Archivio per Argo

134 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE SECONDA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte Seconda

L’Età dell’Argento fu l’Età delle stelle, l’Età del cielo e l’Età del cielo stellato. L’uomo era avvolto dalle stelle e da tutti gli astri che lo sovrastavano in una fantasmagorica sceneggiatura naturale formata da milioni e milioni di luci di intensità infinite e variabili, di tutti i colori dell’arcobaleno, alternate e pulsanti, quasi parlanti un linguaggio chiaro annunciante e manifestante la vita e l’evoluzione dell’universo e del cosmo sopra la sua testa. Dentro tale quadro si delineava, chiara e precisa, la fascia sinuosa e ondulante della Via Lattea formata da miliardi di miliardi di stelle lontanissime e che fin da subito sembrava un fiume cosmico, la esatta controparte celeste del sottostante Nilo sulla Terra. Questo era il cielo che si poteva osservare nel clima asciutto e desertico subtropicale della Valle del Nilo dalla prima cataratta fino all’estuario sul Mediterraneo.

Questo cielo divenne l’unica occupazione per l’uomo che abitava nella Valle, ed anche la sua sola preoccupazione, perché in questa Valle si verificava un fenomeno unico al mondo: i prodotti agricoli necessari per la sua alimentazione crescevano da soli grazie alla piena annuale del Nilo, ricca di limo fertilissimo, provocata dallo scioglimento delle nevi sull’altopiano etiopico.

Libero dalla necessità di procacciarsi il cibo, sempre abbondante intorno a lui, l’uomo della valle del Nilo indirizzò il proprio interesse alla comprensione dei segreti delle stelle e di tutti gli astri del cielo, dato che appariva sin dall’inizio che gli avvenimenti che si verificavano sulla Terra erano in stretta relazione con gli avvenimenti celesti. Ciò diede origine al concetto “come sopra così sotto”, che può considerarsi il motto dell’età dell’Argento nella valle del Nilo.

Questo processo di conoscenza fu favorito e facilitato dal fatto che questa valle era completamente isolata dagli altri popoli per la presenza del deserto su entrambe le sponde del Nilo. Con l’ausilio di pozzi verticali e di aste verticali collocati in vari punti lungo tutta la valle del Nilo fino al Mediterraneo, l’uomo dell’età dell’Argento iniziò ad osservare i corpi celesti che transitavano allo zenit ed anche l’ombra del sole in corrispondenza del mezzogiorno (o passaggio in meridiano). Queste iniziali osservazioni furono in seguito ripetute in varie parti di tutto il mondo antico conosciuto e portarono alla mappatura di tutte le stelle, alla mappatura e dimensioni della Terra e all’istituzione dell’unità di misura sessagesimale.

Con i suddetti elementi di base, l’uomo dell’età dell’Argento si accinse al passo successivo, ovvero quello di dipingere la sua storia e le sue conquiste sulla tela naturale del cielo stellato. Per poter realizzare ciò, proprio come farebbe un pittore nello “squadrare il foglio” al fine di ottenere delle linee di riferimento prima di rappresentare le sue opere, così l’astronomo dell’età dell’Argento ricavò dal cielo stellato tutte le linee di riferimento principali di quella che noi oggi chiamiamo meccanica celeste: equatore celeste, eclittica, punti equinoziali, solstizi. Tali linee di riferimento furono marcate da costellazioni per essere facilmente riconoscibili e per dare così la possibilità ai pittori celesti di rappresentare e narrare circa le figure più importanti della loro storia.

Per le figure più importanti della loro storia questi antichi pittori scelsero, certamente non senza ragione, Iside ed Osiride a rappresentare per l’eternità l’importanza dell’Amore Cosmico quale parte fondante dell’evoluzione.
Iside fu fatta rappresentare dalla stella più brillante, grande e bella del cielo, ovvero la stella Sirio, per le sue nobili e divine caratteristiche. Sirio marcava con la massima precisione l’anno solare di 365,2422 giorni; sorgeva eliacalmente all’inizio della piena annuale del Nilo, evento importantissimo per la vita nella valle, e le sue caratteristiche hanno dell’incredibile perché oggi, nel 2014, a 6000 anni di distanza dalla prima testimonianza storica di tale sorgere eliacale, questa stella continua a sorgere eliacalmente ai primi di Luglio, ciò che lascia supporre che anche all’inizio dell’età dell’Argento (18.000 a.C. circa) Sirio sorgeva eliacalmente come oggi. La sua scelta, pertanto, a rappresentare la grande Iside è stata una scelta ponderata, studiata nei minimi particolari e dopo osservazioni della durata, certamente, di vari millenni.

