Archivio per Bibbia

124 – ZEP TEPI – IL PRIMO TEMPO

Posted in EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 3, 2013 by beautiful41

…….

ZEP TEPI – Il Primo Tempo

“ZEP TEPI” è un termine che indicava il primo tempo, nel senso di inizio o principio, della antica civiltà egizia. La menzione del Primo Tempo, “Zep Tepi”, sui testi egizi e di molti antichi storici greci e romani, non lascia alcun dubbio sulla sua storicità o sulla autenticità delle sue testimonianze. Gli storici antichi ed i testi egizi sono tutti concordi nel riportare l’immensa antichità dello “Zep Tepi”. Uno di essi, il Papiro di Torino, indica 36.000 anni addietro, cioè circa 39.000 anni addietro rispetto a noi oggi, dato che questa testimonianza del Papiro di Torino risale ai tempi del faraone Ramses.

Questa immensa antichità dello “Zep Tepi” risale in pratica ai tempi della scomparsa dell’Uomo di Neanderthal e la comparsa dell’Uomo Cro-Magnon avvenute entrambe tra 30.000 e 40.000 anni addietro, secondo quanto investigato dagli antropologi. Colpisce però la disparità di trattamento tra quanto il mondo accademico si sia dato da fare nel caso dei Neanderthal e dei Cro-Magnon, con studi, ricerche, congressi, simposii, pubblicazioni e divulgazioni per tutto il pianeta, con finanziamenti e tanto denaro pubblico e con tanti pranzi, cene e viaggi, e quanto invece dedicato allo “Zep Tepi” per il quale, anche se storicamente attestato, non si è sprecata una sola parola né è stato speso un solo centesimo di dollaro o di euro per cercare di sapere qualcosa di più sugli uomini dello “Zep Tepi”.

Le citate testimonianze riferiscono che in questa immensa antichità in Egitto regnarono gli “Dei” per circa 20.000 anni. Essi furono seguiti dai “Semidei”, dai “seguaci di Horus”, dai “Venerabili”, ed infine dagli uomini mortali. Gli uomini mortali iniziarono a regnare sull’Egitto a partire dal 5000 A.C. circa con le dinastie dei faraoni a noi conosciuti. Relegando nell’oblio e nel “mito” tutta la storia anteriore dello “Zep Tepi”, la storiografia ufficiale ha ridotto poi la datazione delle dinastie faraoniche mortali al 3000 A.C. che è quella che si studia nelle scuole e divulgata con tutti i mezzi di informazione.

Il perché lo “Zep Tepi” sia stato abbandonato all’oblio può essere forse spiegato con il credo in due convinzioni. La prima convinzione è che la Civiltà sia nata nella Grecia Classica e non prima. La seconda convinzione è che il pensiero razionale, ed il progresso, si evolva e si emancipi “gradualmente” dall’ignoranza del passato, passando continuamente da uno stadio meno evoluto ad uno più evoluto. Ma non è chiaro se queste convinzioni siano giuste o siano solo dei pregiudizi, poiché appare abbastanza chiaramente che gli “Dei” dello “Zep Tepi” ci hanno lasciato tracce inconfondibili di sapienza e saggezza straordinarie ed è veramente un peccato che esse non siano state investigate e studiate ufficialmente.

Gli “Dei” erano naturalmente degli uomini in carne ed ossa imbevuti di una grande conoscenza e civiltà ed i quali, nella loro ricerca di una terra ove stabilirsi e prosperare, incontrarono gli uomini primitivi nella Valle del Nilo. Esiodo ed i compilatori della Bibbia, senza averne l’intenzione ed a loro insaputa, ci hanno descritto involontariamente questo incontro, fra uomini civilizzati e uomini primitivi, nella Valle del Nilo (articoli 119 e 120) avvenuto nella notte dei tempi.

Questi antichi uomini civilizzati avevano concezioni intellettuali e spirituali molto avanzate e diverse dalle nostre di oggi. Essi amavano vivere a contatto quasi fisico delle innumerevoli bellezze e meraviglie dell’Universo, amavano e rispettavano la natura ed i propri simili, mentre gli animali erano considerati al pari degli uomini anche se senza ragione. Gli innumerevoli dipinti e testi ritrovati su papiri e nelle tombe non lasciano dubbi sulla loro profonda spiritualità. Il numero, cioè matematica, geometria e nozioni scientifiche, si amalgamava sempre in tutte le loro opere, ottenendone una risultante armonica e sempre piacevole. In questa visione quasi soprannaturale molta importanza era riservata ai fiori, in particolare ai fiori di loto, raffigurati in ogni dove. Tutto ciò permetteva una visione di insieme rimasta forse unica nella storia dell’uomo.

Alcuni studiosi ritengono che molte testimonianze, su testi e raffigurazioni, risalgano in realtà a tempi pre-dinastici, ai tempi cioè, anche se solo sottinteso, dello “Zep Tepi”. La grande considerazione, rispetto e venerazione per la Donna è caratteristico di questo antico pensiero al punto che in molte raffigurazioni la Donna viene dipinta come essere essa stessa il cielo o la volta dell’Universo e dalla quale l’uomo ne attinge i frutti delle sue tante meraviglie. La Donna rappresentava quindi il fiore e l’armonia dell’Universo quale massima espressione di perfezione e bellezza della vita.

La stupefacente bellezza, apparente perfezione ed armonia del Cosmo veniva replicata sulla Terra in tutte le opere architettoniche e ciò naturalmente richiedeva una profonda conoscenza dell’astronomia per poter realizzare tale perfezione. Fu in tali tempi che si usò il cielo come una tavolozza per marcare per l’eternità l’eclittica, le costellazioni, i coluri e le stelle di tutta la sfera cekeste e, di conseguenza, si definirono i confini dell’Egitto per rappresentare uno spicchio del Cosmo sulla Terra, come descritto agli articoli 15 e 33, con la demarcazione del confine meridionale sul tropico del cancro di quei tempi a 24° 00’ N in corrispondenza del bordo superiore della prima cateratta del Nilo.

