Archivio per Tassazione

73 – IL DILUVIO UNIVERSALE

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on ottobre 24, 2011 by beautiful41

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Dagli studi scientifici del genoma umano abbiamo saputo che tutti i DNA di tutti gli uomini del pianeta mostrano che nell’antichità si sono verificati non uno, ma più “bottlenecks” o “colli di bottiglia”. Ciò significa che non una, ma più volte, nel passato, l’uomo ha fronteggiato una quasi completa estinzione dalla quale solo pochi sopravvisuti si sono salvati andando a ripopolare ogni volta abbondantemente la Terra.

La storia biblica dell’Arca di Noè si è quindi ripetuta più volte. E questo lo dice la scienza, e non la Bibbia!! Si può presumere quindi che ogni volta questa storia, che è reale e non immaginaria, si sia verificata con elementi diversi: con l’acqua, col fuoco o alte temperature, col freddo o basse temperature, con malattie o epidemie, eccetera. Ogni volta c’è stato un piccolo numero di sopravvisuti a queste catastrofi planetarie dei quali la Bibbia ci ha trasmesso la conoscenza di solo uno di essi.

E’ mai possibile che questa storia si ripeta con elementi diversi da quelli citati??? Sembra proprio di sì e l’elemento nuovo che potrebbe dare il via alla catastrofe è proprio la crisi economica in corso. I governanti delle Nazioni fanno di tutto per occultare questa realtà per evitare grandi paure, ma i fatti che si accumulano sembrano sempre più sconvolgenti e giganteschi. Vediamo di descrivere quindi cosa bolle veramente in pentola.

Dal New York Times abbiamo saputo che una banca belga, la Dexia di Bruxelles, è fallita ben due volte. La prima volta all’inizio della crisi, nel 2008, e la seconda volta pochi o alcuni giorni addietro. La prima volta fu risuscitata nel mezzo del frastuono generale legato alla Lehman Brothers americana. ma senza rendersi ben conto di che cosa ci fosse sotto. Questa seconda volta però, anche se ufficialmente ancora salvata dai governanti e dalla banca europei, il suo salvataggio ha portato in superficie una nuova sconvolgente verità di cui finora si sospettava solo molto vagamente l’esistenza.

Questa nuova realtà venuta in superficie con la banca Dexia è concettualmente piuttosto semplice da capire ed è che più o meno tutte le banche europee, nel concedere nel passato i tanti prestiti e “finanziamenti” ai loro clienti, si sono indebitate a catena con altre banche europee ed extra europee, confidando in una crescita continua. Complessivamente questa immensa quantità di debiti e crediti avvolge come un groviglio pressocchè tutto il pianeta e principalmente nella sua parte occidentale.

Venendo a mancare la crescita continua, come per il passato fino al 2008, adesso le banche rischiano il collasso a catena perchè i loro clienti, a cui erano stati concessi prestiti e finanziamenti, non sono più in grado di restituire quanto dovuto. Insomma quanto successo a breve termine con il collasso dei mutui sulle case si sta ripetendo, come un’onda lunga, sul cuore dell’economia globale. Per quanto sia difficile sapere a quanto ammontino tali insolvenze perchè ciascuna banca cerca di mantenere riservati i propri dati contabili, il New York Times stima che, oltre alle misure già messe in atto dai vari governi per affrontare la crisi, occorrerebbero ancora circa 4 “Trilioni” di dollarri per fronteggiare questa nuova realtà.

Ora 4 “Trilioni” sono solo una stima di dati difficili da quantificare, potrebbero cioè essere molti di più. Ma, attenendoci a questa stima, vediamo di vedere ciò cosa significa. I milioni sono milioni, cioè cifre a sei zeri; i “billions” sono miliardi, cioè cifre a 9 zeri; i “trillions” o trilioni sono migliaia di miliardi, cioè cifre a 12 zeri. Già la testa comincia a farsi prendere dalle vertigini!! Considerando il numero degli abitanti dell’Europa 300 milioni, incluso bambini e neonati, e considerando euro uguale dollaro, questi 4 “trilioni” fanno circa 15000 euro a testa. Considerando il numero degli adulti 200 milioni, solo circa il 20% di essi potrà considerarsi benestante o ricco da poter sopportare il peso del salvataggio delle banche. Ciascuno di questi 40 milioni di europei dovrebbe cioè pagare 100.000, centomila, euro a testa.