Osiride, invece, fu fatto rappresentare dalla costellazione di Orione. Le stelle che compongono Orione, anche se non sono lucenti come Sirio, sono altamente distinguibili ad occhio nudo e sono altrettanto fisse come Sirio. La costellazione di Orione fu scelta a bisecare precisamente l’equatore celeste proprio perché Osiride fu riconosciuto regnare sia sull’Alto Egitto che sul Basso Egitto, come pure fu riconosciuto il regnante sulla Vita e sulla Morte. Osiride ed Iside, assieme, erano anche i giudici supremi che sovrintendevano all’operazione della pesatura del cuore che assegnava alle anime dei morti la destinazione nei Campi Elisi o nel fuoco, a seconda delle loro azioni in vita. Osiride apre la strada alla sua amata Iside ogni Dicembre al centro del cielo stellato per rammentare a tutti gli uomini della Terra l’importanza del loro amore che è essenzialmente il motore della vita nell’Universo.

I pittori del cielo stellato, dopo aver rappresentato Iside ed Osiride, per soddisfare la curiosità del lettore, rappresentarono una terza figura importantissima nella loro storia, che è anche parte della storia dell’umanità, ovvero la figura di Argo (Arca di Noè), di cui abbiamo già parlato agli articoli n. 101 e 131.

Le tre figure di Iside, Osiride ed Argo, essendo le sole figure storiche rappresentate sulla tela del cielo stellato, devono essere state, per tale motivo, ritenute dagli antichi egizi di un’estrema e primaria importanza.

L’età dell’Argento si concluse definitivamente verso il 3000 a.C. quando essa cedette il passo all’età del Bronzo. Varie furono le ragioni di tale passaggio, fra le quali le più importanti, forse, furono: il formarsi di varie nazioni ed imperi dell’antichità (Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani, Indiani, Cinesi, Ittiti, Ellenici, etc.), la costruzione, per la prima volta nella storia dell’uomo, delle armi di bronzo per uccidere il proprio simile, per uccidere altri popoli e per ottenere il predominio sulla Terra, ed inoltre l’abbandono dell’osservazione del cielo e l’istituzione della misura basata sul numero sette del cubito reale egiziano, il quale era un cubito di sette palmi, che si ricavava da una radice cubica (cioè lo spigolo di un cubo) e non più dal cosmo o dal cielo stellato che forniva uno spirito di equilibrio universale. Il pensiero di “come sopra così sotto” e l’Amore Cosmico, insieme con le regole della Confessione Negativa, tramontarono e lentamente svanirono, venendo così dimenticate.

Dopo circa mille anni di progressivo oblio e di declino delle regole morali e civili dell’uomo, in Mesopotamia fu istituito il Codice di Hammurabi, quello della legge del taglione e del famoso “occhio per occhio, dente per dente”, basato sulla vendetta. Sempre più dimentico della concezione dell’Amore quale forza generatrice di evoluzione, l’uomo si trovò nella condizione disperata di non conoscere nè di riconoscere la realtà dell’Universo intorno a lui.

Incapace di ragionare con la propria testa, avendone perso l’abitudine, l’uomo proseguì in questo declino  fino ad inventarsi un Dio antropomorfo che gli ordinava quali azioni compiere e quali no, dando così inizio al concetto di religione attuale. L’uomo divenne così uno schiavo del Dio antropomorfo, che fu il Dio delle religioni monoteiste esistenti tutt’ora e che si sono qualificate per secoli da sole con le rivalità belligeranti che ben conosciamo.

Nonostante tale oblio del passato, quindicimila anni non vengono cancellati senza lasciare profonde tracce sia nella memoria sia nella coscienza. Fu forse per questo motivo che in Egitto fu fondato e si sviluppò l’Ordine religioso degli Esseni Terapeuti che cercava di portare avanti confusamente ed inconsciamente l’antico spirito delle regole della confessione negativa. Il membro più importante di questo Ordine religioso egiziano fu un certo Gesù, che andava predicando, spiegando ed insegnando le idee degli Esseni Terapeuti, che erano idee di pace, fratellanza, amore e rispetto simili a quelle di Osiride di cui abbiamo già parlato nella prima parte dell’articolo. Il resto è storia conosciuta.

Della storia, poi diventata mito, di Iside ed Osiride il Cristianesimo prese le parti essenziali quali il sacrificio di Cristo-Osiride, la verginità della Madonna, il concepimento per opera dello spirito santo, la nascita del bambino Gesù saivatore, la figura della Madonna col bambino, la resurrezione di Cristo-Osiride, il giudizio delle anime dopo la morte, ma non riuscì mai a capire le implicazioni ed i significati derivanti dall’amore di Iside come descritto nella prima parte dell’articolo.

