Archivio per Porto

94 – GEORGE – ANIMA NOBILE

Posted in ARMONIA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on febbraio 21, 2012 by beautiful41

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George – Anima Nobile

George era un passeggiero di una nave da carico sulla quale si era imbarcato in Australia

…. continua ….

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91 – MARIA DI SINGAPORE

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Maria di Singapore

Maria era di stirpe nobile. La nobiltà di cui lei era intrisa derivava dalla bellezza della sua anima immortale fatta di valori naturali ed immateriali di Amore Universale della Civiltà. Maria manifestava la sua nobiltà d’animo in modo inconscio. Maria cioè era inconsapevole della bellezza ed attrattività della sua anima che gli occhi della gioventù non aiutavano a scoprire sotto il velo della sua figurina di cinese di Singapore, o della Malesia, tutta incentrata e racchiusa nei suoi occhi attenti, vivi e scintillanti dai quali sprizzava una ricchezza di spirito seducente e trascinante.

Maria era la capitana e Regina del suo “sampang”, una comune imbarcazione orientale, che lei conduceva con fare esperto manovrando un motore fuoribordo dal gambo lungo più del normale. Il suo sampang era attrezzato anche con un corto albero con una vela arrotolata, per eventuali casi di emergenza. Il suo equipaggio era composto di tante ragazze che si guadagnavano da vivere andando a vendere le coca-cola sulle navi mercantili all’ancoraggio nella rada di Singapore.

Singapore è la naturale porta dell’Oriente per tutte le navi da e per l’Occidente. Oltre che per operazioni di carico e scarico effettuate in porto, le navi vi si fermano all’ancoraggio per effettuare riparazioni, rifornimenti di combustibile, cambi dell’equipaggio, imbarco provviste, e simili.

Il mercantile, diretto in Oriente, era in oceano Indiano quando subì un’avaria grave al motore principale, per cui fu costretto a proseguire il viaggio a bassissima velocità fino a Singapore dove, all’ancoraggio, si iniziarono le riparazioni radicali, che durarono molti giorni, per la messa in efficienza dell’apparato di propulsione. Fu così che un giorno il sampang di Maria si affiancò sottobordo e tutto il suo equipaggio venne a far visita a quello del mercantile provocando una eccitazione ed una felicità per l’incontro con le Dee dell’Amore.

Maria era una osservatrice e rimase in disparte per molto tempo lasciando che la sua anima si avvicinasse e fosse catturata, o catturasse, quella del “chief mate” sempre indaffarato nel verificare e seguire le varie necessità della nave, finchè un giorno, non si sa bene come, i loro cuori si schiusero alla luce della loro naturale affinità e si lasciarono attrarre nella dimensione dell’amore senza fine. Maria, seguendo la natura della sua anima femminile, faceva di tutto per circondare il suo “chief” di tutte le premure che una donna innammorata può usare, e rimase sulla nave per tutta la sosta all’ancoraggio.

Non era una faccenda solo di cuore ma, forse perchè lo era già in partenza e finanche prima che si conoscessero, era una faccenda di anima. L’anima immortale ed infinita che decide i destini dei cuori e dell’evoluzione. La foschia della calura orientale che aleggiava sulla rada di Singapore si riempì così di queste forze cosmiche soprannaturali plasmando e scolpendo i sentimenti terreni di questo incontro quali valori immortali dell’amore dell’anima per l’eternità.

Naturalmente un bel giorno l’apparato di propulsione fu ripristinato ed il mercantile si apprestò a riprendere il suo viaggio. All’alba, mentre si virava a salpare l’ancora, il sampang di Maria al completo del suo equipaggio si staccò dalla nave e gradualmente scomparve nella nebbia soffice e sottile mattutina. Il mercantile era pieno di manufatti europei che dovevano essere scaricati in vari porti dell’Oriente, da Bangkok, a Hong Kong, a Manila e altri, ma ritornò varie volte a Singapore che era anche fulcro di trasporti inter-orientali.

