,5263 metri il cui cubo conteneva pertanto 16.000 “qedet” ciascuno di 9,1125 grammi. Per motivi pratici e di matematica questo “qedet” fu moltiplicato per 10.000, ed estraendone la sua radice cubica si ottenne il CUBITO ORDINARIO egiziano di 0,450 metri ed il suo corrispondente PIEDE ORDINARIO di 0,300 metri. La misura settenaria di questo cubito diede origine ad un secondo CUBITO REALE di 0,525 metri (450 + 1/6 = 525). Un terzo CUBITO REALE si ottenne considerando 16.000 “qedet” di 9 grammi, anzichè 9,1125, ciascuno che formavano quindi un cubo la cui radice è di 0,5241483 metri. Comunemente indicato come 0,524. Per distinguerlo, quest’ultimo cubito reale, vi aggiungo io l’aggettivo di “geografico”, perchè questo cubito reale fu impiegato in prevalenza nelle grandi distanza e nella costruzione dei più importanti monumenti egiziani fra cui la Grande Piramide.

Dalla radice cubica di una unità di 3 ARTABA (29.160 x 3) derivò il CUBITO ROMANO di 0,4439 metri da cui derivò il PIEDE ROMANO di 0,2959 metri.

Dalla cubatura del piede ordinario egiziano di 0,300 metri  nacque la popolare misura del “TALENTO” di 27.000 cc o grammi.

L’istituzione del sistema settenario, come descritto, del cubito reale egiziano, basato su sette palmi anzichè sei, contribuì a scardinare l’antico sistema così sublime. La babele di cubiti e piedi che ne derivò fece esclamare un grande studioso; “La metrologia antica è un incubo!”. Ed in effetti volendo risalire nel tempo nello studio di queste misure è un incubo. E’ più facile partire dall’origine, come fatto in quest’articolo, e dalle misure che usiamo noi ancora oggi, oltrechè appoggiarsi alle dimensioni indubbie dei tanti monumenti ed alle preziose testimonianze lasciate, fra cui quelle di Akhenaten. Fu così che assieme all’astronomia ed al “Maat”, l’uomo gradualmente dimenticò l’origine della Misura e la centralità dell’uomo e della sua Terra nel Cosmo. La spiritualità e la bellezza di queste anime e queste menti nostri antichi antenati e maestri che con tre semplici unità di misura, ciascuna in relazione con l’altra, con la massima economicità di spiegazioni, sintetizzavano l’Uomo e la sua Terra roteante nel Cosmo, è svanita per sempre.

Il “Maat” e la Misura erano e sono paramount per evitare la distorsione del pensiero dell’Uomo. Il “Maat” è l’unione fra spiritualità e scienza. Perso il “Maat” non possiamo più capire i messaggi di Giustizia, Amore, importanza del Sole e della Misura di Akhenaten.  Ma senza il “Maat” non comprendiamo e nè comprenderemo la realtà che ci circonda, come ha dimostrato una intera storiografia di assurde fantasie dette su Akhenaten.

Vedi anche l’articolo n. 15 su Akhenaten.

E vedi anche l’articolo n. 96 – Omphalos – L’unione fra Cielo e Terra

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NOTA CHIARIFICATRICE DEL 22 AGOSTO (MESE D’ORA IN POI DENOMINATO CLEOPATRA) 2011 DIREI DOVEROSA.

L’illustrazione della Misura originaria ed integrata sopra riportata è, che mi risulti, la prima e unica al mondo, vista dall’origine e poi seguendone gli sviluppi principali con il passare dei millenni.

Lo studio della metrologia antica, a partire dal Rinascimento o dopo di esso, verso il 1600, ha sempre seguito per necessità la direzione opposta di risalire nel tempo alla ricerca della misura originaria comune a tutte le misure.

Anche se quest’idea è sempre stata sospettata dai grandi studiosi di metrologia antica e che nel Cosmo si potesse trovare la risposta definitiva, essa non è mai stata concretizzata appieno.

Lo sviluppo di questa ricerca ha coinvolto in modo affascinante i migliori cervelli del pianeta degli ultimi secoli.

L’impresa di risalire nel tempo in questo studio è stata una impresa titanica per le enormi immaginabili difficoltà e l’ultimo grande studioso che è arrivato ad un passo dalla vetta è stato Livio Catullo STECCHINI, professore di storia delle scienze in America, che mi ha fornito i numeri che leggete su questo blog.

Stecchini, risalendo nel tempo, arrivò alla misura di lunghezza fondamentale del cubito di 0,46169 metri ed il corrispondente piede di 0,3077957 metri ma non mi risulta che riuscisse a valutare appieno la grandezza del disegno architettonico perfetto a cui i suoi studi lo avevano portato.

E’ come se gli mancasse un acino di sale.

E, come si sa e si dice, a volte per un acino di sale si perde la minestra.

Lo scrivente ha avuto la fortuna ed il privilegio di fornire, dopo e con un quindicennio di riflessione, questo piccolo acino di sale.

Per la completezza dell’informazione bisogna anche dire che, principalmente durante lo scorso secolo, le cose sono cambiate drammaticamente perchè, forse per predominio culturale della “modernità”, forse per la crescente difficoltà a soffermarsi sui numeri, forse perchè il cielo è scomparso dalle nostre esistenze, forse per la crescente incapacità a riflettere, molto fango è stato gettato sugli studi che riguardavano l’antichità. E Stecchini, e altri, ne ha fatto le spese. Ma quest’aberrazione è una cosa relativamente recente ed ha tutta l’apparenza di gettare la scienza nel pregiudizio più totale.

Questo articolo pertanto è dedicato alla memoria di Livio Catullo STECCHINI.

21 – SIRIO E ISIDE – LA STELLA DI NATALE E CAPODANNO

Posted in ARMONIA, ASTROLOGIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, LEGGENDE, RELIGIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , on dicembre 21, 2010 by beautiful41

Intorno alla mezzanotte dei giorni che precedono e seguono il Solstizio d’inverno e Capodanno, tutti gli anni, da molte migliaia di anni, da tutte le abitazioni che hanno una finestra esposta verso sud, davanti ai propri occhi appare la più grande e lucente stella del firmamento, Sirio. E’ finanche più lucente di un pianeta e non si può sbagliare nel riconoscerla. Sirio, nella plurimillenaria storia egiziana, rappresenta la grande dea Iside. Stella e Dea sono entrambe affascinanti e misteriose ed interi volumi sono stati scritti su entrambe. La loro storia risale alla notte dei tempi ed il loro culto è all’origine finanche delle nostre fedi religiose. Sirio è bella, come Iside è bella. ed il loro misterioso fascino di natura femminile può forse essere paragonato all’ispirazione del Divino dato dal quadro più famoso al mondo, la celebre Monna Lisa di Leonardo.

Sirio non è una stella come tutte le altre. Essa è davvero particolare, anzi per meglio dire, speciale. Essa marca la direzione verso la quale la Terra e tutto il sistema solare si stanno dirigendo. Cioè intorno alla mezzanotte di ogni capodanno guardando Sirio automaticamente noi guardiamo l’autostrada sulla quale stiamo procedendo. Sirio, o Iside, la “Sothis” greca o la “Spdt” egiziana, potrebbe essere la meta del nostro viaggio, una visita alla Monna Lisa del cosmo. E la sua lucentezza sembra fatta apposta per facilitarci questo viaggio, come per dire “segui la mia luce di splendore e ti ritroverai a casa”.

Come facciamo a dire che è la nostra direzione di marcia??? E’ semplice, ci sono sempre 181 giorni e 18 ore fra il solstizio invernale e quello estivo, e ci sono sempre 183 giorni e 12 ore, sempre quasi 2 giorni in più, fra il solstizio estivo e quello invernale. Il Sole quindi viaggia verso il solstizio d’inverno trascinandosi appresso tutto il sistema solare. La Terra impiega pertanto minor tempo fra il solstizio invernale e quello estivo perchè in questo tratto si muove in direzione opposta a quella del Sole. Ed impiega di più fra il solstizio estivo e quello invernale perchè in questo tratto la Terra si muove nella stessa direzione verso cui si sta muovendo il Sole, un pò come una autovettura che ne deve sorpassare un’altra in autostrada.

E’ in pratica come una seconda Stella Polare, nel senso di riferimento, perchè mentre la Polare ci indica la direzione dei punti cardinali, Sirio ci indica la nostra posizione nella nostra galassia e la direzione verso la quale la Terra e tutto il sistema solare si stanno dirigendo. Verso di Lei, come detto, c’è la direzione della nostra meta ed il nostro futuro intorno al centro della nostra galassia. A 90 gradi, a sinistra, c’è la parte di cielo che noi possiamo vedere bene alla mezzanotte dei giorni intorno all’equinozio di primavera, la parte di cielo più piena di stelle proprio perchè quella è la direzione del centro del nostro ammasso galattico intorno al quale tutto il sistema solare gira. Ancora più avanti, alla mezzanotte dei giorni intorno al solstizio d’estate, la parte di cielo che si apre davanti a noi indica la zona o strada da cui siamo passati e stiamo provenendo. Proseguendo ancora, alla mezzanotte dei giorni intorno all’equinozio d’autunno possiamo vedere la parte di cielo più povera di stelle proprio perchè stiamo guardando verso la parte opposta a quello del centro galattico. Finchè di nuovo, alla mezzanotte dei giorni intorno al solstizio d’inverno e capodanno, la nostra bella Sirio, o Iside, ritorna a splendere come non mai e ad indicarci la nostra meta con Lei come guida.

Sirio, durante la plurimillenaria antica civiltà egiziana, era la rappresentazione della dea Iside, moglie di Osiride, a sua volta rappresentato dalla seconda forse più bella costellazione del cielo, la costellazione di Orione,  che la precede di circa una ora, quasi ad aprirle la strada, come farebbe qualsiasi uomo che si rispetti con la propria amata. Così Sirio, o Iside, segue Orione, o Osiride, nel cielo per l’eternità, a testimonianza del loro Amore cosmico e dell’Amore universale, oltre che di forse profonde verità, spirituali e scientifiche che ancora oggi ci sfuggono. La famosa Stella di Natale, che noi mettiamo su tutti i presepi, non è altro che Sirio, o Iside, la più lucente e bella stella che da millenni, nei giorni di Natale, illumina la capanna del nuovo anno che nasce e la capanna della divinità che nasce e che rinasce con noi e dentro di noi.

Fino all’avvento del Cristianesimo il culto di Iside era osservato in tutto l’oriente  e nei paesi del mediterraneo. Finanche a Roma e nel mondo romano esso era conosciuto e praticato e vi erano molte statue che la raffiguravano con un bambino in braccio. E qualcuna esisterà ancora oggi. Il bambino che Iside portava in braccio era suo figlio Horus, o Horo, avuto, così dice la leggenda, in pratica per magia o, come diremmo noi oggi, per opera dello spirito santo, anche se il concepimento fu frutto del seme di Osiride, perchè quando Lei concepì Horus suo marito Osiride era già morto, caduto in una trappola mortale tesagli, per invidia per il suo successo e popolarità, da suo fratello Seth assieme ad altri 72 congiurati. Osiride fu un grande civilizzatore e girò il mondo intero portando il primo fondamentale messaggio di luce di sapienza, fratellanza, amore, giustizia, spiritualità, pace e perdono a tutti gli esseri umani. Insomma egli fu, molte migliaia di anni prima, il nostro Gesù così come Iside fu l’antesignana della Madonna col Bambino. E fu la storia di Iside a dare chiaramente l’idea al Cristianesimo dell’Immacolata Concezione.

L’importanza, la grandezza ed il mistero di Sirio non finiscono qui. Sirio fu scelta dagli antichi egiziani, già dai tempi predinastici, dal 3500 A.C. per certo, ma forse risalente a tempi più antichi, quale stella adatta a marcare l’anno di 365,2422 giorni che noi oggi conosciamo col calendario Gregoriano. Ciò era possibile perchè Sirio era, ed è, l’unica stella del firmamento che non ha movimenti precessionali come tutte le altre stelle. Noi sappiamo che a causa della precessione degli equinozi ogni 2160 anni circa tutte le stelle subiscono appunto un movimento precessionale di 30 gradi di ascensione retta. Sappiamo, per esempio, che a causa di tale movimento fra alcune migliaia di anni la stella che c’indicherà la direzione del Nord sarà la stella Vega e non più la attuale stella Polare dell’Orsa Minore. Ebbene per Sirio ciò non è accaduto e non si è verificato per oltre, ad oggi, 5500 anni!! Molti studiosi e storiografi non sono d’accordo sull’interpretazione di questa strana faccenda, anche perchè una sentenza veritiera su quest’argomento richiede un lungo periodo di osservazioni, mentre la scienza, timidamente, a causa del disagio a toccare questi argomenti da essa ritenuti un abracadabra, sembra che voglia fare capolino dicendo che sì, effettivamente, sembra che i parametri precessionali di Sirio siano ridotti quasi a zero.

Quindi Sirio è la stella fissa, o quasi, per eccellenza. Un punto fermo nel Cosmo quasi a voler dare la possibilità a tutti gli uomini del pianeta di poter trovare, un giorno, la giusta strada della verità nella sapienza e nella spiritualità. Essa pertanto indica il Natale, Capodanno e l’Epifania tutti gli anni, adesso come duemila anni fa e come sei mila anni fa ed ancora più indietro.

Nella prima metà dello scorso secolo, nel 1931, un professore di antropologia francese, Monsieur Marcel Griaule, assieme ad una antropologa tedesca, Madame Germaine Dieterlein, diedero inizio ad una campagna di ricerche antropologiche in Africa, in Mali, intorno alla zona di Timbuctu, ove si soffermarono nello studio delle credenze e nozioni conosciute dall’etnia dei Dogon, appartenenti alla più grande etnia dei Bambara, a loro volta connessi con i Fulani o Peul di quell’area. I due professori non immaginavano che le loro ricerche sarebbero entrate negli annali della storia sollevando un enorme scalpore ed incredulità che perdura ai giorni nostri.