Seth, la forza demoniaca del Male, lungi dall’essere reso innocuo, si è lasciato sviluppare senza freni ed oggi è estremamente potente, munito delle armi e tecnologie più potenti e sofisticate. Il suo intento è quello di distruggere, ma solo fino a quando l’Amore evolutivo di Iside glielo permetterà.

Questo è il messaggio che appare dalla ricerca delle origini del Cristianesimo. 

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127 – IL CARRO DI HELIOS

Posted in STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 31, 2013 by beautiful41

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Il Carro di Helios

Queso affascinante racconto, con nascosto nelle pieghe delle sue parole un avvenimento naturale non ancora rivissuto dall’Uomo, fu narrato dai più grandi e antichi storici del classicismo greco, Esiodo ed Omero, contemporanei.

Il racconto narra che Fetonte era il figlio del Sole e chiese al padre Helios di poter guidare il suo carro celeste trainato da quattro focosi destrieri. Il padre Helios (il Sole) cercò di accontentarlo ed acconsentì dicendogli di condure però i cavalli con la massima attenzione e di fare in modo che le ruote del carro ripercorressero gli stessi solchi lasciati dal carro nei suoi precedenti giri. Ma Fetonte, giovane ed inesperto, non riuscì a controllare i cavalli che si lanciarono in un galoppo sfrenato inarrestabile, dirigendo il carro di Helios fuori dai solchi e verso l’ignoto, provocando una catastrofe.

Le stelle del Nord si scaldarono, il Drago si svegliò nel sudore, il Sahara diventò un deserto,gli oceani si prosciugarono, gli africani ebbero la pelle scura dal caldo, Fetonte vide lo Scorpione pronto a morderlo, quindi fu preso dal fuoco per cui intervenne Zeus che, per mettere fine a questo disastro, lo abbattè con la folgore e Fetonte precipitò nell’Eridano ove il suo corpo fu trovato ancora fumante dagli Argonauti che di lì passavano durante il viaggio con la nave Argo.

Questa storia è un consolidato mito del classicismo greco. Assieme a tantissimi altri “miti”, stupisce per la fertile fantasia di tanti autori greci che appaiono essere stati, oltre che particolarmente versati nel fabricare storie incredibili e favolose, anche intenti totalmente a questa loro unica attività di inventare storie fiabesche. E non si è mai considerato che invece queste storie fiabesche potessero essere storie di avvenimenti realmente accaduti.

E questo è il caso del Carro di Helios che, a ben guardare, è solo la descrizione e trascrizione perfetta di concreti fatti storici. Ciò è tanto più veritiero se si pensa che esiste una seconda e indipendente testimonianza, apparentemente misteriosa, data da Erodoto nelle sue “Storie” citando una informazione datagli dai sacerdoti egizi di Heliopolis, e cioè che durante l’immensa storia dell’Egitto antico il Sole per ben due volte “”sorse dove ora tramonta e tramontò dove adesso sorge””. Tale mutamento del moto del Sole, si premurarono di riferire i sacerdoti, non causò alcuna conseguenza catastrofica, né morti, perché la vita continuò a svolgersi normalmente.

Ciò che appare attraverso le parole di questa storia, come una figura che emerge dalla nebbia, è l’inversione delle polarità terrestri. La Terra roteò il suo asse, geografico e magnetico, di 180 gradi a causa di una, o più di una, fortissima scarica elettro-magnetica proveniente dal Sole che influenzò il campo magnetico terrestre invertendone le polarità. La Terra è un grande magnete ed ha le stesse proprietà di un qualsiasi magnte, come per esempio quelle dell’ago di una bussola magnetica che inverte le sue polarità, roteando di 180°, istantaneamente quando un fulmine meteorologico cade nelle vicinanze della bussola, come descritto all’articolo n. 34.

Ciò naturalmente non accade tutti i giorni ma accade periodicamente quando si verificano le condizioni di intensità e forze necessarie per questo avvenimento. Il magnetismo della Terra è alimentato e dovuto al magma di natura vulcanica al suo interno, Questo magma, per quanto fluido, è vincolato dalle dimensioni, strati diversi, e dalla crosta del pianeta stesso, per cui, quando riceve l’impulso al cambio delle polarità, trasmette questa necessità al pianeta intero il quale, libero di ruotare nello spazio vuoto cosmico, letteralmente si capovolge.

Il tempo occorrente per il capovolgimento della Terra non è precisato, ma, considerando che la distanza polo nord – polo sud è di 20.000 chilometri, si potrebbe ragionevomente ritenere che 4 ore possano essere sufficienti, con una velocità di rotazione di 5000 km/ora, per lo scambio delle polarità. Se ciò avvenisse di notte, andremmo a dormire con il Sole tramontato ad ovest e ci risveglieremmo con il Sole che sorgerebbe ancora ad ovest perché la Terra continua nella sua stessa rotazione, intorno al proprio asse anche da capovolta, e facendo tramontare il Sole ad est.