Ed appare logico pensare che i 4 “trilioni” di oggi potrebbero diventare 40 “trilioni” se la tanto auspicata e attesa crescita dovesse riprendersi fra 10 anni, portando il costo del salvataggio ad un milione di euro a testa per ciascuno dei 40 milioni di cittadini europei che se lo possono permettere. Appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di Diluvio Universale incombente su di noi. E, come per le precedenti catastrofi, si fa di tutto per mettere la testa sotto la sabbia e far finta che tutto ciò non esista. Prova di questa follia ne sono i nostri governanti che continuano a fare sfoggio dei loro smaglianti sorrisi in mezzo a tanta distruzione.

Si può fare qualcosa per salvare il salvabile??? Sì, forse si potrebbe, se si trovasse il coraggio di disconoscere i paradisi fiscali, dichiarando illegale la loro esistenza, e contemporaneamente e gradualmente, ma rapidamente, abbassare la tassazione generale per il lavoro, le imprese ed i cittadini ad un più fisiologico 2% totale, come nel ricco Sud dell’Italia prima dell’Unità, come nella ricca Svizzera, e come in altri Paesi similari. Assieme a tanti altri provvedimenti di cui potremo parlare nei prossimi articoli.

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69 – ITALIA, RAGIONE E SECESSIONE – SUICIDIO DI UNO STATO

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Un uomo si è suicidato gettandosi dal settimo piano. Morto sul colpo. Chi era costui??? Dalla tasca della giacca spunta la sua carta d’identità dove sta scritto “Amministrazione dello Stato Italiano, nato a Torino il 17 Marzo 1861”.

In questo periodo si parla molto di Secessione, portata avanti dal partito leghista, mentre vari “opinionisti”, anche autorevoli, e per lo più del nord, sembrano appoggiare una insofferenza verso il Sud e le sue malefatte. Questo blog ritiene che, come per altre faccende contemporanee, ci sia molto bla bla bla che, alimentato dai tanti mezzi di comunicazione, stia portando alla scomparizione di quel poco di cervello rimasto, se ce n’è rimasto, nella “dirigenza” di questo Paese.

Vediamo pertanto di cercare di fare un pò di luce sull’argomento al fine di poter meglio dare dei giudizi pacati in occasione del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, in virtù della Ragione più che del campanilismo emotivo da stadio che si è diffuso in questi anni. Nord contro Sud e Secessione.

Moltissimo si è detto durante tutto l’ultimo secolo, il XXmo, sulla “questione meridionale” e propagato a tutto il mondo con tutti i mezzi di informazioni possibili, oltre che nelle scuole e nelle università e con dotte lezioni di professori colti, vertente su una proclamata “arretratezza” dell’Italia Meridionale prima e dopo il fatidico 1861. Come tanti altri lavaggi del cervello fatti all’uomo nel campo della scienza, della storiografia e della religione e descritti in questo blog, anche nel campo dell’Unità Italiana si è avuto paura della verità e si è propagata una visione distorta o falsa dei fatti reali occorsi. Oggi non solo gli italiani, ma anche gli abitanti della Terra del Fuoco sanno che il Nord è ed è sempre stato progredito mentre il Sud è ed è stato sempre arretrato.

Negli scorsi anni però vari studiosi sono andati a curiosare negli archivi delle storie passate ed hanno portato alla luce un panorama ed una realtà dimenticata, ma sempre più confermata da più parti, che è esattamente il contrario di quella finora sbandierata e strombazzata ai quattro venti. Il tanto disprezzato ed arretrato Sud del Regno delle due Sicilie era, ai tempi dell’unificazione, uno degli Stati più ricchi e progrediti d’Europa. Il Regno dei Savoia, al confronto, era ad un livello molto inferiore in tutti i settori dello stato. E fu proprio questa sua arretratezza, forse, fra le cause che furono lo sprone, agendo da deterrente, verso l’unificazione e l’emancipazione che fu in pratica basata sul ladrocinio degli altri Stati.

