Archivio per Terra

138 – LO SCISMA DEL TEMPO

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', RIFLESSIONI, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on febbraio 20, 2015 by beautiful41

Lo Scisma del Tempo

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L’Inghilterra si è dissociata dalla decisione della comunità scientifica di correggere gli orologi aggiungendo un secondo di tempo il prossimo 30 Giugno del corrente anno 2015. Questo annuncio è stato diramato urbis et orbis alcune settimane fa dalla stampa assieme all’informazione che ciò sarebbe dovuto al rallentamento della rotazione della Terra causato dalle maree.

Dopo lo scisma della Chiesa Anglicana dalla Chiesa di Roma di 5 secoli fa rischiamo pertanto di avere un nuovo e più fondamentale scisma, quello della misura del tempo, fra l’Inghilterra e buona parte del resto del mondo. L’Inghilterra però è tutt’altro che una nazione arretrata, per cui dietro questo suo rifiuto di aderire alle decisioni della comunità scientifica sembra esserci qualcosa di grosso. Cerchiamo quindi di vedere o di sapere cosa bolle in questo pentolone tanto impenetrabile e misterioso  da dividere una comunità scientifica.

Il Tempo fin dall’inizio della sua scoperta quale dimensione, molti millenni fa, è sempre stato misurato astronomicamente con osservazioni ottiche angolari. I primi fondatori del tempo astronomico scelsero la durata di un giorno, o il giorno, quale unità di misura, riferendolo al Sole per determinare il moto giornaliero, dividendo lo stesso giorno in 86400 parti, e riferendolo alle stelle fisse per la determinazione del moto annuale. Si prendevano così due piccioni con una fava, come si dice, perchè si legavano due moti diversi, giornaliero e annuale, con la stessa unità di misura in modo che l’uno controllasse l’altro, e qualsiasi variazione di uno dei due moti avrebbe avuto immediate ripercussioni sull’altro. Tale era il significato di un anno di 365 giorni (per la precisione 365,2422).

Una chiara testimonianza di questo acuto e sofisticato pensiero fu lo storico primo anno egizio di 365 giorni intercorrente fra due sorgere consecutivi ed eliacali della stella Sirio ai primi del nostro attuale luglio in coincidenza dell’inizio della piena annuale del Nilo, causata dallo scioglimento delle nevi sull’altopiano etiopico, ben 6000 anni fa della cronologia ufficiale. Il sorgere eliacale significa sorgere assieme al Sole pertanto per quel giorno se il Sole sorge alle 06.00, a mezzogiorno o alle 12.00 la stella Sirio sarà in meridiano assieme al Sole a marcare il mezzogiorno. E 6 mesi prima o dopo, nella opposta posizione orbitale, la stessa Sirio marcherà la mezzanotte.

Dopo 6000 anni, ai nostri giorni, guarda caso, ogni 31 dicembre a mezzanotte la stella Sirio è al centro del cielo stellato per marcare la mezzanotte e ciò significa che dopo 6000  anni Sirio continua a sorgere eliacalmente ai primi di luglio. Quasi incredibile!!

Questo semplice fatto dimostra che la durata dell’anno attuale è la stessa di 6000 anni fa e che il giorno è composto delle stesse 86400 parti o secondi di 6 millenni orsono. Una prova ulteriore e schiacciante di ciò fu l’ultima misurazione astronomica del Tempo fatta alla fine dell’ottocento dall’astronomo Simon Newcombe con mezzi ottici moderni che portarono alla definizione di anno solare per il 1900 pari a 31.556.926 secondi di tempo, confermando quindi il giorno di 86400 secondi e l’anno di 365,2422 giorni. Tale tempo e tale anno fu adottato dalle Nazioni Unite quale base del tempo per tutto il novecento.

Ma verso la metà del novecento accadde un imprevisto. Fu inventato l’orologio “atomico”. A seguito delle ricerche di fisica nucleare che condussero alla costruzione della bomba atomica, centrali nucleari ed altri ordigni, fu messo a punto e costruito anche l’orologio atomico basato su  un elevatissimo numero di pulsazioni o oscillazioni dell’atomo di cesio che così permetteva e prometteva una precisione mai uguagliata nella misurazione del tempo.

Sull’onda di una euforia e fiducia senza fine nelle capacità della scienza, considerata il nuovo Dio sulla Terra, l’orologio atomico fu subito reso operativo e asservito ai satelliti artificiali ed altre tecnologie. Gradualmente si sostituì anche il tempo astronomico di cui l’Inghilterra era stata la maestra negli ultimi due secoli con la creazione degli almanacchi astronomici o effemeridi, basati sul passaggio del Sole in meridiano, o mezzogiorno, all’osservatorio di Greenwich giornalmente per l’inizio del nuovo giorno, e con lancio dei segnali orari in tutto il mondo via radio e tv al fine di permettere di resettare gli orologi ed i cronometri.

Ben presto però ci si accorse che il tempo atomico ritardava rispetto al tempo astronomico. Imprigionati nel dogma di fede  della maggior precisione dell’atomo, fu rifilata ai Cittadini della Terra la notizia che la Terra stava rallentando la sua velocità di rotazione a causa delle maree e si iniziò ad inserire secondi annualmente al fine di pareggiare i due diversi tempi. Finora, in circa 50 anni, sono stati inseriti circa 30 secondi ai nostri orologi.

Ma il rifiuto dell’Inghilterra a continuare ad aggiungere secondi ci suggerisce che gli astronomi inglesi abbiano ben valutato tutta la questione prima di dichiarare lo scisma, e ciò offre l’occasione per fare delle riflessioni che non avremmo potuto fare senza di esso.

Le maree esistono fin da quando esiste la Luna dato che esse dipendomo da questo nostro satellite naturale. Una loro eventuale origine della causa del rallentamento terrestre avrebbe già fatto cessare il suo moto rotatorio da milioni di anni. E senza moto la vita sulla Terra si sarebbe già estinta.

Inoltre un rallentamento progressivo avrebbe comportato in passato una rotazione più veloce ed un incremento del numero di giorni in un anno in quantità tali che la geologia potrebbe forse determinare. In futuro invece ci aspetta un giorno in cui l’orologio atomico segnerà la mezzanotte quando il Sole e l’orologio astronomico segneranno mezzogiorno, oltre all’arresto della Terra e l’estinzione della vita su di essa in tempi neanche tanto lontanissimi.

In considerazione che tale presunto rallentamento sarebbe stato notato anche dall’orologio astronomico, o rispetto al Sole, appare chiaro che ad essere corretto o aggiustato sia invece proprio l’orologio atomico o tempo atomico. La correzione del tempo atomico però è pregna di significati che vanno ben oltre la semplice questione della misura del tempo.

La correzione del tempo atomico è un boccone molto amaro  che pochi scienziati hanno il coraggio di ingoiare, perchè ciò significerebbe rinnegare e ripudiare il dogma di fede che vede nella scienza e tecnologia moderne un orgoglioso motivo di progresso e avanzamento sociale. Lo scisma del tempo ci dice invece che si trattava solo di una illusione. L’Inghilterra ha avuto il coraggio di riconoscerla e di sottrarvisi, e le altre Nazioni cosa faranno???     

