Archivio per Corruzione

71 – SEPPELLIMENTO IN MARE

Posted in ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on ottobre 6, 2011 by beautiful41

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In mare una volta si seppellivano solo i morti. Oggi, con la “modernità”, vi si seppelliscono anche i vivi. Vediamo di descrivere lo svolgersi di queste opposte dipartite cominciando dal seppellimento in mare dei morti.

Fino al 1970 i viaggi delle persone fra un continente ed un altro venivano espletati pressocchè esclusivamente a mezzo dei “Transatlantici” che erano delle grandi navi che collegavano tutte le principali località del mondo su una base di periodicità conosciuta, con un servizio, quindi, di “linee regolari”. Nonostante la grande potenza e velocità dei transatlantici i viaggi erano a volte molto lunghi, fino ad un mese, per esempio, fra l’Inghilterra e l’Australia o la Nuova Zelanda.

Durante questi lunghi viaggi capitava che qualcuno morisse, nonostante la presenza a bordo di due ufficiali medici, infermiere ed ospedale, per lo più per cause legate al cuore ed alla vecchiaia. Al rifiuto dei familiari del deceduto di accollarsi le spese del rimpatrio della salma via aerea dal susseguente scalo della nave, si procedeva pertanto al seppellimento in mare.

A mezzanotte e qualche minuto due marinai trasportavano il corpo del deceduto, già infilato in un solido e spesso sacco di juta, dall’ospedale al ponte scoperto più basso della nave, che normalmente è all’estrema poppa. Il sacco veniva appesantito da pesanti pezzi di ferro e ghisa e quindi chiuso. Il sacco veniva adagiato su una tavola rettangolare avvolta nella bandiera nazionale della nave e il tutto veniva coperto quindi da una seconda bandiera della nazionalità del deceduto. La tavola poggiava con una estremità sul “capodibanda”, il parapetto, del lato di sottovento, mentre l’altra estremità era sospesa e resa orizzontale dal sostegno delle braccia dei due marinai.

Alla stessa ora conveniva lo staff della nave al completo, in uniformi impeccabili, composto da comandante, direttore di macchina, capo commissario, primo medico, cappellano, ufficiale di plancia smontante, per un ultimo saluto al deceduto. La cerimonia si svolgeva rapidamente ed avveniva nella massima compostezza ed in un silenzio totale rotto solo dai cenni del capo del comandante nell’ordinare al cappellano il via alla preghiera che normalmente era breve e del tipo:

Accogli, o Signore, l’anima fedele del nostro fratello,

perchè,  lasciato questo mondo, viva in te;

nella tua clemenza cancella i peccati che ha commesso

e concedigli il perdono e la pace.

Per Cristo nostro Signore.

Terminata l’orazione, ad un secondo cenno del comandante, l’ufficiale di plancia telefonava sul ponte di comando ordinando “Timone venti a dritta!!”, se il sottovento era la dritta. La nave iniziava ad evoluire nella notte dell’oceano creando dal lato dell’accostata una ampia fascia di superficie del mare liscia e tranquilla, evitando anche la possibilità che un corpo affondato potesse finire nel rullo delle eliche. Era l’ultima forma di ossequio, rispetto e saluto per una vita che se ne andava.

Ad un ultimo cenno del capo del comandante i due marinai sollevavano l’estremità della tavola nelle loro mani lasciando scivolare dolcemente in mare il sacco di juta fra le due bandiere. Il deceduto era andato. Con una seconda telefonata in plancia con l’ordine di terminare l’evoluzione e rientrare in rotta si concludeva la cerimonia di seppellimento in mare, mentre l’orchestra dai saloni dei ponti superiori sembrava che volesse accompagnare con la sua musica soffusa, assieme ai tanti violini del sibilio del vento, ad insaputa dei passeggeri, il canto di gloria dell’oceano per il viaggio di un’anima nella dimensione dell’eternità.