Fermo restando la grande o grandissima analfebetizzazione delle popolazioni delle campagne e delle periferie, non così era nei grandi centri urbani ove il Sud era all’avanguardia, anche col metro di oggi, fra le Nazioni della Terra. Prima Costituzione!! Prime banche e primi assegni!! Con 450 milioni di monete di argento e oro circolanti la richhezza monetaria del Sud era da sola più del doppio di quella di tutti gli altri Stati d’Italia messi assieme mentre nel Regno di Savoia gli scambi avvenivano con carta straccia senza nessun valore!! Il più industrializzato con la prima locomotiva, prima ferrovia, primo ponte sospeso, primo impianto di illuminazione urbano, primo Paese con acqua corrente, maggior costruttore di navi con la più grande flotta mercantile d’Europa dopo quella inglese e con la prima nave a vapore del mediterraneo, primo sistema pensionistico, primo telegrafo sottomarino, prima galleria, primo sistema di fari moderni, e tanti altri “primi”!!!

Senza contare la richhezza della vita culturale e nel mondo del teatro, dello spettacolo, delle arti e della musica e delle canzoni, settori nei quali il Sud certamente era all’avanguardia assoluta nel mondo. Il teatro San Carlo ne è una testimonianza essendo il più antico teatro operante di tutta Europa e costruito nel settecento.

Ma da dove traeva il Sud tutta questa ricchezza??? Tutta questa ricchezza era tratta da uno spirito imprenditoriale formatosi nei secoli, da un importante e antico centro universitario (l’università Federico Secondo), da un vasto territorio, da una tassazione bassissima (forse la più bassa d’Europa) del 2% circa, dai traffici marittimi sfruttando la posizione geografica al centro del Mediterraneo, da un’amministrazione finanziaria impeccabile, e da un numero di impiegati pubblici che era la metà di quelli del Regno di Savoia.

Tutto ciò è svanito come piuma al vento o come neve al Sole, nel giro di pochi anni dall’unificazione d’Italia, dando luogo, con l’inizio delle alte tassazioni e tante altre rapine, ad uno dei più massicci flussi emigratori della storia. Ecco perchè dovunque andiamo nel mondo sentiamo cantare “O’ Sole mio” e tante altre canzoni napoletane molte delle quali resteranno immortali.

In poco tempo la situazione si è capovolta. I primi sono diventati gli ultimi e gli ultimi sono diventati i primi. Per giustificare questo nuovo panorama ci si è inventata la “questione meridionale” per la “storica” arretratezza del Sud, nascondendo la realtà. Generazioni di italiani sono nate, cresciute e morte con questi pregiudizi, fra le quali quella di Giovanni Agnelli che ironizzava sulla “Magna Grecia” senza sapere che quando l’industria del Sud primeggiava il suo originario Regno Sabaudo era arretrato tanto da non potersi paragonare al Regno delle due Sicilie. Ancora pochi anni addietro “Ricciardetto” scriveva su Epoca che i napoletani erano dei “pezzenti” o con altri simili termini dispregiativi e basati sulle convinzioni ignoranti dei detti pregiudizi.

Come successo a Cleopatra, infangata e mai riconosciutale l’onore ed il merito di aver fornito a Cesare le conoscenze egiziane per l’istituzione dell’attuale moderno calendario universale, così è successo al “meridione”.

Questo era il passato. Vediamo ora il presente e possibilmente il futuro.

L’esistenza di una Nazione necessita dei seguenti requisiti:

– Dei confini sicuri, precisi e possibilmente naturali (mare, fiumi, montagne).

– Una sola lingua. La lingua è il cemento delle Nazioni.

– Un sentimento di un comune sentire nazionale.

– Una amministrazione degna di tale nome.