Ma i successivi approdi a Singapore furono sempre ormeggi alla banchina del porto, pullulante di operatori, dove Maria non poteva o non osava accedervi tranne che per pochi minuti con il suo sampang accostato alla fiancata esterna della nave. Maria scrutava l’orizzonte continuamente cercando di scorgere la nave della sua anima gemella fra le centinaia che transitavano ed ogni volta che essa arrivava lei portava in segno del suo amore un piatto, opportunamente coperto, contenente riso e pollo cucinato da lei per il suo “chief mate”.

Il mercantile, dopo essersi riempito di tronchi di legno pregiato delle Filippine e del Borneo, di tabacco da Manila, di balle di caucciù della Malesia, intraprese il suo viaggio all’incontrario con materie prime verso l’Occidente, portando con sè il ricordo, l’anima, lo spirito e l’amore di Maria. Il suo amore però rimase per l’eternità ed il suo nome di Maria riverberò per tutti i mari e tutti gli oceani del mondo quando, incrociando altre navi della stessa società provenienti da Singapore, le comunicazioni a lampi di luce col sistema Morse trasmettevano sempre “M-A-R-I-A …T-I …S-A-L-U-T-A” ….. “M-A-R-I-A …T-I …A-S-P-E-T-T-A” ….. “M-A-R-I-A…” ……

L’amore di Maria era troppo forte ed andava ben oltre i sensi ed i sentimenti perchè era un amore dell’anima. L’amore e l’anima di Maria così, dopo aver aleggiato su tutta la Terra, trasmigrò nel divenire cosmico evolutivo per diventare compagna di viaggio del suo unico grande amore ed essere insieme a lui per l’eternità.

Da allora le parti si sono invertite. I poveri sono diventati ricchi ed i ricchi sono diventati poveri. I prodotti manufatti viaggiano da oriente verso occidente mentre da occidente verso oriente i containers sono per lo più vuoti. Singapore è talmente ricca che presta soldi agli Stati Uniti d’America. Nella rada di Singapore vi sono fino a mille navi all’ancoraggio ma non vi sono più i sampang di Maria che vanno a vendere le coca cola con il suo equipaggio dell’amore.

Ma, nelle notti terse e chiare, dal cielo stellato spesso si nota una stella che s’illumina a fasi alterne, come voler inviare dei segnali a lampi di luce col codice Morse. E’ Maria, che invia i suoi messaggi immortali d’amore e di felicità a tutti i componenti dell’Universo.

90 – SAMIR

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, SPIRITUALITA', TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 22, 2012 by beautiful41

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Samir

Samir era uno di quegli uomini che si esprimono con l’anima. I vestiti che gli uomini normalmente indossano e coi quali essi vengono riconosciuti e catalogati, di nazionalità, provenienza, cultura, religione e stato sociale, per gli uomini che si esprimono con l’anima perdono il loro significato e consistenza perchè annullati dalla luce dei valori eterni ed universali dell’anima che li pervade. Samir era un dirigente tuttofare del porto di Smirne, o Izmir, e organizava il lavoro e seguiva i rapporti con le autorità per tutte le navi straniere che vi scalavano.

Si abbracciarono e salutarono come sempre e, dal fondo del corridoio. Samir si voltò e disse “Arrivederci comandante!”.

La nave si apprestò alla partenza e verso la mezzanote lasciò la banchina dirigendo verso l’uscita dalla splendida baia di Smirne, tutta scintillante di luci della grande città. Dopo esser passata vicinissima a punta Yenikale, porta obbligata della baia, la nave aumentò la velocità procedendo verso il mare aperto dell’Egeo, dando pertanto il “finito attenzione in macchina”.

Il giovane clandestino fu scoperto dagli ufficiali di macchina mentre rientravano nei propri alloggi e il capitano ne fu immediatamente informato.