 

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69 – ITALIA, RAGIONE E SECESSIONE – SUICIDIO DI UNO STATO

Posted in ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, LEGGENDE, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on settembre 23, 2011 by beautiful41

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Un uomo si è suicidato gettandosi dal settimo piano. Morto sul colpo. Chi era costui??? Dalla tasca della giacca spunta la sua carta d’identità dove sta scritto “Amministrazione dello Stato Italiano, nato a Torino il 17 Marzo 1861”.

In questo periodo si parla molto di Secessione, portata avanti dal partito leghista, mentre vari “opinionisti”, anche autorevoli, e per lo più del nord, sembrano appoggiare una insofferenza verso il Sud e le sue malefatte. Questo blog ritiene che, come per altre faccende contemporanee, ci sia molto bla bla bla che, alimentato dai tanti mezzi di comunicazione, stia portando alla scomparizione di quel poco di cervello rimasto, se ce n’è rimasto, nella “dirigenza” di questo Paese.

Vediamo pertanto di cercare di fare un pò di luce sull’argomento al fine di poter meglio dare dei giudizi pacati in occasione del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, in virtù della Ragione più che del campanilismo emotivo da stadio che si è diffuso in questi anni. Nord contro Sud e Secessione.

Moltissimo si è detto durante tutto l’ultimo secolo, il XXmo, sulla “questione meridionale” e propagato a tutto il mondo con tutti i mezzi di informazioni possibili, oltre che nelle scuole e nelle università e con dotte lezioni di professori colti, vertente su una proclamata “arretratezza” dell’Italia Meridionale prima e dopo il fatidico 1861. Come tanti altri lavaggi del cervello fatti all’uomo nel campo della scienza, della storiografia e della religione e descritti in questo blog, anche nel campo dell’Unità Italiana si è avuto paura della verità e si è propagata una visione distorta o falsa dei fatti reali occorsi. Oggi non solo gli italiani, ma anche gli abitanti della Terra del Fuoco sanno che il Nord è ed è sempre stato progredito mentre il Sud è ed è stato sempre arretrato.

Negli scorsi anni però vari studiosi sono andati a curiosare negli archivi delle storie passate ed hanno portato alla luce un panorama ed una realtà dimenticata, ma sempre più confermata da più parti, che è esattamente il contrario di quella finora sbandierata e strombazzata ai quattro venti. Il tanto disprezzato ed arretrato Sud del Regno delle due Sicilie era, ai tempi dell’unificazione, uno degli Stati più ricchi e progrediti d’Europa. Il Regno dei Savoia, al confronto, era ad un livello molto inferiore in tutti i settori dello stato. E fu proprio questa sua arretratezza, forse, fra le cause che furono lo sprone, agendo da deterrente, verso l’unificazione e l’emancipazione che fu in pratica basata sul ladrocinio degli altri Stati.

Fermo restando la grande o grandissima analfebetizzazione delle popolazioni delle campagne e delle periferie, non così era nei grandi centri urbani ove il Sud era all’avanguardia, anche col metro di oggi, fra le Nazioni della Terra. Prima Costituzione!! Prime banche e primi assegni!! Con 450 milioni di monete di argento e oro circolanti la richhezza monetaria del Sud era da sola più del doppio di quella di tutti gli altri Stati d’Italia messi assieme mentre nel Regno di Savoia gli scambi avvenivano con carta straccia senza nessun valore!! Il più industrializzato con la prima locomotiva, prima ferrovia, primo ponte sospeso, primo impianto di illuminazione urbano, primo Paese con acqua corrente, maggior costruttore di navi con la più grande flotta mercantile d’Europa dopo quella inglese e con la prima nave a vapore del mediterraneo, primo sistema pensionistico, primo telegrafo sottomarino, prima galleria, primo sistema di fari moderni, e tanti altri “primi”!!!

Senza contare la richhezza della vita culturale e nel mondo del teatro, dello spettacolo, delle arti e della musica e delle canzoni, settori nei quali il Sud certamente era all’avanguardia assoluta nel mondo. Il teatro San Carlo ne è una testimonianza essendo il più antico teatro operante di tutta Europa e costruito nel settecento.

