Archivio per Misura sessagesimale

140 – IL RAPPORTO 2 A 1

Posted in ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 30, 2015 by beautiful41

Il rapporto 2 a 1

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Il rapporto due a uno era ritenuto di particolare e notevole importanza dagli antichi egizi, tanto importante da essere inserito dall’architetto, o dagli architetti, della grande piramide di Giza nel progetto di costruzione della Camera del Re della stessa piramide, la parte più segreta e più preziosa dello stesso monumento, tanto preziosa da essere sigillata con tre lastre verticali di granito più tre blocchi di granito nel corridoio ascendente per evitarne l’accesso a chiunque. Il rapporto 2 a 1 in questa camera del Re fu usato in due modi diversi e da ciò appare che non fu una semplice coincidenza.

Il primo modo sta nelle dimensioni dellla camera del Re, la cui lunghezza è esattamente due volte la larghezza, 10,47 x 5,234 metri. Appare che l’unità di misura usata dal progettista per la costruzione di questa camera fu il piede geografico di 0,30779 metri, dato che nel menzionato rettangolo entrano alla perfezione 17 x 34 di tali piedi geografici. Si tratta cioè di un semplice rettangolo 2 x 1 (lo stesso per il pavimento e per il soffitto della camera). Di conseguenza la diagonale di tale rettangolo ha una lunghezza che è la radice quadrata di 5. E questa radice quadrata presenta due caratteristiche non comuni: è un numero irrazionale, 2,236…… all’infinito, e contiene anche la sezione aurea perchè questo stesso numero è uguale a due volte la sezione aurea meno uno ( 1 ,618 x 2 – 1). Ed entrambi, radice di 5 e sezione aurea, sono numeri irrazionali che vanno cioè all’infinito e non hanno mai fine.

 La sezione aurea 1,618 è il numero dell’armonia ed è espresso matematicamente dalla serie di Fibonacci e geometricamente dalla spirale logaritmica. Tutta la natura dell’universo si manifesta o si esprime secondo questo numero, dalle lontane galassie alle foglie dei fiori e degli alberi, dai gusci delle lumache alla forma del corpo umano, dalla bellezza femminile a quella della musica, dai petali di un fiore alla griglia delle api, e tanto altro.

L’armonia è anche fatta di amore più equilibrio e l’amore senza equilibrio soffocherebbe la vita. I concetti di armonia, amore ed equilibrio appaiono i fondamentali del progredire della vita nell’universo ed essi, assieme alla concezione di infinito data dai numeri irrazionali, sembrano voler assicurare l’immortalità ma solo attraverso di essi.

Il secondo modo in cui è inserito il rapporto 2 a 1 nella Camera del Re sta nei criteri con cui è stato costruito il sarcofago vuoto il cui volume esterno è il doppio del volume interno. Il sarcofago fu estratto da un blocco unico di granito e le sue dimensioni esterne sono (in metri) le seguenti:
LUNGHEZZA= 2,27823
LARGHEZZA= 0,97746
ALTEZZA= 1,04763
Il volume racchiuso fra queste tre dimensioni risulta, pertanto, di 2,332 mt cubi.
Le dimensioni interne del sarcofago, espresse in metri, sono le seguenti:
LUNGHEZZA= 1,97747
LARGHEZZA= 0,67670
ALTEZZA= 0,87219
Il volume racchiuso fra queste tre dimensioni risulta, pertanto, di 1,1671 mt cubi.  
Queste dimensioni danno una capacità di 40 ARTABA per il volume interno ed una capacità di 80 ARTABA per il volume esterno, dove ciascuna ARTABA era di 0,02916 metri cubi (40 x 0,02916 = 1,166 metri cubi; 80 x 0,02916 = 2,332 metri cubi), con delle piccole discrepanze in termini di millimetri dovute alle difficoltà riscontrate nelle misurazioni del sarcofago il cui granito non fu levigato alla perfezione dai costruttori. Appare pertanto con certezza che l’intenzione del progettista era quella di immortalare l’ARTABA, la prima unità di misura del mondo antico, dalla quale discesero tutte le unità di misura dell’antico mondo conosciuto, dai Sumeri ai Cinesi, dai Romani ai Persiani etc.