Il racconto del Carro di Helios sembra indicare che ci siano volute più di 4 ore e che l’avvenimento sia iniziato di giorno con il nord dell’asse terrestre che si inclinò progressivamente verso il Sole e verso sud, facendo soffermare il Sole, nelle vicinanze dello zenith, oltre le zone tropicali, nelle zone subtropicali, temperate, e nelle zone estreme boreali, ecco perché gli abitanti della Libia ebbero la pelle scurita, le zone deserte avanzarono, gli oceani si prosciugarono e le stelle del nord si scaldarono e il Drago “sudò”. Da considerare però che a quei tempi si intendeva per “Oceano” un fiume che circondava le estreme terre meridionali conosciute e non gli oceani di oggi.

Alla fine del capovolgimento il Sole sorgeva ad ovest e tramontava ad est definitivamente. Ma cambiarono le stelle. L’Uomo adesso era sovrastato dalle stelle dell’altro emisfero celeste. fisse ed immobili, della calotta celeste australe. Non sappiamo quale fu la nuova posizione di equilibrio della Terra dato che l’asse magnetico terrestre è “storto” e non diritto, ma il racconto di Fetonte sembra suggerire che, in sostituzione della stella Polare. o delle stelle circumpolari, adesso c’era la grossa stella australe ACHERNAR o una molto vicino ad essa, ad indicare il nuovo polo celeste.

ACHERNAR è la stella che marca l’estremità della costellazione ERIDANO, un fiume cosmico, ed il fiume cosmico per eccellenza è sempre stato, dalle più remote antichità, il Nilo o la sua trasposizione di Nilo del Cosmo che era la Via Lattea. Con il capovolgimento della Terra, cioè, Eridano fu identificata come il Nilo del Cosmo australe anche perché marcava la posizione del meridiano, o molto vicino al meridiano, come era il Nilo sulla Terra.

Finchè una nuova folgore, o forte scarica elettro-magnetica, causò il secondo capovolgimento della Terra nella sua posizione di equilibrio originale. La menzione dei due fiumi cosmici, Eridano ed il Nilo, le testimonianze indipendenti, greche ed egizie, del Carro di Helios e del mutamento della traiettoria del Sole, sembrano non lasciare dubbi sulla storicità di tale avvenimento e sulle origini egizie del “mito”.

La menzione degli Argonauti che trovarono il corpo di Fetonte ancora fumante durante il loro viaggio con Argo (articolo n. 101) inoltre lascia chiaramente intendere che l’inversione delle polarità terrestri avvenne durante quel periodo, il periodo di Eracle che, secondo Erodoto, visse 17.000 anni prima di Amasis, cioè circa 20.000 anni fa. Ed è possibile che la folgore che causò il capovolgimento della Terra fu la causa della distruzione di Atlantide, da cui gli Argonauti erano in fuga.

Non sappiamo inoltre se le “due volte” citate da Erodoto si riferiscano a due giorni consecutivi di un avvenimento occorso una sola volta, oppure si riferiscano a due diversi avvenimenti, magari intervallati da qualche migliaio di anni. Tutto quello che sappiamo è che un tale avvenimento si può ripetere in futuro durante le forti scariche elettro-magnetiche provenienti dal Sole. Un capovolgimento della Terra, però, in linea di massima, potrebbe solo rappresentare un diversivo tonificante.

119 – L’ETA’ DELL’ORO E DELL’ARGENTO

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 11, 2013 by beautiful41

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L’Età dell’Oro e dell’Argento

L’Età dell’Oro ci è stata tramandata da Esiodo che visse tra il secolo VIII ed il secoli VII A.C.. Durante tale periodo dell’Età dell’Oro, ci informò Esiodo, vivevano gli uomini “mortali” in uno stato di prosperità e abbondanza. Essi vivevano senza odio né guerre, senza la necessità di leggi, senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente, senza bisogno di cercare altre terre e senza la necessità di costruirsi case perché essi vivevano in una perenne primavera senza caldo né freddo.

Essi vivevano con l’animo sgombro da ogni angoscia, senza conoscere la miseria, la fatica e la miseria della vecchiaia, e avevano tutte le cose belle. Essi, questa stirpe di uomini “mortali”, crearono nei primissimi tempi gli “immortali” che vivevano però in cielo, fra le stelle e le tante luci dell’Universo.

