Archivio per Immortali

128 – ETICA E CIVILTA’ DELLE ANIME CAPOVOLTE

Posted in RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 13, 2013 by beautiful41

…….

Etica e Civiltà delle Anime Capovolte

Etica proviene da “morale” ed il suo significato viene normalmente interpretato come un codice di comportamento fatto di belle maniere non offensive delle persone altrui. Si dice anche “eticamente corretto” oppure “eticamente non corretto”. Il codice di comportamento etico in realtà è un vago e fumoso miscuglio di modi di comportamento personali non vincolanti e non obbligatori dato che esso non è stato ufficialmente codificato. La sua più vicina espressione è solo il noto “Galateo”.

Essendo il significato di “etica” proveniente dalla morale ed essendo la “morale” ritenuta essere strettamente legata alla religione essa, l’etica, è sempre stata considerata con estrema sufficienza, come un parente povero o qualcosa di bigotto o che dà fastidio o “non moderno”, non di moda, o non “à la page”.

Dopo secoli e millenni in cui Stato e Chiesa, Stato e Religione, avevano formato una sola entità, ad un certo punto, verso il settecento, ottocento e novecento, con lo stabilizzarsi delle democrazie occidentali, sorse l’idea dello Stato indipendente dalla Chiesa o Religione, l’idea cioè che potesse esistere un “libero Stato in una libera Chiesa o Religione”. Quest’idea piacque, si propagò e fu adottata da tutte le Nazioni occidentali. Le Nazioni, così, si “secolarizzarono”, come comunemente si dice, e ciò fu considerata una delle più grandi conquste della modernità.

Nacque così lo Stato laico, cioè autonomo e non appartenente a istutuzioni religiose e non ispirato a fedi religiose.  Quasi come una conseguenza di ciò, lo Stato laico, nel perseguire i suoi obiettivi con leggi e regolamenti civili, non ritenne di prestare alcuna attenzione  al significato di “etica” né alla sua valenza. L’etica quindi continua ad essere più che altro una faccenda puramente personale senza alcuna connessione di rilievo col mondo che ci crconda.

Per la verità in tempi recenti, in vari settori ed in varie professioni, si è sentita la necessità della istituzione di “horme di etica”, ma ciò rimane appannaggio facoltativo solo di qualche associazione sparsa qua e là. Da qualche parte si sente anche parlare di Stato Etico e di Stato Laico ma anche questo argomentare è solo un esercizio intellettuale che rimane nel campo delle ipotesi accademiche.

Invece l’Etica è il fondamento, o il pilastro principale e centrale, della Civiltà. L’uomo laico, ed anche lo Stato laico, rimasto privo dell’obbligo religioso, inizia a sentire confusamente dentro di sé la necessità di regole istituzionali di etica, e non immagina neanche che egli ha solo perso la conoscenza di regole dettagliate di etica universali ed immortali che furono emanate quando nacque la Civiltà, millenni prima che fossero concepite le moderne religioni monoteiste. Le regole di etica universali ed immortali furono emanate dall’Uomo stesso con la sua testa e la sua ragione ed erano basate sul rispetto, oltre che per tutti gli esseri umani ed animali, verso tutte le componenti della Natura e dell’Universo. Il rispetto implica moderazione generale di tutti gli atti dell’uomo.

Di contro le religioni monoteiste, quando furono concepite millenni dopo, già dimentiche delle regole universali ed immortali di etica del passato, stravolsero completamente la vecchia concezione inventando un Dio antropomorfo imperioso che ordinava all’uomo, ora divenuto parte passiva e succube, ciò che si doveva fare e ciò che non si doveva fare, con 10 miserevoli Comandamenti, dei veri e propri prodotti lillipuziani in ogni senso se comparati con le regole di etica universale ed immortale antecedente.

Dopo il loro ritrovamento a seguito degli scavi archeologici egizi, queste regole, celate per millenni, sono venute alla luce. Per quanto ancora relegate nell’ombra e non divulgate come si dovrebbe, a causa dei privilegi del sapere classico delle istituzioni civili e religiose, esse, queste regole immortali, rifulgono nella loro luce abbagliante di splendore universale così tanto che vale la pena di citarne alcune, dalle quali si evince l’amore ed il rispetto per l’Universo intero e per tutti i suoi componenti, in una concezione “etica” che s’innalza di gran lumga, come un gigante su un nano, sulla limitante idea del monoteismo successivo e attuale:

– NON INFERIRE SOFFERENZE

– NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA

– NON SPORCARE ACQUA CORRENTE

– NON FAR VIOLENZA AD ALCUNA PERSONA

– NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO

– NON ARRICCHIRSI PIU’ DEL NECESSARIO

– NON INVADERE LA TERRA ALTRUI

– e così via di seguito per 42 enunciazioni.

Leggendo queste regole di etica universale non si può fare a meno di considerare che se queste regole, rese in linguaggio moderno, fossero state scritte nelle Costituzioni delle Nazioni, si sarebbero evitate tutte le guerre finora intercorse e si sarebbe evitato il collasso finanziario globale assieme alla perdurante follia di arricchirsi, senza limiti e senza freni, protetti da una falsa interpretazione del significato della parola “libertà”.

