Archivio per GPS

93 – COSTA CONCORDIA – RAZZISMO E PREGIUDIZI

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Costa Concordia – Razzismo e Pregiudizi

Ryan di San Francisco, rivolgendosi ad un suo amico marinaio mercantile che ha passato una vita lavorativa sul mare, su tante navi di varie bandiere e vari tipi e su tutti gli oceani e molti mari del mondo, gli ha chiesto ripetutamente una opinione sul recente disastro della nave Costa Concordia, dato che nel leggere ed ascoltare le notizie locali non è riuscito a capire la dinamica e le responsabilità di quest’avvenimento tutto apparentemente concentrato, a suo dire, su un comandante Schettino incapace e incompetente, sulla parola “cazzo” esternata da un certo De Falco dell’Autorità Marittima Italiana, e sulle mutandine e reggiseni di una ballerina moldava trovati, sembra, nella cabina del comandante Schettino con il quale la moldava avrebbe intrattenuto una relazione.

Il marinaio, pur con tanta esperienza di navi e di mare, non ha potuto esaudire le richieste di Ryan perchè lui stesso, il marinaio, da spettatore televisivo come tutti i terrestri, è rimasto incastrato fra uno Schettino incompetente, le mutandine e reggiseni della ballerina moldava e la parola “cazzo” del Di Falco, senza potersi fare una logica e chiara idea di quello che era veramente successo. Fino a ieri, quando, per solo pochi secondi e per errore, i media hanno mostrato un video testimoniante l’accaduto nella parte più importante della nave, il ponte di comando, subito dopo l’impatto del Costa Concordia con lo scoglio o gli scogli. Avendo visto solo pochi secondi di tale video il marinaio ha cominciato a vederci un pò più chiaro al punto da poter tentare una spiegazione ed una opinione dell’accaduto e destinata al suo amico Ryan di San Francisco.

Il naufragio del Costa Concordia è stata la conseguenza di una cattiva valutazione del rischio del passare troppo vicino alla costa del Giglio. Questo problema della valutazione del rischio, “Risk Assessment” in inglese, è un problema che non sarà mai risolto perchè dipende dalla più intima natura dell’uomo, notoriamente non perfetto, ed è all’origine di buona parte o di moltissimi disastri della storia, oltre che sul mare, anche sulla terraferma. La valutazione del rischio abbraccia una vasta gamma di diversi tipi di rischi.

Fu per cattiva valutazione del rischio che il Titanic affondò nel non valutare le conseguenze dell’arresto dei propulsoti (vedi art. 82). Fu per cattiva valutazione del rischio che l’Andrea Doria affondò (art. 82) per non fare un giro tondo, per evitare la collisione, quando poteva farlo ed allorchè le intenzioni dell’altra nave nella nebbia non erano chiare. E la stessa cosa si potrebbe dire per lo Stocholm. Fu per cattiva valutazione del rischio che la “Herald of Free Enterprise” si inabissò appena fuori del porto di Zeebruge causando circa 170 morti per essere partita col portellone prodiero aperto valutando erroneamente che fosse chiuso.

Fu per cattiva valutazione del rischio che la “Estonia” diretta a Stockholm affondò trascinando con sè circa 900 persone nel Baltico per non aver valutato l’arresto della nave alla “cappa” anzichè procedere a tutta forza contro i colpi di maglio terrificanti delle onde tempestose e contrarie che divelsero il portellone prodiero causando l’immediato inabissamento. E si potrebbe continuare. In Nord Europa questi disastri avvengono abbastanza spesso, dato l’enorme volume di traffico, ma non si scatena la caccia alle streghe come fatto dal giornalismo italiano con Schettino e la Costa Concordia.

In altre parti del mondo che “non contano” spesso traghetti e navi si inabissano provocando centinaia di morti e che la stampa ufficiale italiana ignora totalmente. Forse perchè non ci sono notizie di mutandine e reggiseni ai quali essi, i giornalisti italiani, sembrano unicamente interessati.