Queste ricerche durarono molti anni, circa 20, e portarono alla conclusione strabiliante ed incredibile che i Dogon da migliaia di anni sapevano, e si tramandavano di generazione in generazione, tutto sul sistema di Sirio che, anche se a noi appare come una singola stella, è in realtà parte di un sistema, appunto chiamato il sistema di Sirio. E’ cioè un sistema di stelle binarie di cui una, Sirio A, che è quella che noi vediamo, ruota intorno ad una “nana bianca”, detta Sirio B, una stella estremamente densa che non emette luce, con un periodo di rivoluzione di 50 anni. Tutte cose che la scienza ufficiale ha praticamente ignorato fino alla metà dello scorso secolo dopo aver cominciato solo a supporne qualcosa nel XIX° secolo.

Sirio inoltre è la stella che, nella sua culminazione in meridiano, cioè al centro del cielo ed in direzione sud, era traguardata, come attraverso un cannocchiale, dal condotto meridionale della Camera della Regina della Grande Piramide di Giza, condotto che pertanto appare essere stato costruito appositamente per Lei, questa stella fantastica e più che speciale, quasi a voler confermare tutto quanto detto finora. Gli antichi chiaramente si dovettero rendere conto dell’importanza e dell’eccezionalità di questa stella, molto più di quanto siamo disposti a concedere noi oggi, nella nostra scettica aridità spirituale, pianificando la costruzione del più grande monumento al mondo, la Grande Piramide di Giza in Egitto, intorno alla sua essenza di Stella e Dea.

L’aver voluto far rappresentare l’unicità di questa splendente e magnifica stella dalla Dea Iside, una Donna, sembra infine essere stata una deliberata e chiara testimonianza dei fondatori della civiltà umana ad onorare, rispettare e ad amare la femminilità e l’eterno femminino di tutte le Donne, portatrici dell’affascinante mistero del Divino e dell’Amore che è all’origine della Vita e della sua rigenerazione.

Tutte queste caratteristiche di Sirio, qui solo accennate, sembrano volerci invitare ad una profonda riflessione, in occasione di questo Natale e di questo Capodanno, che ci possa aiutare a delineare meglio la strada ed il percorso da intraprendere, il cammino di mille miglia, sul quale l’uomo pensante moderno ha disperatamente bisogno di ritrovare sè stesso, nella verità, come descritto dall’inizio di questo blog.

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P.S. – NOTA PER COLORO CHE CERCANO LA DIREZIONE DI SIRIO. –

A mezzanotte di ogni 31 Dicembre Sirio è osservabile esattamente a Sud, cioè nella posizione dove a mezzogiorno il Sole raggiunge la massima altezza. Un’ora prima della mezzanotte, alle 23.00, Sirio si trova 15° (gradi) più a sinistra della detta posizione. Alle 01.00, un’ora dopo la mezzanotte, Sirio si trova 15° più a destra della detta posizione. E così via di seguito. Ed è così per migliaia e migliaia di anni.

A mezzanotte di ogni 1° Dicembre, un mese prima di Capodanno, Sirio si trova 30° più a sinistra sempre della stessa detta posizione. Ed a mezzanotte del 31 Gennaio, un mese dopo il Capodanno, Sirio si trova 30° più a destra della detta posizione o direzione.

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Vedi anche n. 24 sul disconoscimento di Sirio.

E vedi anche n. 61 – Per l’importanza di Sirio in una nuova formulazione dei moti celesti e nella sua testimonianza per gli errori di Copernico e Newton.

20 – STORIE DI COMUNISMO

Posted in ARMONIA, ECONOMIA E POLITICA, FOLLIE, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , on dicembre 20, 2010 by beautiful41

1968. Strada per Lvov, o Leopoli. Ingresso nell’Unione Sovietica. Prima sbarra abbassata. Stop per una prima ispezione visiva da lontano. Esame superato, la sbarra si alza e procedo con l’auto attraverso la mitica cortina di ferro verso un secondo stop cento metri più avanti ad una seconda sbarra abbassata. Esame visivo ravvicinato ed indagatore da parte di soldati armati. Qualche minuto di attesa prima che anche la seconda sbarra si alzi. Procedo con l’auto al centro di un piazzale ove troneggia un ufficiale dell’armata rossa, alto, vestito impeccabilmente con pantaloni, giacca e camicia freschi lavati e stirati, stivali neri lucidissimi e tirati a specchio, il quale, con fare altero, serio, cortese e deciso, saluta ordinando di procedere con l’auto su un ponte in muratura costruito appositamente al centro del piazzale.

Mentre l’auto sul ponte veniva passata al setaccio con un fil di ferro in tutti i buchi e anfratti, io venivo passato al setaccio nel “bureau” con i controlli dei miei dati personali, controlli abbastanza normali perchè loro già sapevano tutto di me dato che a quei tempi l’ingresso nell’Unione Sovietica era subordinato ad una richiesta di visto rilasciato da una agenzia di viaggio di Roma denominata “Intourist” i cui impiegati e impiegate, queste ultime belle e super, erano il fiore dell'”Intellighenzia” cerebrale del KGB. Era uno spettacolo il solo vederli operare. Erano allenati a leggere nei pensieri dell’interlocutore e ad inquadrare rapidamente  la personalità dell’interessato, cosa che poi fu copiata dagli agenti della CIA in America e su cui è stato girato un film dove, solo per dare un’idea dato che la realtà era molto più potente ed affascinante, si vede l’apertura per 30 secondi di un frigorifero pieno, dopodichè il frigorifero viene chiuso e l’aspirante agente deve dire tutto il contenuto senza errori.

Dopo aver smontato tutti i sedili, anteriori e posteriori, dell’auto, una fiammante Fiat 124, e non aver riscontrato nulla di anormale, fui finalmente autorizzato alla prosecuzione del mio viaggio non senza prima però avermi sequestrato, perchè potevano dare adito a “propaganda capitalista”, tutte le copie di giornali e riviste italiani di quei tempo, quali Corriere della Sera – Epoca – Europeo – e altri, che erano sul cruscotto posteriore. Destinazione Mosca, leggendaria capitale e sogno mai concretizzato di tanti conquistatori, via Lvov, Kiev, Poltava e Kursk.

Le strade erano percorse pressocchè solo da camion, tanti camion, per lo più trasportanti truppe dell’esercito, oltre a saltuari autobus passeggeri di linea, impolverati e gremiti di folla. Occasionalmente passava una motocicletta della polizia stradale. I turisti potevano viaggiare solo di giorno e non potevano superare 500 chilometri al giorno. Dopo i Carpazi si apriva l’immensa pianura sovietica a volte solo leggermente ondulata per cui le strade erano sempre dritte, senza curve,  Questo faceva sì che l’avvicinamento di un’autovettura poteva essere notato a molti chilometri di distanza.

Mi capitava così spesso di notare in lontananza una o più figure di persone con entrambe le braccia alzate che mi facevano segno di fermarmi. Erano forse contadini, in tre o in quattro, che cercavano un passaggio da una località ad un’altra, forniti sempre di ortaggi e frutta principalmente composta di mele, tante mele. Naturalmente prendevo sempre tutti e ciò, pur senza conoscere la lingua, costituiva un diversivo di un viaggio altrimenti monotono. E mi è sempre piaciuta l’idea di incontrare gente diversa e lontana, parlante una lingua sconosciuta, per scoprire l’umanità che ci accomuna tutti. Ma non conoscevo a quei tempi che in tutti i paesi comunisti vigeva una legge fondamentale che vietava a tutti i cittadini ogni rapporto con gli stranieri, rapporti che potevano essere intrattenuti solo da personale specializzato, in pratica polizia o agenti del KGB.

Succedeva così che tutte le volta che venivamo notati dalla polizia stradale l’autovettura veniva fermata ed i passeggeri fatti scendere immediatamente con fare più che imperioso nella totale palese sottomissione dei poveri malcapitati che però sempre dimostravano la loro grande umanità lasciandomi tante mele come ricompensa per il disturbo. Finchè a furia di dare passaggi il portabagali quasi si riempì di mele. Belle mele.

A Mosca mi capitarono un paio di piccoli avvenimenti significativi. Il primo avvenimento accadde in un piccolo ufficio postale dove mi recai per comprare dei francobolli per cartoline. C’era una lunga fila che si prolungava per la strada, che era la normalità per tutti i negozi e pubblici esercizi adibiti a comuni cittadini. Pertanto mi accodai in attesa del mio turno quando si materializzò la presenza di un ufficiale dell’armata rossa. Era sempre uno spettacolo vedere questi ufficiali. Sembravano i figli degli dei. Camicia, giacca e pantalone lavati e stirati di fresco ed alla perfezione. Stivali neri lucidissimi e tirati a specchio più del solito. Cappello a visiera con gradi dallo slancio cosmico. Consapevole della sua importanza e superiorità costui, con noncurante naturalezza e con incedere altero e cadenzato, guardando tutti dall’alto verso il basso, saltò tutta la fila andando direttamente al banco ove fu immediatamente sbrigato prima di andarsene.

Mormorai qualche parola di critica con i miei vicini di fila al che essi, accortisi che ero straniero, subito passarono la voce per tutta la fila fino all’impiegata del banco che mi fece cenno, a mia volta, di saltare la coda, e con l’approvazione di tutta la fila. Si consolidava in me l’impressione della grande umanità di questo magnifico popolo ma cominciavo a capire che avevo a che fare con due tipi diversi di popolazione, e cioè una minoranza privilegiata ed al comando su una maggioranza sacrificata al loro servizio.

Il secondo avvenimento accadde in un grande ufficio cambio-valute ove, all’avvicinarmi al banco, fui malamente apostrofato con tono di dispregio e viso sprezzante dall’impuegata con un “Siete ungherese???”. L’impiegata era convinta che io fossi ungherese ma quando io, sorpreso da tale atteggiamento, risposi in modo risentito e altrettanto sprezzante “No, sono italiano” all’improvviso il tono e l’atteggiamento cambiarono dalla notte al giorno diventardo cortesi, gentili ed ammirevoli. Capii che dovevano essere tempi duri per i cittadini dei paesi cosiddetti satelliti. E d’altronde proprio in quel periodo era in corso l’invasione della Cecoslovacchia.

Sappiamo come è finita. Quando una minoranza del 10 o 20 per cento della popolazione detiene tutte le ricchezze ed i privilegi mentre il rimanente 90 o 80 per cento della popolazione detiene le briciole, ciò, assieme all’assenza di spiritualità ed assieme alla schiavitù dovuta ad assenza di libertà, fa sì che qualsiasi sistema sociale alla lunga non può tenere e collassa o si schianta da solo.

L’occidente, uscito “vittorioso” dalla guerra fredda con il comunismo, vivendo nell’illusione di superiorità dovuta ad un distorto pensiero culturale come cercato di illustrare fin dall’inizio di questo blog, non si è accorto forse che i parametri che hanno portato al collasso del comunismo sono gli stessi che ora rischiano di far crollare il sistema democratico occidentale. Oltre alla enorme differenza fra i pochi ricchi e privilegiati ed i tantissimi ridotti alle briciole, anche in occidente è maturata l’assenza della spiritualità ed anche in occidente è maturata la schiavitù.  Perchè la schiavitù, diceva qualcuno che se ne intendeva, non è dovuta solo ad assenza di libertà ma è anche il frutto della troppa libertà.

La salvezza quindi stà nella giustizia, amore e spiritualità, armonia, misura e libertà. Cose estremamente difficili da realizzare ma sono le sole condizioni per evitare il collasso e per uno sviluppo duraturo, assieme all’abbandono dei tanti pregiudizi contemporanei e provenienti dal passato, come cercato di esporre in questo blog.

19 – LA GERMANIA, IL RISPETTO ED IL RESTO DELL’EUROPA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , on dicembre 14, 2010 by beautiful41

Perchè la Germania è sempre perfetta, in pace come in guerra??? Sono i germanici i figli degli Dei ariani immortali mentre noi siamo figli di uomini mortali per cui non riusciamo a fare quello che fanno loro??? La risposta c ‘è ed è racchiusa in una sola parola, il “rispetto”.

Parecchio tempo fa ero inviato speciale per un giornale americano con il compito di raccogliere informazioni sul trasporto di merci per mare fra l’Europa e le Americhe. Il giornale per cui lavoravo mi prenotò un posto da passeggiero su una grande nave portacontenitori, una delle più grandi al mondo a quei tempi.. La nave effettuava servizio regolare di linea fra i più importanti porti del Nord Europa ed i più importanti porti americani.

Gli inviati speciali in pratica sono degli spioni. Essi devono cercare di raccogliere tutte le informazioni possibili sull’argomento di cui si occupano, sopra e sotto il banco, ma senza dare troppo nell’occhio. In genere gli inviati speciali non si presentano come tali per non infastidire e far insospettire le persone con cui vengono a contatto e dalle quali hanno bisogno di informazioni, che ottengono sotto una parvenza di scambio di idee fra amici.

Fu così che riuscii ad entrare nelle simpatie del capitano della nave, la fonte di informazioni più complete su una nave, il quale mi invitava spesso nel suo studio dove prendevamo qualche bicchierino insieme. Costui era un capitano di vecchio stampo. Non ammetteva l’esistenza della mala fede o cattiveria a bordo della sua nave ed era pertanto di una ingenuità quasi sconsolante, che era un pò la caratteristica della vecchia marineria. Il suo studio era sempre aperto dal quale spesso per i corridoi si diffondeva musica di vario genere, per lo più classica.

