Archivio per Eclittica

143 – Il CALENDARIO SOLARE EGIZIO

Posted in ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , on agosto 26, 2017 by beautiful41

Il calendario solare egizio era la meraviglia delle meraviglie e scaturiva da una profonda conoscenza della meccanica celeste sviluppatasi durante molte migliaia di anni nella valle del Nilo.
La valle del Nilo godeva di caratteristiche uniche al mondo, fra le quali un isolamento naturale dato dai suoi confini costituiti dal deserto ad est ed ovest, le cateratte del Nilo al confine meridionale ed il mar Mediterraneo al confine settentrionale.
Il clima subtropicale ed asciutto e l’assenza di rilievi montuosi per gran parte della valle ne facevano un osservatorio astronomico naturale per eccellenza, dal quale si poteva osservare tutto intorno un orizzonte al limite della pianura circostante. La presenza di un orizzonte naturale, per un osservatorio astronomico adibito all’osservazione del sorgere e del tramontare di tutti gli astri che si muovono nel cielo, è fondamentale per determinare la meccanica celeste di questi ultimi, dato che un orizzonte completamente libero nei suoi 360° di visibilità è l’ideale per visualizzare e registrare le dette osservazioni, nelle quali la circonferenza della linea dell’orizzonte è uno dei parametri fondamentali, se non il più importante, nel determinare la meccanica celeste.
L’orizzonte è una linea geometrica ben precisa e, nel nostro caso, era fornita dalla natura.

L’aria ed il clima asciutto durante tutto l’anno, con l’assenza di qualsiasi inquinamento, agivano inoltre come cannocchiale naturale, permettendo all’occhio umano di vedere ed osservare le tantissime, piccolissime stelle che, in un’altra zona del mondo con clima più umido, non sarebbe stato possibile vedere. L’isolamento naturale della valle del Nilo permetteva alla sua popolazione di potersi dedicare all’osservazione degli astri, senza qualsiasi tipo di disturbi che avrebbero potuto ostacolare la loro ricerca sul loro moto.

Il Nilo era considerato dagli antichi Egizi un grande dono perchè era portatore di un limo ricchissimo, che produceva la crescita spontanea dei prodotti agricoli più importanti, e facilitava la disponibilità di cibo in abbondanza durante tutto l’anno. In questo scenario le stelle rappresentavano, quindi, l’unica occupazione alla loro portata che soddisfaceva la loro curiosità per la conoscenza. Il Nilo aveva un’altra importante caratteristica, che era quella della sua posizione geografica, ovvero era in allineamento quasi perfetto con la linea del meridiano, una linea immaginaria che si trova costantemente al di sopra delle nostre teste, andante da nord a sud. Su questa linea immaginaria, tutti gli astri, nel loro viaggiare giornaliero dal sorgere al tramonto, raggiungono la massima altezza, e sono facilmente visualizzabili da qualsiasi persona.
L’orientamento nord-sud del Nilo era, in quel clima subtropicale, duplicato nel cielo dalla via Lattea, un ammasso di stelle che è la Galassia a cui noi apparteniamo, la quale si distendeva da nord a sud parallelamente al Nilo una volta a notte nel suo viaggio dal sorgere al tramontare. La via Lattea si mostrava proprio come un fiume, il “fiume del cosmo”, ed era di forma sinuosa, o ondulante, proprio come le forme ondulanti del Nilo sottostante. E’ probabile che questa visione del Nilo del cosmo al di sopra del Nilo della Terra abbia fatto concepire l’idea, maturata dai popoli antichi, del “come sopra così sotto”.

Per avere una meccanica celeste da cui si possa dedurre che un anno è composto da 365 giorni, 1/4 di giorno meno 1/300esimo di giorno, bisogna conoscere e determinare l’eclittica. L’eclittica è la linea geometrica immaginaria che la Terra percorre ogni anno nel suo giro intorno al Sole e fu determinata osservando le eclissi lunari che periodicamente si verificavano. Le eclissi lunari mostravano chiaramente, anche a popoli antichissimi ma razionali, che in quei momenti Sole Terra e Luna venivano ad allinearsi, alle volte addirittura potendo vedere, sulla superficie della Luna, l’ombra della sfera terrestre. Poichè queste eclissi lunari si verificavano, come si verificano oggi, di frequente, essi cominciarono a prenderne nota, riferendo la posizione nella quale si era verificata l’eclissi rispetto alle stelle fisse circostanti.
Unendo tutti questi punti di riferimento, durante tante eclissi di Luna che si osservavano di volta in volta, scaturiva una ed una sola immaginaria linea di posizione e, a lume di ragione e di buon senso,  si necessitava di secoli o millenni per accorgersi che tutte le eclissi lunari si trovavano su quella stessa linea di posizione, la quale tutte le notti passa sopra le nostre teste, anche se non la vediamo; essa si potrebbe determinare anche da parte nostra mediante una lunghissima osservazione.

L’eclittica, come abbiamo detto, è di fondamentale importanza per la conoscenza della meccanica celeste, dato che su di essa poggiano quelle che gli antichi Egizi chiamavano le fondamenta della terra. Le fondamenta della Terra erano e sono i due punti equinoziali, di Primavera e di Autunno, ed i due punti solstiziali, estivo ed invernale: questi punti sono costantemente sull’eclittica e sono i responsabili per la vita sulla Terra, dato che determinano la sua obliquità, le stagioni e l’evoluzione sulla Terra come la intendiamo noi oggi. Tanto importante era, ed è, l’eclittica, che gli antichi Egizi ritennero necessario
marcarne la posizione creando, lungo il perimetro della linea dell’eclittica fra le stelle, una serie di costellazioni (che sono le costellazioni zodiacali) proprio per facilitarne l’individuazione.
Naturalmente l’eclittica si può “vedere” nel cielo solamente di notte, poichè soltanto di notte la si può notare in riferimento alle stelle fisse, che non si muovono mai, ed al termine della notte si può facilmente osservare che essa confluisce sempre nel Sole che sta per sorgere. Ciò probabilmente diede inizio all’osservazione del sorgere del Sole sulla linea dell’orizzonte durante tutto l’anno e condusse alla determinazione di un settore circolare in cui l’osservatore era al centro dell’orizzonte, il sorgere del Sole nel punto più settentrionale marcava il solstizio estivo ed il sorgere del Sole nel punto più meridionale marcava il solstizio invernale. Il sorgere del Sole nella posizione mediana, fra questi due anzidetti estremi, marcava il sorgere del Sole all’equinozio di Primavera.

Per convenzione, dato che avveniva al termine di una nottata di osservazione, ci si riferì al sorgere del Sole piuttosto che al tramonto, simmetrico rispetto ad esso, nei calcoli astronomici che riguardavano l’argomento. Così per esempio, millenni dopo, quando questi antichissimi scienziati stabilirono il tropico del Cancro ed il tropico del Capricorno, essi intendevano che il sorgere del Sole all’equinozio di Primavera si trovava nella costellazione del Cancro, ed il sorgere del Sole all’equinozio di Autunno avveniva nella costellazione del Capricorno, punto opposto a quello del Cancro. L’equinozio, come abbiamo detto, era il punto centrale del settore dell’orizzonte menzionato e poteva essere usato per determinare la durata dell’anno dato che il Sole passava per questa posizione, al centro del settore, una volta all’anno per ogni senso di marcia.
Questo punto equinoziale era, come abbiamo detto, un punto fondamentale dell’eclittica, la madre della vita sulla Terra e, essendo stata già determinata l’eclittica tramite le eclissi lunari, la durata dell’anno che risultò da queste osservazioni fu di 365 giorni, 1/4 di giorno meno 1/300esimo di giorno. Da quegli antichi tempi l’anno veniva misurato da equinozio a equinozio.

La conoscenza dell’eclittica comportava implicitamente il concetto che la Terra gira intorno al Sole e che la Terra è rotonda, (dato che semplicemente non può essere al contrario, altrimenti non potremmo avere un anno di 365 giorni o rotazioni) unitamente al fatto che le stelle, durante l’anno, effettuano un giro in più rispetto al sole (366 giorni, 1/4 di giorno meno 1/300esimo di giorno, detto anche anno siderale).
Le fandonie credute in tempi recenti dette per la bestialità di qualcheduno circa la centralità della Terra nell’universo sono tutte fantasie delle quali gli antichi Egizi avrebbero riso a crepa pelle.

L’eclittica era divisa in 12 parti. Ciascuna parte conteneva 3 Decani di 10 gradi ciascuno che corrispondeva ad una settimana di 10 giorni, tempo necessario alla Terra per percorrere questi 10 gradi di eclittica. Un mese, quindi, era composto da 3 decani per complessivi 30°, ed un anno era composto da 12 mesi per complessivi 36 decani, o 360°. I 5 giorni rimanenti per raggiungere l’anno di 365 giorni, erano conteggiati a parte ed erano detti i “5 giorni epagomeni”.

Le costellazioni zodiacali, marcanti il perimetro dell’eclittica come detto, si possono vedere ancora oggi su dipinti e papiri risalenti alle più antiche dinastie egizie (Ernest A. Wallis Budge – Egyptian Religion). La presenza di dipinti delle costellazioni zodiacali in tempi così antichi, anche se storici, sono una conferma ed una testimonianza del fatto che l’eclittica fu scoperta e determinata in tempi predinastici, assieme alle più importanti conoscenze fondamentali per lo sviluppo dell’astronomia, che fu la prima scienza ad accendere la curiosità dell’uomo per svelare i segreti del suo mistero.

Questa meccanica celeste, questa astronomia e questa eclittica non solamente contenevano le fondamenta della Terra, ma determinavano anche filosofia e religione di quegli antichissimi popoli, in modi che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Il Dio più importante di quei tempi era, notoriamente, Amun Ra, che significa letteralmente, tradotto dai geroglifici, “il Sole nascosto”. Spinti dall’ignoranza a voler cercare negli antichi Egizi credi inesistenti di idolatria, non ci siamo accorti che Amun Ra, in effetti, era una concezione cosmica di Dio, che nulla aveva a che fare con adorazioni di idoli o di inesistenti déi antropomorfi. Amun Ra era la designazione dell’eclittica, l’origine della vita sulla Terra e determinava una concezione cosmica e stellare del credo religioso di quegli antichi tempi.

Il “Sole Nascosto” era nascosto perchè l’eclittica si può osservare solo durante la notte, come già spiegato. L’eclittica e l’anno di 365 giorni determinano da soli, quindi, la centralità del Sole rispetto alla Terra anche se, per necessità, la Terra è sempre stata, anche in quegli antichissimi tempi, il centro dell’universo per via della presenza dell’uomo su di essa, dato che tutte le rilevazioni, tutti i calcoli e tutte le risultanze astronomiche e simili sono determinate da osservazioni fatte dall’uomo sulla Terra, e non possono essere in alcun modo concesse al Sole, come purtroppo fino ad oggi erroneamente ritenuto.

Misurando la durata dell’anno mediante due consecutivi passaggi del Sole, nel suo sorgere, all’equinozio di Primavera, questi antichi Egizi si accorsero, chiaramente dopo secoli o millenni di osservazioni, che i punti equinoziali si spostavano fra le stelle fisse di 2° ogni 150 anni. Tale spostamento si verificava in senso contrario a quello delle costellazioni o segni zodiacali.
All’articolo 61 abbiamo visto come questo spostamento degli equinozi fra le stelle fisse potrebbe essere dovuto al fatto che la Terra e tutto il sistema solare non sono dei punti fissi o dai moti geometricamente prevedibili, dato che è stato scoperto negli ultimi decenni che il sistema solare viaggia verso Sirio alla velocità di 800 km/s e che, quindi, questo fatto sia la possibile causa dello spostamento di 2° ogni 150 anni riscontrato dagli antichi Egizi e trasmessoci da Ipparco di Nicea e da Tolomeo, entrambi studiosi nella antica biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Tutti questi dati accennati e riferiti ci costringono, però, a riconoscere che la cronologia dell’antico Egitto potrebbe estendersi nel passato a tempi molto più lunghi, come indicato nell’articolo su Zep Tepi.

