Archivio per New York Times

88 – EQUITALIA E MERKEL, LE DUE BEFANE

Posted in ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 7, 2012 by beautiful41

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Equitalia e Merkel, le due Befane

Gli attori in campo di questa sceneggiata sono diversi, le loro esigenze sono divergenti e le forze dinamiche che ne risultano non sono facili da governare e dominare anche perchè c’è un vizio di fondo comune a tutti gli attori in campo ed è quello del rifiuto a riconoscere la realtà, forse per mancanza di riflessione o per visioni “politicamente corrette”, ma distorte, degli avvenimenti contemporanei.

Gli attori in campo sono 1) l’Amministrazione dello Stato Italiano qui rappresentato da Equitalia, 2) Angela Merkel cancelliere della Germania in rappresentanza dell’Euro e dell’Europa, 3) Giuliano Ferrara che ci diletta tutte le sere in TV con le sue ramanzine e predichette, e 4) i giornalisti editorialisti del Corriere della Sera e del New York Times che rammentano continuamente ai Cittadini della Terra lo svolgersi degli avvenimenti e cosa bisognerebbe fare per il futuro.

Equitalia, degna rappresentante di uno Stato Italiano ancora fedele all’impostazione coercitiva e ricattatoria del Regno d’Italia al momento e dopo l’Unificazione quando con le alte tassazioni riuscì a produrre la più alta ondata emigratoria della storia e la formazione del “brigantaggio” poi tramutatosi in mafie e camorre, continua imperterrita con l’uso di spietate vessazioni avulse dalle regole di civiltà immortali basate sul rispetto e sul non far violenza a qualsiasi elemento del creato, incluso donne, uomini e cittadini.

Questa visione, vecchia di 150 anni, dell’Amministrazione dello Stato Italiano, di una Nazione che impone la riscossione dei tributi dai sudditi con minacce di pignoramenti, ipoteche, espropri, multe e trattamenti indegni di un Paese civile rende l’Italia ancora più lontana da uno spirito ed una prassi seguiti da altri Paesi europei o occidentali in molti dei quali il pagamento dei tributi è spontaneo ed un atto volontario dei cittadini. Questa mentalità impositrice allontana i cittadini dal loro Stato anzichè avvicinarli ed è anche la fonte di privilegi sganciati dalla realtà sociale. Insomma il Bel Paese invece di essere un bellissimo animale da curare è solo una vacca da mungere.

Angela Merkel è ormai, rispetto all’Italia, il cancelliere di un altro pianeta. Agli occhi di chi ha passato una vita quale viaggiatore di professione è chiaro che l’Italia, rispetto agli altri Paesi fondatori dell’Europa comunitaria, è rimasta ferma al 1970, anno più anno meno. Da quell’epoca, gli altri hanno proseguito avanti e noi siamo rimasti pressocchè fermi. Fa male al cuore a dirlo, per chi ama il proprio Paese. ma ormai non riconoscerlo sarebbe disonesto. E 40 o 50 anni di paralisi non si ricuperano con delle “riforme” avviate o da avviare, e con maggiori tassazioni e liberalizzazioni affrettate. Molto di questa paralisi è dovuta all’anomalia italiana del sindacato che fa politica con manifestazioni continue invece dell’interesse del lavoratore e la Merkel, anche se non lo dice, pensa piuttosto a sganciarsi anzichè agganciarsi all’Italia.

La nota lettera fatta dall’Europa di Bruxelles al governo italiano sollecitando la modernizzazione generale del Paese per evitare il crollo dell’Euro aveva gli scopi di procrastinare nel tempo quanto più possibile la tenuta dell’Euro fra Nazioni che ormai non potranno crescere con gli stessi ritmi, mettersi la coscienza a posto per aver comunicato il pericolo che corre la moneta unica, ed avere più tempo per prepararsi all’inevitabile triste conclusione finale. Il fatto che la Germania rifiuti di sottoscrivere i bond europei e che di unificazione politica, la sola cosa che potrebbe arrestare il corso degli eventi, non si parli più, la dice lunga di ciò che bolle in pentola.

Giuliano Ferrara, da buon liberista, sembra non accorgersi dei danni causati da una finanza libera e spregiudicata e da un libero mercato globale sfruttatore, dalle delocalizzazioni facili che tolgono il lavoro perchè lo portano “dove costa meno” ed auspica più libertà, più liberalizzazioni, più mobilità generale per far tornare la crescita come e più di prima. E naturalmente con queste idee superliberiste la parola “protezionismo” è un tabù da non pronunciare. E regole sui prezzi neanche a parlarne.