Ma da dove traeva il Sud tutta questa ricchezza??? Tutta questa ricchezza era tratta da uno spirito imprenditoriale formatosi nei secoli, da un importante e antico centro universitario (l’università Federico Secondo), da un vasto territorio, da una tassazione bassissima (forse la più bassa d’Europa) del 2% circa, dai traffici marittimi sfruttando la posizione geografica al centro del Mediterraneo, da un’amministrazione finanziaria impeccabile, e da un numero di impiegati pubblici che era la metà di quelli del Regno di Savoia.

Tutto ciò è svanito come piuma al vento o come neve al Sole, nel giro di pochi anni dall’unificazione d’Italia, dando luogo, con l’inizio delle alte tassazioni e tante altre rapine, ad uno dei più massicci flussi emigratori della storia. Ecco perchè dovunque andiamo nel mondo sentiamo cantare “O’ Sole mio” e tante altre canzoni napoletane molte delle quali resteranno immortali.

In poco tempo la situazione si è capovolta. I primi sono diventati gli ultimi e gli ultimi sono diventati i primi. Per giustificare questo nuovo panorama ci si è inventata la “questione meridionale” per la “storica” arretratezza del Sud, nascondendo la realtà. Generazioni di italiani sono nate, cresciute e morte con questi pregiudizi, fra le quali quella di Giovanni Agnelli che ironizzava sulla “Magna Grecia” senza sapere che quando l’industria del Sud primeggiava il suo originario Regno Sabaudo era arretrato tanto da non potersi paragonare al Regno delle due Sicilie. Ancora pochi anni addietro “Ricciardetto” scriveva su Epoca che i napoletani erano dei “pezzenti” o con altri simili termini dispregiativi e basati sulle convinzioni ignoranti dei detti pregiudizi.

Come successo a Cleopatra, infangata e mai riconosciutale l’onore ed il merito di aver fornito a Cesare le conoscenze egiziane per l’istituzione dell’attuale moderno calendario universale, così è successo al “meridione”.

Questo era il passato. Vediamo ora il presente e possibilmente il futuro.

L’esistenza di una Nazione necessita dei seguenti requisiti:

– Dei confini sicuri, precisi e possibilmente naturali (mare, fiumi, montagne).

– Una sola lingua. La lingua è il cemento delle Nazioni.

– Un sentimento di un comune sentire nazionale.

– Una amministrazione degna di tale nome.

I primi due punti si conformano in pieno ai detti requisiti, con le Alpi ed il mare confini naturali già dai tempi di Roma antica, e con la lingua italiana che si è imposta da Nord a Sud. Il terzo punto del sentimento comune, già iniziato col Risorgimento al Nord ed al Sud, esso si è poi consolidato in questi 150 anni con milioni di amori e matrimoni che, pur se per qualcuno non contano, valgono eccome per la Nazione! Quella che è venuta meno pertanto è il quarto punto dell’amministrazione dello Stato, un’amministrazione balorda e non all’altezza di una Nazione già dall’inizio. Le parentesi dell’epoca coloniale, dell’epoca mussoliniana e delle due guerre mondiali hanno solo oscurato temporaneamente gli errati concetti dellìamministrazione italiana. Ma essi, questi errati concetti, sono venuti prepotentemente alla luce durante questi primi 60 anni di “normalità” dell’Italia.

Questi errati concetti possono essere sintetizzati con: alta tassazione – poca attenzione per l’inprenditoria in genere – rifiuto o incapacità a riconoscere l’Italia come naturale porta d’ingresso dell’Europa – rifiuto o incapacità a riconoscere la centralità nel Mediterraneo – abbandono del Paese a mafie, criminalità e corruzioni cresciute a dismisura negli ultimi 60 anni – enorme aumento dell’apparato burocratico con regioni e servizi assimilati – progressiva scomparsa dell’apparato produttivo che potesse supportare questi lussi. Questo è il presente.