Dopo aver attraversato l’Atlantico ed aver fatto scalo ad Anversa, in Belgio, procedemmo per Amburgo ove in meno di 24 ore la nave scaricò tutti i contenitori provenienti dalle Americhe e caricò tutti i contenitori di Amburgo per quel viaggio e per le stesse Americhe. Stavo rientrando a bordo da una visita alla città per l’ora che il capitano mi aveva comunicato ed infatti al mio avvicinarmi alla nave vidi che con precisione teutonica le operazioni stavano per finire. Delle tre gigantesche gru a ponte che avevano iniziato le operazioni, due si erano già allontanate dalla nave, sui binari del porto. La terza gru, senza sollevare il ponte, si stava spostando dalla zona centrale verso l’area libera di parcheggio poppiera, passando col suo ponte a pochi centimetri dalle più alte sovrastrutture della nave, quali albero e fumaiolo.

Mentre ancora salivo sulla scala di accesso alla nave e mentre la grua lentamente si spostava sentii cadere sulla mia testa dei piccoli frammenti solidi come se fossero stati conseguenti ad una rottura. Passando davanti allo studio del capitano lo informai di questo fatto. Il capitano, che non si era accorto di niente, capì però immediatamente il significato di quello che gli avevo detto e si precipitò fuori dal suo studio andando ad investigare allo scoperto sulla plancia e sulla controplancia ove lo seguii. Sparsi su questi ponti c’erano i frammenti della rottura dell’antenna del radar principale che era posizionata sull’estremità più alta dell’albero della nave. Chiaramente il gruista del terminal non aveva valutato bene che il ponte della grua non era del tutto libero dall’essere impedito nel suo movimento ed aveva provocato involontaruamente il guaio.

Il capitano chiamò ed informò immediatamente i dirigenti del terminal per la constatazione dei danni sofferti di cui essi erano responsabili. Dopo il sollecito intervento di tecnici e fotografi e assicuratori ci si rese conto che il danno non poteva essere riparato in poco tempo. I dirigenti del terminal si scusarono vivamente per il danno provocato e, per non aggiungere danno al danno, visto che la nave era in partenza per un secondo porto in Germania, il porto di Bremerhaven, dove era prevista arrivare l’indomani mattina, chiesero di poter effettuare la riparazione dell’antenna del radar in quel porto ove ci sarebbe stata una maggiore disponibilità di tempo. Il capitano accettò la promessa anche perchè aveva il secondo radar di bordo perfettamente funzionante.

L’indomani mattina, a Bremerhaven,  appena l’ormeggio fu completato e la scala di accesso fu sistemata, un folto gruppo di tecnici, radaristi, saldatori, operai, elettricisti, assicuratori e dirigenti del terminal di Amburgo, si precipitò a bordo deciso e determinato ad effettuare la riparazione e la rimessa in operatività del radar principale della nave. Era uno spettacolo leggere nei loro occhi e nei loro modi di fare di come essi si rendessero conto dell’estrema importanza del lavoro che svolgevano, del senso di costernazione e di pentimento per il danno da loro causato, e per l’amore ed il rispetto che avvolgeva il loro operato.  Dopo ennesime rinnovate scuse da parte dei dirigenti del terminal e da parte del loro assicuratore, e dopo aver essi saltato i pasti per guadagnare tempo, finalmente il lavoro fu completato e la nave partì in serata per altri porti e per le Americhe con il radar principale perfettamente funzionante e senza impedimenti burocratici o timbri di nessun genere.

In America lasciai la nave e ritornai al mio giornale ma, essendo diventato amico del capitano, andavo a fargli una visita di cortesia ogni volta che lui tornava con la sua nave approfittandone anche per sorseggiare un bicchierino con lui nel suo studio. A proposito di questo avvenimento del radar il capitano mi disse che per ben due viaggi, al ritorno ad Amburgo, i dirigenti del terminal gli chiesero come fosse andato il viaggio con il radar riparato e se riteneva che ci fosse stato bisogno di ulteriori riparazioni o messe a punto, rinnovando sempre le loro scuse. Questa è la Germania, mi disse il capitano,  estrema correttezza e massimo rispetto per l’altrui persona, umiltà senza paura di chiedere perdono o scusa quando involontariamente si arreca un danno a qualcuno, e pronti a riparare l’offesa.

Il capitano mi disse che questo stesso avvenimento si era ripetuto per ben due volte con un’altra antenna principale, quella della stazione radio, in due altri porti diversi della civilissima Europa ma fu semplicemente ignorato. Niente scuse, niente riparazioni, niente di niente, per cui il capitano dovette arrangiarsi ad effettuare le riparazioni coi propri mezzi e i propri soldi.

Fino all’ultima volta che ci siamo visti però non gli dissi mai chi veramente ero, un inviato speciale, quando ero passeggiero sulla sua nave, perchè sono sicuro che non avrebbe sopportato di sapere che il suo mondo ingenuo nel credere nella buona fede dell’interlocutore non esisteva più. Era un mondo già morto.

Questo ci insegna che se non impariamo a rispettare il prossimo, se non impariamo a non odiare e a non odiarci, e se non impariamo a cancellare le fonti dell’odio che sono principalmente la politica in radio, televisione, sui giornali, nei dibattiti televisivi, nelle scuole, dalle elementari all’università, senza amore, continueremo a declinare, assieme al resto dell’Europa, verso il baratro della distruzione, e dell’Europa rimarrà solo la Germania, non per suo merito, ma per nostro demerito.

Questa lezione ci insegna inoltre che i valori spirituali del rispetto, amore e capacità di chiedere scusa ripagando i danni o le offese provocati, sono di gran lunga superiori ai beni materiali ed economici prodotti dal progresso, perchè senza questi valori c’è solo il decadimento ed il regresso, che è quello che sta accadendo.

18 – AKHENATEN E I SEGRETI DELL’ANTICHITA’ – MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Posted in ASTROLOGIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, LEGGENDE, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , on dicembre 6, 2010 by beautiful41

Questo è un messaggio in bottiglia che getto fra le onde dell’oceano della comunicazione di internet con la speranza della possibilità che un giorno questa bottiglia possa approdare sul lido o sull’orizzonte di anime che desiderano vedere con gli occhi della mente e capire con i loro cuori i segreti dell’anticghità.

Questa bottiglia la getto perchè vedo che le poche persone che avevano intravisto giusto in questi segreti dell’antichità sono purtroppo andate tutte all’altro mondo ed io prima o poi dovrò raggiungerle per porgergli i miei omaggi ed i miei sentimenti di ammirazione, e gli abracadabra dei moderni pensieri e pregiudizi hanno ormai preso il sopravvento e le sta ricacciando rapidamente nel mondo dell’oblio. Queste persone geniali erano:
– LIVIO CATULLO STECCHINI
– GIORGIO DE SANTILLANA
– HERTHA VON DECHEND.

Essi hanno capito che l’antichità si poteva interpretare solo se si prende in considerazione che questi remoti nostri antenati erano principalmente dei profondi conoscitori della GEOGRAFIA e dell’ASTRONOMIA. Per avere una conoscenza così perfetta sembra che fossero dei grandi navigatori. I tanti reperti e monumenti lasciati in eredità trovano una facile interpretazione e spiegazione solo se si considera questa più che perfetta conoscenza che iniziò a svanire già circa 5000 anni orsono e che includeva la conoscenza delle dimensioni del pianeta letteralmente al centimetro. Senza ciò considerare diventa tutto più difficile, inspiegabile e, per l’appunto, un abracadabra.

Come ciò sia stato possibile non è da me poter rispondere e resterà un interrogativo per forse ancora parecchio tempo. Ma le tante opere rimaste parlano da sole e testimoniano senza ombra di dubbio la veridicità di quanto affermato.

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ATTENZIONE!! – Il vero articolo su Akhenaten è il n. 15 – Akhenate, il Maat e l’Ordine Cosmico.

Questo è un articolo mal riuscito e chiedo scusa ai lettori.

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POST SCRIPTUM DEL 3 DICEMBRE 2014.

Da quando fu scritto questo articolo, molta acqua è passata sotto i ponti. I tre menzionati grandi studiosi, erano uomini del loro tempo, fermamente radicati nelle convinzioni scientifiche di base dei loro tempi. Pur avendo avuto il grande merito di essere stati i primi a sospettare che nell’antichità prima dei greci ci potesse essere un corpo di nozioni scientifiche talmente lontano che veniva ormai tramandato solo attraverso i miti e le testimonianze sparse di scrittura e di pittura che arricchiscono i musei del mondo, essi non potevano immaginare che le loro idee potessero essere concretizzate a livelli impensabili per i loro tempi ed anche per i tempi di oggi, con le scoperte fatte e descritte durante la stesura di questo blog in questi ultimi quattro anni.

Da una nuova concezione della Terra al centro dell’universo, a una nuova teoria della precessione degli equinozi, all’enunciazione dei sistemi di misura dell’antichità, alla scoperta che gli omphalos raffiguravano la corretta forma della Terra, all’errata concezione del ciclo sotiaco, a tanto altro descritto negli articoli di questo blog, si è dato inizio ad un cambiamento totale della storia dell’uomo e delle sue conquiste scientifiche che i lettori auspicabilmente potranno accettare dopo averle condivise ed assimilate.

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17 – LA BIBBIA, GLI EBREI ED I PREGIUDIZI MILLENARI

Posted in EVOLUZIONE, FOLLIE, PREGIUDIZI MILLENARI, PROPOSTE MILLENARIE, RELIGIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , on dicembre 5, 2010 by beautiful41

Due bombe atomiche sono scoppiate!!!  Ma non lo sa quasi nessuno perchè buona parte dell’informazione  è asservita agli interessi religiosi ed istituzionali nel mondo della cultura, assieme ad altri interessi,  interessi che sono tanti e potentissimi e cercano di soffocare nel silenzio e nell’oblio  ciò che non vogliono che si sappia. Lo status quo ed i pregiudizi del passato sono comodi e confortevoli e fonti di preservazione dei tanti privilegi riservati al sapere tradizionale o “classico”. Le nuove idee portano scompiglio in questa ordinata, confortevole, comoda, vera ed eterna verità “paradigmatica”. Si sarebbe costretti a scusarsi per aver propagato il falso per migliaia di anni. Si Sarebbe costretti a pensare ed a riscrivere una nuova verità ed una nuova storia. E la verità fa male, come dice una popolare canzone. Fa male perchè le nuove idee sono sempre rivoluzionarie e vanno sempre a scardinare ed a distruggere i comodi e monotoni pregiudizi del passato.

Queste due bombe atomiche sono scoppiate recentemente entrambe ad opera di studiosi israeliani, il professor Ze’ev Harzog, archeologo, ed il professor Shlomo Sand, storico, entrambi aventi cattedre in università israeliane.

Il primo, a seguito di varie campagne di scavi archeologici in Israele, Palestina e zone contigue, assieme ad altri gruppi di studiosi, non avendo trovato alcunchè di rilievo fra i reperti rinvenuti in zone di primaria importanza biblica, è stato costretto a riconoscere la realtà ed a proclamare al mondo intero che le storie della Bibbia del Vecchio Testamento, dall’inizio e fino a dopo Salomone o all’esilio babilonese, sono solo delle invenzioni poichè non corroborate da rinvenimenti di reperti atti a suffragare la loro veridicità ed importanza. Quindi le storie di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Davide e Salomone, oltrechè della schiavitù e l’esodo dall’Egitto del popolo ebraico, non sono o non sarebbero avvenute. Coi tempi che corrono, bisogna togliersi il cappello e rendere omaggio e gli onori al coraggio di questo archeologo per studiare e raccontare la realtà come essa è, senza timore per le forti opposizioni culturali e politiche che queste scoperte comportano.

La seconda bomba atomica è scoppiata quando il professore di storia Shlomo Sand, a seguito di lunghe ricerche negli annali della storia del popolo ebraico, è arrivato alla conclusione che il moderno popolo ebraico non ha alcuna connessione storica con “la terra biblica dei loro padri”, che questa connessione è solo una invenzione del sionismo di un secolo fa per giustificare l’assegnazione di una terra ai professanti la religione ebraica, che la diaspora causata dai Romani nel 70 D.C. non è mai esistita perchè i Romani non hanno cacciato alcun ebreo dopo la conquista, che le popolazioni di religione ebraica sparse per il mondo avevano acquistato questo credo religioso per un iniziale proselitismo o conversione e per viaggi normali di commercio o altro, che i regni biblici di Davide e Salomone sono solo leggende,  che i veri ebrei odierni forse sono solo alcuni nativi palestinesi ora di religione musulmana, e tanto altro. Una vera bomba atomica. In pratica il professor Sand dice che gli israeliani di oggi non hanno alcun diritto storico sulla terra che occupano. Anche qui, e forse ancora di più, bisogna togliersi il cappello e rendere onore e omaggio al coraggio di questo professore per studiare e raccontare la realtà come essa è, senza paura dei fondamentali pregiudizi del suo stesso popolo. Vive congratulazioni!!! Abbiamo bisogno di uomini come voi su questo pianeta per il terzo millennio!!!!

In realtà queste due ultime bombe atomiche scoppiate sono solo le ultime, e le più forti, di una serie di bombe che erano cominciate a scoppiare dopo due grandi scoperte avvenute nel XIX° secolo, scoperte passate entrambe quasi sotto silenzio a causa della distorsione del pensiero e dei pregiudizi dell’uomo moderno, nonchè dei forti poteri precedentemente citati. Queste due grandi scoperte, fra le più grandi del secondo millennio, sono:
–  la decifrazione dei geroglifici egiziani antichi nel 1822, dopo una breve difficile ed eroica vita spesa tutta a tale scopo, da parte del grande Jean-François Champollion che forse sarà ricordato per le parole che gridava con gioia quando, dopo aver trovato l’ultima chiave per la completa e giusta decifrazione, correndo per strada dal fratello per annunciargli la notizia esclamava: “Je tiens l’affaire!!!” “Je tiens l’affaire!!!”.
– la decifrazione dei caratteri cuneiformi mesopotamici (sumerici, accadici, babilonesi, persiani antichi) nel 1857, a conclusione di una vita di studi e ricerche, da parte di un team di grandi appassionati e studiosi: gli inglesi Henry Rawlinson e Fox Talbot, il franco/tedesco Jules Oppert e l’irlandese Edward Hincks che agirono indipendentemente l’uno dall’altro.