La concezione cosmica ed evolutiva della vita, originata dalla conoscenza dell’eclittica, portò alla creazione del concetto filosofico fondamentale dell’Equilibrio, che regolava il comportamento dell’uomo durante tutto il periodo di questa millenaria civiltà egizia.
L’Equilibrio cosmico dell’eclittica, con gli equinozi ed i solstizi, definirono le regole e le norme che traspaiono dalla confessione negativa e da quanto, in seguito, cercheremo di chiarire.

 

134 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE SECONDA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte Seconda

L’Età dell’Argento fu l’Età delle stelle, l’Età del cielo e l’Età del cielo stellato. L’uomo era avvolto dalle stelle e da tutti gli astri che lo sovrastavano in una fantasmagorica sceneggiatura naturale formata da milioni e milioni di luci di intensità infinite e variabili, di tutti i colori dell’arcobaleno, alternate e pulsanti, quasi parlanti un linguaggio chiaro annunciante e manifestante la vita e l’evoluzione dell’universo e del cosmo sopra la sua testa. Dentro tale quadro si delineava, chiara e precisa, la fascia sinuosa e ondulante della Via Lattea formata da miliardi di miliardi di stelle lontanissime e che fin da subito sembrava un fiume cosmico, la esatta controparte celeste del sottostante Nilo sulla Terra. Questo era il cielo che si poteva osservare nel clima asciutto e desertico subtropicale della Valle del Nilo dalla prima cataratta fino all’estuario sul Mediterraneo.

Questo cielo divenne l’unica occupazione per l’uomo che abitava nella Valle, ed anche la sua sola preoccupazione, perché in questa Valle si verificava un fenomeno unico al mondo: i prodotti agricoli necessari per la sua alimentazione crescevano da soli grazie alla piena annuale del Nilo, ricca di limo fertilissimo, provocata dallo scioglimento delle nevi sull’altopiano etiopico.

Libero dalla necessità di procacciarsi il cibo, sempre abbondante intorno a lui, l’uomo della valle del Nilo indirizzò il proprio interesse alla comprensione dei segreti delle stelle e di tutti gli astri del cielo, dato che appariva sin dall’inizio che gli avvenimenti che si verificavano sulla Terra erano in stretta relazione con gli avvenimenti celesti. Ciò diede origine al concetto “come sopra così sotto”, che può considerarsi il motto dell’età dell’Argento nella valle del Nilo.

Questo processo di conoscenza fu favorito e facilitato dal fatto che questa valle era completamente isolata dagli altri popoli per la presenza del deserto su entrambe le sponde del Nilo. Con l’ausilio di pozzi verticali e di aste verticali collocati in vari punti lungo tutta la valle del Nilo fino al Mediterraneo, l’uomo dell’età dell’Argento iniziò ad osservare i corpi celesti che transitavano allo zenit ed anche l’ombra del sole in corrispondenza del mezzogiorno (o passaggio in meridiano). Queste iniziali osservazioni furono in seguito ripetute in varie parti di tutto il mondo antico conosciuto e portarono alla mappatura di tutte le stelle, alla mappatura e dimensioni della Terra e all’istituzione dell’unità di misura sessagesimale.

Con i suddetti elementi di base, l’uomo dell’età dell’Argento si accinse al passo successivo, ovvero quello di dipingere la sua storia e le sue conquiste sulla tela naturale del cielo stellato. Per poter realizzare ciò, proprio come farebbe un pittore nello “squadrare il foglio” al fine di ottenere delle linee di riferimento prima di rappresentare le sue opere, così l’astronomo dell’età dell’Argento ricavò dal cielo stellato tutte le linee di riferimento principali di quella che noi oggi chiamiamo meccanica celeste: equatore celeste, eclittica, punti equinoziali, solstizi. Tali linee di riferimento furono marcate da costellazioni per essere facilmente riconoscibili e per dare così la possibilità ai pittori celesti di rappresentare e narrare circa le figure più importanti della loro storia.

Per le figure più importanti della loro storia questi antichi pittori scelsero, certamente non senza ragione, Iside ed Osiride a rappresentare per l’eternità l’importanza dell’Amore Cosmico quale parte fondante dell’evoluzione.
Iside fu fatta rappresentare dalla stella più brillante, grande e bella del cielo, ovvero la stella Sirio, per le sue nobili e divine caratteristiche. Sirio marcava con la massima precisione l’anno solare di 365,2422 giorni; sorgeva eliacalmente all’inizio della piena annuale del Nilo, evento importantissimo per la vita nella valle, e le sue caratteristiche hanno dell’incredibile perché oggi, nel 2014, a 6000 anni di distanza dalla prima testimonianza storica di tale sorgere eliacale, questa stella continua a sorgere eliacalmente ai primi di Luglio, ciò che lascia supporre che anche all’inizio dell’età dell’Argento (18.000 a.C. circa) Sirio sorgeva eliacalmente come oggi. La sua scelta, pertanto, a rappresentare la grande Iside è stata una scelta ponderata, studiata nei minimi particolari e dopo osservazioni della durata, certamente, di vari millenni.

Osiride, invece, fu fatto rappresentare dalla costellazione di Orione. Le stelle che compongono Orione, anche se non sono lucenti come Sirio, sono altamente distinguibili ad occhio nudo e sono altrettanto fisse come Sirio. La costellazione di Orione fu scelta a bisecare precisamente l’equatore celeste proprio perché Osiride fu riconosciuto regnare sia sull’Alto Egitto che sul Basso Egitto, come pure fu riconosciuto il regnante sulla Vita e sulla Morte. Osiride ed Iside, assieme, erano anche i giudici supremi che sovrintendevano all’operazione della pesatura del cuore che assegnava alle anime dei morti la destinazione nei Campi Elisi o nel fuoco, a seconda delle loro azioni in vita. Osiride apre la strada alla sua amata Iside ogni Dicembre al centro del cielo stellato per rammentare a tutti gli uomini della Terra l’importanza del loro amore che è essenzialmente il motore della vita nell’Universo.

I pittori del cielo stellato, dopo aver rappresentato Iside ed Osiride, per soddisfare la curiosità del lettore, rappresentarono una terza figura importantissima nella loro storia, che è anche parte della storia dell’umanità, ovvero la figura di Argo (Arca di Noè), di cui abbiamo già parlato agli articoli n. 101 e 131.

Le tre figure di Iside, Osiride ed Argo, essendo le sole figure storiche rappresentate sulla tela del cielo stellato, devono essere state, per tale motivo, ritenute dagli antichi egizi di un’estrema e primaria importanza.

L’età dell’Argento si concluse definitivamente verso il 3000 a.C. quando essa cedette il passo all’età del Bronzo. Varie furono le ragioni di tale passaggio, fra le quali le più importanti, forse, furono: il formarsi di varie nazioni ed imperi dell’antichità (Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani, Indiani, Cinesi, Ittiti, Ellenici, etc.), la costruzione, per la prima volta nella storia dell’uomo, delle armi di bronzo per uccidere il proprio simile, per uccidere altri popoli e per ottenere il predominio sulla Terra, ed inoltre l’abbandono dell’osservazione del cielo e l’istituzione della misura basata sul numero sette del cubito reale egiziano, il quale era un cubito di sette palmi, che si ricavava da una radice cubica (cioè lo spigolo di un cubo) e non più dal cosmo o dal cielo stellato che forniva uno spirito di equilibrio universale. Il pensiero di “come sopra così sotto” e l’Amore Cosmico, insieme con le regole della Confessione Negativa, tramontarono e lentamente svanirono, venendo così dimenticate.

Dopo circa mille anni di progressivo oblio e di declino delle regole morali e civili dell’uomo, in Mesopotamia fu istituito il Codice di Hammurabi, quello della legge del taglione e del famoso “occhio per occhio, dente per dente”, basato sulla vendetta. Sempre più dimentico della concezione dell’Amore quale forza generatrice di evoluzione, l’uomo si trovò nella condizione disperata di non conoscere nè di riconoscere la realtà dell’Universo intorno a lui.

Incapace di ragionare con la propria testa, avendone perso l’abitudine, l’uomo proseguì in questo declino  fino ad inventarsi un Dio antropomorfo che gli ordinava quali azioni compiere e quali no, dando così inizio al concetto di religione attuale. L’uomo divenne così uno schiavo del Dio antropomorfo, che fu il Dio delle religioni monoteiste esistenti tutt’ora e che si sono qualificate per secoli da sole con le rivalità belligeranti che ben conosciamo.

Nonostante tale oblio del passato, quindicimila anni non vengono cancellati senza lasciare profonde tracce sia nella memoria sia nella coscienza. Fu forse per questo motivo che in Egitto fu fondato e si sviluppò l’Ordine religioso degli Esseni Terapeuti che cercava di portare avanti confusamente ed inconsciamente l’antico spirito delle regole della confessione negativa. Il membro più importante di questo Ordine religioso egiziano fu un certo Gesù, che andava predicando, spiegando ed insegnando le idee degli Esseni Terapeuti, che erano idee di pace, fratellanza, amore e rispetto simili a quelle di Osiride di cui abbiamo già parlato nella prima parte dell’articolo. Il resto è storia conosciuta.

Della storia, poi diventata mito, di Iside ed Osiride il Cristianesimo prese le parti essenziali quali il sacrificio di Cristo-Osiride, la verginità della Madonna, il concepimento per opera dello spirito santo, la nascita del bambino Gesù saivatore, la figura della Madonna col bambino, la resurrezione di Cristo-Osiride, il giudizio delle anime dopo la morte, ma non riuscì mai a capire le implicazioni ed i significati derivanti dall’amore di Iside come descritto nella prima parte dell’articolo.

Seth, la forza demoniaca del Male, lungi dall’essere reso innocuo, si è lasciato sviluppare senza freni ed oggi è estremamente potente, munito delle armi e tecnologie più potenti e sofisticate. Il suo intento è quello di distruggere, ma solo fino a quando l’Amore evolutivo di Iside glielo permetterà.

Questo è il messaggio che appare dalla ricerca delle origini del Cristianesimo. 

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130 – PESCE D’APRILE COPERNICANO – IL REVISIONISMO DELLA SCIENZA

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 16, 2014 by beautiful41

Pesce d’Aprile Copernicano – Il Revisionismo della Scienza

Lo scorso primo giorno di Aprile un annuncio singolare è stato diramato dalla trasmissione televisiva di RAI 3 – Leonardo – Il TG della Scienza. In sintesi l’annuncio informava che la scienza ritiene valido il sistema geocentrico dato che le proiezioni delle osservazioni del cosmo, partendo dall’uomo che si trova sulla Terra, determinano necessariamente un Universo Geocentrico.

Non sembrano esservi dubbi sulla autenticità della notizia. La bella signora giornalista di quel programma esprime passione e competenza per il suo lavoro e non ha assolutamente l’aria di raccontare frottole. L’annuncio quindi è una informazione vera, nuda e cruda della scienza.