Fu di tale periodo pre-dinastico dello “Zep Tepi” la creazione del più sofisticato e preciso sistema di misure che sia mai esistito su questo pianeta, semplice e sofisticato allo stesso tempo, basato sul sistema sessagesimale, riferito al Sole ed all’uomo al centro del Cosmo, con lo spazio in relazione con il tempo, ricavato dalle dimensioni del pianeta, incentrato in Egitto alla sua latitudine media di 27° 45’ N che, con il CUBITO, composto da 6 palmi, di 0,46169 metri diede origine alle unità di volume e di peso con la ARTABA di 29.160 cc o grammi che dall’Egitto fu diffusa in tutto il mondo antico a cominciare dai Sumeri e fino alla Cina, e fu da questa Artaba, creata in Egitto, che discesero poi tutte le misure dell’antichità, incluso il cubito reale, il talento, il cubito ed il piede romano, come descritto all’articolo 23.

Fu di tale periodo dello “Zep Tepi” la creazione dell’idea della Colonna che rappresentava, e rappresenta sempre, uno spicchio del Cosmo contenente il fior di loto con incluso il triangolo MR dell’armonia, per celebrare e rendere omaggio alla bellezza e all’armonia dell’Universo e al suo spirito divino.

E fu dai tempi dello “Zep Tepi” che fu installato il reticolato dei THIBBUN, poi chiamati “Omphalos” (Aticolo 96) dai greci, per tutto l’antico mondo conosciuto, fino alla Cina, al fine di stabilire l’unione fra Cielo e Terra, la mappatura del Cosmo, la mappatura della Terra, le dimensioni del pianeta e la lunghezza del cubito alle varie latitudini, con la funzione del THIBBUN, o Omphalos, di “ombelico del mondo”, l’unione della Terra con la sua grande Madre dell’Universo e della Via Lattea.

Durante i millenni dello “zep Tepi” non esistevano le religioni monoteiste odierne, che nacquero verso la fine della civiltà egizia, ma vi era una concezione “etica”, come diremmo oggi, universale e valida per tutti, che vedeva l’uomo con la sua anima e la sua ragione protagonista nello stabilire ciò che era giusto e ciò che non era giusto fare durante la propria esistenza. Pur credendo in un Dio composto di puro spirito, unico, immortale, onnisciente, onnipotente, invisibile, autogenerato, autoesistente, inscrutabile e origine del tutto (cit. Wallis Budge), l’uomo non vi faceva ricorso perché le regole di vita erano dettate dalla sua stessa anima. Tutto ciò è espresso in modo meraviglioso nella “Confessione Negativa”.

Concetti come “Non far piangere alcuna persona”, “Non inferire sofferenze”, “Non sporcare acqua corrente”, “Non parlare più del necessario”, “Non far violenza ad alcuna persona”, “Non accrescere la propria ricchezza più del necessario”, e tanti altri, testimoniano che le religioni monoteiste odierne hanno rappresentato solo una degenerazione del pensiero superiore dell’uomo dello “Zep Tepi”.

Con l’avvento delle dinastie faraoniche “mortali”, del 5000 AC, o dei 3000 ufficiali, le cose iniziarono a cambiare. Il primo cambiamento, o uno dei primi, fu l’istituzione del sistema di misure settenario, basato cioè sul numero sette, con il cubito reale lungo sette palmi (0,524 metri) anziché 6 del sistema sessagesimale. Il 60 non è divisibile per sette e di conseguenza il sistema integrato ed interconnesso con un facile passaggio da una misura all’altra del passato, non era più praticabile. Per esempio un primo di arco sulla superfice terrestre era definito da 6000 piedi, ed un minuto di tempo (o la corrispondente misura angolare del cosmo di 15’ di arco – per intenderci, metà diametro lunare) era definito da 60.000 cubiti e questa facile corrispondenza con multipli e sottomultipli di 6 e 60 e 360 fra piedi e cubiti di unità diverse non era più possibile con un cubito ed un piede settenario di lunghezza diversa.

Il sistema settenario gradualmente porterà, oltre alla babele di piedi e cubiti, all’oblio dei THIBBUN che, già nel secondo millennio A.C., divennero “centri oracolari” di divinazione, ed anche al graduale impoverimento delle conoscenze astronomiche. L’uomo ormai si era staccato dal Cosmo ed iniziò a vagare senza più riferimenti precisi ed immortali. Fu in tale oblio che nacquero le moderne religioni monoteiste che, ignare dello spirito universale dello “Zep Tepi”, si inventarono tanti Dei antropomorfi, imperiosi e fantasiosi, uno per ogni popolo, dove il mio Dio è meglio del tuo, contribuendo ad alimentare una perdurante irrazionalità. Finchè l’uomo europeo, venuto in possesso di quanto Pitagora, Euclide, Platone ed altri greci riuscirono a racimolare fra i relitti della antica sapienza e saggezza, iniziò un nuovo cammino.

La strada è ancora molto lunga, ma almeno vediamo la luce dei valori e dei riferimenti immortali della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza, dello “Zep Tepi”.

…….

…….

120 – IL GIARDINO DELL’EDEN

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RELIGIONE, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 15, 2013 by beautiful41

…….

Il Giardino dell’Eden

Il Giardino dell’Eden, raccontato nella Bibbia, rappresenta l’altra faccia della medaglia relativa alla storia narrata da Esiodo, descritta nel precedente articolo 119, in merito all’Età dell’Oro  e dell’Argento allorchè si incontrarono nella Valle del Nilo degli uomini in possesso di Civiltà, gli Dei, e degli uomini primitivi senza Civiltà.

La Bibbia ci dice che i primitivi Adamo ed Eva furono messi a vivere nel Giardino dell’Eden, una terra felice dove essi vivevano nudi e senza la fatica di coltivare la terra ,e conducevano una vita senza angoscie di qualsiasi tipo.

