Archivio per Onfalo

96 – OMPHALOS – L’UNIONE FRA CIELO E TERRA

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Omphalos – L’unione fra Cielo e Terra

Esiste l’unione fra Cielo e Terra??? O è mai esistita l’unione fra Cielo e Terra??? Sì, essa esiste ed è esistita. L’abbiamo avuta sotto gli occhi per millenni interi ma non l’abbiamo mai riconosciuta. L’unione fra Cielo e Terra è anche l’unione fra il Fisico ed il Metafisico, fra l’Anima ed il Corpo, fra il Divino ed il Mortale, fra il Finito e l’Infinito, fra il Cosmo e la Terra. Questa unione era ed è rappresentata da una pietra, tangibile ed indistruttibile per attraversare i millenni, la pietra denominata “Omphalos”, “Onfalo” in italiano. Questa denominazione fu coniata dagli antichi greci per un concetto che essi ricevettero come eredità proveniente dalla notte dei tempi, il concetto del cordone ombelicale del mondo.

Le pietre Omphalos, alcune o molte delle quali oggi sono conservate in vari musei del mondo, marcavano le posizioni dei cosiddetti “centri oracolari” dell’antichità dove delle sacerdotesse propiziavano le arti divinatorie, chiamate per l’appunto “oracoli”, cioè dei responsi su futuri avvenimenti. I più famosi centri oracolari della Grecia Classica erano Dodona, Delfi, Tebe, Rodi, Colchis, e ve ne erano molti altri sparsi nell’antico mondo conosciuto. Ma, quando si iniziarono ad usare le pietre Omphalos per marcare le posizioni dei centri oracolari, la loro funzione ed il loro significato originale erano già persi e dimenticati e l’idea quindi passò, fino ai giorni nostri, che questi “centri oracolari” fossero dei centri di divinazione.

Con l’avvento delle campagne archeologiche inaugurate con la spedizione di Napoleone in Egitto, e con la conseguente scoperta da parte di Jean François Champollion della chiave di lettura dei geroglifici, la prospettiva della storia cominciò a cambiare perchè si iniziò a poter leggere ed interpretare un numero pressocchè infinito di reperti rimasti sotto le sabbie, e quindi sconosciuti, per millenni. Il loro significato però, ancora oggi, non si è voluto o potuto riconoscere perché queste nuove prospettive e antiche realtà, sorte dagli scavi archeologici, sono tanto sconvolgenti che il mondo accademico, religioso ed istituzionale, legato ai privilegi del sapere classico dello status quo, ne verrebbe stravolto, per cui meglio è far finta che esse, queste nuove realtà, non esistano, essendo il prodotto di menti malate.

Le pietre Omphalos erano a forma semisferica allungata verso l’alto e rappresentavano l’emisfero nord terrestre. La superficie di queste pietre era scolpita con varie raffigurazioni fra le quali la più indicativa ed esplicativa si trova sull’onfalo di Delfi, consistente in una rete, rassomigliante vagamente ad una rete da pesca, ove le maglie della rete possono significare sia la rete dei meridiani e dei paralleli geografici della Terra, e sia i tanti collegamenti dei punti di incrocio geodetici che le stesse maglie raffiguravano. Queste raffigurazioni scolpite nella pura pietra sono poi state arricchite da altre notizie ed informazioni scaturite dai reperti degli scavi archeologici egiziani.

Le raffigurazioni pittoriche mostrano il Dio dell’orientamento, Sokar, come un omphalos con due colombe viaggiatrici appollaiate su di esso e una di fronte all’altra. Queste colombe viaggiatrici sono riportate dovunque sono raffigurati gli omphalos. Ed è risaputo che la caratteristica dei colombi viaggiatori è quella di orientarsi alla perfezione ritornando al punto di partenza dopo aver coperto fino a circa 1000 chilometri in un giorno. Esse quindi erano un mezzo di comunicazione celere, perfetto ed infallibile. Paradossalmente sembra che oggi, con le mail via internet che possono (volendo) essere spiate da tutti, molti stiano ritornando a servirsi di queste colombe, infinitamente più sicure e riservate.