Si rimane dubbiosi invece sulla capacità della scienza e della bella signora di valutare appieno l’incommensurabile vasta portata dell’importanza di tale notizia e delle implicazioni che ne potranno derivare. La sua presentazione tempistica come un pesce d’aprile sembra avvalorare questo dubbio, unitamente al timore di infondere una amara verità nelle menti non preparate a riceverla.

Dopo quasi mezzo millennio la pietra tombale si è calata sull’ignominia della rivoluzione copernicana intesa come sostituzione della visione eliocentrica con quella geocentrica. La prima rappresentava solo una nozione riferita al sistema solare ma che non poteva intaccare la coesistente superiore visione geocentrica riferita a tutto l’Universo per il semplice fatto che l’uomo vive sulla Terra e non sul sole ed è dalla Terra che ieri ed oggi sono partite e partono le proiezioni percettive di tutto l’Universo infinito nel quale il sistema solare vi occupa un punto meno che microscopico, una nullità se comparata alle infinite vastità centrate sull’Uomo e sul suo pensiero.

La sepoltura della rivoluzione copernicana ha, come per incanto, riportato in luce la antica pre-Aristotelica concezione descritta da Aristarco di Samo, e cioè che la Terra ruotava intorno al Sole e contemporaneamente ruotava su sé stessa. Questa concezione chiaramente esprimeva una visione geocentrica riferita ad una Terra libera e mobile nei suoi due moti, come lo è adesso, e non immobile al centro dell’Universo come elaborato da Aristotele.

Aristarco di Samo, vissuto circa mezzo secolo dopo Aristotele, si recò ad Alessandria d’Egitto ove, nella Biblioteca ancora in costruzione, scovò, fra i relitti della sapienza scampati alle guerre, una antica nozione riflettente la concezi0ne cosmica testè riportata. Ma purtroppo, forse a causa del carisma, autorevolezza e fama di Aristotele, egli non riuscì o non seppe imporre la antica e giusta idea e fu così che il mondo si avviò verso la nota “modernità”.

La visione geocentrica mobile, della Terra ruotante intorno al Sole, vide la nascita e la determinszione di tutti gli elementi di base della meccanica celeste quali eclittica, equatore celeste, angoli orari, ascensioni rette, equinozi, solstizi, paralleli e meridiani celesti, zodiaco, costellazioni, e così via. Il fine di questo millenario lavoro era la mappatura di tutte le stelle e degli astri in genere, cosa che avrebbe reso possibile la mappatura della Terra e la determinazione dell’unità di misura, tutte necessità di primaria importanza. Le dimensioni della Terra e l’unità di misura venivano ricavate dall’ombra meridiana del Sole che forma sempre un triangolo rettangolo la cui soluzione forniva la risposta. I numeri dicono che questo lavoro originò in Egitto, come descritto in vari articoli.

Il millenario o plurimillenario contatto con il clelo ed il cosmo, al centro della natura e dell’Universo, diede all’uomo una concezione di armonia, equilibrio, giustizia e di progresso secondo le sue leggi cicliche ed armoniche. In ottemperanza ad una filosofia di vita rispettosa di tutto ciò che lo circonda, l’uomo ricavò con la sua ragione e dalla sua coscienza le regole immortali della Civiltà per progredire pacificamenre, regole di etica che sono contenute nella “Confessione Negativa”.

Raggiunto lo scopo della conoscenza delle dimensioni della Terra e ricavando la nuova unità di misura settenaria dalla figura geometrica di un cubo, anziché dal cosmo, il pungolo della necessità si esaurì e l’uomo lasciò lentamente declinare verso l’oblio le sue conoscenze astronomiche fino a quando Aristotele produsse la prima testimonianza di regresso culturale e scientifico.

La rivoluzione copernicana capovolse i parametri aristotelici ma non fu mai neanche sfiorata dall’idea che il vero centro dell’Universo è l’Uomo, dato che è dal suo pensiero che partono tutte le proiezioni di tutte le osservazioni astronomiche. La rivoluzione copernicana, ancor più di Aristotele, ha segnato un nuovo più aberrante regresso, quasi a testimoniare che evoluzione ed emancipazione non sempre vanno nella stessa direzione. La lista dei disastri occorsi negli ultimi secoli, perduranti tuttora, è nota e troppo lunga, con guerre, predomini e fondamentalismi di ogni tipo, con liberismi e progressismi totalmente irrazionali, e dettati dalla follia alimentata da una rivoluzione copernicana illudente l’uomo di essere all’apice della Civiltà mentre invece egli era, ed è ancora, nel fondo della Barbarie.

Ma almeno siamo arrivati al cimitero dove questa immensa follia è calata nella tomba. Tira un venticello fresco di aria nuova. Le foglie sembrano veleggiare giulive. La pietà incombe. Sulla lapide si legge: “Qui giace la Rivoluzione Copernicana che visse nell’illusione che potessero esistere i moti celesti senza il pensiero”.

Alziamo gli occhi al cielo e, di colpo, vediamo che dovunque andrà nelle immensità dello spazio l’uomo porterà con sé la CENTRALITA’ UNIVERSALE DEL SUO PENSIERO, unico punto dal quale partono tutte le proiezioni percettive cosmiche.

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Altri articoli sull’argomento n. 2 e n. 5.

60 – IL RE E LA REGINA DEL COSMO

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Quando, in principio, un vento cosmico divino spinse una nuvola magnetica speciale ad avvolgere la Terra donando all’Uomo un “pensiero razionale”, e la Civiltà fece la sua comparsa dandogli per la prima volta la possibilità di interpretare la realtà intorno a lui a mezzo della Misura, la più alta espressione della Ragione, i due astri più grandi del Cosmo visibile, il Sole e La Luna, furono riconosciuti nel loro valore acquisendo il loro rispettivo titolo e rango di Re e Regina dell’Universo.

Il Sole, di natura maschile, l’elargitore del fuoco e del calore della vita nel suo spazio vitale del sistema solare, e la Luna, di natura femminile, ricettiva, mutevole e bella, il Re e La Regina del Cosmo, erano due amanti naturali per l’Uomo. Essi si amavano da sempre ed il loro amore era per l’eternità. Essi manifestavano davanti ed intorno all’Uomo ed alla sua Terra continuamente la loro potenza, attrazione e distinta specificità.

La Misura, coi suoi tre parametri principali della misura temporale, misura angolare e misura lineare, tutti interconnessi, permetteva di interpretare correttamente le infinite manifestazioni della natura. Esse, queste manifestazioni o realtà, pur distinguendosi, attraverso il numero, le une dalle altre, erano considerate parte di un tutt’uno. A simboleggiare ed a rappresentare questo “tutto è uno”, i fondatori della Civiltà scelsero proprio il Re e la Regina dell’Universo. Il diametro del disco solare è di 0° 30′, allo stesso modo come il diametro del disco lunare che è di 0° 30′. Assieme, quindi, le due “metà”, il Re e la Regina dell’Universo, quando erano tangenti, formavano e formano l’unità di 1° 00′, un grado.

L’amore del Re e della Regina dell’Universo era affascinante e spettacolare. Pur dedicandosi a mansioni e compiti diversi, essi periodicamente si incontravano, manifestando la loro divina attrazione, e si fondevano, stretti in un tutt’uno nella loro ardente passione, durante le eclissi di Sole allorchè tutta l’attenzione della loro energia era rivolta ed era riservata esclusivamente al proprio o alla propria compagna. E’ per questo che durante tali momenti la luce del Sole viene oscurata e la bellezza della Luna svanisce: essi le donano solo al proprio partner.

Lo stesso profondo amore fra il Re e la Regina era manifestato durante le eclissi di Luna allorchè entrambi, lontani ed opposti, sembravano rivolgere l’uno con l’altro struggenti richiami di attrazione nell’attesa di ritrovarsi nuovamente insieme. Questo amore cosmico delineava anche la posizione dell’eclittica sullo sfondo del cielo stellato perchè tutte le eclissi si svolgono solo sul piano dell’eclittica.

Il Sole, il Re dell’Universo, a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre, saliva e scendeva nel cielo, durante l’estate più a picco e durante l’inverno più basso, determinando le stagioni. Questo suo movimento da Nord a Sud e viceversa era, oltre a quello di fornire il calore, il compito o la mansione principale e specifica del Sole, e cioè la determinazione della ampiezza o larghezza della fascia di illuminazione solare sulla superficie terrestre, cioè la determinazione della latitudine. Il Sole quindi, con questa sua caratteristica, delineava e definiva l’asse verticale delle ordinate sul quale si misuravano le latitudini terrestri. Il suo calcolo era estremamente semplice bastando osservare l’altezza del Sole in meridiano o quella della stella Polare, o chi per essa, di notte.

La Luna, la Regina dell’Universo, quando libera dal fare all’amore con il Re, era occupata invece a svolgere un’altra mansione altrettanto importante. Essa scivolava silenziosamente e continuamente lungo l’eclittica distanziandosi dal Sole, stelle e pianeti alla velocità del suo stesso diametro, di 0° 30′, mezzo grado, ogni ora, in allontanamento o avvicinamento. Questa sua caratteristica dava la possibilità di calcolare la propria longitudine. Per esempio se a Roma il 3 agosto (pardon, il 3 di Cleopatra) alle ore 15.00 la distanza fra Sole e Luna è 52° 00′ e noi alla stessa data siamo in altra località dove rileviamo alle ore 10.00 la stessa distanza di 52° 00′ fra Re e Regina, ciò significa che la longitudine della nostra località è 5 ore, cioè 75° 00′, ad ovest di Roma. (Vedi articolo 44 – La determinazione della longitudine con la Luna).

La Luna quindi delineava e definiva l’asse orizzontale delle ascisse sul quale si misuravano le longitudini terrestri. Molte migliaia di anni prima che Cartesio, o chi per esso, “inventasse” il sistema di assi cartesiani, con ascissa e ordinata, questo stesso sistema di assi cartesiani di riferimento, ortogonale, con merdiani e paralleli, ci venne fornito dal Re e dalla Regina del Cosmo per la misurazione della latitudine e della longitudine su tutta la Terra, in modo semplice e preciso, e naturale.

Il Re e la Regina dell’Universo quindi, senza la necessutà di tanti orpelli moderni, fornivano, e forniscono ancora, all’Uomo che sapeva interpretare la realtà circostante con gli occhi della mente, la latitudine e la longitudine della sua posizione geografica, in qualsiasi parte della Terra egli si trovasse. Il Re e la Regina dellìUniverso erano il GPS naturale dei tempi remoti dei fondatori della Civiltà.

E’ esistito il vento cosmico che ha spinto la nuvola magnetica della “razionalità” a dare all’Uomo gli strumenti della Civiltà??? Non lo sappiamo. Possiamo solo dedurlo dallo sviluppo dei fatti storici conosciuti ed inconfutabili. Fra essi si annoverano certamente le vicende narrate del Re e della Regina dell’Universo, anche perchè continuano ancora oggi, nonostante l’Uomo moderno non vi presti più attenzione, preso come è a contare solo in milioni ed in miliardi, o trilioni, della modernità.

Ma se questo vento cosmico fosse veramente esistito ciò vorrebbe dire che un altro vento cosmico potrebbe far scomparire la nuvola di “razionalità” nella quale l’Uomo è immerso??? I sintomi purtroppo ci sono. L’Uomo moderno, ormai abituato a contare a milioni, miliardi, o trilioni, in ogni campo, ha perso la capacità di contare sulle dita delle proprie mani. Ma, cosa ancora più fondamentale, ha perso la cognizione della Misura ove la quantità è una funzione del tempo. Troppi cambiamenti, al di là della capacità di assimilazione dell’Uomo, portano alla distruzione ed alla morte.