L’ambiente dove si svolge questa storia è implicito nello stesso racconto e ricalca quanto già detto da Esiodo, ed è la Valle del Nilo, per clima e caratteristiche agricole naturali dove, ci dice la Genesi, il secondo fiume del Giardino dell’Eden, Gihon, circonda tutta l’Etiopia, cioè l’Africa, confermando così che Gihon è il fiume Nilo e che pertanto il Giardino dell’Eden è la stessa Valle del Nilo di Esiodo. Ma mentre Esiodo si trovava in Beozia, nella Grecia Classica, i compilatori della Bibbia, quando iniziarono a scriverla, circa due secoli dopo Esiodo, si trovavano in Babilonia, nella Mesopotamia, dove, oltre per quanto sarà in seguito esposto, citando anche i fiumi Tigri ed Eufrate quale ambiente del Giardino dell’Eden, era per essi un necessario atto di adulazione verso i governanti locali con i quali essi, i compilatori della Bibbia, avevano tutto l’interesse a sviluppare relazioni cordiali, il loro beneplacito e la loro gratificazione.

I guai, come in Esiodo con Giove, cominciano quando arriva Dio a dare ordini a destra e a manca per ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare. Come sappiamo Dio ordina di non toccare i frutti dell’albero della conoscenza, piantato al centro del giardino, ma Eva invece, istigata dal serpente, ne mangia e ne offre ad Adamo che fa altrettanto.Ma, contrariamente ad Esiodo che sviluppa una narrazione pacata senza ombra di odio né cattiveria dell’anima, il Dio del Giardino dell’Eden interviene con una ferocia sbalorditiva ed ingiustificata da far rabbrividire ed impallidire uomini come Attila, famoso per la sua crudeltà e spietatezza.

Con le invocazioni di maledizioni sul serpente, con invocazioni di odio ed inimicizia fra la donna ed il serpente per tutte le generazioni a venire, con la condanna della donna ai dolori del parto per l’eternità, con l’attribuzione solo all’uomo del desiderio della donna, con la condanna della donna ad essere la schiava dell’uomo, con la maledizione del suolo calpestato dall’uomo, con la condanna per l’uomo a lavorare la terra piena di spine e rovi con fatica e sudore, con la condanna a morire ritornando nella polvere da dove si era originati, con la condanna a coprirsi con pelli di capra, con la definitiva cacciata dell’uomo e della donna dal Giardino dell’Eden, con la instaurazione di Cherubini muniti di spade fiammeggianti a guardia dell’albero della vita affinchè non si avvicinasse l’uomo ora in possesso di conoscenza, il Dio del Giardino dell’Eden, nel dissociarsi dallo spirito di pacatezza di Esiodo, mostra tutto il suo odio viscerale e rancoroso verso i poveri malcapitati Adamo, Eva ed il serpente.

Ma perché questa follia nel comportamento di Dio???

I compilatori del Vecchio Testamento si trovavano in terra Mesopotamica dove si era sviluppata nei secoli una concezione di civiltà basata sul codice di Hammurabi e cioè una concezione di vita basata sulla vendetta che fu all’origine della locuzione “Occhio per Occhio – Dente per Dente” che è anche chiamata “la legge del taglione”, una concezione di vita cioè basata sulla violenza e sulla spietatezza e che era quindi una concezione di Barbarie anziché una concezione di Civiltà. Durante quei tempi della scritturazione biblica l’antica civiltà egizia era già tramontata e gli imperi mesopotamici, babilonesi e persiani, avevano conquistato lo stesso Egitto ed i Paesi del Vicino Oriente sul Mediterraneo ed essi, gli imperi mesopotamici, erano le potenze dominanti del mondo conosciuto di quei tempi.

Il tramonto e la decadenza dell’antica civiltà egizia portava con sè l’oblio progressivo dei suoi antichissimi valori fondamentali e che erano valori basati sull’amore, sul rispetto per i propri simili e per la natura, sull’equilibrio, sulla sobrietà, sulla giustizia, sulla totale non violenza e sull’assoluta equiparazione fra uomo e donna. L’oblio di questi valori, completamente opposti a quelli mesopotamici del Codice di Hammurabi, rappresentò una grande perdita per l’umanità intera. Gli scritti ove erano riportati questi dimenticati valori di Civiltà finirono sotto le sabbie e vi sarebbero rimasti fino a che Napoleone Bonaparte, oltre due millenni dopo, inaugurò l’era delle campagne archeologiche.

A compendio e conseguenza di tale generale oblio svanì la conoscenza dello spirito di profonda sapienza  che era dietro alle apparenze esteriori di animali e raffigurazioni sacre che, in tal modo, diventavano degli abominevoli oggetti o figure di “idolatria”. Così certamente fu per il serpente che nella antica civiltà egizia era tenuto in grande considerazione perché rappresentava l’evoluzione cosmica dei milioni o miliardi di anni dell’Universo con il suo, o suoi, “Big-Bang”. Il serpente rappresentava l’immortalità ed una nozione scientifica di altissima sapienza, e per questo motivo esso, il serpente, era raffigurato come un cobra sui copricapi reali dei faraoni a simbolo della loro immortalità.

I compilatori del Vecchio Testamento, inoltre, erano i discendenti di persone che nei secoli precedenti si erano esiliati o erano stati esiliati dall’Egitto. Il loro stato d’animo era come quello di chi, oggi, avendo lavorato per lungo tempo con una società, o corporazione, o istituzione,con la quale, litigando per vari motivi e sbattendo la porta licenziandosi, si trova costretto a cercarsi un nuovo lavoro con un’altra società, o corporazione, o istituzione. Ed è comprensibile e naturale che quet’uomo, nell’accingersi a scrivere le sue memorie, possa mettere in risalto i valori della nuova società a detrimento e discredito della società con la quale aveva lavorato in precedenza.

Se consideriamo che Dio ha da curare cose ben più importanti di quelle di mettersi a dirigere le operazioni in un giardino, allora tutta la storia del Giardino dell’Eden diventa la storia dell’incontro nella Valle del Nilo fra gli uomini primitivi, Adamo ed Eva, ed un uomo civilizzato, nel senso di un uomo in possesso di conoscenza. I valori della civiltà di cui quest’uomo è imbevuto sono però i valori di civiltà mesopotamici di odio e spietatezza risalenti al codice di Hammurabi, che i compilatori della Bibbia si sono sentiti in dovere di rappresentare, forse senza rendersi conto che descrivere Dio del Giardino dell’Eden come un Attila, vendicativo, cattivo e spietato, era come costruire una casa sulla sabbia: prima o poi sarebbe crollata o non avrebbe tenuto.