Il racconto di Esiodo, come tanti altri dell’antichità, è stato classificato come abracadabra, cioè come “mito” o “leggenda”, senza alcun valore storico di realtà. Eppure, a ben guardare, Esiodo ha solo raccontato la storia, come a lui pervenne, dell’antico Egitto fin dal suo inizio.

Esiodo visse in un periodo  alla fine o agli sgoccioli della classica antica millenaria civiltà egizia. L’Egitto era stato tradizionalmente un Paese chiuso ai non egizi a causa della sua superiore civiltà. Ma, già dalla fine del secondo millennio AC, tramite i Fenici, aveva sviluppato varie relazioni con gli antichi greci, o ellenici, o “pelasgici” di quei tempi, che ne riconoscevano la grande sapienza e antichità. Basti pensare a Dodona e e  Tebe, centri oracolari istituiti verso la fine del secondo millennio AC a similitudine di quelli egizi di Siwa e Tebe.

Singolare ed indicativo è il suo racconto che gli uomini dell’Età dell’Oro vivevano senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente.  Ora  c’è una sola zona al mondo dove ciò accade, o meglio, accadeva, dato che con la costruzione della diga di Assuan ciò non succede più, ed è la valle del Nilo ove la piena annuale, apportatrice di un fertilissimo limo, permetteva la crescita spontanea di tutti i prodotti agricoli.

Inoltre questi primi uomini vivevano in una eterna primavera che è proprio il clima subtropicale della valle del Nilo ove freddo e caldo sono sconosciuti. La “creazione” degli immortali che abitavano in cielo fu la creazione, da parte di questi primi uomini mortali, di figure immaginarie di Dei, o Deità,  che scaturiva dalle loro interiori necessità di soddisfare la loro parte spirituale, mettendole in relazione con i movimenti degli astri nel cielo. Infatti Esiodo esprime una “creazione” in senso metafisico, o metaforico, e non che gli immortali furono generati dagli umani mortali.

Ad un certo punto, prosegue Esiodo, lo stile di vita felice, bucolico e naturale di questi uomini viene ad essere alterato con l’arrivo degli Dei. Tale evento traumatico determina la fine dell’Età dell’Oro e l’inizio dell’Età dell’Argento. Uno degli Dei, Prometeo, ruba il fuoco degli Dei immortali e lo concede o lo regala agli uomini mortali, ciò che suscita la collera di Giove il quale per punizione manda agli uomini una donna Dea, Pandora, che lascia fuoriuscire da un otre tutti i mali del mondo che prima erano sconosciuti perché segregati nello stesso otre.

L’incontro con gli Dei appare come un incontro fra due diversi tipi di umanità dei quali uno è in possesso di Conoscenza e Civiltà mentre l’altro è allo stato primitivo. Il fuoco di Prometeo potrebbe, in questa ottica, rappresentare il fuoco della conoscenza che viene concessa agli uomini mortali. E naturalmente questi avvenimenti erano occorsi millenni prima che Esiodo, forse in seguito ad una informazione orale, li mettesse per iscritto.

Il vaso di Pandora appare, allo stesso tempo, la parte più rivelatrice e misteriosa del racconto di Esiodo. Quello che il racconto sembra suggerire è che se vi erano delle grandissime differenze fra i due tipi di uomini di genere maschile, vi erano certamente delle differenze abissali  fra le donne dei due tipi di homo sapiens.  Pandora era una Dea, presumibilmente una bellissima donna imbevuta ed addobbata dei valori spirituali, mentali e materiali della Civiltà, quali abiti di fattura e taglio e colori bellissimi, capelli neri a riccioli di Dea, corpo curato e profumato, maniere colte e gentili, anima sublime, con orecchini e gioielli d’oro e pietre preziose, voce e comportamento vellutati e con femminilità seducente. Pandora era l’embodimento della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza.

Di contro la donna primitiva, non coperta e coi seni cadenti, non curata, pur se conducente una vita pacifica e rispettosa, rappresentava un contrasto incolmabile che suscitava ed alimentava, in entrambi i generi, sentimenti ed emozioni mai conosciuti prima, quali invidia, gelosia, vergogna, avidità, ambizione, distinzione, perdita del rispetto per sé stessi e gli altri o altre, e così via. E sono proprio questi i mali peggiori del mondo che poi, se non governati, producono i disastri planetari che ben conosciamo. I mali delle disuguaglianze del vaso di Pandora.

Dopo il turbamento iniziale dovuto all’incontro fra mortali ed “immortali”, questi ultimi, proprio perché imbevuti di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza, e proprio per salvaguardare il sano sviluppo dei “mortali”, emanarono leggi e regole che permisero un progresso pacifico plurimillenario di tutto il Paese, leggi e regole immortali di Civiltà valide ovunque ed in ogni tempo e che sono ben rappresentate dalla “Confessione Negativa”, ancora oggi il più importante Faro di Civiltà per tutti da leggere ed assimilare.

