Archivio per Egitto

146. ANKH – LA CHIAVE DELLA VITA

Posted in EVOLUZIONE, RELIGIONE, STORIA with tags , , , , on settembre 17, 2017 by beautiful41

L’Ankh è molto popolare per essere un amuleto considerato sacro dagli antichi Egizi e famoso anche per il suo significato di “chiave della vita”.
Esso era immortalato su papiri, scritti e dipinti in numerosi reperti archeologici risalenti alle più antiche origini della civiltà egizia ed era portato principalmente da Iside, fra le sue mani, in quasi tutte le sue raffigurazioni.
L’Ankh si ritrova anche fra i bendaggi di moltissime mummie egizie, se non di tutte, in particolare dei Faraoni.

L’Ankh, chiave della vita, ha un significato dall’origine astronomica ed universale nella vita terrena e nella vita dopo la morte. E’ la chiave per vivere in sintonia con la natura e nel rispetto di tutti gli elementi della vita nell’universo, dal filino d’erba all’animale più evoluto.

…..Continua…..

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145 – LO ZODIACO DI DENDERA

Posted in ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , on settembre 17, 2017 by beautiful41

Lo zodiaco di Dendera fu ritrovato nei pressi dell’antica Tebe, nella Valle del Nilo, dai soldati di Napoleone, durante la sua campagna d’Egitto.
Non molto è stato detto su questo zodiaco e varie interpretazioni sono state offerte da più persone senza giungere tuttavia ad una conclusione certa e chiarificatrice.
Lo zodiaco di Dendera rappresentava la più elevata concezione astronomica egizia, dato che rappresentava l’eclittica, la più importante figura dell’universo conosciuto, dalla quale dipendeva la vita sulla Terra per tutti gli esseri animali e vegetali.

Gli antichi Egizi erano molto interessati all’eclittica, dato che su di essa poggiavano le fondamenta della Terra, i punti equinoziali e solstiziali, che definivano l’inclinazione dell’asse terrestre e la ripartizione della luce e del calore sulla Terra per la vita su di essa, come detto.
Lo zodiaco di Dendera mostra, pertanto, l’eclittica nella sua totalità assieme alle costellazioni zodiacali che ne definiscono la posizione nel cielo notturno.
Vi sono altre costellazioni, nello zodiaco, che appaiono come quelle marcanti due figure di primaria importanza nella meccanica celeste: il coluro equinoziale ed il coluro solstiziale.
Si tratta in effetti di due meridiani per ciascun coluro che, partendo dal polo dell’eclittica, passano per l’equinozio di Primavera, l’equinozio di Autunno, per il solstizio invernale ed il solstizio estivo.

La bellezza e la grandezza di questo zodiaco sono presentate da quattro figure femminili che appaiono reggere le accennate fondamenta della Terra nei quattro menzionati punti astronomici. La scelta di quattro figure femminili che reggono con le loro braccia la vita sulla Terra denota già di per sè una concezione di civiltà ed un rispetto per la donna di quei tempi oggi inimmaginabili.

L’importanza dell’eclittica era determinante per la concezione di equilibrio nell’esistenza umana.
Meglio delle parole che riesce o non riesce ad esprimere lo scrivente, colpisce l’eco, proveniente da quei lontani millenni, delle parole che sembrano essere uscite dalla bocca dell’autore (o del coautore) dello zodiaco, che in forma interrogativa ed affermativa allo stesso tempo, spiegano e chiariscono i menzionati fatti astronomici.
L’eco di queste parole è arrivato fino a noi attraverso miracolose vicende di traduzioni, trascrizioni, narrazioni e idee risalenti a quei lontani millenni, quando gli antichi Egizi costruirono ed immortalarono lo zodiaco di Dendera, le sue origini, il suo intento ed il suo significato:
“””DOV’ERI TU QUANDO IO PONEVO LE FONDAMENTA DELLA TERRA???

DILLO, SE HAI TANTA INTELLIGENZA!!

CHI HA FISSATO LE SUE DIMENSIONI, SE LO SAI,

E CHI HA TESO SU DI ESSA LA MISURA???

DOVE SONO FISSATE LE SUE BASI

E CHI HA POSTO LA SUA PIETRA ANGOLARE,

MENTRE GIOIVANO IN CORO LE STELLE DEL MATTINO

E PLAUDIVANO TUTTI I FIGLI DI DIO???

….

PUOI TU ANNODARE I LEGAMI DELLE PLEIADI

O SCIOGLIERE I VINCOLI DI ORIONE???

….

CONOSCI TU LE LEGGI DEL CIELO

O NE APPLICHI LE NORME SULLA TERRA???

…..

L’ACCUSATORE DI DIO RISPONDA!!!””””

Da queste parole appare chiaro che le Pleiadi si riferiscono al punto equinoziale di primavera e la costellazione di Orione si riferisce al punto solstiziale d’inverno.
I legami delle Pleiadi sono definiti tali dato che i punti equinoziali sull’eclittica sono dei punti fissi ed inamovibili ed indipendenti dall’inclinazione dell’asse terrestre.
La parola “vincoli” per il solstizio (o i solstizi) esprime il vincolo dell’inclinazione dell’asse terrestre, che rimane sempre parallelo a sè stesso nel suo giro intorno al Sole;
i detti vincoli possono essere sciolti di volta in volta dall’uomo quando l’inclinazione dell’asse terrestre cambia (oscillante tra 22,5 gradi e 24,5 gradi) e per riallineare di volta in volta i vari monumenti egizi esistenti ancora oggi, agli allineamenti solstiziali nel settore astronomico dell’orizzonte già menzionato in precedenza.

Quello alle norme del cosmo che dovrebbero essere replicate sulla Terra è un chiaro riferimento alle norme di equilibrio che l’eclittica rappresenta e che dovrebbero essere seguite dall’uomo. L’equilibrio cosmico in argomento può anche essere esteso ad un equilibrio universale dato che tutti gli elementi dell’intero cosmo, senza equilibrio, collasserebbero certamente.

…..Continua…..

 

143 – Il CALENDARIO SOLARE EGIZIO

Posted in ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , on agosto 26, 2017 by beautiful41

Il calendario solare egizio era la meraviglia delle meraviglie e scaturiva da una profonda conoscenza della meccanica celeste sviluppatasi durante molte migliaia di anni nella valle del Nilo.
La valle del Nilo godeva di caratteristiche uniche al mondo, fra le quali un isolamento naturale dato dai suoi confini costituiti dal deserto ad est ed ovest, le cateratte del Nilo al confine meridionale ed il mar Mediterraneo al confine settentrionale.
Il clima subtropicale ed asciutto e l’assenza di rilievi montuosi per gran parte della valle ne facevano un osservatorio astronomico naturale per eccellenza, dal quale si poteva osservare tutto intorno un orizzonte al limite della pianura circostante. La presenza di un orizzonte naturale, per un osservatorio astronomico adibito all’osservazione del sorgere e del tramontare di tutti gli astri che si muovono nel cielo, è fondamentale per determinare la meccanica celeste di questi ultimi, dato che un orizzonte completamente libero nei suoi 360° di visibilità è l’ideale per visualizzare e registrare le dette osservazioni, nelle quali la circonferenza della linea dell’orizzonte è uno dei parametri fondamentali, se non il più importante, nel determinare la meccanica celeste.
L’orizzonte è una linea geometrica ben precisa e, nel nostro caso, era fornita dalla natura.