Fu così che l’incontro avvenuto nella Valle del Nilo fra i sopravvisuti di ATLANTIDE e l’uomo primitivo, che fu all’origine della antica civiltà egizia e del mondo moderno, fu raccontato molti millenni dopo nella Genesi in maniera volutamente mistificata, all’insegna della imposizione perentoria da padrone a schiavo, della prepotenza, dell’esclusione, dell’odio, della vendetta e della barbarie dei valori mesopotamici.

E questo era al contrario cioè del racconto di Esiodo ove il turbamento e le difficoltà iniziali, scaturiti dalle enormi differenze fra uomini civilizzati e uomini primitivi, furono affrontati con l’emanaione di leggi e regole basate sul rispetto, sulla non violenza, equilibrio, giustizia, sobrietà, amore, perdono, innalzamento della donna ai più alti livelli mai più raggiunti nella storia dell’umanità, valori questi che scaturivano, invece che da una volontà impositiva come nella Bibbia,  dalla coscienza e dall’anima immortale dell’uomo che, al centro dell’Universo, con la sua ragione, ricavava da solo le leggi e regole immortali della vita evolutiva e che erano anche le uniche e sole condizioni della Civiltà valevoli dovunque ed in ogni tempo, regole e leggi che furono emanate la prima volta dagli egizi con la “Confessione Negativa“.

I danni fatti principalmente alla donna,oltre che all’uomo, al serpente ed alla natura da questo Attila delle scritture sono ormai non più riparabili, date le infinite guerre e disastri planetari fomentati da una mistificazione della storia. Ma i veli di Iside si sono ormai alzati sulle tenebre dei pregiudizi mostrando tutta la grandezza e la meravigliosa belleza della Donna e della sua anima, intatta, come glorificato agli inizi della Civiltà egizia designando Iside, una Donna, a rappresentare Sirio, la più bella e lucente stella del cielo, quale più alta espressione ed embodimento di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

73 – IL DILUVIO UNIVERSALE

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on ottobre 24, 2011 by beautiful41

……

Dagli studi scientifici del genoma umano abbiamo saputo che tutti i DNA di tutti gli uomini del pianeta mostrano che nell’antichità si sono verificati non uno, ma più “bottlenecks” o “colli di bottiglia”. Ciò significa che non una, ma più volte, nel passato, l’uomo ha fronteggiato una quasi completa estinzione dalla quale solo pochi sopravvisuti si sono salvati andando a ripopolare ogni volta abbondantemente la Terra.

La storia biblica dell’Arca di Noè si è quindi ripetuta più volte. E questo lo dice la scienza, e non la Bibbia!! Si può presumere quindi che ogni volta questa storia, che è reale e non immaginaria, si sia verificata con elementi diversi: con l’acqua, col fuoco o alte temperature, col freddo o basse temperature, con malattie o epidemie, eccetera. Ogni volta c’è stato un piccolo numero di sopravvisuti a queste catastrofi planetarie dei quali la Bibbia ci ha trasmesso la conoscenza di solo uno di essi.

E’ mai possibile che questa storia si ripeta con elementi diversi da quelli citati??? Sembra proprio di sì e l’elemento nuovo che potrebbe dare il via alla catastrofe è proprio la crisi economica in corso. I governanti delle Nazioni fanno di tutto per occultare questa realtà per evitare grandi paure, ma i fatti che si accumulano sembrano sempre più sconvolgenti e giganteschi. Vediamo di descrivere quindi cosa bolle veramente in pentola.

Dal New York Times abbiamo saputo che una banca belga, la Dexia di Bruxelles, è fallita ben due volte. La prima volta all’inizio della crisi, nel 2008, e la seconda volta pochi o alcuni giorni addietro. La prima volta fu risuscitata nel mezzo del frastuono generale legato alla Lehman Brothers americana. ma senza rendersi ben conto di che cosa ci fosse sotto. Questa seconda volta però, anche se ufficialmente ancora salvata dai governanti e dalla banca europei, il suo salvataggio ha portato in superficie una nuova sconvolgente verità di cui finora si sospettava solo molto vagamente l’esistenza.

Questa nuova realtà venuta in superficie con la banca Dexia è concettualmente piuttosto semplice da capire ed è che più o meno tutte le banche europee, nel concedere nel passato i tanti prestiti e “finanziamenti” ai loro clienti, si sono indebitate a catena con altre banche europee ed extra europee, confidando in una crescita continua. Complessivamente questa immensa quantità di debiti e crediti avvolge come un groviglio pressocchè tutto il pianeta e principalmente nella sua parte occidentale.

Venendo a mancare la crescita continua, come per il passato fino al 2008, adesso le banche rischiano il collasso a catena perchè i loro clienti, a cui erano stati concessi prestiti e finanziamenti, non sono più in grado di restituire quanto dovuto. Insomma quanto successo a breve termine con il collasso dei mutui sulle case si sta ripetendo, come un’onda lunga, sul cuore dell’economia globale. Per quanto sia difficile sapere a quanto ammontino tali insolvenze perchè ciascuna banca cerca di mantenere riservati i propri dati contabili, il New York Times stima che, oltre alle misure già messe in atto dai vari governi per affrontare la crisi, occorrerebbero ancora circa 4 “Trilioni” di dollarri per fronteggiare questa nuova realtà.

Ora 4 “Trilioni” sono solo una stima di dati difficili da quantificare, potrebbero cioè essere molti di più. Ma, attenendoci a questa stima, vediamo di vedere ciò cosa significa. I milioni sono milioni, cioè cifre a sei zeri; i “billions” sono miliardi, cioè cifre a 9 zeri; i “trillions” o trilioni sono migliaia di miliardi, cioè cifre a 12 zeri. Già la testa comincia a farsi prendere dalle vertigini!! Considerando il numero degli abitanti dell’Europa 300 milioni, incluso bambini e neonati, e considerando euro uguale dollaro, questi 4 “trilioni” fanno circa 15000 euro a testa. Considerando il numero degli adulti 200 milioni, solo circa il 20% di essi potrà considerarsi benestante o ricco da poter sopportare il peso del salvataggio delle banche. Ciascuno di questi 40 milioni di europei dovrebbe cioè pagare 100.000, centomila, euro a testa.

