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133 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE PRIMA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte prima

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Iniziato il 15 del mese di Cleopatra 2014.

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Le origini del Cristianesimo affondano le loro radici in un grande amore fra un uomo e una donna, o, meglio, una donna ed un uomo, Iside ed Osiride. Essi si incotrarono sulle sponde del Nilo ed intuirono, attraverso lo scambio dei loro primi pensieri, che le loro anime erano molto affini e che stava per accendersi la scintilla di un grande e profondo amore. Ma essi non immaginavano che il loro amore sarebbe divenuto una luce di riferimento per tutti gli uomini sulla Terra e per tutti  i millenni a venire.

Iside era molto bella ma la sua bellezza non superava la bellezza della sua anima che si manifestava con mille bagliori di arcobaleno che dipingevano tutte le sue espressioni. I suoi capelli erano neri e lucidi ed erano da lei pettinati a volte “a caschetto”, come si usava da quelle parti, ed a volte erano annodati dietro la nuca con un nastrino color argento che lasciava cadere tre pendenti di boccoli a spirali e, ai lati del viso, due grandi cerchi neri come fossero orecchini.

Iside indossava tuniche di lino finissimo, orlate con fiori ricamati multicolori, a maniche corte con ampie scollature a “V” o quadrate ed abbottonature centrali, dai colori da lei preferiti, bianco e blu notte. La sua innata femminilità e personalità risaltavano in maniera naturale per la cura con la quale essa amava presentarsi.

L’amore che si sviluppò fra Iside ed Osiride era alimentato dalla loro reciproca fiducia che li univa dovunque essi fossero, lontani o vicini, in un crescendo senza fine. L’amore penetrò ogni angolo delle loro anime e, come un fluido magico, straripò diffondendosi per tutta la Terra con la sua Natura, proseguendo fino ad includere tutte le meraviglie dell’Universo.

Motivato dall’onda di questo profondo sentimento Osiride cominciò a capire cose che prima non aveva mai capito. Egli pertanto si mosse ed iniziò a viaggiare per tutto il mondo conosciuto per predicare, insegnare e spiegare a tutte le genti della Terra una nuova concezione dell’umana esistenza, basata sull’amore ed il rispetto per i propri simili, per tutte le forme della natura e per tutte le forme di vita sul palcoscenico della Manifestazione, dalle acque dei fiumi e dei mari con tutte le loro creature, a tutti gli uccelli del cielo, a tutte le creature della terra ferma, a tutti gli alberi e fiori della lussureggiante flora, affinchè nessuno di tali elementi potesse prevalere o sopraffarne un  altro.

L’amore di Iside aveva spinto Osiride a dare il via alla prima Rivoluzione sociale dell’homo sapiens. Egli ebbe un grande successo e fu acclamato ed osannato da tutti i popoli della Terra che riconobbero in lui il loro Maestro di Giustizia ed il sovrano della Pace e della Fratellanza e dell’Equilibrio fra tutti gli elementi della vita evolutiva.

Il Male però era in agguato. Il grande successo di Osiride causò una distruttiva inarrestabile invidia nell’animo di suo fratello Seth che per tale motivo decise di ucciderlo. A tale scopo Seth organizzò una festa o banchetto a cui fece partecipare 72 congiurati invitando anche Osiride. Lo svolgimento della festa prevedeva un gioco il cui vincitore sarebbe stato colui che fosse riuscito ad entrare perfettamente in una bara vuota, appositamente allestita al centro della sala. Tutti provarono ad entrare ma senza riuscirvi perchè la bara era stata costruita sulle misure di Osiride, finchè quest’ultimo vi prese posto. I congiurati immediatamente scattarono e chiusero la bara con il suo coperchio in modo ermetico. La bara contenente Osiride fu quindi gettata nel Nilo.

Iside venne a sapere di quanto accaduto e possiamo solo immaginare l’esplosione di emozioni, sentimenti, dolore, disperazione e tormento nella sua anima e nel suo cuore alla notizia di una tale terribile tragedia. Ma indomita e coraggiosa, dopo i primi momenti di sbandamento, essa si mise alla ricerca determinata della bara e del corpo di Osiride.

(Vi sono varie versioni per il ritrovamento del corpo  di Osiride ma esse tutte non alterano il senso generale di questa storia).

Seth, al fine di prevenire Iside, ripescò la bara dal fiume e smembrò il corpo di Osiride in 14 parti gettandole in varie aree del Nilo. Iside chiamò a raccolta tutte le sue forze ed i suoi poteri al fine di ritrovare il suo amato, pregando tutte le forze benevole dell’Universo di soccorrerla ed aiutarla. Le forze occulte dell’Amore Cosmico, che sono di gran lunga prevalenti sul Male, si commossero ed intervennero, concedendo ad Iside il ritrovamento delle parti di Osiride e la loro ricomposizione.

Perseguendo con determinazione il suo obiettivo fino in fondo, secondo la sua natura rigeneratrice, Iside riuscì, con i poteri magici della sua superiore femminilità, a resuscitare alla vita Osiride quel tanto da permetterle il concepimento di un figlio, il frutto del loro amore totale, mortale ed immortale e senza fine. Correva l’anno 20.000 A.C. circa.

Quello che Osiride capì sotto l’influsso dell’amore di e per Iside era l’idea del MAAT, l’idea del vivere in equilibrio, nell’armonia e nel rispetto di tutte le forme di vita dell’Universo. Il Maat costituì la filosofia portante della antica civiltà egizia e fu anche l’espressione più rappresentativa dell’Età dell’Argento che si protrasse per circa 15.000 anni dal 18.000 A.C. fino al 3.000 A.C..

L’Età dell’Argento, avvalendosi di regole di etica universali e valevoli in ogni tempo, vide lo sbocciare ed il fiorire di una pianta unica nella storia dell’uomo, la Conoscenza ed il pensiero razionale, in tutte le forme che conosciamo: agricoltura, addomesticamento degli animali, scrittura, astronomia, geometria, matematica, urbanizzazione, architettura, opere ingegneristiche e monumentali, pittura, scultura, letteratura, arte e musica, mappatura del cosmo  e delle stelle, mappatura della Terra, unità di misura e dimensioni della Terra, delle quali solo briciole ci sono pervenute attraverso i classici greci. Ma per sapere come e perchè sia stato possibile lo sviluppo di tutto ciò dobbiamo tornare ad Iside, questa Donna meravigliosa dalla quale tutto ebbe inizio.

Iside partorì e diede alla luce un bellissimo pargolo che lei chiamò Horus, nutrendolo ed allevandolo con tutte le cure che può offrire una madre per un figlio tanto voluto ed amato. Horus crebbe sano e forte e quando raggiunse la maturità e l’indipendenza dalla madre egli decise di vendicare la morte del padre dando inizio ad una lotta senza quartiere al fine di uccidere Seth. Horus era il figlio dell’Amore, Amore lui stesso, e cercava di uccidere Seth, il Male, per eliminarlo per sempre dall’Universo.

Il duello fu titanico e durò per lungo tempo mentre i suoi echi riverberarono per il Cosmo intero. Durante questa epica lotta Horus perse un occhio e Seth perse i testicoli, ma nessuno dei due riuscì a prevalere sull’altro, finchè le forze evolutive dell’Universo intervennero ed assegnarono la vittoria e lo scettro del comando ad Horus, l’Amore, designandolo Re, Signore e Governatore dell’Universo.

Horus imparò e capì la lezione vissuta sulla propria pelle. L’amore appartiene all’evoluzione perchè solo  l’amore genera e rigenera continuamente la vita nell’Universo e per questo motivo è infinitamente prevalente sul male. Il Male non può generare o rigenerarsi ma può diventare estremamente distruttivo e letale solo se lasciato crescere e svilupparsi liberamente senza freni o senza regole. Era la nascita del pensiero razionale.

Horus pertanto si accinse al concepimento, formulazione ed istituzione di regole universali e valevoli in ogni tempo al fine di assicurare un progresso pacifico rendendo il male totalmente innocuo, in condizioni tali da non potersi sviluppare.

