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33 – I FIORI, I CONFINI DELL’EGITTO E L’INTELLIGENZA DIVINA

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 8, 2011 by beautiful41

Fiori! Fiori per te! Ammirazione per te! Amore per te! Sentimenti di Speranza per te! Riconoscimenti di Splendore per te! Omaggio e Rispetto per te! Il fiore rappresenta tutti questi ardenti e benevoli sentimenti e molti altri. La gioia ed il piacere di chi offre un fiore è evidenziato, misurato, bilanciato e ripagato dalla gioia e dal piacere di chi lo riceve. Il fiore rappresenta anche l’Amore cosmico eterno e senza fine, origine della vita generantesi e rigenerantesi dovunque nell’Universo nel divenire perenne dell’evoluzione. L’importanza del valore dei fiori quindi va molto al di là del valore dei fiori a sè stanti. I fiori sono la migliore manifestazione della vita. Senza la spiritualità da essi rappresentata noi non esisteremmo. I fiori rappresentano la bellezza, la perfezione ed il mistero del divino.

Fu per tale motivo che i nostri arcaici antenati, nell’esprimere gli eterni concetti alla base della civiltà dell’Uomo, quando, nella notte dei tempi, procedettero alla demarcazione dei confini dell’Egitto antico, inclusero la naturale geografia dello stesso Egitto nel mettere in risalto l’importanza del significato dei fiori, riferendosi nel caso specifico al fior di loto, crescente nelle acque tranquille e stagnanti, principalmente lungo l’estuario, del Nilo. L’Egitto era diviso tradizionalmente fra Basso Egitto, l’area dell’estuario aprentesi a forma di calice di un fiore, ed Alto Egitto, una stretta fascia di terra lungo il Nilo, somigliante al gambo dello stesso fiore. Questa caratteristica fisica del Paese diede quindi origine alla sua rappresentazione come quella del fior di loto, il fiore caratteristico dello stesso Egitto. Innumerevoli bellissimi antichi dipinti di tali fiori testimoniano dell’importanza che gli antichi egiziani davano ad essi che erano anche il simbolo del loro Paese.

Per meglio fare risaltare questa caratteristica floreale, nel disegno generale di creare l’Egitto perfetto a similitudine dell’Ordine Cosmico, secondo il principio “come sopra così sotto”, per la demarcazione del confine orientale e del confine occidentale furono scelti i due meridiani che lambivano, ad est e ad ovest, l’estuario del Nilo, estuario che d’ora in poi chiameremo “Delta” secondo la denominazione greca dello stesso. Essendo il meridiano centrale dell’Egitto il meridiano di 31° 14′ Est, bisecante il delta e seguente il corso del Nilo verso Sud, il meridiano del confine orientale fu il meridiano 32° 38′ Est, ad 1° 24′ dal meridiano centrale, mentre il meridiano del confine occidentale fu il meridiano 29° 50′ Est, anch’esso ad 1° 24′ dal meridiano centrale. Il meridiano centrale di 31° 14′ di oggi era naturalmente a quei tempi il meridiano centrale 0°, o Primo Meridiano, della Terra tutta, come il nostro meridiano di Greenwich odierno.

Il confine meridionale fu la latitudine di 24° 00′ Nord, rappresentante l’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica ai tempi della demarcazione dei confini dell’Egitto secondo l’Ordine Cosmico, dove il Sole raggiungeva lo Zenith una volta all’anno al solstizio d’estate. Il confine meridionale marcava quindi il Tropico del Cancro di quei tempi, come abbiamo già visto nell’articolo n.15 su Akhenaten che prego il lettore di visionare per quanto si riferisce a questi due confini, settentrionale e meridionale. Il confine settentrionale era alla latitudine di 31° 30′ Nord che era la latitudine di Behdet, la capitale pre-dinastica del paese. Con tali confini l’Egitto quindi era uno specchio ed una fetta del Cosmo sulla Terra come descritto all’articolo n. 15.