L’ARTABA è antichissima, risale a tempi predinastici, a prima dell’Età del Bronzo e cioè all’Età dell’Argento. Essa fu ricavata dalle dimensioni della Terra cubando il piede di 0,30779 metri, 6000 dei quali formavano la lunghezza di un primo di arco di meridiano alla latitudine media dell’Egitto antico, a 27 gradi e 45 primi Nord, come descritto agli articoli 23 e 126. Detto primo di arco di meridiano era ed è 1846,76 metri, per cui 1846,76 / 6000 = 0,30779 metri. Si rammenta che il primo di arco di meridiano era formato da 6000 piedi oppure da 4000 cubiti, dato che un cubito era sempre uguale a 1,5 dei suoi piedi.

Le unità di misura sopra descritte e impiegate per la  progettazione e costruzione della camera del Re, sembrano indicare che la piramide fu costruita quando queste unità di misura erano in auge, e cioè  contrariamente a quanto ritenuto finora, durante l’età dell’argento, dopo l’istituzione del Tropico del Cancro quando detto tropico era alla latitudine di 24° 00′ nord.

Il Tropico del Cancro, a 24° 00′ nord,  fu istituito circa diecimila anni fa. Questa datazione ci viene fornita da tre testimonianze indipendenti,la prima delle quali è la nostra scienza moderna che stima in quarantunomila anni un’oscillazione completa dell’asse terrestre di 2 gradi, tra 24,5 e 22,5 gradi, essendo adesso l’asse terrestre in fase discendente.  La odierna inclinazione dell’asse terrestre è 23 gradi e 27 primi e di conseguenza, secondo questa testimonianza scientifica il Tropico del Cancro passò alla latitudine di 24° 00′ nord circa diecimila anni fa. Rammentiamo che il Tropico del Cancro marca il parallelo dove una volta all’anno, al solstizio d’estate il sole raggiunge lo zenith.

La seconda testimonianza di questa datazione è astronomica e risiede nella stessa denominazione di “Tropico del Cancro” che fu dovuta verosimilmente all’Era del Cancro, cioè quando l’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del Cancro, cioè circa diecimila anni fa. Infatti partendo da oggi se contiamo Pesci, Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, cioè cinque segni zodiacali ciascuno della durata di 2160 anni, perveniamo alla stessa data di circa diecimila anni fa.

La terza testimonianza di questa datazione ci viene dai reperti archeologici e vari antichi scritti egizi dai quali risulta che il confine meridionale dell’Egitto antico fu stabilito alla latitudine di 24 gradi e 00 primi nord e questa latitudine corrispondeva alla prima cateratta del Nilo, nelle vicinanze della odierna Asswan, in corrispondenza della quale è storicamente riportato che gli egizi costruirono un pozzo  verticale apposito per l’osservazione del sole allo zenith ogni solstizio d’estate, confermando così la stessa citata datazione di circa diecimila anni fa.

L’istituzione del Tropico del Cancro fu la base di partenza per la misurazione della Terra. Tutto ciò di cui si aveva bisogno era, oltre ad un pensiero razionale, un pozzo verticale, un obelisco o un’asta  verticale per misurare l’ombra del sole lasciata ogni mezzogiorno e una corda.

Vi sono reperti, indizi e testimonianze che lasciano però trapelare l’idea che quando iniziò la misurazione della Terra dopo l’istituzione del Tropico del Cancro la meccanica celeste dell’astronomia e la geometria euclidea fossero già noti oppure che esse si svilupparono in contemporanea. Ciò significa che dall’osservazione del cosmo essi avessero ricavato già l’idea che la Terra era sferica e che bisognava solo misurarla.

La famosa antica citazione “come  sopra così sotto” poteva anche accordarsi alla conoscenza di una  Terra sferica a similitudine di un cosmo sferico sovrastante. E ciò veniva ricordato ogni giorno agli antichi egizi, in particolare ogni solstizio d’estate a mezzogiorno, osservando l’ombra che un obelisco o un’asta verticale lasciava sul terreno, progressivamente più lunga andando verso il mediterraneo. Era questa una prova schiacciante della sfericità della Terra.