Oltre a portare messaggi ed informazioni di qualsiasi tipo, due di queste colombe di pari potenza e resistenza fisica, volando in senso inverso fra due onfalo, ne potevano determinare la distanza facendo la media dei tempi di ciascuna, tenendo conto della loro velocità già rilevata su tratti conosciuti e che può raggiungere anche 100 km/ora.

Su alcune rappresentazioni pittoriche risalenti alle prime dinastie egiziane appare, inoltre, la parte più importante del concetto originale di onfalo, o omphalos, e cioè una inconfondibile UNITA’ DI MISURA, cubito o piede, centrata al di sopra dell’onfalo e fra le due colombe contrapposte sullo stesso onfalo, come detto. L’onfalo quindi ricordava che dalla sua posizione sulla Terra si ricavava l’UNITA’ DI MISURA LINEARE.

Il simbolo, in caratteri geroglifici, dell’unità di misura lineare era lo stesso simbolo per il significato di “CIELO”. Una coincidenza??? Non sembra proprio se si pensa che l’unità di misura lineare era figlia, o discendente diretta, del Cielo e della Terra, come più approfonditamente descritto all’articolo n. 23 – Origine della Misura. Una circonferenza cosmica era ed è composta di 720 dischi solari, due volte 360 gradi. Se questi 360 gradi vengono coperti, per effetto della rotazione della Terra, in 86400 secodi, che sono 86400 pulsazioni di cuore o 24 ore, ne consegue che sia possibile ricavare una unità di misura ad essi correlata, in un sistema unico ed integrato sessagesimale derivante da 86400/360. Questa unità di misura lineare, moltiplicata per 1000, dava quindi, per un grado terrestre, 240.000 unità, chiamate cubiti.

La misura quindi, con l’uomo al suo centro, era l’unione fra il Cielo e la Terra. In questa visione evolutiva ove tutte le componenti dell’Universo e della Natura erano tutte collegate, nesuna “indipendente” dall’altra, gli omphalos avevano un ruolo cruciale e di primaria importanza. Essi marcavano dei punti geodetici e di osservazione astronomica ove, sfruttando l’ombra del Sole lungo l’arco meridiano dall’equatore al polo, si effettuava la determinazione delle lunghezze dei cubiti alle varie latitudini ove ogni grado dell’arco meridiano era composto, come accennato, di 240.000 cubiti e di conseguenza un primo di arco era composto di 4000 cubiti. Tale cubito originario, di media per tutta la Terra considerata sferica, era 0,463 metri.

La non sfericità della Terra fa sì che un grado ed un primo di arco di meridiano aumentino gradualmente dai 110.574 metri e 1842 metri, circa e rispettivamente, all’equatore, ai 111.720 metri e 1862 metri circa al polo. Le pietre omphalos pertanto avevano tutte una forma sferica allungata perchè, rappresentando l’emisfero nord terrestre, mostravano gradi e primi di arco di meridiano dalle lunghezze progressivamente crescenti.

Il possesso di questi dati e queste informazioni permetteva così la conoscenza delle dimensioni del pianeta, la mappatura della Terra e la mappatura del Cosmo. Ancora oggi, le nostre cartine stellari, anche se corrette varie volte, riflettono l’impalcatura di base formatasi durante quei remoti tempi con l’ausilio degli Omphalos. La ampia rete di comunicazioni ed informazioni disponibili con le colombe viaggiatrici permetteva, per esempio, in brevissimo tempo di conoscere quale era, ad una certa ora, la stella o astro allo zenith di un altro qualsiasi omphalos dalle note coordinate geodetiche.

