Archivio per Alessandria d’Egitto

131 – ARCA DI NOE’ E ARGO. LA STESSA ED UNICA STORIA???

Posted in ASTRONOMIA, astronomy, EVOLUZIONE, LEGGENDE, PROPOSTE MILLENARIE, RELIGIONE, RIFLESSIONI, STORIA, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on luglio 30, 2014 by beautiful41

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Arca di Noè e Argo – La stessa ed unica storia???

L’Arca di Noè ed il Diluvio Universale sono parti di un racconto biblico del Vecchio Testamento. Tale racconto è stato diffuso in tutto il mondo a mezzo dei popoli aderenti alle fedi monoteiste risalenti a Mosè. La sua narrazione è in sostanza la descrizione di una sopravvivenza di un gruppo di persone di fronte al pericolo mortale causato da innalzamento delle acque.

Il racconto biblico di un tale evento non è il solo. Nella mitologia classica greca esiste il mito di Deucalione che, come il Noè biblico, si salvò dalle acque del Diluvio con una nave che atterrò sulle pendici dell’Etna e poi sui monti del Parnaso. In una delle versioni che riportano tale mito viene precisato che il viaggio durò nove giorni prima dell’ arrivo nei pressi dell’ Etna. Da dove provenisse questa nave non è dato sapere. Tale mito, risalente ai tempi di Zeus, Prometeo, Pirra e Pandora, attesta naturalmente la sua estrema antichità.

In tempi moderni, a seguito di scavi archeologici, si è scoperta l’esistenza di un terzo racconto del Diluvio Universale scritto su tavolette di argilla rinvenute in Mesopotamia e descriventi la storia di Utnapishtin simile in tutto e per tutto a quella del Noè biblico. Questa versione, trascritta in accadico e babilonese, risale in origine ai Sumeri che la avevano messa per iscritto la prima volta forse verso il 3200 AC.

Oltre alle innumerevoli tradizioni orali di miti e leggende, comuni ai popoli di tutta la Terra, relativi ad un tale evento, abbiamo pertanto tre racconti diversi dello stesso avvenimento redatti in lingue, contesti e tempi diversi. Ciò fa supporre una fonte originaria comune da cui sono stati tratti i tre racconti.

La versione greca di Deucalione ci fu tramandata da Omero, che ne accennò l’esistenza nell’ Iliade, ma dello stesso Omero sappiamo ben poco di attendibile. Chi ne ha parlato in maniera più approfondita e certa è stato invece Apollodoro, che studiò ad Alessandria d’ Egitto, ove nella locale biblioteca attinse questo racconto che necessariamente proveniva dagli archivi precedenti di Heliopolis (la ON biblica), ove erano conservati tutti i papiri storici egizi prima che fosse costruita la città di Alessandria d’ Egitto.

La versione biblica di Noè sembra, a giudizio di molti studiosi, essere stata copiata dalla versione mesopotamica di Utnapishtin, quando i compilatori della Bibbia si trovarono in schiavitù verso il VI secolo A.C. a Babilonia, ove essi ebbero contatto con le antiche storie locali. Tale ipotesi di copia è fortemente rigettata dai fondamentalisti religiosi biblici, i quali asseriscono che la versione mesopotamica di Utnapishtin è una versione “corrotta” della storia del Diluvio, dato che la versione biblica di Noè è l’ unica versione non “corrotta”poiché scritta da Mosè personalmente. Se diamo credito a quest’ ultima asserzione dei fondamentalisti biblici, ne consegue che anche per la versione di Noè la fonte originaria di questo racconto è Heliopolis (la ON biblica) ove noi sappiamo che Mosè fu istruito in tutte le arti e scienze egizie.

La fonte originaria della versione mesopotamica di Utnapishtin appare in tal caso incerta ma, in considerazione del fatto che i sumeri e gli altri popoli della Mesopotamia ebbero continui contatti economici e culturali con gli egizi (dai quali essi attinsero le più importanti conquiste scientifiche, fra le quali il sistema di misure lineari, angolari, e del tempo, come descritto in articoli precedenti), possiamo ragionevolmente dedurre che detta fonte originaria sia anche in questo caso il centro della sapienza millenario di Heliopolis.