E potremmo continuare con i disastri aerei moltissimi dei quali, se non quasi tutti, sono causati da una cattiva valutazione del rischio da parte del pilota. Sulla terraferma questa cattiva valutazione del rischio potrebbe essere estesa ai treni quando, senza rallentare, attraversano le stazioni e gli scambi a folle velocità, e fin quando và, và, ma quando non va potrebbe succedere come già avvenuto a Viareggio.

Ciò detto, nel caso del Costa Concordia, la responsabilità della cattiva valutazione del rischio è del comandante Schettino che non vi si potrà mai sottrarre ma che, in sè, non è nè più nè meno di altre cattive valutazioni di rischio inerenti a tanti altri disastri. Questo articolo pertanto non è una difesa del comandante Schettino ma il tentativo di una disamina spassionata degli avvenimenti che sono sembrati emergere.

Una volta avvenuto l’impatto con lo scoglio o gli scogli la nave, il suo comandante ed ufficiali sono entrati istantaneamente in una nuova e seconda fase della tragedia, forse la più difficile e la più importante, dal cui esito è dipesa la vita o la morte di tutte le persone a bordo. In questa nuova fase bisognava venire a capo di due interrogativi nel più breve tempo possibile prima di decidere se abbandonare la nave oppure no. Bisognava valutare i danni sofferti e bisognava valutare se la nave sarebbe affondata o meno. E, nel caso si fosse raggiunta la certezza che la nave era destinata ad affondare, bisognava condurla su una secca o un basso fondale, se nelle vicinanze e se possibile, per evitare il suo inabissamento e, nel caso del Concordia, la perdita di centinaia o migliaia di vite umane.

Questa seconda fase da circa una quindicina d’anni e per normativa internazionale deve essere effettuata secondo quanto prescritto da un corso, obbligatorio per comandanti ed ufficiali, denominato “Bridge Team Management” il cui intento o obiettivo è quello di padroneggiare tutte le emergenze che di volta in volta si possono presentare, in maniera collegiale, con la partecipazione cioè di tutti gli ufficiali, ciascuno addetto ad un compito più o meno diverso, ove il comandante ha un compito di coordinatore generale e facente da tramite, con le comunicazioni o telefonicamente, con un secondo team di emergenza, istituito sempre per normativa internazionale, a terra nella sede della società di appartenenza della nave affinchè fra i due “team” o gruppi, a bordo ed a terra, si possa risolvere l’emergenza.

Andato pertanto è il tempo del capitano indipendente e tuttofare noto dalle tante storie di mare e, pur continuando ad essere il supremo responsabile della spedizione, egli,  con la caduta del muro di Berlino, è entrato in una nuova dimensione. Questa nuova dimensione è conseguita alla commercializzazione ed usi civili del GPS, fino ad allora arma segreta militare degli Stati Uniti, ed all’enorme sviluppo della tecnologia delle comunicazioni e satellitari che hanno consentito la costruzione di ponti di comando, delle grandi navi in special modo, che sembrano più che altro delle sale operative di centrali nucleari o della NASA, tanta è la loro complessità e vastità.

Nei momenti cruciali una sola persona che controlli ed interpreti questa vasta strumentazione è impensabile su questi moderni ponti di comando, motivo per cui molte persone sono presenti sul ponte per adempiere le varie necessità, incluso le ballerine-interpreti che devono tradurre nelle varie lingue le direttive del comandante. Durante i citati corsi di “Bridge Team Management” ed altri similari viene quasi ossessivamente ripetuto che durante le emergenze bisogna essere calmi e pacati, senza urlare.

Quanto precede per meglio illustrare che quanto testimoniato dal video pubblicato ieri 11 febbraui sui giornali nazionali è il successo della seconda più difficile fase del disastro. Mentre il comandante Schettino era in contatto con il team di emergenza di terra, in una calma quasi perfetta, il suo team di bordo è riuscito, in quei convulsi e drammatici momenti, ad appurare l’entità dei danni sofferti e, riscontrando che la nave si sarebbe inabissata, è riuscito anche nella disperata impresa di portare la nave su un basso fondale per evitarne l’affondamento, evitando la quasi certa morte di migliaia di persone invece di 17 (più parte o tutti i dispersi). E che sia passata circa una ora prima di poter così dare l’abbandono della nave è il minimo che ci si può aspettare in una tale difficile situazione. Ed una volta terminata la seconda fase con successo non aveva più senso rimanere sul ponte di un relitto adagiato sul fondo, impotente.