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132 – LE DIMENSIONI DELLA TERRA ED I PAPOCCHI DI NEWTON

Posted in ASTRONOMIA, astronomy, ATTUALITA', EVOLUZIONE, MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on agosto 3, 2014 by beautiful41

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LE DIMENSIONI DELLA TERRA ED I PAPOCCHI DI NEWTON.
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Ci è stato detto e ripetuto, da secoli, nelle scuole ed università, su libri di testo e divulgativi e su enciclopedie etc, che la Terra è schiacciata ai poli ed ha un rigonfiamento all’equatore, ciò che le conferisce una forma ellissoidale. Tale idea nacque da Newton, secondo il quale la rotazione della Terra sul suo asse produce delle forze centrifughe che determinano il suddetto rigonfiamento equatoriale. Newton, senza avere alcuna evidenza che potesse confermare questa idea, come sua abitudine, costruì delle formule matematiche per corroborare l’ipotesi dello schiacciamento della Terra ai poli che continua ancora oggi.

Ma, circa due secoli dopo Newton, si verificarono due eventi di tutto rispetto che avrebbero dovuto far suonare degli assordanti campanelli d’allarme nelle menti di molti cervelli del pianeta, affinché correggessero l’idea di Newton.
Il primo di tali eventi fu l’istituzione del sistema metrico decimale, fatto dai francesi poiché la vecchia unità di misura del piede aveva perso tutta la sua precisione e nessuno ne conosceva più l’origine, ragion per cui il piede variava da paese a paese, da contrada a contrada, da città a città, creando una “Babele” totale che si ripercuoteva su tutte le misure. I francesi si prefissarono di creare una nuova unità di misura che doveva rappresentare una decima milionesima parte dell’arco di meridiano fra l’equatore ed il polo. Sorse pertanto la necessità di misurare la distanza di questo arco di meridiano dall’equatore al polo.

L’impresa di misurare l’arco di meridiano dall’equatore al polo, fatta dai francesi, fu una memorabile, avventurosa ed affascinante pagina della scienza moderna.
Essi cominciarono dalla Lapponia e, scendendo sempre verso l’equatore per meridiano, a pezzo a pezzo, passando per Dunkerque, attraversando tutta la Francia fino ai Pirenei ed oltre, proseguendo in centro e sud America fino al Perù, per mezzo di triangolazioni oggi note a qualsiasi geometra, misero assieme una serie di lunghezze dell’arco meridiano che portarono alla misurazione totale della distanza dall’equatore al polo pari a 10 milioni di metri.

Tali misurazioni fatte dai francesi condussero alla scoperta del fatto che un primo, o un grado di arco di meridiano aumentava la propria lunghezza progressivamente dall’equatore al polo. Un primo di arco di meridiano all’equatore era 1.842 mt e lo stesso primo di arco di meridiano al polo era 1.862 mt, cioè circa 20 metri in più del primo di arco all’equatore. I francesi notarono questa discrepanza, la quale confermava che la Terra non era perfettamente sferica e, anziché essere schiacciata ai poli come a suo tempo teorizzato da Newton, era, in realtà, allungata ai poli e, di conseguenza, schiacciata all’equatore.
Dagli archivi storici risulta che i francesi espressero questa loro opinione riguardo la forma della Terra allungata ai poli, ma, forse per motivi politici e per altri motivi, dal momento che correvano i tempi convulsi della rivoluzione francese, essi non riuscirono a ribaltare la precedente teoria di Newton che, pertanto, continuò ad essere accettata.
Il sistema metrico decimale, fra i due estremi primi di 1842 mt all’equatore e di 1862 mt ai poli, stabilì che si usasse la lunghezza media di un primo di arco alla latitudine di 45°, pari a 1852 mt valevole per tutta la Terra, rendendola così sferica e perfetta ai fini dei calcoli cartografici e di navigazione.

Il secondo evento che si verificò, che avrebbe dovuto attirare l’attenzione generale su quest’argomento, furono le campagne archeologiche che ebbero inizio con Napoleone Bonaparte in tutto il “mondo antico” e che portarono alla luce gli “Omphalos”, descritti all’articolo 96. Questi Omphalos (oppure Onfalo in italiano), sia sotto forma di pietre originali sorte dagli scavi, sia come raffigurazioni rinvenute in alcune tombe e sui papiri e risalenti all’inizio della storia egizia, possiedono tutti una forma semisferica allungata verso l’alto. A giudizio di molti studiosi questi Omphalos rappresentavano l’emisfero nord terrestre, e la loro forma voleva mostrare che il grado di arco di meridiano progressivamente aumentava dall’equatore al polo. Questi studiosi, pur riconoscendo che gli Omphalos rappresentavano l’emisfero nord terrestre, non osarono trarne la logica conseguenza che la Terra era allungata ai poli, accecati forse dal pregiudizio di Newton, per cui, ancora una volta, si continuò a credere come una verità scientifica-dogmatica la teoria di Newton, rinunciando ad interpretare l’evidenza che si trovava sotto i loro occhi.

Su alcune di queste raffigurazioni degli Omphalos è posta un’unità di misura, piede o cubito, per indicare che gli Omphalos, oltre a quanto già detto all’articolo 96, servivano per misurare gli archi di meridiano dall’equatore al polo. La misura dell’arco di meridiano dall’equatore al polo è sempre stata fondamentale perché il possesso di tale misura permette la conoscenza delle dimensioni e della forma della Terra. Questo concetto, o idea, era valido ai tempi degli antichi egizi e fu perseguito, forse inconsciamente, anche dai francesi che istituirono il sistema metrico decimale. La sola differenza tra i francesi e gli antichi nel misurare la lunghezza dell’arco meridiano sta nel fatto che, mentre i francesi si riferirono alla lunghezza totale equatore-polo per ricavare il metro (come detto, una decima-milionesima parte di esso), gli antichi si riferirono alla lunghezza dell’arco di un singolo grado alle varie latitudini. Per esempio, un grado di meridiano all’equatore ha una lunghezza di 1842 x 60 = 110.520 metri, ed un grado di arco di meridiano al polo ha una lunghezza di 1862 x 60 = 111.720 metri.

A compendiare questi due eventi occorsi dopo Newton, bisogna aggiungere che, recentemente, con i satelliti artificiali, si è proceduto alla misurazione dell’arco di meridiano come mai in passato. I satelliti hanno, in pratica, corretto le precedenti misurazioni ottiche effettuate dai francesi, ed hanno dato, per l’arco di meridiano dall’equatore al polo, 2288 metri in più rispetto ai 10 milioni misurati dai francesi, per un circolo meridiano totale, che avvolge tutta la Terra, pari a 40.009.152 metri. Gli stessi satelliti hanno dato 1842,9 metri come lunghezza di un primo di arco di meridiano all’equatore e 1862,5 metri come lunghezza di un primo di arco di meridiano al polo, confermando con ciò il progressivo aumento del primo di arco di meridiano man mano che dall’equatore ci si avvicina al polo.