L’aria ed il clima asciutto durante tutto l’anno, con l’assenza di qualsiasi inquinamento, agivano inoltre come cannocchiale naturale, permettendo all’occhio umano di vedere ed osservare le tantissime, piccolissime stelle che, in un’altra zona del mondo con clima più umido, non sarebbe stato possibile vedere. L’isolamento naturale della valle del Nilo permetteva alla sua popolazione di potersi dedicare all’osservazione degli astri, senza qualsiasi tipo di disturbi che avrebbero potuto ostacolare la loro ricerca sul loro moto.

Il Nilo era considerato dagli antichi Egizi un grande dono perchè era portatore di un limo ricchissimo, che produceva la crescita spontanea dei prodotti agricoli più importanti, e facilitava la disponibilità di cibo in abbondanza durante tutto l’anno. In questo scenario le stelle rappresentavano, quindi, l’unica occupazione alla loro portata che soddisfaceva la loro curiosità per la conoscenza. Il Nilo aveva un’altra importante caratteristica, che era quella della sua posizione geografica, ovvero era in allineamento quasi perfetto con la linea del meridiano, una linea immaginaria che si trova costantemente al di sopra delle nostre teste, andante da nord a sud. Su questa linea immaginaria, tutti gli astri, nel loro viaggiare giornaliero dal sorgere al tramonto, raggiungono la massima altezza, e sono facilmente visualizzabili da qualsiasi persona.
L’orientamento nord-sud del Nilo era, in quel clima subtropicale, duplicato nel cielo dalla via Lattea, un ammasso di stelle che è la Galassia a cui noi apparteniamo, la quale si distendeva da nord a sud parallelamente al Nilo una volta a notte nel suo viaggio dal sorgere al tramontare. La via Lattea si mostrava proprio come un fiume, il “fiume del cosmo”, ed era di forma sinuosa, o ondulante, proprio come le forme ondulanti del Nilo sottostante. E’ probabile che questa visione del Nilo del cosmo al di sopra del Nilo della Terra abbia fatto concepire l’idea, maturata dai popoli antichi, del “come sopra così sotto”.

Per avere una meccanica celeste da cui si possa dedurre che un anno è composto da 365 giorni, 1/4 di giorno meno 1/300esimo di giorno, bisogna conoscere e determinare l’eclittica. L’eclittica è la linea geometrica immaginaria che la Terra percorre ogni anno nel suo giro intorno al Sole e fu determinata osservando le eclissi lunari che periodicamente si verificavano. Le eclissi lunari mostravano chiaramente, anche a popoli antichissimi ma razionali, che in quei momenti Sole Terra e Luna venivano ad allinearsi, alle volte addirittura potendo vedere, sulla superficie della Luna, l’ombra della sfera terrestre. Poichè queste eclissi lunari si verificavano, come si verificano oggi, di frequente, essi cominciarono a prenderne nota, riferendo la posizione nella quale si era verificata l’eclissi rispetto alle stelle fisse circostanti.
Unendo tutti questi punti di riferimento, durante tante eclissi di Luna che si osservavano di volta in volta, scaturiva una ed una sola immaginaria linea di posizione e, a lume di ragione e di buon senso,  si necessitava di secoli o millenni per accorgersi che tutte le eclissi lunari si trovavano su quella stessa linea di posizione, la quale tutte le notti passa sopra le nostre teste, anche se non la vediamo; essa si potrebbe determinare anche da parte nostra mediante una lunghissima osservazione.

L’eclittica, come abbiamo detto, è di fondamentale importanza per la conoscenza della meccanica celeste, dato che su di essa poggiano quelle che gli antichi Egizi chiamavano le fondamenta della terra. Le fondamenta della Terra erano e sono i due punti equinoziali, di Primavera e di Autunno, ed i due punti solstiziali, estivo ed invernale: questi punti sono costantemente sull’eclittica e sono i responsabili per la vita sulla Terra, dato che determinano la sua obliquità, le stagioni e l’evoluzione sulla Terra come la intendiamo noi oggi. Tanto importante era, ed è, l’eclittica, che gli antichi Egizi ritennero necessario
marcarne la posizione creando, lungo il perimetro della linea dell’eclittica fra le stelle, una serie di costellazioni (che sono le costellazioni zodiacali) proprio per facilitarne l’individuazione.
Naturalmente l’eclittica si può “vedere” nel cielo solamente di notte, poichè soltanto di notte la si può notare in riferimento alle stelle fisse, che non si muovono mai, ed al termine della notte si può facilmente osservare che essa confluisce sempre nel Sole che sta per sorgere. Ciò probabilmente diede inizio all’osservazione del sorgere del Sole sulla linea dell’orizzonte durante tutto l’anno e condusse alla determinazione di un settore circolare in cui l’osservatore era al centro dell’orizzonte, il sorgere del Sole nel punto più settentrionale marcava il solstizio estivo ed il sorgere del Sole nel punto più meridionale marcava il solstizio invernale. Il sorgere del Sole nella posizione mediana, fra questi due anzidetti estremi, marcava il sorgere del Sole all’equinozio di Primavera.

Per convenzione, dato che avveniva al termine di una nottata di osservazione, ci si riferì al sorgere del Sole piuttosto che al tramonto, simmetrico rispetto ad esso, nei calcoli astronomici che riguardavano l’argomento. Così per esempio, millenni dopo, quando questi antichissimi scienziati stabilirono il tropico del Cancro ed il tropico del Capricorno, essi intendevano che il sorgere del Sole all’equinozio di Primavera si trovava nella costellazione del Cancro, ed il sorgere del Sole all’equinozio di Autunno avveniva nella costellazione del Capricorno, punto opposto a quello del Cancro. L’equinozio, come abbiamo detto, era il punto centrale del settore dell’orizzonte menzionato e poteva essere usato per determinare la durata dell’anno dato che il Sole passava per questa posizione, al centro del settore, una volta all’anno per ogni senso di marcia.
Questo punto equinoziale era, come abbiamo detto, un punto fondamentale dell’eclittica, la madre della vita sulla Terra e, essendo stata già determinata l’eclittica tramite le eclissi lunari, la durata dell’anno che risultò da queste osservazioni fu di 365 giorni, 1/4 di giorno meno 1/300esimo di giorno. Da quegli antichi tempi l’anno veniva misurato da equinozio a equinozio.

La conoscenza dell’eclittica comportava implicitamente il concetto che la Terra gira intorno al Sole e che la Terra è rotonda, (dato che semplicemente non può essere al contrario, altrimenti non potremmo avere un anno di 365 giorni o rotazioni) unitamente al fatto che le stelle, durante l’anno, effettuano un giro in più rispetto al sole (366 giorni, 1/4 di giorno meno 1/300esimo di giorno, detto anche anno siderale).
Le fandonie credute in tempi recenti dette per la bestialità di qualcheduno circa la centralità della Terra nell’universo sono tutte fantasie delle quali gli antichi Egizi avrebbero riso a crepa pelle.