Questo e molto altro ci viene manifestato dal Re e dalla Regina del Cosmo e dal loro eterno amore.

52 – IL MECCANISMO DI ANTIKYTHERA E SUO SIGNIFICATO

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NOTA – Il meccanismo vero e proprio è descritto nel precedente articolo n. 51 – I Rinnegati del Terzo Millennio.

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Il meccanismo di Antikythera si identifica, ad uno sguardo anche approssimato, come un preciso strumento asttronomico per la determinazione della longitudine col metodo delle “Distanze Lunari”. Il metodo delle “Distanze Lunari” fu usato pienamente fra il 1750 ed il 1850 ed in molti casi fino al 1900, come descritto agli articoli 44 e 51.

Fu la conoscenza delle idee e delle leggi astronomiche che stavano dietro alla costruzione di tale strumento che permise ad Ipparco di tramandarle ai posteri. Il messaggio di queste idee fu raccolto dall’Uomo europeo moderno che, spinto dalla disperazione di non conoscere le dimensioni del pianeta e di non sapere come calcolare la longitudine, cosa che provocò immani tragedie di uomini, navi e flotte intere inabissatisi per non sapere dove si trovavano, radunando tutte le risorse dei migliori cervelli dell’epoca, si convinse e fu costretto ad ammettere che l’unico modo per calcolare la longitudine poteva essere solo la realizzazione delle idee di Ipparco. La costruzione dei moderni Osservatori Astronomici fu realizzata pertanto seguendo questo descritto pensiero scientifico proveniente dalle più remote antichità.

Il meccanismo di Antikythera ha messo in risalto quindi, in modo quasi brutale, l’inconsistenza e le fantasie propagate dalla scienza moderna per la sua presunzione ad aggiudicarsene il monopolio, il merito e l’esclusività. Moltissime testimonianze di un pensiero scientifico nell’antichità non sono state riconosciute perche’ ritenute fuori dal “contesto”, il “contesto” essendo che il pensiero scientifico è nato come per magia nel Rinascimento sulle basi di un originario ed iniziale pensiero dei classici greci e che prima di tale “contesto” c’erano solo dei sognatori che a stento sapevano contare sulle dita delle proprie mani. Ma questo “contesto” viene continuamente sconfessato dai tanti reperti che periodicamente fuoriescono o dalle sabbie, o dalla terra, o dalle acque del mare e che ci fanno confrontare con una realtà completamente diversa ed inconfutabile.

Il meccanismo di Antikythera, oltre alla sua specificità astronomica e geografica, capovolge questo concetto o per lo meno lo rettifica in modo fondamentale o sostanziale, togliendo alla “modernità” ed all’uomo europeo il primato della “Civiltà”. Il meccanismo di Antikythera era solo l’ultimo stadio di una conoscenza che aveva avuto bisogno di molte migliaia di anni per evolversi. Era l’astronomia “rotativa”, denominazione data dallo scrivente, che vide in pratica il suo tramonto fra il VII° ed il IV° secolo A.C.durante gli sconvolgimenti provocati dalle conquiste assire, da quelle di Cambise e poi di Alessandro Magno, che distrussero le impalcature istituzionali della sapienza arcaica e che vide la sua definitiva morte e sepoltura con l’affondamento della nave che aveva a bordo il meccanismo di Antikythera. Essa, questa astronomia “rotativa”,  è morta per sempre.

L’astronomia “rotativa”, sviluppatasi molte migliaia di anni prima dell’affondamento ad Antikythera, era una scienza che aveva al centro della sua attenzione il moto circolare della sfera celeste intorno all’Uomo ed alla Terra da milioni di anni. L’astronomia “rotativa” studiava i moti e i cicli, giornalieri – mensili – annuali – decennali – centenari e millenari, di tutti gli astri assieme ad i loro tempi. Nonostante la sua definitiva morte avvenuta oltre due millenni orsono ad Antikythera, la potenza delle idee generate ed elaborate da questa scienza arcaica durante i millenni è sopravvissuta alla sua stessa morte o estinzione. Niente dell’astronomia che non provenga da questa defunta scienza, che non esiste più, è nato nella “modernità”, tranne la rettifica delle attuali coordinate di tutti gli astri sulla sfera celeste. L’astronomia moderna si chiama astrofisica ma con tutto il rispetto, anzi per rispetto, degli astrofisici, questa loro astrofisica non ha niente a che fare con l’astronomia “rotativa” o circolare del remoto passato. Essa, questa astrofisica, è solo Fisica delle particelle del Cosmo e dei loro agglomerati e che, proprio perchè trattasi di Fisica, richiede una attitudine mentale notevolmente diversa da quella richiesta dalla astronomia “rotativa” che forse proprio per questo viene chiamata ambiguamente “meccanica celeste”.

La condizione essenziale per lo sviluppo dell’astronomia “rotativa” era l’osservazione continua, giorno e notte, e per millenni, della Volta Celeste. La scomparsa di questa condizione, assieme a quella di quasi tutte le nozioni acquisite, determinò il geocentrismo di Aristotele senza idea di eliocentrismo, il perseguimento su questi concetti di Tolomeo, la riscoperta dell’eliocentrismo di Copernico ad esclusione del geocentrismo e la sua errata valutazione della precessione degli equinozi, e battibecchi su questa materia che continuano ai giorni nostri. Non si può, dormendo la notte, o dedicandosi ad altre attività di scrittore, filosofo, fisico, matematico, religioso, e necessariamente con poche saltuarie osservazioni visive del Cielo, rendersi conto della complessità dei moti degli astri come fatto dai menzionati personaggi.  La notte della Ragione quindi continua perchè dalle conquiste assire del VII° secolo A.C. ad oggi sono passati circa 2700 anni ed ancora non si è capito che il sistema eliocentrico e quello geocentrico sono due entità diverse ed entrambe reali e che il Tempo è una Misura Angolare del sistema geocentrico. 

Ma quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire e denominare l’eclittica??? Quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire e denominare la fascia zodiacale??? Quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire e denominare le tante costellazioni e quelle zodiacali??? E quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire e denominare gli equinozi ed i solstizi con i rispettivi coluri in un sistema di coordinate equatoriali col suo asse del mondo??? E quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire la precessione degli equinozi con una precisione che solo la radioastronomia ha potuto uguagliare ma non surclassare???

E quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire che il Tempo è una Misura Angolare legata all’Ascensione Retta??? E quante migliaia di anni si sono rese necessarie per redigere una mappa della Sfera Celeste??? E quante migliaia di anni si sono rese necessarie per fare evolvere la geometria euclidea senza la quale nessuna delle citate operazioni era possibile e che lo stesso Euclide, con onestà singolare, ha accreditato alle idee di suoi sconosciuti antenati e delle quali lui ne era solo un anello di trasmissione??? E come poteva essere stabilita con la massima precisione l’esistenza di una Sfera Celeste, o Universo, senza essere a conoscenza della sfericità della Terra??? E come non era possibile conoscere l’eliocentrismo durante queste tante migliaia di anni quando questa stessa Sfera Celeste dall’Uomo arcaico stabilita e misurata ne esprimeva da sola l’esistenza per avere le Stelle a compire sempre esattamente un giro in più, da sempre e per l’eternità, rispetto al Sole in un anno???

E quante migliaia di anni si sono rese necessarie per stabilire un sistema geografico sessagesimale ed ortogonale incernierato all’asse del mondo, con le latitudini e longitudini, per il posizionamento dell’Uomo sulla Terra, a similitudine di quanto già fatto per la Sfera Celeste, o viceversa??? Ed una volta effettuata una tale gigantesca impresa era poi tanto difficile stabilire le dimensioni del pianeta al millimetro??? E le tante testimonianze di tali dimensioni lasciate da questi arcaici creatori e fondatori della Civiltà perchè per la scienza non hanno nessun valore??? Ed è per miracolo dello Spirito Santo che le misure di lunghezza, volume e peso originarie in tale arcaica antichità fossero tutte incernierate sulla Misura Angolare del Tempo, con esse integrate, esprimenti le dimensioni del pianeta con l’Uomo al centro del Cosmo che ne dettava i parametri con la sua Sfera Celeste???

Se non si conoscono i gradi, i primi ed i secondi, di arco e di tempo, e se non si conosce che il Tempo è una Misura Angolare, e cioè se non si conosce quanto sopra citato e sviluppato nei millenni precedenti, non si può costruire uno strumento come il meccanismo di Antikythera.

Tutto questo, all’origine della Civiltà, è stato rinnegato dalla scienza moderna, a similitudine di quanto fatto dal suo acerrimo nemico del passato, la Chiesa Cattolica di Roma, che decretando il paganesimo come peccato, fuori dal dogma, diabolico, pensiero religioso primitivo ed arretrato, ha rinnegato le sue stesse origini della sua stessa esistenza perchè da tanto condannato paganesimo sono stati attinti i concetti di un Dio Unico, dei 10 Comandamenti che sono solo una brutta copia ma proprio brutta della “Confessione Negativa“, del Figlio di Dio fattosi Uomo, della verginità della Madonna, della crocifissione. della nascita ad opera dello Spirito Santo, della Stella di Natale che è Sirio, della Resurrezione, del Giudizio Universale, del peccato, del Paradiso e dell’Inferno, e dell’Anima.

Questi due pachidermi, i Rinnegati del Terzo Millennio del precedente articolo, ora diventati amici scambiantisi di tanto in tanto a vicenda pacche sulle spalle, nel distorcere o cancellare la Verità si sono spartiti o vorrebbero spartirsi l’anima dell’uomo moderno conducendo il suo pensiero verso strade oscure dai dubbi riferimenti. Per quanto la Chiesa abbia già fatto un primo passo nella giusta direzione chiedendo umilmente perdono per tutti gli errori del passato, non così ha fatto la Scienza dalla quale attendiamo la stessa richiesta di perdono per aver propagato il falso e continuare a farlo recidivamente, una rettifica degli errori colossali commessi per ignoranza e, unitamente alla Chiesa, un pubblico riconoscimento delle proprie origini.

E gli ingannati chi sono??? Gli ingannati sono tutti i Cittadini della Terra che rappresentano l’Anima Mundi che è infinitamente più potente dei due pachidermi. I Cittadini della Terra attendono con pazienza ed umiltà.

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NOTA – Il meccanismo vero e proprio è descritto nel precedente articolo n. 51 – I Rinnegati del Terzo Millennio.

51 – I RINNEGATI DEL TERZO MILLENNIO

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Questo articolo tratta del meccanismo di Antikythera e del suo scopo che era quello della determinazione della longitudine con il metodo delle “Distanze Lunari”.

Dal vocabolario di italiano alla parola rinnegare corrisponde il significato di “Abbandonare una dottrina, o fede, che prima si era professata”, oppure “Non riconoscere più come proprio qualcuno o qualcosa a cui si era legati da un vincolo di sangue o di affetto”. Rinnegare le proprie origini, fisiche o metafisiche, sembra pertanto rientrare nelle dette definizioni.

Rinnegare le proprie origini non è un peccato sancito dai 10 Comandamenti, forse in considerazione del fatto che si può rinnegare involontariamente, senza esserne consapevoli o senza saperlo, e si può rinnegare scientemente, con premeditazione. che è l’argomento di questo articolo, nel qual caso si incorre in un inganno. Anche se l’inganno a sua volta non è menzionato nei 10 Comandamenti, non così è per la “Confessione Negativa”, l’unico e solo riferimento immortale di Civiltà come già esposto in questo blog, “Confessione” che lo menziona esplicitamente per ben due volte. L’inganno è comunque una violenza, è una violenza ai danni della verità, ed è per tale motivo che esso è menzionato dalla “Confessione Negativa” come un peccato contro la Civiltà.