Ora non è necessario essere uno scienziato, né un astrofisico, né un matematico per accorgersi dell’evidenza che sta davanti agli occhi di tutti, e basterebbe finanche una massaia, magari impegnata fra un’omelette ed un cappuccino, a rendersi conto che uno stesso angolo sottende un arco di lunghezza inferiore per le superfici più vicine, e sottende un arco di lunghezza maggiore per le superfici più lontane. Se un primo di arco di meridiano all’equatore ha una lunghezza di 1842,9 metri, come detto, ed al polo la stessa lunghezza diventa di 1862,5 metri, ciò significa semplicemente che l’equatore è più vicino al centro della Terra mentre il polo è più lontano dallo stesso centro, e che la Terra è di conseguenza allungata ai poli e schiacciata all’equatore, cioè l’esatto contrario di quanto sostenuto da Newton e dalla scienza moderna.

La lunghezza dell’equatore di 40.076 km, come riportato su vari libri di testo e divulgativi, è una lunghezza risultante dalla teoria di Newton e non dalle evidenze sopra descritte, per poter conservare la vecchia idea dello schiacciamento della Terra ai poli. La lunghezza dell’equatore, invece, risultante dalle suddette evidenze, è in realtà 1842,9 x 21.600 = 39.806.640 metri, ovvero 39.806 km, o una misura molto vicina a questa cifra, comunque di molto inferiore alla lunghezza del circolo meridiano. Nei calcoli di navigazione e di cartografia è preso in considerazione un primo di arco di meridiano unico per tutta la Terra pari a 1852 metri, che è la misura media fra il primo di arco all’equatore e quello al polo. Pertanto la lunghezza dell’equatore non ha influenza alcuna nei calcoli di posizione, che sono sempre basati sul primo di arco di meridiano. Ciò ha reso possibile mantenere la lunghezza dell’equatore come un valore empirico, per confermare quanto teorizzato da Newton.

Nei secoli si è pertanto mantenuto intatto lo schiacciamento della Terra ai poli ipotizzato da Newton, pur avendo l’evidenza del contrario. Tutti facciamo degli errori e , come si dice, “chi opera sbaglia”, e nessuno si può erigere a giudice o a maestro sugli errori fatti dagli altri quando ciò avviene in buona fede. Ma quando questi errori non vogliono essere riconosciuti solo per salvaguardare la reputazione di un grande personaggio della scienza, allora il minimo che si può dire o gridare è: VERGOGNA!!!!

Forse Newton aveva preso in considerazione solo le forze centrifughe generate dalla rotazione della Terra intorno al proprio asse, dimenticandosi che la Terra gira anche intorno al Sole e che le forze centrifughe prodotte da questo moto di rivoluzione sono preponderanti rispetto a quelle da lui considerate. Ecco perché la Terra è allungata verso i poli.

Qualsiasi sia la causa di questo allungamento, esso è inconfutabile, data l’estrema precisione con cui è stato misurato l’arco meridiano.
Appare anche illuminante il fatto che gli antichi avessero già espresso questa nozione con i loro Omphalos, i quali, oltre che per stabilire l’unità di misura sfruttando il triangolo rettangolo formato dall’ombra del sole lasciata da un’asta verticale quando in meridiano, cioè a mezzogiorno (da cui la parola meridiano), marcavano dei centri geodetici dai quali si procedeva alla mappatura del cielo stellato e della Terra, come descritto all’articolo 96, e certamente la forma degli Omphalos così sistematicamente precisa ed uguale nelle sculture e nelle pitture, è una chiara indicazione che la Terra è allungata verso i poli ed è schiacciata all’equatore.

Le evidenze ed i fatti sopra descritti sono semplici e chiari e parlano da soli. Appare ormai chiaro che Newton, come altri cosiddetti “padri fondatori della scienza moderna”, ad eccezione della mela della gravitazione universale di cui gli va dato merito, senza la conoscenza del cielo, senza avere mezzi conoscitivi adeguati, e senza alcuna prova che potesse convalidare la sua teoria, era solo un dilettante allo sbaraglio che ha contribuito enormemente alla distorsione del pensiero razionale in tutti i settori della conoscenza, e da cui sarà molto difficile riprendere il filo perduto.

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P.S. – Naturalmente l’allungamento ai poli fa cadere anche l’altra sua teoria della rotazione dell’asse terrestre in circa 26.000 anni come già descritto all’articolo 61.

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130 – PESCE D’APRILE COPERNICANO – IL REVISIONISMO DELLA SCIENZA

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 16, 2014 by beautiful41

Pesce d’Aprile Copernicano – Il Revisionismo della Scienza

Lo scorso primo giorno di Aprile un annuncio singolare è stato diramato dalla trasmissione televisiva di RAI 3 – Leonardo – Il TG della Scienza. In sintesi l’annuncio informava che la scienza ritiene valido il sistema geocentrico dato che le proiezioni delle osservazioni del cosmo, partendo dall’uomo che si trova sulla Terra, determinano necessariamente un Universo Geocentrico.

Non sembrano esservi dubbi sulla autenticità della notizia. La bella signora giornalista di quel programma esprime passione e competenza per il suo lavoro e non ha assolutamente l’aria di raccontare frottole. L’annuncio quindi è una informazione vera, nuda e cruda della scienza.

Si rimane dubbiosi invece sulla capacità della scienza e della bella signora di valutare appieno l’incommensurabile vasta portata dell’importanza di tale notizia e delle implicazioni che ne potranno derivare. La sua presentazione tempistica come un pesce d’aprile sembra avvalorare questo dubbio, unitamente al timore di infondere una amara verità nelle menti non preparate a riceverla.

Dopo quasi mezzo millennio la pietra tombale si è calata sull’ignominia della rivoluzione copernicana intesa come sostituzione della visione eliocentrica con quella geocentrica. La prima rappresentava solo una nozione riferita al sistema solare ma che non poteva intaccare la coesistente superiore visione geocentrica riferita a tutto l’Universo per il semplice fatto che l’uomo vive sulla Terra e non sul sole ed è dalla Terra che ieri ed oggi sono partite e partono le proiezioni percettive di tutto l’Universo infinito nel quale il sistema solare vi occupa un punto meno che microscopico, una nullità se comparata alle infinite vastità centrate sull’Uomo e sul suo pensiero.

La sepoltura della rivoluzione copernicana ha, come per incanto, riportato in luce la antica pre-Aristotelica concezione descritta da Aristarco di Samo, e cioè che la Terra ruotava intorno al Sole e contemporaneamente ruotava su sé stessa. Questa concezione chiaramente esprimeva una visione geocentrica riferita ad una Terra libera e mobile nei suoi due moti, come lo è adesso, e non immobile al centro dell’Universo come elaborato da Aristotele.

Aristarco di Samo, vissuto circa mezzo secolo dopo Aristotele, si recò ad Alessandria d’Egitto ove, nella Biblioteca ancora in costruzione, scovò, fra i relitti della sapienza scampati alle guerre, una antica nozione riflettente la concezi0ne cosmica testè riportata. Ma purtroppo, forse a causa del carisma, autorevolezza e fama di Aristotele, egli non riuscì o non seppe imporre la antica e giusta idea e fu così che il mondo si avviò verso la nota “modernità”.