Gli Dei immortali giunti all’improvviso nella valle del Nilo erano quindi uomini in carne ed ossa e possono solo essere stati i sopravvissuti di ATLANTIDE, come abbiamo visto all’art. n. 101 – “ARGO, La Costellazione della Civiltà e la Ricerca del Vello d’Oro”, proprio perché sappiamo di come gli europei delle scoperte geografiche furono scambiati per “Dei” dagli indiani d’America, dagli Aztechi di Montezuma e dagli Aborigeni Australiani, e da altri indigeni, quando videro e incontrarono la prima volta i maestosi velieri oceanici.

E nessuno ha mai spiegato in maniera esauriente perché gli antichi egizi hanno dato la sepoltura a tante imbarcazioni, con alcune di esse vere e proprie imbarcazioni oceaniche lunghe circa 40 metri. Si è detto che queste imbarcazioni servissero ai faraoni per solcare gli oceani del Cosmo o del Nilo con le loro anime, ma esse, queste imbarcazioni, potrebbero anche significare la conservazione della memoria di antichi avvenimenti, quando gli “immortali” giunsero la prima volta nella valle del Nilo, la terra dell’Oro, come testimoniato dalla stella Canopo, il capitano della costellazione Argo, che in lingua egizia era chiamata “KAH-NUB”, terra dell’Oro, suolo dell’Oro o terra d’Oro.

In definitiva Esiodo narra l’incontro fra uomini civilizati e uomini primitivi dove i primi, pur con le difficoltà iniziali, seppero avviare una coesistenza pacifica fra i due gruppi all’insegna della solidarietà e dell’Amore.

 Gli studiosi hanno ritenuto che nel racconto di Esiodo dell’Età dell’Oro vi sia narrata, in forma diversa, la storia biblica del Giardino o Valle dell’Eden dove Eva, come nel racconto di Pandora, fu causa del peccato originale e della caduta dell’uomo. E’ vero nel senso che le due storie appaiono due facce di una stessa medaglia perché esse hanno attinto alla stessa fonte della storia dell’antico Egitto dandole però un significato opposto a quello reale della grandezza della Donna quale embodimento di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

Ma per ciò spiegare e raccontare dovrò preparare un altro articolo, per non essere enormemente lungo. Vedi quindi il prossimo articolo 120 per continuare.

101 – ARGO – LA COSTELLAZIONE DELLA CIVILTA’ E LA RICERCA DEL VELLO D’ORO

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Argo, la Costellazione della Civiltà e la Ricerca del Vello d’Oro

La più grande ed imponente costellazione del cielo, Argo, rappresentante la nave degli Argonauti che partirono alla ricerca del vello d’oro, è una nave immortale ed indistruttibile, la nave immortale dei Cittadini della Terra di ogni tempo, costruita solidamente per affrontare in piena sicurezza le tempeste millenarie dell’evoluzione e condurre il suo prezioso carico delle anime dell’Umanità verso la destinazione finale della Civiltà, ove per Civiltà si intende Amore più Conoscenza, che era il pensiero dei suoi costruttori. Il capitano di Argo è la stella Canopo, la seconda stella più lucente del cielo dopo Sirio e le due stelle indicano la direzione del meridiano, essendo Canopo giusto a sud di Sirio. L’origine del nome Canopo è l’egiziano “KAH-NUB” che significa “Terra d’Oro” o “Terra dell’Oro” o “Suolo dell’Oro”.

La costellazione Argo è veramente immensa e poderosa. Essa abbraccia buona parte della volta celeste dell’emisfero celeste sud, ed era originariamente formata da circa 800 stelle disseminate su una grande superficie cosmica. Essa è attraversata dalla Via Lattea, la Grande Madre della Vita e del Cosmo, e la sua prua è rivolta ad est. Al di sopra di questa immensa nave del cosmo, quasi ad esprimerne gli ispiratori dell’Amore e Conoscenza, c’è la stella Sirio, la più lucente del cielo e rappresentante la dea Iside del pantheon egizio, e c’è la costellazione di Orione bisecata dalla linea dell’equatore celeste, rappresentante di Osiride, amante e marito di Iside, re dei due mondi, alto e basso Egitto.

Non conoscendo tutto ciò, perchè a quei tempi la storia dell’antico Egitto era sepolta e dimenticata sotto le sabbie e non la conosceva nessuno, nel 1760 la costellazione Argo fu, per così dire, “cannibalizzata”, ad opera di un astronomo francese che la smembrò ricavandone quattro nuove costellazioni denominate Vela, Carina, Puppis e Pyxis o Bussola, le quali compaiono sulle cartine stellari di oggi. Tale smembramento però è solo un fatto di denominazione perchè le stelle del complesso di tali costellazioni sono le stesse di Argo che continua a vivere pertanto sotto falsi nomi.