Questa mentalità provinciale e da cocuzzolo di montagna dell’amministrazione pubblica italiana è ben rappresentata da un loquace ed anziano tassista genovese che, qualche anno fa, alla notizia che vi sono porti in Nord Europa con un traffico di cento navi al giorno che entrano e cento che escono, memore dell’antica tradizione del porto di Genova quale naturale porta dell’Europa, all’improvviso piombò in un triste silenzio mentre il suo taxi era diretto al nuovo Acquario della città, costruito al centro del vecchio glorioso porto!!. Era questa la nuova ricchezza nazionale, i delfini e gli squali da circo equestre!!!! Non a caso oggi il Paese Italia non ha neanche un porto moderno degno di questo nome e la ricchezza derivante dalla posizione geografica di porta naturale d’Europa è svanita per sempre.

Ed il futuro qual’è??? Il futuro sta nella crescita dell’economia e dell’apparato produttivo del Paese ma per poter ciò realizzare occore diminuire drasticamente il peso enorme dell’amministrazione pubblica abolendo regioni e province e lasciando solo un parlamento centrale molto snello, ed i comuni, al fine di ridurre la tassazione per i cittadini a circa il 2%. Il Regno delle due Sicilie è un esempio, ancora oggi, di come un Paese moderno possa prosperare e produrre ricchezza reale. La bassissima tassazione automaticamente fa scomparire mafie, criminalità e corruzioni dato che non ci sarà più denaro pubblico da rubare. Queste criminalità non si combattono con più polizie, carceri e tribunali, ma si combattono eliminando la fonte del loro enorme arricchimento: la corruzione ed il pubblico denaro.

In caso contrario il Paese non potrà non affondare malamente, trascinato giù da in’amministrazione dello Stato predatoria e incapace dove gli stessi burocrati si sono definiti come “quelli delle quattro S”, sedia, scrivania, scorta e stipendio. E che stipendi!! Vacanze, quattro telefonini, giganteschi SUV, grandi privilegi, tutto sulle spalle dei cittadini e di un’economia che naturalmente così non potrà mai crescere. Un’amministrazione dello Stato che, dopo 150 anni di Unità, ha mostrato chiaramente che è stata essa stessa la causa del declino.

Ma l’amministrazione dello Stato non si era suicidata gettandosi dal settimo piano??? Purtroppo no. Era solo l’auspicio iniziale di questo articolo. Essa è viva e vegeta e mangia, mangia, mangia, continuando a fare danni, e piuttosto porterà al suicidio i cittadini e lo Stato Italiano nella sua totalità.

A tutti i balordi incompetenti che hanno governato e governano ancora l’Italia unificata in questi 150 anni l’Amministrazione Pubblica del Regno del Sud, delle due Sicilie, ha finanche lasciato la ricetta di come si governano le finanze e l’economia di una Nazione allora come oggi ed in ogni tempo. “””LE RISORSE FINANZIARIE DELLO STATO NON BISOGNA CERCARLE NE’ NEL DEBITO , NE’ NEI NUOVI TRIBUTI, MA ESCLUSIVAMENTE NELL’ORDINE E NELL’ECONOMIA (nel senso di risparmio), PERCHE’ VERAMENTE IL MIGLIOR GOVERNO E’ QUELLO CHE COSTA MENO.””” Giacomo Savarese, Ministro delle Finanze ed Economia del Regno delle due Sicilie al momento dell’Unificazione.

Lo stato impeccabile delle finanze del Regno del Sud fu confermato da Vittorio Sacchi, nel 1861, inviato dal Regno d’Italia a dirigere le finanze napoletane: “””NEI DIVERSI RAMI DELL’AMMINISTRAZIONE DELLE FINANZE NAPOLETANE SI TROVANO TALI CAPACITA’ DI CUI SI SAREBBE ONORATO OGNI PIU’ ILLUMINATO GOVERNO”””.   

E la Secessione che c’entra??? La Secessione è solo un abbaglio di chi, forse per puro campanilismo, non sapendo nè leggere e nè scrivere e non conoscendo nè la storia e nè la geografia non sa niente della predazione di tutte le ricchezze trafugate al Sud e trasportate al Nord. Ed essa, la Secessione, se avverrà, avverrà solo per l’incapacità dell’Amministrazione dello Statp Italiano ad operare nella sobrietà e lungimiranza.