Gli editorialisti del New York Times e del Corriere della Sera, pur essendo in favore del libero mercato come Giuliano Ferrara, e pur non nominando la parola peccaminosa “protezionismo”, sono però dei cosiddetti “keynesiani”, seguaci cioè dell’idea che in un libero mercato i governi delle Nazioni dovrebbero pilotare le economie aumentando le tasse nei periodi di “boom” e spendendo soldi o diminuire le tasse nei periodi di magra per sostenere il lavoro in generale con tutti i suoi vantaggi. Ed il nostro governo, pur essendo per struttura mentale un “keynesiano”, ha fatto esattamente l’opposto delle prescrizioni di Keynes aumentando le tasse nei periodi di crisi deprimendo ancora di più il mercato.

I “keynesiani” non considerano però che le teorie di Keynes furono pensate, e sono senz’altro valide, per ciascuna singola Nazione con un unico sistema monetario, amministrativo ed economico, e sono del tutto inutili per Nazioni immerse in un mercato globale dove l’americano va a produrre i suoi pannelli solari in Cina, l’italiano va a produrre le sue scarpe in Vietnam e i reggiseni in Malesia, e così via di seguito per milioni di altri casi, mentre essi mantengono il silenzio sulle nuove talpe sotterranee che lavorano 7 giorni su 7, in completa schiavitù, a danno dei lavoratori “normali” rimasti.

Di tutti questi attori pertanto l’unico che sembra stare coi piedi per terra è la cancelliera Merkel mentre gli altri menzionati attori sembrano cullarsi in illusioni elucubrative irreali. Verrà il momento però che gli italiani, ed altri cittadini di altre nazioni, costretti a mantenersi sulle proprie gambe, si dovranno proteggere per non morire e lo potranno fare solo cercando di proteggersi col protezionismo che, come stanno le cose, sembra ineluttabile quando si sarà costretti a tirar fuori la testa dalla sabbia per guardare in faccia la spiacevole realtà.

In conclusione, se i liberisti come Giuliano Ferrara sono convinti che il libero mercato globale sia una conquista benefattrice, che il sistema finanziario attuale risponde alle esigenze di civiltà dei cittadini, che le differenze abissali siano una normalità, che bisogna liberalizzare per correre ancora più di prima, che si possa competere partendo da basi diverse, che i paradisi fiscali siano intoccabili, e se i “keynesiani” pensano in un modo ed agiscono in un altro applicando al contrario le regole di Keynes, allora, cari amici, siamo proprio rovinati e siamo finiti fra l’incudine ed il martello, l’incudine delle leggi della giungla di Giuliano Ferrara ed il martello del governo pronto a rompere le gambe a chiunque cerchi di alzarsi.

E l’Armonia, la Misura e le regole immortali della Civiltà che fine hanno fatto???? Non si sa, nè cosa siano e nè cosa significhino….

Ma la ricerca della Luce continua.

73 – IL DILUVIO UNIVERSALE

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on ottobre 24, 2011 by beautiful41

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Dagli studi scientifici del genoma umano abbiamo saputo che tutti i DNA di tutti gli uomini del pianeta mostrano che nell’antichità si sono verificati non uno, ma più “bottlenecks” o “colli di bottiglia”. Ciò significa che non una, ma più volte, nel passato, l’uomo ha fronteggiato una quasi completa estinzione dalla quale solo pochi sopravvisuti si sono salvati andando a ripopolare ogni volta abbondantemente la Terra.

La storia biblica dell’Arca di Noè si è quindi ripetuta più volte. E questo lo dice la scienza, e non la Bibbia!! Si può presumere quindi che ogni volta questa storia, che è reale e non immaginaria, si sia verificata con elementi diversi: con l’acqua, col fuoco o alte temperature, col freddo o basse temperature, con malattie o epidemie, eccetera. Ogni volta c’è stato un piccolo numero di sopravvisuti a queste catastrofi planetarie dei quali la Bibbia ci ha trasmesso la conoscenza di solo uno di essi.