Ma la parte di video che mostra il successo e la buona riuscita della seconda fase del disastro è stata poi tagliata e tutti i telegiornali hanno mostrato solo la parte staccata dal contesto del comandante Schettino che dice “Va buò”.

La tragedia del Costa Concordia sembra pertanto voler raccontare la sua vera storia dalla quale emerge:

1 – la cattiva valutazione del rischio da parte del comandante Schettino nel passare troppo vicino all’isola.

2 – Il successo delle operazioni dopo l’impatto con lo scoglio, del quale ne va dato merito alla Costa ed al comandante Schettino ed al suo “team”.

3 – Una sola persona, il sig.De Falco della capitaneria di Livorno, ha perso la calma e la dignità con le parole concitate e volgari profferte, più che altro per pregiudizi e invidia che i militari, avvezzi ai loro cacaracci costieri,  hanno verso gli ufficiali mercantili, signori dei mari e degli oceani e delle navi più grandi del mondo.

4 – Il linciaggio mediatico totale, senza tregua, con bugie, ignoranza e cattiveria, del comandante Schettino da parte del giornalismo italiano, della carta stampata e delle televisioni, senza motivo che possa ciò supportare, si può spiegare solo con il razzismo verso i meridionali essendo il comandante Schettino proveniente dalla provincia di Napoli.

Il bello ed il cattivo tempo che questi criminali della penna e della parola fanno a danno del Paese comincia ad essere pari o superiore a quello delle criminalità organizzate e sarebbe arrivato il momento di metterne in prigione 20 o 30 di essi, proprio come stanno facendo in questi giorni in Inghilterra dove molti giornalisti facenti parte dell’esecutivo del già condannato Murdoch, oltre a quelli della prima ondata imprigionati alcuni mesi fa, stanno già dietro le sbarre per corruzione, spionaggio, intrusione nelle privacy e fatti degli altri, intercettazioni illegali, costruzione di false notizie e “scoop” infamanti, destabilizzazione della nazione. Gli “scoop”, specialmente se basati su mutandine e reggiseni di ballerine, fanno soldi, tanti soldi che i media pagano per ottenere gli ascolti, vendere pubblicità e “dirigere” o “guidare” l’opinione pubblica dove vuole il padrone, o meglio, dove vogliono i criminali della libertà di stampa.

51 – I RINNEGATI DEL TERZO MILLENNIO

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on luglio 3, 2011 by beautiful41

Questo articolo tratta del meccanismo di Antikythera e del suo scopo che era quello della determinazione della longitudine con il metodo delle “Distanze Lunari”.

Dal vocabolario di italiano alla parola rinnegare corrisponde il significato di “Abbandonare una dottrina, o fede, che prima si era professata”, oppure “Non riconoscere più come proprio qualcuno o qualcosa a cui si era legati da un vincolo di sangue o di affetto”. Rinnegare le proprie origini, fisiche o metafisiche, sembra pertanto rientrare nelle dette definizioni.

Rinnegare le proprie origini non è un peccato sancito dai 10 Comandamenti, forse in considerazione del fatto che si può rinnegare involontariamente, senza esserne consapevoli o senza saperlo, e si può rinnegare scientemente, con premeditazione. che è l’argomento di questo articolo, nel qual caso si incorre in un inganno. Anche se l’inganno a sua volta non è menzionato nei 10 Comandamenti, non così è per la “Confessione Negativa”, l’unico e solo riferimento immortale di Civiltà come già esposto in questo blog, “Confessione” che lo menziona esplicitamente per ben due volte. L’inganno è comunque una violenza, è una violenza ai danni della verità, ed è per tale motivo che esso è menzionato dalla “Confessione Negativa” come un peccato contro la Civiltà.