Gli interrogativi del quando/dove/perché sorti da queste narrazioni sono stati tanti e, specialmente durante il secolo scorso, molti tentativi sono stati fatti per rispondere a queste domande con molte spedizioni organizzate principalmente sulle pendici del monte Ararat, con la scrittura di molti libri e con la formulazione di molte teorie ed ipotesi che potessero definitivamente stabilire la vera natura di questa storia. Ma nessun punto fermo si è potuto raggiungere, nonostante i numerosi tentativi, forse perché non si è mai guardato nella direzione giusta. Si è guardato sempre con gli occhi rivolti verso la terra e nessuno ha mai pensato che si potesse stabilire una connessione con la realtà storica di quest’avvenimento se si fossero alzati gli occhi verso il cielo stellato.

Rivolgendo lo sguardo alla volta celeste ci si può accorgere che la piu’ grande costellazione del cielo stellato è la nave ARGO (Già descritta all’articolo 101 ), immensa e composta di circa 800 stelle includenti le attuali 4 costellazioni di Carena, Vela, Puppis e Bussola. ARGO si estende per circa 60° di latitudine e 60° di longitudine dell’emisfero celeste sud. La sua storia era tanto importante che i primi pittori delle antiche cartine del cielo stellato ritennero di doverla rappresentare per l’eternità, fra le stelle, per la particolarità di una memoria catastrofica riguardante tutta l’umanità.
 
Di Argo ce ne ha parlato principalmente Apollonio Rodio, che nacque, studiò e visse ad Alessandria d’Egitto nel III secolo AC , dove fu bibliotecario nella famosa biblioteca, dalla quale lui attinse la storia di Argo; pertanto, anch’essa deriva dagli archivi precedenti di Heliopolis, la ON biblica. Nella storia o mito di Argo i legami con l’Egitto sono molto evidenti. A partire dalla fondazione sia di Argo sia dell’ Egitto stesso, quando Belo diede ai suoi due figli, Egitto e Danao, il Regno d’ Egitto e d’Arabia al primo ed il Regno di Libia al secondo. E fu lo stesso Danao a fondare Argo. Qui il mito sembra volerci suggerire che il viaggio di Argo avvenne all’inizio della storia egizia. Dal momento che le traduzioni effettuate sui papiri avvenivano dai caratteri geroglifici al greco antico, è molto probabile che la parola ARGO sia, in realtà, una traslitterazione della parola egizia ARCA e che, in sostanza, ARGO ed ARCA indichino lo stesso avvenimento.

Esse, cioè, potrebbero riferirsi alla descrizione di due aspetti dello stesso avvenimento: l’innalzamento delle acque e l’atterraggio finale nella storia dell’Arca contro il viaggio intrapreso dalla stessa nave nella storia di Argo. Questa può essere la sola spiegazione del fatto che, mentre nel cielo stellato non c’è nessun accenno dell’Arca di Noè, c’è invece tutto riguardo la nave Argo, incluso i membri dell’equipaggio più famosi, immortalati nella costellazione di Heracles (Ercole) e nella costellazione dei gemelli rappresentante gli altri membri dell’equipaggio Castore e Polluce.

Basandoci sulla cronologia dell’Egitto Antico rilasciata da Erodoto, secondo il quale Eracle visse circa 20.000 anni fa, possiamo dedurre che il viaggio della nave Argo avvenne all’incirca nello stesso periodo. Questa datazione è la meno antica fra quelle risultanti dalla stele di Palermo (25.000 anni fa) e quella data dal papiro di Torino (39.000 anni fa) riguardo l’inizio della storia egizia. Per dipingere il cielo stellato come la tela di un pittore, bisogna prima di tutto “squadrare il foglio”, come si dice, al fine di determinare le linee di riferimento principali in base alle quali poi si procede con la raffigurazione di qualsiasi cosa uno voglia dipingere. Concedendo alcune migliaia di anni a questi antichi “pittori – astronomi” per la determinazione delle linee di riferimento del cosmo, che sono principalmente l’eclittica, l’equatore celeste, i coluri equinoziali e solstiziali e la conoscenza dei moti celesti con estrema precisione, possiamo ritenere che la raffigurazione di Argo e di tutte le antiche costellazioni nel cielo stellato sia stata operata circa 15.000 anni fa.
Se la scelta della posizione di Argo nel cielo stellato non è dovuta al caso ma ad un disegno preciso, è possibile che gli antichi “pittori-astronomi” abbiano voluto segnalare con ciò che il luogo di provenienza di Argo, o Arca, situata nell’emisfero celeste sud e visibile dal Nord dell’Egitto fino all’equatore, era situato nell’emisfero sud.