Man mano che cominciarono a circolare le prime traduzioni di queste antichissime lingue morte, ci si cominciò a rendere conto che molte storie del Vecchio Testamento “risuscitavano” dalle traduzioni di queste antiche lingue, ma con nomi diversi. Forse la più clamorosa di queste storie è la storia di Noè e del Diluvio Universale che fu ritrovata, quasi intatta fra le tavolette di argilla della Mesopotamia narranti le gesta e le epopee di Gilgamesh e di Utnapishtin, risalenti ai tempi dei Sumeri allorchè erano già dei miti.

Cominciò ad apparire cioè che le molte storie del Vecchio Testamento, più che patrimonio del popolo ebraico, erano invece patrimonio dell’umanità intera, attraverso i vari popoli e nazioni dell’antichità ove queste storie si erano svolte. E più che un libro di religione, pertanto il Vecchio Testamento oggi, dopo le accennate rivelazioni, può essere considerato solo un libro di storia antica, ove per storia si intende storia ma anche favole, fiabe e favole-verità, date le tante manipolazioni, narrante le gesta ed i pensieri dei nostri antichi antenati i quali, essendo degli umani, ne hanno fatte e pensate di tutti i colori, dall’estrema criminalità e cattiveria  agli atti d’amore più sublimi, alle poesie più belle ed alla infinita saggezza.

Molte storie bibliche attribuite al popolo ebraico sono in realtà storie occorse nell’antico Egitto dal quale i compilatori del Vecchio Testamento hanno sempre cercato di prendere le distanze per rancori che si sono trascinati nei secoli e causati da estromissione di “egiziani” dall’Egitto stesso. Ma il fatto che, argomento poco o non divulgato, l’antica lingua scritta ebraica sia una copia pressocchè identica degli antichi geroglifici egiziani è forse la miglior prova di quanto asserito. Non ci si inventa una lingua dall’oggi al domani e normalmente si scrive nella lingua nella quale si è stati allevati ed istruiti.

Mosè è un nome egiziano e basta pensare ai tanti faraoni dai nomi terminanti con moses come Tuthmoses, Ahmoses, Ramses eccetera, dove la parola moses significa ragazzo o “figlio di”. Davide viene da Daud ove le consonanti inizialmente di “T”, da Toth o Tuth, antico dio egiziano della sapienza e della scrittura, sono state cambiate, magari inconsapevolmente, in “D”, come alcune persone da noi oggi ancora usano fare, come il nostro ex primo ministro De Mita che pronunciava tutte le T con delle D, mentre le vocali sia nei geroglifici e sia nell’ebraico antico non esistevano o non erano d’obbligo e quindi si adattavano secondo le circostanze della pronuncia.

I due professori citati quindi non hanno fatto altro che rendere esplicito e chiaro a tutto il mondo ciò che finora si mormorava solo nelle orecchie di poche persone per la paura di essere tacciati come “antisemiti”. Naturalmente questa nuova visione della realtà biblica è rivoluzionaria per diversi aspetti. Il primo è l’aggancio delle radici del cristianesimo, attraverso l’ebraismo, al mondo culturale dell’antico Egitto, cosa che le autorità ecclesiastiche hanno sempre cercato di evitare ritenendo quel mondo il mondo del paganesimo, non avendo mai preso in considerazione la possibilità che nel paganesimo vi fosse una immensa luce.

Venendo a cadere la storicità di Abramo e degli altri “patriarchi” viene a cadere la storicità del popolo eletto o “prescelto” da Dio. Al massimo questo credo può rientrare nell’essere classificato come pura fede personale che ciascun essere umano si porta dietro. Anch’io, pur non essendo ebreo, sò che il Signore mi aiuta e mi ha sempre aiutato ed ha sempre avuto un occhio su di me. Quindi anch’io sono prescelto al pari, penso, di tutti gli uomini di buona volontà, di qualsiasi nazionalità e religione. Questa storia di essere prescelti per diritto divino con inchiostro, penna e carta, e tanto di sigillo, da Dio è stata forse la più grande follia, fra quelle citate, degli ultimi 2000??? 3000??? anni. Ed il popolo ebreo, e non solo esso, liberandosi da questo pregiudizio, spezzerà le catene che lo hanno reso schiavo finora e sarà finalmente libero ed uguale a tutti gli altri cittadini del mondo, perchè sarà in condizione di separare l’appartenenza allo Stato dall’appartenenza alla Religione.

Vi sono altri aspetti di carattere politico e attuali nei quali però non entro non avendo la competenza necessaria e data l’estrema delicatezza dell’argomento. Il pensiero e le ricerche effettuate da questi due grandi professori sono noti a tutti gli ebrei di tutto il mondo e sono densi di significati e sta al popolo ebraico trarne le giuste conseguenze adottando le giuste decisioni con coraggio, del quale gli israeliani certamente non difettano.

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16 – I PARADIGMI DELLA FOLLIA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, FOLLIE, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , on dicembre 4, 2010 by beautiful41

In un’intervista concessa al Times di Londra dopo il cataclisma del recente collasso finanziario principalmente dei paesi occidentali, Alan Greenspan, capo della banca centrale americana per circa 20 anni e fino a poco prima della crisi, ammise con riluttanza, a proposito della validità del potere auto-correttivo del libero mercato, che il loro errore è stato quello di  credere nella “razionalità” dell’uomo. Alan Greenspan fu nominato a capo della Federal Reserve americana, l’equivalente della nostra Banca d’Italia o, con l’euro, della Banca Centrale Europea, dal presidente Reagan, convinto assertore della “deregulation”, cioè di un mondo senza regole, in base ai principi di un capitalismo “puro” agente in una libera economia, senza intervento da parte delle istituzioni statali.

E quali sono questi principi del capitalismo “puro” alla base del “libero mercato” che ha causato questo pò pò di pandemonio??? Essi sono:
1) – Le istituzioni degli Stati e delle Nazioni si devono fare i fatti loro e non devono intervenire nelle faccende economiche dei cittadini. In pratica devono occuparsi solo dell’anagrafe, cioè redigere gli atti di nascita e di morte, magari aggiungendovi quelli di matrimonio, ma niente altro o quasi.
2) – Il progresso agisce secondo una linea retta ascendente, per cui domani sarà sempre meglio dell’oggi. Ciò giustifica di “finanziare” una qualsiasi impresa o attività con il 100%, o più, di debiti. Che è la crescita infinita.
3) – Il mercato, “libero” così da qualsiasi restrizione, è di per sè “razionale”, significando che esso autonomamente regola costi e prezzi sulla base della libera competizione.
4) – L’Uomo è sempre un essere “razionale” il quale, agendo in un sistema già di per sè “razionale”, rende l’intero sistema a prova di bomba, infallibile ed eterno.

Chiaramente Alan Greenspan ed i tantissimi come lui non hanno letto la storia di Giuseppe in Egitto o, se l’hanno letta, non hanno potuto discernerne i significati reconditi perchè resi ciechi dal pregiudizio moderno che vede nell’antichità solo dei trogloditi sognatori. Ed è una tristezza pensare che questi signori sono laureati in università prestigiose americane e che molti o alcuni di essi sono finanche stati insigniti di Premi Nobel. I quattro punti menzionati, la spina dorsale ed i pilastri sui quali è fondata l’economia attuale e moderna, sono dei falsi e semplicemente irrazionali anche per un bambino perchè il primo punto non tiene conto che le Nazioni hanno una costituzione dove si parla di cittadinanza, di lavoro, di diritti e di tanto altro di cui non si può non tenere conto.

Il secondo punto è pura follia perchè si scommette sulla certezza del futuro. Come dire che domani, o fra una settimana, o fra un mese, siamo sicuri che pioverà o che non pioverà, cosa notoriamente impossibile da prevedere nonostante gli sforzi dei meteorologi che a stento si raccapezzano per un giorno solo. E la follia è tanto più impervia e tracotante nel ritenere tale certezza del futuro come un continuo miglioramento.

Il terzo punto dell’autogestione di costi e prezzi in modo razionale in un libero mercato è, se non vogliamo usare la parola follia, semplicemente ridicolo. Basti pensare all’istantaneo cambio di mille lire per un euro deciso da tante persone di propria iniziativa in palese spregio di qualsiasi forma di “razionalità”, senza contare i tantissimi ingiustificati aumenti di tanti prodotti e servizi avulsi da qualsiasi idea di mercato.

Il quarto punto, che l’uomo sia sempre un essere razionale, è solo un sogno, sempre per non chiamarlo follia. Basti pensare all’esistenza dei tanti terroristi, per non parlare dei tanti ladri, ladroni, ladrini, corrotti, eccetera. Il fatto che la follia di tale punto sia stata confermata da Alan Greenspan ci conforta molto poichè esso, da solo, invalida l’intera impalcatura della giustezza e “razionalità” del libero mercato.

L’uomo occidentale moderno ha chiaramente perso il contatto con la realtà. Preso nelle sue teorie e montaggi cerebrali irrazionali di modernità ormai non stà più, come si dice, coi piedi per terra.  Ciò mi rammenta che molto tempo fa ebbi la fortuna di conoscere alcuni uomini, fra coloro che erano stati i fondatori del benessere, ora svanente, dell’Italia di oggi. Molti di essi avevano solo la quinta elementare ma conoscevano l’importanza dei numeri e della spiritualità. Ciò ne faceva degli uomini coi piedi per terra, attenti alla realtà, i padroni di loro stessi ed i signori del loro mondo. Essi inconsapevolmente erano dei “creatori”, nel senso rinascimentale del termine e nel senso dei remoti e antichi fondatori della civiltà umana. col “Maat” come loro Stella Polare. Ricordo uno di essi che portava nel taschino della giacca un’agendina sulla quale annotava i numeri economici della giornata. L’agendina era il suo segretario. il suo ragioniere e il suo computer, e con la sua quinta elementare aveva le idee chiare, idee che Alan Greenspan non immagina neanche, nonostante la sua laurea americana e le tante onoreficenze ricevute.

Visti pertanto gli incommensurabili danni prodotti a centinaia di milioni di persone ed a tante nazioni intere potremmo ritenere a ragione che se al posto di Alan Greenspan, e al posto di tanti come lui, l’Uomo avesse nominato delle persone di buona reputazione e con la quinta elementare, magari un contadino che conosce il valore del lavoro e della terra, o un marinaio di quelli che sulle navi da pesca di altura stanno mesi all’intemperia prima di rientrare, avremmo avuto un risultato senz’altro migliore, risparmiando finanche sui costi di istruzione. Al punto in cui siamo arrivati appare pertanto necessario una presa di coscienza generale ed una sterzata coraggiosa verso un mondo più equilibrato fatto di Giustizia, Amore, Misura e Libertà, una nuova concezione dell’umana convivenza che rinneghi tutti gli estremismi, i pregiudizi ed i folli paradigmi del passato e  dove l’Uomo, liberato dalle sue odierne schiavitù, possa ritornare ad essere il padrone di sè stesso ed il signore del suo mondo, e, eliminando tutti gli eccessi, il governatore degli opposti e dei contrari.

15 – AKHENATEN, IL “MAAT” E L’ORDINE COSMICO.

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Ogni tanto un pò di numeri che “non contano”. Allacciatevi le cinture e tenetevi forti. Sembra che, dopo Cleopatra, il regnante dell’antico Egitto di cui si è parlato di più sia stato Akhenaten (detto anche Akhenaton), faraone  della XVIII^ dinastia. vissuto come tale verso il 1350 A.C. Le statue rappresentanti la sua figura mostrano fisicamente un uomo quasi deforme, con un viso eccesivamente oblungo e dei fianchi e cosce dai rigonfiamenti femminili. Ciò ha fatto sorgere il sospetto che fosse malato nella mente e nel fisico e molti archeologi si sono soffermati sulle sue presunte patologie, mettendole in relazione con le riforme rivoluzionarie da lui avviate nel paese. Akhenaten era il marito della bellissima Nefertiti, il cui busto facciale è conservato in un museo di Berlino.

Di Akhenaten si è detto di tutto e di più. Oltre alle sue vere o presunte patologie di impotenza e di sessualità distorta o di degenerazione totale, si è detto che la sua più importante riforma sia stata quella di aver avviato o iniziato il monoteismo, il credo in un Dio unico, in opposizione al politeismo normalmente praticato ai suoi tempi. Si è detto che questo monoteismo venisse rappresentato dall’adorazione del Dio Sole o del Sole. Al di là di una sterminata critica storiografica, e di numerose teorie originate dalla sua persona e dal suo operato, cerchiamo invece di raccontare i semplici e soli fatti relativi a quest’uomo.

Akhenaten prima di diventare faraone si chiamava Amenofi IV.  Cambiò il suo nome in Akhenaten in omaggio alla parola Aten (o Aton) che già dall’antichità a lui anteriore di migliaia di anni significava il Sole ed era rappresentato da Ra, il dio Sole. Contro la volontà dei notabili e dei “sacerdoti” dei suoi tempi, Akhenaten, una volta asceso alla carica suprema, in sostituzione della capitale d’Egitto che era Tebe, avviò la costruzione di una nuoca capitale, Akhet-Aten, “orizzonte di Aten” o “orizzonte del Sole”, esattamente al centro dell’Egitto, in una località che oggi si chiama El Amarna o Tel El Amarna. Migliaia di anni prima di Akhenaten, un pò come l’antichità greca, o più, è rispetto a noi, la configurazione dell’Egitto fu scelta e decisa perchè l’Egitto doveva essere una rappresentazione del cielo, o del Cosmo, sulla Terra, in base al noto principio “come sopra così sotto”.