Circa un secolo fa, nel 1901 o 1902, fu rinvenuta, da una antica nave affondata nei pressi di Antikythera, un’isola a Nord della costa occidentale di Creta, assieme ad altre preziosità archeologiche come statue e anfore, uno strano congegno meccanico, di rame e di bronzo, reso quasi irriconoscibile dalle incrostazioni e corrosioni conseguenti dall’essere rimasto per circa 2000 anni sott’acqua. Dopo circa 50 anni rimasto più che altro come una curiosità esposta al Museo Nazionale Archeologico di Atene, questo reperto, dopo aver ricevuto una prima attenzione negli anni 20 da parte di uno studioso greco, negli anni 50 cominciò ad attrarre l’attenzione da parte di grandi studiosi.

Questo congegno, in seguito denominato “il meccanismo di Antikythera” o “il calcolatore di Antikythera”, è ancora in fase di studio ma è ormai certo che si tratta di un molto sofisticato e preciso strumento astronomico somigliante, nella sua meccanica, al più avanzato orologio svizzero del XIX° secolo e unico al mondo tanto da essere ritenuto superiore alla Monna Lisa di Leonardo nella sua perfezione. Era inserito in una scatola di legno dalle dimensioni di circa 30 x 20 x 15 centimetri, quindi molto compatto. E’ composto di 30 ingranaggi accertati ma passibili di esserne molti di più, tutti interconnessi, con 3 quadranti principali, uno sul fronte e due sul retro, alcuni graduati, includenti nella loro ingegneria la meccanica “epicicloidale differenziale” che solo oggi noi abbiamo “inventato” e che usiamo sugli assi delle ruote delle nostre autovetture.

Questo strumento replicava con la massima precisione i movimenti di tutti gli astri del cosmo. Era allo stesso tempo un “planetario” portatile ed uno strumento di previsione dei moti astrali rispetto alla Terra, in un sistema quindi geocentrico, e cioè un Almanacco Astronomico meccanico. Gli studiosi, pur avendo individuato il carattere principale della sua funzione, e cioè il carattere astronomico, come detto, sono in dubbio sulle sue specificità. Era uno strumento ideato per essere usato dagli astronomi??? Dai marinai??? Dalle esibizioni al pubblico??? L’interrogativo rimane ancora aperto.

Le incisioni fatte dal costruttore su questo stumento sono in lingua greca ed includono quelle che sembrano istruzioni operative per il suo uso. Fra queste incisioni sono menzionati Sole, Venere, Marte, 76 anni, 19 anni, eclittica, 223. I quadranti indicano, oltre che Sole, Luna e 365 giorni, anche 235 mesi del ciclo Metonico di 19 anni, 223 mesi del ciclo saros sinodico della Luna di 18 anni e 11 giorni, il triplo di tale ciclo pari a 54 anni, ed il quadruplo del ciclo metonico di 76 anni o ciclo Callippico. Lo strumento mostra anche le principali stelle indicate con una lettera o simbolo greco. Tutto questo a grandi linee per dare un’idea della meraviglia nella quale l’uomo moderno si è imbattuto.

Il congegno di Antikythera risale al II secolo A.C. e si ritiene affondato verso il 100 A.C. Le ultime ricerche su di esso indicano, nonostante le incisioni in greco, l’astronomia babilonese all’origine del suo funzionamento. Il congegno di Antikythera in realtà rappresenta la massima espressione dell’astronomia classica “rotativa” e contemporaneamente, col suo affondamento, la morte definitiva della stessa astronomia “rotativa” Esso rappresentava anche la massima espressione del pensiero scientifico del remoto passato che poneva l’Uomo al centro del Cosmo ed in relazione allo spazio ed al tempo ed alle dimensioni del pianeta.

Pertanto il congegno di Antikythera era il GPS dell’antichità. Compatto e portatile per poter essere trasportato da qualsiasi viaggiatore, marinaio, studioso, cartografo, astronomo, geografo, per terra o per mare, con lo scopo di determinare la posizione geografica del suo possessore. In particolare lo scopo del meccanismo di Antikythera era quello di determinare la longitudine col metodo delle “Distanze Lunari“, visti i tanti precisi riferimenti alla Luna ed ai suoi cicli, rispetto al Sole e rispetto alle stelle e pianeti ed all’eclittica, rilevati sul congegno.

Il calcolo della longitudine è sempre stato un grattacapo ed un problema di difficile soluzione per l’Uomo. Mentre la latitudine è sempre stata facile da calcolare fin dalle più remote antichità a causa dell’inalterabilità e della stabilità dell’asse terrestre, per cui basta prendere con tutta calma di notte l’altezza della Stella Polare, o di chi per essa, sull’orizzonte, in gradi e primi, ed è fatta, è stata “calcolata” la latitudine, oppure con altezze di Sole a mezzogiorno al suo passaggio in meridiano, non così è purtroppo per la longitudine a causa della rotazione continua della Terra che, per rendere l’idea, ci scappa continuamente di sotto. E non possiamo chiedere alla Terra “Fermati un poco, Terra, che devo calcolare la longitudine!!”. La Terra ci risponde “Arrangiati Uomo e spremi le tue meningi!!”.

Ed è stato quello che l’Uomo ha fatto nell’antichità. Il congegno di Antikythera era la messa in pratica di ciò che Ipparco andava predicando e cioè che la longitudine poteva essere calcolata come la differenza fra un tempo assoluto ed il corrispondente tempo locale. Dopo circa 2000 anni le idee di Ipparco furono rese operative fra il 1750 ed il 1850 e molti usarono il metodo delle distanze lunari fino ad oltre il 1900, quindi siamo in grado di valutare appieno la funzione del congegno di Antikythera che in pratica sostituiva l’Almanacco e l’Osservatorio Astronomico dei nostri tempi, ma ripeteva il concetto già descritto all’articolo n. 44, con la differenza che con il congegno di Antikythera il tempo, e quindi la longitudine, era espresso direttamente in gradi e primi, perchè il tempo, fin dalle origini della sua creazione, era ed è, ancora e sempre, una MISURA ANGOLARE, come testimoniato dal congegno stesso.

La costruzione di un tale congegno non si “inventa” dalla sera alla mattina, come si può intuire, Il ciclo Metonico impiega 19 anni, il ciclo Callippico impiega 76 anni, eccetera. Appare ragionevole quindi pensare che questi lunghi cicli siano stati controllati e ricontrollati più e più volte prima di dare il via alla costruzione del nostro congegno. Come si vede si fa presto a raggiungere un periodo di ossertvazioni di 1000 anni, se non di più, Ipparco quindi, come già accennato all’articolo n. 44, similmente ad Aristarco di Samo per l’eliocentrismo, anzichè il primo, fu solo l’ultimo a conoscere l’idea che la longitudine potesse essere calcolata conoscendo i moti della Luna e degli Astri nella fascia zodiacale.

Tutto questo, e molto altro, ci racconta il meccanismo ritrovato di Antikythera.

Ma non avevamo iniziato con i rinnegati??? Chi sono i rinnegati e gli ingannati???

Visto che quest’articolo è già un pò lunghetto e per non annoiare i lettori ne continueremo a parlare nel prossimo articolo.

44 – LA DETERMINAZIONE DELLA LONGITUDINE CON LA LUNA

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Un tavolo coperto da una tovaglia di lino finissimo, ricamata con tanti disegni di fiori di loto colorati e bellissimi lungo i bordi della tovaglia e formanti un cerchio al centro della stessa tovaglia, e imbandito con belle ed appetitose pietanze. Cibi raffinati. Pane croccante di tante qualità. Formaggi deliziosi. Frutta locale ed esotica invitante. Salse gustose. Dolci squisiti. Vini prelibati. Birra spumeggiante. Acqua purissima. Stoviglie di ceramica finissima e posate di oro e altre d’argento. Bicchieri a calice di cristallo. Vasi di alabastro ripieni di fiori multicolori ancora freschi. Al centro e pendente dall’alto un grande candelabro di giada a forma di 4 triangoli MR dal quale discendevano 4 pergamene con la “Confessione Negativa” per coloro che sapevano leggere. La grande sala era illuminata da grandi finestre addobbate con ampie coppie di tende profumate e ricamate ciascuna con una grossa “ankh” di colore dell’oro da un lato ed una asta per misurare dall’altra, entrambi questi segni circondati da fiori di loto e stelle a 5 punte azzurrine, fluttuanti con leggiadria all’alito della piacevole brezza proveniente dal mare Mediterraneo.

All’improvviso la porta si aprì ed una orda di uomini scarna, magra ed affamata si materializzò nella sala. Questi uomini erano dei semi-selvaggi e non avevano mai visto una tale simile ricchezza per cui, intimiditi da tutto quel ben di Dio, cominciarono lentamente e con rispetto e circospezione a prendere posizione intorno al tavolo e, nonostante la fame, osservavano con reverenza le tante prelibatezze sul tavolo imbandito, iniziando timidamente a saggiarne i sapori mai conosciuti prima. Piano piano essi si acclimatarono e, finalmente liberi e disinvolti, mangiarono e bevvero a sazietà dimenticando chi erano e da dove venivano. I cuochi e gli chefs che avevano creato e preparato queste prelibatezze erano già morti da vari millenni ed i loro discendenti erano spariti, emigrati in tanti paesi in giro per il mondo, per cui l’orda di semi-selvaggi non conobbe mai questi creatori artisti da “cordon bleu” e nè i loro nomi. Anzi, non gli interessava proprio, tanto erano ormai pieni solo di loro stessi.

Il tavolo imbandito era il tavolo imbandito della conoscenza della biblioteca di Alessandria d’Egitto a cui tutti i classici greci si erano nutriti di quelli che erano solo i resti dei relitti della sapienza salvati dalla distruzione del centro universale della conoscenza millenaria di On (Heliopolis). Essendo i cuochi autori originali spariti essi, i classici greci, rubando i “diritti di autore”, come diremmo noi oggi, vi si sostituirono compiendo così uno dei più clamorosi plagi della storia. Alcuni si dichiararono i creatori delle salse, altri delle varie pietanze, altri dei formaggi, altri dei dolci, e così via di seguito per tutta la ricchezza giacente nella sala della sapienza e sul tavolo della conoscenza. Ma non durò molto. Mancando le istituzioni lungimiranti e solide della Civiltà, il tavolo e la sala della sapienza dopo poco fu abbandonato ed il mondo precipitò nella Barbarie per oltre 1500 anni.

Dopo tali circa 1500 anni accadde, per le coincidenze del destino, che una seconda orda di uomini semi-selvaggi, scarna, magra ed affamata, allenata solo a pregare ed a combattere con la spada e senza idea di Civiltà, venisse a conoscenza delle tante ricette di pietanze, cibi e dolci prelibati che i classici greci avevano appreso al tavolo imbandito della sapienza e delle quali si erano dichiarati autori. Questa seconda orda di uomini semi-selvaggi era l’orda dell’uomo europeo medioevale che, grazie agli scritti degli arabi, all’improvviso fu come illuminata da un potente faro nella notte buia, faro che rivelava l’esistenza di cibi, pietanze e dolci prelibati della Civiltà sconosciuta a questa seconda orda che, disperata, si precipitò ad alimentarsene, mangiandone e bevendone a sazietà, dando origine al Rinascimento. Ma, forse per aver troppo bevuto, come per i classici greci, questa seconda orda di europei senza idea di Civiltà, inebriatasi ed insuperbitasi e credendosi “prescelta da Dio”, ripetette il plagio già perpetrato dalla prima orda, proclamandosi, con qualche eccezione, l'”inventore” o l'”inventrice” di tutte le ricette culinarie della sapienza e della moderna Civiltà, ciò che diede origine alla “superiorità” e predominio del pensiero giudaico-cristiano perdurante ai giorni nostri.