In tutte le versioni che descrivono il viaggio di Argo è sempre menzionata la Libia (che a quei tempi significava Africa) quale punto di partenza, di arrivo o di attraversamento, tramite fiumi e deserti, per cui appare che l’origine del viaggio di Argo possa essere stata una grande Isola situata fra le attuali isole di Capo Verde e l’isola di Sant’Elena e/o l’isola di Ascensione, situate nell’Atlantico meridionale.

L’innalzamento delle acque potrebbe essere stato conseguenza dell’inabissamento di questa grande isola, causato dall’inversione quasi istantanea (durata poche ore) dei poli magnetici della terra, inversione attestata e testimoniata nel mito del carro di Elios ed anche dai sacerdoti di Heliopolis, quando riferirono ad Erodoto che “due volte il Sole sorse dove ora tramonta e due volte tramontò dove ora sorge”. Nello stesso mito del carro di Elios (Articolo 127) si accenna che questo sconvolgimento avveniva mentre gli Argonauti, con Argo, attraversavano il fiume Eridano, nel quale trovarono, già morto ed ancora fumante, il corpo di Fetonte. Ciò sarebbe una terza testimonianza del fatto che il viaggio di Argo avvenne durante quelle circostanze e quel periodo.

Alla luce di quanto precede, appare quindi non irragionevole ritenere, come accennato, che la storia di Argo e la storia dell’Arca di Noè siano in realtà la stessa ed unica storia.
Le connessioni della storia di Argo con tante vicende, storie e miti antichi sono molteplici, ed in questo piccolo articolo abbiamo soltanto accennato gli argomenti più importanti di questa storia, che meriterebbe una molto più lunga dissertazione.

Quest’articolo, pertanto, è una semplice offerta di una proposta di una nuova, più realistica prospettiva storica ai lettori, i quali potranno approfondirla ed anche verificarla di persona.

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130 – PESCE D’APRILE COPERNICANO – IL REVISIONISMO DELLA SCIENZA

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 16, 2014 by beautiful41

Pesce d’Aprile Copernicano – Il Revisionismo della Scienza

Lo scorso primo giorno di Aprile un annuncio singolare è stato diramato dalla trasmissione televisiva di RAI 3 – Leonardo – Il TG della Scienza. In sintesi l’annuncio informava che la scienza ritiene valido il sistema geocentrico dato che le proiezioni delle osservazioni del cosmo, partendo dall’uomo che si trova sulla Terra, determinano necessariamente un Universo Geocentrico.

Non sembrano esservi dubbi sulla autenticità della notizia. La bella signora giornalista di quel programma esprime passione e competenza per il suo lavoro e non ha assolutamente l’aria di raccontare frottole. L’annuncio quindi è una informazione vera, nuda e cruda della scienza.

Si rimane dubbiosi invece sulla capacità della scienza e della bella signora di valutare appieno l’incommensurabile vasta portata dell’importanza di tale notizia e delle implicazioni che ne potranno derivare. La sua presentazione tempistica come un pesce d’aprile sembra avvalorare questo dubbio, unitamente al timore di infondere una amara verità nelle menti non preparate a riceverla.

Dopo quasi mezzo millennio la pietra tombale si è calata sull’ignominia della rivoluzione copernicana intesa come sostituzione della visione eliocentrica con quella geocentrica. La prima rappresentava solo una nozione riferita al sistema solare ma che non poteva intaccare la coesistente superiore visione geocentrica riferita a tutto l’Universo per il semplice fatto che l’uomo vive sulla Terra e non sul sole ed è dalla Terra che ieri ed oggi sono partite e partono le proiezioni percettive di tutto l’Universo infinito nel quale il sistema solare vi occupa un punto meno che microscopico, una nullità se comparata alle infinite vastità centrate sull’Uomo e sul suo pensiero.

La sepoltura della rivoluzione copernicana ha, come per incanto, riportato in luce la antica pre-Aristotelica concezione descritta da Aristarco di Samo, e cioè che la Terra ruotava intorno al Sole e contemporaneamente ruotava su sé stessa. Questa concezione chiaramente esprimeva una visione geocentrica riferita ad una Terra libera e mobile nei suoi due moti, come lo è adesso, e non immobile al centro dell’Universo come elaborato da Aristotele.