Il Nilo, già dai tempi mitologici e predinastici dell’Egitto, era considerato la trasposizione della Via Lattea sulla Terra, o, viceversa che la Via Lattea fosse il Nilo del Cosmo, la “winding waterway”, il fiume ondulante del cielo. Questa trasposizione era tanto più veritiera e reale se si pense che durante quei remoti tempi della nascita della Civiltà la Via Lattea in cielo andava da nord a sud proprio come il Nilo sulla Terra. La Via Lattea cioè marcava il meridiano del Cosmo allo stesso modo come il Nilo marca la direzione del meridiano sulla Terrra. La Via Lattea ed il Nilo, quest’ultimo con l’inondazione del fertile limo annualmente, erano quindi i portatori della Vita in ogni senso ed i promotori della Civiltà.

La posizione nel cielo della costellazione Argo è pertanto una conferma che la storia ed il mito di Argo ha origini egiziane ben precise. Ed oggi possiamo tranquillamente dire che tutta la sapienza e mitologia dell’antica Grecia erano di origini egizie ed esse furono adattata al mondo greco con nomi, storie e miti grecizzati. Così certamente fu per il mito di Argo. L’equipaggio di questa nave era un equipaggio di prima classe, come diremmo noi oggi, e comprendeva Eracle che era il dio Amon o Ptah, o uno dei 12 primi Dei fondatori della civiltà egizia, assieme a Castore, Polluce, Atena o Minerva (la Neith egizia) e altri “pezzi da 90”.

Il mito narra in tutte le versioni che Atena, (la Neith egizia), che sponsorizzava la costruzione e la spedizione della nave, fornì una trave di legno pregiato, forte e resistente per essere montata sulla prora di Argo, ciò per una maggiore robustezza, sicurezza e porta-fortuna. La trave di legno era quella che in termine tecnico oggi si chiama la “ruota di prora”, un unico e solido pezzo che di solito è la parte più solida di una nave. Questa trave speciale proveniva dalle pregiate querce sacre del bosco prospiciente al centro oracolare di Dodona, notoriamente il più antico centro oracolare greco. Su una riproduzione dell’ottocento si vede la trave con una splendida polena a forma di una leonessa, e ciò esprime meravigliosamente bene il concetto di grande potenza, forza e padronanza della Conoscenza sul creato che la trave significava!!

Ma il preciso riferimento a Dodona ha un significato che va ben oltre il mito. Si tratta di un riferimento scientifico. Dodona fu il primo centro oracolare del mondo ellenico costruito verso la metà del secondo millennio AC e rappresentava il centro o tempio del “THIBBUN”, l’antico Omphalos egizio, quando la funzione ed il significato originario dei THIBBUN, o Omphalos, era già persa e dimenticata ed ormai interpretata solo come una funzione divinatoria. Ma la vera funzione originaria era, come abbiamo visto nell’articolo sugli Omphalos n. 96 – L’Unione fra Cielo e Terra, la funzione di ombelico del mondo che, mettendo in contatto o relazione il Cielo con la Terra, permetteva la determinazione dell’Unità di Misura e permetteva la mappatura del Cosmo e la mappatura della Terra. Permetteva cioè la conoscenza della geografia. La trave di Atena quindi stava a rappresentare e ricordare questa conoscenza scientifica alla base della loro civiltà.

Argo, portatore della Civiltà, portatore cioè dell’Amore e della Conoscenza, navigava verso Est alla ricerca del vello d’oro. Il suo equipaggio di giganti o di “pezzi da 90”, con Eracle, o Ercole, in testa, procedeva in vari modi, per mare a vela o remi, per terra sostenuta a spalle, e per fiumi, a seconda delle circostante. Il viaggio avvenne e fu tanto importante da essere immortalato nel cosmo con una immensa costellazione quasi a voler indicare l’unicità della più grande impresa dell’uomo. Il viaggio naturalmente avvenne ai tempi di Eracle ed Eracle, ci informò Erodoto, visse 17.000 anni prima di Amasis, cioè circa 20.000 anni fa. Questa storia, o la lontanissima memoria di essa, pertanto, fu messa per iscritto non prima dei tempi di Dodona, e non dai diretti interessati egizi, ma dai greci, circa 16.000 anni dopo il suo reale avvenimento.