Ed appare logico pensare che i 4 “trilioni” di oggi potrebbero diventare 40 “trilioni” se la tanto auspicata e attesa crescita dovesse riprendersi fra 10 anni, portando il costo del salvataggio ad un milione di euro a testa per ciascuno dei 40 milioni di cittadini europei che se lo possono permettere. Appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di Diluvio Universale incombente su di noi. E, come per le precedenti catastrofi, si fa di tutto per mettere la testa sotto la sabbia e far finta che tutto ciò non esista. Prova di questa follia ne sono i nostri governanti che continuano a fare sfoggio dei loro smaglianti sorrisi in mezzo a tanta distruzione.

Si può fare qualcosa per salvare il salvabile??? Sì, forse si potrebbe, se si trovasse il coraggio di disconoscere i paradisi fiscali, dichiarando illegale la loro esistenza, e contemporaneamente e gradualmente, ma rapidamente, abbassare la tassazione generale per il lavoro, le imprese ed i cittadini ad un più fisiologico 2% totale, come nel ricco Sud dell’Italia prima dell’Unità, come nella ricca Svizzera, e come in altri Paesi similari. Assieme a tanti altri provvedimenti di cui potremo parlare nei prossimi articoli.

39 – GESU’ E L’ORIGINE DELLA CIVILTA’ – UNA NUOVA VISIONE

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, PREGIUDIZI MILLENARI, RELIGIONE, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 23, 2011 by beautiful41

In questa ricorrenza pasquale celebrante la morte e la resurrezione di Gesù viene quasi spontaneo di fare una seria riflessione sui suoi insegnamenti e sulla sua vita ed i loro significati, cercando di trovare un punto fermo a cui aggrapparsi dopo che, a partire dallo scorso secolo principalmente, tante opinioni diverse sono state scritte e presentate al pubblico riflettenti tanti orientamenti e convinzioni diversi che hanno reso l’argomento e la figura di Gesù fonte di dibattiti infiniti ed inconciliabili.

Al di là di quella che è la fede religiosa che ciascuno di noi si porta o non si porta nella propria anima e meritevole del massimo rispetto in entrambi i casi, un atteggiamento razionale sulle vicende di Gesù oggi dovrebbe essere, contrariamente al passato, facilitato dalle tante conoscenze e nozioni scaturite da due secoli di tante campagne archeologiche. Queste nuove conoscenze sembrano indicare una realtà abbastanza chiara e delineata che solo per pigrizia mentale, pregiudizi e arretratezza culturale l’uomo rifiuta pervicacemente di riconoscere.

Da queste campagne archeologiche si è manifestata con chiarezza l’esistenza nell’antichità di due concezioni di vita, di progresso e di civiltà totalmente diverse, una cioè in opposizione con l’altra. Due gruppi di uomini con idee e sentimenti totalmente divergenti. Queste idee e sentimenti divergenti e opposti, se le parole hanno un significato, sono rappresentate abbastanza bene da quelli che si possono considerare i loro più tipici prodotti o creazioni, e cioè la “Confessione Negativa” da un lato ed il “Codice di Hammurabi” dall’altra parte.

La “Confessione Negativa” è molto più antica del “Codice di Hammurabi”, e, leggendola e rileggendola, non si può non constatare uno spirito d’amore, di pace, di rispetto e di equilibrio dell’uomo nel suo mondo che pervade queste Confessioni. Quasi una assillante preoccupazione dell’uomo di non arrecare danni di qualsiasi tipo al suo simile, oltrechè alla natura. In parole povere non si può non riconoscere che lo spirito degli insegnamenti di queste “Confessioni” sia lo stesso spirito degli insegnamenti di Gesù con le sue tante parabole e citazioni improntate tutte al concetto di “ama il prossimo tuo come te stesso” Lo spirito dei Vangeli pertanto appare lo stesso spirito degli insegnamenti originali di civiltà dei primi civilizzatori esistiti sulla nostra Terra.

La storia di Giuseppe e i suoi fratelli, della stessa antichità delle ” Confessioni” fa risaltare ancora di più lo spirito di condivisione, di perdono, di rispetto, di equilibrio e di non-violenza che è alla base di questo pensiero antico che è anche il primo pensiero dell’uomo di cui si abbia conoscenza. Questo spirito è lo stesso spirito di cui è pervaso il concetto del “Maat” già descritto in vari articoli. E questo spirito è lo stesso che pervade tutti gli insegmanti del Nuovo Testamento della Bibbia e dei Vangeli di Gesù. Molti numerti espressi da Gesù sono numeri sessagesimali, come sessagesimali sono le 42 “Confessioni”, e la numerazione sessagesimale era, come abbiamo visto in altri articoli, il linguaggio dei primi creatori della Civiltà. Sappiamo inoltre dagli stessi Vangeli che Gesù apparteneva alla setta degli Esseni i quali portavano avanti insegnamenti, credi, riti e regole egiziane , originate in Egitto nei secoli precedenti. Appare quindi con chiarezza l’appello di Gesù a riferirsi a questi originali antichissimi, già per lui, insegnamenti dei Padri della Civiltà.

Le testimonianze archeologiche ci dicono quindi, se le guardiamo senza pregiudizi, che la Civiltà è nata all’insegna dell’amore, del rispetto, della pace, dell’equilibrio ed assenza di eccessi. Questi stessi concetti e principi, alla base delle originali concezioni Egiziane, sono stati ritrovati nella estrema mitezza della giustizia dei Sumeri, contemporanei degli antichi Egiziani, Sumeri che prevedevano pene fatte solo di ammende amministrative per i reati commessi. Insomma, fra Egiziani e Sumeri, una specie di paradiso dove la malignità, le guerre, gli odi ed i crimini spietati non esistevano. Entrambi, questi Sumeri ed Egiziani della prima ondata di civiltà, usavano il sistema di numerazione sessagesimale Una nozione curiosa saltata fuori dagli scavi archeologici è che i Sumeri definivano loro stessi come “il popolo dalla testa nera” ma questa notizia, forse per pregiudizi razziali, non è mai stata investigata nè spiegata.