La latitudine del Tropico del cancro veniva stabilita dall’ombra del sole al solstizio d’inverno, quando il sole necessariamente stava allo zenith al Tropico del Capricorno e da un obelisco in corrispondenza del pozzo al Tropico del Cancro, gettava un’ombra che era di 48 gradi per cui la sua metà rappresentava la latitudine dello stesso Tropico del Cancro. Da un obelisco o asta verticale a nord del Tropico del Cancro al mezzogiorno del solstizio d’estate  avremo pertanto un’ombra il cui angolo dà immediatamente la latitudine dell’obelisco o asta verticale. Per esempio se al solstizio d’estate al Tropico del Cancro a mezzogiorno un obelisco o un’asta non getta alcuna ombra perchè il sole è allo zenith, e ad un altro qualsiasi obelisco o asta verticale più a nord il sole lascia un’ombra di tre gradi, ciò significa che la latitudine dell’obelisco o asta è di 24 gradi più tre gradi = 27 gradi nord. Un’ombra di 5 gradi significa una latitudine di 29 gradi, un’ombra di 7 gradi significa una latitudine di 31 gradi, un’ombra di 16 gradi significa una latitudine di 40 gradi e così via di seguito.

 L’ombra di un obelisco o asta verticale proiettata a mezzogiorno sul terreno forma un triangolo rettangolo perfetto del quale l’angolo sulla punta dell’obelisco e che marca la differenza di latitudine con il Tropico del Cancro può essere misurato visivamente per un buon grado e può essere calcolato precisamente con il rapporto fra i due cateti del triangolo rettangolo, che sono entrambi noti. Avendo marcato sul terreno le posizioni di queste latitudini si trattava pertanto solo di procedere alla misurazione del grado o del primo di latitudine con una corda, sapendo già che un primo di latitudine doveva essere 4000 cubiti o 6000 piedi e che un grado di latitudine doveva essere 240000 cubiti o 360000 piedi. Questa operazione, ripetuta molte volte poteva fornire la lunghezza del cubito e del suo corrispondente piede con la massima precisione.

La precisione infatti raggiunta da queste misure è stupefacente e non è stata mai più eguagliata fino a oggi. Da esse risultava che la lunghezza del primo ed il grado di latitudine aumentava gradualmente dall’equatore al polo passando da 1842,9 metri per un primo di latitudine all’equatore ai 1862,5 metri al polo . Ciò dimostrava che la Terra era allungata ai poli e non schiacciata ai poli come erroneamente ancora oggi ritenuto, ed essi questi stessi antichi egizi che misurarono così la Terra, ritennero pertanto giusto rappresentare questa loro conquista del pensiero scientifico di quei tempi dando la forma allungata verso l’alto agli Omphalos che poi furono sparpagliati per l’antico mondo conosciuto come descritto all’articolo 96.

La costruzione ermetica della piramide non avrebbe potuto permettere la sbirciatina che abbiamo dato a questa Camera. Ciò è stato possibile grazie alla sete di tesori materiali che il califfo Al Mamun, non disssimilmente dall’uomo moderno, si aspettava di trovarvi quando, nel nono secolo Dopo Cristo, ordinò ai suoi uomini di sventrare la piramide col ferro e col fuoco aggirando i tre blocchi di granito e penetrando nel corridoio ascendente e nella Camera del Re senza trovarvi niente oltre alle descritte nudità. 

La Camera del Re sembra invece possedere dei tesori immateriali di inestimabile valore che erano destinati ad essere visitati da uomini che li potranno intendere forse fra molti millenni a venire.

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134 – LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO – PARTE SECONDA

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Le Origini del Cristianesimo – Parte Seconda

L’Età dell’Argento fu l’Età delle stelle, l’Età del cielo e l’Età del cielo stellato. L’uomo era avvolto dalle stelle e da tutti gli astri che lo sovrastavano in una fantasmagorica sceneggiatura naturale formata da milioni e milioni di luci di intensità infinite e variabili, di tutti i colori dell’arcobaleno, alternate e pulsanti, quasi parlanti un linguaggio chiaro annunciante e manifestante la vita e l’evoluzione dell’universo e del cosmo sopra la sua testa. Dentro tale quadro si delineava, chiara e precisa, la fascia sinuosa e ondulante della Via Lattea formata da miliardi di miliardi di stelle lontanissime e che fin da subito sembrava un fiume cosmico, la esatta controparte celeste del sottostante Nilo sulla Terra. Questo era il cielo che si poteva osservare nel clima asciutto e desertico subtropicale della Valle del Nilo dalla prima cataratta fino all’estuario sul Mediterraneo.