Era un giovane della Turchia orientale intrufolatosi a bordo durante le operazioni a Smirne. La nave era ancora in acque territoriali turche per cui il capitano telefonò a Samir informandolo che era sua intenzione ritornare a Smirne per restituire il clandestino. Alle tre di notte Samir stava dormendo e rispose con la voce tipica di chi è stato appena svegliato.

Samir aveva subito in precedenza un intervento al cuore e quindi doveva cercare di condurre uno stile di vita moderato e senza eccessi. Questa sveglia in piena notte andava contro questa regola. La nave era già stata ufficialmente “spedita”, come si dice in gergo, e Samir avrebbe potuto benissimo dire al capitano di fare quello che più riteneva opportuno ritornando a Smirne chiedendo, via canali ufficiali, una nuova autorizzazione all’entrata in porto per un nuovo rilascio di “libera pratica” e quindi chiedere di restituire il clandestino. Ma in tal caso la nave avrebbe perso una buona giornata.

Ma Samir era un uomo dell’anima, sempre sorridente e ben disposto verso il proprio simile, chiunque fosse. Ed il capitano suo amico stava in difficoltà con il clandestino. Per questo tipo di uomini dell’anima valgono solo le regole di umanità immortali della Civiltà, quali solidarietà, rispetto, condivisione, armonia, amore, mentre le regole burocratiche amorfe di leggi, regolamenti, istituzioni, “implementazioni”, “conformità” o “non conformità”, eccetera, vengono infinitamente dopo, avendo solo valore indicativo generale. Samir chiese al capitano di ricontattarlo dopo alcuni minuti allorchè, dopo aver tirato dal letto a sua volta tutte le autorità interessate, comunicò alla nave di essere pronto per l’operazione.

La nave accostò e ritornò indietro a Smirne ove Samir era in attesa con tutte le autorità su un motoscafo che andò incontro alla nave al centro della baia ove il clandestino fu riconsegnato al suo Paese. Fu così che, verso le 06.00, l’operazione si concluse e la nave potè ripartire per la sua destinazione avendo perso solo circa 6 ore.

In un successivo ritorno a Smirne il capitano seppe che il clandestino aveva poi trovato lavoro come lavapiatti in uno dei tanti ristoranti della città e pensò che, forse, anche in quel caso c’era stato lo zampino di Samir.

Questa operazione di riconsegna di clandestini si era verificata in altri Paesi con modalità e circostanze diverse ma mai con lo spirito dei valori umani di Samir.

Samir era molto contento che la Turchia stesse per essere accettata e stesse per entrare nel consesso dell’Europa Unita. Ma le cose purtroppo hanno preso un’altra piega. Peccato. Samir avrebbe arricchito sicuramente il consesso europeo governato da balordi che, oltre alle “implementazioni”, “conformità” o “non conformità”, sanno ben poco dei valori umani della Civiltà.

79 – FOLLIE – INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – FLASH

Posted in ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, FOLLIE, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 24, 2011 by beautiful41

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Questa è una follia nel senso che negli scorsi decenni si è diffusa in Italia, e solamente in Italia, la convinzione che l’esposizione dell’uomo a forti fasci di onde elettromagnetiche, provenienti da qualsiasi antenna trasmittente segnali radio, televisivi, radar, e simili, sia dannosa per la salute, se non addirittura cancerogena, pericolosa e mortale. Il tam-tam mediatico ha diffuso subito questa notizia che in breve è diventata un dato acquisito a tal punto che vari organi legislativi e vari tribunali del Paese hanno emanato direttive e leggi per la condannna e punizione di chiunque procuri un tale inquinamento elettromagnetico, considerato quindi un reato.