Alla scomparsa della prima ondata di civilizzatori di Egiziani e Sumeri “pacifisti”, come diremmo noi oggi, apparve per la prima volta nella storia conosciuta una strana nuova concezione di civiltà con idee opposte a quelle menzionate. Apparve il “Codice di Hammurabi”. Questo “Codice” fa venire la pelle d’oca solo a leggerne i tanti riassunti e sommari degli studiosi che ne hanno investigato il contenuto. Questo “Codice” è intriso di vendetta e spietatezza, è il codice della “legge del taglione”, come comunemente la si chiama, ed è il codice ed il concetto dell’occhio per occhio e dente per dente. Insomma da una concezione di vita e di progresso basata sull’amore, assenza di odio, rispetto ed equilibrio fra i propri simili e la natura, si passò ad una concezione opposta di odio, crimini, guerre, vendetta e morte. Io ammazzo te e tu ammazzi me. Oppure chi di spada ferisce di spada perisce. Dal Paradiso si passò all’inferno, anche se il pensiero e lo spirito del “Codice di Hammurabi” non ebbero la forza di travolgere e cancellare lo spirito ed il pensiero di civiltà della Confessione Negativa che continuò, in qualche modo imperterrita, in sordina ed in silenzio, il suo cammino immortale. E questo “Codice di Hammurabi” è reputato all’origine della cultura giudaico-cristiana!!

Ciò perchè questa nuova concezione, rappresentata dal “Codice di Hammurabi” o dalla “legge del taglione”, fu all’origine del Dio del Vecchio Testamento, del Dio rancoroso, di parte e vendicativo fino all’eccesso di protrarre la sua vendetta fino alla settima generazione ed oltre. Appare pertanto che il collocamento di questi due testi, I Vangeli ed il Vecchio Testamento, così diversi ed opposti in un unico libro denominato “Il Libro” o “Bibbia” o “Sacra Bibbia” è stato, fra i tanti abbagli dell’uomo descritti in questo blog, l’abbaglio più grande in assoluto perchè ha mischiato i messaggi d’AMORE con i messaggi di ODIO, i messaggi di PACE con i messaggi di GUERRA, i messaggi di VITA con i messaggi di MORTE, i messaggi di PERDONO con i messaggi di VENDETTA, i messaggi di INCLUSIONE con i messaggi di ESCLUSIONE, i messaggi di CONCILIAZIONE con quelli di CONTRAPPOSIZIONE, i messaggi di EQUILIBRIO con i messaggi di ECCESSI, i messaggi di CONDIVISIONE con i messaggi di AVARIZIA, eccetera,creando così una confusione disorientante nella quale siamo totalmente immersi e dalla quale non siamo ancora usciti. Insomma la Bibbia come la conosciamo ci ha regalato il pregiudizio che esistono due diversi Dio, il Dio della vendetta ed il Dio del perdono, ma la Civiltà appartiene ad uno solo di essi, quello del perdono, dell’equilibrio e della “Confessione Negativa“, della bellezza e dell’Armonia.

E la storia del giardino dell’Eden, del peccato originale e della donna, oltre a tutto il resto, riflette chiaramente la concezione del dio antropomorfo, impositivo, vendicativo, dell’esclusione e dell’odio, del Vecchio Testamento, improntato allo spirito di inciviltà del “Codice di Hammurabi” e della “legge del taglione”,  in opposizione allo spirito di civiltà della “Confessione Negativa“.

Non sappiamo, in questo cambio totale di pensiero, quanto abbia inciso il sistema di numerazione usato, ma è un fatto che durante quel periodo di iniziale progressivo abbandono del pensiero originale arcaico il sistema di numerazione si volse gradualmente verso il sistema settenario, di base 7, che facilitava la soluzione di problemi di quadratura, cubatura e di circonferenza. Fu in quel periodo che fu costruita la grande Piramide di Giza basata su un rapporto di 7 a 11 derivante da un rapporto di 22/7 per il Pi greco di 3,14. Naturalmente gli avvenimenti millenari hanno reso questa storia molto più complessa di quella delineata, anche perchè il Vecchio Testamento è stato, per così dire, “addolcito” infilandovi, compiendo un “plagio”, molte storie appartenenti al mondo culturale della civiltà egiziana, rimasta, nel complesso più fedele agli insegnamenti originali dei Padri della Civiltà. Ma non si può negare che, a grandi linee, il quadro del nostro passato sia abbastanza chiaramente definito e inconfutabile.

La denominazione di “Vecchio Testamento” appare oltretutto, in questa prospettiva, del tutto fuorviante poichè il Dio dell’Amore, dell’Equilibrio, della Giustizia e dell’Armonia  di Gesù, dei Padri della Civiltà e della “Confessione Negativa” esisteva già da tempi antichissimi quando la concezione del Dio antropomorfo e vendicativo del Vecchio Testamento non era ancora nata ed il “Codice di Hammurabi” era ancora di là da venire e da essere concepito.

La “Confessione Negativa”, elencata per intero all’articolo n. 35,  è bellissima, semplice e scevra da odio e vendette, e viene da chiedersi perchè non le sia stata accordata la giusta risonanza dopo la sua decifrazione e scoperta!! Da più parti spesso la si paragona ai nostri “10 Comandamenti” ma in questo paragone si staglia ancora di più la lillipuzianità e l’arroganza impositiva dei 10 Comandamenti verso l’impareggiabile grandezza di umiltà e rispetto per il creato della “Confessione Negativa”.

I danni fatti all’umanità dal pensiero giudaico-cristiano del “Codice di Hammurabi”, camuffato sotto le spoglie della modernità, della libertà infinita e della supremazia,  sono noti a tutti ma, tutto sommato, hanno forse reso lo spirito di Civiltà immortale della “Confessione Negativa“, come un potente faro nella nebbia, un riferimento ancora più chiaro e sicuro per l’umanità nei tempi a venire.