L’eclittica era divisa in 12 parti. Ciascuna parte conteneva 3 Decani di 10 gradi ciascuno che corrispondeva ad una settimana di 10 giorni, tempo necessario alla Terra per percorrere questi 10 gradi di eclittica. Un mese, quindi, era composto da 3 decani per complessivi 30°, ed un anno era composto da 12 mesi per complessivi 36 decani, o 360°. I 5 giorni rimanenti per raggiungere l’anno di 365 giorni, erano conteggiati a parte ed erano detti i “5 giorni epagomeni”.

Le costellazioni zodiacali, marcanti il perimetro dell’eclittica come detto, si possono vedere ancora oggi su dipinti e papiri risalenti alle più antiche dinastie egizie (Ernest A. Wallis Budge – Egyptian Religion). La presenza di dipinti delle costellazioni zodiacali in tempi così antichi, anche se storici, sono una conferma ed una testimonianza del fatto che l’eclittica fu scoperta e determinata in tempi predinastici, assieme alle più importanti conoscenze fondamentali per lo sviluppo dell’astronomia, che fu la prima scienza ad accendere la curiosità dell’uomo per svelare i segreti del suo mistero.

Questa meccanica celeste, questa astronomia e questa eclittica non solamente contenevano le fondamenta della Terra, ma determinavano anche filosofia e religione di quegli antichissimi popoli, in modi che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Il Dio più importante di quei tempi era, notoriamente, Amun Ra, che significa letteralmente, tradotto dai geroglifici, “il Sole nascosto”. Spinti dall’ignoranza a voler cercare negli antichi Egizi credi inesistenti di idolatria, non ci siamo accorti che Amun Ra, in effetti, era una concezione cosmica di Dio, che nulla aveva a che fare con adorazioni di idoli o di inesistenti déi antropomorfi. Amun Ra era la designazione dell’eclittica, l’origine della vita sulla Terra e determinava una concezione cosmica e stellare del credo religioso di quegli antichi tempi.

Il “Sole Nascosto” era nascosto perchè l’eclittica si può osservare solo durante la notte, come già spiegato. L’eclittica e l’anno di 365 giorni determinano da soli, quindi, la centralità del Sole rispetto alla Terra anche se, per necessità, la Terra è sempre stata, anche in quegli antichissimi tempi, il centro dell’universo per via della presenza dell’uomo su di essa, dato che tutte le rilevazioni, tutti i calcoli e tutte le risultanze astronomiche e simili sono determinate da osservazioni fatte dall’uomo sulla Terra, e non possono essere in alcun modo concesse al Sole, come purtroppo fino ad oggi erroneamente ritenuto.

Misurando la durata dell’anno mediante due consecutivi passaggi del Sole, nel suo sorgere, all’equinozio di Primavera, questi antichi Egizi si accorsero, chiaramente dopo secoli o millenni di osservazioni, che i punti equinoziali si spostavano fra le stelle fisse di 2° ogni 150 anni. Tale spostamento si verificava in senso contrario a quello delle costellazioni o segni zodiacali.
All’articolo 61 abbiamo visto come questo spostamento degli equinozi fra le stelle fisse potrebbe essere dovuto al fatto che la Terra e tutto il sistema solare non sono dei punti fissi o dai moti geometricamente prevedibili, dato che è stato scoperto negli ultimi decenni che il sistema solare viaggia verso Sirio alla velocità di 800 km/s e che, quindi, questo fatto sia la possibile causa dello spostamento di 2° ogni 150 anni riscontrato dagli antichi Egizi e trasmessoci da Ipparco di Nicea e da Tolomeo, entrambi studiosi nella antica biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Tutti questi dati accennati e riferiti ci costringono, però, a riconoscere che la cronologia dell’antico Egitto potrebbe estendersi nel passato a tempi molto più lunghi, come indicato nell’articolo su Zep Tepi.

La concezione cosmica ed evolutiva della vita, originata dalla conoscenza dell’eclittica, portò alla creazione del concetto filosofico fondamentale dell’Equilibrio, che regolava il comportamento dell’uomo durante tutto il periodo di questa millenaria civiltà egizia.
L’Equilibrio cosmico dell’eclittica, con gli equinozi ed i solstizi, definirono le regole e le norme che traspaiono dalla confessione negativa e da quanto, in seguito, cercheremo di chiarire.

 

140 – IL RAPPORTO 2 A 1

Posted in ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 30, 2015 by beautiful41

Il rapporto 2 a 1

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Il rapporto due a uno era ritenuto di particolare e notevole importanza dagli antichi egizi, tanto importante da essere inserito dall’architetto, o dagli architetti, della grande piramide di Giza nel progetto di costruzione della Camera del Re della stessa piramide, la parte più segreta e più preziosa dello stesso monumento, tanto preziosa da essere sigillata con tre lastre verticali di granito più tre blocchi di granito nel corridoio ascendente per evitarne l’accesso a chiunque. Il rapporto 2 a 1 in questa camera del Re fu usato in due modi diversi e da ciò appare che non fu una semplice coincidenza.

Il primo modo sta nelle dimensioni dellla camera del Re, la cui lunghezza è esattamente due volte la larghezza, 10,47 x 5,234 metri. Appare che l’unità di misura usata dal progettista per la costruzione di questa camera fu il piede geografico di 0,30779 metri, dato che nel menzionato rettangolo entrano alla perfezione 17 x 34 di tali piedi geografici. Si tratta cioè di un semplice rettangolo 2 x 1 (lo stesso per il pavimento e per il soffitto della camera). Di conseguenza la diagonale di tale rettangolo ha una lunghezza che è la radice quadrata di 5. E questa radice quadrata presenta due caratteristiche non comuni: è un numero irrazionale, 2,236…… all’infinito, e contiene anche la sezione aurea perchè questo stesso numero è uguale a due volte la sezione aurea meno uno ( 1 ,618 x 2 – 1). Ed entrambi, radice di 5 e sezione aurea, sono numeri irrazionali che vanno cioè all’infinito e non hanno mai fine.

 La sezione aurea 1,618 è il numero dell’armonia ed è espresso matematicamente dalla serie di Fibonacci e geometricamente dalla spirale logaritmica. Tutta la natura dell’universo si manifesta o si esprime secondo questo numero, dalle lontane galassie alle foglie dei fiori e degli alberi, dai gusci delle lumache alla forma del corpo umano, dalla bellezza femminile a quella della musica, dai petali di un fiore alla griglia delle api, e tanto altro.

L’armonia è anche fatta di amore più equilibrio e l’amore senza equilibrio soffocherebbe la vita. I concetti di armonia, amore ed equilibrio appaiono i fondamentali del progredire della vita nell’universo ed essi, assieme alla concezione di infinito data dai numeri irrazionali, sembrano voler assicurare l’immortalità ma solo attraverso di essi.