L’omphalos, detto anche “navel” in inglese, oltre che essere situato nel tempio principale di varie capitali e centri abitati dalla significativa posizione geografica, era anche posizionato in zone deserte ma geograficamente importanti. Molti antichissimi omphalos erano in Egitto a Behdet, Heliopolis, Menfis, Tebe, Pi-Hapi, Akhet-Aten, Napata in Nubia, Siwa, e vi erano altri importanti omphalos a Sardis nell’odierna Turchia, a Nimrod, a Susa, Persepolis, finanche in Cina a An-Iang, a Mt- Gerezim in Israele, a Gerusalemme, alla Mecca, alle foci del Danubio, sul fiume Volga, , in Nord Europa, sembra in Italia secondo recenti ritrovamenti etruschi. Ma, sulla base di questa piccola lista, appare ragionevole pensare che un numero ben più grande di essi sia ancora nascosto.

La scelta per la posizione dei punti geodetici che venivano marcati con gli omphalos era determinata dall’incontro di importanti e fondamentali meridiani e paralleli con grandi fiumi, oppure dalla formazione geografica di figure geometriche precise come quadrati, triangoli e rettangoli che in tal modo facilitavano la mappatura e divisione della Terra, e quindi del Cielo, ed anche, essa, questa scelta, era determinata dall’essere ad 1/3 o 2/7 o altre precise frazioni  dell’arco di meridiano fra l’equatore ed il polo.

Per esempio l’onfalo di riferimento centrale Pi-Hapi (30°00′ N – 31°14′ E) era sul meridiano, primo meridiano o meridiano di riferimento di quei tempi, che bisecava il delta del Nilo ed era ad 1/3 dell’arco meridiano equatore polo. La foce del Danubio era marcata da un omphalos (45°12′ N – 29°50′ E) ed era sul parallelo che bisecava l’Europa centrale, il Po ed il Danubio inferiore, all’incrocio con il meridiano del confine occidentale egiziano. L’omphalos di Persepoli (30°00′ N – 52°50′ E) marcava il terzo quadrato geodetico di 6°x 6° e che sul parallelo di 30° diventano 7°12′ di longitudine, esattamente ad est o sullo stesso parallelo di Pi-Hapi. La capitale Tebe egiziana fu costruita intorno all’omphalos (25°42’51” N – 32°38′ E) che marcava, sul Nilo, i 2/7 dell’arco meridiano dall’equatore ed era sul meridiano del confine orientale dell’Egitto. E così via di seguito per tutti gli innumerevoli altri omphalos. 

Sembra che omphalos nell’originale lingua egiziana antica fosse detto “THIBBUN”. Nello stesso egiziano antico la capitale oggi impropriamente chiamata Tebe era chiamata “WAST”. Fu quando si istituì il nuovo centro oracolare greco di Tebe, a similitudine di quello egiziano di “Wast”, che rimase questa nuova denominazione di Tebe sia per il centro greco e sia per la capitale egiziana, ciò dovuto all’informazione data ai greci dai fenici che l’omphalos o “navel” in Egitto si chiamava “THIBBUN”.

Il possesso delle nozioni del triangolo “MR”, contenente la sezione aurea, come descritto all’articolo n. 33 – I Fiori, i Confini dell’Egitto e l’Intelligenza Divina – la conoscenza dei triangoli e della geometria euclidea, in orizzontale ed in verticale, (che Euclide ha chiaramente espresso aver ereditato da altri), una estesa rete di comunicazione e di osservazione dai centri degli omphalos o “THIBBUN” per buona parte del pianeta, una misura derivata dal “Tutto è Uno” con l’uomo in unione fra Cielo e Terra, rendevano possibile la soluzione di tutti i problemi connessi alla cartografia cosmica e terrestre, oltrechè di navigazione, dimensioni del pianeta, rilevazioni e geografia e astronomia in genere, e non avevano nulla da invidiare agli stessi moderni sistemi tecnologici e satellitari che hanno ridotto l’uomo, in cambio della comodità, senza più alcuna connessione nè rispetto per le meraviglie dell’Universo, la natura ed i suoi simili.

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POST SCRIPTUM del 8 Dicembre 2014. Oltre a quanto detto, gli Omphalos raffiguravano la forma della Terra che è allungata verso i poli, come scoperto e descritto con l’articolo n. 132.

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Vedi n.23 – L’ORIGINE DELLA MISURA

34 – CRISTOFORO COLOMBO, LA BUSSOLA MAGNETICA E LA SCOPERTA DEL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE.