Circa un secolo fa, nel 1901 o 1902, fu rinvenuta, da una antica nave affondata nei pressi di Antikythera, un’isola a Nord della costa occidentale di Creta, assieme ad altre preziosità archeologiche come statue e anfore, uno strano congegno meccanico, di rame e di bronzo, reso quasi irriconoscibile dalle incrostazioni e corrosioni conseguenti dall’essere rimasto per circa 2000 anni sott’acqua. Dopo circa 50 anni rimasto più che altro come una curiosità esposta al Museo Nazionale Archeologico di Atene, questo reperto, dopo aver ricevuto una prima attenzione negli anni 20 da parte di uno studioso greco, negli anni 50 cominciò ad attrarre l’attenzione da parte di grandi studiosi.

Questo congegno, in seguito denominato “il meccanismo di Antikythera” o “il calcolatore di Antikythera”, è ancora in fase di studio ma è ormai certo che si tratta di un molto sofisticato e preciso strumento astronomico somigliante, nella sua meccanica, al più avanzato orologio svizzero del XIX° secolo e unico al mondo tanto da essere ritenuto superiore alla Monna Lisa di Leonardo nella sua perfezione. Era inserito in una scatola di legno dalle dimensioni di circa 30 x 20 x 15 centimetri, quindi molto compatto. E’ composto di 30 ingranaggi accertati ma passibili di esserne molti di più, tutti interconnessi, con 3 quadranti principali, uno sul fronte e due sul retro, alcuni graduati, includenti nella loro ingegneria la meccanica “epicicloidale differenziale” che solo oggi noi abbiamo “inventato” e che usiamo sugli assi delle ruote delle nostre autovetture.

Questo strumento replicava con la massima precisione i movimenti di tutti gli astri del cosmo. Era allo stesso tempo un “planetario” portatile ed uno strumento di previsione dei moti astrali rispetto alla Terra, in un sistema quindi geocentrico, e cioè un Almanacco Astronomico meccanico. Gli studiosi, pur avendo individuato il carattere principale della sua funzione, e cioè il carattere astronomico, come detto, sono in dubbio sulle sue specificità. Era uno strumento ideato per essere usato dagli astronomi??? Dai marinai??? Dalle esibizioni al pubblico??? L’interrogativo rimane ancora aperto.

Le incisioni fatte dal costruttore su questo stumento sono in lingua greca ed includono quelle che sembrano istruzioni operative per il suo uso. Fra queste incisioni sono menzionati Sole, Venere, Marte, 76 anni, 19 anni, eclittica, 223. I quadranti indicano, oltre che Sole, Luna e 365 giorni, anche 235 mesi del ciclo Metonico di 19 anni, 223 mesi del ciclo saros sinodico della Luna di 18 anni e 11 giorni, il triplo di tale ciclo pari a 54 anni, ed il quadruplo del ciclo metonico di 76 anni o ciclo Callippico. Lo strumento mostra anche le principali stelle indicate con una lettera o simbolo greco. Tutto questo a grandi linee per dare un’idea della meraviglia nella quale l’uomo moderno si è imbattuto.

Il congegno di Antikythera risale al II secolo A.C. e si ritiene affondato verso il 100 A.C. Le ultime ricerche su di esso indicano, nonostante le incisioni in greco, l’astronomia babilonese all’origine del suo funzionamento. Il congegno di Antikythera in realtà rappresenta la massima espressione dell’astronomia classica “rotativa” e contemporaneamente, col suo affondamento, la morte definitiva della stessa astronomia “rotativa” Esso rappresentava anche la massima espressione del pensiero scientifico del remoto passato che poneva l’Uomo al centro del Cosmo ed in relazione allo spazio ed al tempo ed alle dimensioni del pianeta.