Una delle pietanze prelibate fu assaggiata da Ipparco, uno degli uomini semi-selvaggi nutritosi al tavolo imbandito della sapienza ad Alessandria d’Egitto, e riguardava la Luna e la longitudine, l’idea cioè che la longitudine in mare ed in tutta la Terra potesse essere misurata osservando il movimento della Luna attraverso le stelle. Quest’idea, dopo i secoli bui, riuscì ad arrivare in qualche modo all’orizzonte del pensiero dell’uomo post-rinascimentale il quale, spinto dalla necessità dei navigatori oceanici e dei cartografi di essere forniti di un sistema che permettesse loro la determinazione della longitudine, iniziò ad incentivare, spingere e svegliare la curiosità, l’attenzione e l’ambizionee dei migliori cervelli dell’epoca per risolvere questo problema. Pian piano si riuscì a capire che quest’idea proveniente dal tavolo imbandito, fra tante suggerite, era quella giusta ma per realizzarla occorreva l’esistenza di un osservatorio astronomico da dove si potesse rilevare e registrare le posizioni delle stelle e della Luna, e degli astri in genere, a tutte le ore e tutti i giorni dell’anno. Fu per soddisfare questa necessità che fu costruito l’osservatorio astronomico di Greenwich alla fine del seicento.

La Luna gira continuamente intorno alla Terra compiendo un giro reale od assoluto ogni 27,3 giorni ed un giro apparente, perchè noi nel frattempo con la Terra ci muoviamo rispetto al Sole e per ritornare alla stessa fase lunare, ogni 29,5 giorni. Ogni giorno quindi la Luna si muove di (360° / 27,3 =) 13,2 gradi corrispondenti per ciascuna ora a (13,2 / 24 =) 0,5 gradi. Sarebbe però più appropriato considerare il giro apparente di 29,5 giorni facendo 360°/29,5 = 12,2 gradi, e 12,2/24 = 0,5 gradi.  0,5 gradi sono 0° 30′, trenta primi, i quali sono anche il diametro della stessa Luna. Pertanto la Luna ogni ora si sposta nel cielo lungo la fascia zodiacale del suo stesso diametro. La Luna cioè scivola lungo l’eclittica, che è la linea che definisce la fascia zodiacale, allo stesso modo come una lancetta dell’orologio scorre lungo i numeri delle ore dal 1 al 12, con la differenza che la Luna si muove lungo l’eclittica in senso antiorario anzichè in senso orario. Essa si scosta dall’eclittica al massimo di solo 5 gradi e, con le eclissi, che avvengono sempre sull’eclittica, ne è una marcatrice perfetta. La Luna ripete precisamente i suoi cicli in sincronia con gli altri astri ogni 19 anni, periodo chiamato “ciclo Metonico”.

La Luna quindi, come una avanguardia inviata in avanscoperta da un condottiero di un esercito, è molto più veloce del Sole nel suo percorso di rivoluzione sull’eclittica nella fascia zodiacale. Questo suo distanziarsi palpabilmente e visivamente dal Sole, dalle stelle e dai pianeti che raggiunge e sorpassa continuamente nella fascia zodiacale diede origine così al calcolo della longitudine col metodo denominato delle “Distanze Lunari” in pieno uso fra il 1750 ed il 1850 anche se molti lo usarono fino agli inizi del 1900 allorchè, con l’avvento della radiotelegrafia, molte navi e operatori astronomici e geografici poterono acquistare, ad un costo non esorbitante, un cronometro, detto cronometro marino, che, pur se elaborato dall’inglese Harrison verso il 1750, fu solo con l’avvento della radiotelegrafia che poteva così essere giornalmente corretto o risettato attraverso i “segnali orario” che la radiotelegrafia rendeva disponibili in qualsiasi parte del mondo uno si trovasse.

Il metodo delle “Distanze Lunari” è concettualmente semplice e consiste nel comparare l’ora locale con l’ora dell’Osservatorio Astronomico alla quale si è effettuata la stessa osservazione poichè la loro differenza dà il valore della longitudine. L’ora locale la si ottiene in genere col Sole alla sua massima altezza a mezzogiorno, al passaggio in meridiano, portando in tale istante le lancette di un orologio qualsiasi sulle 12.00.

Per il raggiungimento di questo obiettivo pertanto si iniziarono a registrare all’Osservatorio di Greenwich tutti i giorni ed a tutte le ore di visibilità della Luna, le distanze angolari fra la stessa Luna e gli altri astri visibili della fascia zodiacale, o vicino ad essa, con le quali si prepararono delle tabelle di previsione, basate sul “ciclo Metonico”, per gli anni successivi e relative alle stesse osservazioni. Queste tabelle, o Tavole della Luna furono all’origine dell’Almanacco Astronomico o Effemeridi. Oltre al Sole, le stelle maggiormente interessanti per il detto scopo dentro la fascia zodiacale erano e sono Aldebaran, Polluce, Regolo, Spica, Zuben-el-genubi, Antares, Nunki, Schedar, oltre naturalmente ai pianeti Marte, Giove, Saturno, Venere e Mercurio.

Una volta sistemato il nostro orologio sull’ora locale come detto, e per esempio osserviamo con un sestante o misuratore di angoli, alle 20.15 del nostro orologio per il 21 Giugno che la distanza lunare angolare fra la Luna e la stella Spica è di 13° 42′ e dall’Almanacco Astronomico in nostro possesso rileviamo per la stessa data che lo stesso angolo di 13° 42′ fra la Luna e la stella Spica è osservabile all’Osservatorio di Greenwich alle ore 22.45 ciò significa che la nostra longitudine è 22.45 meno 20.15 = 2 ore e 30 minuti ovest che trasformata in gradi risulta 37° 30′ ovest.

Naturalmente il calcolo reale era più complesso perchè bisognava apportare le correzioni per la parallase e la rifrazione ed altre correzioni, e per le necessarie interpolazioni, data la complessità dei parametri del moto lunare. Da tenere presente inoltre che durante tutto il periodo in cui tale sistema fu usato ogni importante nazione aveva il suo meridiano di riferimento al quale bisognava riferirsi se in possesso di un Almanacco Astronomico della stessa Nazione. Ma concettualmente il semplice calcolo era quello mostrato. Per la completezza dell’informazione bisogna anche dire che la Luna, a causa della rotazione giornaliera della Terra, passa dall’essere, fra Sole Luna e stelle, l’elemnto più veloce nel suo moto di rivoluzione all’essere l’elemento più lento per la detta rotazione giornaliera. Le stelle passano in meridiano ogni 23 ore 56 minuti, il Sole ogni 24 ore e la Luna ogni 24 ore e 50 minuti circa.

Questo sistema delle distanze lunari fu usato, oltre che in mare, anche per l’iniziale mappatura degli Stati Uniti d’America fino alla costa occidentale della California, e fu usato per la mappatura iniziale del Canada fino agli estremi confini occidentali. oltre che in altre parti del mondo. Questo sistema però, per quanto semplice, non era molto preciso avendo una approssimazione in mare fra le 8 e le 15 miglia marine (fra 15 e 28 km) nelle migliori condizioni di osservazione e sulla terra ferma intorno alle 5 miglia marine (9 km) o forse meno.
Uno dei migliori, se non il migliore, osservatore ed estimatore di questo sisstema in mare fu Joshua Slocum, il primo circumnavigatore del mondo in barca a vela in solitario, autore di un affascinante libro il cui titolo è “Solo intorno al mondo”. In esso Slocum descrive come il suo miglior risultato col sistema delle distanze lunari sia stato un errore di sole 5 miglia durante la traversata del Pacifico alla fine dell’ottocento. Secondo Slocum questo sistema è “mirabilmente edificante e non c’è niente nel campo della navigazione che possa sollevare di più il cuore verso l’adorazione”.

Nonostante il notevole margine di approssimazione per i nostri standard odierni appare abbastanza chiaramente però che il metodo delle distanze lunari per il calcolo della longitudine, data la sua semplicità e facile messa in pratica, per terra e per mare, da qualsiasi Civiltà degna di questo nome anche se non tecnologicizzata, possa essere stato usato in tempi arcaici dagli stessi Egiziani, Sumeri, Polinesiani ed altri nei loro viaggi intorno al mondo. Ed è pertanto ragionevole pensare che la memoria di queste nozioni sia stata conservata al centro universale della conoscenza di On e di là finito quale relitto salvato sul tavolo imbandito della sapienza al quale Ipparco mangiò e bevve a sazietà.

Dopo il suo oblio ci sono voluti 2000 anni perchè l’iniziale “input” di Ipparco si sia potuto realizzare in tempi quasi recentissimi, come detto, e dopo secoli di lavoro delle meningi dei migliori cervelli del pianeta prima che, dopo tanti affanni e difficoltà, finalmente si riuscisse a trovare una soluzione ragionevolmente pratica ed attuabile. Non sarebbe illogico pertanto ritenere che sia intercorso altrettanto tempo prima di Ipparco dall’epoca dell’abbandono di questo sistema che richiede comunque, oltre ad una profonda conoscenza dell’astronomia, una conoscenza dei “tempi” e della loro importanza per poter essere “inventato”. Tutto sembra indicarci come l’epoca del 3000 A.C. possa essere stata l’inizio della perdita della sapienza o conoscenza.

In questo contesto appare anche giustificata l’importanza che nell’arcaico passato si è data alla Luna, Regina dell’Universo, Regina d’Amore e Regina di Civiltà, Regina di Vita e Regina della Misura, Regina del Cosmo e Regina della Rinascita, tutte qualità rappresentate dalla Dea Iside e dal fior di loto, dalla “Ankh” e dall’asta misuratrice, presenti nella sala imbandita della sapienza, assieme al triangolo MR, alle stelle a 5 punte ed alla “Confessione Negativa“, la vera anima della Civiltà in ogni tempo, ove matematica, geometria, armonia, misura, equilibrio, rispetto per la Vita e rispetto per la natura, cosmologia ed Amore si fondevano in una sola ed unica entità, secondo gli insegnamenti dei Padri della Civiltà. .

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Nota Aggiuntiva del 30.08.2012, per una miglior chiarificazione.

Il calcolo della longitudine è sempre stato un grattacapo ed un problema di difficile soluzione per l’Uomo. Mentre la latitudine è sempre stata facile da calcolare fin dalle più remote antichità a causa dell’inalterabilità e della stabilità dell’asse terrestre con una inclinazione fissa sull’eclittica, per cui basta prendere con tutta calma di notte l’altezza della Stella Polare, o di chi per essa, sull’orizzonte, in gradi e primi, ed è fatta, è stata “calcolata” la latitudine, oppure con altezze di Sole a mezzogiorno al suo passaggio in meridiano, non così è purtroppo per la longitudine a causa della rotazione continua della Terra che, per rendere l’idea, ci scappa continuamente di sotto. E non possiamo chiedere alla Terra: “Fermati un poco, Terra, che devo calcolare la longitudine”!!

6 – PICCOLA STORIA DELLA PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI

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Vi ricordate di Gladio??  Un’organizzazione segreta sovranazionale che durante la guerra fredda  sembra essere stata a capo della strategia della tensione in europa occidentale, seminando bombe distruzione e morte ed occultando prove e coprendo tutti i misfatti commessi??