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , on marzo 19, 2011 by beautiful41

Le origini della bussola magnetica sembrano un pò avvolte nel mistero. La sua scoperta fu inizialmente attribuita a Flavio Gioia, cittadino della Repubblica di Amalfi, ma poi questa informazione fu ritenuta errata per cui la storiografia ufficiale sembra essersi attestata sull’idea che essa sia stata importata dalla Cina attraverso gli arabi durante il medioevo. Il fatto che i viaggi oceanici dei grandi navigatori della storia siano iniziati tutti nella penisola iberica, sotto influenza e dominio degli arabi fino al XVI° secolo, avvalora notevolmente questa ipotesi. Ma rimane pur sempre, in tal caso, un interrogativo senza risposta, e cioè perchè gli arabi, in possesso di un tale importante strumento di navigazione, non effettuarono con esso alcun viaggio oceanico???

Sembra che già dall’antichità esistesse la conoscenza che alcuni minerali, manufatti e rocce avessero la proprietà di attrazione, o di repulsione, di altri materiali, ed esprimessero cioè delle proprietà “magnetiche”, ma, oltre alla denominazione di questa proprietà, niente di scientifico ci è pervenuto su questo argomento. Molto forse dipende dalle difficoltà di traduzione e di interpretazione da antiche lingue morte di concetti e conoscenze che gli arcaici, da quel poco o molto che sappiamo di loro, esprimevano in modo diverso da come facciamo noi oggi o da come facevano i classici greci. Essi, gli arcaici, forse per comunicare meglio alle menti più che alle orecchie, usavano sintetizzare con poche parole, o con pochi numeri, o con qualche disegno allegorico e/o pittorico, concetti che oggi necessiterebbero interi trattati per la loro divulgazione.

Per esempio dalle raffigurazioni egiziane antiche risulta che essi, nel rappresentare la divinità “Sokar” che era il dio dell’Orientamento,  usavano delle pietre a forma semisferica allungata, dette “Onfalo” o “Omphalos” dai greci, per indicare i loro centri oracolari che erano anche dei centri geodetici, da dove partivano le misurazione del paese e della Terra, e spesso coincidevano con le capitali o importanti città e località del Paese. La raffigurazione di queste pietre “Onfalo” è accompagnata sempre da due colombe, colombe viaggiatrici, con le zampe sull'”onfalo” e una di fronte all’altra, colombe che sono il simbolo per eccellenza dell’Orientamento. L’importanza dell’orientamento e del sapersi orientare quando ci si muove è più che fondamentale, è essenziale. L’accoppiamento delle due cose, dell’orientamento e dei punti di riferimento, ci dà istantaneamente la possibilità di essere dei “navigatori”, galattici o semplici cittadini. Quando chiediamo “Dov’è piazza Garibaldi?” e ci viene risposto “Sempre dritto dopo cinque palazzi” stiamo usando inconsciamente queste due descritte caratteristiche, “orientamento” più “riferimento”, che rendono possibile il movimento o viaggio.

Quanto ci sia stato dietro questa così chiara manifestazione di sapienza per il momento non è dato sapere. Sappiamo solo che i colombi hanno la capacità di volare seguendo delle linee rette da e per le destinazioni prefisse, e per lunghe distanze di centinaia di chilometri. Gli antichi romani, e gli stessi greci classici, di questo binomio, “onfalo” più colombe, ne presero solo la metà, la pietra “onfalo”, e la usarono per l’istituzione della “pietra miliare”, la pietra dei mille passi, che ancora oggi si trova su molte strade extraurbane. Sembra quindi che l’Uomo ritenne solo la capacità di “riferirsi” a qualcosa, perdendo però la capacità di “orientarsi” con mezzi diversi che non fossero la stella Polare., e ciò fino agli avvenimenti citati e occorsi nella penisola iberica da dove Cristoforo Colombo partì con una delle prime bussole magnetiche.