Pertanto il congegno di Antikythera era il GPS dell’antichità. Compatto e portatile per poter essere trasportato da qualsiasi viaggiatore, marinaio, studioso, cartografo, astronomo, geografo, per terra o per mare, con lo scopo di determinare la posizione geografica del suo possessore. In particolare lo scopo del meccanismo di Antikythera era quello di determinare la longitudine col metodo delle “Distanze Lunari“, visti i tanti precisi riferimenti alla Luna ed ai suoi cicli, rispetto al Sole e rispetto alle stelle e pianeti ed all’eclittica, rilevati sul congegno.

Il calcolo della longitudine è sempre stato un grattacapo ed un problema di difficile soluzione per l’Uomo. Mentre la latitudine è sempre stata facile da calcolare fin dalle più remote antichità a causa dell’inalterabilità e della stabilità dell’asse terrestre, per cui basta prendere con tutta calma di notte l’altezza della Stella Polare, o di chi per essa, sull’orizzonte, in gradi e primi, ed è fatta, è stata “calcolata” la latitudine, oppure con altezze di Sole a mezzogiorno al suo passaggio in meridiano, non così è purtroppo per la longitudine a causa della rotazione continua della Terra che, per rendere l’idea, ci scappa continuamente di sotto. E non possiamo chiedere alla Terra “Fermati un poco, Terra, che devo calcolare la longitudine!!”. La Terra ci risponde “Arrangiati Uomo e spremi le tue meningi!!”.

Ed è stato quello che l’Uomo ha fatto nell’antichità. Il congegno di Antikythera era la messa in pratica di ciò che Ipparco andava predicando e cioè che la longitudine poteva essere calcolata come la differenza fra un tempo assoluto ed il corrispondente tempo locale. Dopo circa 2000 anni le idee di Ipparco furono rese operative fra il 1750 ed il 1850 e molti usarono il metodo delle distanze lunari fino ad oltre il 1900, quindi siamo in grado di valutare appieno la funzione del congegno di Antikythera che in pratica sostituiva l’Almanacco e l’Osservatorio Astronomico dei nostri tempi, ma ripeteva il concetto già descritto all’articolo n. 44, con la differenza che con il congegno di Antikythera il tempo, e quindi la longitudine, era espresso direttamente in gradi e primi, perchè il tempo, fin dalle origini della sua creazione, era ed è, ancora e sempre, una MISURA ANGOLARE, come testimoniato dal congegno stesso.

La costruzione di un tale congegno non si “inventa” dalla sera alla mattina, come si può intuire, Il ciclo Metonico impiega 19 anni, il ciclo Callippico impiega 76 anni, eccetera. Appare ragionevole quindi pensare che questi lunghi cicli siano stati controllati e ricontrollati più e più volte prima di dare il via alla costruzione del nostro congegno. Come si vede si fa presto a raggiungere un periodo di ossertvazioni di 1000 anni, se non di più, Ipparco quindi, come già accennato all’articolo n. 44, similmente ad Aristarco di Samo per l’eliocentrismo, anzichè il primo, fu solo l’ultimo a conoscere l’idea che la longitudine potesse essere calcolata conoscendo i moti della Luna e degli Astri nella fascia zodiacale.

Tutto questo, e molto altro, ci racconta il meccanismo ritrovato di Antikythera.

Ma non avevamo iniziato con i rinnegati??? Chi sono i rinnegati e gli ingannati???

Visto che quest’articolo è già un pò lunghetto e per non annoiare i lettori ne continueremo a parlare nel prossimo articolo.

37 – I “CLANDESTINI” E L’ITALIA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, PROPOSTE MILLENARIE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 11, 2011 by beautiful41

Una barzelletta circola all’estero per lo più nei paesi anglofoni, da oltre quindici anni, riguardante i principali Paesi fondatori dell’Europa comunitaria. Il titolo della barzelletta è “INFERNO E PARADISO” o “HEAVEN AND HELL”. Cominciamo col Paradiso. Il PARADISO è un Paese dove i cuochi sono tutti francesi, i poliziotti sono tutti inglesi, i meccanici sono tutti tedeschi, gli amanti sono tutti italiani, ed il tutto è governato, diretto ed organizzato dagli svizzeri. Al contrario l’INFERNO è un Paese dove i cuochi sono tutti inglesi, i poliziotti sono tutti tedeschi, i meccanici sono tutti francesi, gli amanti sono tutti svizzeri, ed il tutto è governato, diretto ed organizzato dagli italiani. Si tratta di una barzelletta, ma certe volte la realtà supera la fantasia. E questo è il caso dei “clandestini”.