E’ mai possibile che questa storia si ripeta con elementi diversi da quelli citati??? Sembra proprio di sì e l’elemento nuovo che potrebbe dare il via alla catastrofe è proprio la crisi economica in corso. I governanti delle Nazioni fanno di tutto per occultare questa realtà per evitare grandi paure, ma i fatti che si accumulano sembrano sempre più sconvolgenti e giganteschi. Vediamo di descrivere quindi cosa bolle veramente in pentola.

Dal New York Times abbiamo saputo che una banca belga, la Dexia di Bruxelles, è fallita ben due volte. La prima volta all’inizio della crisi, nel 2008, e la seconda volta pochi o alcuni giorni addietro. La prima volta fu risuscitata nel mezzo del frastuono generale legato alla Lehman Brothers americana. ma senza rendersi ben conto di che cosa ci fosse sotto. Questa seconda volta però, anche se ufficialmente ancora salvata dai governanti e dalla banca europei, il suo salvataggio ha portato in superficie una nuova sconvolgente verità di cui finora si sospettava solo molto vagamente l’esistenza.

Questa nuova realtà venuta in superficie con la banca Dexia è concettualmente piuttosto semplice da capire ed è che più o meno tutte le banche europee, nel concedere nel passato i tanti prestiti e “finanziamenti” ai loro clienti, si sono indebitate a catena con altre banche europee ed extra europee, confidando in una crescita continua. Complessivamente questa immensa quantità di debiti e crediti avvolge come un groviglio pressocchè tutto il pianeta e principalmente nella sua parte occidentale.

Venendo a mancare la crescita continua, come per il passato fino al 2008, adesso le banche rischiano il collasso a catena perchè i loro clienti, a cui erano stati concessi prestiti e finanziamenti, non sono più in grado di restituire quanto dovuto. Insomma quanto successo a breve termine con il collasso dei mutui sulle case si sta ripetendo, come un’onda lunga, sul cuore dell’economia globale. Per quanto sia difficile sapere a quanto ammontino tali insolvenze perchè ciascuna banca cerca di mantenere riservati i propri dati contabili, il New York Times stima che, oltre alle misure già messe in atto dai vari governi per affrontare la crisi, occorrerebbero ancora circa 4 “Trilioni” di dollarri per fronteggiare questa nuova realtà.

Ora 4 “Trilioni” sono solo una stima di dati difficili da quantificare, potrebbero cioè essere molti di più. Ma, attenendoci a questa stima, vediamo di vedere ciò cosa significa. I milioni sono milioni, cioè cifre a sei zeri; i “billions” sono miliardi, cioè cifre a 9 zeri; i “trillions” o trilioni sono migliaia di miliardi, cioè cifre a 12 zeri. Già la testa comincia a farsi prendere dalle vertigini!! Considerando il numero degli abitanti dell’Europa 300 milioni, incluso bambini e neonati, e considerando euro uguale dollaro, questi 4 “trilioni” fanno circa 15000 euro a testa. Considerando il numero degli adulti 200 milioni, solo circa il 20% di essi potrà considerarsi benestante o ricco da poter sopportare il peso del salvataggio delle banche. Ciascuno di questi 40 milioni di europei dovrebbe cioè pagare 100.000, centomila, euro a testa.

Ed appare logico pensare che i 4 “trilioni” di oggi potrebbero diventare 40 “trilioni” se la tanto auspicata e attesa crescita dovesse riprendersi fra 10 anni, portando il costo del salvataggio ad un milione di euro a testa per ciascuno dei 40 milioni di cittadini europei che se lo possono permettere. Appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di Diluvio Universale incombente su di noi. E, come per le precedenti catastrofi, si fa di tutto per mettere la testa sotto la sabbia e far finta che tutto ciò non esista. Prova di questa follia ne sono i nostri governanti che continuano a fare sfoggio dei loro smaglianti sorrisi in mezzo a tanta distruzione.

Si può fare qualcosa per salvare il salvabile??? Sì, forse si potrebbe, se si trovasse il coraggio di disconoscere i paradisi fiscali, dichiarando illegale la loro esistenza, e contemporaneamente e gradualmente, ma rapidamente, abbassare la tassazione generale per il lavoro, le imprese ed i cittadini ad un più fisiologico 2% totale, come nel ricco Sud dell’Italia prima dell’Unità, come nella ricca Svizzera, e come in altri Paesi similari. Assieme a tanti altri provvedimenti di cui potremo parlare nei prossimi articoli.