Queste regole sono venute alla luce dalle sabbie in seguito a scavi archeologici e sono state chiamate “Confessioni Negative” dai moderni archeologi; tuttavia non sappiamo il titolo che in origine fu dato a queste regole. Di esse si sono trovate varie versioni scritte su papiri risalenti al 3000 a.C. circa, a testimonianza del fatto che gli scriba che si accinsero a scrivere queste regole riportavano concetti antichissimi finanche per loro, che pertanto si prestavano ad interpretazioni diverse, anche se accomunate ad un unico filo conduttore di etica. Queste regole sono:
1. NON INFERIRE SOFFERENZE
2. NON RAPINARE
3. NON FARE VIOLENZA VERSO ALCUNA PERSONA
4. NON RUBARE
5. NON UCCIDERE UOMO O DONNA
6. NON TRUFFARE SULLE QUANTITA’
7. NON AGIRE CON INGANNO
8. NON SFRUTTARE INGIUSTAMENTE LA NATURA
9. NON PRONUNCIARE IL FALSO
10. NON PRIVARE ALCUNA PERSONA DEI PROPRI BENI
11. NON BESTEMMIARE
12. NON SOTTRARRE CIBO AD ALCUNA PERSONA
13. NON AGIRE IN MALAFEDE
14. NON AGIRE CON RABBIA BRUCIANTE
15. NON INVADERE LA TERRA ALTRUI
16. NON UCCIDERE O VIOLENTARE ALCUN ANIMALE
17. NON DEVASTARE TERRENI COLTIVATI
18. NON CREARE IMBROGLI
19. NON CALUNNIARE ALCUNA PERSONA
20. NON ARRABBIARTI SENZA UNA GIUSTA CAUSA
21. NON FORNICARE, NE’ COMMETTERE SODOMIA
22. NON CORROMPERE TE STESSO
23. NON FAR L’AMORE CON LA DONNA ALTRUI
24. NON IMPAURIRE ALCUNA PERSONA
25. NON PARLARE CON RABBIA
26. PERSEGUIRE GIUSTIZIA E VERITA’
27. NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA
28. NON ESSERE BLASFEMO
29. NON AGIRE CON VIOLENZA
30. NON  ESSERE PRECIPITOSO
31. NON MALTRATTARE TE STESSO
32. NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO
33. NON COMMETTERE FRODE
34. NON INGIURIARE IL TUO SOVRANO
35. NON INQUINARE LE ACQUE
36. NON ESALTARE I TUOI DISCORSI
37. NON MALEDIRE LA NATURA
38. NON AGIRE CON INSOLENZA
39. NON FARE DISTINZIONI (O NON DISTINGUERSI)
40. NON ARRICCHIRSI OLTRE I PROPRI BENI
41. NON MALEDIRE LE COSE DI CUI DISPONI
42. RISPETTARE IL PATRONO DELLA PROPRIA CITTA’.

Così l’amore di Iside causò il sorgere del pensiero razionale e diede inizio all’Età dell’Argento.

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Continua con il prossimo articolo 134.

124 – ZEP TEPI – IL PRIMO TEMPO

Posted in EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 3, 2013 by beautiful41

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ZEP TEPI – Il Primo Tempo

“ZEP TEPI” è un termine che indicava il primo tempo, nel senso di inizio o principio, della antica civiltà egizia. La menzione del Primo Tempo, “Zep Tepi”, sui testi egizi e di molti antichi storici greci e romani, non lascia alcun dubbio sulla sua storicità o sulla autenticità delle sue testimonianze. Gli storici antichi ed i testi egizi sono tutti concordi nel riportare l’immensa antichità dello “Zep Tepi”. Uno di essi, il Papiro di Torino, indica 36.000 anni addietro, cioè circa 39.000 anni addietro rispetto a noi oggi, dato che questa testimonianza del Papiro di Torino risale ai tempi del faraone Ramses.

Questa immensa antichità dello “Zep Tepi” risale in pratica ai tempi della scomparsa dell’Uomo di Neanderthal e la comparsa dell’Uomo Cro-Magnon avvenute entrambe tra 30.000 e 40.000 anni addietro, secondo quanto investigato dagli antropologi. Colpisce però la disparità di trattamento tra quanto il mondo accademico si sia dato da fare nel caso dei Neanderthal e dei Cro-Magnon, con studi, ricerche, congressi, simposii, pubblicazioni e divulgazioni per tutto il pianeta, con finanziamenti e tanto denaro pubblico e con tanti pranzi, cene e viaggi, e quanto invece dedicato allo “Zep Tepi” per il quale, anche se storicamente attestato, non si è sprecata una sola parola né è stato speso un solo centesimo di dollaro o di euro per cercare di sapere qualcosa di più sugli uomini dello “Zep Tepi”.

Le citate testimonianze riferiscono che in questa immensa antichità in Egitto regnarono gli “Dei” per circa 20.000 anni. Essi furono seguiti dai “Semidei”, dai “seguaci di Horus”, dai “Venerabili”, ed infine dagli uomini mortali. Gli uomini mortali iniziarono a regnare sull’Egitto a partire dal 5000 A.C. circa con le dinastie dei faraoni a noi conosciuti. Relegando nell’oblio e nel “mito” tutta la storia anteriore dello “Zep Tepi”, la storiografia ufficiale ha ridotto poi la datazione delle dinastie faraoniche mortali al 3000 A.C. che è quella che si studia nelle scuole e divulgata con tutti i mezzi di informazione.

Il perché lo “Zep Tepi” sia stato abbandonato all’oblio può essere forse spiegato con il credo in due convinzioni. La prima convinzione è che la Civiltà sia nata nella Grecia Classica e non prima. La seconda convinzione è che il pensiero razionale, ed il progresso, si evolva e si emancipi “gradualmente” dall’ignoranza del passato, passando continuamente da uno stadio meno evoluto ad uno più evoluto. Ma non è chiaro se queste convinzioni siano giuste o siano solo dei pregiudizi, poiché appare abbastanza chiaramente che gli “Dei” dello “Zep Tepi” ci hanno lasciato tracce inconfondibili di sapienza e saggezza straordinarie ed è veramente un peccato che esse non siano state investigate e studiate ufficialmente.

Gli “Dei” erano naturalmente degli uomini in carne ed ossa imbevuti di una grande conoscenza e civiltà ed i quali, nella loro ricerca di una terra ove stabilirsi e prosperare, incontrarono gli uomini primitivi nella Valle del Nilo. Esiodo ed i compilatori della Bibbia, senza averne l’intenzione ed a loro insaputa, ci hanno descritto involontariamente questo incontro, fra uomini civilizzati e uomini primitivi, nella Valle del Nilo (articoli 119 e 120) avvenuto nella notte dei tempi.

Questi antichi uomini civilizzati avevano concezioni intellettuali e spirituali molto avanzate e diverse dalle nostre di oggi. Essi amavano vivere a contatto quasi fisico delle innumerevoli bellezze e meraviglie dell’Universo, amavano e rispettavano la natura ed i propri simili, mentre gli animali erano considerati al pari degli uomini anche se senza ragione. Gli innumerevoli dipinti e testi ritrovati su papiri e nelle tombe non lasciano dubbi sulla loro profonda spiritualità. Il numero, cioè matematica, geometria e nozioni scientifiche, si amalgamava sempre in tutte le loro opere, ottenendone una risultante armonica e sempre piacevole. In questa visione quasi soprannaturale molta importanza era riservata ai fiori, in particolare ai fiori di loto, raffigurati in ogni dove. Tutto ciò permetteva una visione di insieme rimasta forse unica nella storia dell’uomo.

Alcuni studiosi ritengono che molte testimonianze, su testi e raffigurazioni, risalgano in realtà a tempi pre-dinastici, ai tempi cioè, anche se solo sottinteso, dello “Zep Tepi”. La grande considerazione, rispetto e venerazione per la Donna è caratteristico di questo antico pensiero al punto che in molte raffigurazioni la Donna viene dipinta come essere essa stessa il cielo o la volta dell’Universo e dalla quale l’uomo ne attinge i frutti delle sue tante meraviglie. La Donna rappresentava quindi il fiore e l’armonia dell’Universo quale massima espressione di perfezione e bellezza della vita.

La stupefacente bellezza, apparente perfezione ed armonia del Cosmo veniva replicata sulla Terra in tutte le opere architettoniche e ciò naturalmente richiedeva una profonda conoscenza dell’astronomia per poter realizzare tale perfezione. Fu in tali tempi che si usò il cielo come una tavolozza per marcare per l’eternità l’eclittica, le costellazioni, i coluri e le stelle di tutta la sfera cekeste e, di conseguenza, si definirono i confini dell’Egitto per rappresentare uno spicchio del Cosmo sulla Terra, come descritto agli articoli 15 e 33, con la demarcazione del confine meridionale sul tropico del cancro di quei tempi a 24° 00’ N in corrispondenza del bordo superiore della prima cateratta del Nilo.