I primi due punti si conformano in pieno ai detti requisiti, con le Alpi ed il mare confini naturali già dai tempi di Roma antica, e con la lingua italiana che si è imposta da Nord a Sud. Il terzo punto del sentimento comune, già iniziato col Risorgimento al Nord ed al Sud, esso si è poi consolidato in questi 150 anni con milioni di amori e matrimoni che, pur se per qualcuno non contano, valgono eccome per la Nazione! Quella che è venuta meno pertanto è il quarto punto dell’amministrazione dello Stato, un’amministrazione balorda e non all’altezza di una Nazione già dall’inizio. Le parentesi dell’epoca coloniale, dell’epoca mussoliniana e delle due guerre mondiali hanno solo oscurato temporaneamente gli errati concetti dellìamministrazione italiana. Ma essi, questi errati concetti, sono venuti prepotentemente alla luce durante questi primi 60 anni di “normalità” dell’Italia.

Questi errati concetti possono essere sintetizzati con: alta tassazione – poca attenzione per l’inprenditoria in genere – rifiuto o incapacità a riconoscere l’Italia come naturale porta d’ingresso dell’Europa – rifiuto o incapacità a riconoscere la centralità nel Mediterraneo – abbandono del Paese a mafie, criminalità e corruzioni cresciute a dismisura negli ultimi 60 anni – enorme aumento dell’apparato burocratico con regioni e servizi assimilati – progressiva scomparsa dell’apparato produttivo che potesse supportare questi lussi. Questo è il presente.

Questa mentalità provinciale e da cocuzzolo di montagna dell’amministrazione pubblica italiana è ben rappresentata da un loquace ed anziano tassista genovese che, qualche anno fa, alla notizia che vi sono porti in Nord Europa con un traffico di cento navi al giorno che entrano e cento che escono, memore dell’antica tradizione del porto di Genova quale naturale porta dell’Europa, all’improvviso piombò in un triste silenzio mentre il suo taxi era diretto al nuovo Acquario della città, costruito al centro del vecchio glorioso porto!!. Era questa la nuova ricchezza nazionale, i delfini e gli squali da circo equestre!!!! Non a caso oggi il Paese Italia non ha neanche un porto moderno degno di questo nome e la ricchezza derivante dalla posizione geografica di porta naturale d’Europa è svanita per sempre.

Ed il futuro qual’è??? Il futuro sta nella crescita dell’economia e dell’apparato produttivo del Paese ma per poter ciò realizzare occore diminuire drasticamente il peso enorme dell’amministrazione pubblica abolendo regioni e province e lasciando solo un parlamento centrale molto snello, ed i comuni, al fine di ridurre la tassazione per i cittadini a circa il 2%. Il Regno delle due Sicilie è un esempio, ancora oggi, di come un Paese moderno possa prosperare e produrre ricchezza reale. La bassissima tassazione automaticamente fa scomparire mafie, criminalità e corruzioni dato che non ci sarà più denaro pubblico da rubare. Queste criminalità non si combattono con più polizie, carceri e tribunali, ma si combattono eliminando la fonte del loro enorme arricchimento: la corruzione ed il pubblico denaro.

In caso contrario il Paese non potrà non affondare malamente, trascinato giù da in’amministrazione dello Stato predatoria e incapace dove gli stessi burocrati si sono definiti come “quelli delle quattro S”, sedia, scrivania, scorta e stipendio. E che stipendi!! Vacanze, quattro telefonini, giganteschi SUV, grandi privilegi, tutto sulle spalle dei cittadini e di un’economia che naturalmente così non potrà mai crescere. Un’amministrazione dello Stato che, dopo 150 anni di Unità, ha mostrato chiaramente che è stata essa stessa la causa del declino.

Ma l’amministrazione dello Stato non si era suicidata gettandosi dal settimo piano??? Purtroppo no. Era solo l’auspicio iniziale di questo articolo. Essa è viva e vegeta e mangia, mangia, mangia, continuando a fare danni, e piuttosto porterà al suicidio i cittadini e lo Stato Italiano nella sua totalità.

A tutti i balordi incompetenti che hanno governato e governano ancora l’Italia unificata in questi 150 anni l’Amministrazione Pubblica del Regno del Sud, delle due Sicilie, ha finanche lasciato la ricetta di come si governano le finanze e l’economia di una Nazione allora come oggi ed in ogni tempo. “””LE RISORSE FINANZIARIE DELLO STATO NON BISOGNA CERCARLE NE’ NEL DEBITO , NE’ NEI NUOVI TRIBUTI, MA ESCLUSIVAMENTE NELL’ORDINE E NELL’ECONOMIA (nel senso di risparmio), PERCHE’ VERAMENTE IL MIGLIOR GOVERNO E’ QUELLO CHE COSTA MENO.””” Giacomo Savarese, Ministro delle Finanze ed Economia del Regno delle due Sicilie al momento dell’Unificazione.