Questo cielo divenne l’unica occupazione per l’uomo che abitava nella Valle, ed anche la sua sola preoccupazione, perché in questa Valle si verificava un fenomeno unico al mondo: i prodotti agricoli necessari per la sua alimentazione crescevano da soli grazie alla piena annuale del Nilo, ricca di limo fertilissimo, provocata dallo scioglimento delle nevi sull’altopiano etiopico.

Libero dalla necessità di procacciarsi il cibo, sempre abbondante intorno a lui, l’uomo della valle del Nilo indirizzò il proprio interesse alla comprensione dei segreti delle stelle e di tutti gli astri del cielo, dato che appariva sin dall’inizio che gli avvenimenti che si verificavano sulla Terra erano in stretta relazione con gli avvenimenti celesti. Ciò diede origine al concetto “come sopra così sotto”, che può considerarsi il motto dell’età dell’Argento nella valle del Nilo.

Questo processo di conoscenza fu favorito e facilitato dal fatto che questa valle era completamente isolata dagli altri popoli per la presenza del deserto su entrambe le sponde del Nilo. Con l’ausilio di pozzi verticali e di aste verticali collocati in vari punti lungo tutta la valle del Nilo fino al Mediterraneo, l’uomo dell’età dell’Argento iniziò ad osservare i corpi celesti che transitavano allo zenit ed anche l’ombra del sole in corrispondenza del mezzogiorno (o passaggio in meridiano). Queste iniziali osservazioni furono in seguito ripetute in varie parti di tutto il mondo antico conosciuto e portarono alla mappatura di tutte le stelle, alla mappatura e dimensioni della Terra e all’istituzione dell’unità di misura sessagesimale.

Con i suddetti elementi di base, l’uomo dell’età dell’Argento si accinse al passo successivo, ovvero quello di dipingere la sua storia e le sue conquiste sulla tela naturale del cielo stellato. Per poter realizzare ciò, proprio come farebbe un pittore nello “squadrare il foglio” al fine di ottenere delle linee di riferimento prima di rappresentare le sue opere, così l’astronomo dell’età dell’Argento ricavò dal cielo stellato tutte le linee di riferimento principali di quella che noi oggi chiamiamo meccanica celeste: equatore celeste, eclittica, punti equinoziali, solstizi. Tali linee di riferimento furono marcate da costellazioni per essere facilmente riconoscibili e per dare così la possibilità ai pittori celesti di rappresentare e narrare circa le figure più importanti della loro storia.

Per le figure più importanti della loro storia questi antichi pittori scelsero, certamente non senza ragione, Iside ed Osiride a rappresentare per l’eternità l’importanza dell’Amore Cosmico quale parte fondante dell’evoluzione.
Iside fu fatta rappresentare dalla stella più brillante, grande e bella del cielo, ovvero la stella Sirio, per le sue nobili e divine caratteristiche. Sirio marcava con la massima precisione l’anno solare di 365,2422 giorni; sorgeva eliacalmente all’inizio della piena annuale del Nilo, evento importantissimo per la vita nella valle, e le sue caratteristiche hanno dell’incredibile perché oggi, nel 2014, a 6000 anni di distanza dalla prima testimonianza storica di tale sorgere eliacale, questa stella continua a sorgere eliacalmente ai primi di Luglio, ciò che lascia supporre che anche all’inizio dell’età dell’Argento (18.000 a.C. circa) Sirio sorgeva eliacalmente come oggi. La sua scelta, pertanto, a rappresentare la grande Iside è stata una scelta ponderata, studiata nei minimi particolari e dopo osservazioni della durata, certamente, di vari millenni.

Osiride, invece, fu fatto rappresentare dalla costellazione di Orione. Le stelle che compongono Orione, anche se non sono lucenti come Sirio, sono altamente distinguibili ad occhio nudo e sono altrettanto fisse come Sirio. La costellazione di Orione fu scelta a bisecare precisamente l’equatore celeste proprio perché Osiride fu riconosciuto regnare sia sull’Alto Egitto che sul Basso Egitto, come pure fu riconosciuto il regnante sulla Vita e sulla Morte. Osiride ed Iside, assieme, erano anche i giudici supremi che sovrintendevano all’operazione della pesatura del cuore che assegnava alle anime dei morti la destinazione nei Campi Elisi o nel fuoco, a seconda delle loro azioni in vita. Osiride apre la strada alla sua amata Iside ogni Dicembre al centro del cielo stellato per rammentare a tutti gli uomini della Terra l’importanza del loro amore che è essenzialmente il motore della vita nell’Universo.