Aristarco di Samo, vissuto circa mezzo secolo dopo Aristotele, si recò ad Alessandria d’Egitto ove, nella Biblioteca ancora in costruzione, scovò, fra i relitti della sapienza scampati alle guerre, una antica nozione riflettente la concezi0ne cosmica testè riportata. Ma purtroppo, forse a causa del carisma, autorevolezza e fama di Aristotele, egli non riuscì o non seppe imporre la antica e giusta idea e fu così che il mondo si avviò verso la nota “modernità”.

La visione geocentrica mobile, della Terra ruotante intorno al Sole, vide la nascita e la determinszione di tutti gli elementi di base della meccanica celeste quali eclittica, equatore celeste, angoli orari, ascensioni rette, equinozi, solstizi, paralleli e meridiani celesti, zodiaco, costellazioni, e così via. Il fine di questo millenario lavoro era la mappatura di tutte le stelle e degli astri in genere, cosa che avrebbe reso possibile la mappatura della Terra e la determinazione dell’unità di misura, tutte necessità di primaria importanza. Le dimensioni della Terra e l’unità di misura venivano ricavate dall’ombra meridiana del Sole che forma sempre un triangolo rettangolo la cui soluzione forniva la risposta. I numeri dicono che questo lavoro originò in Egitto, come descritto in vari articoli.

Il millenario o plurimillenario contatto con il clelo ed il cosmo, al centro della natura e dell’Universo, diede all’uomo una concezione di armonia, equilibrio, giustizia e di progresso secondo le sue leggi cicliche ed armoniche. In ottemperanza ad una filosofia di vita rispettosa di tutto ciò che lo circonda, l’uomo ricavò con la sua ragione e dalla sua coscienza le regole immortali della Civiltà per progredire pacificamenre, regole di etica che sono contenute nella “Confessione Negativa”.

Raggiunto lo scopo della conoscenza delle dimensioni della Terra e ricavando la nuova unità di misura settenaria dalla figura geometrica di un cubo, anziché dal cosmo, il pungolo della necessità si esaurì e l’uomo lasciò lentamente declinare verso l’oblio le sue conoscenze astronomiche fino a quando Aristotele produsse la prima testimonianza di regresso culturale e scientifico.

La rivoluzione copernicana capovolse i parametri aristotelici ma non fu mai neanche sfiorata dall’idea che il vero centro dell’Universo è l’Uomo, dato che è dal suo pensiero che partono tutte le proiezioni di tutte le osservazioni astronomiche. La rivoluzione copernicana, ancor più di Aristotele, ha segnato un nuovo più aberrante regresso, quasi a testimoniare che evoluzione ed emancipazione non sempre vanno nella stessa direzione. La lista dei disastri occorsi negli ultimi secoli, perduranti tuttora, è nota e troppo lunga, con guerre, predomini e fondamentalismi di ogni tipo, con liberismi e progressismi totalmente irrazionali, e dettati dalla follia alimentata da una rivoluzione copernicana illudente l’uomo di essere all’apice della Civiltà mentre invece egli era, ed è ancora, nel fondo della Barbarie.

Ma almeno siamo arrivati al cimitero dove questa immensa follia è calata nella tomba. Tira un venticello fresco di aria nuova. Le foglie sembrano veleggiare giulive. La pietà incombe. Sulla lapide si legge: “Qui giace la Rivoluzione Copernicana che visse nell’illusione che potessero esistere i moti celesti senza il pensiero”.

Alziamo gli occhi al cielo e, di colpo, vediamo che dovunque andrà nelle immensità dello spazio l’uomo porterà con sé la CENTRALITA’ UNIVERSALE DEL SUO PENSIERO, unico punto dal quale partono tutte le proiezioni percettive cosmiche.

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Altri articoli sull’argomento n. 2 e n. 5.