Fu di tale periodo pre-dinastico dello “Zep Tepi” la creazione del più sofisticato e preciso sistema di misure che sia mai esistito su questo pianeta, semplice e sofisticato allo stesso tempo, basato sul sistema sessagesimale, riferito al Sole ed all’uomo al centro del Cosmo, con lo spazio in relazione con il tempo, ricavato dalle dimensioni del pianeta, incentrato in Egitto alla sua latitudine media di 27° 45’ N che, con il CUBITO, composto da 6 palmi, di 0,46169 metri diede origine alle unità di volume e di peso con la ARTABA di 29.160 cc o grammi che dall’Egitto fu diffusa in tutto il mondo antico a cominciare dai Sumeri e fino alla Cina, e fu da questa Artaba, creata in Egitto, che discesero poi tutte le misure dell’antichità, incluso il cubito reale, il talento, il cubito ed il piede romano, come descritto all’articolo 23.

Fu di tale periodo dello “Zep Tepi” la creazione dell’idea della Colonna che rappresentava, e rappresenta sempre, uno spicchio del Cosmo contenente il fior di loto con incluso il triangolo MR dell’armonia, per celebrare e rendere omaggio alla bellezza e all’armonia dell’Universo e al suo spirito divino.

E fu dai tempi dello “Zep Tepi” che fu installato il reticolato dei THIBBUN, poi chiamati “Omphalos” (Aticolo 96) dai greci, per tutto l’antico mondo conosciuto, fino alla Cina, al fine di stabilire l’unione fra Cielo e Terra, la mappatura del Cosmo, la mappatura della Terra, le dimensioni del pianeta e la lunghezza del cubito alle varie latitudini, con la funzione del THIBBUN, o Omphalos, di “ombelico del mondo”, l’unione della Terra con la sua grande Madre dell’Universo e della Via Lattea.

Durante i millenni dello “zep Tepi” non esistevano le religioni monoteiste odierne, che nacquero verso la fine della civiltà egizia, ma vi era una concezione “etica”, come diremmo oggi, universale e valida per tutti, che vedeva l’uomo con la sua anima e la sua ragione protagonista nello stabilire ciò che era giusto e ciò che non era giusto fare durante la propria esistenza. Pur credendo in un Dio composto di puro spirito, unico, immortale, onnisciente, onnipotente, invisibile, autogenerato, autoesistente, inscrutabile e origine del tutto (cit. Wallis Budge), l’uomo non vi faceva ricorso perché le regole di vita erano dettate dalla sua stessa anima. Tutto ciò è espresso in modo meraviglioso nella “Confessione Negativa”.

Concetti come “Non far piangere alcuna persona”, “Non inferire sofferenze”, “Non sporcare acqua corrente”, “Non parlare più del necessario”, “Non far violenza ad alcuna persona”, “Non accrescere la propria ricchezza più del necessario”, e tanti altri, testimoniano che le religioni monoteiste odierne hanno rappresentato solo una degenerazione del pensiero superiore dell’uomo dello “Zep Tepi”.

Con l’avvento delle dinastie faraoniche “mortali”, del 5000 AC, o dei 3000 ufficiali, le cose iniziarono a cambiare. Il primo cambiamento, o uno dei primi, fu l’istituzione del sistema di misure settenario, basato cioè sul numero sette, con il cubito reale lungo sette palmi (0,524 metri) anziché 6 del sistema sessagesimale. Il 60 non è divisibile per sette e di conseguenza il sistema integrato ed interconnesso con un facile passaggio da una misura all’altra del passato, non era più praticabile. Per esempio un primo di arco sulla superfice terrestre era definito da 6000 piedi, ed un minuto di tempo (o la corrispondente misura angolare del cosmo di 15’ di arco – per intenderci, metà diametro lunare) era definito da 60.000 cubiti e questa facile corrispondenza con multipli e sottomultipli di 6 e 60 e 360 fra piedi e cubiti di unità diverse non era più possibile con un cubito ed un piede settenario di lunghezza diversa.

Il sistema settenario gradualmente porterà, oltre alla babele di piedi e cubiti, all’oblio dei THIBBUN che, già nel secondo millennio A.C., divennero “centri oracolari” di divinazione, ed anche al graduale impoverimento delle conoscenze astronomiche. L’uomo ormai si era staccato dal Cosmo ed iniziò a vagare senza più riferimenti precisi ed immortali. Fu in tale oblio che nacquero le moderne religioni monoteiste che, ignare dello spirito universale dello “Zep Tepi”, si inventarono tanti Dei antropomorfi, imperiosi e fantasiosi, uno per ogni popolo, dove il mio Dio è meglio del tuo, contribuendo ad alimentare una perdurante irrazionalità. Finchè l’uomo europeo, venuto in possesso di quanto Pitagora, Euclide, Platone ed altri greci riuscirono a racimolare fra i relitti della antica sapienza e saggezza, iniziò un nuovo cammino.

La strada è ancora molto lunga, ma almeno vediamo la luce dei valori e dei riferimenti immortali della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza, dello “Zep Tepi”.

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119 – L’ETA’ DELL’ORO E DELL’ARGENTO

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 11, 2013 by beautiful41

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L’Età dell’Oro e dell’Argento

L’Età dell’Oro ci è stata tramandata da Esiodo che visse tra il secolo VIII ed il secoli VII A.C.. Durante tale periodo dell’Età dell’Oro, ci informò Esiodo, vivevano gli uomini “mortali” in uno stato di prosperità e abbondanza. Essi vivevano senza odio né guerre, senza la necessità di leggi, senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente, senza bisogno di cercare altre terre e senza la necessità di costruirsi case perché essi vivevano in una perenne primavera senza caldo né freddo.

Essi vivevano con l’animo sgombro da ogni angoscia, senza conoscere la miseria, la fatica e la miseria della vecchiaia, e avevano tutte le cose belle. Essi, questa stirpe di uomini “mortali”, crearono nei primissimi tempi gli “immortali” che vivevano però in cielo, fra le stelle e le tante luci dell’Universo.

Il racconto di Esiodo, come tanti altri dell’antichità, è stato classificato come abracadabra, cioè come “mito” o “leggenda”, senza alcun valore storico di realtà. Eppure, a ben guardare, Esiodo ha solo raccontato la storia, come a lui pervenne, dell’antico Egitto fin dal suo inizio.

Esiodo visse in un periodo  alla fine o agli sgoccioli della classica antica millenaria civiltà egizia. L’Egitto era stato tradizionalmente un Paese chiuso ai non egizi a causa della sua superiore civiltà. Ma, già dalla fine del secondo millennio AC, tramite i Fenici, aveva sviluppato varie relazioni con gli antichi greci, o ellenici, o “pelasgici” di quei tempi, che ne riconoscevano la grande sapienza e antichità. Basti pensare a Dodona e e  Tebe, centri oracolari istituiti verso la fine del secondo millennio AC a similitudine di quelli egizi di Siwa e Tebe.

Singolare ed indicativo è il suo racconto che gli uomini dell’Età dell’Oro vivevano senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente.  Ora  c’è una sola zona al mondo dove ciò accade, o meglio, accadeva, dato che con la costruzione della diga di Assuan ciò non succede più, ed è la valle del Nilo ove la piena annuale, apportatrice di un fertilissimo limo, permetteva la crescita spontanea di tutti i prodotti agricoli.

Inoltre questi primi uomini vivevano in una eterna primavera che è proprio il clima subtropicale della valle del Nilo ove freddo e caldo sono sconosciuti. La “creazione” degli immortali che abitavano in cielo fu la creazione, da parte di questi primi uomini mortali, di figure immaginarie di Dei, o Deità,  che scaturiva dalle loro interiori necessità di soddisfare la loro parte spirituale, mettendole in relazione con i movimenti degli astri nel cielo. Infatti Esiodo esprime una “creazione” in senso metafisico, o metaforico, e non che gli immortali furono generati dagli umani mortali.

Ad un certo punto, prosegue Esiodo, lo stile di vita felice, bucolico e naturale di questi uomini viene ad essere alterato con l’arrivo degli Dei. Tale evento traumatico determina la fine dell’Età dell’Oro e l’inizio dell’Età dell’Argento. Uno degli Dei, Prometeo, ruba il fuoco degli Dei immortali e lo concede o lo regala agli uomini mortali, ciò che suscita la collera di Giove il quale per punizione manda agli uomini una donna Dea, Pandora, che lascia fuoriuscire da un otre tutti i mali del mondo che prima erano sconosciuti perché segregati nello stesso otre.