Lo stato impeccabile delle finanze del Regno del Sud fu confermato da Vittorio Sacchi, nel 1861, inviato dal Regno d’Italia a dirigere le finanze napoletane: “””NEI DIVERSI RAMI DELL’AMMINISTRAZIONE DELLE FINANZE NAPOLETANE SI TROVANO TALI CAPACITA’ DI CUI SI SAREBBE ONORATO OGNI PIU’ ILLUMINATO GOVERNO”””.   

E la Secessione che c’entra??? La Secessione è solo un abbaglio di chi, forse per puro campanilismo, non sapendo nè leggere e nè scrivere e non conoscendo nè la storia e nè la geografia non sa niente della predazione di tutte le ricchezze trafugate al Sud e trasportate al Nord. Ed essa, la Secessione, se avverrà, avverrà solo per l’incapacità dell’Amministrazione dello Statp Italiano ad operare nella sobrietà e lungimiranza.

67 – BANDIERE OMBRA E PARADISI FISCALI

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Le bandiere ombra ed i paradisi fiscali sono due facce di una stessa medaglia. Le bandiere cosiddette “ombra” o di “convenienza” nacquero in tempi moderni in via sperimentale con qualche natante battente bandiera panamense negli anni 20 dello scorso secolo durante il proibizionismo. Ma la sua vera nascita in tempi recenti avvenne nel 1949 allorchè la prima grande nave commerciale, una petroliera appartenente all’armatore greco Niarchos, innalzò, in piena legalità, sul suo albero maestro la bandiera della Liberia.

Da allora è stata tutta una “escalation”, di carattere spasmodico negli ultimi 20 anni, dopo il crollo del muro di Berlino. Si calcola che oggi oltre il 40% della flotta commerciale mondiale batte una “bandiera di convenienza”. Se si aggiunge a questo 40% una imprecisata enorme quantità di navi mercantili di normali tradizionali bandiere come Inghilterra, Francia, Italia, Germania, eccetera, che, per evitare di scomparire ed essere travolte dalla impetuosa ascesa delle “bandiere ombra”, hanno istituito un secondo registro, o registro internazionale, in cui iscrivere le navi che ne fanno richiesta, allora la percentuale sale a ben oltre il 60%. Questo secondo registro è in pratica una “bandiera ombra” camuffata sotto le insegne nazionali. E senza contare le migliaia o milioni di barche da diporto o yachts.

Lo scopo dell’istituzione delle “bandiere ombra” è l’anonimato del proprietario (basta una casella postale), libertà di operare con equipaggi di tutte le nazionalità, regime fiscale pressocchè nullo bastando una elemosina di pochi spiccioli dati allo Stato della “bandiera ombra”, legislazione dello Stato della “bandiera ombra” molto permissiva. In pratica la “bandiera ombra” permette al proprietario di assaporare in modo assoluto il concetto di libertà senza essere perseguitato da tassazioni, burocrazie, limiti e divieti della Nazione di origine del proprietario.

Le bandiere ombra sono tante. La più estesa è Panama ma tanti mini-Stati sono pronti o aspirano ad iscrivere nei loro registri qualsiasi natante a cui concedere la propria bandiera in cambio di pochi spiccioli. Tutto fa brodo. Sono soldi caduti dal cielo che nella grande quantità fanno un bel gruzzolo per un piccolo Stato, specialmente se povero.

I paradisi Fiscali si sono sviluppati in parallelo con le bandiere ombra ed è difficile se non impossibile dire quale dei due, bandiere o paradisi, sia più antico dell’altro. In tempi moderni iniziò la Svizzera che, a causa della sua neutralità fra le due guerre mondiali, poteva offrire un rifugio sicuro a piccole e grandi ricchezze provenienti da tutta Europa. Si incrementarono con i dittatori, presidenti e ministri dei paesi africani che, con la fine delle colonizzazioni, hanno rubato, e rubano sempre, tutta la ricchezza dell’Africa depositandola nei paradisi fiscali.