La visione geocentrica mobile, della Terra ruotante intorno al Sole, vide la nascita e la determinszione di tutti gli elementi di base della meccanica celeste quali eclittica, equatore celeste, angoli orari, ascensioni rette, equinozi, solstizi, paralleli e meridiani celesti, zodiaco, costellazioni, e così via. Il fine di questo millenario lavoro era la mappatura di tutte le stelle e degli astri in genere, cosa che avrebbe reso possibile la mappatura della Terra e la determinazione dell’unità di misura, tutte necessità di primaria importanza. Le dimensioni della Terra e l’unità di misura venivano ricavate dall’ombra meridiana del Sole che forma sempre un triangolo rettangolo la cui soluzione forniva la risposta. I numeri dicono che questo lavoro originò in Egitto, come descritto in vari articoli.

Il millenario o plurimillenario contatto con il clelo ed il cosmo, al centro della natura e dell’Universo, diede all’uomo una concezione di armonia, equilibrio, giustizia e di progresso secondo le sue leggi cicliche ed armoniche. In ottemperanza ad una filosofia di vita rispettosa di tutto ciò che lo circonda, l’uomo ricavò con la sua ragione e dalla sua coscienza le regole immortali della Civiltà per progredire pacificamenre, regole di etica che sono contenute nella “Confessione Negativa”.

Raggiunto lo scopo della conoscenza delle dimensioni della Terra e ricavando la nuova unità di misura settenaria dalla figura geometrica di un cubo, anziché dal cosmo, il pungolo della necessità si esaurì e l’uomo lasciò lentamente declinare verso l’oblio le sue conoscenze astronomiche fino a quando Aristotele produsse la prima testimonianza di regresso culturale e scientifico.

La rivoluzione copernicana capovolse i parametri aristotelici ma non fu mai neanche sfiorata dall’idea che il vero centro dell’Universo è l’Uomo, dato che è dal suo pensiero che partono tutte le proiezioni di tutte le osservazioni astronomiche. La rivoluzione copernicana, ancor più di Aristotele, ha segnato un nuovo più aberrante regresso, quasi a testimoniare che evoluzione ed emancipazione non sempre vanno nella stessa direzione. La lista dei disastri occorsi negli ultimi secoli, perduranti tuttora, è nota e troppo lunga, con guerre, predomini e fondamentalismi di ogni tipo, con liberismi e progressismi totalmente irrazionali, e dettati dalla follia alimentata da una rivoluzione copernicana illudente l’uomo di essere all’apice della Civiltà mentre invece egli era, ed è ancora, nel fondo della Barbarie.

Ma almeno siamo arrivati al cimitero dove questa immensa follia è calata nella tomba. Tira un venticello fresco di aria nuova. Le foglie sembrano veleggiare giulive. La pietà incombe. Sulla lapide si legge: “Qui giace la Rivoluzione Copernicana che visse nell’illusione che potessero esistere i moti celesti senza il pensiero”.

Alziamo gli occhi al cielo e, di colpo, vediamo che dovunque andrà nelle immensità dello spazio l’uomo porterà con sé la CENTRALITA’ UNIVERSALE DEL SUO PENSIERO, unico punto dal quale partono tutte le proiezioni percettive cosmiche.

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Altri articoli sull’argomento n. 2 e n. 5.

128 – ETICA E CIVILTA’ DELLE ANIME CAPOVOLTE

Posted in RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 13, 2013 by beautiful41

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Etica e Civiltà delle Anime Capovolte

Etica proviene da “morale” ed il suo significato viene normalmente interpretato come un codice di comportamento fatto di belle maniere non offensive delle persone altrui. Si dice anche “eticamente corretto” oppure “eticamente non corretto”. Il codice di comportamento etico in realtà è un vago e fumoso miscuglio di modi di comportamento personali non vincolanti e non obbligatori dato che esso non è stato ufficialmente codificato. La sua più vicina espressione è solo il noto “Galateo”.

Essendo il significato di “etica” proveniente dalla morale ed essendo la “morale” ritenuta essere strettamente legata alla religione essa, l’etica, è sempre stata considerata con estrema sufficienza, come un parente povero o qualcosa di bigotto o che dà fastidio o “non moderno”, non di moda, o non “à la page”.

Dopo secoli e millenni in cui Stato e Chiesa, Stato e Religione, avevano formato una sola entità, ad un certo punto, verso il settecento, ottocento e novecento, con lo stabilizzarsi delle democrazie occidentali, sorse l’idea dello Stato indipendente dalla Chiesa o Religione, l’idea cioè che potesse esistere un “libero Stato in una libera Chiesa o Religione”. Quest’idea piacque, si propagò e fu adottata da tutte le Nazioni occidentali. Le Nazioni, così, si “secolarizzarono”, come comunemente si dice, e ciò fu considerata una delle più grandi conquste della modernità.

Nacque così lo Stato laico, cioè autonomo e non appartenente a istutuzioni religiose e non ispirato a fedi religiose.  Quasi come una conseguenza di ciò, lo Stato laico, nel perseguire i suoi obiettivi con leggi e regolamenti civili, non ritenne di prestare alcuna attenzione  al significato di “etica” né alla sua valenza. L’etica quindi continua ad essere più che altro una faccenda puramente personale senza alcuna connessione di rilievo col mondo che ci crconda.

Per la verità in tempi recenti, in vari settori ed in varie professioni, si è sentita la necessità della istituzione di “horme di etica”, ma ciò rimane appannaggio facoltativo solo di qualche associazione sparsa qua e là. Da qualche parte si sente anche parlare di Stato Etico e di Stato Laico ma anche questo argomentare è solo un esercizio intellettuale che rimane nel campo delle ipotesi accademiche.

Invece l’Etica è il fondamento, o il pilastro principale e centrale, della Civiltà. L’uomo laico, ed anche lo Stato laico, rimasto privo dell’obbligo religioso, inizia a sentire confusamente dentro di sé la necessità di regole istituzionali di etica, e non immagina neanche che egli ha solo perso la conoscenza di regole dettagliate di etica universali ed immortali che furono emanate quando nacque la Civiltà, millenni prima che fossero concepite le moderne religioni monoteiste. Le regole di etica universali ed immortali furono emanate dall’Uomo stesso con la sua testa e la sua ragione ed erano basate sul rispetto, oltre che per tutti gli esseri umani ed animali, verso tutte le componenti della Natura e dell’Universo. Il rispetto implica moderazione generale di tutti gli atti dell’uomo.

Di contro le religioni monoteiste, quando furono concepite millenni dopo, già dimentiche delle regole universali ed immortali di etica del passato, stravolsero completamente la vecchia concezione inventando un Dio antropomorfo imperioso che ordinava all’uomo, ora divenuto parte passiva e succube, ciò che si doveva fare e ciò che non si doveva fare, con 10 miserevoli Comandamenti, dei veri e propri prodotti lillipuziani in ogni senso se comparati con le regole di etica universale ed immortale antecedente.