L’incontro con gli Dei appare come un incontro fra due diversi tipi di umanità dei quali uno è in possesso di Conoscenza e Civiltà mentre l’altro è allo stato primitivo. Il fuoco di Prometeo potrebbe, in questa ottica, rappresentare il fuoco della conoscenza che viene concessa agli uomini mortali. E naturalmente questi avvenimenti erano occorsi millenni prima che Esiodo, forse in seguito ad una informazione orale, li mettesse per iscritto.

Il vaso di Pandora appare, allo stesso tempo, la parte più rivelatrice e misteriosa del racconto di Esiodo. Quello che il racconto sembra suggerire è che se vi erano delle grandissime differenze fra i due tipi di uomini di genere maschile, vi erano certamente delle differenze abissali  fra le donne dei due tipi di homo sapiens.  Pandora era una Dea, presumibilmente una bellissima donna imbevuta ed addobbata dei valori spirituali, mentali e materiali della Civiltà, quali abiti di fattura e taglio e colori bellissimi, capelli neri a riccioli di Dea, corpo curato e profumato, maniere colte e gentili, anima sublime, con orecchini e gioielli d’oro e pietre preziose, voce e comportamento vellutati e con femminilità seducente. Pandora era l’embodimento della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza.

Di contro la donna primitiva, non coperta e coi seni cadenti, non curata, pur se conducente una vita pacifica e rispettosa, rappresentava un contrasto incolmabile che suscitava ed alimentava, in entrambi i generi, sentimenti ed emozioni mai conosciuti prima, quali invidia, gelosia, vergogna, avidità, ambizione, distinzione, perdita del rispetto per sé stessi e gli altri o altre, e così via. E sono proprio questi i mali peggiori del mondo che poi, se non governati, producono i disastri planetari che ben conosciamo. I mali delle disuguaglianze del vaso di Pandora.

Dopo il turbamento iniziale dovuto all’incontro fra mortali ed “immortali”, questi ultimi, proprio perché imbevuti di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza, e proprio per salvaguardare il sano sviluppo dei “mortali”, emanarono leggi e regole che permisero un progresso pacifico plurimillenario di tutto il Paese, leggi e regole immortali di Civiltà valide ovunque ed in ogni tempo e che sono ben rappresentate dalla “Confessione Negativa”, ancora oggi il più importante Faro di Civiltà per tutti da leggere ed assimilare.

Gli Dei immortali giunti all’improvviso nella valle del Nilo erano quindi uomini in carne ed ossa e possono solo essere stati i sopravvissuti di ATLANTIDE, come abbiamo visto all’art. n. 101 – “ARGO, La Costellazione della Civiltà e la Ricerca del Vello d’Oro”, proprio perché sappiamo di come gli europei delle scoperte geografiche furono scambiati per “Dei” dagli indiani d’America, dagli Aztechi di Montezuma e dagli Aborigeni Australiani, e da altri indigeni, quando videro e incontrarono la prima volta i maestosi velieri oceanici.

E nessuno ha mai spiegato in maniera esauriente perché gli antichi egizi hanno dato la sepoltura a tante imbarcazioni, con alcune di esse vere e proprie imbarcazioni oceaniche lunghe circa 40 metri. Si è detto che queste imbarcazioni servissero ai faraoni per solcare gli oceani del Cosmo o del Nilo con le loro anime, ma esse, queste imbarcazioni, potrebbero anche significare la conservazione della memoria di antichi avvenimenti, quando gli “immortali” giunsero la prima volta nella valle del Nilo, la terra dell’Oro, come testimoniato dalla stella Canopo, il capitano della costellazione Argo, che in lingua egizia era chiamata “KAH-NUB”, terra dell’Oro, suolo dell’Oro o terra d’Oro.

In definitiva Esiodo narra l’incontro fra uomini civilizati e uomini primitivi dove i primi, pur con le difficoltà iniziali, seppero avviare una coesistenza pacifica fra i due gruppi all’insegna della solidarietà e dell’Amore.

 Gli studiosi hanno ritenuto che nel racconto di Esiodo dell’Età dell’Oro vi sia narrata, in forma diversa, la storia biblica del Giardino o Valle dell’Eden dove Eva, come nel racconto di Pandora, fu causa del peccato originale e della caduta dell’uomo. E’ vero nel senso che le due storie appaiono due facce di una stessa medaglia perché esse hanno attinto alla stessa fonte della storia dell’antico Egitto dandole però un significato opposto a quello reale della grandezza della Donna quale embodimento di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

Ma per ciò spiegare e raccontare dovrò preparare un altro articolo, per non essere enormemente lungo. Vedi quindi il prossimo articolo 120 per continuare.

115 – 21 DICEMBRE 2012 – IL GRANDE RITORNO – INVITO GENERALE PER I CITTADINI DELLA TERRA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, PROPOSTE MILLENARIE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 4, 2012 by beautiful41

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21 Dicembre 2012 – Il Grande Ritorno – Invito Generale per i Cittadini della Terra

Il prossimo 21 Dicembre è il giorno del Solstizio d’Inverno. Questo Solstizio non è un comune Solstizio come tutti gli altri; esso è davvero particolare, anzi, per meglio dire, speciale. E’ il Solstizio del Grande Ritorno, il momento ed il giorno in cui avrà inizio il Ritorno dell’Epoca d’Oro, quando le Anime dei Cittadini della Terra riscopriranno una antica verità, quella di concepire la Civiltà come il prodotto della fratellanza Universale.

Solo la fratellanza Universale può dare il giusto significato alle aspettative di dignità e di libertà che ciascun Cittadino della Terra acquisisce al momento della sua nascita. Molto tempo è passato da quando i Padri della Civiltà gettarono le basi per il progresso pacifico dell’Uomo con la sua anima e decretarono le condizioni per un suo sano sviluppo.

Queste condizioni erano semplici e sintetizzate dalle parole SOBRIETA’, AMORE e CONOSCENZA. Esse sono le condizioni immortali della Civiltà, inscindibili ciascuna dall’altra, le sole condizioni che possano permettere di concepire uno sviluppo armonioso dell’Uomo sul pianeta Terra, il suo pianeta, in un momento storico in cui egli ha improvvisamente scoperto di essere interconnesso con tutti i suoi abitanti e che può fare affidamento sulle risorse di questo unico e solo pianeta, la sua Grande Madre e la sua sola Casa sicura nell’Univweao e per il suo prevedibile futuro.

Molte profezie e molti studi hanno indicato l’importanza di questo anno 2012, e precisamente il 21 Dicembre, per l’occorrenza di avvenimenti determinanti per la vita dell’Uomo sulla Terra. Si è parlato di fine del mondo, di avvenimenti catastrofici e di rigenerazione dell’animo umano. Oltre alle tante speculazioni su questo argomento, noi non possiamo negare di essere ad un punto di svolta, e non perché ciò sia stato indicato dalle profezie, ma per gli avvenimenti occorsi recentemente intorno a noi e nei quali siamo immersi e coinvolti.

Il collasso delle ideologie tradizionali quali il liberismo dopo il comunismo, fondate entrambe su un comune materialismo, rivelatosi fallace e fonte di intollerabili disuguaglianze, ha privato l’Uomo della sua speranza nel futuro ed ha fatto svanire i valori tradizionali nei quali egli credeva. Come sentendosi improvvisamente nudo, senza protezioni e senza più niente che gli assicuri la dignità della sua stessa vita, l’Uomo  sta cercando disperatamente nel fondo della propria Anima le risposte di cui ha bisogno e con cui proteggersi.

Quasi come una conseguenza naturale dei problemi e delle false ideologie che l’Uomo ha incontrato sul proprio cammino e che lo hanno denudato al cospetto delle avversità, il compimento di questa ricerca di nuove risposte e di nuovi valori che lo possano appagare sta evidenziando sempre di più quanto essi siano le risposte ed i valori che egli aveva custodito inconsciamente in fondo alla propria animaa per millenni e che facevano parte della sua stessa umanità. Tali risposte e tali valori sono le antiche ed immortali condizioni della Civiltà, valide in ogni tempo e luogo, e impresse indelebilmente nella sua umanità di Uomo: SOBRIETA’, AMORE e CONOSCENZA.          

SOBRIETA’, AMORE e CONOSCENZA. Esse sono le risposte immortali ed infallibili che i Cittadini della Terra potranno indicare ai propri governanti in questo periodo cruciale che stiamo vivendo. I Cittadini della Terra di qualsiasi ceto sociale, lingua, cultura e religione, che sentono la necessità di realizzare una nuova più umana, più giusta e più naturale e pacifica convivenza civile planetaria, potranno esprimere questi nuovi sentimenti e aspirazionidi fratellanza con una manifestazione globale, in tutte le città della Terra, il prossimo 21 Dicembre di questo anno 2012.