I pittori del cielo stellato, dopo aver rappresentato Iside ed Osiride, per soddisfare la curiosità del lettore, rappresentarono una terza figura importantissima nella loro storia, che è anche parte della storia dell’umanità, ovvero la figura di Argo (Arca di Noè), di cui abbiamo già parlato agli articoli n. 101 e 131.

Le tre figure di Iside, Osiride ed Argo, essendo le sole figure storiche rappresentate sulla tela del cielo stellato, devono essere state, per tale motivo, ritenute dagli antichi egizi di un’estrema e primaria importanza.

L’età dell’Argento si concluse definitivamente verso il 3000 a.C. quando essa cedette il passo all’età del Bronzo. Varie furono le ragioni di tale passaggio, fra le quali le più importanti, forse, furono: il formarsi di varie nazioni ed imperi dell’antichità (Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani, Indiani, Cinesi, Ittiti, Ellenici, etc.), la costruzione, per la prima volta nella storia dell’uomo, delle armi di bronzo per uccidere il proprio simile, per uccidere altri popoli e per ottenere il predominio sulla Terra, ed inoltre l’abbandono dell’osservazione del cielo e l’istituzione della misura basata sul numero sette del cubito reale egiziano, il quale era un cubito di sette palmi, che si ricavava da una radice cubica (cioè lo spigolo di un cubo) e non più dal cosmo o dal cielo stellato che forniva uno spirito di equilibrio universale. Il pensiero di “come sopra così sotto” e l’Amore Cosmico, insieme con le regole della Confessione Negativa, tramontarono e lentamente svanirono, venendo così dimenticate.

Dopo circa mille anni di progressivo oblio e di declino delle regole morali e civili dell’uomo, in Mesopotamia fu istituito il Codice di Hammurabi, quello della legge del taglione e del famoso “occhio per occhio, dente per dente”, basato sulla vendetta. Sempre più dimentico della concezione dell’Amore quale forza generatrice di evoluzione, l’uomo si trovò nella condizione disperata di non conoscere nè di riconoscere la realtà dell’Universo intorno a lui.

Incapace di ragionare con la propria testa, avendone perso l’abitudine, l’uomo proseguì in questo declino  fino ad inventarsi un Dio antropomorfo che gli ordinava quali azioni compiere e quali no, dando così inizio al concetto di religione attuale. L’uomo divenne così uno schiavo del Dio antropomorfo, che fu il Dio delle religioni monoteiste esistenti tutt’ora e che si sono qualificate per secoli da sole con le rivalità belligeranti che ben conosciamo.

Nonostante tale oblio del passato, quindicimila anni non vengono cancellati senza lasciare profonde tracce sia nella memoria sia nella coscienza. Fu forse per questo motivo che in Egitto fu fondato e si sviluppò l’Ordine religioso degli Esseni Terapeuti che cercava di portare avanti confusamente ed inconsciamente l’antico spirito delle regole della confessione negativa. Il membro più importante di questo Ordine religioso egiziano fu un certo Gesù, che andava predicando, spiegando ed insegnando le idee degli Esseni Terapeuti, che erano idee di pace, fratellanza, amore e rispetto simili a quelle di Osiride di cui abbiamo già parlato nella prima parte dell’articolo. Il resto è storia conosciuta.

Della storia, poi diventata mito, di Iside ed Osiride il Cristianesimo prese le parti essenziali quali il sacrificio di Cristo-Osiride, la verginità della Madonna, il concepimento per opera dello spirito santo, la nascita del bambino Gesù saivatore, la figura della Madonna col bambino, la resurrezione di Cristo-Osiride, il giudizio delle anime dopo la morte, ma non riuscì mai a capire le implicazioni ed i significati derivanti dall’amore di Iside come descritto nella prima parte dell’articolo.

Seth, la forza demoniaca del Male, lungi dall’essere reso innocuo, si è lasciato sviluppare senza freni ed oggi è estremamente potente, munito delle armi e tecnologie più potenti e sofisticate. Il suo intento è quello di distruggere, ma solo fino a quando l’Amore evolutivo di Iside glielo permetterà.

Questo è il messaggio che appare dalla ricerca delle origini del Cristianesimo. 

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