Dopo il loro ritrovamento a seguito degli scavi archeologici egizi, queste regole, celate per millenni, sono venute alla luce. Per quanto ancora relegate nell’ombra e non divulgate come si dovrebbe, a causa dei privilegi del sapere classico delle istituzioni civili e religiose, esse, queste regole immortali, rifulgono nella loro luce abbagliante di splendore universale così tanto che vale la pena di citarne alcune, dalle quali si evince l’amore ed il rispetto per l’Universo intero e per tutti i suoi componenti, in una concezione “etica” che s’innalza di gran lumga, come un gigante su un nano, sulla limitante idea del monoteismo successivo e attuale:

– NON INFERIRE SOFFERENZE

– NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA

– NON SPORCARE ACQUA CORRENTE

– NON FAR VIOLENZA AD ALCUNA PERSONA

– NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO

– NON ARRICCHIRSI PIU’ DEL NECESSARIO

– NON INVADERE LA TERRA ALTRUI

– e così via di seguito per 42 enunciazioni.

Leggendo queste regole di etica universale non si può fare a meno di considerare che se queste regole, rese in linguaggio moderno, fossero state scritte nelle Costituzioni delle Nazioni, si sarebbero evitate tutte le guerre finora intercorse e si sarebbe evitato il collasso finanziario globale assieme alla perdurante follia di arricchirsi, senza limiti e senza freni, protetti da una falsa interpretazione del significato della parola “libertà”.

Dai tempi remoti dell’oblio di tali regole di Civiltà l’Uomo ha attravertsato molti millenni della sua storia come se avesse l’anima capovolta, incapace di vedere il disegno completo delle meraviglie dell’esistenza tutto intorno, in alto ed in basso. A tal punto egli è preda della follia da aver legittimato il “diritto di conquista”, o “right of conquest”, e cioè io mi approprio della tua terra solo perché io sono il più forte.

Le regole di etica della Civiltà erano improntate ad una moderazione ed all’equilibrio generale in tutti i campi al fine di evitare la formazione degli eccessi di differenze sbilancianti che sono sempre distruttivi, ed impediscono il rispetto delle altre persone, animali e natura circostante. La necessità di uno Stato etico, di cui sporadicamente si sente parlare, è più che fondata perché è l’unica condizione  per il prosieguo di una Civiltà di lunga durata.

Questa nuova concezione di Stato etico implica però che i Governi delle Nazioni dovranno reggere le redini dell’economia al fine di essere gli arbitri di uno sviluppo controllato e sostenibile ed equilibrato per tutti e non solo di pochi privilegiati. Se una tale visione venisse condivisa dalle Nazioni, e se i Cittadini della Terra indicassero ai propri governanti la ritrovata strada della salvezza, allora si potrebbe anche dire che, dopo l’Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro e delle armi, è subentrata la nuova Età della Bellezza, dell’Amore e dell’Armonia.

In fin dei conti l’ultims psrola spetta ai Cittadini della Terra, i soli padroni della Terra e del loro destino.

127 – IL CARRO DI HELIOS

Posted in STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 31, 2013 by beautiful41

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Il Carro di Helios

Queso affascinante racconto, con nascosto nelle pieghe delle sue parole un avvenimento naturale non ancora rivissuto dall’Uomo, fu narrato dai più grandi e antichi storici del classicismo greco, Esiodo ed Omero, contemporanei.

Il racconto narra che Fetonte era il figlio del Sole e chiese al padre Helios di poter guidare il suo carro celeste trainato da quattro focosi destrieri. Il padre Helios (il Sole) cercò di accontentarlo ed acconsentì dicendogli di condure però i cavalli con la massima attenzione e di fare in modo che le ruote del carro ripercorressero gli stessi solchi lasciati dal carro nei suoi precedenti giri. Ma Fetonte, giovane ed inesperto, non riuscì a controllare i cavalli che si lanciarono in un galoppo sfrenato inarrestabile, dirigendo il carro di Helios fuori dai solchi e verso l’ignoto, provocando una catastrofe.

Le stelle del Nord si scaldarono, il Drago si svegliò nel sudore, il Sahara diventò un deserto,gli oceani si prosciugarono, gli africani ebbero la pelle scura dal caldo, Fetonte vide lo Scorpione pronto a morderlo, quindi fu preso dal fuoco per cui intervenne Zeus che, per mettere fine a questo disastro, lo abbattè con la folgore e Fetonte precipitò nell’Eridano ove il suo corpo fu trovato ancora fumante dagli Argonauti che di lì passavano durante il viaggio con la nave Argo.

Questa storia è un consolidato mito del classicismo greco. Assieme a tantissimi altri “miti”, stupisce per la fertile fantasia di tanti autori greci che appaiono essere stati, oltre che particolarmente versati nel fabricare storie incredibili e favolose, anche intenti totalmente a questa loro unica attività di inventare storie fiabesche. E non si è mai considerato che invece queste storie fiabesche potessero essere storie di avvenimenti realmente accaduti.

E questo è il caso del Carro di Helios che, a ben guardare, è solo la descrizione e trascrizione perfetta di concreti fatti storici. Ciò è tanto più veritiero se si pensa che esiste una seconda e indipendente testimonianza, apparentemente misteriosa, data da Erodoto nelle sue “Storie” citando una informazione datagli dai sacerdoti egizi di Heliopolis, e cioè che durante l’immensa storia dell’Egitto antico il Sole per ben due volte “”sorse dove ora tramonta e tramontò dove adesso sorge””. Tale mutamento del moto del Sole, si premurarono di riferire i sacerdoti, non causò alcuna conseguenza catastrofica, né morti, perché la vita continuò a svolgersi normalmente.

Ciò che appare attraverso le parole di questa storia, come una figura che emerge dalla nebbia, è l’inversione delle polarità terrestri. La Terra roteò il suo asse, geografico e magnetico, di 180 gradi a causa di una, o più di una, fortissima scarica elettro-magnetica proveniente dal Sole che influenzò il campo magnetico terrestre invertendone le polarità. La Terra è un grande magnete ed ha le stesse proprietà di un qualsiasi magnte, come per esempio quelle dell’ago di una bussola magnetica che inverte le sue polarità, roteando di 180°, istantaneamente quando un fulmine meteorologico cade nelle vicinanze della bussola, come descritto all’articolo n. 34.

Ciò naturalmente non accade tutti i giorni ma accade periodicamente quando si verificano le condizioni di intensità e forze necessarie per questo avvenimento. Il magnetismo della Terra è alimentato e dovuto al magma di natura vulcanica al suo interno, Questo magma, per quanto fluido, è vincolato dalle dimensioni, strati diversi, e dalla crosta del pianeta stesso, per cui, quando riceve l’impulso al cambio delle polarità, trasmette questa necessità al pianeta intero il quale, libero di ruotare nello spazio vuoto cosmico, letteralmente si capovolge.

Il tempo occorrente per il capovolgimento della Terra non è precisato, ma, considerando che la distanza polo nord – polo sud è di 20.000 chilometri, si potrebbe ragionevomente ritenere che 4 ore possano essere sufficienti, con una velocità di rotazione di 5000 km/ora, per lo scambio delle polarità. Se ciò avvenisse di notte, andremmo a dormire con il Sole tramontato ad ovest e ci risveglieremmo con il Sole che sorgerebbe ancora ad ovest perché la Terra continua nella sua stessa rotazione, intorno al proprio asse anche da capovolta, e facendo tramontare il Sole ad est.