Forse l’unico testo dei Vangeli che accenni alla distruzione, alla morte ed alla guerra è il libro dell’Apocalisse di Giovanni, ma è opinione di molti studiosi che questo racconto di odio e di violenza risalga ai Profeti del Vecchio Testamento, avvolti nella cultura della vendetta già descritta. I Vangeli narranti la parola di Gesù sono quindi, se questa interpretazione o visione è giusta, le uniche vere testimonianze dei messaggi immortali dei Padri della Civiltà. Questi messaggi, al di là dell’abracadabra di religione, sono messaggi razionali ideati da menti razionali che ripetono tante volte ed in tanti modi sempre le stesse cose razionali, e cioè che il progresso pacifico si può ottenere solo sulla base della condivisione, dell’equilibrio, dell’assenza di eccessi, della conciliazione o perdono, del rispetto ed in definitiva dell’Amore. La parte razionale in questo discorso è che gli opposti ed i contrari, che ci saranno sempre, possono essere governati con facilità solo se essi non siano grandi, ma piccoli e maneggevoli ed a misura d’uomo.

In conclusione il messaggio di Gesù è sempre attuale, nella misura in cui il suo punto di riferimento è lo spirito di non-violenza della “Confessione Negativa” che svetta pertanto come il vero essenziale riferimento immortale della Civiltà. E’ un messaggio valido da molte migliaia di anni e ci indica l’unica strada possibile per raggiungere nella razionalità il progresso pacifico ideato dai Padri della Civiltà. Le guerre, gli eccessi delle differenze abissali e le contrapposizioni sono il contrario della Civiltà, sono gli elementi della Barbarie. Ci siamo allontanati molto dall’ideale di Civiltà descritto, ma non è mai troppo tardi per fare il primo passo. L’importante è conoscere la direzione verso la quale dirigerci, ed essa è chiaramente indicata dagli insegnamenti di Gesù e dai Padri della Civiltà.

Con l’augurio che la Resurrezione di questa Pasqua celebri la resurrezione delle coscienze dell’Uomo abilitandolo a riconoscere la realtà che sta davanti ai suoi occhi e che è molto diversa da quella per lungo tempo presentata. Continua a leggere

17 – LA BIBBIA, GLI EBREI ED I PREGIUDIZI MILLENARI

Posted in EVOLUZIONE, FOLLIE, PREGIUDIZI MILLENARI, PROPOSTE MILLENARIE, RELIGIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , on dicembre 5, 2010 by beautiful41

Due bombe atomiche sono scoppiate!!!  Ma non lo sa quasi nessuno perchè buona parte dell’informazione  è asservita agli interessi religiosi ed istituzionali nel mondo della cultura, assieme ad altri interessi,  interessi che sono tanti e potentissimi e cercano di soffocare nel silenzio e nell’oblio  ciò che non vogliono che si sappia. Lo status quo ed i pregiudizi del passato sono comodi e confortevoli e fonti di preservazione dei tanti privilegi riservati al sapere tradizionale o “classico”. Le nuove idee portano scompiglio in questa ordinata, confortevole, comoda, vera ed eterna verità “paradigmatica”. Si sarebbe costretti a scusarsi per aver propagato il falso per migliaia di anni. Si Sarebbe costretti a pensare ed a riscrivere una nuova verità ed una nuova storia. E la verità fa male, come dice una popolare canzone. Fa male perchè le nuove idee sono sempre rivoluzionarie e vanno sempre a scardinare ed a distruggere i comodi e monotoni pregiudizi del passato.

Queste due bombe atomiche sono scoppiate recentemente entrambe ad opera di studiosi israeliani, il professor Ze’ev Harzog, archeologo, ed il professor Shlomo Sand, storico, entrambi aventi cattedre in università israeliane.

Il primo, a seguito di varie campagne di scavi archeologici in Israele, Palestina e zone contigue, assieme ad altri gruppi di studiosi, non avendo trovato alcunchè di rilievo fra i reperti rinvenuti in zone di primaria importanza biblica, è stato costretto a riconoscere la realtà ed a proclamare al mondo intero che le storie della Bibbia del Vecchio Testamento, dall’inizio e fino a dopo Salomone o all’esilio babilonese, sono solo delle invenzioni poichè non corroborate da rinvenimenti di reperti atti a suffragare la loro veridicità ed importanza. Quindi le storie di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Davide e Salomone, oltrechè della schiavitù e l’esodo dall’Egitto del popolo ebraico, non sono o non sarebbero avvenute. Coi tempi che corrono, bisogna togliersi il cappello e rendere omaggio e gli onori al coraggio di questo archeologo per studiare e raccontare la realtà come essa è, senza timore per le forti opposizioni culturali e politiche che queste scoperte comportano.

La seconda bomba atomica è scoppiata quando il professore di storia Shlomo Sand, a seguito di lunghe ricerche negli annali della storia del popolo ebraico, è arrivato alla conclusione che il moderno popolo ebraico non ha alcuna connessione storica con “la terra biblica dei loro padri”, che questa connessione è solo una invenzione del sionismo di un secolo fa per giustificare l’assegnazione di una terra ai professanti la religione ebraica, che la diaspora causata dai Romani nel 70 D.C. non è mai esistita perchè i Romani non hanno cacciato alcun ebreo dopo la conquista, che le popolazioni di religione ebraica sparse per il mondo avevano acquistato questo credo religioso per un iniziale proselitismo o conversione e per viaggi normali di commercio o altro, che i regni biblici di Davide e Salomone sono solo leggende,  che i veri ebrei odierni forse sono solo alcuni nativi palestinesi ora di religione musulmana, e tanto altro. Una vera bomba atomica. In pratica il professor Sand dice che gli israeliani di oggi non hanno alcun diritto storico sulla terra che occupano. Anche qui, e forse ancora di più, bisogna togliersi il cappello e rendere onore e omaggio al coraggio di questo professore per studiare e raccontare la realtà come essa è, senza paura dei fondamentali pregiudizi del suo stesso popolo. Vive congratulazioni!!! Abbiamo bisogno di uomini come voi su questo pianeta per il terzo millennio!!!!