In questi confini di estensione massima del Paese, fu meglio definita l’area del delta come un triangolo, con la punta o apex in basso, sul meridiano centrale di 31° 14′ Est ed alla latitudine di 30° 06′  Nord. Questo apex del delta era la punta meridionale dell’isolotto oggi chiamato Al-Warraq, sul Nilo, subito a Nord del Cairo, il punto cioè dove il Nilo incominciava a dividersi nelle tante diramazioni componenti l’estuario o delta. Questo apex era anche il punto geodetico chiamato “Pi-Hapi” che era considerato il centro di tutte le terre emerse del mondo. La base del triangolo del delta fu stabilita dal tratto di parallelo di 31° 06′ Nord compreso fra i meridiani dei menzionati confini orientale ed occidentale. I due vertici su questo parallelo corrispondevano in pratica all’incontro fra le estremità della forma del fior di loto con la linea costiera, Pelusium ad est e la località della futura Alessandria ad ovest. Il delta quindi era un triangolo isoscele perfetto.

L’Egitto, oltre a chiamarsi anche “Al-Misr” in lingua araba, era chiamato in origine dagli antichi egiziani “To-Mera” che significa la terra del triangolo “Mr”. Il triangolo “mr” era un triangolo rettangolo nel quale, oltre all’angolo retto, uno dei due angoli era di 36° e l’altro necessariamente di 54°. Questo triangolo era ritenuto importantissimo, quasi sacro, perchè era, ed è ancora naturalmente, un surrogato della nostra matematica e geometria di oggi, e veniva e venne usato per moltissimi scopi fra cui la mappatura del cosmo e la mappatura della Terra. Tanta era l’importanza di questo triangolo che esso fu incorporato nei descritti confini dell’Egitto. Il triangolo isoscele del delta bisecato dal meridiano centrale di 31° 14′ Est dava cioè origine  a due triangoli rettangoli del tipo “Mr” che davano origine alla terra “To-Mera”.

La particolarità del triangolo “mr” è che da esso si possono ricavare i valori trigonometrici di tutti gli angoli da 1 a 360 gradi, perchè 36° sono 2/5 di un angolo retto e 1/10 di una intera circonferenza, ciò che permette una facile mappatura ed operazioni su sfere, includendo inoltre i rapporti dell’Armonia e quindi l’apprezzamento ed il riconoscimento delle meraviglie dell’Universo. Un triangolo “mr” con un cateto 100 ha una ipotenusa di 123 e l’altro cateto di 72. Ed il seno di 18° = coseno di 72° = inverso di due volte la sezione aurea = 0,3090. Parimenti il seno di 54° = coseno di 36° = metà sezione aurea = 0,8090. Ed ancora la secante di 36° = cosecante di 54° = 2 diviso sezione aurea = 1,2360. E la secante di 72° = cosecante di 18° = due volte la sezione aurea = 3,2360. Naturalmente la sezione aurea è 1,618.

Il triangolo “mr” del Paese “To-Mera” era considerato, per quanto sinteticamente mostrato, quindi il “mattone dell’Universo e dell’Ordine Cosmico”. Oltre che essere un utile strumento di misurazione e rilevazione, esprimeva anche la sezione aurea, che è un rapporto fra numeri o dimensioni diversi, ed è espressa matematicamente dalla famosa serie di Fibonacci dove partendo da uno e sommando i numeri successivi si ottiene 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 eccetera e dove il rapporto fra due di questi consecutivi numeri dà sempre il risultato di 1,618. E questa sezione aurea in natura la si ritrova in tutte le forme del creato, dalla forma delle galassie a quella del guscio di una chiocciola, alle foglie degli alberi o dei fiori, nelle dimensioni del corpo umano e nella bellezza femminile, in una musica piacevole come rapporto fra note musicali diverse, e tanto altro.

E’ per questo che si usa il termine “Intelligenza Divina”, perchè sembra che la natura sia stata creata da un Grande Architetto e Matematico. E questo triangolo “Mr” è anche il campo di battaglia fra i “creazionisti” ed “evoluzionisti” nelle loro  contrastanti visioni sull’origine della vita. Questo triangolo inoltre ha ricevuto la massima attenzione negli Elementi di Euclide, mentre i Pitagorici usavano quale loro simbolo la stella a cinque punte che è una combinazione di tali triangoli “Mr”.