Quando furono definiti i confini dell’Egitto l’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica era di 24° 00′. Oggi tale inclinazione è di 23° 27′. Pertanto il confine meridionale dell’Egitto fu stabilito a rappresentare questa inclinazione alla latitudine di 24° 00′ Nord che corrispondeva al bordo superiore della prima cataratta del Nilo. Il confine settentrionale fu scelto alla latitudine di 31° 30′ Nord, sede della capitale predinastica dell’Egitto, cioè Behdet (oggi forse sotto le sabbie della costa o sott’acqua).  L’estensione dell’Egitto quindi era di 7° 30′ cioè 1/12mo dell’angolo meridiano fra l’equatore ed il polo (90°/12 = 7,5), includendo anche la larghezza della fascia zodiacale della calotta celeste settentrionale, per l’appunto di 7°00′, aumentata di 00° 30′ che è il diametro del Sole. In pratica il confine meridionale dell’Egitto corrispondeva alla latitudine del Tropico del Cancro ove il Sole raggiungeva lo Zenith una volta all’anno, al solstizio d’estate. La fascia zodiacale che era considerata la zona viva ed abitata del cielo ove si svolgevano le “corse” dei pianeti , Luna e Sole, oltre la quale c’era l’eremo espanso cosmico, era quindi rappresentata dall’Egitto oltre il quale (24 + 7 = 31) iniziava  corrispondentemente l’espanso vuoto del Mare Mediterraneo.

La nuova capitale di Akhet-Aten  fu costruita alla latitudine di 27° 45′ Nord, esattamente a metà strada fra il confine settentrionale di Behdet a 31° 30′ Nord ed il confine meridionale a 24° 00′ Nord perchè Akhenaten, richiamandosi ad un concetto di giustizia, verità, centralità, armonia (io aggiungerei amore nel senso di saggezza cosmica) della vita e dello stesso Egitto secondo l’ordine cosmico, il “Maat” o “Maet”, concetto che è un pò stato il cuore della concezione della vita durante tutta la plurimillenaria civiltà egiziana, e che lo stesso Akhenaten ha lasciato per iscritto su tanti geroglifici per tutti da leggere, riteneva giusto materializzare visivamente questo concetto di centralità, giustizia e verità con la costruzione della capitale “al centro” dello stesso Egitto.

Non contento di ciò, Akhenaten fece erigere alla periferia della nuova capitale tante stele gigantesche con delle grandi iscrizioni. Queste iscrizioni, ripetute, oltre che sulle stesse stele, anche su rocce di collina in periferia, compongono un testo sostanzialmente identico e trovato su 14 di tali stele finora rinvenute. Queste iscrizioni proclamano al mondo intero quella che era l’idea portante e conduttrice di tutto l’operato di Akhenaten, sopra descritto, enfatizzando inoltre il posizionamento di due pilastri di confine, uno a nord della capitale ed uno a sud di essa ad una distanza di “””6 ATUR, 3/4 KHE, 4 CUBITI””” l’uno dall’altro. Questa menzione di numeri così precisi e dettagliati in riferimento ad una grande distanza, e ripetuti tante volte, avrebbe dovuto essere causa di studio ed investigazione, o semplice curiosità, da parte degli archeologi. Ma nessuno di essi si è mai curato di discernerne il significato dato che, come abbiamo visto nei precedenti articoli, i numeri dell’antichità “non contano”.

L’estensione dell’Egitto, fra 24° 00′ Nord e 31° 30′ Nord, 7,5 gradi pari a (7,5 x 60) 450 primi di arco terrestri, era per tradizione composta di 1.800.000  CUBITI GEOGRAFICI oppure di 106 ATUR. Costruendo la capitale esattamente al centro dell’Egito al fine di conformarsi alla concezione del “Maat”, o ordine cosmico, perchè l’Egitto doveva duplicare o rappresentare o essere una copia di questo ordine cosmico ed universale, Akhenaten lasciò 50 ATUR tra il pilastro di confine a nord della nuova capitale ed il confine settentrionale dell’ìEgitto a Behdet a 31° 30′ Nord. E lasciò 50 ATUR tra il pilastro di confine a sud della nuova capitale ed il confine meridionale del Tropico del Cancro a 24°  00′ Nord. Un ATUR era considerato 17.000 cubiti geografici cioè 7848,73 metri.

I rimanenti 6 ATUR,  per arrivare all’estensione totale di 106 ATUR dell’Egitto, rimasero a marcare la lunghezza del distretto di Akhet-Aten, compreso fra i due pilastri, distretto che però fu aumentato di “”3/4 di KHE e 4 CUBITI”” per conformarsi all’ordine cosmico. Il KHE era la misura di uno stadio di 184,68 metri o 400 cubiti geografici, mentre un CUBITO GEOGRAFICO corrispondeva a 0,46169 metri. L’incremento di Akhenaten quindi fu di 3/4 di Khe, cioè 300 cubiti geografici, più 4 altri cubiti, il tutto quindi uguale a 304 cubiti geografici pari a (304 x 0,46169) 140,4 metri. Una aggiunta quindi di circa 140 metri su una distanza di 47.092,4 metri rappresentati dai 6 Atur e che porta il totale di questo distretto a 47.232,8 metri fra i due pilastri di confine. Perchè tutto questo????

Il Cosmo è bello, ci affascina, e guardandolo e misurandolo da tanto lontano ci sembra ed è perfetto. I suoi movimenti sono perfetti. La sua anima e le sue armonie sono perfette. Le sue cosmometrie sono perfette. Insomma il Cosmo è la perfezione tangibile e l’aspirazione dell’umana esistenza. Con questo sentimento di ammirazione per questa perfezione quando rivolgiamo gli occhi alla Terra e cerchiamo di replicarne o duplicarne la perfezione secondo il concetto “Come sopra così sotto” cominciamo ad andare in difficoltà. Vediamo la bruttezza invece della bellezza. Gli uomini, per me che sono maschio, sono tutti brutti, i loro pensieri e le loro facce da cretini quasi sempre sono rivoltanti. Ci salva solo di tanto in tanto l’apparizione di una Monna Lisa che ci dà una boccata di ossigeno per farci respirare prima di essere rigettati di nuovo sott’acqua.

Con la Terra è la stessa cosa. Vista da lontano sembra bella e sferica e rotonda, ma non è così. Come un pallone sgonfio e deforme dai calci subiti, la Terra è lontana dall’essere sferica. Ha varie protuberanze. E’ schiacciata ai poli ma non è neanche un ellissoide per cui oggi lo si chiama geoide, ma un geoide senza nessuna forma geometrica precisa. La circonferenza equatoriale è 40.076.000 metri mentre la circonferenza polare o meridiana è 40.009.000 metri con una differenza quindi di circa 70 chilometri.

Le unità di misura ricavate dalle dimensioni della Terra perciò si sono sempre riferite all’arco meridiano fra l’equatore ed il polo, nell’antichità prendendo in considerazione la misura angolare di quest’arco, gradi, primi e secondi, sulla superficie terrestre, mentre in tempi moderni, col sistema metrico decimale, prendendo in considerazione solo la lunghezza dello stesso arco. Ciò perchè un primo di latitudine all’equatore è 1842,9 metri. A 30° di latitudine è 1847,5 metri. A 45° è 1852,2 metri. A 60° è 1856,9 metri. Al polo è 1861,5 metri. Per aggirare questo ostacolo noi oggi adottiamo il primo di arco medio, relativo a 45° di latitudine, di 1852 metri valevole per tutta la Terra, anche se sappiamo che ciò comporta un errore quando siamo in latitudini diverse.

Per una maggiore aderenza alla realtà gli antichi, quando delinearono il piano dell’Egitto, scelsero di riferirsi alla latitudine media dell’Egitto stesso, cioè 27° 45′, la latitudine di Akhet-Aten, dove un primo di latittudine era ed è 1846,76 metri o 4000 cubiti geografici. Questa fu l’origine della lunghezza del CUBITO GEOGRAFICO (1846,76 diviso 4000 = 0,46169 metri = 1 cubito).  L’estensione dell’Egitto era 7° 30′ pari a 450 primi per cui la lunghezza di questa estensione era 450 x 4000 di questi cubiti = 1.800.000 CUBITI GEOGRAFICI pari a 831.042 metri (1.800.000 x 0,46169). Poichè l’estensione del distretto di Akhet-Aten era 6 ATUR senza l’aggiunta, essa era in misura angolare di 0° 25′ 30″ (102.000 cubiti Diviso 4000, oppure 47.092,4 diviso 1846,76 metri). Con l’aggiunta dei 3/4 di KHE e 4 CUBTI la stessa estensione di 25′ 30″ o 25′,5 di  Akhet-Aten fu incrementata a 102.304 cubiti o 47.232,8 metri portando la lunghezza di un primo “cosmico”, valevole di media per tutta la Terra, a 1852,2 metri (47.232,8 diviso 25,5).

Il primo di latitudine di 1852,2 metri alla latitudine di 45°, che solo i moderni satelliti oggi ci hanno confermato, e che viene usato come primo di arco di media generale sulla superficie terrestre composta in realtà di tanti primi di lunghezza diversa a causa della sua deformità, è in pratica il primo di circonferenza unico per tutta la Terra e a tutte le latitudini, una Terra sollevata quindi dalla sua deformità per essere considerata sferica e perfetta  in rispondenza alla concezione del “Maat” ed all’ordine cosmico di duplicare la perfezione del Cosmo sulla Terra ed in Egitto, una concezione che era conosciuta agli antichi di Akhenaten ed ai quali egli voleva ispirarsi con il cubito,  relativo ad una perfetta sfera terrestre, di 0,463 metri (1852 diviso 4000)..

La costruzione della nuova capitale Akhet-Aten era pertanto doppiamente rappresentativa del “Maat” del quale il Faraone era sempre stato per tradizione il supremo difensore ed il più importante suo rappresentante. Era al centro dell’Egitto e dell’Egitto cosmico e nel punto geodetico ove era basata la lunghezza del cubito geografico locale e centrato alla latitudine di 27° 45′ Nord. Questo cubito geografico era per Akhenaten, ed anche per noi oggi, della massima importanza perchè da questo cubito discesero tutte le misure dell’antichità, come descritto al n. 23. E la nuova estensione del distretto di Akhet-Aten ricordava a tutto il mondo che esisteva un altro cubito, di 0,463 metri, un poco più grande del cubito geografico, ancora più importante e riferito a tutta la Terra, resa sferica e perfetta secondo la concezione del “Maat” e del “Come sopra così sotto”, perchè la Misura e la giusta Misura era fondamentale per realizzare i profondi concetti di Giustizia, Verità, Amore, Armonia del “Maat”.

Non si costruisce una nuova capitale per semplice vanagloria o stupidaggini come l’adorazione del Sole, o l’adorazione degli dei, o per il monoteismo, attribuiti ad Akhenaten. C’erano tante buone ragioni di grande importanza, come abbiamo visto, ieri e ancora oggi. Senza Akhenaten e la sua nuova capitale avremmo perso, a distanza di tanti millenni, una valida testimonianza sull’origine della misura e della Civiltà che, alla latitudine di 27° 45′ di Akhet-Aten, col cubito di 0,46169 metri all’origine di tutte le misure dell’antichità, collegava la Terra con il Cosmo.

Ma l’Egitto già da lungo tempo, con il cubito reale, basato su un sistema di misure settenario,  si era già avviato, con  questo sistema settenario invece che sessagesimale, verso la “modernità”, allontanandosì così dalla concezione del “Maat”, ed ormai non si poteva più tornare indietro. Il sistema settenario poi gradualmente porterà alla degenerazione delle misure ed alla babele dei piedi e cubiti fino a che il sistema metrico decimale inaugurò una nuova concezione della misura. Fu così che Akhenaten fu costretto ad abdicare ed a scappare e di lui non abbiamo saputo più niente, oltre alle tante leggende e teorie sulla sua esistenza.

Per concludere questo articolo, lungo più del solito, mi sembra però doveroso rigettare l’idea propagata, non solo con Akhenaten, che la religione egiziana fosse politeista. Se lo era, lo era alla stessa stregua con cui il mondo cristiano cattolico oggi venera la sterminata schiera di santi. Perchè fin dalle sue origini questa antica e nobile civiltà credeva in un Dio unico, immortale, omnisciente, onnipotente, invisibile, autogenerato, autoesistente, inscrutabile, origine del tutto ed Akhenaten anche in questo voleva solo ripristinare ciò che si stava dimenticando. Da Akhenaten ci sarebbero altri insegnamenti da ricavare ma li rimandiamo ad un’altra occasione.

Per una maggiore comprensione vedi il n. 23 sull’origine della misura e l’origine delle mitiche misure oltre PIEDI e CUBTI come ARTABA, STADIA, PINTA, SHEQEL, QEDET, CUBITO REALE, PIEDE E CUBITO ROMANO, TALENTO.

Vedi anche n, 33 “I fiori, i confini dell’Egitto e l’Intelligenza Divina” per i confini orientale e occidentale dell’Egitto.

14 – GIUSEPPE GARIBALDI. ILLUSTRE SCONOSCIUTO.

Posted in ASTRONOMIA, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , on novembre 26, 2010 by beautiful41

In un momento storico nel quale l’uomo sembra governato solo dal denaro e dal comodo e confortevole materialismo, comodo e confortevole materialismo che lo stordisce continuamente strillandogli nelle orecchie che egli  è solo un pò di molecole varie di materia messe insieme in un Universo dove non conta niente, al punto che si ridicolizzano le religioni per quanto di spirituale ci possa essere nei loro messaggi o ci si inchina alle forze aride dell’ateismo o ci si culla nell’illusione del laicismo come se il corpo non avesse niente a che fare con l’anima, vale la pena di raccontare la spiritualità di quest’uomo, spiritualità senza la quale, senza fermamente credere in valori immateriali, nessuna importante meta si riuscirà  mai a raggiungere.