I Cittadini della Terra sono i soli a poter decidere il proprio destino perché nessun governante ha le idee chiare su ciò che sta accadendo, ed essi sono resi ciechi dalla convinzione che ripristinando gli stessi privilegi del passato, ripristinando il sistema folle di una crescita materiale infinita, sia la sola cosa che si possa fare. Il 21 Dicembre 2012 invece i Cittadini della Terra potranno esprimere chiaramente una nuova concezione di Civiltà basata sulla sostenibilità delle risorse limitate della loro casa Terra.

Il 21 Dicembre 2012 pertanto potrà marcare l’inizio del Grande Ritorno, il ritorno di una nuova Epoca d’Oro, o una nuova Età dell’Oro,  ove l’Uomo, in tutti i continenti, possa riappropriarsi della sua dignità, riservatezza e libertà, ridefinendo  nelle Costituzioni delle Nazioni il concetto di Libertà significante che essa cessa quando inizia quella altrui. Ridefinendo il significato di Giustizia come abbattimento delle abissali disuguaglianze.

Ridefinendo il significato di competizione che potrà effettuarsi solo da una comune base di partenza. Abolendo i finanziamenti bancari ripristinando l’idea dimenticata del progresso basato sul risparmio di ciascuno. Disconoscendo, o ritirando il riconoscimento, di tutti i Paradisi Fiscali. Stabilendo che l’Economia e tutte le sue pertinenze dovrà essere “governata” dai governi e non potrà più essere statalizzata e né liberalizzata. Le dette ridefinizioni secondo quanto già espresso all’articolo 76 – Il Tradimento delle Costituzioni.

Nel trinomio Sobrietà, Amore e Conoscenza la parola Amore abbraccia un ampio spettro di significati, principalmente di Rispetto per tutti gli esseri umani nella loro sfera intangibile di riservatezza, rispetto per gli animali e per la natura in genere, ma anche Armonia, Onestà ed Integrità di propositi e sentimenti, Solidarietà e Condivisione,  mentre la parola Sobrietà include i significati di Misura, Equilibrio, Giustizia e Sostenibilità ove per sostenibilità si intende per esempio che non si potrà abbatere un albero prima che un altro albero sia cresciuto al suo posto.

I Cittadini della Terra che accetteranno l’invito a manifestare il 21 Dicembre dimostreranno quindi che i nuovi valori di Civiltà da essi indicati e condivisi saranno valori rivolti verso la qualità della vita invece della quantità di beni materiali e potranno così determinare uno sviluppo più lento ma sostenibile, più umano, pacifico e di lunga durata, evitando una nuova corsa sfrenata verso la catastrofe.

Benvenuti nel nuovo mondo della SOBRIETA’, AMORE E CONOSCENZA, S-A-C, che celebrerà il possibile Grande Ritorno della mtica Età dell’Oro, l’Età dei valori di Rispetto e Dignità dell’Anima, il prossimo 21 Dicembre, in tutte le città della Terra.

PASSA PAROLA SE VUOI

101 – ARGO – LA COSTELLAZIONE DELLA CIVILTA’ E LA RICERCA DEL VELLO D’ORO

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Argo, la Costellazione della Civiltà e la Ricerca del Vello d’Oro

La più grande ed imponente costellazione del cielo, Argo, rappresentante la nave degli Argonauti che partirono alla ricerca del vello d’oro, è una nave immortale ed indistruttibile, la nave immortale dei Cittadini della Terra di ogni tempo, costruita solidamente per affrontare in piena sicurezza le tempeste millenarie dell’evoluzione e condurre il suo prezioso carico delle anime dell’Umanità verso la destinazione finale della Civiltà, ove per Civiltà si intende Amore più Conoscenza, che era il pensiero dei suoi costruttori. Il capitano di Argo è la stella Canopo, la seconda stella più lucente del cielo dopo Sirio e le due stelle indicano la direzione del meridiano, essendo Canopo giusto a sud di Sirio. L’origine del nome Canopo è l’egiziano “KAH-NUB” che significa “Terra d’Oro” o “Terra dell’Oro” o “Suolo dell’Oro”.

La costellazione Argo è veramente immensa e poderosa. Essa abbraccia buona parte della volta celeste dell’emisfero celeste sud, ed era originariamente formata da circa 800 stelle disseminate su una grande superficie cosmica. Essa è attraversata dalla Via Lattea, la Grande Madre della Vita e del Cosmo, e la sua prua è rivolta ad est. Al di sopra di questa immensa nave del cosmo, quasi ad esprimerne gli ispiratori dell’Amore e Conoscenza, c’è la stella Sirio, la più lucente del cielo e rappresentante la dea Iside del pantheon egizio, e c’è la costellazione di Orione bisecata dalla linea dell’equatore celeste, rappresentante di Osiride, amante e marito di Iside, re dei due mondi, alto e basso Egitto.

Non conoscendo tutto ciò, perchè a quei tempi la storia dell’antico Egitto era sepolta e dimenticata sotto le sabbie e non la conosceva nessuno, nel 1760 la costellazione Argo fu, per così dire, “cannibalizzata”, ad opera di un astronomo francese che la smembrò ricavandone quattro nuove costellazioni denominate Vela, Carina, Puppis e Pyxis o Bussola, le quali compaiono sulle cartine stellari di oggi. Tale smembramento però è solo un fatto di denominazione perchè le stelle del complesso di tali costellazioni sono le stesse di Argo che continua a vivere pertanto sotto falsi nomi.

Il Nilo, già dai tempi mitologici e predinastici dell’Egitto, era considerato la trasposizione della Via Lattea sulla Terra, o, viceversa che la Via Lattea fosse il Nilo del Cosmo, la “winding waterway”, il fiume ondulante del cielo. Questa trasposizione era tanto più veritiera e reale se si pense che durante quei remoti tempi della nascita della Civiltà la Via Lattea in cielo andava da nord a sud proprio come il Nilo sulla Terra. La Via Lattea cioè marcava il meridiano del Cosmo allo stesso modo come il Nilo marca la direzione del meridiano sulla Terrra. La Via Lattea ed il Nilo, quest’ultimo con l’inondazione del fertile limo annualmente, erano quindi i portatori della Vita in ogni senso ed i promotori della Civiltà.

La posizione nel cielo della costellazione Argo è pertanto una conferma che la storia ed il mito di Argo ha origini egiziane ben precise. Ed oggi possiamo tranquillamente dire che tutta la sapienza e mitologia dell’antica Grecia erano di origini egizie ed esse furono adattata al mondo greco con nomi, storie e miti grecizzati. Così certamente fu per il mito di Argo. L’equipaggio di questa nave era un equipaggio di prima classe, come diremmo noi oggi, e comprendeva Eracle che era il dio Amon o Ptah, o uno dei 12 primi Dei fondatori della civiltà egizia, assieme a Castore, Polluce, Atena o Minerva (la Neith egizia) e altri “pezzi da 90”.

Il mito narra in tutte le versioni che Atena, (la Neith egizia), che sponsorizzava la costruzione e la spedizione della nave, fornì una trave di legno pregiato, forte e resistente per essere montata sulla prora di Argo, ciò per una maggiore robustezza, sicurezza e porta-fortuna. La trave di legno era quella che in termine tecnico oggi si chiama la “ruota di prora”, un unico e solido pezzo che di solito è la parte più solida di una nave. Questa trave speciale proveniva dalle pregiate querce sacre del bosco prospiciente al centro oracolare di Dodona, notoriamente il più antico centro oracolare greco. Su una riproduzione dell’ottocento si vede la trave con una splendida polena a forma di una leonessa, e ciò esprime meravigliosamente bene il concetto di grande potenza, forza e padronanza della Conoscenza sul creato che la trave significava!!

Ma il preciso riferimento a Dodona ha un significato che va ben oltre il mito. Si tratta di un riferimento scientifico. Dodona fu il primo centro oracolare del mondo ellenico costruito verso la metà del secondo millennio AC e rappresentava il centro o tempio del “THIBBUN”, l’antico Omphalos egizio, quando la funzione ed il significato originario dei THIBBUN, o Omphalos, era già persa e dimenticata ed ormai interpretata solo come una funzione divinatoria. Ma la vera funzione originaria era, come abbiamo visto nell’articolo sugli Omphalos n. 96 – L’Unione fra Cielo e Terra, la funzione di ombelico del mondo che, mettendo in contatto o relazione il Cielo con la Terra, permetteva la determinazione dell’Unità di Misura e permetteva la mappatura del Cosmo e la mappatura della Terra. Permetteva cioè la conoscenza della geografia. La trave di Atena quindi stava a rappresentare e ricordare questa conoscenza scientifica alla base della loro civiltà.