Visto dall’alto l’Egitto, entro i descritti confini, si presentava quindi come un rettangolo molto allungato, simile ad una colonna, entro il quale, col Nilo e l’estuario, un meraviglioso fiore cresceva a rappresentare  l’Armonia e la bellezza dell’Universo. Fu così che, ad immortalare questi concetti e queste realtà per l’eternità originò l’idea della “COLONNA”. Le colonne ed i colonnati, con i loro splendidi capitelli, la parte ridondante fino al confine estremo di 31° 30′ Nord, da quei remoti tempi dei creatori della civiltà, hanno ornato ed ornano i monumenti di tutto il mondo, a testimoniare i sentimenti di omaggio e ammirazione per la perfezione del Cosmo e del suo Spirito Divino.

Vedi anche n. 15 su Akhenaten per i confini meridionale e settentrionale.

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15 – AKHENATEN, IL “MAAT” E L’ORDINE COSMICO.

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Ogni tanto un pò di numeri che “non contano”. Allacciatevi le cinture e tenetevi forti. Sembra che, dopo Cleopatra, il regnante dell’antico Egitto di cui si è parlato di più sia stato Akhenaten (detto anche Akhenaton), faraone  della XVIII^ dinastia. vissuto come tale verso il 1350 A.C. Le statue rappresentanti la sua figura mostrano fisicamente un uomo quasi deforme, con un viso eccesivamente oblungo e dei fianchi e cosce dai rigonfiamenti femminili. Ciò ha fatto sorgere il sospetto che fosse malato nella mente e nel fisico e molti archeologi si sono soffermati sulle sue presunte patologie, mettendole in relazione con le riforme rivoluzionarie da lui avviate nel paese. Akhenaten era il marito della bellissima Nefertiti, il cui busto facciale è conservato in un museo di Berlino.

Di Akhenaten si è detto di tutto e di più. Oltre alle sue vere o presunte patologie di impotenza e di sessualità distorta o di degenerazione totale, si è detto che la sua più importante riforma sia stata quella di aver avviato o iniziato il monoteismo, il credo in un Dio unico, in opposizione al politeismo normalmente praticato ai suoi tempi. Si è detto che questo monoteismo venisse rappresentato dall’adorazione del Dio Sole o del Sole. Al di là di una sterminata critica storiografica, e di numerose teorie originate dalla sua persona e dal suo operato, cerchiamo invece di raccontare i semplici e soli fatti relativi a quest’uomo.

Akhenaten prima di diventare faraone si chiamava Amenofi IV.  Cambiò il suo nome in Akhenaten in omaggio alla parola Aten (o Aton) che già dall’antichità a lui anteriore di migliaia di anni significava il Sole ed era rappresentato da Ra, il dio Sole. Contro la volontà dei notabili e dei “sacerdoti” dei suoi tempi, Akhenaten, una volta asceso alla carica suprema, in sostituzione della capitale d’Egitto che era Tebe, avviò la costruzione di una nuoca capitale, Akhet-Aten, “orizzonte di Aten” o “orizzonte del Sole”, esattamente al centro dell’Egitto, in una località che oggi si chiama El Amarna o Tel El Amarna. Migliaia di anni prima di Akhenaten, un pò come l’antichità greca, o più, è rispetto a noi, la configurazione dell’Egitto fu scelta e decisa perchè l’Egitto doveva essere una rappresentazione del cielo, o del Cosmo, sulla Terra, in base al noto principio “come sopra così sotto”.

Quando furono definiti i confini dell’Egitto l’inclinazione dell’asse terrestre sull’eclittica era di 24° 00′. Oggi tale inclinazione è di 23° 27′. Pertanto il confine meridionale dell’Egitto fu stabilito a rappresentare questa inclinazione alla latitudine di 24° 00′ Nord che corrispondeva al bordo superiore della prima cataratta del Nilo. Il confine settentrionale fu scelto alla latitudine di 31° 30′ Nord, sede della capitale predinastica dell’Egitto, cioè Behdet (oggi forse sotto le sabbie della costa o sott’acqua).  L’estensione dell’Egitto quindi era di 7° 30′ cioè 1/12mo dell’angolo meridiano fra l’equatore ed il polo (90°/12 = 7,5), includendo anche la larghezza della fascia zodiacale della calotta celeste settentrionale, per l’appunto di 7°00′, aumentata di 00° 30′ che è il diametro del Sole. In pratica il confine meridionale dell’Egitto corrispondeva alla latitudine del Tropico del Cancro ove il Sole raggiungeva lo Zenith una volta all’anno, al solstizio d’estate. La fascia zodiacale che era considerata la zona viva ed abitata del cielo ove si svolgevano le “corse” dei pianeti , Luna e Sole, oltre la quale c’era l’eremo espanso cosmico, era quindi rappresentata dall’Egitto oltre il quale (24 + 7 = 31) iniziava  corrispondentemente l’espanso vuoto del Mare Mediterraneo.