La ricerca del vello d’oro era la ricerca di una nuova Nazione ove poter vivere, regnare e progredire nei valori della Civiltà, perchè la loro vecchia Nazione di ATLANTIDE era scomparsa inghiottita dai flutti, lasciando solo poche isole ancora fumanti che avrebbero poi composto l’Arcipelago delle Isole di Capo Verde. E ad est c’era il vello d’oro, la terra benedetta ove il Nilo del Cosmo combaciava con il Nilo della Terra e produceva da solo e autonomamente immense quantità di bionde spighe di grano che, alé, sembravano proprio uno sconfinato vello d’oro, unito alle acque della vita del Nilo. Era una terra benedetta che fin dall’inizio aveva precise conformazioni cosmiche e che essi, i Padri della Civiltà, nel definirne i confini, si sentirono in dovere di rappresentarla come una fetta del Cosmo sulla Terra, imbevuta dei loro valori di Amore e Conoscenza.

Quando il mito, ai tempi di Dodona, fu messo per iscritto e grecizzato con al centro la Grecia Antica ed eroi greci come Giasone,  Argo, navigando verso est, poteva raggiungere il vello d’oro situato nella Colchide, la Georgia di oggi, da sempre una terra fertile e ricca, ove il vello era stato portato da Frisso con un ariete volante, per sfuggire alla morte. Il mito greco, in sintesi, ricalcava gli elementi essenziali della vera storia dei sopravvisuti di ATLANTIDE, gli Argonauti che, sfuggendo alla morte, cercavano una nuova Nazione o Regno. L’ariete volante rappresentava anche la colomba degli “omphalos” che permetteva la conoscenza della geografia. E la latitudine delle Isole del Capo Verde, 15* Nord,  è ideale per conoscere e mappare le stelle di entrambi gli emisferi, nord e sud. 

Alcuni studiosi, riflettendo sulle vicende storiche tramandate da tanti autori classici dell’Antica Grecia, hanno avanzato l’idea che alle origini della civiltà ellenica vi siano state due concezioni opposte: quella dei selvaggi “pelasgici” matriarcali contro quella degli “olimpici”. Un pensiero cioè senza idea di civiltà contro un pensiero radicato negli dei dell’Olimpo e nelle loro imprese . Questi studiosi forse hanno visto giusto perchè nel corso dei millenni gli egizi, anche se tradizionalmente chiusi al mondo esterno a causa della loro superiore conoscenza, hanno lasciato filtrare i loro valori e sapienza al di fuori del loro Paese lasciando che molti ellenici se ne impossessassero e fortunatamente ci tramandassero.

Questo processo di trasmissione dei valori di Civiltà non è riuscito ancora a completarsi, anzi sembra essersi arrestato. Ancora oggi la Barbarie prevale sulla Civiltà, i “pelasgici” sugli “olimpici”, con gli eccessi smodati delle abissali disuguaglianze. Gli egizi, oltre a quanto lasciato razziare dai greci, essi stessi hanno sempre osservato la regola del silenzio e in tanti millenni, oltre ad Imhotep, non siamo stati in grado di conoscere un solo nome dei tanti Platone, dei tanti Euclide, che pure essi hanno sicuramente avuto. Essi non amavano la prosopopea nè amavano mettersi in mostra, o distinguersi, ma hanno lasciato tutto per iscritto nelle loro tombe e nelle opere concrete effettuate.

Dal matriarcato selvaggio dei greci siamo passati all’eccesso opposto di patriarcato altrettanto selvaggio, passando da una barbarie ad un’altra, e da un eccesso ad un altro in ogni campo, rifiutando pervicacemente l’equilibrio, l’armonia, l’assenza di eccessi ed il rispetto, così bene tramandateci con la “Confessione Negativa” che, con la sobrietà, erano il segreto della Civiltà che ha permesso agli egizi tante migliaia di anni di esistenza, con la Donna elevata al massimo livello di rispetto e considerazione, in equilibrio perfetto con l’uomo e con la natura, quasi a simboleggiare nel vivo dell’anima l’essenza della loro superiore Civiltà fatta di equilibrio ed armonia.

Argo cannibalizzata è la testimonianza più tangibile della Barbarie nella quale è precipitato l’uomo, ma essa è sempre lì, indistruttibile, mentre naviga a vele spiegate con la prora di quercia di Neith rivolta ad est, verso la direzione del Sole nascente della Civiltà, per l’eternità. Al fine di dare un segnale di riconoscimento in tal senso, i Governanti delle Nazioni dovrebbero, seduta stante, far cancellare da tutte le cartine stellari del mondo le denominazioni false di Vela, Carina, Puppis e Bussola, sostituendole con la denominazione originaria di ARGO, la nave del Cosmo che continua il suo viaggio per l’eternità per indicare ai Cittadini della Terra in ogni tempo i valori immortali dell’Amore e Conoscenza per un proficuo e pacifico progredire.