Argo, portatore della Civiltà, portatore cioè dell’Amore e della Conoscenza, navigava verso Est alla ricerca del vello d’oro. Il suo equipaggio di giganti o di “pezzi da 90”, con Eracle, o Ercole, in testa, procedeva in vari modi, per mare a vela o remi, per terra sostenuta a spalle, e per fiumi, a seconda delle circostante. Il viaggio avvenne e fu tanto importante da essere immortalato nel cosmo con una immensa costellazione quasi a voler indicare l’unicità della più grande impresa dell’uomo. Il viaggio naturalmente avvenne ai tempi di Eracle ed Eracle, ci informò Erodoto, visse 17.000 anni prima di Amasis, cioè circa 20.000 anni fa. Questa storia, o la lontanissima memoria di essa, pertanto, fu messa per iscritto non prima dei tempi di Dodona, e non dai diretti interessati egizi, ma dai greci, circa 16.000 anni dopo il suo reale avvenimento.

La ricerca del vello d’oro era la ricerca di una nuova Nazione ove poter vivere, regnare e progredire nei valori della Civiltà, perchè la loro vecchia Nazione di ATLANTIDE era scomparsa inghiottita dai flutti, lasciando solo poche isole ancora fumanti che avrebbero poi composto l’Arcipelago delle Isole di Capo Verde. E ad est c’era il vello d’oro, la terra benedetta ove il Nilo del Cosmo combaciava con il Nilo della Terra e produceva da solo e autonomamente immense quantità di bionde spighe di grano che, alé, sembravano proprio uno sconfinato vello d’oro, unito alle acque della vita del Nilo. Era una terra benedetta che fin dall’inizio aveva precise conformazioni cosmiche e che essi, i Padri della Civiltà, nel definirne i confini, si sentirono in dovere di rappresentarla come una fetta del Cosmo sulla Terra, imbevuta dei loro valori di Amore e Conoscenza.

Quando il mito, ai tempi di Dodona, fu messo per iscritto e grecizzato con al centro la Grecia Antica ed eroi greci come Giasone,  Argo, navigando verso est, poteva raggiungere il vello d’oro situato nella Colchide, la Georgia di oggi, da sempre una terra fertile e ricca, ove il vello era stato portato da Frisso con un ariete volante, per sfuggire alla morte. Il mito greco, in sintesi, ricalcava gli elementi essenziali della vera storia dei sopravvisuti di ATLANTIDE, gli Argonauti che, sfuggendo alla morte, cercavano una nuova Nazione o Regno. L’ariete volante rappresentava anche la colomba degli “omphalos” che permetteva la conoscenza della geografia. E la latitudine delle Isole del Capo Verde, 15* Nord,  è ideale per conoscere e mappare le stelle di entrambi gli emisferi, nord e sud. 

Alcuni studiosi, riflettendo sulle vicende storiche tramandate da tanti autori classici dell’Antica Grecia, hanno avanzato l’idea che alle origini della civiltà ellenica vi siano state due concezioni opposte: quella dei selvaggi “pelasgici” matriarcali contro quella degli “olimpici”. Un pensiero cioè senza idea di civiltà contro un pensiero radicato negli dei dell’Olimpo e nelle loro imprese . Questi studiosi forse hanno visto giusto perchè nel corso dei millenni gli egizi, anche se tradizionalmente chiusi al mondo esterno a causa della loro superiore conoscenza, hanno lasciato filtrare i loro valori e sapienza al di fuori del loro Paese lasciando che molti ellenici se ne impossessassero e fortunatamente ci tramandassero.

Questo processo di trasmissione dei valori di Civiltà non è riuscito ancora a completarsi, anzi sembra essersi arrestato. Ancora oggi la Barbarie prevale sulla Civiltà, i “pelasgici” sugli “olimpici”, con gli eccessi smodati delle abissali disuguaglianze. Gli egizi, oltre a quanto lasciato razziare dai greci, essi stessi hanno sempre osservato la regola del silenzio e in tanti millenni, oltre ad Imhotep, non siamo stati in grado di conoscere un solo nome dei tanti Platone, dei tanti Euclide, che pure essi hanno sicuramente avuto. Essi non amavano la prosopopea nè amavano mettersi in mostra, o distinguersi, ma hanno lasciato tutto per iscritto nelle loro tombe e nelle opere concrete effettuate.

Dal matriarcato selvaggio dei greci siamo passati all’eccesso opposto di patriarcato altrettanto selvaggio, passando da una barbarie ad un’altra, e da un eccesso ad un altro in ogni campo, rifiutando pervicacemente l’equilibrio, l’armonia, l’assenza di eccessi ed il rispetto, così bene tramandateci con la “Confessione Negativa” che, con la sobrietà, erano il segreto della Civiltà che ha permesso agli egizi tante migliaia di anni di esistenza, con la Donna elevata al massimo livello di rispetto e considerazione, in equilibrio perfetto con l’uomo e con la natura, quasi a simboleggiare nel vivo dell’anima l’essenza della loro superiore Civiltà fatta di equilibrio ed armonia.

Argo cannibalizzata è la testimonianza più tangibile della Barbarie nella quale è precipitato l’uomo, ma essa è sempre lì, indistruttibile, mentre naviga a vele spiegate con la prora di quercia di Neith rivolta ad est, verso la direzione del Sole nascente della Civiltà, per l’eternità. Al fine di dare un segnale di riconoscimento in tal senso, i Governanti delle Nazioni dovrebbero, seduta stante, far cancellare da tutte le cartine stellari del mondo le denominazioni false di Vela, Carina, Puppis e Bussola, sostituendole con la denominazione originaria di ARGO, la nave del Cosmo che continua il suo viaggio per l’eternità per indicare ai Cittadini della Terra in ogni tempo i valori immortali dell’Amore e Conoscenza per un proficuo e pacifico progredire.

100 – CENERENTOLA – ORIGINE E SIGNIFICATO

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 12, 2012 by beautiful41

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Cenerentola – Origine e Significato

La fiaba di Cenerentola è molto popolare e conosciuta in tutto il mondo. Essa è antichissima e nel corso dei millenni moltissime versioni e trame diverse ne sono state elaborate. Tutte le versioni e tutte le trame però conservano il filo portante originario di una donna del più umile livello sociale, una serva o una schiava, che diventa Regina. In questo articolo è presentata la sua più antica trama storica conosciuta seguita dal suo significato.

La fiaba di Cenerentola è una fiaba immortale, fatta per accompagnare il cammino dell’uomo nella sua plurimillenaria esistenza ed essere una luce di riferimento per i valori della Civiltà in ogmi tempo. La fiaba di Cenerentola sembra appartenere alla categoria di miti creati per essere convogliatori di verità anche attraverso periodi nei quali l’uomo conserva concezioni e credenze che non gli permettono di valutare l’importanza del messaggio racchiuso nella fiaba.

La semplicità e l’attrattiva apparente della fiaba ne assicurano però la sopravvivenza anche durante i periodi oscuri delle notti della ragione, per essere interpretata e capita nella sua anima sublime e recondita ogni qualvolta l’uomo riesce a guardare con gli occhi della mente e del cuore. La fiaba di Cenerentola è quindi una specie di messaggio in bottiglia destinato a galleggiare ed essere indistruttibile sugli oceani tempestosi dell’evoluzione per poter approdare di volta in volta su spiagge preparate ed adatte a riceverlo ed ospitarlo.

Questa fiaba sembra essere stata originata da una storia vera occorsa a Rodopì, o Rodopa, una splendida giovane e bella schiava venduta in Egitto ad un padrone che la impiegò ad accudire la sua casa assieme ad altre donne della servitù. La bellezza di Rodopì attrasse l’invidia delle altre schiave che per tale motivo le riservavano i lavori più umili. Rodopì era bella, oltre che nel corpo, anche e specialmente nell’anima, ed espletava con disinvoltura tutte le sue incombenze, diventando amica degli uccelli e degli animali del Nilo che deliziava con dei canti allegri. Sovente, dopo una giornata di duro lavoro, Rodopì temprava il suo spirito danzando da sola intorno agli alberi del giardino.

Un giorno il suo vecchio padrone, senza essere visto, assistette involontariamente alla danza di Rodopì e non potè fare a meno di notare la sua bravura e la leggerezza della sua danza mentre essa volteggiava nell’aria solo sfiorando la terra con i suoi piedi nudi. Affascinato dalla figura e dalla maestria naturale di questa splendida schiava, il vecchio padrone decise di farle un regalo ed ordinò un paio di scarpine speciali rivestite d’oro e dalle suole di cuoio. Questo regalo speciale del padrone fatto a Rodopì causò la gelosia delle altre schiave che intensificarono così il suo isolamento e l’assegnazione del lavori più pesanti.