La nuova capitale di Akhet-Aten  fu costruita alla latitudine di 27° 45′ Nord, esattamente a metà strada fra il confine settentrionale di Behdet a 31° 30′ Nord ed il confine meridionale a 24° 00′ Nord perchè Akhenaten, richiamandosi ad un concetto di giustizia, verità, centralità, armonia (io aggiungerei amore nel senso di saggezza cosmica) della vita e dello stesso Egitto secondo l’ordine cosmico, il “Maat” o “Maet”, concetto che è un pò stato il cuore della concezione della vita durante tutta la plurimillenaria civiltà egiziana, e che lo stesso Akhenaten ha lasciato per iscritto su tanti geroglifici per tutti da leggere, riteneva giusto materializzare visivamente questo concetto di centralità, giustizia e verità con la costruzione della capitale “al centro” dello stesso Egitto.

Non contento di ciò, Akhenaten fece erigere alla periferia della nuova capitale tante stele gigantesche con delle grandi iscrizioni. Queste iscrizioni, ripetute, oltre che sulle stesse stele, anche su rocce di collina in periferia, compongono un testo sostanzialmente identico e trovato su 14 di tali stele finora rinvenute. Queste iscrizioni proclamano al mondo intero quella che era l’idea portante e conduttrice di tutto l’operato di Akhenaten, sopra descritto, enfatizzando inoltre il posizionamento di due pilastri di confine, uno a nord della capitale ed uno a sud di essa ad una distanza di “””6 ATUR, 3/4 KHE, 4 CUBITI””” l’uno dall’altro. Questa menzione di numeri così precisi e dettagliati in riferimento ad una grande distanza, e ripetuti tante volte, avrebbe dovuto essere causa di studio ed investigazione, o semplice curiosità, da parte degli archeologi. Ma nessuno di essi si è mai curato di discernerne il significato dato che, come abbiamo visto nei precedenti articoli, i numeri dell’antichità “non contano”.

L’estensione dell’Egitto, fra 24° 00′ Nord e 31° 30′ Nord, 7,5 gradi pari a (7,5 x 60) 450 primi di arco terrestri, era per tradizione composta di 1.800.000  CUBITI GEOGRAFICI oppure di 106 ATUR. Costruendo la capitale esattamente al centro dell’Egito al fine di conformarsi alla concezione del “Maat”, o ordine cosmico, perchè l’Egitto doveva duplicare o rappresentare o essere una copia di questo ordine cosmico ed universale, Akhenaten lasciò 50 ATUR tra il pilastro di confine a nord della nuova capitale ed il confine settentrionale dell’ìEgitto a Behdet a 31° 30′ Nord. E lasciò 50 ATUR tra il pilastro di confine a sud della nuova capitale ed il confine meridionale del Tropico del Cancro a 24°  00′ Nord. Un ATUR era considerato 17.000 cubiti geografici cioè 7848,73 metri.

I rimanenti 6 ATUR,  per arrivare all’estensione totale di 106 ATUR dell’Egitto, rimasero a marcare la lunghezza del distretto di Akhet-Aten, compreso fra i due pilastri, distretto che però fu aumentato di “”3/4 di KHE e 4 CUBITI”” per conformarsi all’ordine cosmico. Il KHE era la misura di uno stadio di 184,68 metri o 400 cubiti geografici, mentre un CUBITO GEOGRAFICO corrispondeva a 0,46169 metri. L’incremento di Akhenaten quindi fu di 3/4 di Khe, cioè 300 cubiti geografici, più 4 altri cubiti, il tutto quindi uguale a 304 cubiti geografici pari a (304 x 0,46169) 140,4 metri. Una aggiunta quindi di circa 140 metri su una distanza di 47.092,4 metri rappresentati dai 6 Atur e che porta il totale di questo distretto a 47.232,8 metri fra i due pilastri di confine. Perchè tutto questo????