Stamane in pubblica TV, Rai Uno Mattina, un imprenditore dell’industria delle telecomunicazioni di una regione del Centro Italia ha testimoniato come sia stato costretto a chiudere la sua fabbrica, cessando la sua attività e licenziando circa 1500 persone, finendo lui stesso sul lastrico, preda dei debiti, banche e sequestri, perchè la sua Regione aveva emanato le citate norme contro l’inquinamento elettromagnetico, contro altre disposizioni vigenti a carattere Nazionale ed al di sopra, quindi, delle Regioni.

Ora, prima di andare oltre, è meglio chiarire subito che le dette convinzioni, credenze, tabù, norme e disposizioni fatte proprie da organi dell’Amministrazione dello Stato, sono dei palloni enormi, delle bufale colossali, dei veri e propri credi in asini che volano che certamente non ci fanno onore. Oltre ai danni morali e materiali che queste errate convinzioni comportano, esse allontanano il nostro caro e già tanto infangato Paese verso angoli e condizioni di arretratezza culturale e di ridicolo.

Circa 10 anni addietro una singola nave entrava in un porto italiano con il radar acceso e la sua antenna roteante, come normalmente si usa. Il pilota, imbarcato poco fuori del porto, appena entrato in plancia comunicò al capitano che bisognave spegnere subito il radar per conformarsi ad una disposizione dell’Autorità Marittima relativa al pericolo del detto inquinamento da onde elettromagnetiche. Il radar fu spento ma il capitano non potè fare a meno di domandarsi in che razza di mondo gli fosse capitato di nascere e di approdare di tanto in tanto con la sua nave.

Il capitano aveva passato una vita esposto ai fasci di onde elettromagnetiche provenienti dalla sua e altre navi ed era ancora in buona salute.

La nave era proveniente da porti del Nord Europa, del Nord America, del Giappone e Singapore, zone nelle quali confluiscono centinaia e centinaia di navi in un qualsiasi momento ed in spazi a volte molto ristretti. Solo a Singapore, nello Stretto di Malacca, si contavano circa mille navi all’ancora e tutte con il radar acceso per tenere sotto controllo la ridottissima distanza dalle altre navi circostanti. Oltre alle navi in porto e quelle in transito. E senza contare pescherecci ed altre imbarcazioni più piccole. Ciò creava un vero “maelstrom” gigantesco di fasci di onde elettromagnetiche.

In Nord Europa la nebbia la fa da padrone e la visibilità viene misurata e diramata dai bollettini meteomarini in metri. Previsioni per oggi visibiluità 500 metri. Domani 1000 metri. Eccetera. 1000 metri sono considerati una “buona” visibilità. Una nave può arrivare pertanto e spesso fino all’attracco finale solo se ha un radar funzionante. Migliaia di case ed abitanti, assieme a mucche da latte ed altri animali da allevamento, sulle sponde dei fiumi ove transitano centinaia di navi continuamente sono bombardate da infiniti fasci di onde elettromagnetiche di tutti i tipi. Ma nessuno pensa, osa, o si azzarda, nè ha mai pensato, osato, o si è azzardato a reclamare per danni da onde elettromagnetiche pretendendo l’arresto di centinaia di radars.

Purtroppo questa è la nostra follia, la follia del Paese Italia, che, assieme a tante altre follie descritte in questo blog, crea la spinta e la motivazione per i Cittadini della Terra, i Rivoluzionari del Terzo Millennio, a manifestare pacificamente e spontaneamente il prossimo 22 Dicembre, giorno del Solstizio Invernale, in tutte le città italiane e del mondo, al fine di determinare da noi stessi il nostro destino, come descritto all’articolo n. 76.

69 – ITALIA, RAGIONE E SECESSIONE – SUICIDIO DI UNO STATO

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Un uomo si è suicidato gettandosi dal settimo piano. Morto sul colpo. Chi era costui??? Dalla tasca della giacca spunta la sua carta d’identità dove sta scritto “Amministrazione dello Stato Italiano, nato a Torino il 17 Marzo 1861”.