Il secondo modo in cui è inserito il rapporto 2 a 1 nella Camera del Re sta nei criteri con cui è stato costruito il sarcofago vuoto il cui volume esterno è il doppio del volume interno. Il sarcofago fu estratto da un blocco unico di granito e le sue dimensioni esterne sono (in metri) le seguenti:
LUNGHEZZA= 2,27823
LARGHEZZA= 0,97746
ALTEZZA= 1,04763
Il volume racchiuso fra queste tre dimensioni risulta, pertanto, di 2,332 mt cubi.
Le dimensioni interne del sarcofago, espresse in metri, sono le seguenti:
LUNGHEZZA= 1,97747
LARGHEZZA= 0,67670
ALTEZZA= 0,87219
Il volume racchiuso fra queste tre dimensioni risulta, pertanto, di 1,1671 mt cubi.  
Queste dimensioni danno una capacità di 40 ARTABA per il volume interno ed una capacità di 80 ARTABA per il volume esterno, dove ciascuna ARTABA era di 0,02916 metri cubi (40 x 0,02916 = 1,166 metri cubi; 80 x 0,02916 = 2,332 metri cubi), con delle piccole discrepanze in termini di millimetri dovute alle difficoltà riscontrate nelle misurazioni del sarcofago il cui granito non fu levigato alla perfezione dai costruttori. Appare pertanto con certezza che l’intenzione del progettista era quella di immortalare l’ARTABA, la prima unità di misura del mondo antico, dalla quale discesero tutte le unità di misura dell’antico mondo conosciuto, dai Sumeri ai Cinesi, dai Romani ai Persiani etc.

L’ARTABA è antichissima, risale a tempi predinastici, a prima dell’Età del Bronzo e cioè all’Età dell’Argento. Essa fu ricavata dalle dimensioni della Terra cubando il piede di 0,30779 metri, 6000 dei quali formavano la lunghezza di un primo di arco di meridiano alla latitudine media dell’Egitto antico, a 27 gradi e 45 primi Nord, come descritto agli articoli 23 e 126. Detto primo di arco di meridiano era ed è 1846,76 metri, per cui 1846,76 / 6000 = 0,30779 metri. Si rammenta che il primo di arco di meridiano era formato da 6000 piedi oppure da 4000 cubiti, dato che un cubito era sempre uguale a 1,5 dei suoi piedi.

Le unità di misura sopra descritte e impiegate per la  progettazione e costruzione della camera del Re, sembrano indicare che la piramide fu costruita quando queste unità di misura erano in auge, e cioè  contrariamente a quanto ritenuto finora, durante l’età dell’argento, dopo l’istituzione del Tropico del Cancro quando detto tropico era alla latitudine di 24° 00′ nord.

Il Tropico del Cancro, a 24° 00′ nord,  fu istituito circa diecimila anni fa. Questa datazione ci viene fornita da tre testimonianze indipendenti,la prima delle quali è la nostra scienza moderna che stima in quarantunomila anni un’oscillazione completa dell’asse terrestre di 2 gradi, tra 24,5 e 22,5 gradi, essendo adesso l’asse terrestre in fase discendente.  La odierna inclinazione dell’asse terrestre è 23 gradi e 27 primi e di conseguenza, secondo questa testimonianza scientifica il Tropico del Cancro passò alla latitudine di 24° 00′ nord circa diecimila anni fa. Rammentiamo che il Tropico del Cancro marca il parallelo dove una volta all’anno, al solstizio d’estate il sole raggiunge lo zenith.

La seconda testimonianza di questa datazione è astronomica e risiede nella stessa denominazione di “Tropico del Cancro” che fu dovuta verosimilmente all’Era del Cancro, cioè quando l’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del Cancro, cioè circa diecimila anni fa. Infatti partendo da oggi se contiamo Pesci, Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, cioè cinque segni zodiacali ciascuno della durata di 2160 anni, perveniamo alla stessa data di circa diecimila anni fa.

La terza testimonianza di questa datazione ci viene dai reperti archeologici e vari antichi scritti egizi dai quali risulta che il confine meridionale dell’Egitto antico fu stabilito alla latitudine di 24 gradi e 00 primi nord e questa latitudine corrispondeva alla prima cateratta del Nilo, nelle vicinanze della odierna Asswan, in corrispondenza della quale è storicamente riportato che gli egizi costruirono un pozzo  verticale apposito per l’osservazione del sole allo zenith ogni solstizio d’estate, confermando così la stessa citata datazione di circa diecimila anni fa.

L’istituzione del Tropico del Cancro fu la base di partenza per la misurazione della Terra. Tutto ciò di cui si aveva bisogno era, oltre ad un pensiero razionale, un pozzo verticale, un obelisco o un’asta  verticale per misurare l’ombra del sole lasciata ogni mezzogiorno e una corda.

Vi sono reperti, indizi e testimonianze che lasciano però trapelare l’idea che quando iniziò la misurazione della Terra dopo l’istituzione del Tropico del Cancro la meccanica celeste dell’astronomia e la geometria euclidea fossero già noti oppure che esse si svilupparono in contemporanea. Ciò significa che dall’osservazione del cosmo essi avessero ricavato già l’idea che la Terra era sferica e che bisognava solo misurarla.

La famosa antica citazione “come  sopra così sotto” poteva anche accordarsi alla conoscenza di una  Terra sferica a similitudine di un cosmo sferico sovrastante. E ciò veniva ricordato ogni giorno agli antichi egizi, in particolare ogni solstizio d’estate a mezzogiorno, osservando l’ombra che un obelisco o un’asta verticale lasciava sul terreno, progressivamente più lunga andando verso il mediterraneo. Era questa una prova schiacciante della sfericità della Terra.

La latitudine del Tropico del cancro veniva stabilita dall’ombra del sole al solstizio d’inverno, quando il sole necessariamente stava allo zenith al Tropico del Capricorno e da un obelisco in corrispondenza del pozzo al Tropico del Cancro, gettava un’ombra che era di 48 gradi per cui la sua metà rappresentava la latitudine dello stesso Tropico del Cancro. Da un obelisco o asta verticale a nord del Tropico del Cancro al mezzogiorno del solstizio d’estate  avremo pertanto un’ombra il cui angolo dà immediatamente la latitudine dell’obelisco o asta verticale. Per esempio se al solstizio d’estate al Tropico del Cancro a mezzogiorno un obelisco o un’asta non getta alcuna ombra perchè il sole è allo zenith, e ad un altro qualsiasi obelisco o asta verticale più a nord il sole lascia un’ombra di tre gradi, ciò significa che la latitudine dell’obelisco o asta è di 24 gradi più tre gradi = 27 gradi nord. Un’ombra di 5 gradi significa una latitudine di 29 gradi, un’ombra di 7 gradi significa una latitudine di 31 gradi, un’ombra di 16 gradi significa una latitudine di 40 gradi e così via di seguito.

 L’ombra di un obelisco o asta verticale proiettata a mezzogiorno sul terreno forma un triangolo rettangolo perfetto del quale l’angolo sulla punta dell’obelisco e che marca la differenza di latitudine con il Tropico del Cancro può essere misurato visivamente per un buon grado e può essere calcolato precisamente con il rapporto fra i due cateti del triangolo rettangolo, che sono entrambi noti. Avendo marcato sul terreno le posizioni di queste latitudini si trattava pertanto solo di procedere alla misurazione del grado o del primo di latitudine con una corda, sapendo già che un primo di latitudine doveva essere 4000 cubiti o 6000 piedi e che un grado di latitudine doveva essere 240000 cubiti o 360000 piedi. Questa operazione, ripetuta molte volte poteva fornire la lunghezza del cubito e del suo corrispondente piede con la massima precisione.