Durante il medioevo e durante il periodo dei grandi navigatori c’era però la convinzione che l’ago della bussola magnetica fosse attirato dalla Stella Polare e fu proprio Cristoforo Colombo a fare la p’iù grande scoperta di tutti i tempi, di tutti i tempi moderni, per caso ed a sua insaputa, proprio come gli accadde con la scoperta del continente americano. Nei suoi diari di bordo Colombo annotò che in quei mari succedeva una strana cosa: l’ago della bussola che lui seguiva di giorno, di notte non indicava più il Nord indicato dalla Stella Polare. Questa convinzione errata era un dato acquisito, come diremmo noi oggi, perchè vari letterati, fra cui Dante Alighieri nel 12° canto del Paradiso, hanno testimoniato sul fatto che l’ago della bussola fosse attratto ed indicasse la Stella Polare!!!

Cristoforo Colombo aveva invece scoperto, oggi lo sappiamo, con la sua testimonianza, il Campo Magnetico Terrestre!!!!

Se la Stella Polare indicava una direzione e l’ago della bussola ne indicava un’altra ciò poteva significare solo una cosa, e cioè che l’ago della bussola fosse attratto da forze misteriose diverse dalla Stella Polare. Nei secoli successivi queste forze misteriose, appartenenti al campo magnetico terrestre, furono gradualmente definite e misurate finchè, nel XIX° secolo, con l’avvento delle costruzioni delle prime navi metalliche, si arrivò ad una completa enunciazione di una teoria del magnetismo navale, e del magnetismo in genere, in vigore ancora oggi e che permise l’installazione e la “compensazione” di belle. forti e potenti bussole magnetiche a due aghi sottostanti la rosa dei venti, il tutto immerso in un liquido a base di alcool e glicerina e scevro, proprio perchè “compensato”, da influenze nefaste prodotte dall’enorme quantità e dalle tante qualità di metallo che compongono una nave, ad eccezione delle “deviazioni” residue che si determinano periodicamente con i “giri di bussola”.

Grazie a Cristoforo Colombo si è capito quindi che la Terra è un enorme magnete. La caratteristica dei magneti è che essi hanno, alle loro estremità, due polarità diverse: una polarità  detta Nord o Azzurra, ed una polarità detta Sud o Rossa. La polarità azzurra attrae sempre e solamente la polarità rossa di un metallo o di un magnete immerso nel campo magnetico terrestre e respinge sempre e solamente la polarità azzurra dello stesso magnete. L’estremità dell’ago di una bussola diretto verso il Nord è quindi il polo sud o rosso dell’ago che solo impropriamente viene chiamato nord perchè rivolto verso il nord. E’ un pò come quello che comunemente si dice “i lontani si attraggono ed i vicini si respingono”. Queste due polarità, azzurra e rossa, o nord e sud, riferite alla Terra, generano infinite “linee di forza” che vanno da una polarità all”altra e lungo le quali i magneti si orientano. L’insieme di queste infinite linee di forza compone una enorme nuvola magnetica, invisibile, che avvolge tutta la Terra fino a centinaia o migliaia di chilometri di altezza e nella quale noi siamo immersi.

I magneti convenzionalmente, per facilità teoriche ed operative,  si sono categorizzati in due diversi tipi: i magneti temporanei ed i magneti permanenti. I primi sono anche chiamati “ferri dolci” e sono in genere ferri privi di carbonio, come acciaio tenero, ferro omogeneo, ghisa. Questi “ferri dolci” o magneti temporanei hanno la proprietà di magnetizzarsi istantaneamente quando avvicinati ad un magnete, ma hanno nello stesso tempo la caratteristica di smagnetizzarsi istantaneamente quando ne sono allontanati. I secondi sono anche chiamati “ferri duri” e sono in genere barrette di ferro fucinato, acciaio temperato, acciaio al tungsteno o al molibdeno, o ferri e acciai composti con una piccola percentuale di carbonio. Questi “ferri duri” o magneti permanenti impiegano molto tempo a magnetizzarsi ma altrettanto a smagnetizzarsi, perciò si chiamano permanenti. Il nostro ago magnetico è del tipo permanente di “ferro duro”.