Garibaldi era un marinaio mercantile, nel più nobile significato che questa parola di marinaio può esprimere. Sul mare forgiò il suo carattere, dal mare attinse la sua forza, sul mare allenò la sua mente ed alimentò il suo spirito indomabile. Cominciò sulla “tartana” del padre durante l’adolescenza, con viaggi di piccolo cabotaggio fra Nizza, Genova, Marsiglia e Roma. Proseguì poi ufficialmente su vari bastimenti altrui, “brigantini”, cioè velieri lunghi circa 40 metri ed a due o tre alberi, dal Gennaio del 1823 fino al 1827 effettuando viaggi principalmente per il mar Nero e la Turchia e Tunisia ed una volta fuori dallo Stretto di Gibilterra, in Atlantico. Riuscì ad ottenere durante questo periodo il Certificato di Capitano di Seconda Classe (otterrà quello di Prima classe dopo il 1855) e nel 1828 imbarcò per la prima volta come “scrivano”, o secondo di bordo, su un brigantino che fu assalito da pirati che derubarono l’equipaggio di tutti i loro averi che a quei tempi venivano chiamati “paccottiglie”. A quei tempi anche il proprio giaciglio o materassino doveva essere fornito dall’interessato.

Il brigantino riuscì a raggiungere la Crimea per caricare grano ma al ritorno Garibaldi si ammalò e dovette sbarcare a Costantinopoli ove dopo essere guarito, per sopravvivere, dovette arrangiarsi con vari mestieri fra cui l’insegnante di italiano. Passò parecchio tempo in Turchia, arrangiandosi, prima di arrivare a Genova solo nel 1832. Dopo un altro imbarco in qualità di “scrivano”, o secondo di bordo, su un altro brigantino, Garibaldi nel 1833 si arruola per il servizio militare in marina.

Lo “scrivano” era un pò il braccio destro del capitano ed apriva la strada che poi lo avrebbe condotto ad assumere il supremo grado quando si fosse conquistata la fiducia del proprietario del bastimento e la fiducia dei capitani che ne giudicavano l’operato. Lo “scrivano” era quello che oggi si chiama Primo Ufficiale oppure Comandante in Seconda sulle navi passeggeri. Poichè la schiera di ufficiali non esisteva ancora, non esisteva neanche la parola “comandante”. Esisteva solo il capitano aiutato dal suo “scrivano” La qualifica di “scrivano” permetteva l’ingresso nella parte cerebrale della spedizione marittima. Lo “scrivano” scriveva il giornale di bordo, o il “logbook”  come lo chiamano gli inglesi, giorno per giorno, su cui si annotavano, come su un diario, tutti gli avvenimenti di bordo.

Lo “scrivano” oltre a scrivere sul giornale di bordo, effettuava, col sestante, assieme al capitano, osservazioni astronomiche,  a quei tempi ancora molto, anche se non esclusivamente, basate sulla Luna per il calcolo della longitudine. Era un periodo di transizione per il calcolo della longitudine essendo da poco stato inventato il cronometro marino di cui non tutti i velieri erano forniti. Era importante che queste osservazioni e calcoli fossero quanto più precisi possibile  dato che era in gioco la conoscenza della posizione del veliero, da cui poteva dipendere la vita o la morte di tutti. E spesso ciò si svolgeva con mare ventoso e tempestoso, su onde che in oceano sembravano delle vere e proprie montagne data la piccola altezza e le dimensioni del veliero..

Lo “scrivano”, essendo il braccio destro del capitano, si interessava anche delle provviste di bordo con il loro mantenimento, razionamento e consumo dato che spesso la vita dell’equipaggio dipendeva dalla buona o cattiva riuscita di questa occupazione, incluso quella relativa all’acqua potabile. Lo scorbuto era sempre in agguato dato che non esistevano i “frigoriferi” e la frutta e verdure fresche, apportatrici delle importanti vitamine, dopo pochi giorni o qualche settimana, finivano o marcivano. E i viaggi spesso duravano mesi. Ci si affidava, nei lunghi periodi, al formaggio, alle gallette, alla carne o pesce salati e affumicati, dato che lo scatolame non era stato ancora inventato. Nonostante ciò tantissimi sono stati i marinai di tutte le bandiere che sono morti e “seppelliti” in mare e per i quali lo “scrivano” doveva curarne la forma oltre che a redigere gli atti di morte che poi venivano inoltrati ai comuni di residenza. Rare volte per la verità si avevano anche delle nascite per le quali lo “scrivano” redigeva l’atto di nascita.

Lo “scrivano”  si interessava ed imparava anche la parte commerciale della spedizione che era la ragione ed il motivo dell’esistenza stessa del trasporto marittimo. Senza mezzi di comunicazione di qualsiasi tipo con la madre patria e con il proprietario del veliero, il capitano doveva anche essere un vero e proprio commerciante, comprando le merci nel porto di caricazione e rivendendole alla destinazione finale, con la conoscenza del mondo bancario, creditizio e contrattuale, al fine di pagarsi le spese del viaggio ed inviando o portando al proprietario del veliero l’eventuale utile. Pare che Garibaldi, che era un leone idealista, non fosse tanto portato per il lato commerciale della spedizione. tant’è che al comando di un veliero  con un carico di guano dal Perù alla Cina ci rimise molti soldi. E d’altronde sappiamo che visse sempre in bolletta.

La qualifica di “scrivano” quindi era una palestra formativa di un esercizio mentale di previsioni continue. Oggi diremmo prevenire. Quanto più si riusciva a prevedere quello che sarebbe successo in vari settori nel prossimo futuro, tanto più si era in grado di adottare degli accorgimenti atti ad evitare la catastrofe, e tanto più quindi si era in grado di uscire vittoriosi da qualsiasi impresa. Lo “scrivano” prima ed il capitano del veliero poi erano in pratica degli esseri nudi e soli nelle immensità della natura e degli oceani, forniti solo della loro conoscenza, esperienza, fede, volontà e determinazione per evitare la morte che aleggiava continuamente davanti alle prore dei loro velieri. La lezione che essi inconsapevolmente assimilavano era quella di non arrendersi mai, o, quando sconfitti, quella di approntarsi ad una nuova lotta per la riuscita dell’impresa.

P.S. Una curiosità per gli appassionati. Origine del significato di “nodi” riferito alle velocità in mare. Lo “scrivano” determinava anche la velocità del veliero a mezzo della “barchetta”, un settore circolare di legno, di raggio 20 cm., con apertura di 90°, al quale era connessa una corda terminante in tre diramazioni fissate ai tre angoli del settore. La corda era lunga circa 300 metri ed era avvolta su un tamburo a mano  Dopo una prima parte, detta “morta”, di circa 30 metri, la corda era marcata da tanti “nodi” intervallati sulla stessa corda ogni 15,43 metri. L’inizio di tale graduazione sulla corda era marcato da un pezzetto di stoffa. Lo “scrivano”, con un aiutante, fornito di una clessidra già tarata per 30 secondi di tempo e di sabbia, gettava in mare dalla poppa del veliero la “barchetta” filando la corda e, al passaggio del pezzetto di stoffa, dava il via al capovolgimento della clessidra per l’inizio della conta dei secondi. Al termine della clessidra e dei trenta secondi bastava contare quanti “nodi” sulla corda erano stati filati e quella era la velocità del veliero in “nodi” o miglia marine all’ora. Perchè 30 secondi sono la 120ma parte di una ora così come 15,43 metri sono la 120ma parte di un miglio marino di 1852 metri.

Questa fu la scuola di Garibaldi. Quello che fece in Sud America ed in Italia fu solo la conseguenza del suo spirito di libertà e di combattente che acquisì durante le sue esperienze di marinaio. E fu forse per questo motivo che il suo più grande ed inaspettato riconoscimento lo ricevette a Londra nel 1864 dove, superando la più grande ovazione di popolo ricevuta in patria solo a Napoli, una folla sterminata, poveri e ricchi, nobili e plebei, intellettuali ed operai, principi e lustrascarpe, invase le strade della città salutando ed omaggiando questo splendido straniero che, oltre tutto, aveva arricchito l’Europa tutta di una forza spirituale che è la sola a poter muovere imperi e nazioni e mondi interi. E tutto questo Garibaldi lo raggiunse, come disse un cittadino inglese, con sì e no 100 sterline in tasca.

E noi adesso, senza spiritualità, solo con l’istinto dello stomaco, della cupidigia e dell’avarizia, di  tutto ciò non vogliamo neanche sentir parlare, anzi ce ne vergognamo, presi come siamo ad usare la Ragione fatta solo di parole e di bla-bla-bla-bla.

Ma, per tutti quelli che, ancora oggi, si vergognano di lui, vale forse la pena di rispondere citando le stesse parole che Garibaldi scrisse alla moglie Anita in un momento di sconforto, nel 1849:

“””Tu donna forte e generosa, con che disprezzo guarderai questa ermafrodita generazione di italiani: questi miei paesani  ch’io ho cercato di nobilitare tante volte e che sì poco lo meritavano!!  E’ vero: il tradimento ha paralizzato ogni slancio coraggioso; ma comunque sia, noi siamo disonorati, il nome italiano sarà lo scherno dello straniero di ogni contrada. Io sono veramente sdegnato di appartenere ad una famiglia che conta tanti codardi…”””.

A difesa di quelli che oggi rivendicano la propria “territorialità” si può dire però che Giuseppe Garibaldi non era un italiano come tutti gli altri. Giuseppe Garibaldi era un marinaio mercantile e come tale aveva una mentalità cosmopolita derivante dal suo vivere sul mare che accomuna i paesi di tutto il mondo. Per una tale mentalità cosmopolita, e non avendo interessi di campanile sulla terra ferma da difendere, appare logico considerare l’Italia come un solo Paese, dalle Alpi in giù, anche perchè le Alpi sono il confine naturale del Paese e storicamente fu per difendere tali confini naturali che le legioni romane si muovevano da Roma per dare battaglia a chi, travalicandole, invadeva la pianura padana.

13 – FREE TRADE

Posted in ECONOMIA E POLITICA, FOLLIE, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , on novembre 24, 2010 by beautiful41

Libero commercio. Come per il mercato, anche il commercio è antico quanto l’uomo. Nell’antichità e nel passato si è sempre commerciato da luoghi anche lontanissimi per procacciarsi prodotti introvabili nelle proprie aree di residenza. Basti pensare al commercio dell’avorio, dell’oro, delle spezie, della seta, della lana, del carbone, del sale, del grano, del cotone, e tanto altro. Ma si è trattato sempre e solo di commercio. Si trattava cioè di prodotti di paesi anche lontani che accedevano ad un qualsiasi mercato per essere venduti dopo aver pagato i “dazi” o diritti doganali previsti da quel paese per il suo mercato.

Una volta acquisito il “free”, “libero”, come aggettivo, seguendo quanto occorso e descritto per il “libero mercato”, il commercio divenne “libero commercio” e si sentì autorizzato a fare quello che non era mai stato fatto nella storia e cioè la movimentazione di grandi capitali per lo spostamento dei centri produttivi manufatturieri dalle nazioni occidentali originali ai paesi a costo zero o quasi zero. La ricchezza storica dell’occidente, la capacità imprenditoriale ed il lavoro manufatturiero di trasformazione delle materie prime in prodotti industriali finiti, abbandonò il suolo natio e prese la strada dell’oriente.

Una insperata manna fatta di capitali ed esperienza piovve sui paesi orientali che in pochi anni decuplicarono o centuplicarono questa ricchezza con la produzione e la vendita in tutto il mondo di una vasta gamma di prodotti manufatti industriali dai prezzi imbattibili. Assieme a questi paesi, i detentori del capitale occidentale investito in queste imprese moltiplicarono a dismisura i loro utili molti dei quali andarono ad incrementare l’arricchimento di un terzo elemento di questa enorme crescita, e cioè i paradisi fiscali.

Ed i paesi occidentali??? I paesi occidentali rimasero a guardare senza ricavarne un centesimo di euro. Anzi rimettendoci con l’impoverimento produttivo dovuto alla progressiva chiusura delle fabbriche manufatturiere rimaste perchè tagliate fuori da una impossibile “competizione”. Tale impoverimento, che continua ai giorni nostri e nessuno sa come finirà, producendo sempre minor ricchezza produce anche sempre minori entrate fiscali andando pertanto a destabilizzare i singoli Stati o Nazioni vincolati a tante spese a cui naturalmente non possono più far fronte. Questi danni sono stati poi ingigantiti dalla crisi finanziaria dovuta a pura follia perchè dovuta a tre falsi “paradigmi”: la crescita infinita, la razionalità dell’uomo e la razionalità del libero mercaIo, i quali, essendo per l’appunto dei falsi, hanno decretato il collasso della finanza.

Ricapitolando, da quest’avventura del libero commercio globale abbiamo tre grandi vincitori, detentori di quasi tutta la ricchezza monetaria globale più quello che i paesi indebitati gli dovranno dare, potentissimi e con i quali bisogna misurarsi, e cioè 1) i nuovi paesi manufatturieri orientali, 2) I detentori occidentali del capitale che ha diretto questa giostra, 3) i paradisi fiscali. Ed abbiamo un grande perdente che è il complesso dei paesi liberi e democratici occidentali che tutti, tranne qualcuno come la Germania sempre perfetta e restia a fare debiti, nella loro cecità e rilassatezza, con tanto di sorrisi assurdi sulle facce dei loro rappresentanti, si sono lasciati infinocchiare grazie ad un loro distorto pensiero culturale come descritto dall’inizio di questo blog.

I fautori del libero commercio e libero mercato globale e planetario dicono che in un tale sistema quelli che perdono il lavoro si devono industriare o “riciclare” per adattarsi a nuovi orizzonti ed a nuovi tipi di lavoro magari da inventare. Ma questa è solo follia di chi parla senza cognizione di Ragione. Per imparare un mestiere ci vuole una vita e la vita è solo una.  Ed in quest’avventura la cosa che più colpisce non è tanto l’enorme danno materiale e tangibile in cui si è trovato coinvolto l’uomo occidentale, danno che, come quando c’è un terremoto, si  può sempre affrontare e risolvere, quanto l’impossibilità di cambiare il cervello di quest’uomo dall’oggi al domani quando per secoli la sua strada è stata oscurata da tanti falsi “paradigmi”.