Finchè un giorno il Faraone Amosis, della XXVI dinastia, organizzò una festa nel suo palazzo di Menphis invitando tutto il popolo egiziano a parteciparvi. A tale notizia Rodopì si rallegrò perchè avrebbe avuto l’occasione di divertirsi con balli e musiche alla corte del Faraone, assaggiando anche cibi prelibati. Ma ciò purtroppo rimase solo un sogno perchè le altre schiave si diressero alla cerimonia con la zattera sul Nilo, lasciando Rodopì sola sulla riva del fiume con panni da lavare.

Triste e sconsolata, Rodopì trovò conforto coi suoi amici animali sul bordo del fiume ove lei lavava mentre l’ippopotamo, forse per tirarla su di spirito, provocò dei grossi spruzzi d’acqua che bagnarono le sue scarpine. Rodopì appese le scarpine ad una corda per farle asciugare quando vide all’improvviso un falco, il falco di Horus, sopraggiungere e rapire una delle sue scarpine fra i suoi artigli, dileguandosi. Rodopì nascose sotto la sua tunica la rimanente scarpina.

Alla festa di Menphis intanto mentre il Faraone era intento ad osservare lo svolgersi della festa intorno a lui, all’improvviso egli vide il falco di Horus calarsi dal cielo e, volteggiando sul suo trono, lasciargli cadere in grembo la scarpina d’oro di Rodopì. Conoscendo che il falco rappresentava Horus, uno degli Dei più importanti dell’Egitto e figlio di Iside e di Osiride, il Faraone interpretò quest’avvenimento come un segnale Divino e diede subito ordine che si cercasse la donna calzante la scarpina consegnatagli dal falco perchè lui l’avrebbe presa in sposa. Ma, risultate vane le ricerche sulla terra, il Faraone s’imbarcò sul veliero reale iniziando a ricercare lungo le sponde del Nilo.

Giunto alla residenza di Rodopì il Faraone fece provare la scarpina alle altre donne intanto ritornate. Esse si accorsero che trattavasi della scarpina d’oro di Rodopì e cercarono in tutti i modi ma invano di forzare i loro piedi nella scarpina, mentre Rodopì era nascosta fra i cespugli timorosa. Il Faraone però, accortosi della sua presenza, la pregò di avvicinarsi provando la scarpina che fu calzata alla perfezione dal piede di Rodopì che, fiduciosa e felice, mostrò la rimanente scarpina d’oro tirandola da sotto la tunica. Fu così che il Faraone la prese in sposa e Rodopì divenne Regina d’Egitto. “”Ma è straniera ed è una schiava!!””, cercarono di obiettare in extremis le altre domestiche gelose. Al che il Faraone rispose: “Lei è la più egiziana di tutte, i suoi occhi sono verdi come il Nilo, i suoi capelli biondi e soffici come il papiro, la sua pelle color rosa come il fior di loto.”

Appare subito che la penna e la mente da cui è uscita questa storia sia la stessa, ma volta al femminile, che ha creato la storia di “Giuseppe in Egitto” ove uno schiavo diventa Vicerè d’Egitto a causa dei suoi meriti, a beneficio del suo Paese e di tutta l’umanità. Appare quindi per entrambe le storie una origine comune e immensamente più antica di quella registrata la prima volta con Rodopì. E d’altronde Menphis fu la prima capitale d’Egitto dei tempi delle prime dinastie, verso il 3000 AC. Cenerentola, “bella come l’Egitto”, pur subendo una violenza psicologica continua dalle altre schiave, non risponde con la stessa moneta ed anzi conserva la sua bellezza d’animo e allegria rispettando la natura ed i suoi simili.

Cenerentola diventa Regina non per suoi privilegi o ricchezze di casta da mantenere e preservare, essendo essa solo una schiava, ma per la sua bellezza e la bellezza della sua anima. Cenerentola viene scelta sulla base della “meritocrazia”, come diremmo noi oggi, e la sua scarpina d’oro è solo un mezzo per poterla individuare. Cenerentola rappresenta la bellezza dell’Egitto e della sua immagine a similitudine del Cosmo quando i suoi confini furono fissati ed immortalati a rappresentare il fior di loto e la bellezza e l’armonia dell’Universo, ove l’Intelligenza Divina opera con due parametri: Conoscenza + Amore.

Amore e Conoscenza, assieme ed interconnessi, sono le sole condizioni alla base della Civiltà in ogni tempo. Amore significa ed implica rispetto per sè stessi, la natura ed il proprio simile, e significa ed implica giustizia, equilibrio, armonia, misura, assenza totale di violenza, sobrietà, integrità di propositi e sentimenti. Questo era il cuore della bellezza dell’Egitto cosmico quando vi nacque per la prima volta la Civiltà che la fiaba di Cenerentola continua a tramandare. Al di fuori di essa, quando i privilegi, le ingiustizie ed i predomini aumentano, il rispetto svanisce e con esso l’Amore, e ci vogliono le armi per tenere il tutto a bada ma, in tal caso, essa non è più Civiltà. La Civiltà senza l’Amore si tramuta  semplicemente in Barbarie.

E naturalmente in questa fiaba ci sono altri significati più o meno palesi, ma tutti di non violenza e Civiltà, che ciascuno può interpretare secondo la propria sensibilità. 

La vita continua con l’evoluzione e tutto evolve continuamente in un perenne cambiamento. Ma la bellissima, emozionante ed affascinante fiaba di Cenerentola ci rammenta che i riferimenti immortali della Civiltà sono sempre gli stessi, dei punti fermi e fissi a farci da guida sugli oceani tempestosi del divenire.

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Vedi n. 33 – I FIORI, I CONFINI DELL’EGITTO E L’INTELLIGENZA DIVINA

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NOTA AL PEPERONCINO PER I CURIOSI.

Finora in questo blog, ed in tutti gli articoli che trattano di avvenimenti occorsi millenni addietro, mi sono attenuto alla cronologia ufficiale, cioè quella che si insegna nelle scuole e divulgata al pubblico, secondo la quale la storia dell’Egitto antico iniziò nel 3000 AC. Questa datazione però non è quella lasciata per iscritto dal più grande storico dell’antichità egizia, Manetho o Manetone che fece risalire l’inizio della stessa storia dinastica al 5000 AC.

Di quanto ha scritto Manetho si è presa per buona e divulgata solo la suddivisione in “dinastie” e si è rigettata, o confutata, come non valida la datazione dei 5000 anni AC, oltre 7000 anni addietro.

Ora qui non si tratta di due o tre o dieci o 20 anni di errori imputabili a Manetho. Qui si tratta di 2000 anni che non si possono far scomparire come una magia!!

La storia dell’antico Egitto è stata “accorciata”, così come si fa per un pantalone, per motivi ben precisi di cui forse potrò trattare in un futuro articolo per non essere enormemente lungo. Anticipo però al lettore che qui si tratta del predominio culturale giudaico cristiano e della supremazia culturale euro-centrica dato che il gigante egizio fa semplicemente paura.

In conclusione la fiaba di Cenerentola risale in realtà al 5000 AC, 7000 anni addietro, quando Menphis era la capitale d’Egitto sede del palazzo del faraone ove si svolse la vicenda di Rodopì.

99 – LA PROFEZIA DI PASQUA MILLENARIA 2012

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La Profezia di Pasqua Millenaria 2012

Pasqua celebra, per i Cristiani, la resurrezione di Gesù dopo la sua morte. Pasqua quindi è una celebrazione importante nel rammentarci la Rinascita dell’Uomo verso una nuova vita. E la rinascita verso una nuova vita, oltre che essere il sogno di coloro che si accingono al fatidico trapasso, è anche il sogno di tante persone che, nel pieno delle proprie vite, volontariamente, o costrette dal caso, dall’evoluzione, dalla fortuna o dalla sfortuna, o per proprie maturazioni mentali, decidono di rinunciare al proseguimento delle loro passate esperienze, decretandone quindi la morte, per risorgere nell’inizio di una nuova vita, sfidando l’incognito, incamminandosi così sulla strada di nuove esperienze e concezioni dell’essere uomo.