In questo periodo si parla molto di Secessione, portata avanti dal partito leghista, mentre vari “opinionisti”, anche autorevoli, e per lo più del nord, sembrano appoggiare una insofferenza verso il Sud e le sue malefatte. Questo blog ritiene che, come per altre faccende contemporanee, ci sia molto bla bla bla che, alimentato dai tanti mezzi di comunicazione, stia portando alla scomparizione di quel poco di cervello rimasto, se ce n’è rimasto, nella “dirigenza” di questo Paese.

Vediamo pertanto di cercare di fare un pò di luce sull’argomento al fine di poter meglio dare dei giudizi pacati in occasione del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, in virtù della Ragione più che del campanilismo emotivo da stadio che si è diffuso in questi anni. Nord contro Sud e Secessione.

Moltissimo si è detto durante tutto l’ultimo secolo, il XXmo, sulla “questione meridionale” e propagato a tutto il mondo con tutti i mezzi di informazioni possibili, oltre che nelle scuole e nelle università e con dotte lezioni di professori colti, vertente su una proclamata “arretratezza” dell’Italia Meridionale prima e dopo il fatidico 1861. Come tanti altri lavaggi del cervello fatti all’uomo nel campo della scienza, della storiografia e della religione e descritti in questo blog, anche nel campo dell’Unità Italiana si è avuto paura della verità e si è propagata una visione distorta o falsa dei fatti reali occorsi. Oggi non solo gli italiani, ma anche gli abitanti della Terra del Fuoco sanno che il Nord è ed è sempre stato progredito mentre il Sud è ed è stato sempre arretrato.

Negli scorsi anni però vari studiosi sono andati a curiosare negli archivi delle storie passate ed hanno portato alla luce un panorama ed una realtà dimenticata, ma sempre più confermata da più parti, che è esattamente il contrario di quella finora sbandierata e strombazzata ai quattro venti. Il tanto disprezzato ed arretrato Sud del Regno delle due Sicilie era, ai tempi dell’unificazione, uno degli Stati più ricchi e progrediti d’Europa. Il Regno dei Savoia, al confronto, era ad un livello molto inferiore in tutti i settori dello stato. E fu proprio questa sua arretratezza, forse, fra le cause che furono lo sprone, agendo da deterrente, verso l’unificazione e l’emancipazione che fu in pratica basata sul ladrocinio degli altri Stati.

Fermo restando la grande o grandissima analfebetizzazione delle popolazioni delle campagne e delle periferie, non così era nei grandi centri urbani ove il Sud era all’avanguardia, anche col metro di oggi, fra le Nazioni della Terra. Prima Costituzione!! Prime banche e primi assegni!! Con 450 milioni di monete di argento e oro circolanti la richhezza monetaria del Sud era da sola più del doppio di quella di tutti gli altri Stati d’Italia messi assieme mentre nel Regno di Savoia gli scambi avvenivano con carta straccia senza nessun valore!! Il più industrializzato con la prima locomotiva, prima ferrovia, primo ponte sospeso, primo impianto di illuminazione urbano, primo Paese con acqua corrente, maggior costruttore di navi con la più grande flotta mercantile d’Europa dopo quella inglese e con la prima nave a vapore del mediterraneo, primo sistema pensionistico, primo telegrafo sottomarino, prima galleria, primo sistema di fari moderni, e tanti altri “primi”!!!

Senza contare la richhezza della vita culturale e nel mondo del teatro, dello spettacolo, delle arti e della musica e delle canzoni, settori nei quali il Sud certamente era all’avanguardia assoluta nel mondo. Il teatro San Carlo ne è una testimonianza essendo il più antico teatro operante di tutta Europa e costruito nel settecento.