Il Cosmo è bello, ci affascina, e guardandolo e misurandolo da tanto lontano ci sembra ed è perfetto. I suoi movimenti sono perfetti. La sua anima e le sue armonie sono perfette. Le sue cosmometrie sono perfette. Insomma il Cosmo è la perfezione tangibile e l’aspirazione dell’umana esistenza. Con questo sentimento di ammirazione per questa perfezione quando rivolgiamo gli occhi alla Terra e cerchiamo di replicarne o duplicarne la perfezione secondo il concetto “Come sopra così sotto” cominciamo ad andare in difficoltà. Vediamo la bruttezza invece della bellezza. Gli uomini, per me che sono maschio, sono tutti brutti, i loro pensieri e le loro facce da cretini quasi sempre sono rivoltanti. Ci salva solo di tanto in tanto l’apparizione di una Monna Lisa che ci dà una boccata di ossigeno per farci respirare prima di essere rigettati di nuovo sott’acqua.

Con la Terra è la stessa cosa. Vista da lontano sembra bella e sferica e rotonda, ma non è così. Come un pallone sgonfio e deforme dai calci subiti, la Terra è lontana dall’essere sferica. Ha varie protuberanze. E’ schiacciata ai poli ma non è neanche un ellissoide per cui oggi lo si chiama geoide, ma un geoide senza nessuna forma geometrica precisa. La circonferenza equatoriale è 40.076.000 metri mentre la circonferenza polare o meridiana è 40.009.000 metri con una differenza quindi di circa 70 chilometri.

Le unità di misura ricavate dalle dimensioni della Terra perciò si sono sempre riferite all’arco meridiano fra l’equatore ed il polo, nell’antichità prendendo in considerazione la misura angolare di quest’arco, gradi, primi e secondi, sulla superficie terrestre, mentre in tempi moderni, col sistema metrico decimale, prendendo in considerazione solo la lunghezza dello stesso arco. Ciò perchè un primo di latitudine all’equatore è 1842,9 metri. A 30° di latitudine è 1847,5 metri. A 45° è 1852,2 metri. A 60° è 1856,9 metri. Al polo è 1861,5 metri. Per aggirare questo ostacolo noi oggi adottiamo il primo di arco medio, relativo a 45° di latitudine, di 1852 metri valevole per tutta la Terra, anche se sappiamo che ciò comporta un errore quando siamo in latitudini diverse.

Per una maggiore aderenza alla realtà gli antichi, quando delinearono il piano dell’Egitto, scelsero di riferirsi alla latitudine media dell’Egitto stesso, cioè 27° 45′, la latitudine di Akhet-Aten, dove un primo di latittudine era ed è 1846,76 metri o 4000 cubiti geografici. Questa fu l’origine della lunghezza del CUBITO GEOGRAFICO (1846,76 diviso 4000 = 0,46169 metri = 1 cubito).  L’estensione dell’Egitto era 7° 30′ pari a 450 primi per cui la lunghezza di questa estensione era 450 x 4000 di questi cubiti = 1.800.000 CUBITI GEOGRAFICI pari a 831.042 metri (1.800.000 x 0,46169). Poichè l’estensione del distretto di Akhet-Aten era 6 ATUR senza l’aggiunta, essa era in misura angolare di 0° 25′ 30″ (102.000 cubiti Diviso 4000, oppure 47.092,4 diviso 1846,76 metri). Con l’aggiunta dei 3/4 di KHE e 4 CUBTI la stessa estensione di 25′ 30″ o 25′,5 di  Akhet-Aten fu incrementata a 102.304 cubiti o 47.232,8 metri portando la lunghezza di un primo “cosmico”, valevole di media per tutta la Terra, a 1852,2 metri (47.232,8 diviso 25,5).