Lo scopo di un paradiso fiscale è uguale a quello della bandiera ombra. Anonimato (basta un numero di conto), libertà assoluta di operare con investimenti o trasferimenti ovunque, regime fiscale nullo, o quasi, bastando solo pochi spiccioli, segretezza assoluta per vanificare qualsiasi legislazione. E’ chiaro quindi che qualsiasi persona che possieda qualcosa di più di quanto gli possa servire per vivere, abbia enormi vantaggi dal servirsi di un paradiso fiscale.

L’accrescimento del numero di paradisi fiscali ha seguitto l’accrescimento del numero di bandiere ombra dagli anni 50 in poi, assumendo una inpennata spasmodica nel corso degli ultimi 20 anni. Oggi non c’è scoglio, isolotto, atollo, cocuzzolo di montagna, indipendente, che non aspiri a diventare, quando non lo sia già, paradiso fiscale. Questo “boom” dei paradisi fiscali è nato naturalmente a causa di una grande domanda nella ricerca di paradisi fiscali. Non c’è professionista “di grido”, o “affermato”, senza parlare della schiera di mini e maxi “imprenditori”, corporazioni e società,  “truffatori” e “portaborse”, e tanti altri, che non aspiri, quando non lo sia già, ad essere un cliente di un paradiso fiscale. Il paradiso fiscale è diventato uno “status symbol” e chi non ne è compartecipe è un poveraccio.

L’insieme dei capitali depositati nei paradisi fiscali supera di gran lunga i prodotti o “budgets” delle Nazioni e formano quella che comunemente viene chiamata “evasione fiscale”. Questa enorme massa di capitali può destabilizzare o decidere i destini di intere Nazioni ed è il problema dei problemi dei giorni nostri.

L’enorme crescita delle bandiere ombra e dei paradisi fiscali sta pertanto portando alla luce o mettendo in evidenza qualcosa che per il passato non è stato considerato a sufficienza, e cioè lo sgretolamento, l’erosione e l’impoverimento progressivo delle Nazioni da un lato, e la crescente separazione fra cittadini “normali”, o “poveracci”, e cittadini “anormali”, clienti dei paradisi fiscali, dall’altro lato. L’anormalità dei cittadini “anormali” sta nel fatto che essi stanno con un piede nel Paese dove sono nati, sono stati istruiti e ne hanno cultura, cittadinanza e residenza, mentre con l’altro piede stanno in un altro Paese, il paradiso fiscale depositario dei loro segreti averi.

Le Nazioni gradualmente verranno ad essere costituite esclusivamente dagli elementi poveri della popolazione mentre tutto il potere risiederà nei paradisi fiscali ed i loro costituenti. Nazione, Costituzione, Bandiera, Cittadinanza, diritti e doveri, perderanno la loro autorevolezza e significato diventando, come spesso già lo sono, elementi di spettacolo per circhi equestri. Tutto ciò non promette niente di buono ed ha tutta l’aria che porterà ad una rivoluzione o guerre future se non facciamo niente. E cosa si potrebbe fare per risolvere il problema pacificamente, se si potrà risolvere???

Una rivoluzione pacifica agendo su tre fronti. Il primo fronte agisce all’insegna della libertà nel senso che ciascuno ha la libertà di proteggere la propria dignità, cittadino e Nazione, cancellando dalle anagrafi della Nazione tutti coloro che mantengono depositi nei paradisi fiscali. Quindi niente passaporto, niente carta d’identità, niente nascita o cittadinanza; sequestro dei loro beni nel Paese, loro espulsione dal Paese e rifiuto di ricevere le loro merci. Ciascuno assume la responsabilità della propria libertà.