Ma da dove traeva il Sud tutta questa ricchezza??? Tutta questa ricchezza era tratta da uno spirito imprenditoriale formatosi nei secoli, da un importante e antico centro universitario (l’università Federico Secondo), da un vasto territorio, da una tassazione bassissima (forse la più bassa d’Europa) del 2% circa, dai traffici marittimi sfruttando la posizione geografica al centro del Mediterraneo, da un’amministrazione finanziaria impeccabile, e da un numero di impiegati pubblici che era la metà di quelli del Regno di Savoia.

Tutto ciò è svanito come piuma al vento o come neve al Sole, nel giro di pochi anni dall’unificazione d’Italia, dando luogo, con l’inizio delle alte tassazioni e tante altre rapine, ad uno dei più massicci flussi emigratori della storia. Ecco perchè dovunque andiamo nel mondo sentiamo cantare “O’ Sole mio” e tante altre canzoni napoletane molte delle quali resteranno immortali.

In poco tempo la situazione si è capovolta. I primi sono diventati gli ultimi e gli ultimi sono diventati i primi. Per giustificare questo nuovo panorama ci si è inventata la “questione meridionale” per la “storica” arretratezza del Sud, nascondendo la realtà. Generazioni di italiani sono nate, cresciute e morte con questi pregiudizi, fra le quali quella di Giovanni Agnelli che ironizzava sulla “Magna Grecia” senza sapere che quando l’industria del Sud primeggiava il suo originario Regno Sabaudo era arretrato tanto da non potersi paragonare al Regno delle due Sicilie. Ancora pochi anni addietro “Ricciardetto” scriveva su Epoca che i napoletani erano dei “pezzenti” o con altri simili termini dispregiativi e basati sulle convinzioni ignoranti dei detti pregiudizi.

Come successo a Cleopatra, infangata e mai riconosciutale l’onore ed il merito di aver fornito a Cesare le conoscenze egiziane per l’istituzione dell’attuale moderno calendario universale, così è successo al “meridione”.

Questo era il passato. Vediamo ora il presente e possibilmente il futuro.

L’esistenza di una Nazione necessita dei seguenti requisiti:

– Dei confini sicuri, precisi e possibilmente naturali (mare, fiumi, montagne).

– Una sola lingua. La lingua è il cemento delle Nazioni.

– Un sentimento di un comune sentire nazionale.

– Una amministrazione degna di tale nome.

I primi due punti si conformano in pieno ai detti requisiti, con le Alpi ed il mare confini naturali già dai tempi di Roma antica, e con la lingua italiana che si è imposta da Nord a Sud. Il terzo punto del sentimento comune, già iniziato col Risorgimento al Nord ed al Sud, esso si è poi consolidato in questi 150 anni con milioni di amori e matrimoni che, pur se per qualcuno non contano, valgono eccome per la Nazione! Quella che è venuta meno pertanto è il quarto punto dell’amministrazione dello Stato, un’amministrazione balorda e non all’altezza di una Nazione già dall’inizio. Le parentesi dell’epoca coloniale, dell’epoca mussoliniana e delle due guerre mondiali hanno solo oscurato temporaneamente gli errati concetti dellìamministrazione italiana. Ma essi, questi errati concetti, sono venuti prepotentemente alla luce durante questi primi 60 anni di “normalità” dell’Italia.

Questi errati concetti possono essere sintetizzati con: alta tassazione – poca attenzione per l’inprenditoria in genere – rifiuto o incapacità a riconoscere l’Italia come naturale porta d’ingresso dell’Europa – rifiuto o incapacità a riconoscere la centralità nel Mediterraneo – abbandono del Paese a mafie, criminalità e corruzioni cresciute a dismisura negli ultimi 60 anni – enorme aumento dell’apparato burocratico con regioni e servizi assimilati – progressiva scomparsa dell’apparato produttivo che potesse supportare questi lussi. Questo è il presente.