La precisione infatti raggiunta da queste misure è stupefacente e non è stata mai più eguagliata fino a oggi. Da esse risultava che la lunghezza del primo ed il grado di latitudine aumentava gradualmente dall’equatore al polo passando da 1842,9 metri per un primo di latitudine all’equatore ai 1862,5 metri al polo . Ciò dimostrava che la Terra era allungata ai poli e non schiacciata ai poli come erroneamente ancora oggi ritenuto, ed essi questi stessi antichi egizi che misurarono così la Terra, ritennero pertanto giusto rappresentare questa loro conquista del pensiero scientifico di quei tempi dando la forma allungata verso l’alto agli Omphalos che poi furono sparpagliati per l’antico mondo conosciuto come descritto all’articolo 96.

La costruzione ermetica della piramide non avrebbe potuto permettere la sbirciatina che abbiamo dato a questa Camera. Ciò è stato possibile grazie alla sete di tesori materiali che il califfo Al Mamun, non disssimilmente dall’uomo moderno, si aspettava di trovarvi quando, nel nono secolo Dopo Cristo, ordinò ai suoi uomini di sventrare la piramide col ferro e col fuoco aggirando i tre blocchi di granito e penetrando nel corridoio ascendente e nella Camera del Re senza trovarvi niente oltre alle descritte nudità. 

La Camera del Re sembra invece possedere dei tesori immateriali di inestimabile valore che erano destinati ad essere visitati da uomini che li potranno intendere forse fra molti millenni a venire.

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133 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE PRIMA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte prima

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Iniziato il 15 del mese di Cleopatra 2014.

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Le origini del Cristianesimo affondano le loro radici in un grande amore fra un uomo e una donna, o, meglio, una donna ed un uomo, Iside ed Osiride. Essi si incotrarono sulle sponde del Nilo ed intuirono, attraverso lo scambio dei loro primi pensieri, che le loro anime erano molto affini e che stava per accendersi la scintilla di un grande e profondo amore. Ma essi non immaginavano che il loro amore sarebbe divenuto una luce di riferimento per tutti gli uomini sulla Terra e per tutti  i millenni a venire.

Iside era molto bella ma la sua bellezza non superava la bellezza della sua anima che si manifestava con mille bagliori di arcobaleno che dipingevano tutte le sue espressioni. I suoi capelli erano neri e lucidi ed erano da lei pettinati a volte “a caschetto”, come si usava da quelle parti, ed a volte erano annodati dietro la nuca con un nastrino color argento che lasciava cadere tre pendenti di boccoli a spirali e, ai lati del viso, due grandi cerchi neri come fossero orecchini.

Iside indossava tuniche di lino finissimo, orlate con fiori ricamati multicolori, a maniche corte con ampie scollature a “V” o quadrate ed abbottonature centrali, dai colori da lei preferiti, bianco e blu notte. La sua innata femminilità e personalità risaltavano in maniera naturale per la cura con la quale essa amava presentarsi.

L’amore che si sviluppò fra Iside ed Osiride era alimentato dalla loro reciproca fiducia che li univa dovunque essi fossero, lontani o vicini, in un crescendo senza fine. L’amore penetrò ogni angolo delle loro anime e, come un fluido magico, straripò diffondendosi per tutta la Terra con la sua Natura, proseguendo fino ad includere tutte le meraviglie dell’Universo.

Motivato dall’onda di questo profondo sentimento Osiride cominciò a capire cose che prima non aveva mai capito. Egli pertanto si mosse ed iniziò a viaggiare per tutto il mondo conosciuto per predicare, insegnare e spiegare a tutte le genti della Terra una nuova concezione dell’umana esistenza, basata sull’amore ed il rispetto per i propri simili, per tutte le forme della natura e per tutte le forme di vita sul palcoscenico della Manifestazione, dalle acque dei fiumi e dei mari con tutte le loro creature, a tutti gli uccelli del cielo, a tutte le creature della terra ferma, a tutti gli alberi e fiori della lussureggiante flora, affinchè nessuno di tali elementi potesse prevalere o sopraffarne un  altro.

L’amore di Iside aveva spinto Osiride a dare il via alla prima Rivoluzione sociale dell’homo sapiens. Egli ebbe un grande successo e fu acclamato ed osannato da tutti i popoli della Terra che riconobbero in lui il loro Maestro di Giustizia ed il sovrano della Pace e della Fratellanza e dell’Equilibrio fra tutti gli elementi della vita evolutiva.

Il Male però era in agguato. Il grande successo di Osiride causò una distruttiva inarrestabile invidia nell’animo di suo fratello Seth che per tale motivo decise di ucciderlo. A tale scopo Seth organizzò una festa o banchetto a cui fece partecipare 72 congiurati invitando anche Osiride. Lo svolgimento della festa prevedeva un gioco il cui vincitore sarebbe stato colui che fosse riuscito ad entrare perfettamente in una bara vuota, appositamente allestita al centro della sala. Tutti provarono ad entrare ma senza riuscirvi perchè la bara era stata costruita sulle misure di Osiride, finchè quest’ultimo vi prese posto. I congiurati immediatamente scattarono e chiusero la bara con il suo coperchio in modo ermetico. La bara contenente Osiride fu quindi gettata nel Nilo.

Iside venne a sapere di quanto accaduto e possiamo solo immaginare l’esplosione di emozioni, sentimenti, dolore, disperazione e tormento nella sua anima e nel suo cuore alla notizia di una tale terribile tragedia. Ma indomita e coraggiosa, dopo i primi momenti di sbandamento, essa si mise alla ricerca determinata della bara e del corpo di Osiride.

(Vi sono varie versioni per il ritrovamento del corpo  di Osiride ma esse tutte non alterano il senso generale di questa storia).

Seth, al fine di prevenire Iside, ripescò la bara dal fiume e smembrò il corpo di Osiride in 14 parti gettandole in varie aree del Nilo. Iside chiamò a raccolta tutte le sue forze ed i suoi poteri al fine di ritrovare il suo amato, pregando tutte le forze benevole dell’Universo di soccorrerla ed aiutarla. Le forze occulte dell’Amore Cosmico, che sono di gran lunga prevalenti sul Male, si commossero ed intervennero, concedendo ad Iside il ritrovamento delle parti di Osiride e la loro ricomposizione.

Perseguendo con determinazione il suo obiettivo fino in fondo, secondo la sua natura rigeneratrice, Iside riuscì, con i poteri magici della sua superiore femminilità, a resuscitare alla vita Osiride quel tanto da permetterle il concepimento di un figlio, il frutto del loro amore totale, mortale ed immortale e senza fine. Correva l’anno 20.000 A.C. circa.

Quello che Osiride capì sotto l’influsso dell’amore di e per Iside era l’idea del MAAT, l’idea del vivere in equilibrio, nell’armonia e nel rispetto di tutte le forme di vita dell’Universo. Il Maat costituì la filosofia portante della antica civiltà egizia e fu anche l’espressione più rappresentativa dell’Età dell’Argento che si protrasse per circa 15.000 anni dal 18.000 A.C. fino al 3.000 A.C..