114 – LA MISURA DEL TEMPO

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 15, 2012 by beautiful41

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La Misura del Tempo

Questa non è una favola-verità, ma è la verità di una favola affascinante creata dall’Uomo quando, innalzatosi con la sua Ragione al di sopra dei suoi amici animali, pose, nella notte dei tempi, le fondamenta della Civiltà, Civiltà che non sarebbe potuta esistere senza avere la capacità di misurare il tempo che passa. La favola affascinante è la favola della nascita e dello sviluppo del suo pensiero razionale intorno a riferimenti cosmici ed immortali, i soli in grado di assicurare un ancoraggio eterno ed indistruttibile.

La consapevolezza di essere un elemento dell’Universo e composto di tante particelle cosmiche fu la molla che spinse l’Uomo a cercare e trovare nel Cosmo le risposte alle sue tante fondamentali domande scaturenti dall’infinita bellezza e dalle tante meraviglie dell’Universo nel quale egli aveva avuto la fortuna di viverne e rappresentarne il pensiero.

Il Tempo, come l’Amore e l’Anima, è invisibile ed impalpabile, ma esso esiste e, come per altre meraviglie tangibili dell’umana avventura, ci dà la percezione della sua esistenza con i continui cambiamenti del mondo fisico che ci circonda, dall’inverdire o ingiallire delle foglie degli alberi, all’espressione sul volto di una Donna innammorata o alla comparsa delle sue avvenenti rughe, all’alternarsi dei giorni e delle notti con le infinite tonalità e intensità di colori e luce, al variare delle stagioni. Ma in sé il Tempo, proprio come l’Amore e l’Anima, oltre ad essere invisibile, è eterno ed indistruttibile e non ha mai fine.

Essendo legato all’esistenza dell’Universo, il Tempo, nella concezione degli arcaici fondatori della Civiltà, fu agganciato al Sole, il più importante astro del nostro Cosmo, la Stella imperitura ed indistruttibile che ci dà la vita attraverso il suo calore di cui non possiamo fare a meno. Il Sole quindi, col suo movimento apparente e rotatorio intorno alla Terra, diede origine alla misura del Tempo, non solamente dando all’Uomo la possibilità di contare i giorni, ma anche di misurarne le sue parti o intervalli minori introducendo il concetto di MISURA ANGOLARE del Tempo. Ed anche quando si usavano calendari lunari i suoi giorni erano sempre giorni di Sole, col Sole che ne definiva il Tempo attraverso la sua MISURA ANGOLARE.

Il Tempo diventò quindi una MISURA ANGOLARE e tale è rimasto attraverso i tanti millenni trascorsi e tale rimarrà per l’eternità. E finanche i nostri moderni orologi atomici, di cui la moderna scienza tanto si vanta, devono essere periodicamente tarati, controllati e corretti sul movimento del Sole, e non viceversa. Il passaggio del Sole in meridiano, cioè il mezzogiorno, era ed è il momento cruciale da dove inizia tale MISURA ANGOLARE del Tempo. Da tale istante inizia un nuovo giorno atronomico, allorchè l’angolo fra il meridiano ed il Sole è 0° o 360°-

 In tale istante il Sole, nel suo perenne cammino, inizia a far scorrere la MISURA ANGOLARE, 1°… 2°… 5°… 15°… 30°… fino a completare i 360° il prossimo mezzogiorno o passaggio in meridiano. Agganciando pertanto la Misura del Tempo al Sole ed al suo movimento angolare, gli arcaici fondatori di questo sistema resero possibile quantificare qualcosa che di per sé è indefinibile e sfuggente. La Misura del Tempo quindi fu, era ed è la misura di un angolo della sfera dell’Universo e riferito al Sole. Da tali angoli citati si produssero così 4 minuti… 8 minuti… 20 minuti… 1 ora… 2 ore… 24 ore.

L’uso di tali MISURE ANGOLARI permise pertanto agli arcaici di poter contare, oltre ai giorni, anni e milioni di anni, anche le ore, i minuti ed i secondi, come più dettagliatamente descritto all’articolo n. 23 — L’Origine della Misura. L’ultima testimonianza di una avanzata concezione del tempo agganciato alla misura angolare è rappresentata dal “congegno di Antikythera”, descritto all’articolo n. 51 – I Rinnegati del Terzo Millennio, che mostra uno o più quadranti graduati e relativi al movimento degli astri nel cielo. Il congegno di Antikythera è stato paragonato dagli studiosi, per la sua meccanica e precisione, al più avanzato orologio svizzero del XIX° secolo e fu ritrovato in una nave affondata nel 100 AC.