Bene, sembra che nella scienza abbiamo un Gladio che, nonostante sia remunerato, creato e mantenuto in vita coi soldi dei cittadini, in realtà risponde solo a se stesso, facendo e disfacendo, senza alcuna spiegazione ai sudditi, cittadini professori  studiosi e  non, a proprio piacimento il valore della precessione degli equinozi.

La precessione viene dall’antichità. Senza questa nozione tramandata dall’antico passato forse noi oggi non ce ne saremmo ancora accorti. La parola “precessione” però è un termine moderno perchè nell’antico passato essa era descritta come un “movimento” o “spostamento” degli equinozi sullo sfondo delle stelle fisse.  Infatti fu Ipparco che ci informò di questo movimento come essere inizialmente 46 secondi di arco per anno. Oggi sarebbero circa 50,26 ma comunemente si dà il valore di 50, anche a quello di Ipparco. Nella concezione che la sfera celeste è una sola e composta di 360 gradi e 24 ore i detti 50 secondi di arco sono equivalenti a 3,3 secondi di tempo. Il povero buon Ipparco non immaginava però che con la sua informazione relativa solo ad una misura angolare senza la corrispettiva misura temporale avrebbe precipitato il pianeta, 2000 anni dopo, in una babele interpretativa da cui non ci siamo ancora liberati.

Tutto è andato liscio fino a Copernico allorchè per la prima volta compare l’anno siderale di 365,2563 giorni (di tempo solare medio riferito al Sole, pari a 366,2563 giorni siderali se  riferito alle stelle) che implica un valore per la precessione, o di questo spostamento,  di 1223 secondi di tempo (i circa 20 minuti famosi) annualmente anzichè dei menzionati 3,3 secondi. Per chi non lo sapesse 1223 secondi di precessione annualmente significano 3,3 secondi di tempo al giorno (1223 diviso 365). Con Copernico, come abbiamo visto, presi dall’euforia della scoperta dell’eliocentrismo in sostituzione del geocentrismo, ci si è inventati una NON ESISTENTE sfera celeste eliocentrica composta di 360 gradi e circa 525.600 minuti, mischiando i gradi di una sfera eliocentrica (per il giro annuale della Terra), con i minuti di una sfera geocentrica, per essersi dimenticato che non esiste una sfera celeste eliocentrica dato che l’uomo vive sulla Terra e non sul Sole e che per lo stesso motivo la sfera celeste geocentrica esisterà sempre. Una tale inesistente sfera celeste di 360 gradi e 525.600 minuti chiaramente produce il falso valore di 1223 secondi di tempo se rapportati ai 50 secondi di arco di Ipparco.

Dopo Copernico vari grandi astronomi hanno iniziato a cercare di misurare la lunghezza dell’anno con un grado di precisione sempre più accurato al fine di determinare le durate degli anni e dei singoli giorni medi solari (detti anche tropicali) e siderali. Per chi non è addentro alla materia diciamo che si tratta di una semplice nozione questa del tempo siderale o anno siderale e deriva dal fatto che la Terra, nel compiere il suo giro intorno al Sole in un anno e ruotando su se stessa giornalmente, alla fine del giro compie 365 giri su se stessa se riferito al Sole, ma compie nello stesso tempo un giro in più, 366, se riferito rispetto alle stelle, estremamente lontane ed intorno alle quali la Terra non gira.

Questa sempre maggior precisione era una necessità derivante dall’enorme sviluppo dei traffici marittimi interoceanici occorsi dopo i primi grandi navigatori dalla seconda metà del 400 in poi. E riguardava tre aspetti diversi ma interconnessi. Stabilire le dimensioni del pianeta che, seppur conosciute alla perfezione nell’antichità, col passare dei millenni si erano perse. Localizzare con precisione tutte le terre emerse in modo da essere in condizioni di redigere delle carte geografiche o mappe. Dare la possibilità alle navi di posizionarsi o localizzarsi con precisione per evitare una serie infinita di naufragi quando, ahimè troppo tardi, ci si accorgeva di trovarsi in tutt’altra parte di dove si pensava che si fosse.

Erano tanto impellenti queste necessità che nel Settecento la regina d’Inghilterra, a seguito dell’ennesima perdita di 5000 vite umane imbarcate su una intera flotta naufragata sulle isole Scilly, istituì un premio di 2000 sterline (una enorme massa di danaro per quei tempi) a chiunque fosse stato in grado di costruire un orologio preciso, un “cronometro”, conosciuto in seguito come cronometro marino, che potesse mantenere una ragionevole precisione nel tempo e in tutte le condizioni climatiche e ambientali. Questo era un fattore determinante se si pensa che un secondo di tempo corrisponde a 15 secondi di longitudine, 4 secondi di tempo corrispondono ad un primo di longitudine, 60 secondi di tempo corrispondono a 15 primi di longitudine che sull’equatore sono 15 miglia marine o 27.780 metri o circa 28 chilometri che possono fare, ma anche se molto di meno, in certe condizioni, la differenza fra la vita e la morte.

Gli astronomi e l’astronomia in questo scenario erano più che fondamentali, erano essenziali ed un grande lavoro fu svolto in questo campo con passione, valore ed eroismo da tanti astronomi di cui però poco si parla. Campo nel quale il fine ultimo era stabilire la definizione precisa della lunghezza del “secondo” di tempo. Ma per fare ciò bisognava stabilire le durate dei giorni e degli anni, come detto. Alla fine dell’Ottocento uno dei più grandi astronomi di quei tempi, Simon Newcomb, fece delle osservazioni astronomiche basate sul Sole e che furono giudicate dalla comunità scientifica internazionale fra le più affidabili. Esse erano: anno solare o tropicale 31.556.925,97474 secondi di tempo. Giorno siderale (Ricavato dal detto anno solare diviso per 366,24219878) e quindi senza precessione: 86.164,0905382 secondi di tempo che furono riferite come basi del tempo per il 1900. Questi tempi quindi erano basati su osservazioni del Sole ed escludevano pertanto la precessione. Erano talmente buone queste misurazioni che sono alla base del tempo che noi usiamo ancora oggi. Erano misurazioni ricavate da osservazioni della realtà della sfera celeste come essa appare ad osservazioni visuali o ottiche che così rimasero fino agli anni 60 quando l’astronomia entrò in una nuova dimensione iniziando a servirsi anche dei radiotelescopi e delle “quasars” per la misurazione del tempo.

Col Novecento cominciamo ad entrare nei verbi difettivi. Cominciò ad entrare in gioco il concetto di “precessione degli equinozi” in modo sempre più pesante. Se la precessione era, come diceva Copernico, circa 20 minuti o 1223 secondi annualmente o 3,3 secondi di tempo giornalmente, e se l’anno siderale rappresentava il vero giro di 360 gradi che la Terra compie intorno al Sole in un anno, l’anno solare o tropicale doveva essere necessariamente più corto dell’anno siderale della stessa quantità di 1223 secondi di tempo o 3,3 secondi di tempo giornalmente. Il fatto è però che le osservazioni astronomiche di tutti gli astronomi di tutti i tempi non hanno mai, neanche una volta, evidenziato  una tale enorme differenza. Al massimo si arriva, come vedremo, a circa 9 millesimi di secondo giornalmente che corrispondono a circa 3 secondi di tempo all’anno.

Iniziarono le interpretazioni e i punti di vista diversi e contrastanti su questa storia della precessione, sulla durata dell’anno siderale o solare, se i 360 gradi erano con o senza la precessione, se gli equinozi potevano o non potevano “precessare” muovendosi sull’eclittica, con infinite sfaccettature interpretative  che hanno ormai fatto di quest’argomento spesso una fonte di disaccordo. Ciò nonostante il menzionato computo dei tempi astronomici solari di Simon Newcomb rimase saldo e sicuro e, con una forza ed affidabilità dovuti ad oltre 100 anni di indiscusso e valido contributo fino ad oggi, mantiene inalterato, come base di partenza per tutti gli altri tempi istituiti dopo gli anni 50, il valore del tempo in sintonia con la realtà dei fatti e delle stagioni, degli equinozi e dei solstizi.

Nel 1955 l’Unione Astronomica Internazionale (IAU – International Astronomical Union) nel suo rapporto di transazione passò una risoluzione per la sostituzione dell’intervallo di tempo dell’anno tropicale o solare relativo all’anno 1900 con l’anno siderale per il 1900 al fine di definire l’unità del “secondo” di tempo come era già stato proposto nel 1952. L’Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale tenutasi a Roma nel 1952 adottò la raccomandazione che “dans tous les cas où l’on juge que la variabilitè de la seconde de temps solaire moyen s’oppose à son emploie comme unitè de temps, l’annè siderale pour 1900 soit adoptè comme unitè de temps.” Fu susseguentemente fatto notare che l’anno tropicale o solare è più importante dell’anno siderale. La lunghezza dell’anno tropicale è derivata dalle tavole di Newcomb per il Sole, mentre la lunghezza dell’anno siderale dipende dal valore adottato per la precessione. “L’anno tropicale dovrebbe pertanto essere sostituito con l’anno siderale nella detta risoluzione”. Inoltre la risoluzione stabilisce:  “Il secondo è la frazione 1 / 31.556.925,975 dell’anno tropicale per il 1900”. L’unità proposta fu in effetti convenuta all’Assemblea di Roma dell’IAU e tutto quello che necessitava adesso era una piccola correzione di minore entità sostituendo “anno tropicale” con “anno siderale”.

Sostituendo l’anno tropicale con l’anno siderale, entrambi quindi uguali ai 31.556.925,97474 secondi (sottintendente un giorno solare di 86.400 secondi) di Newcomb in pratica l’Unione Astronomica Internazionale azzerava la tanto discussa precessione degli equinozi. Un pò in sordina, diremmo noi oggi. Forse le menti pensanti dell’IAU si erano rese conto che la precessione di 1223 secondi annuali o 3,3 secondi giornalieri era una bufala enorme che non fu mai corroborata da alcuna osservazione scientifica. Forse consapevoli delle tante inutili discussioni dottrinarie sulla precessione che stavano iniziando e che sarebbe stato peggio in futuro (come per la nostra politica di oggi) come in effetti fu. Fatto stà che con una mossa quasi a sorpresa, geniale sotto certi aspetti, l’IAU a fatti eliminò  la precessione ma non ebbe il coraggio di affrontare pubblicamente l’argomento prendendosi la responsabilità di confutare la bufala dei 1223 secondi e che avrebbe comportato la messa in discussione dell’operato di Copernico, un grande della nostra storia.

Da allora le strade della precessione si sono divise. Mentre da una parte il tempo che usiamo tutti i giorni, i vari tempi, universale, di Greenwich, tempo atomico ecc., sono tutti basati sui 31.556.925,97474 secondi di Newcomb, tempo solare e quindi senza l’adozione di alcuna precessione aggiuntiva, dall’altra parte, non essendoci mai stata alcuna presa di posizione da parte di nessuno, nelle scuole ed università e su libri di testo di geografia astronomica, oltre che sulla stampa e su tutti i mezzi di informazione,  si insegna ai giovani studenti di tutto il mondo che la precessione dei 50 secondi di arco di Ipparco è equivalente a circa 20 minuti annualmente. Un danno conoscitivo enorme senza uguali nella storia recente. Per proteggere la reputazione di qualche grande della storia si precipita un pianeta intero nell’ignoranza. Ecco perchè all’inizio ho menzionato Gladio. Le due storie mi sembrano simili. Ed ha talmente preso piede nell’immaginario collettivo questo spostamento degli equinozi per questi inesistenti 20 minuti annualmente, con tutte le sue conseguenze, che esso viene riportato su tutti i siti internet di astronomia, oltre che nelle scuole come abbiamo detto e nei più impensabili articoli, nozioni, dibattiti e conversazioni.