In realtà queste due ultime bombe atomiche scoppiate sono solo le ultime, e le più forti, di una serie di bombe che erano cominciate a scoppiare dopo due grandi scoperte avvenute nel XIX° secolo, scoperte passate entrambe quasi sotto silenzio a causa della distorsione del pensiero e dei pregiudizi dell’uomo moderno, nonchè dei forti poteri precedentemente citati. Queste due grandi scoperte, fra le più grandi del secondo millennio, sono:
–  la decifrazione dei geroglifici egiziani antichi nel 1822, dopo una breve difficile ed eroica vita spesa tutta a tale scopo, da parte del grande Jean-François Champollion che forse sarà ricordato per le parole che gridava con gioia quando, dopo aver trovato l’ultima chiave per la completa e giusta decifrazione, correndo per strada dal fratello per annunciargli la notizia esclamava: “Je tiens l’affaire!!!” “Je tiens l’affaire!!!”.
– la decifrazione dei caratteri cuneiformi mesopotamici (sumerici, accadici, babilonesi, persiani antichi) nel 1857, a conclusione di una vita di studi e ricerche, da parte di un team di grandi appassionati e studiosi: gli inglesi Henry Rawlinson e Fox Talbot, il franco/tedesco Jules Oppert e l’irlandese Edward Hincks che agirono indipendentemente l’uno dall’altro.

Man mano che cominciarono a circolare le prime traduzioni di queste antichissime lingue morte, ci si cominciò a rendere conto che molte storie del Vecchio Testamento “risuscitavano” dalle traduzioni di queste antiche lingue, ma con nomi diversi. Forse la più clamorosa di queste storie è la storia di Noè e del Diluvio Universale che fu ritrovata, quasi intatta fra le tavolette di argilla della Mesopotamia narranti le gesta e le epopee di Gilgamesh e di Utnapishtin, risalenti ai tempi dei Sumeri allorchè erano già dei miti.

Cominciò ad apparire cioè che le molte storie del Vecchio Testamento, più che patrimonio del popolo ebraico, erano invece patrimonio dell’umanità intera, attraverso i vari popoli e nazioni dell’antichità ove queste storie si erano svolte. E più che un libro di religione, pertanto il Vecchio Testamento oggi, dopo le accennate rivelazioni, può essere considerato solo un libro di storia antica, ove per storia si intende storia ma anche favole, fiabe e favole-verità, date le tante manipolazioni, narrante le gesta ed i pensieri dei nostri antichi antenati i quali, essendo degli umani, ne hanno fatte e pensate di tutti i colori, dall’estrema criminalità e cattiveria  agli atti d’amore più sublimi, alle poesie più belle ed alla infinita saggezza.

Molte storie bibliche attribuite al popolo ebraico sono in realtà storie occorse nell’antico Egitto dal quale i compilatori del Vecchio Testamento hanno sempre cercato di prendere le distanze per rancori che si sono trascinati nei secoli e causati da estromissione di “egiziani” dall’Egitto stesso. Ma il fatto che, argomento poco o non divulgato, l’antica lingua scritta ebraica sia una copia pressocchè identica degli antichi geroglifici egiziani è forse la miglior prova di quanto asserito. Non ci si inventa una lingua dall’oggi al domani e normalmente si scrive nella lingua nella quale si è stati allevati ed istruiti.

Mosè è un nome egiziano e basta pensare ai tanti faraoni dai nomi terminanti con moses come Tuthmoses, Ahmoses, Ramses eccetera, dove la parola moses significa ragazzo o “figlio di”. Davide viene da Daud ove le consonanti inizialmente di “T”, da Toth o Tuth, antico dio egiziano della sapienza e della scrittura, sono state cambiate, magari inconsapevolmente, in “D”, come alcune persone da noi oggi ancora usano fare, come il nostro ex primo ministro De Mita che pronunciava tutte le T con delle D, mentre le vocali sia nei geroglifici e sia nell’ebraico antico non esistevano o non erano d’obbligo e quindi si adattavano secondo le circostanze della pronuncia.

I due professori citati quindi non hanno fatto altro che rendere esplicito e chiaro a tutto il mondo ciò che finora si mormorava solo nelle orecchie di poche persone per la paura di essere tacciati come “antisemiti”. Naturalmente questa nuova visione della realtà biblica è rivoluzionaria per diversi aspetti. Il primo è l’aggancio delle radici del cristianesimo, attraverso l’ebraismo, al mondo culturale dell’antico Egitto, cosa che le autorità ecclesiastiche hanno sempre cercato di evitare ritenendo quel mondo il mondo del paganesimo, non avendo mai preso in considerazione la possibilità che nel paganesimo vi fosse una immensa luce.

Venendo a cadere la storicità di Abramo e degli altri “patriarchi” viene a cadere la storicità del popolo eletto o “prescelto” da Dio. Al massimo questo credo può rientrare nell’essere classificato come pura fede personale che ciascun essere umano si porta dietro. Anch’io, pur non essendo ebreo, sò che il Signore mi aiuta e mi ha sempre aiutato ed ha sempre avuto un occhio su di me. Quindi anch’io sono prescelto al pari, penso, di tutti gli uomini di buona volontà, di qualsiasi nazionalità e religione. Questa storia di essere prescelti per diritto divino con inchiostro, penna e carta, e tanto di sigillo, da Dio è stata forse la più grande follia, fra quelle citate, degli ultimi 2000??? 3000??? anni. Ed il popolo ebreo, e non solo esso, liberandosi da questo pregiudizio, spezzerà le catene che lo hanno reso schiavo finora e sarà finalmente libero ed uguale a tutti gli altri cittadini del mondo, perchè sarà in condizione di separare l’appartenenza allo Stato dall’appartenenza alla Religione.

Vi sono altri aspetti di carattere politico e attuali nei quali però non entro non avendo la competenza necessaria e data l’estrema delicatezza dell’argomento. Il pensiero e le ricerche effettuate da questi due grandi professori sono noti a tutti gli ebrei di tutto il mondo e sono densi di significati e sta al popolo ebraico trarne le giuste conseguenze adottando le giuste decisioni con coraggio, del quale gli israeliani certamente non difettano.

.