L’asse magnetico fra le due polarità, nord o azzurra e sud o rossa, terrestri non coincide però con l’asse geografico terrestre perchè mentre questo è ben fisso e saldo nello spazio e nel tempo per migliaia di anni e comunque dagli spostamenti prevedibili dai noti movimenti della Terra a lungo termine come la precessione degli equinozi, la stessa cosa non si può dire per l’asse magnetico terrestre che si sposta continuamente, senza preavviso e senza indicazioni di dove vuole andare. Insomma per capirci possiamo dire che l’asse magnetico terrestre fa continuamente i capricci, è mobile ed imprevedibile. Oggi l’angolo sotteso fra i due assi, geografico e magnetico, è di circa 5 gradi nell’emisfero nord e di circa 26 gradi nell’emisfero sud, il che significa che oggi il nord magnetico dista di circa 600 chilometri dal polo Nord e che il sud magnetico dista di circa 2900 chilometri dal Polo Sud. Come si vede l’asse magnetico terrestre non è neanche dritto come invece lo è l’asse geografico, ed è pertanto semplicemente “storto”. Sembra che i due poli magnetici si muovano ad una velocità di circa 10 chilometri all’anno.

Queste differenze fra i poli geografici e magnetici fanno sì che gli aghi delle bussole magnetiche indichino una direzione diversa da quella del nord geografico. Questa differenza varia con la posizione geografica e col tempo, e bisogna tenerne conto per riferirsi al Nord geografico. Essa, questa differenza, si chiama “declinazione magnetica” in lingua italiana e si chiama “variation” in lingua inglese, la si trova su tutte le carte nautiche ed è la correzione, positiva o negativa e algebrica, che bisogna apportare alla bussola per poterci dirigere nella direzione da noi prescelta. Questa era la strana faccenda riscontrata da Cristoforo Colombo!! Se per esempio stiamo seguendo con la nostra bussola una rotta di 315° e dalla carta rileviamo che la “declinazione magnetica” per la nostra zona è di 10°W, ovest e cioè negativa, stiamo in realtà seguendo una rotta vera, rispetto al nord geografico, di 315° – 10° = 305°.

Questa declinazione magnetica, positiva o negativa, nelle nostre zone è relativamente contenuta ma in altre zone del mondo, come l’oceano Indiano, raggiunge e supera i 40° di differenza. In genere essa aumenta con l’avvicinarsi ai poli fino a raggiungere il massimo valore di 180° se ci si dovesse trovare fra la posizione del polo nord o sud geografico e la posizione del polo nord o sud magnetico.

Nonostante che i poli magnetici si muovano continuamente per la loro sensibilità a fattori come la temperatura del pianeta, estati, inverni, movimenti del magma e lave vulcaniche all’interno della Terra, fattori endogeni perenni che fanno parte di essa da sempre, l’inversione delle polarità del magnetismo terrestre, di cui tanto si parla, è solo una molto ipotetica, suggestiva e remota possibilità che potrebbe concretizzarsi solo per cause esterne, cioè per eccezionali radiazioni elettromagnetiche fortissime provenienti dal Sole, l’unica fonte di tali possibili forti radiazioni vicino alla Terra, Terra che è un magnete permanente, che in tal caso si comporterebbe allo stesso modo come noi sappiamo che si comporta un altro magnete permanente, quello dell’ago di una bussola magnetica che può invertire istantaneamente le polarità in presenza di una fortissima scarica di un fulmine meteorologico che cada nelle vicinanze della stessa bussola. Per quanto questa probabilità esista, essa non può non essere che estremamente infinitesimale.

In tutte le eventualità rimane sempre, per indicarci il Nord vero, la Stella Polare che ancora per secoli a venire indica ed indicherà tale direzione con la massima affidabilità e precisione, allontanadosi, ai nostri giorni ed ogni rotazione giornaliera, al massimo solo 2 (due) gradi dal perno del Cosmo intorno al quale tutto l’Universo gira.

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Per la già avvenuta inversione delle polarità terrestri vedi l’Articolo correlato:

127 – IL CARRO DI HELIOS