Tutto quanto detto naturalmente a grandi linee per evitare di scrivere un romanzo.

Dagli anni sessanta con l’introduzione dei radiotelescopi e con la scoperta delle quasars (fonti di energia infinitamente lontane nel Cosmo) si iniziò a misurare con una precisione mai conosciuta prima la durata della rotazione giornaliera della Terra. Queste sofisticate osservazioni hanno dato per una rotazione terrestre il valore di 86.164,0989 secondi. Quasi identico, al valore calcolato con mezzi ottici da Newcomb  oltre 100 anni fà e pari, come abbiamo visto, a 86.164,0905382 secondi e senza la precessione perchè provenivano da osservazioni solari delle tavole di Newcomb. Riferendosi allo spazio cosmico infinitamente più lontano ed esterno al sistema solare, queste osservazioni con le quasars sono da considerarsi “siderali” a tutti gli effetti, cioè inclusive della precessione. I dati di Newcomb del 1900 invece non contengono la precessione perchè ricavati dal Sole per cui se facciamo la differenza fra i due giorni siderali (86.164,0989  meno 86.164,0905382 = 0,0083618) abbiamo una precessione che possiamo considerare odierna di 0,0083618 secondi di tempo giornaliera equivalente a (0,0083618 x 366,24219878 x 15 =)  45,93 secondi di arco della sfera celeste annualmente pari a 3 secondi di tempo annuali.

Questo dato di 45,93 secondi di arco per la precessione annuale è rivoluzionario per diversi aspetti:

1 – è un dato ricavato direttamente in unità di tempo (8 millesimi di secondo) anzichè in unità di misura angolare di secondi di arco come quello tramandatoci da Ipparco, seppellendo pertanto una volta per tutte l’errata convinzione e nozione che 50 secondi di arco sono equivalenti a 1223 secondi o circa 20 minuti.

2 – Fa sorgere una ennesima domanda sulla supposta arretratezza scientifica e culturale degli antichi. Dopo tutto il guazzabuglio descritto e che abbiamo avuto da Copernico ad oggi, e che sicuramente continuerà per un bel pezzo, su questa questione, come faceva Ipparco, e/o le persone che lo resero edotto, a tramandarci il suo iniziale valore per la precessione degli equinozi di circa 46 secondi di arco praticamente uguale a quello attuale ricavato con le quasars???? Incredibile!!!! Una ennesima coincidenza ???

3 – annula l’errato concetto che possa esistere una sfera celeste di 360 gradi e 525.600 minuti perchè se 3 secondi di tempo sono equivalenti a 45 secondi di arco e noi possediamo entrambe queste corrispondenti misurazione per lo stesso avvenimento ciò è una prova ulteriore, qualora ce ne fosse bisogno, che la sfera celeste geocentrica è una e composta di 360 gradi e 24 ore, ed una corrente attuale realtà.

4  – Induce alla cautela nell’esternazione di drastiche dichiarazioni sul rallentamento del pianeta. Pur non mettendo in alcun dubbio ciò che tanti rispettabili studiosi hanno accertato e cioè che il pianeta sembra che stia rallentando perdendo circa 2 millisecondi al giorno o circa 1 secondo ogni 500 giorni, per cui già vari sistemi di tempi a partire dagli anni 60 sono stati “allungati” inserendo di tanto in tanto dei secondi supplementari, questo dato, se affidabile come sembra, ci dice che per lo meno sul lungo millenario periodo di circa 2150 anni, come minimo, tra Ipparco e noi, il nostro pianeta ha conservato la sua velocità di rotazione costante se non più veloce seppur di pochissimo, poichè se la precessione attuale  di 45,93 è inferiore a quella di 46 secondi di arco annuali di Ipparco ciò significa che la Terra ha acquistato velocità per 7 centesimi di secondo di arco che diviso per 15 ci dà un incremento di 0,0046 cioè 4 millesimi e mezzo di secondo di tempo annuali. E’ chiaro comunque che la Terra, come qualsiasi altro vettore in movimento, nel breve periodo è sottoposta a varie turbolenze, accelerazioni e decelerazioni dovute a tante cause, e che pertanto solo sul lunghissimo periodo, centenario se non millenario, si può avere una visione più precisa della realtà. E sarebbe più o meno la stessa cosa anche considerando gli ufficiali 50 secondi di arco di precessione.

Eppure, nonostante quanto detto, non siamo ancora giunti al cuore del problema, e cioè del perchè Copernico abbia tirato fuori i 1223 secondi di precessione per i 50 secondi di arco di Ipparco. Abbiamo visto che le osservazioni astronomiche e l’esperienza ci dicono che è un errore, ma perchè????

Anche se già affrontato sommariamente in altri articoli, forse il problema merita una più specifica spiegazione.

Ai tempi di Ipparco il sistema solare era considerato geocentrico cioè la Terra era al centro immobile mentre il Sole girava intorno alla Terra producendo contemporaneamente il doppio movimento giornaliero e annuale. Essi, gli antichi, naturalmente conoscevano benissimo l’eclittica come la circonferenza della sfera celeste lungo la quale il Sole si spostava nella sua corsa annuale. E ciò gli veniva confermato tutti i giorni prima del sorgere guardando le costellazioni dello zodiaco che, sempre le stesse, si alternavano durante l’anno al crepuscolo sullo sfondo ove stava per sorgere il Sole. Stabilito che l’equinozio precessava sull’eclittica di 50 secondi di arco ogni anno, ai tempi di Ipparco questi 50 secondi erano pertanto inseriti in una sfera celeste geocentrica e corrispondevano a circa 3 secondi di tempo perchè la stessa sfera era determinata dal giro giornaliero di 360 gradi e 24 ore che il Sole effettuava intorno alla Terra. L’eclittica quindi era inclusa nella sfera celeste geocentrica di quei tempi. Ecco perchè gli antichi giustamente ritenevano che per il passaggio fra una costellazione zodiacale e la successiva, all’equinozio di primavera, 30 gradi di differenza, pari a 2 ore di sfera celeste, occorressero, e occorrono, 2100 anni (ad 1 grado ogni 72 anni, 72×30 = 2160 anni).

Copernico cambiò la prospettiva astronomica mettendo il Sole al centro del sistema Solare con la Terra, assieme agli altri pianeti, che girava intorno al Sole nel suo giro annuale e la stessa Terra che girava su se stessa per il moto giornaliero. Facendo ciò Copernico istituì un secondo sistema detto eliocentrico per il giro annuale della Terra. Mentre prima nella vecchia concezione il moto annuale e quello giornaliero erano inclusi nello stesso sistema geocentrico e nella stessa sfera celeste geocentrica, adesso i sistemi erano diventati due, uno per il moto annuale riferito al sistema solare col Sole al centro, ed uno per il moto giornaliero riferito alla Terra che, roteando su se stessa, continua a produrre immutata l’unica e sola sfera celeste geocentrica dovuta al fatto che l’uomo è rimasto sempre sulla Terra e non ne è ancora scappato via . Chiaramente mentre prima il Sole faceva un giro intorno alla Terra in 24 ore nella stessa sfera celeste geocentrica, adesso, col nuovo sistema eliocentrico, la Terra faceva un giro intorno al Sole in 365 giorni. In questa nuova concezione il dato  dei 50 secondi di arco di Ipparco rimaneva invariato perchè erano 50 secondi di arco dell’eclittica in comune sia al Sole che alla Terra. Ma essendo adesso il Sole immobile l’eclittica doveva essere “coperta” o percorsa dalla Terra anzichè dal Sole, ma la Terra, impiegando 365 giorni per fare un giro intorno al Sole, doveva per forza di cose impiegare 365 volte i circa 3 secondi di tempo del sistema geocentrico per percorrere gli stessi 50 secondi di arco (3,35 x 365,2422 = 1223). Questo deve essere stato il ragionamento di Copernico.

Ma questo cosiddetto terzo movimento della Terra, di precessione ereditato da Ipparco, può trarre facilmente in inganno chiunque. Perchè il tempo che noi conosciamo delle 24 ore è ricavato da una sfera celeste geocentrica ove 24 ore corrispondono ad un giro della stessa sfera di 360 gradi. Quando trasferiamo la nostra attenzione all’eclittica nel nuovo istituito sistema eliocentrico usando parametri relativi al sistema geocentrico dobbiamo farlo sia per i gradi che per il tempo, cioè non possiamo usare due pesi e due misure diverse per lo stesso fenomeno, ciò per non aver un falso risultato. Se l’eclittica è percorsa dalla Terra in 365 giorni, 365 giorni terrestri,  in questo periodo di tempo, in parametri geocentrici, essa percorre 365 x 360 gradi in 365 x 24 ore. Ed è chiaro che, visti in questo contesto, anche nel sistema eliocentrico i 50 secondi di arco di eclittica di Ipparco diventano equivalenti a 3,3 secondi di tempo,  come osservati dalla Terra in una sfera celeste geocentrica. Non avrebbe e non ha senso se la stessa porzione di eclittiva fosse o sia percorsa in tempi diversi a seconda se vista dalla Terra o dal Sole. E questo naturalmente implica che la Terra perde solo un giorno in un ciclo completo di 26000 anni di precessione sull’eclittica anzichè del fantomatico anno come finora creduto.

In conclusione il sistema eliocentrico riferendosi solo al moto annuale dei pianeti non ha intaccato la realtà del sistema geocentrico e della sfera celeste geocentrica generati dalla rotazione della Terra e dalla presenza dell’uomo su di essa. Solo quando un giorno potremo andare ad abitare sul Sole allora potremo cancellare per sempre il concetto del sistema geocentrico che tanto fastidio ci dà.

Penso che sia stato quanto sopra descritto che abbia tradito Copernico. Ma rimane pur sempre la possibilità, che non potremo però mai verificare, che Copernico si sia voluto semplicemente beffare di noi e stia ancora ridendo.

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P.S del 21.6.11. – Nota comune agli articoli 2 – 5 – 6.
Prima che fosse iniziato questo blog personale l’autore si divertiva andando a scrivere commenti un pò quà ed un pò là.
La scoperta degli errori di Copernico nacque per caso ed alla fine di un processo mentale iniziato a maturare da un primo “input” o scintilla derivata dalla lettura di un testo scolastico di geografia astronomica ove è scritto che la precessione degli equinozi è circa 20 minuti all’anno.
Cercando di risalire alla sorgente di questi 20 minuti si aprì, come un naturale sviluppo, uno scenario nuovo che non avevo previsto e cioè che gli errori di Copernico avevano ripercussioni anche sul processo a Galilei.
Per tale motivo inviai dei lunghi commenti relativi al processo a Galilei sul sito “Galilei astrologo – Un processo evitato, un’inchiesta dimenticata” dove è sviluppato tutto il ragionamento conducente agli errori copernicani.
Prego pertanto il lettore che volesse seguire tutta la storia di recarsi su tale sito per una panoramica a 360 gradi sull’argomento.
Quando fu iniziato questo blog personale vi inclusi solo le dimostrazioni più importanti riportate e ricavate dai detti commenti che avevo già fatto. Altri pensieri al riguardo sono rimasti solo su quei detti commenti.
In seguito forse potrei fare un articolo su Galilei che purtroppo incappò involontariamente nelle conseguenze dei detti errori.

Vedi anche n. 61 – Precessione degli equinozi. Una nuova spiegazione – per una nuova moderna teoria che sostituisce quella vecchia conosciuta, di Copernico.