Ma, anche, la Pasqua, come per il Natale, non celebra una ricorrenza solo per i Cristiani. Essa, nel suo più profondo significato di Rinascita e Resurrezione, indica una condizione dell’anima, comune a tutti gli esseri umani di tutte le latitudini, aperta ad una periodica rigenerazione che possa soddisfare e consentire alla stessa anima la sua immortalità evolutiva. Questo concetto di rinascita e rinnovamento, pertanto, è antico quanto l’uomo e la sua Civiltà e risale a tempi in cui le religioni attuali non esistevano ancora nè erano state ancora concepite.

La Resurrezione, la Rinascita a nuova vita, la Rigenerazione dell’anima, in questo anno 2012 si presenta all’uomo in tutta la sua sfolgorante luce ed in tutta la sua possente forza con gli avvenimenti sociali ed economici, drammatici e planetari che stiamo vivendo. Appare sempre più chiaro che i riferimenti del passato, con le loro concezioni e credenze, in ogni campo, si sono rivelati dei riferimenti fittizi, irreali e fuorvianti, e non più adatti ad essere da guida all’uomo nel soddisfare le sue esigenze materiali, spirituali e di giustizia, in considerazione delle nuove realtà che improvvisamente gli si sono presentate davanti in nuovi imprevisti scenari.

Dopo il collasso del comunismo, abbiamo avuto il collasso del capitalismo moderno centenario. Quest’ultimo collasso è ancora in corso e le sue follie predatorie ne stanno decretando rapidamente la morte. Ma, ad insaputa dell’uomo, mentre sulla Terra si svolgevano i convulsi avvenimenti di insanità mentale dovuti a sconfinata avidità, in suo soccorso si è mossa dalle lontane dimore cosmiche e stellari una grande astronave. Una astronave a forma di un bellissimo grande uccello dalle piume color rosso ed oro, che reca nei suoi artigli un grande uovo. E’ l’uovo della Pasqua Millenaria 2012.

L’uovo di Pasqua, usato annualmente per la felicità dei bambini, contenente una sorpresa al suo interno, rappresenta in realtà il ricordo di un periodico rinnovamento o rigenerazione o risurrezione dell’uomo. L’astronave inter-galattica, proveniente dalle lontane dimore stellari, ritorna periodicamente sulla Terra per rilasciare il suo “Uovo di Pasqua” contenente gli elementi della Risurrezione o Rigenerazione dell’uomo. Il suo ritorno avviene a distanza di millenni e questa volta, la Pasqua 2012, esso è reale e tangibile.

Preveggendo la possibile fine dell’uomo e la sua estinzione in una guerra atomica planetaria quando l’ultimo respiro del capitalismo attuale sarà esalato, l’Astronave inter-galattica, inviata dall’Intelligenza Divina, ha regolato la potenza dei suoi motori e la sua velocità affinchè il suo uovo, contenente il messaggio della Resurrezione, venga consegnato e giunga all’uomo prima che una tale irreversibile catastrofe possa verificarsi.

L’Astronave inter-galattica, comandata da un capitano dalla competenza e professionalità non comune, con un tempismo perfetto, si è presentata sul cielo del deserto del Sahara con tutte le sue sfavillanti luci esterne accese mettendo in atto l’operazione di consegna dell’Uovo di Pasqua 2012 ai Cittadini della Terra.

Le caratteristiche dell’Uovo di Pasqua sono sempre le stesse, ogni volta che l’Astronave ritorna dopo millenni, e sono state raccontate da Erodoto nelle sue storie con una impressionante ricchezza di dettagli e precisione. L’uovo, trattenuto negli artigli dell’uccello cosmico, è vuoto all’interno ed è stato scavato per contenere le ceneri o il corpo defunto del padre dell’uccello cosmico, in maniera tale che il peso dell’uovo senza lo scavo e senza i resti del padre fosse lo stesso peso dell’uovo contenente le ceneri o corpo del padre. Il volume, peso o dimensioni dell’uovo erano cioè uguali al volume, peso o dimensioni del suo contenuto. Si trattava cioè di un rapporto di 2 a 1, o di 1 a 2.

L’uccello cosmico, o astronave inter-galattica, chiamato poi Araba Fenice, recava all’interno del suo uovo il seme della Risurrezione o Rigenerazione perchè dagli stessi resti o ceneri del padre nasceva una nuova vita e questo processo si ripete periodicamente nella plurimillenaria storia dell’uomo. Trattandosi di nascita proveniente dalle ceneri di una precedente vita e non cioè di nascita dovuta ad un accoppiamento maschio/femmina, ciò può significare solo una cosa: la Risurrezione, Rinascita o Rinnovamento di una Civiltà o delle credenze e concezioni dell’uomo.

Dalla storia conosciuta sappiamo che alle civiltà e concezioni arcaiche sono seguite civiltà e concezioni pagane e poi ancora quelle giudaico-cristiane. La Pasqua 2012 potrebbe segnare quindi l’inizio di una nuova Civiltà annunciataci dal messaggio del seme della Risurrezione contenuto nell’Uovo rilasciato dall’Astronave inter-galattica o Araba Fenice. Questo messaggio della Risurrezione o Rinascita è un messaggio valido per l’eternità ed è un messaggio di Pace racchiuso nel sarcofago vuoto della Camera del Re della Grande Piramide in Egitto il cui volume esterno è esattamente il doppio del suo volume interno.

Il sarcofago vuoto della Grande Piramide, finora un mistero, e sigillato all’origine per l’eternità con tre lastre verticali di granito e tre grandi blocchi di granito nel corridoio ascendente, e costruito in modo tale da non poter essere trafugato dato che il vano di accesso alla Camera del Re è tanto piccolo da non permettere il passaggio del sarcofago, rappresenta in realtà l’uovo dell’Araba Fenice. Il sarcofago vuoto di granito ha la non comune proprietà che il volume delle sue pareti esterne è esattamente uguale al suo volume interno, contenente quindi il rapporto di 2 a 1, o 1 a 2, proprio come ci aveva tramandato Erodoto con l’uovo dell’Araba Fenice.

La preziosità del sarcofago vuoto, la rispondenza perfetta con la descrizione dell’uovo dellìAraba Fenice di Erodoto, le caratteristiche della Risurrezione legata solo alla morte anzichè ad un concepimento, sembrano volerci indicare che il sarcofago vuoto è in realtà il sepolcro dove fu sepolto Gesù millenaristico e con la sua costruzione rappresenta il nocciolo dei requisiti per la nascita di una vera Civiltà. Conoscenza e Amore, queste sono le condizioni essenziali della Civiltà. Esse si equivalgono ed assieme, e solo assieme, Conoscenza + Amore, danno origine. al fiorire della Civiltà. Le pareti esterne del sarcofago rappresentano la conoscenza fisica e materiale, mentre la parte interna, invisibile, rappresenta l’Amore o la Spiritualità, motore dell’evoluzione. Il visibile + l’invisibile, un pò come l’hardware ed il software di un computer.

La condizione naturale per l’uomo è vivere nella Pace, e nella Pace si può vivere e progredire solo quando c’è l’amore ed il rispetto per se stessi, per il proprio simile e per tutti gli elementi della natura. Questi erano gli insegnamenti di Gesù e dei Padri della Civiltà lasciati per iscritto con la “Confessione Negativa” e scolpiti nel granito della forma del sarcofago vuoto della Grande Piramide, per accompagnare il cammino dell’umanità per l’eternità, passando da una rigenerazione all’altra. I detti insegnamenti di Civiltà si concretizzano con l’assenza di eccessi ed in particolare con l’assenza di eccessi di arricchimento.

La guerra e la distruzione non è una dualità naturale per l’uomo, come spesso purtroppo facciamo quando associamo guerra e pace a caldo e freddo o giorno e notte. Le guerre e le armi sono delle costruzioni, mentali e fisiche, della Barbarie dell’uomo quando non si osservano gli insegnamenti citati di Rispetto, Amore, Pace e Civiltà. La condizione naturale dell’uomo è pace, rispetto e civiltà. L’Astronave inter-galattica è ritornata a spiegarci, in uno squarcio di cielo rivelatore di queste eterne ma sconosciute verità, in questa Pasqua 2012, il significato recondito dell’Uovo e della Risurrezione, Rigenerazione o Rinnovamento, indicandoci la strada della salvezza in un momento cruciale della nostra storia.

Sta a noi tesaurizzare e mettere a frutto la preziosa informazione trovata nell’Uovo di Pasqua 2012 consegnatoci dall’Astronave inter-galattica, al fine di non vanificare il suo lungo viaggio di soccorso intrapreso per il bene dell’umanità, evitando il verificarsi dell’irreversibile catastrofe.

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Vedi n. 72 – Bennu – L’Uccello di Fuoco