Ipparco inoltre ci ha tramandato la nozione dello spostamento degli equinozi di 50”, secondi di arco, annualmente, o di due gradi ogni 150 anni. Senza considerarne altre, risalenti all’arcaico passato, già solo queste testimonianze indicano che la MISURA ANGOLARE agganciata al Tempo era una consolidata millenaria conoscenza. Ma dall’epoca di Ipparco, che aveva avuto accesso, come tutti i Classici Greci, solo ai resti dei relitti della sapienza millenaria recuperati e conservati nella Bibliotwca di Alessandria d’Egitto, quasi fino ai 1700, circa 2000 anni, questa conoscenza del Tempo  quale MISURA ANGOLARE scomparve dalla mente dell’uomo relegandolo nell’ignoranza del glorioso passato.

L’oblio totale del passato e l’abbandono del cielo permise a Sant’Agostino di essere ricordato per confermare questa perduta conoscenza dicendo che egli sapeva cos’era il Tempo ma non era in grado di descriverlo!! Fino a che la nebbia dell’oblio gradualmente evaporò quando i Grandi Navigatori della storia si accorsero di non conoscere le dimensioni del pianeta e di non essere in grado di calcolare la longitudine, con la conseguenza di innumerevoli naufragi e perdite di uomini e flotte. Fu allora che si risuscitarono le conoscenze di Ipparco sulla Misura del Tempo quale MISURA ANGOLARE per il calcolo della longitudine col metodo delle distanza lunari (articolo n. 44), metodo che funzionò egregiamente fra il 1750 ed il 1850.

Il Sole quindi, Grande Signore della MISURA ANGOLARE e del Tempo, gradualmente riprese il posto che gli apparteneva nel consesso dei Sovrani dell’Universo, i Principi e Dei del Pensiero, che gettarono le basi della Civiltà.

Per circa un secolo, fra la metà dell’ottocento e la metà del novecento, e ancora oggi a scopi turistici, all’Osservatorio Astronomico di Greenwich, stabilito sede del meridiano Zero e quindi del Tempo di Riferimento Universale, ogni mezzogiorno (alle 13.00 per dare tempo agli astronomi di osservare il passaggio in meridiano) si segnalava tale istante cruciale del Sole, che, con l’introduzione del concetto di Sole medio e Tempo medio, marcava l’istante di 0° o 360° della MISURA ANGOLARE del Tempo, con la caduta di un pallone color arancione brillante, in modo che tutti e tutte le navi nelle vicinanze potessero risettare i propri orologi o cronometri e pertanto essere in grado di calcolare la longitudine. In alcuni periodi e varie località ciò avveniva anche con un colpo di cannone.

Ci si accorse così che la MISURA ANGOLARE del Tempo, basata sul Sole, era strettamente connessa alla determinazione della longitudine. Ciò a causa della sfericità e della rotazione della Terra che in un dato istante ha ore o tempi diversi a seconda della longitudine delle località considerate. L’epoca d’oro di questo risveglio dall’oblio millenario del cielo si ebbe durante il periodo della radiotelegrafia allorchè i segnali orario lanciati da Greenwich potevano raggiungere via radio tutti gli angoli della Terra rendendo possibile di risettare i cronometri, vitali per la cartografia e la navigazione, se si pensa che un minuto di tempo equivale, sullìequatore, ad una distanza in longitudine di 15 primi di arco o di 15 miglia o di 27.780 metri che possono fare la differenza, in determinate circostanze, fra la vita e la morte.

La MISURA ANGOLARE del Tempo, basata sul Sole, è immortale ed accompagnerà l’Uomo per tutto il tempo in cui la sua residenza sarà il pianeta Terra. Anche quando l’Uomo andrà su Marte, o su altri pianeti, o dovunque nell’Universo, egli vi andrà con la data, ore, minuti e secondi del Tempo Universale di Greenwich e riferito alla MISURA ANGOLARE del Tempo basato sul Sole, il Sole che i Padri della Civiltà innalzarono a Signore del Tempo per l’eternità.

108 – LE IMPERITURE E INDISTRUTTIBILI – LE STELLE DELL’ANIMA

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Le Imperiture e Indistruttibili – Le Stelle dell’Anima

The Imperishable and Indestructible Stars

Questa è la descrizione del nostro viaggio nell’Universo, che prosegue immutato da millenni.