L’Età dell’Argento, avvalendosi di regole di etica universali e valevoli in ogni tempo, vide lo sbocciare ed il fiorire di una pianta unica nella storia dell’uomo, la Conoscenza ed il pensiero razionale, in tutte le forme che conosciamo: agricoltura, addomesticamento degli animali, scrittura, astronomia, geometria, matematica, urbanizzazione, architettura, opere ingegneristiche e monumentali, pittura, scultura, letteratura, arte e musica, mappatura del cosmo  e delle stelle, mappatura della Terra, unità di misura e dimensioni della Terra, delle quali solo briciole ci sono pervenute attraverso i classici greci. Ma per sapere come e perchè sia stato possibile lo sviluppo di tutto ciò dobbiamo tornare ad Iside, questa Donna meravigliosa dalla quale tutto ebbe inizio.

Iside partorì e diede alla luce un bellissimo pargolo che lei chiamò Horus, nutrendolo ed allevandolo con tutte le cure che può offrire una madre per un figlio tanto voluto ed amato. Horus crebbe sano e forte e quando raggiunse la maturità e l’indipendenza dalla madre egli decise di vendicare la morte del padre dando inizio ad una lotta senza quartiere al fine di uccidere Seth. Horus era il figlio dell’Amore, Amore lui stesso, e cercava di uccidere Seth, il Male, per eliminarlo per sempre dall’Universo.

Il duello fu titanico e durò per lungo tempo mentre i suoi echi riverberarono per il Cosmo intero. Durante questa epica lotta Horus perse un occhio e Seth perse i testicoli, ma nessuno dei due riuscì a prevalere sull’altro, finchè le forze evolutive dell’Universo intervennero ed assegnarono la vittoria e lo scettro del comando ad Horus, l’Amore, designandolo Re, Signore e Governatore dell’Universo.

Horus imparò e capì la lezione vissuta sulla propria pelle. L’amore appartiene all’evoluzione perchè solo  l’amore genera e rigenera continuamente la vita nell’Universo e per questo motivo è infinitamente prevalente sul male. Il Male non può generare o rigenerarsi ma può diventare estremamente distruttivo e letale solo se lasciato crescere e svilupparsi liberamente senza freni o senza regole. Era la nascita del pensiero razionale.

Horus pertanto si accinse al concepimento, formulazione ed istituzione di regole universali e valevoli in ogni tempo al fine di assicurare un progresso pacifico rendendo il male totalmente innocuo, in condizioni tali da non potersi sviluppare.

Queste regole sono venute alla luce dalle sabbie in seguito a scavi archeologici e sono state chiamate “Confessioni Negative” dai moderni archeologi; tuttavia non sappiamo il titolo che in origine fu dato a queste regole. Di esse si sono trovate varie versioni scritte su papiri risalenti al 3000 a.C. circa, a testimonianza del fatto che gli scriba che si accinsero a scrivere queste regole riportavano concetti antichissimi finanche per loro, che pertanto si prestavano ad interpretazioni diverse, anche se accomunate ad un unico filo conduttore di etica. Queste regole sono:
1. NON INFERIRE SOFFERENZE
2. NON RAPINARE
3. NON FARE VIOLENZA VERSO ALCUNA PERSONA
4. NON RUBARE
5. NON UCCIDERE UOMO O DONNA
6. NON TRUFFARE SULLE QUANTITA’
7. NON AGIRE CON INGANNO
8. NON SFRUTTARE INGIUSTAMENTE LA NATURA
9. NON PRONUNCIARE IL FALSO
10. NON PRIVARE ALCUNA PERSONA DEI PROPRI BENI
11. NON BESTEMMIARE
12. NON SOTTRARRE CIBO AD ALCUNA PERSONA
13. NON AGIRE IN MALAFEDE
14. NON AGIRE CON RABBIA BRUCIANTE
15. NON INVADERE LA TERRA ALTRUI
16. NON UCCIDERE O VIOLENTARE ALCUN ANIMALE
17. NON DEVASTARE TERRENI COLTIVATI
18. NON CREARE IMBROGLI
19. NON CALUNNIARE ALCUNA PERSONA
20. NON ARRABBIARTI SENZA UNA GIUSTA CAUSA
21. NON FORNICARE, NE’ COMMETTERE SODOMIA
22. NON CORROMPERE TE STESSO
23. NON FAR L’AMORE CON LA DONNA ALTRUI
24. NON IMPAURIRE ALCUNA PERSONA
25. NON PARLARE CON RABBIA
26. PERSEGUIRE GIUSTIZIA E VERITA’
27. NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA
28. NON ESSERE BLASFEMO
29. NON AGIRE CON VIOLENZA
30. NON  ESSERE PRECIPITOSO
31. NON MALTRATTARE TE STESSO
32. NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO
33. NON COMMETTERE FRODE
34. NON INGIURIARE IL TUO SOVRANO
35. NON INQUINARE LE ACQUE
36. NON ESALTARE I TUOI DISCORSI
37. NON MALEDIRE LA NATURA
38. NON AGIRE CON INSOLENZA
39. NON FARE DISTINZIONI (O NON DISTINGUERSI)
40. NON ARRICCHIRSI OLTRE I PROPRI BENI
41. NON MALEDIRE LE COSE DI CUI DISPONI
42. RISPETTARE IL PATRONO DELLA PROPRIA CITTA’.

Così l’amore di Iside causò il sorgere del pensiero razionale e diede inizio all’Età dell’Argento.

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Continua con il prossimo articolo 134.

131 – ARCA DI NOE’ E ARGO. LA STESSA ED UNICA STORIA???

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Arca di Noè e Argo – La stessa ed unica storia???

L’Arca di Noè ed il Diluvio Universale sono parti di un racconto biblico del Vecchio Testamento. Tale racconto è stato diffuso in tutto il mondo a mezzo dei popoli aderenti alle fedi monoteiste risalenti a Mosè. La sua narrazione è in sostanza la descrizione di una sopravvivenza di un gruppo di persone di fronte al pericolo mortale causato da innalzamento delle acque.

Il racconto biblico di un tale evento non è il solo. Nella mitologia classica greca esiste il mito di Deucalione che, come il Noè biblico, si salvò dalle acque del Diluvio con una nave che atterrò sulle pendici dell’Etna e poi sui monti del Parnaso. In una delle versioni che riportano tale mito viene precisato che il viaggio durò nove giorni prima dell’ arrivo nei pressi dell’ Etna. Da dove provenisse questa nave non è dato sapere. Tale mito, risalente ai tempi di Zeus, Prometeo, Pirra e Pandora, attesta naturalmente la sua estrema antichità.

In tempi moderni, a seguito di scavi archeologici, si è scoperta l’esistenza di un terzo racconto del Diluvio Universale scritto su tavolette di argilla rinvenute in Mesopotamia e descriventi la storia di Utnapishtin simile in tutto e per tutto a quella del Noè biblico. Questa versione, trascritta in accadico e babilonese, risale in origine ai Sumeri che la avevano messa per iscritto la prima volta forse verso il 3200 AC.

Oltre alle innumerevoli tradizioni orali di miti e leggende, comuni ai popoli di tutta la Terra, relativi ad un tale evento, abbiamo pertanto tre racconti diversi dello stesso avvenimento redatti in lingue, contesti e tempi diversi. Ciò fa supporre una fonte originaria comune da cui sono stati tratti i tre racconti.