Questa mentalità provinciale e da cocuzzolo di montagna dell’amministrazione pubblica italiana è ben rappresentata da un loquace ed anziano tassista genovese che, qualche anno fa, alla notizia che vi sono porti in Nord Europa con un traffico di cento navi al giorno che entrano e cento che escono, memore dell’antica tradizione del porto di Genova quale naturale porta dell’Europa, all’improvviso piombò in un triste silenzio mentre il suo taxi era diretto al nuovo Acquario della città, costruito al centro del vecchio glorioso porto!!. Era questa la nuova ricchezza nazionale, i delfini e gli squali da circo equestre!!!! Non a caso oggi il Paese Italia non ha neanche un porto moderno degno di questo nome e la ricchezza derivante dalla posizione geografica di porta naturale d’Europa è svanita per sempre.

Ed il futuro qual’è??? Il futuro sta nella crescita dell’economia e dell’apparato produttivo del Paese ma per poter ciò realizzare occore diminuire drasticamente il peso enorme dell’amministrazione pubblica abolendo regioni e province e lasciando solo un parlamento centrale molto snello, ed i comuni, al fine di ridurre la tassazione per i cittadini a circa il 2%. Il Regno delle due Sicilie è un esempio, ancora oggi, di come un Paese moderno possa prosperare e produrre ricchezza reale. La bassissima tassazione automaticamente fa scomparire mafie, criminalità e corruzioni dato che non ci sarà più denaro pubblico da rubare. Queste criminalità non si combattono con più polizie, carceri e tribunali, ma si combattono eliminando la fonte del loro enorme arricchimento: la corruzione ed il pubblico denaro.

In caso contrario il Paese non potrà non affondare malamente, trascinato giù da in’amministrazione dello Stato predatoria e incapace dove gli stessi burocrati si sono definiti come “quelli delle quattro S”, sedia, scrivania, scorta e stipendio. E che stipendi!! Vacanze, quattro telefonini, giganteschi SUV, grandi privilegi, tutto sulle spalle dei cittadini e di un’economia che naturalmente così non potrà mai crescere. Un’amministrazione dello Stato che, dopo 150 anni di Unità, ha mostrato chiaramente che è stata essa stessa la causa del declino.

Ma l’amministrazione dello Stato non si era suicidata gettandosi dal settimo piano??? Purtroppo no. Era solo l’auspicio iniziale di questo articolo. Essa è viva e vegeta e mangia, mangia, mangia, continuando a fare danni, e piuttosto porterà al suicidio i cittadini e lo Stato Italiano nella sua totalità.

A tutti i balordi incompetenti che hanno governato e governano ancora l’Italia unificata in questi 150 anni l’Amministrazione Pubblica del Regno del Sud, delle due Sicilie, ha finanche lasciato la ricetta di come si governano le finanze e l’economia di una Nazione allora come oggi ed in ogni tempo. “””LE RISORSE FINANZIARIE DELLO STATO NON BISOGNA CERCARLE NE’ NEL DEBITO , NE’ NEI NUOVI TRIBUTI, MA ESCLUSIVAMENTE NELL’ORDINE E NELL’ECONOMIA (nel senso di risparmio), PERCHE’ VERAMENTE IL MIGLIOR GOVERNO E’ QUELLO CHE COSTA MENO.””” Giacomo Savarese, Ministro delle Finanze ed Economia del Regno delle due Sicilie al momento dell’Unificazione.

Lo stato impeccabile delle finanze del Regno del Sud fu confermato da Vittorio Sacchi, nel 1861, inviato dal Regno d’Italia a dirigere le finanze napoletane: “””NEI DIVERSI RAMI DELL’AMMINISTRAZIONE DELLE FINANZE NAPOLETANE SI TROVANO TALI CAPACITA’ DI CUI SI SAREBBE ONORATO OGNI PIU’ ILLUMINATO GOVERNO”””.   