Questo mese di Cleopatra, con l’abbondanza di tante bellissime ed attraenti stelle cadenti che agitano l’immaginazione e l’anima, può essere definito il mese delle stelle. Il nuovo nome di Cleopatra dato a questo mese, in sostituzione di quello precedente che non pronunceremo più, si addice molto al generale contesto rappresentato da Cleopatra, Regina d’Egitto, amore e amante fatale di Giulio Cesare al quale la Regina tutto regalò e tutto diede in nome dell’Amore eterno e totale. Oltre a sé stessa, ricchezze, finanze, mezzi, uomini e navi dell’Egitto, Cleopatra regalò a Cesare ed a Roma le conoscenze astronomiche egiziane che permisero la riforma del calendario giuliano, oggi universale.

Oltre a quanto necessario per la riforma del calendario, Roma, presa dalle tante guerre imperiali, non ebbe mai la curiosità, la capacità, il tempo, la pazienza e la sapienza per capire ed interpretare le immense conoscenze astronomiche egiziane che andavano ben oltre il calendario e delle quali ai tempi di Cesare tanti brandelli erano ancora conservati e registrati nella antica famosa biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Gradualmente la storia, le distruzioni e le sabbie seppellirono tutto, finché, dopo circa 2000 anni, Napoleone Bonaparte, con la sua spedizione in Egitto, inaugurò l’epoca moderna delle campagne archeologiche. Con la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean François Champollion si aprì così la strada per la lettura e l’interpretazione di pressoché un infinito numero di reperti e scritti provenienti dalla notte dei tempi.

Per quanto la chiave di lettura dei geroglifici sia conosciuta, la loro interpretazione è ancora motivo di accalorati dibattiti fra gli studiosi. Non è come leggere i Promessi Sposi del Manzoni o finanche le opere di Platone. E forse è ancora lontano il giorno in cui potremo conoscere il vero significato di tante testimonianze venute fuori dalla sabbia. Possiamo forse dire che oggi abbiamo solo delle indicazioni di massima o generiche sul loro significato.

In aggiunta a ciò bisogna anche dire che gli arcaici esprimevano il loro pensiero, in special modo se trattavasi di pensiero scientifico, in modo diverso da come facciamo noi oggi o come usavano fare gli stessi classici greci. Essi usavano una maniera di esprimersi apparentemente “criptica”, sintetizzata da uno o pochi numeri, da disegni pittorici allegorici indicanti una intera dissertazione, ed in modo simile con le parole. Di ciò ci sono molte prove e testimonianza. L’impressione generale che se ne ricava è che essi volessero parlare alle menti dell’uomo molto di più che alle loro orecchie.

Questa incertezza ha fatto sì che tutti o quasi tutti gli scritti egizi ritrovati siano stati catalogati o classificati come “Formule magiche funerarie”. Ma se escludiamo che gli antichi egiziani passassero il loro tempo a comporre “formule magiche funerarie” forse potremo individuare il linguaggio scientifico e razionale sottostante ad essi.

Fra gli altri, questo sembra il caso delle Stelle Imperiture e Stelle Indistruttibili citate tante volte nei “Testi delle Piramidi”, gli scritti più antichi al mondo, narranti il viaggio delle anime dei Faraoni verso una nuova vita. Alcuni studiosi dicono che tutte, o quasi tutte, le tante citazioni astronomiche riportate sui Testi delle Piramidi sembrano essere state estrapolate in blocco da un corpo di conoscenze già belle e pronte, presumibilmente appartenente ad una scienza astronomica già formata, di cui però nessuno sa dare una datazione affidabile, e qui andiamo pertanto veramente nella notte dei tempi, molte migliaia di anni prima di Cristo o, per questo, prima della costruzione delle piramidi.

Le stelle Imperiture ed Indistruttibili sono chiaramente indicate su questi Testi come le stelle della costellazione di Orione, di Sirio come guida per raggiungerle, e delle stelle circumpolari, queste ultime cioè situate intorno al polo nord dell’asse del mondo. Ci troviamo quindi in presenza di due zone del cosmo, o sfera celeste o cielo, ben delimitate e specificate, piccole e circoscritte. Ed è sintomatico che la parte di Cosmo di Sirio ed Orione sia rappresentata dalle due più importanti figure della civiltà egiziana: Iside ed Osiride.