La versione greca di Deucalione ci fu tramandata da Omero, che ne accennò l’esistenza nell’ Iliade, ma dello stesso Omero sappiamo ben poco di attendibile. Chi ne ha parlato in maniera più approfondita e certa è stato invece Apollodoro, che studiò ad Alessandria d’ Egitto, ove nella locale biblioteca attinse questo racconto che necessariamente proveniva dagli archivi precedenti di Heliopolis (la ON biblica), ove erano conservati tutti i papiri storici egizi prima che fosse costruita la città di Alessandria d’ Egitto.

La versione biblica di Noè sembra, a giudizio di molti studiosi, essere stata copiata dalla versione mesopotamica di Utnapishtin, quando i compilatori della Bibbia si trovarono in schiavitù verso il VI secolo A.C. a Babilonia, ove essi ebbero contatto con le antiche storie locali. Tale ipotesi di copia è fortemente rigettata dai fondamentalisti religiosi biblici, i quali asseriscono che la versione mesopotamica di Utnapishtin è una versione “corrotta” della storia del Diluvio, dato che la versione biblica di Noè è l’ unica versione non “corrotta”poiché scritta da Mosè personalmente. Se diamo credito a quest’ ultima asserzione dei fondamentalisti biblici, ne consegue che anche per la versione di Noè la fonte originaria di questo racconto è Heliopolis (la ON biblica) ove noi sappiamo che Mosè fu istruito in tutte le arti e scienze egizie.

La fonte originaria della versione mesopotamica di Utnapishtin appare in tal caso incerta ma, in considerazione del fatto che i sumeri e gli altri popoli della Mesopotamia ebbero continui contatti economici e culturali con gli egizi (dai quali essi attinsero le più importanti conquiste scientifiche, fra le quali il sistema di misure lineari, angolari, e del tempo, come descritto in articoli precedenti), possiamo ragionevolmente dedurre che detta fonte originaria sia anche in questo caso il centro della sapienza millenario di Heliopolis.

Gli interrogativi del quando/dove/perché sorti da queste narrazioni sono stati tanti e, specialmente durante il secolo scorso, molti tentativi sono stati fatti per rispondere a queste domande con molte spedizioni organizzate principalmente sulle pendici del monte Ararat, con la scrittura di molti libri e con la formulazione di molte teorie ed ipotesi che potessero definitivamente stabilire la vera natura di questa storia. Ma nessun punto fermo si è potuto raggiungere, nonostante i numerosi tentativi, forse perché non si è mai guardato nella direzione giusta. Si è guardato sempre con gli occhi rivolti verso la terra e nessuno ha mai pensato che si potesse stabilire una connessione con la realtà storica di quest’avvenimento se si fossero alzati gli occhi verso il cielo stellato.

Rivolgendo lo sguardo alla volta celeste ci si può accorgere che la piu’ grande costellazione del cielo stellato è la nave ARGO (Già descritta all’articolo 101 ), immensa e composta di circa 800 stelle includenti le attuali 4 costellazioni di Carena, Vela, Puppis e Bussola. ARGO si estende per circa 60° di latitudine e 60° di longitudine dell’emisfero celeste sud. La sua storia era tanto importante che i primi pittori delle antiche cartine del cielo stellato ritennero di doverla rappresentare per l’eternità, fra le stelle, per la particolarità di una memoria catastrofica riguardante tutta l’umanità.
 
Di Argo ce ne ha parlato principalmente Apollonio Rodio, che nacque, studiò e visse ad Alessandria d’Egitto nel III secolo AC , dove fu bibliotecario nella famosa biblioteca, dalla quale lui attinse la storia di Argo; pertanto, anch’essa deriva dagli archivi precedenti di Heliopolis, la ON biblica. Nella storia o mito di Argo i legami con l’Egitto sono molto evidenti. A partire dalla fondazione sia di Argo sia dell’ Egitto stesso, quando Belo diede ai suoi due figli, Egitto e Danao, il Regno d’ Egitto e d’Arabia al primo ed il Regno di Libia al secondo. E fu lo stesso Danao a fondare Argo. Qui il mito sembra volerci suggerire che il viaggio di Argo avvenne all’inizio della storia egizia. Dal momento che le traduzioni effettuate sui papiri avvenivano dai caratteri geroglifici al greco antico, è molto probabile che la parola ARGO sia, in realtà, una traslitterazione della parola egizia ARCA e che, in sostanza, ARGO ed ARCA indichino lo stesso avvenimento.

Esse, cioè, potrebbero riferirsi alla descrizione di due aspetti dello stesso avvenimento: l’innalzamento delle acque e l’atterraggio finale nella storia dell’Arca contro il viaggio intrapreso dalla stessa nave nella storia di Argo. Questa può essere la sola spiegazione del fatto che, mentre nel cielo stellato non c’è nessun accenno dell’Arca di Noè, c’è invece tutto riguardo la nave Argo, incluso i membri dell’equipaggio più famosi, immortalati nella costellazione di Heracles (Ercole) e nella costellazione dei gemelli rappresentante gli altri membri dell’equipaggio Castore e Polluce.

Basandoci sulla cronologia dell’Egitto Antico rilasciata da Erodoto, secondo il quale Eracle visse circa 20.000 anni fa, possiamo dedurre che il viaggio della nave Argo avvenne all’incirca nello stesso periodo. Questa datazione è la meno antica fra quelle risultanti dalla stele di Palermo (25.000 anni fa) e quella data dal papiro di Torino (39.000 anni fa) riguardo l’inizio della storia egizia. Per dipingere il cielo stellato come la tela di un pittore, bisogna prima di tutto “squadrare il foglio”, come si dice, al fine di determinare le linee di riferimento principali in base alle quali poi si procede con la raffigurazione di qualsiasi cosa uno voglia dipingere. Concedendo alcune migliaia di anni a questi antichi “pittori – astronomi” per la determinazione delle linee di riferimento del cosmo, che sono principalmente l’eclittica, l’equatore celeste, i coluri equinoziali e solstiziali e la conoscenza dei moti celesti con estrema precisione, possiamo ritenere che la raffigurazione di Argo e di tutte le antiche costellazioni nel cielo stellato sia stata operata circa 15.000 anni fa.
Se la scelta della posizione di Argo nel cielo stellato non è dovuta al caso ma ad un disegno preciso, è possibile che gli antichi “pittori-astronomi” abbiano voluto segnalare con ciò che il luogo di provenienza di Argo, o Arca, situata nell’emisfero celeste sud e visibile dal Nord dell’Egitto fino all’equatore, era situato nell’emisfero sud.

In tutte le versioni che descrivono il viaggio di Argo è sempre menzionata la Libia (che a quei tempi significava Africa) quale punto di partenza, di arrivo o di attraversamento, tramite fiumi e deserti, per cui appare che l’origine del viaggio di Argo possa essere stata una grande Isola situata fra le attuali isole di Capo Verde e l’isola di Sant’Elena e/o l’isola di Ascensione, situate nell’Atlantico meridionale.