Il racconto del Carro di Helios sembra indicare che ci siano volute più di 4 ore e che l’avvenimento sia iniziato di giorno con il nord dell’asse terrestre che si inclinò progressivamente verso il Sole e verso sud, facendo soffermare il Sole, nelle vicinanze dello zenith, oltre le zone tropicali, nelle zone subtropicali, temperate, e nelle zone estreme boreali, ecco perché gli abitanti della Libia ebbero la pelle scurita, le zone deserte avanzarono, gli oceani si prosciugarono e le stelle del nord si scaldarono e il Drago “sudò”. Da considerare però che a quei tempi si intendeva per “Oceano” un fiume che circondava le estreme terre meridionali conosciute e non gli oceani di oggi.

Alla fine del capovolgimento il Sole sorgeva ad ovest e tramontava ad est definitivamente. Ma cambiarono le stelle. L’Uomo adesso era sovrastato dalle stelle dell’altro emisfero celeste. fisse ed immobili, della calotta celeste australe. Non sappiamo quale fu la nuova posizione di equilibrio della Terra dato che l’asse magnetico terrestre è “storto” e non diritto, ma il racconto di Fetonte sembra suggerire che, in sostituzione della stella Polare. o delle stelle circumpolari, adesso c’era la grossa stella australe ACHERNAR o una molto vicino ad essa, ad indicare il nuovo polo celeste.

ACHERNAR è la stella che marca l’estremità della costellazione ERIDANO, un fiume cosmico, ed il fiume cosmico per eccellenza è sempre stato, dalle più remote antichità, il Nilo o la sua trasposizione di Nilo del Cosmo che era la Via Lattea. Con il capovolgimento della Terra, cioè, Eridano fu identificata come il Nilo del Cosmo australe anche perché marcava la posizione del meridiano, o molto vicino al meridiano, come era il Nilo sulla Terra.

Finchè una nuova folgore, o forte scarica elettro-magnetica, causò il secondo capovolgimento della Terra nella sua posizione di equilibrio originale. La menzione dei due fiumi cosmici, Eridano ed il Nilo, le testimonianze indipendenti, greche ed egizie, del Carro di Helios e del mutamento della traiettoria del Sole, sembrano non lasciare dubbi sulla storicità di tale avvenimento e sulle origini egizie del “mito”.

La menzione degli Argonauti che trovarono il corpo di Fetonte ancora fumante durante il loro viaggio con Argo (articolo n. 101) inoltre lascia chiaramente intendere che l’inversione delle polarità terrestri avvenne durante quel periodo, il periodo di Eracle che, secondo Erodoto, visse 17.000 anni prima di Amasis, cioè circa 20.000 anni fa. Ed è possibile che la folgore che causò il capovolgimento della Terra fu la causa della distruzione di Atlantide, da cui gli Argonauti erano in fuga.

Non sappiamo inoltre se le “due volte” citate da Erodoto si riferiscano a due giorni consecutivi di un avvenimento occorso una sola volta, oppure si riferiscano a due diversi avvenimenti, magari intervallati da qualche migliaio di anni. Tutto quello che sappiamo è che un tale avvenimento si può ripetere in futuro durante le forti scariche elettro-magnetiche provenienti dal Sole. Un capovolgimento della Terra, però, in linea di massima, potrebbe solo rappresentare un diversivo tonificante.

126 – LA MISURA SETTENARIA E IL CUBITO REALE – AI CONFINI DELLA STORIA

Posted in MISURA E GIUSTIZIA, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 29, 2013 by beautiful41

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La Misura Settenaria e il Cubito Reale

Ai Confini della Storia

Questo articolo è una estensione e chiarificazione dell’articolo 23.

La Misura Settenaria , basata sul numero sette, fu istituita nell’antico Egitto all’inizio del periodo dinastico dei faraoni della storiografia ufficiale, verso il 3000 A.C. circa. La Misura settenaria si concretizzò con l’istituzione del cubito reale egizio, molto famoso, e forse l’unità di misura antica più conosciuta in assoluto. La misura settenaria fu così chiamata perché il cubito reale egizio era composto di sette palmi. Il cubito di sette palmi rappresentò, per quei tempi, una grande rivoluzione sociale ed intellettuale che può essere paragonata all’istituzione del sistema metrico decimale dei tempi moderni.

La Misura settenaria del cubito reale derivava dal precedente sistema in vigore dai millenni antecedenti, e cioè il sistema di misure sessagesimale basato sul numero sei e con un cubito composto di sei palmi. Guardando dall’alto dei millenni, la plurimillenaria storia dell’uomo e del suo pensiero può essere forse identificata, relativamente alla Misura, come una storia composta di tre distinti periodi. Il primo periodo, durato millenni, del sistema di misure sessagesimali. Il secondo periodo, anch’esso durato millenni, del sistema di misure settenario. Il terzo ed ultimo periodo del sistema metrico decimale, iniziato recentemente.

Il sistema sessagesimale, già descritto più approfonditamente all’articolo 23 – l’Origine della Misura, e che qui sinteticamente si riassume, nacque dal Cosmo, dall’Uomo e dalla sua Terra, tutti interconnessi, con una semplice divisione di 86400/360 = 240. Mille volte 240 divennero le unità contenute in un grado di superficie terrestre. Tali unità furono chiamati cubiti che, una volta individuatane la loro lunghezza, andarono a comporre il sistema sessagesimale basato su  1 – 6 – 60 – 360. Le misurazioni di questo cubito furono riferite alla latitudine media dell’Egitto antico di 27° 45’ N e dalle quali si ottenne una lunghezza di 0,46169 metri per un cubito di sei palmi. Fu anche istituito il “piede” con il rapporto fisso di 1,5 piedi per cubito.

Di conseguenza un secondo di arco era 100 piedi; un primo di arco era 6000 piedi; un grado era 360.000 piedi. Parimenti un secondo di tempo era 1000 cubiti; un minuto era 60.000 cubiti; una ora era 3.600.000 cubiti. Durante l’era settenaria però molte unità di misura sessagesimale rimasero in uso perché divenute molto popolari.  Una di esse, lo “Stadia”, che poi diede origine alla parola “Stadio” come luogo per avvenimenti sportivo, aveva una lunghezza di 400 di tali cubiti di 0,46169 metri o 600 dei suoi piedi di 0,30779 metri.  Tale fu uno dei primi stadi olimpici di Atene di 184,68 metri, che rappresentava anche 1/10 di primo di arco di meridiano alla latitudine media dell’Egitto a 27° 45’ N. Ed anche la larghezza del Partenone di Pericle era di 100 di tali piedi e rappresentava un secondo di arco sulla superficie terrestre.

Cubando il piede di 0,30779 metri si ottenne l’unità di volume e peso sessagesimale denominata ARTABA di 29.160 cc o grammi che dall’Egitto fu diffusa ai Sumeri e fino alla Cina. In questo sistema sessagesimale i multipli ed i sottomultipli erano sempre riferiti a 60, come per esempio con la Pinta che era 1/60 di una Artaba e come lo “Sheqel” che era 1/60 di una Pinta. Questo sistema andava bene quando vi erano poche persone sul pianeta e quando la terra era di tutti.