Il primo di latitudine di 1852,2 metri alla latitudine di 45°, che solo i moderni satelliti oggi ci hanno confermato, e che viene usato come primo di arco di media generale sulla superficie terrestre composta in realtà di tanti primi di lunghezza diversa a causa della sua deformità, è in pratica il primo di circonferenza unico per tutta la Terra e a tutte le latitudini, una Terra sollevata quindi dalla sua deformità per essere considerata sferica e perfetta  in rispondenza alla concezione del “Maat” ed all’ordine cosmico di duplicare la perfezione del Cosmo sulla Terra ed in Egitto, una concezione che era conosciuta agli antichi di Akhenaten ed ai quali egli voleva ispirarsi con il cubito,  relativo ad una perfetta sfera terrestre, di 0,463 metri (1852 diviso 4000)..

La costruzione della nuova capitale Akhet-Aten era pertanto doppiamente rappresentativa del “Maat” del quale il Faraone era sempre stato per tradizione il supremo difensore ed il più importante suo rappresentante. Era al centro dell’Egitto e dell’Egitto cosmico e nel punto geodetico ove era basata la lunghezza del cubito geografico locale e centrato alla latitudine di 27° 45′ Nord. Questo cubito geografico era per Akhenaten, ed anche per noi oggi, della massima importanza perchè da questo cubito discesero tutte le misure dell’antichità, come descritto al n. 23. E la nuova estensione del distretto di Akhet-Aten ricordava a tutto il mondo che esisteva un altro cubito, di 0,463 metri, un poco più grande del cubito geografico, ancora più importante e riferito a tutta la Terra, resa sferica e perfetta secondo la concezione del “Maat” e del “Come sopra così sotto”, perchè la Misura e la giusta Misura era fondamentale per realizzare i profondi concetti di Giustizia, Verità, Amore, Armonia del “Maat”.

Non si costruisce una nuova capitale per semplice vanagloria o stupidaggini come l’adorazione del Sole, o l’adorazione degli dei, o per il monoteismo, attribuiti ad Akhenaten. C’erano tante buone ragioni di grande importanza, come abbiamo visto, ieri e ancora oggi. Senza Akhenaten e la sua nuova capitale avremmo perso, a distanza di tanti millenni, una valida testimonianza sull’origine della misura e della Civiltà che, alla latitudine di 27° 45′ di Akhet-Aten, col cubito di 0,46169 metri all’origine di tutte le misure dell’antichità, collegava la Terra con il Cosmo.

Ma l’Egitto già da lungo tempo, con il cubito reale, basato su un sistema di misure settenario,  si era già avviato, con  questo sistema settenario invece che sessagesimale, verso la “modernità”, allontanandosì così dalla concezione del “Maat”, ed ormai non si poteva più tornare indietro. Il sistema settenario poi gradualmente porterà alla degenerazione delle misure ed alla babele dei piedi e cubiti fino a che il sistema metrico decimale inaugurò una nuova concezione della misura. Fu così che Akhenaten fu costretto ad abdicare ed a scappare e di lui non abbiamo saputo più niente, oltre alle tante leggende e teorie sulla sua esistenza.

Per concludere questo articolo, lungo più del solito, mi sembra però doveroso rigettare l’idea propagata, non solo con Akhenaten, che la religione egiziana fosse politeista. Se lo era, lo era alla stessa stregua con cui il mondo cristiano cattolico oggi venera la sterminata schiera di santi. Perchè fin dalle sue origini questa antica e nobile civiltà credeva in un Dio unico, immortale, omnisciente, onnipotente, invisibile, autogenerato, autoesistente, inscrutabile, origine del tutto ed Akhenaten anche in questo voleva solo ripristinare ciò che si stava dimenticando. Da Akhenaten ci sarebbero altri insegnamenti da ricavare ma li rimandiamo ad un’altra occasione.

Per una maggiore comprensione vedi il n. 23 sull’origine della misura e l’origine delle mitiche misure oltre PIEDI e CUBTI come ARTABA, STADIA, PINTA, SHEQEL, QEDET, CUBITO REALE, PIEDE E CUBITO ROMANO, TALENTO.

Vedi anche n, 33 “I fiori, i confini dell’Egitto e l’Intelligenza Divina” per i confini orientale e occidentale dell’Egitto.