Sulla base di quanto descritto all’articolo “61 – Precessione degli Equinozi – Una nuova spiegazione” la Terra, assieme a tutto il sistema solare, viaggia alla velocità di circa 800.000 km/h, o 220 km al secondo, verso la direzione di Sirio, la stella più bella e lucente del cielo, la stella di Natale e la stella del Nilo. Questa direzione  del nostro viaggio cosmico è riferita a Sirio perché Sirio è la stella più lucente e visibile del cielo stellato, ma la vera destinazione o direzione del nostro viaggio potrebbe essere la vicina stella della costellazione di Orione, e cioè Rigel, il piede di Orione o il piede di Osiride, citato molte volte sugli stessi Testi.

Volendo paragonare questo viaggio cosmico a quello con il treno da Milano a Roma è un po’ come dire che andiamo a Roma (Sirio) ma scendiamo a Roma Tiburtina (Orione o Rigel). Rigel, come Sirio, è una stella australe, è la più lucente stella della costellazione di Orione e sorge o passa in meridiano circa 100 minuti prima di Sirio.

Attribuire al caso o alla coincidenza la menzione continua e ripetuta di solo queste stelle o gruppi di stelle di due piccole parti di Cosmo, fra tante stelle e costellazioni della vasta sfera dell’Universo, sembra molto poco sensato, trattandosi qui di centinaia di citazioni. Se pertanto escludiamo il caso o la coincidenza o la semplice simpatia per queste stelle, resta una sola risposta. Le stelle di Orione, assieme a Sirio come guida, marcando la direzione del nostro viaggio esistenziale, assieme a tutto il sistema solare, indicano l’importanza che esse hanno per l’uomo, quali mete del suo viaggio, rispetto ad altre stelle, unitamente alle stelle circumpolari che, determinando l’asse  del mondo e l’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica, indicano la fonte primaria dell’astronomia e la causa origine della vita sulla Terra.

Il viaggio delle anime dei Faraoni verso Sirio ed Orione era un viaggio che essi compivano da vivi, come anime viventi e come ancora noi oggi, ed esse proseguivano nello stesso viaggio dopo la morte. Queste anime si servivano anche della barca di Ra, il Sole, perchè il Sole è il conducente principale del sistema solare verso le stelle di Orione, le imperiture, imperiture perché esse sono sempre allo stesso posto da milioni di anni. I Testi delle Piramidi ci raccontano quindi del viaggio meraviglioso dell’uomo verso i confini della conoscenza, ai loro tempi ed ancora oggi.

Questo viaggio meraviglioso delle anime viventi di ieri e di oggi proseguiva nel Cosmo dopo la morte con l’attraversamento del Nilo del Cosmo, la Via Lattea, il “fiume ondulante” cosmico, con l’ausilio delle barche traghettatrici tante volte menzionate nei Testi, al fine di raggiungere l’altra riva del Nilo, o della Via Lattea, la riva orientale, per la resurrezione a nuova vita, la vita cosmica rigeneratrice, dove le anime diventavano stelle, stelle bellissime che, alimentate dalla scintilla dell’Amore Cosmico, davano inizio ad una nuova vita.

La domanda che sorge spontanea è: sapevano questi arcaici egiziani che la Terra, trascinata dal Sole, la nostra stella, ed assieme a tutto il sistema solare, viaggia nel Cosmo alla velocità di 800.000 km/ora verso Sirio ed Orione??? Tutto sembra indicare che essi sapevano, non potendo trovare un’altra spiegazione logica alla chiara manifestazione di tanta sapienza astronomica e riscoperta solo in parte dalla moderna scienza appena qualche anno addietro.

Nel frattempo, anche se noi non ce ne accorgiamo, il viaggio meraviglioso ed evolutivo delle nostre anime continua al presente verso Sirio ed Orione alla velocità di 800.000 chilometri all’ora avendo la Dea dell’Amore, Iside, come Guida chiara e lucente, affinché le anime dell’uomo possano riconoscere il messaggio tante volte trasmessoci e ripetuto che la Civiltà è fatta di Amore e Conoscenza, da sempre e per sempre.

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Questo articolo è dedicato a Cleopatra, Regina d’Egitto, ed a una Stella Imperitura.

Vedi anche N. 36 – Augusto e il nuovo mese di Cleopatra