Ma quando si iniziò a suddividere la terra, e non solo quella agricola, in tanti lotti e porzioni da assegnare a questo o quel personaggio, sorse la necessità di usare una misura che facilitasse la pratica di operare con quadrature di aree ed anche cubatura, per le quali il sistema sessagesimale era limitato e poco adatto.  La diagonale di un quadrato di lato 10 (dieci)  è 14,1 ed inoltre un quadrato di lato 7 ha un’area di 49 ed una diagonale di 9,899 cioè vicinissimo a 10. Con una unità di misura basata sul 7 si sarebbe potuto pertanto facilitare di molro le dette operazioni pratiche perché 14 è due volte sette, e la diagonale di un quadrato di lato 7 è, con buona approssimazione, 10, numeri cioè facilmente memorizzabili.

Inoltre, dato che nell’antichità si usavano molto le frazioni per i decimali, una unità di misura basata sul sette facilitava anche le operazioni con la circonferenza del cerchio il cui rapporto con il suo diametro era considerato 22/7.

Per la creazione del nuovo cubito settenario si partì dalla vecchia ARTABA sessagesimale di 29.160 cc o grammi, introducendo la nuova idea di ricavare la nuova misura dalla lunghezza dello spigolo di un cubo, cioè dalla radice cubica di una figura geometrica precisa ed inequivocabile. Questa figura geometrica del cubo fu divisa in 64 parti o unità, anziché 60, dato che non è possibile dividere un cubo in 60 unità intere ed il numero più vicino ad esso è 64 che si può scomporre in 4 x 4 x 4, prestandosi così alla formazione di nuovi multipli e sottomultipli  riferiti a parti di un cubo. Il cubo di 4 x 4 x 4 diede origine così all’idea della creazione del cubito reale egizio di sette palmi, che rispondeva e facilitava tutte le dette  nuove esigenze di quadratura e cubatura. E questa era una nuova idea che, a quanto pare, elettrizzò gli uomini di quel tempo.

La vecchia ARTABA sessagesimale fu così divisa per 64 ottenendo la nuova “Pinta”, detta STANDARD, di 455,625 cc o grammi.  Questa nuova “Pinta” a sua volta fu divisa per 50 ottenendo il “QEDET” di 9,1125 cc o grammi normalmente usata per pesare oro e argento. Dalla radice cubica o spigolo di un cubo composto di 5 ARTABA (29.160 x 5) si ottenne il primo cubito reale egizio di sette palmi e di una lunghezza di 0,5263 metri. Questo cubo naturalmente conteneva  50 x 64 x 5 = 16.000 QEDET di 9,1125 cc o grammi.

Gli egizi, cercando di migliorare e creare un cubito reale sempre più semplice nella sua concezione, istituirono altri due cubiti reali settenari, il primo dei quali si ottenne dal cubito ORDINARIO, scaturito dalla radice cubica di un cubo contenente 10.000 QEDET, e cioè un cubito di 0,450 metri ed il corrispondente piede di 0,300 metri. Il suo cubito settenario si ottenne aggiungendovi un sesto di esso (0,450 + 0.075 =) risultando così 0,525 metri.

Il terzo ed ultimo cubito reale, quello più conosciuto e maggiormente usato e ricordato, si ottenne dalla radice cubica di un cubo contenente 16.000 QEDET ciascuno di 9 cc, pari ad una lunghezza di 0,524 metri.

Il cubito reale settenario fu usato per circa 3000 anni ma non riuscì mai a sostituire il cubito sessagesimale con il quale in pratica fu costretto a convivere a causa della superiorità e perfezione del sistema sessagesimale che nacque dal Cosmo e dall’Uomo ancorati al meridiano terrestre, in uns visione universale senza confini. La Misura Settenaria scaturì dalla necessità di definire lotti di terreno agricolo che venivano invasi dalle acque della piena annuale della Valle del Nilo, ed in definitiva dalla necessità di creare dei confini ed il possesso della terra.

Sembra che i sette corpi celesti rincorrentisi nella fascia zodiacale, e cioè Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, detti anche i “vagabondi” del Cosmo per essere gli unici a muoversi sullo sfondo delle stelle fisse, conferissero a questo sistema settenario una sorte di legittimazione cosmica. Questi sette corpi celesti poi andarono a a dare i nomi e formare i sette giorni della settimana.

Il sistema settenario ebbe il grande merito di aver prodotto per la prima volta l’idea di ricavare l’unità di misura dallo spigolo di una figura geometrica, un’idea geniale per quei tempi,  da una radice cubica, ma non sopravvisse alle istituzioni che lo avevano sostenuto, anche se l’idea del cubo si propagò per l’antico mondo conosciuto. Per esempio il cubito romano di 0,4439 metri ed il piede romano di 0,2959 metri  nacquero dalla radice cubica di 3 ARTABA, da un misto cioè di sessagesimale e settenario. Di contro, il cubito settenario scardinò le inter-connessioni del sistema sessagesimale e produsse la degenerazione e la babele di piedi e cubiti.

Dei tre sistemi citati si può dire che oggi, nel pieno dell’era metrica decimale, il primo sistema sessagesimale, anche se gravemente mutilato, continua a vivere e ad imporre la sua superiorità e spirito divino nella misura del tempo che passa e degli orologi atomici, e nella misura in gradi del Cosmo e della Geografia e della misura angolare, oltre al piede di 0,3048 metri ancora usato negli Stati Uniti ed in altri Paesi.

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APPENDICE POSTUMA – Non sappiamu se gli ideatori architetti e matematici della nuova misura settenaria si resero ben conto delle conseguenze di tale atto. Ciò che ne scaturì fu l’abbandono del Cosmo. Il Cosmo, fonte di conoscenza e di norme di equilibrio per vivere sulla Terra, lentamente si eclissò e poi svanì cambiando per sempre il percorso evolutivo dell’Uomo che, privo della sua anima cosmica, si incamminò verso i monoteismi, verso la costuzione di armi sempre più sofistcate e, in definitiva, verso la sopraffazione sugli esseri viventi e sulla natura, verso un progresso senza equilibri che continua ai giorni nostri.  

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NOTA  POSTUMA al peperoncino del 15 Aprile 2013 per i curiosi, gli scettici e i meno scettici.

Con l’avvento dei satelliti artificiali si è proceduto alla misurazione della Terra come mai in passato. I satelliti hanno dato per l’arco di meridiano equatore-polo una distanza di 10.002.000 metri anziché dei 10.000.000 esatti come ritenuto e calcolato con metodi tradizionali. Con un errore quindi del sistema metrico decimale di 2000 metri su dieci milioni, e cioè dello 0,02%.

Gli stessi satelliti hanno dato per la lunghezza di un primo di arco di meridiano all’equatore 1842,904 metri e la lunghezza del primo di arco di meridiano era la base dei primi sistemi sessagesimale e settenario. Agatarcide di Cnido, uno dei bibliotecari della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, ha lasciato la testimonianza che il perimetro della base della Piramide di Cheope, o Grande Piramide, rappresentava la metà di un primo di meridiano all’equatore. Tale perimetro, misurato ufficialmente in tempi recenti, è risultato di 921,455 metri, con un errore, rispetto ai satelliti, di soli 6 millimetri su 1842,904 metri, cioè un errore dello 0,00033%.

E senza contare l’approssimazione dei pur precisi dati satellitari e che è di circa 30 centimetri.