Dai tempi remoti dell’oblio di tali regole di Civiltà l’Uomo ha attravertsato molti millenni della sua storia come se avesse l’anima capovolta, incapace di vedere il disegno completo delle meraviglie dell’esistenza tutto intorno, in alto ed in basso. A tal punto egli è preda della follia da aver legittimato il “diritto di conquista”, o “right of conquest”, e cioè io mi approprio della tua terra solo perché io sono il più forte.

Le regole di etica della Civiltà erano improntate ad una moderazione ed all’equilibrio generale in tutti i campi al fine di evitare la formazione degli eccessi di differenze sbilancianti che sono sempre distruttivi, ed impediscono il rispetto delle altre persone, animali e natura circostante. La necessità di uno Stato etico, di cui sporadicamente si sente parlare, è più che fondata perché è l’unica condizione  per il prosieguo di una Civiltà di lunga durata.

Questa nuova concezione di Stato etico implica però che i Governi delle Nazioni dovranno reggere le redini dell’economia al fine di essere gli arbitri di uno sviluppo controllato e sostenibile ed equilibrato per tutti e non solo di pochi privilegiati. Se una tale visione venisse condivisa dalle Nazioni, e se i Cittadini della Terra indicassero ai propri governanti la ritrovata strada della salvezza, allora si potrebbe anche dire che, dopo l’Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro e delle armi, è subentrata la nuova Età della Bellezza, dell’Amore e dell’Armonia.

In fin dei conti l’ultims psrola spetta ai Cittadini della Terra, i soli padroni della Terra e del loro destino.

119 – L’ETA’ DELL’ORO E DELL’ARGENTO

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 11, 2013 by beautiful41

…….

L’Età dell’Oro e dell’Argento

L’Età dell’Oro ci è stata tramandata da Esiodo che visse tra il secolo VIII ed il secoli VII A.C.. Durante tale periodo dell’Età dell’Oro, ci informò Esiodo, vivevano gli uomini “mortali” in uno stato di prosperità e abbondanza. Essi vivevano senza odio né guerre, senza la necessità di leggi, senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente, senza bisogno di cercare altre terre e senza la necessità di costruirsi case perché essi vivevano in una perenne primavera senza caldo né freddo.

Essi vivevano con l’animo sgombro da ogni angoscia, senza conoscere la miseria, la fatica e la miseria della vecchiaia, e avevano tutte le cose belle. Essi, questa stirpe di uomini “mortali”, crearono nei primissimi tempi gli “immortali” che vivevano però in cielo, fra le stelle e le tante luci dell’Universo.

Il racconto di Esiodo, come tanti altri dell’antichità, è stato classificato come abracadabra, cioè come “mito” o “leggenda”, senza alcun valore storico di realtà. Eppure, a ben guardare, Esiodo ha solo raccontato la storia, come a lui pervenne, dell’antico Egitto fin dal suo inizio.

Esiodo visse in un periodo  alla fine o agli sgoccioli della classica antica millenaria civiltà egizia. L’Egitto era stato tradizionalmente un Paese chiuso ai non egizi a causa della sua superiore civiltà. Ma, già dalla fine del secondo millennio AC, tramite i Fenici, aveva sviluppato varie relazioni con gli antichi greci, o ellenici, o “pelasgici” di quei tempi, che ne riconoscevano la grande sapienza e antichità. Basti pensare a Dodona e e  Tebe, centri oracolari istituiti verso la fine del secondo millennio AC a similitudine di quelli egizi di Siwa e Tebe.

Singolare ed indicativo è il suo racconto che gli uomini dell’Età dell’Oro vivevano senza necessità di coltivare la terra perché tutti i prodotti agricoli crescevano spontaneamente.  Ora  c’è una sola zona al mondo dove ciò accade, o meglio, accadeva, dato che con la costruzione della diga di Assuan ciò non succede più, ed è la valle del Nilo ove la piena annuale, apportatrice di un fertilissimo limo, permetteva la crescita spontanea di tutti i prodotti agricoli.

Inoltre questi primi uomini vivevano in una eterna primavera che è proprio il clima subtropicale della valle del Nilo ove freddo e caldo sono sconosciuti. La “creazione” degli immortali che abitavano in cielo fu la creazione, da parte di questi primi uomini mortali, di figure immaginarie di Dei, o Deità,  che scaturiva dalle loro interiori necessità di soddisfare la loro parte spirituale, mettendole in relazione con i movimenti degli astri nel cielo. Infatti Esiodo esprime una “creazione” in senso metafisico, o metaforico, e non che gli immortali furono generati dagli umani mortali.