La convivenza internazionale negli ultimi 200 anni è stata largamente influenzata dalla Gran Bretagna che, dopo la sconfitta di Napoleone, divenne la padrona degli oceani e dei mari del mondo, dettando costumi, regole e leggi che poi furono adottate dalle altre nazioni rimaste, per forza di cose, più “provinciali”. Ancora oggi pressocchè tutti i contratti di trasporto, commercio, regole e leggi internazionali, ratificati in tante convenzioni e conferenze, provengono dal dominio dei mari della Gran Bretagna. Queste regole di convivenza internazionale sono improntate sempre allo spirito della “Liberty”, derivante dallo spirito della “Libertas” dell’antica Roma, alla base di quello che chiamiamo oggi il diritto alla “Privacy”, o riservatezza, o sfera intangibile di libertà personale nella propria casa o nella propria area.

Secondo questo principio ciascuno è Re nella propria casa. La condizione pacifica della Civiltà impone che quando si accede alla casa altrui bisogna prima bussare, poi identificarsi e poi, se si ottiene l’autorizzazione dal padrone o dalla padrona di casa, si accede alla casa. Questo principio implica il rispetto sia della persona che vorrebbe entrare e sia del padrone o della padrona di casa.Questo principio basilare ed elementare dell’essere “animale”, cioè l’animale mammifero “uomo” al pari di tutti gli altri animali, lo si ritrova per esempio nei cani che difendono il loro “territorio” e non ha niente a che vedere con la proprietà della terra. Anche popoli, come gli indiani d’America, che consideravano la terra appartenente a tutti, difendevano però il loro territorio di abitazione o di caccia. Il concetto di “Nazione” moderna replica, amplificandolo, il concetto di “casa”.

Il “clandestino”, con l’avvento delle nazioni moderne, era considerato chi cercava di introdursi in un Paese senza avere le regolari autorizzazioni del Paese di provenienza e del Paese ospitante, e spesso senza avere documenti di identificazione. Il termine inglese di clandestino è “stowaway” perchè quando se ne trovava qualcuno già sulle navi a vela, secondo la parola stessa, lo si “stivava” da parte, lo si metteva a parte e non lo si faceva entrare nel Paese. Nessun Paese ha mai lasciato entrare un “clandestino” e molto spesso essi rimanevano a bordo delle navi per anni interi perchè erano rifiutati da tutti i paesi del mondo. Lo scrittore Joseph Conrad in un suo romanzo ci ha ben descritto come il capitano della nave, per ragioni umanitarie, nascose nella propria cabina uno “stowaway” che altrimenti sarebbe stato condannato ad essere ricacciato da tutti i Paesi.

Questo principio che il “clandestino” non può entrare in alcun Paese è anche sancito dalle leggi italiane. Tali leggi prevedevano, e forse prevedono ancora, una ammenda di 30 milioni di lire, quando c’era la lira, e 3 anni di carcere a carico del capitano di una nave mercantile che, proveniente dall’estero, arrivava con uno o più “clandestini” che fossero scappati durante la sosta della nave in porto. Questo perchè la nave è stata storicamente e tradizionalmente il mezzo normalmente usato dai “clandestini” dove essi più facilmente potevano accedere durante le soste nei porti nascondendosi in uno dei tanti luoghi occulti che una nave può offrire. Normalmente la nave tornava indietro per riconsegnare al Paese di partenza il “clandestino” se egli veniva scoperto entro mezza giornata di navigazione dalla partenza ma, passato tale periodo, egli rimaneva a bordo della nave con tutti i problemi che ciò comportava. Questo da un lato.

Dall’altro lato invece si è lasciato che centinaia di migliaia di “clandestini” entrassero nel Paese, via mare e via terra, con le modalità e storia che tutti conosciamo.