Ma cambiare si può e si deve. Ed il cammino di mille miglia comincia con un passo.

12 – FREE MARKET

Posted in ECONOMIA E POLITICA, FOLLIE, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , on novembre 23, 2010 by beautiful41

Il mercato esiste da sempre, fin da quando l’Uomo ha cercato di approvvigionarsi di tutto ciò di cui aveva bisogno per cibarsi e per vivere secondo le sue necessità. Il mercato però ha sempre avuto un carattere locale. Il più comune e noto è il mercato dei prodotti agricoli che si svolge giornalmente o settimanalmente un pò dappertutto. Fra i più belli e caratteristici ancora oggi forse è il mercato dei tanti paesi dell’Africa ove si radunano, provenienti dai terreni circostanti, lontani anche chilometri, come delle figure stilizzate da grandi pittori del Rinascimento, coi vari prodotti trasportati in appositi cesti sulle loro teste, periodicamente le donne africane coi loro lunghi abiti dai colori sgargianti e coi loro pargoletti lattanti legati in un foulard sulla schiena , e dove si vendono, o si barattano con altri, tali prodotti che sono tanti e vanno dalle banane alle arance, dalla verdura alle patate, dal cotone ai tessuti, dal sapone ai sandali, eccetera.

L’idea del mercato è stata originariamente quindi quella di creare un luogo dove trovare dei prodotti non reperibili sul proprio terreno di residenza e dove la “competizione” vi giocava un ruolo più che marginale dato che i mercati erano all’interno delle singole nazioni ciascuna con il suo livello standard di vita. Nel tempo si è perciò sempre parlato di solo e semplice mercato. Tant’è che nel 1957 i paesi fondatoru dell’Europa Unita, visto il loro più o meno simile livello di sviluppo, decisero di unirsi in un solo paese mercato dando origine al Mercato Comune Europeo. In questo nuovo tipo di mercato a carattere internazionale  le merci quindi potevano essere prodotte, trasportate e vendute senza restrizioni come se si fosse trattato di un singolo paese e di un singolo mercato.

Quando fu fondato il mercato comune europeo il “free” market, o “libero” mercato non esisteva, non era mai esistito nella storia e nè nessuno sapeva che cosa fosse. Fu solo in conseguenza della “guerra fredda” contro il comunismo dell’Unione Sovietica che i paesi capitalisti e democratici occidentali, per distanziarsi dall’ideologia marxista e per aggiudicarsi una superiorità sul sistema sovietico, aggiunsero alla parola millenaria di mercato il”free” o “libero”. Ed allorchè nel 1989 il sistema comunista ed il marxismo e l’Unione Sovietica crollarono, l’idea di “free market” o “libero mercato” si consolidò, fu considerata l’idea uscita vittoriosa dal confronto con “il regno del male” sovietico e si venne a concretizzare in tutto il mondo con la globalizzazione.

Come successo con la visione del cosmo quando l’eliocentrismo gettò nelle ortiche il geocentrismo, così l’Uomo moderno occidentale, prendendo fischi per fiaschi, come quando uno vince centinaia di milioni al superenalotto perdendo il senno dalla contentezza, si è abbandonato e dato ciecamente a praticare il “free market” o “libero mercato” gettando alle ortiche l’idea di mercato. La tanto maturata e giusta idea del mercato comune europeo saltò letteralmente in aria decretando forse l’inizio della fine per l’unione politica europea. Tutte le frontiere dei paesi del mondo si abbatterono e, in omaggio a questa parola di “free” e “libertà” si permise la libera circolazione delle merci e degli uomini in un unico mercato globale e planetario.

Abbattendo le frontiere e permettendo la libera circolazione delle merci senza prima unificare tutti i paesi del mondo in una sola nazione, o federazione di nazioni, planetaria, con un solo governo, una sola moneta, una sola legislazione, una sola cultura, una sola lingua, una sola religione, una sola giustizia, una sola costituzione ed un solo sistema politico o visione della vita, l’Uomo occidentale moderno in pratica ha decretato (inconsapevolmente???) il suo suicidio. La domanda che quì si pone e che sorge spontanea è come è possibile, come è possibile che quest’uomo moderno occidentale, istruitosi presso le università più prestigiose al mondo, sia capace di fare errori così macroscopici???

C’è una sola risposta. Il cattivo insegnamento. Un insegnamento dalla Ragione distorta venutasi a sviluppare nei secoli come descritto dall’inizio di questo blog di pensieri. Grazie a questa nuova libertà di circolazione delle merci su un pianeta però rimasto diviso in 194 diverse nazioni, un gran numero di centri di produzione ed intelligenze occudentali si è trasferito in molti paesi dai costi vicini allo zero dai quali poi esporta in tutto il mondo prodotti dai prezzi cosiddetti “competitivi” ma in realtà imbattibili e fuori da ogni idea di competizione. Così prestigiose università e prestigiosi centri di ricerca, sovvenzionati per lo più con soldi pubblici, cioè di cittadini che pagano le tasse, producono intelligenze che poi vanno a mettere in pratica il loro sapere nei paesi a costo zero per poi ridurre sul lastrico i cittadini ed il paese o paesi per mezzo dei quali essi si sono formati.

Insomma il “free”, o “libero”, aggiunto alla parola mercato ha prodotto effetti contrari a quelli che forse si prefiggeva.

10 – GIUSEPPE IN EGITTO

Posted in RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , on novembre 19, 2010 by beautiful41

Le mille e una notte. E’ dove il pensiero va leggendo la storia affascinante di Giuseppe, che, assieme ad altre fantastiche, ha dato forse origine nel tempo  anche alle favolose storie delle mille e una notte. Ed è una tristezza che questa storia, che fino a poco tempo fa era insegnata durante l’ora di religione a tutti gli studenti, ora non lo è più. Infatti qualche anno fa,  parlando con  un avvocato di circa 40 anni, mi sono accorto che non conosceva, nè aveva mai sentito menzionare, la storia biblica di Giuseppe in Egitto. Sono rimasto sbalordito ma poi ho capito che nell’abracadabra dei pregiudizi del pensiero moderno queste storie dell’antichità, per giunta bibliche, non hanno senso, sono inutili e dannose per i bambini o per gli studenti. Poichè non è così, vale la pena di raccontare questa storia che oltre che essere bella e farci sognare, è attualissima per i giorni che stiamo vivendo e per i messaggi di verità eterne in essa nascosti.

Giuseppe era il figlio prediletto di Giacobbe e fin da piccolo si dimostrò molto saggio e bravo nella interpretazione dei sogni. Ciò diede origine ad una invidia e gelosia da parte dei suoi altri 11 fratelli i quali per tale motivo decisero di sbarazzarsene vendendolo come schiavo ad una carovana di passaggio per 20 monete d’argento. Giunta in Egitto la carovana rivendette Giuseppe come schiavo a Potifar, capo delle guardie e consigliere del Faraone, che lo impiegò nelle faccende domestiche nelle quali Giuseppe si dimostrò persona leale, onesta e di fiducia per cui dopo qualche tempo fu promosso sovrintendente della casa di Potifar.

Giuseppe era giovane forte e bello ed attrasse l’attenzione della moglie di Potifar la quale lo invitò a fare l’amore con lei. Giuseppe rifiutò per non tradire la fiducia che Potifar gli aveva accordato ma la signora sentendosi offesa e rigettata decise di vendicarsi accusando Giuseppe, davanti al marito, di averla violentata per cui egli venne immediatamente imprigionato. Nella prigione Giuseppe incontrò il coppiere ed il panettiere del Faraone, imprigionati per avere offeso il loro Signore. Essi, dopo qualche tempo, fecero entrambi dei sogni premonitori che Giuseppe interpretò come la rimessa in libertà ed il ripristino del suo lavoro per il coppiere, e come la condanna all’impiccagione per il panettiere. E così fu perchè dopo tre giorni questi sogni divennero realtà.

Dopo un paio di anni il Faraone fece dei sogni premonitori. In uno di essi sognò che mentre era sulla sponda del Nilo vide salire dall’acqua sette vacche belle e grasse ed avviarsi per i campi circostanti mentre dal Nilo spuntarono altre sette vacche brutte e magre che andarono a divorare le sette vacche grasse. Ed in un altro sogno il Faraone vide, mentre era sulla sponda del Nilo, spuntare da uno stelo sette belle e piene spighe di grano seguite da sette spighe arse e vuote che inghiottirono le sette spighe piene. Turbato da tali sogni il Faraone al mattino chiamò gli indovini ed i saggi del palazzo affinchè fornissero una interpretazione ed una spiegazione di tali sogni, ma nessuno di essi riuscì a farlo. Fu allora che intervenne il coppiere reale il quale, ricordando quanto successe nella prigione un paio di anni prima, comunicò l’avvenimento al Faraone che, incuriosito, mandò a chiamare Giuseppe rimasto ancora nella prigione.

Giuseppe, sbarbatosi ed indossato abiti puliti, si presentò al cospetto del Faraone col suo spirito di sempre non indebolito dalle tante sofferenze. Dopo avere ascoltato il racconto dei sogni del Faraone Giuseppe disse che i due sogni manifestavano la volontà di Dio di voler avvertire il Faraone che ci sarebbero stati sette anni di abbondanza, rappresentati dalle sette vacche grasse e dalle sette spighe piene, seguiti da sette anni di carestia rappresentati dalle sette vacche magre e dalle sette spighe vuote. Durante la carestia, che sarebbe stata brutta, la gente avrebbe dimenticato gli anni di abbondanza per cui Giuseppe suggerì al Faraone di mettere una persona saggia a capo del paese d’Egitto affinchè raccogliesse un quinto del raccolto durante gli anni di abbondanza e lo conservasse da essere usato per la sopravvivenza durante gli anni di carestia.

Il Faraone fu colpito da tanta saggezza e dallo spirito del Divino che pervadeva quest’uomo e, con l’unanime accordo di tutti i suoi ministri, lo nominò Vicerè d’Egitto. Si tolse l’anello del comando dalla sua mano e lo infilò in un dito di Giuseppe, gli mise al collo un monile d’oro e lo rivestì con abiti di lino finissimo, designando lui come la giusta e saggia persona atta a governare il paese d’Egitto. Lo fece montare sul suo secondo carro e, assieme, lo presentò a tutto il paese d’Egitto ordinando che nessuno potesse ergersi contro la sua volontà.  E gli diede in moglie Asenet, la figlia di Potifera, grande scienziato dell’Università di On (l’attuale Eliopoli vicino alla odierna Cairo).

Giuseppe si mise all’opera e, da quell’uomo che era, governò con determinazione ed estrema saggezza su tutto l’Egitto, costruendo intorno ad ogni città degli enormi depositi ove ammassò un quinto del raccolto del grano ed altri prodotti durante gli anni di abbondanza. La sua opera rimase nella storia per l’eternità perchè quando arrivò la terrificante carestia non solo il popolo d’Egitto riuscì a sfamarsi ed a sopravvivere egregiamente ma anche i popoli dei paesi vicini che cercavano e trovarono in Egitto e nella saggezza e previdenza di Giuseppe la loro salvezza.

Questa è la parte più importante della storia di Giuseppe ma, anche se essa continua fino alla fine in modo glorioso, noi ci fermiamo quì per fare alcune considerazioni. E’ piuttosto rimarchevole che, dopo la scoperta della decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, sia stato riscontrato che questa storia era già raccontata come una fiaba ai tempi delle prime dinastie egiziane antiche, quindi la sua origine si perde nella notte dei tempi. Millenni dopo essa fu fatta propria dai compilatori della Bibbia ed è significativo il consistente numero di pagine ad essa accordato, quasi a sottolineare la grande importanza che già gli originatori le davano. Ciò ci dà l’idea che questa storia, come tante altre, potrebbe essere una delle verità svelate all’Uomo da questi antichi fondatori della civiltà umana i quali, come noto ai lettori di “Il Mulino di Amleto”, usavano trasmettere dati scientifici e verità eterne, oltre che con i monumenti, attraverso leggende e miti.

Al di là delle metafore di carattere morale che ciascuno con la propria sensibilità può ricavare da questa storia, appare piuttosto chiaro il messaggio scientifico di natura economica trasmessoci dagli antichi e che noi, facendo i finti tonti, non vogliamo capire. I sette anni di abbondanza seguiti dai sette anni di carestia significano che il progresso avanza secondo uno sviluppo a carattere sinusoidale, con alti e bassi, anzichè  come una crescita infinita, come oggi ritenuto. La storia di Giuseppe inoltre ci dice che durante gli anni di abbondanza bisogna mettere da parte, o “risparmiare”, il necessario per far fronte ai brutti periodi, che sempre seguono l’abbondanza. La stessa storia ci dice inoltre che si può e ci si deve reggere sulle proprie gambe basandosi solo su quello che si ha, evitando debiti e finanziamenti che sono una semplice scommessa e causa di rovina.

Tutto ciò è esattamente il contrario di quello che si fa o si è fatto oggi nella società occidentale  ove, credendo che il domani sarà sempre migliore dell’oggi, per soddisfare l’oggi non si bada al domani caricandosi di debiti e finanziamenti e dove quasi nessuno intraprende una qualsiasi attività con soldi propri. Ma iniziare una attività con soldi non propri, o con “finanziamenti”, e caricando nazioni intere di debiti senza fine è solo una follia dell’uomo moderno. O, meglio, è una follia dell’uomo occidentale perchè in un’altra parte di mondo si segue la filosofia di Giuseppe, cioè la crescita è fondata e costruita solo sui soldi risparmiati. E questa forbice, tra una parte di mondo che vive sul debito e l’altra parte che vive sul risparmio, che si va allargando, potrebbe diventare estremamente pericolosa.  E’  il problema del governo o controllo degli opposti e dei contrari e la storia di Giuseppe ci mostra come ciò possa essere adempiuto con saggezza attraverso l’uso della Ragione fatta di parole, numeri e spiritualità.