Ad un certo punto, prosegue Esiodo, lo stile di vita felice, bucolico e naturale di questi uomini viene ad essere alterato con l’arrivo degli Dei. Tale evento traumatico determina la fine dell’Età dell’Oro e l’inizio dell’Età dell’Argento. Uno degli Dei, Prometeo, ruba il fuoco degli Dei immortali e lo concede o lo regala agli uomini mortali, ciò che suscita la collera di Giove il quale per punizione manda agli uomini una donna Dea, Pandora, che lascia fuoriuscire da un otre tutti i mali del mondo che prima erano sconosciuti perché segregati nello stesso otre.

L’incontro con gli Dei appare come un incontro fra due diversi tipi di umanità dei quali uno è in possesso di Conoscenza e Civiltà mentre l’altro è allo stato primitivo. Il fuoco di Prometeo potrebbe, in questa ottica, rappresentare il fuoco della conoscenza che viene concessa agli uomini mortali. E naturalmente questi avvenimenti erano occorsi millenni prima che Esiodo, forse in seguito ad una informazione orale, li mettesse per iscritto.

Il vaso di Pandora appare, allo stesso tempo, la parte più rivelatrice e misteriosa del racconto di Esiodo. Quello che il racconto sembra suggerire è che se vi erano delle grandissime differenze fra i due tipi di uomini di genere maschile, vi erano certamente delle differenze abissali  fra le donne dei due tipi di homo sapiens.  Pandora era una Dea, presumibilmente una bellissima donna imbevuta ed addobbata dei valori spirituali, mentali e materiali della Civiltà, quali abiti di fattura e taglio e colori bellissimi, capelli neri a riccioli di Dea, corpo curato e profumato, maniere colte e gentili, anima sublime, con orecchini e gioielli d’oro e pietre preziose, voce e comportamento vellutati e con femminilità seducente. Pandora era l’embodimento della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza.

Di contro la donna primitiva, non coperta e coi seni cadenti, non curata, pur se conducente una vita pacifica e rispettosa, rappresentava un contrasto incolmabile che suscitava ed alimentava, in entrambi i generi, sentimenti ed emozioni mai conosciuti prima, quali invidia, gelosia, vergogna, avidità, ambizione, distinzione, perdita del rispetto per sé stessi e gli altri o altre, e così via. E sono proprio questi i mali peggiori del mondo che poi, se non governati, producono i disastri planetari che ben conosciamo. I mali delle disuguaglianze del vaso di Pandora.

Dopo il turbamento iniziale dovuto all’incontro fra mortali ed “immortali”, questi ultimi, proprio perché imbevuti di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza, e proprio per salvaguardare il sano sviluppo dei “mortali”, emanarono leggi e regole che permisero un progresso pacifico plurimillenario di tutto il Paese, leggi e regole immortali di Civiltà valide ovunque ed in ogni tempo e che sono ben rappresentate dalla “Confessione Negativa”, ancora oggi il più importante Faro di Civiltà per tutti da leggere ed assimilare.

Gli Dei immortali giunti all’improvviso nella valle del Nilo erano quindi uomini in carne ed ossa e possono solo essere stati i sopravvissuti di ATLANTIDE, come abbiamo visto all’art. n. 101 – “ARGO, La Costellazione della Civiltà e la Ricerca del Vello d’Oro”, proprio perché sappiamo di come gli europei delle scoperte geografiche furono scambiati per “Dei” dagli indiani d’America, dagli Aztechi di Montezuma e dagli Aborigeni Australiani, e da altri indigeni, quando videro e incontrarono la prima volta i maestosi velieri oceanici.

E nessuno ha mai spiegato in maniera esauriente perché gli antichi egizi hanno dato la sepoltura a tante imbarcazioni, con alcune di esse vere e proprie imbarcazioni oceaniche lunghe circa 40 metri. Si è detto che queste imbarcazioni servissero ai faraoni per solcare gli oceani del Cosmo o del Nilo con le loro anime, ma esse, queste imbarcazioni, potrebbero anche significare la conservazione della memoria di antichi avvenimenti, quando gli “immortali” giunsero la prima volta nella valle del Nilo, la terra dell’Oro, come testimoniato dalla stella Canopo, il capitano della costellazione Argo, che in lingua egizia era chiamata “KAH-NUB”, terra dell’Oro, suolo dell’Oro o terra d’Oro.

In definitiva Esiodo narra l’incontro fra uomini civilizati e uomini primitivi dove i primi, pur con le difficoltà iniziali, seppero avviare una coesistenza pacifica fra i due gruppi all’insegna della solidarietà e dell’Amore.

 Gli studiosi hanno ritenuto che nel racconto di Esiodo dell’Età dell’Oro vi sia narrata, in forma diversa, la storia biblica del Giardino o Valle dell’Eden dove Eva, come nel racconto di Pandora, fu causa del peccato originale e della caduta dell’uomo. E’ vero nel senso che le due storie appaiono due facce di una stessa medaglia perché esse hanno attinto alla stessa fonte della storia dell’antico Egitto dandole però un significato opposto a quello reale della grandezza della Donna quale embodimento di Civiltà fatta di Amore e Conoscenza.

Ma per ciò spiegare e raccontare dovrò preparare un altro articolo, per non essere enormemente lungo. Vedi quindi il prossimo articolo 120 per continuare.