I “clandestini” o “stowaways” non hanno niente a che fare con gli immigrati o gli emigranti. Si tratta di cose completamente diverse. Per quanto riguarda l’Italia i milioni di emigranti che sono andati in tante parti del mondo erano tutti in possesso di documenti identificativi attestanti data e luogo di nascita, residenza in Italia, cittadinanza, autorizzazione del governo italiano ad emigrare ed autorizzazione del governo del Paese ospitante. A rendere queste operazioni di emigrazione ed immigrazione perfettamente legali vi erano su tutte le navi che trasportavano emigranti dei “Commissari Governativi”, cioè dei funzionari del governo, che in pratica erano garanti del governo del Paese di partenza al momento dell’arrivo della nave nel Paese ospitante, in tempi in cui, oltre alla posta inoltrata via mare, e che quindi impiegava mesi di viaggio, non vi erano altre forme di comunicazione. Il “Commissario Governativo”, pur non facente parte dell’equipaggio, ne era assimilato con un grado che veniva subito dopo quello del Comandante. Il “Commissario Governativo” non aveva compiti o mansioni, mangiava e beveva in prima classe coi passeggeri e participava alla vita sociale di bordo. Insomma doveva essere il sogno di tutti i funzionari ministeriali!!

I concetti esposti erano a conoscenza del Ministero della Marina Mercantile che era l’unica istituzione che conservasse per il nostro Paese una mentalità cosmopolita derivante dall’avere il Mare con le sue leggi e i suoi multiformi vincoli al centro della sua attenzione. Ma lo smantellamento di questo Ministero ha decretato l’abbandono del Mare e, nel generale declino, ha reso l’Italia incapace di rendersi conto, di affrontare e di governare il fenomeno “clandestini”.

Il termine “clandestino” o “clandestini” implica però il concetto di un piccolo numero di persone. Uno o pochi più di uno. Fermandoli dall’inizio forse non si sarebbe arrivati al punto in cui siamo oggi arrivati. Forse. Perchè da quell’inizio sono successe molte cose come la glòbalizzazione selvaggia, la caduta del muro di Berlino, le torri gemelle,la crisi economica planetaria, l’impoverimento generale, le convulsioni e restrizioni nei paesi dittatoriali, guerre, eccetera, per cui appare ora difficile parlare di “clandestini” quando ci si trova di fronte a milioni di persone che formano pertanto più un “esodo” o una “invasione” che una immigrazione di “clandestini” come viene impropriamente chiamata.

L’Italia, una volta tanto, è all’avanguardia di questo caos che riguarda tutto l’occidente, caos nel quale però tutti i paesi occidentali fanno i finti tonti, preferendo mettere la testa nella sabbia pur di non vedere, non parlare e non sentire. Insomma si tira a campare. Si parla tanto di sicurezza e poi si lasciano morire in mare migliaia di persone su tanti barconi capovolti o affondati perchè inadatti a fronteggiare il mare di altura. In questo caos la criminalità organizzata ha trovato oro colato perchè se da ogni “clandestino” intasca 1000 euro ciò è una loro fonte di arricchimento veramente spregevole. I “clandestini”, poi, che pagano 1000 euro, di povertà non hanno proprio niente e nei loro paesi vivrebbero da benestanti. In un futuro articolo cercherò di descrivere chi sono i veri “clandestini” poveri e bisognosi di soccorso.

Cosa fare????

A mali estremi estremi rimedi.

Il primo obiettivo dalla priorità assoluta dovrebbe essere di evitare che centinaia, che già dall’inizio sono ora varie migliaia, di persone, fra cui donne e bambini, muoiano in mare. O quelli “non contano”??? Come le vittime civili delle guerre??? Questo obiettivo si può raggiungere più facilmente ad una sola condizione, quella di richiedere al governo degli Stati Uniti l’immediata cessazione della copertura GPS per usi civili per tutto il Mar Mediterraneo, o Mediterraneo meridionale. Ciò significa togliere agli “scafisti” la direzione dove dirigersi e quindi la possibilità di effettuare il viaggio se non ad enormi rischi. Questo ad immediata o breve scadenza.