Il secondo fronte agisce su una riduzione della tassazione perchè è chiaro che con il 50% circa di tasse l’incentivo a servirsi dei paradisi fiscali è molto forte. Una tassazione ragionevole dovrebbe gradualmente abbassarsi indicativamente al 2% per tutto e per tutti, riducendo drasticamente e gradualmente le spese dello Stato. Una tale tassazione, oltre che rilanciare l’economia reale, automaticamente eliminerebbe o ridimensionerebbe moltissimo le mafie, criminalità e corruzioni che traggono alimento dall’enorma quantità di soldi pubblici.

Il terzo fronte agisce sulla Costituzione abrogandola o asservendola al Codice della Navigazione Marittima in vigore ove la Nazione viene equiparata ad una Nave Mercantile in navigazione e pienamente operativa. Il capitano della nave sarà naturalmente il presidente della Nazione ed avrà mandato per un anno. Camera e Senato saranno abolite e sostituite da 6 consulenti senatori e 6 consulenti deputati anch’essi in carica per un anno. Il capitano ed i suoi 12 consulenti dovranno essere nullatenenti e dovranno prestare la loro opera gratis e retribuiti solo dal rispetto, dall’onore e dalla loro autorevolezza, fatto salvo naturalmente le spese per il cibo e quelle per il servizio. La Costituzione fu ideata per paralizzare il Paese in tempi in cui si temeva per le dittature.

Potrebbe sembrare una follia pura. Ma i tempi che viviamo richiedono misure adeguate alla loro forza travolgente e distruttrice. E non possiamo arrivare alla fine del secolo o del millennio facendoci la guerra tra “fascisti” e “comunisti” o tra Nord e Sud o cantando “bella ciao”. Dobbiamo guardare Avanti verso il Futuro possibilmente pacifico!!!

 

 

FLASH 66 – LA PAURA DELLA VERITA’

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on settembre 8, 2011 by beautiful41

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Un professore universitario di Singapore ha fatto una riflessione che sta facendo il giro del mondo, e cioè che il pianeta sta assistendo alla caduta delle dittature ed alla caduta, o gravi menomazioni, delle democrazie occidentali per una causa che accomuna entrambe e che è la paura di dire la verità ai cittadini.

E’ vero. Stiamo deperendo giorno per giorno per la paura di dire la verità. La paura di riconoscere che il sistema occidentale di produzione e consumo almeno degli ultimi 20 anni non funziona e va corretto perchè non più sostenibile. La paura di riconoscere la realtà potrebbe riservare amare sorprese come quella dell’uscita dall’euro a breve scadenza.

Per evitare la fine dell’euro e la conseguente uscita dall’Europa Unita non abbiamo scelta se non quella di diventare tutti tedeschi. E diventarlo subito, copiando dalla A alla Zeta il sistema istituzionale, amministrativo, fiscale, legale. sindacale, scolastico, lavorativo e produttivo tedesco. Come d’altronde fa già l’Olanda da decenni. Qualsiasi altra strada porterà al fallimento.

In tale malaugurato caso, il fallimento, sarebbe bene non lasciarsi bloccare dalla paura. Non abbiate paura!! La vita continua sempre. E poi si sa che molto spesso quando si chiude una porta si apre un portone. Vediamo quindi cosa ci potrebbe riservare il nuovo portone.

La rinascita della Lira. La Lira naturalmente non avrà lo stesso valore di prima e sarà di colpo svalutata allo stesso valore del remimbi cinese di oggi se non più basso, rendendo istantaneamente l’Italia un paese appetibile per investimenti ed esportazione. In poco tempo ci potremmo ritrovare inoltre come nel 1946, a decidere con un referendum, anzichè fra Repubblica e Monarchia, fra Unità Nazionale e Secessione fra Nord e Sud.

Nell’ipotesi che vinca la secessione, ma anche in caso di vincita dell’Unità Nazionale, non dovremmo avere paura se approfittassimo di tale occasione per gettare le basi di un nuovo tipo di sviluppo riservando al Nord tutte le industrie, per le quali il Nord è già ben predisposto, e facendo del Sud una Zona Franca per l’industria del turismo copiando dalle Isole Mauritius, e coi soli beni archeoplogici e turistici, peraltro già naturalmente avviato su questa strada, con una tassazione totale per tutti di solo il 2%.

Mentre ci pensate sopra la notte auguro a tutti Buona Fortuna!!!