…….

P.S. del 15 Dicembre 2012 – A conferma ed a parziale correzione di quanto sopra descritto vale la pena di aggiungere che la storia di Giuseppe non è una fiaba. E’ la storia vera di IMHOTEP, vicerè del faraone Zoser della  terza Dinastia. IMHOTEP fu definito da alcuni come il Leonardo da Vinci egizio. La sua storia fu copiata dagli ebrei della Bibbia dandogli il nome di Giuseppe.

9 – COMPETIZIONE

Posted in ECONOMIA E POLITICA, STORIA with tags , , , , , , , , , , , on novembre 16, 2010 by beautiful41

L’idea di competizione nacque, come tante altre concezioni e nozioni, nel Cosmo. Il Cosmo, nelle menti dei giganti dall’intelligenza geniale dell’antichità, era sorgente di vita e di sapienza e per questo motivo essi lo rispettavano, lo studiavano e lo veneravano, cercando di duplicarne i movimenti e gli avvenimenti sulla Terra secondo la concezione del “come sopra così sotto”. Erano quelli i tempi lontani e remoti quando questi nostri antichissimi antenati gettavano le basi della civiltà umana.

Osservando continuamente il cielo notturno essi si accorsero che fra le tante stelle che vi erano nel cielo ce n’erano alcune che cambiavano posizione di giorno in giorno, di mese in mese, di tempo in tempo. Erano quelle che all’osservazione sembravano delle stelle vaganti. Queste stelle “vaganti” sono quelli che noi oggi chiamiamo pianeti. Ed anche oggi ad un osservatore casuale che guardi il cielo notturno ad occhi nudi risulta impossibile distinguere tra stelle e pianeti, essendo la lucentezza di alcune stelle addirittura superiore a quella di alcuni pianeti.

Queste stelle vaganti proprio perchè vagavano furono chiamate “vagabondi”. I vagabondi di quei tempi, visibili ad occhio nudo, erano Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno i quali poi furono aggiunti al Sole ed alla Luna in modo che tutti, complessivamente, rappresentassero i soli astri del firmamento che si muovevano, vagando, sullo sfondo delle stelle fisse o “imperiture” ed “indistruttibili” come le chiamavano gli egiziani proprio perchè le vere stelle erano sempre ferme e fisse. E’ da questi sette corpi celesti che in seguito furono denominati i sette giorni della settimana.

Notando che questi vagabondi si muovevano tutti in una zona di cielo a cavallo dell’eclittica essi, questi nostri remoti antenati, ne definirono i confini e ne delimitarono l’area che andava da 7° a nord dell’eclittica fino a 7° a sud dell’eclittica. Nacque così la fascia zodiacale o lo zodiaco che esiste ancora oggi ed esisterà sempre. In questa nuova fascia celeste, un pò come su di una pista di “Formula Uno” dei giorni nostri, i “vagabondi” sembravano rincorrersi l’uno con l’altro nei loro movimenti cosmici per cui si assisteva a delle vere e proprie “corse” astrali. Fu così che, per imitare le corse astrali dei vagabondi del cielo, furono istituite sulla Terra le Olimpiadi o Giochi Olimpici le cui origini risalgono appunto a molto prima della Grecia Classica e si perdono nella notte dei tempi.

Inizialmente, proprio perchè era una imitazione di quello che succedeva nel Cosmo, ai Giochi Olimpici si effettuava una sola gara: la corsa degli uomini, proprio perchè gli uomini, che stavano “sotto”, erano una miniatura degli dei che stavano “sopra”. Ed affinchè i partecipanti alla corsa non fossero discriminati si stabilì sin dall’inizio che essi partissero da una linea di base comune e si istituì la nomina di un giudice di gara che aveva potere e facoltà di annullare la gara qualora la comune base di partenza non fosse stata rispettata. Questa fu l’origine della competizione e del suo significato .

L’essenza di questa idea è rimasta invariata attraverso i millenni. Nata come competizione solo di corse, poi ampliata per includere altri avvenimenti sportivi, quest’idea si è poi propagata ad altri settori delle attività umane ed in particolare, a partire dal XIX° e XX° secolo, è entrata con forza ed a pieno titolo nel mondo commerciale ed industriale. Questa competizione in settori non sportivi però fin dall’inizio è stata caratterizzata dalla mancanza di un giudice di gara. Tale mancanza, fino a circa gli anni 70 o 80 dello scorso secolo, non ha comportato grossi inconvenienti perchè queste competizioni si svolgevano all’interno di una nazione o fra nazioni dove essendo i sistemi di vita più o meno omogenei per tipo di cultura, religione, costumi sociali ed economie, i vari partecipanti o concorrenti alla competizione erano allineati implicitamente su una stessa base comune di partenza.

Con l’avvento degli anni 70 o 80 e fino ai giorni nostri, con lo spostamento dei centri produttivi nei più diversi angoli della Terra, questo concetto di competizione ha gradualmente perso, dopo il giudice di gara, il secondo più importante elemento che giustificava ed era all’origine della parola “competizione”, e cioè la partenza dei concorrenti da una base comune. Questo nuovo tipo di competizione è quella che viene anche chiamata concorrenza sleale. In omaggio ad una libertà senza senso dovuta ad una Ragione mancante e della razionalità dei numeri e della spiritualità, come già descritto, ognuno dei concorrenti parte da dove vuole o da dove può partire e come vuole partire. E’ come se in una gara di Formula Uno alcuni concorrenti partano già da metà gara, altri decidano di partire da pochi giri dalla fine, altri ancora partano con un motore da 6000 cc e da centomila cavalli di potenza, altri ancora con 3 ruote invece di 4, eccetera.

Ma questa non è più una competizione nel significato originale che abbiamo descritto ed il termine per descrivere questo tipo di competizione non è stato ancora inventato o coniato ma possiamo solo renderne l’idea usando altre parole dai significati che più potrebbero avvicinarvisi come rapina, arrembaggio, imbroglio, furto, eccetera ma, soprattutto, cecità nel lasciare ingovernabili gli eccessi degli opposti e dei contrari con tutti i rischi che ciò comporta e contro i quali l’Uomo moderno occidentale sta andando inconsapevolmente ed inesorabilmente ad infrangersi.

8 – I NUMERI “NON CONTANO”

Posted in STORIA with tags , , , , , , , on novembre 11, 2010 by beautiful41

Queste parole, riferentesi ai numeri dell’antichità, furono dette verso la metà del XX° secolo da un professore di una università americana ad un laureando con una tesi dove il povero malcapitato si sforzava di dimostrare come man mano che si andava indietro nel tempo antico la precisione dei calcoli, deduzioni e costruzioni razionali  fosse massima o sempre maggiore. Di conseguenza, continuò il professore, se il candidato voleva avere qualche chance di successo, doveva cancellare dalla sua tesi tutti i numeri dell’antichità. Il povero malcapitato poi diventò professore di storia delle scienze e ci raccontò, oltre a quella menzionata, molte altre amenità divertenti ma tristi riguardanti la moderna concezione del pensiero razionale antico. Pagò a caro prezzo questo suo coraggio di guardare la realtà e di studiarla e raccontarla senza pregiudizi. Questo è solo un esempio emblematico, fra tantissimi e simili, che abbiamo avuto.

Era comunque già l’ultimo stadio di un pregiudizio ormai consolidato ma che si era venuto formando nella nostra cultura nei secoli passati dopo la parentesi idilliaca del Rinascimento allorchè l’archeologia iniziò gradualmente a portare alla luce tanti scritti e reperti di una lontana antichità di cui solo la Bibbia ci aveva fornito qualche accenno. Paradossalmente il classicismo greco, che pur costituì l’ideatore ed il promotore delle conquiste rinascimentali, in questo nuovo subentrato scenario costituì la causa principale, affiancata dalla religione, della distorsione e degenerazione del pensiero occidentale  perchè gli insegnamenti della sapienza in tutte le scuole vennero a stabilirsi e si basarono ed assestarono sull’idea, inizialmente la sola conosciuta ma che poi si trasformò in pregiudizio con l’avanzare dei progressi dell’archeologia, che la civiltà nacque nella Grecia Classica.

Essendo i classici Greci i supposti originatori, anche se infantili, del pensiero razionale i numeri che essi esibivano non avevano molta importanza dato che il vero pensiero razionale e scientifico, nella sua moderna concezione, iniziò solo durante o dopo il Rinascimento con la nota “scienza galileiana”. La difficoltà ad entrare nel mondo dei numeri fu poi gradualmente accentuata dalla divisione degli studi sempre più marcata fra classici o letterari e matematici o scientifici. Possiamo tranquillamente dire che oggi, all’apice di questo progressivo oblio, con l’eccezione dei soli matematici o professori di matematica, il mondo dei numeri è un perfetto sconosciuto a tutti gli altri non addetti ai numeri anche se possessori di titoli accademici di prestigio quali storia, archeologia, lingue moderne ed antiche, e tanti altri titoli similari  In definitiva possiamo dire che il rifiuto di riconoscere il mondo dei numeri dell’antichità ha poi comportato l’abbandono dello stesso mondo ai giorni nostri.

Nonostante che gli antichi ci avevano detto che essi avevano inglobato molte loro conoscenze scientifiche nella costruzione dei tanti monumenti dell’antichità questo fatto non è mai stato riconosciuto dal mondo degli Accademici ufficiali per i quali, a causa dell’accennato pregiudizio, tutto ciò è solo un abracadabra senza senso dato che gli antichi erano solo dei sognatori ed a stento sapevano contare sulle dita delle proprie mani.  E la forza del pregiudizio è sempre estremamente potente al punto da rendere l’Uomo letteralmente cieco. Questa cecità ha toccato o sta toccando il suo apice ai giorni nostri. Per cui, solo per fare un esempio, quando dallo studio delle dimensioni della Grande Piramide di Giza cominciò ad essere chiaro che questo monumento inglobava conoscenze scientifiche e/o di un pensiero razionale avanzati quali pi greco, sezione aurea, teorema di “Pitagora”, dimensioni del pianeta, schiacciamento polare, astronomia, collegamento e relazione fra spazio e tempo, allineamenti astrali precisi, ed altro che si sta ancora studiando, l’Uomo è stato semplicemente incapace a valutarne la possente realtà.

La scusa di ciò è anche dovuta all’impossibilità di reperire dei veri e propri trattati o dei libri di testo risalenti a questo antico pensiero. Ma quando, fra le meraviglie citate, noi riscontriamo che il perimetro della base della Grande Piramide è di 230,357 + 230,253 + 230,391 + 230,454 = 921,455 metri e sappiamo che questa base totale fu stabilita dal suo architetto  per rappresentare la metà di un primo di arco di meridiano all’equatore, come testimoniato da Agatarcide di Cnido, e che è oggi all’inizio del terzo millennio cristiano 921,452 metri, allora non potremmo o non dovremmo nasconderci dietro la nostra cecità e dovremmo solo inchinarci di fronte a tanta sapienza.  Perchè un primo di latitudine all’equatore è 1842,9 metri, cioè due volte la lunghezza del citato perimetro, e ciò sottintende che questi antichi signori oltre che conoscere le dimensioni del pianeta al centimetro, conoscevano anche la forma ellissoidale della stessa Terra.

Siamo invece arrivati al punto in cui su molti testi le dimensioni del citato e/o altri antichi monumenti sono stati volutamente sottaciuti o falsati per evitare di riconoscere il pregiudizio che ci ottenebra la mente. Tale pregiudizio però ci rende superiori poichè alimenta continuamente l’illusione che l’Uomo moderno è all’apice di un progresso mai conosciuto prima, un progresso che avanza a linea retta ascendente secondo un’idea evoluzionistica, anche questa “moderna”, che vede il progresso dell’Uomo come essere funzione del tempo. Per cui l’oggi deve essere per forza di cose migliore dello ieri ed il domani dovrà essere per forza di cose migliore dell’oggi. Baciato pertanto da questa inebriante superiorità, l’Uomo moderno guarda all’antichità come all’epoca dei trogloditi e non sa, poveretto, che il mondo dell’Antichità era il mondo dei giganti rispetto ai quali egli è solo un lillipuziano, ed invece di salire in alto col progresso, è caduto vertiginosamente in basso verso la barbarie.

La caduta in basso però è stata una sua scelta perchè, come abbiamo visto negli articoli precedenti, i giganti dell’antichità gli avevano tramandato l’idea che ciò che rende l’Uomo il padrone di sè stesso ed il signore del suo mondo, l’unico essere vivente a poter agognare ad un tale privilegio, è la Ragione, una costruzione adombrata dall’Intelligenza Divina come essere sostenuta, un pò come un tavolo a tre gambe, da tre pilastri fondamentali: la Parola, la Logica (o Numero), la Spiritualità. E la Ragione senza questi tre elementi cessa la sua funzionalità.  Così l’Uomo ha voluto abbandonare la Spiritualità ed ha voluto abbandonare il mondo dei numeri o la razionalità credendo che per essere emancipato, moderno ed evoluto non fossero necessari questi due elementi, dato che le nozioni dell’antichità erano solo fantasie provenienti da trogloditi sognatori.

Ma la Ragione fatta solo di Parola, senza la sicurezza dell’ancoraggio alla logica del mondo dei numeri e senza la spiritualità ispiratrice di un programma, una visione, un futuro ed un mondo di amore e di giustizia, rende l’uomo solo un blateratore di bla-bla-bla-bla senza senso, ed un animale della peggiore specie intento solo alla rapina materiale di tutto ciò che gli capiti a tiro. Nelle migliori condizioni l’Uomo moderno è voluto diventare solo uno schiavo alla mercè degli opposti e dei contrari e dei loro eccessi che, se lasciati senza governo, lo porteranno alla distruzione ed alla morte nel volgere di poco tempo.