E la Secessione che c’entra??? La Secessione è solo un abbaglio di chi, forse per puro campanilismo, non sapendo nè leggere e nè scrivere e non conoscendo nè la storia e nè la geografia non sa niente della predazione di tutte le ricchezze trafugate al Sud e trasportate al Nord. Ed essa, la Secessione, se avverrà, avverrà solo per l’incapacità dell’Amministrazione dello Statp Italiano ad operare nella sobrietà e lungimiranza.

64 – LA DONNA AMERICANA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , on agosto 26, 2011 by beautiful41

La Donna Americana incute rispetto, terrore e paura e, quando innammorata, non ama le mezze misure e si dà totalmente, incurante delle conseguenze. E’ una vera leonessa, combattiva e seducente, che, oltre ad incutere timore, è senza dubbio anche ammirevole per la sua determinazione a dominare l’Universo e l’Uomo come una vera Regina, e come ad una vera Regina ciò si addice ed è dovuto. Il suo motto potrebbe essere “Tutto o Niente”.

Gli uomini americani conoscono queste caratteristiche delle loro connazionali e, da buoni cow-boys, scappano continuamente da una parte all’altra del loro Paese forse nella vana ricerca di un pò di respiro e di riflessioni per cercare di evitare il dominio totale delle leonesse delle quali essi sentono costantemente il fiato sul collo. E sanno di non avere scampo dal “Tutto o Niente”. Essi sono salvati, anche se non sempre, dal senso dell’umorismo, diverso da quello più aristocratico inglese, che manifestano con occhiate o smorfie molto espressive, irrobustite da un ottimismo innato tipico dei pionieri. Il loro motto potrebbe essere “Finchè c’è Vita c’è Speranza”.

Sembra che queste reciproche qualità della Donna e dell’Uomo Americani conducano entrambi ad una forma di esterofilia strisciante in fatto di relazioni amorose. Entrambi, quando possono, sono convinti di trovare nel partner europeo, o assimilato, quello di cui necessitavano disperatamente. Il caso forse più noto è stato quello di Jacky Kennedy quando sposò Aristotele Onassis mentre nel versante opposto ancora risuonano nelle orecchie di un amico le parole di una confidenza fattagli da un professionista americano: “Mai più sposerò un’Americana bianca!”. Quest’ultimo era in procinto di partire alla ricerca di una nuova sposa in un altro Paese.

Questo rispetto, ammirazione e terrore degli americani verso le loro leonesse è meravigliosamente espresso nelle denominazioni dei cicloni americani con nomi di Donna. Per quanto i cicloni vengano denominati alternativamente anche con nomi di uomini, nell’immaginario collettivo un nome di Donna è di gran lunga più potente del nome di un uomo nell’evocare forze sovrumane invincibili ed apocalittiche. L’ultimo di essi che rimarrà nella memoria di tutti gli abitanti della Terra è Katrina, il ciclone che distrusse New Orleans. E nello stesso immaginario dell’uomo americano il nome di Irene che ora minaccia New York non promette niente di buono.

Ma il grande potere deterrente e grandioso della Donna Americana è forse la conquista di tante professioni una volta praticate esclusivamente da uomini. Fra esse niente può descrivere meglio questo merito della Donna americana come il salire da sola, in qualità di “pilota”, su una scaletta di corda, chiamata “biscaglina”, in piena notte, in mezzo al mare a dieci miglia dalla costa, su una nave oscura gigantesca straniera con un equipaggio di soli uomini operanti in notturno per evitare di essere abbagliati, per poterla condurre in sicurezza, fra i bassifondi ed i canali, nel porto. Il tutto con la massima disinvoltura, tranquillità, umiltà e finanche femminilità!

Questa Donna Americana, nonostante i suoi difficili rapporti con gli uomini suoi connazionali, fa onore e gloria al Suo Paese, gli Stati Uniti d’America, ed è vanto, esempio ed ammirazione per tutte le Donne del mondo e per l’umanità intera.

Quest’articolo pertanto è un omaggio all’intraprendenza e dedizione della Donna Americana.