L’innalzamento delle acque potrebbe essere stato conseguenza dell’inabissamento di questa grande isola, causato dall’inversione quasi istantanea (durata poche ore) dei poli magnetici della terra, inversione attestata e testimoniata nel mito del carro di Elios ed anche dai sacerdoti di Heliopolis, quando riferirono ad Erodoto che “due volte il Sole sorse dove ora tramonta e due volte tramontò dove ora sorge”. Nello stesso mito del carro di Elios (Articolo 127) si accenna che questo sconvolgimento avveniva mentre gli Argonauti, con Argo, attraversavano il fiume Eridano, nel quale trovarono, già morto ed ancora fumante, il corpo di Fetonte. Ciò sarebbe una terza testimonianza del fatto che il viaggio di Argo avvenne durante quelle circostanze e quel periodo.

Alla luce di quanto precede, appare quindi non irragionevole ritenere, come accennato, che la storia di Argo e la storia dell’Arca di Noè siano in realtà la stessa ed unica storia.
Le connessioni della storia di Argo con tante vicende, storie e miti antichi sono molteplici, ed in questo piccolo articolo abbiamo soltanto accennato gli argomenti più importanti di questa storia, che meriterebbe una molto più lunga dissertazione.

Quest’articolo, pertanto, è una semplice offerta di una proposta di una nuova, più realistica prospettiva storica ai lettori, i quali potranno approfondirla ed anche verificarla di persona.

130 – PESCE D’APRILE COPERNICANO – IL REVISIONISMO DELLA SCIENZA

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 16, 2014 by beautiful41

Pesce d’Aprile Copernicano – Il Revisionismo della Scienza

Lo scorso primo giorno di Aprile un annuncio singolare è stato diramato dalla trasmissione televisiva di RAI 3 – Leonardo – Il TG della Scienza. In sintesi l’annuncio informava che la scienza ritiene valido il sistema geocentrico dato che le proiezioni delle osservazioni del cosmo, partendo dall’uomo che si trova sulla Terra, determinano necessariamente un Universo Geocentrico.

Non sembrano esservi dubbi sulla autenticità della notizia. La bella signora giornalista di quel programma esprime passione e competenza per il suo lavoro e non ha assolutamente l’aria di raccontare frottole. L’annuncio quindi è una informazione vera, nuda e cruda della scienza.

Si rimane dubbiosi invece sulla capacità della scienza e della bella signora di valutare appieno l’incommensurabile vasta portata dell’importanza di tale notizia e delle implicazioni che ne potranno derivare. La sua presentazione tempistica come un pesce d’aprile sembra avvalorare questo dubbio, unitamente al timore di infondere una amara verità nelle menti non preparate a riceverla.

Dopo quasi mezzo millennio la pietra tombale si è calata sull’ignominia della rivoluzione copernicana intesa come sostituzione della visione eliocentrica con quella geocentrica. La prima rappresentava solo una nozione riferita al sistema solare ma che non poteva intaccare la coesistente superiore visione geocentrica riferita a tutto l’Universo per il semplice fatto che l’uomo vive sulla Terra e non sul sole ed è dalla Terra che ieri ed oggi sono partite e partono le proiezioni percettive di tutto l’Universo infinito nel quale il sistema solare vi occupa un punto meno che microscopico, una nullità se comparata alle infinite vastità centrate sull’Uomo e sul suo pensiero.

La sepoltura della rivoluzione copernicana ha, come per incanto, riportato in luce la antica pre-Aristotelica concezione descritta da Aristarco di Samo, e cioè che la Terra ruotava intorno al Sole e contemporaneamente ruotava su sé stessa. Questa concezione chiaramente esprimeva una visione geocentrica riferita ad una Terra libera e mobile nei suoi due moti, come lo è adesso, e non immobile al centro dell’Universo come elaborato da Aristotele.

Aristarco di Samo, vissuto circa mezzo secolo dopo Aristotele, si recò ad Alessandria d’Egitto ove, nella Biblioteca ancora in costruzione, scovò, fra i relitti della sapienza scampati alle guerre, una antica nozione riflettente la concezi0ne cosmica testè riportata. Ma purtroppo, forse a causa del carisma, autorevolezza e fama di Aristotele, egli non riuscì o non seppe imporre la antica e giusta idea e fu così che il mondo si avviò verso la nota “modernità”.

La visione geocentrica mobile, della Terra ruotante intorno al Sole, vide la nascita e la determinszione di tutti gli elementi di base della meccanica celeste quali eclittica, equatore celeste, angoli orari, ascensioni rette, equinozi, solstizi, paralleli e meridiani celesti, zodiaco, costellazioni, e così via. Il fine di questo millenario lavoro era la mappatura di tutte le stelle e degli astri in genere, cosa che avrebbe reso possibile la mappatura della Terra e la determinazione dell’unità di misura, tutte necessità di primaria importanza. Le dimensioni della Terra e l’unità di misura venivano ricavate dall’ombra meridiana del Sole che forma sempre un triangolo rettangolo la cui soluzione forniva la risposta. I numeri dicono che questo lavoro originò in Egitto, come descritto in vari articoli.

Il millenario o plurimillenario contatto con il clelo ed il cosmo, al centro della natura e dell’Universo, diede all’uomo una concezione di armonia, equilibrio, giustizia e di progresso secondo le sue leggi cicliche ed armoniche. In ottemperanza ad una filosofia di vita rispettosa di tutto ciò che lo circonda, l’uomo ricavò con la sua ragione e dalla sua coscienza le regole immortali della Civiltà per progredire pacificamenre, regole di etica che sono contenute nella “Confessione Negativa”.

Raggiunto lo scopo della conoscenza delle dimensioni della Terra e ricavando la nuova unità di misura settenaria dalla figura geometrica di un cubo, anziché dal cosmo, il pungolo della necessità si esaurì e l’uomo lasciò lentamente declinare verso l’oblio le sue conoscenze astronomiche fino a quando Aristotele produsse la prima testimonianza di regresso culturale e scientifico.

La rivoluzione copernicana capovolse i parametri aristotelici ma non fu mai neanche sfiorata dall’idea che il vero centro dell’Universo è l’Uomo, dato che è dal suo pensiero che partono tutte le proiezioni di tutte le osservazioni astronomiche. La rivoluzione copernicana, ancor più di Aristotele, ha segnato un nuovo più aberrante regresso, quasi a testimoniare che evoluzione ed emancipazione non sempre vanno nella stessa direzione. La lista dei disastri occorsi negli ultimi secoli, perduranti tuttora, è nota e troppo lunga, con guerre, predomini e fondamentalismi di ogni tipo, con liberismi e progressismi totalmente irrazionali, e dettati dalla follia alimentata da una rivoluzione copernicana illudente l’uomo di essere all’apice della Civiltà mentre invece egli era, ed è ancora, nel fondo della Barbarie.

Ma almeno siamo arrivati al cimitero dove questa immensa follia è calata nella tomba. Tira un venticello fresco di aria nuova. Le foglie sembrano veleggiare giulive. La pietà incombe. Sulla lapide si legge: “Qui giace la Rivoluzione Copernicana che visse nell’illusione che potessero esistere i moti celesti senza il pensiero”.

Alziamo gli occhi al cielo e, di colpo, vediamo che dovunque andrà nelle immensità dello spazio l’uomo porterà con sé la CENTRALITA’ UNIVERSALE DEL SUO PENSIERO, unico punto dal quale partono tutte le proiezioni percettive cosmiche.

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Altri articoli sull’argomento n. 2 e n. 5.