Il secondo obiettivo a breve-media scadenza dovrebbe essere quello di rafforzare i controlli di frontiera uscendo dal trattato Schengen che non ha mai funzionato come era nel suo spirito iniziale. Lo spirito del trattato Schengen era quello di copiare il sistema americano dove un visitatore proveniente dall’estero, nel primo porto o aereoporto di ingresso negli Stati Uniti, viene sottoposto a controlli, passati i quali riceve un “passo” di libera circolazione in tutti gli Stati degli Stati Uniti, ripetendo i controlli solo dall’ultimo porto o aereoporto prima di lasciare l’America. In America ha funzionato e funziona perchè c’è un solo governo federale ed i controlli sono effettuati da personale federale. In Europa non ha funzionato e non funziona perchè non esiste un governo federale ed ogni Paese applica il trattato con la propria testa. Una vera e propria barzelletta.

Questo stesso secondo obiettivo dovrebbe prevedere il raddoppio o triplicazione delle motovedette navali e dei mezzi per la nostra difesa e per i nostri controlli e non regalare questi mezzi ad altri paesi dimostrando di essere, oltre che nababbi con soldi da buttare, anche stupidi. Il compito delle motovedette dovrebbe essere quello di riaccompagnare al limite delle acque territoriali del paese di provenienza gli eventuali barconi che avessero sfidato la mancanza di copertura di GPS. Via terra fermare treni e autoveicoli alle frontieri e fare scendere subito chi non è in regola. Aprire tutti i contenitori alle frontiere e controllarne il contenuto. Tutto ciò naturalmente significa rallentare l’economia ma è proprio quello che bisogna fare ed è il minore dei mali possibili. E’ stato per correre come dei folli dietro l’economia che l’occidente in genere, assieme a tanti paesi “poveri” dai quali provengono i “clandestini”, si trova in cattive acque.

Terzo ed ultimo obiettivo a medio-lungo termine, ma mica tanto lungo, diciamo dieci anni, dovrebbe essere quello di livellare tutti i paesi del mondo, o meglio quelli che accettano, gradualmente su uno stesso standard economico  in modo da avere un solo governo mondiale confederato con una sola moneta e le stesse regole. E’ l’unico modo per vivere nella pace e senza esodi o invasioni massicce. In parole povere la condivisione della Terra fra tutti i suoi abitanti. E si potrebbe cominciare a fare un referendum al riguardo perchè è chiaro che un tale progetto potrebbe avere una opposizione fortissima dei tanti privilegi che derivano enormi vantaggi dall’attuale condizione. In un tale ipotetico, ma possibile, mondo ciascuno preferirebbe vivere nel proprio paese. Per fare ciò c’è una sola strada, quella di ridurre gli eccessi e le abissali differenze

Naturalmente per i “profughi”, cioè persone in fuga per salvarsi la vita da regimi dittatoriali loro nemici, è teoricamente tutto un altro discorso, ma solo teoricamente, perchè in questo caos è illusorio se non impossibile distinguere fra clandestini e profughi ed il problema pertanto potrà solo essere risolto definitivamente col raggiungimento del terzo obiettivo esposto. E fin quando i governi e le loro economie continueranno invece ad andare nel senso opposto, cioè come sono sempre andate, facendo i finti tonti, questo caos di cui l’Italia è all’avanguardia non potrà non peggiorare fino ad arrivare ad una apocalisse.

L’alternativa a quanto esposto è lasciare entrare tutti, concedere l’asilo politico, o equivalente, a tutti, dare un nome, una cittadinanza e un luogo/data di nascita a chi non ce l’ha, affidare ogni nuovo arrivato ad una famiglia di volontari italiani per evitare che cadano immediatamente nel crimine, lasciar morire in mare gli sfortunati fra quelli che continueranno l’esodo, e lasciare che la criminalità continui a prosperare su questo indisturbato traffico. Questa alternativa a me non sembra molto sensata.