Sembra un miracolo, ma non lo è perché altre misure, come lo “Stadia” menzionato, convalidano la sorprendente precisione degli antichi, con un rapporto di precisione rispetto al sistema metrico decimale di 100 a 1.

123 – REVISIONISMO??? SI’, GRAZIE

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on febbraio 23, 2013 by beautiful41

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Revisionismo??? Sì, Grazie

La crisi economica in corso coinvolge tutti i valori, materiali e spirituali, dell’uomo. Tutte le credenze osservate da secoli come consolidate conquiste moderne sono crollate miseramente. Visto l’immobilismo dei nostri  governanti, il cambiamento ed il rinnovamento stanno già agendo da soli secondo le leggi della giungla: i più forti mangiano i più deboli.  I nostri governanti, chiusi nelle loro torri d’avorio, sembrano non accorgersi di nulla ed anzi continuano a riferirsi ai tradizionali parametri politici, economici, sociali, religiosi, scientifici, nella ricerca di soluzioni possibili per condurre il Paese fuori dalla crisi e verso l’ignoto del Terzo Millennio. Con la cieca fiducia nella validità dei passati tradizionali valori essi, i governanti ed esponenti dell’”Intelligentia”, rigettano e denunciano come “revisionisti” tutti coloro che osano prospettare visioni alternative.

La Nave Italia, assieme ad altri Paesi, pertanto, continua a correre verso il pericolo ed è solo una questione di tempo prima che esso si manifesti in tutta la sua perniciosità. In teoria il pericolo si potrebbe ancora evitare se si avesse il coraggio di formulare nuovi obiettivi, liberandosi dei valori e delle nozioni e dottrine, obsolete o errate, secolari e millenarie che si sono accumulate in misura tale da non essere più perseguibili o tollerabili. Ma solo in teoria, perché in pratica è estremamente difficile cambiare le idee  e la testa delle persone, se non si è motivati da una larga presa di coscienza.

Il dilemma pertanto è quello di decidere o scegliere di formulare questi nuovi obiettivi subito oppure attendere che il pericolo si sia manifestato. Il proverbio dice “chi ha tempo non perdi tempo”, quindi converrebbe esaminare la sostenibilità delle passate dottrine, alla luce del cambiamento. Le recenti dimissioni del Papa, una decisione che non si prende a cuor leggero, forse ci danno lo spunto per iniziare una sintetica disamina dei Revisionismi necessari. Come si può costringere un uomo di novanta anni a dire una messa natalizia notturna alla luce dei riflettori dove il poveretto era terribilmente stanco e dormiva in piedi??? Ci sono tanti modi per ammazzare una persona e questo è certamente uno di questi.

Come si può costringere un uomo a novanta anni a vestirsi e spogliarsi continuamente e condurre una vita rocambolesca fra aerei e viaggi in Paesi stranieri, incontri, discorsi, cerimonie, adunate, telecamere, interviste, che solo un ventenne da rock and roll potrebbe sopportare??? La risposta è la follia dei “media” entrati come pazzi in tutti gli spazi e sfere di riservatezza personale. La follia del mondo “mediatico” riflette la follia genarale di una “dirigenza” che rifiuta di fare uso della ragione, una “dirigenza” che, non avendo cognizioni di Amore né Anima, vede la realtà circostante solo attraverso la lente della competitività, della fretta e del denaro. E rimane quindi una sola cosa da fare e cioè quello di cedere le redini a chi abbia il vigore di ordinare un cambiamento radicale da atterrire, anziché esserne atterriti, le sottoposte potenti fazioni. Ed è quello che il Papa ha deciso di fare.   

Il cambiamento, se non lo si governa, impone da solo nuovi costumi e nuove credenze determinate dalla forza degli avvenimenti. L’Italia ha un numero di canali televisivi pari a quelli della Germania, Francia e Spagna messi assieme, e 24 ore su 24. E non esistono le domeniche, o festivi, o sabati, o ore di silenzio??? E naturalmente tutti fanno finta che questa è la “modernità”, ma è questa ragione o pura follia tutta italiana???

Proseguendo la disamina con le ideologie ottocentesche del comunismo e del liberismo, bisogna essere proprio ciechi per non accorgersi che il primo è crollato con il muro di Berlino nel 1989, ed il secondo è crollato con la Lehman Brothers nel 2008. Ma convincere i liberisti che la loro filosofia non ha retto alla prova dei fatti della storia appare essere una impresa forse impossibile. E si continua quindi in una contrapposizione irrazionale mentre l’Europa che conta ha risolto da lungo tempo questo problema adottando la socialdemocrazia che altro non è se non il governo dell’economia da parte dei Governi. Attenzione!! Qui lo Stato non è proprietario né gestore di nulla, ma “governa”  l’economia, con il controllo di costi, prezzi e tariffe e non prevede l’esistenza dei sindacati politici che quindi dovranno scomparire.

Proseguiamo ancora in questa rapida disamina e rimanendo sempre in politica, bisogna essere anche ciechi per non accorgersi che il motivo per il quale nei Paesi liberisti, principalmente Stati Uniti, Italia e Inghilterra, una cosmica quantità di ricchezza si è trasferita dalla maggioranza degli strati medio-bassi della popolazione ad una minoranza degli strati già ricchi,  grazie alla libertà infinita di muovere i propri capitali dovunque ed al di fuori di qualsiasi controllo dell’economia. In questi Paesi ove la democrazia è basata su una contrapposizione bipolare sinistra-destra o democratici-repubblicani o laburisti-conservatori si evita accuratamente anche di menzionare la parola socialdemocrazia perché essa farebbe perdere la libertà di manovrare l’economia per i liberisti e la libertà delle statalizzazioni per le sinistre.

E si preferisce pertanto, ciascuno legittimando il proprio contrapposto, uno sviluppo scandito dal ciclo guerra-distruzione-ricostruzione nel quale i liberisti possono perpetuare i propri arricchimenti attraverso le leve dell’economia libera e senza governo e controlli. Ma è questo quello che preferiamo??? Preferiamo cioè avere libertà assoluta con guerre-distruzioni-ricostruzioni e con disuguaglianze abissali, oppure progresso pacifico con una libertà limitata dal cedere il governo dell’economia ai governi democraticamente eletti??? Avere tutte e due le cose sarà sempre impossibile come l’avere la botte piena e la moglie ubriaca.

E dobbiamo continuare a sorbirci la favola della competitività??? Competitività significa competizione e da che mondo è mondo le competizioni si sono sempre svolte partendo da una base comune di partenza sotto la supervisione di un giudice di gara. O i liberisti, assieme ai governanti che lo permettono, producendo in un Paese e vendendo in un altro, devono essere considerati i salvatori della patria anziché dei ladri e rapinatori??? Ed è difficile riconoscere che per mantenersi sulle proprie gambe bisogna abolire i finanziamenti affidandosi solo al proprio risparmio??? Ed è difficile da capire che onestà, onore, prestigio, fiducia, stima, autorevolezza, dignità ed orgoglio sono già valori di inestimabile grandezza che possono e devono formare la retribuzione delle più alte cariche e responsabilità, anziché del denaro???

E, continuando con la storia, dobbiamo noi essere perennemente presi in giro con la favola della civiltà nata nella Grecia Classica??? E non sono serviti a niente tanti scavi archeologici attestanti che la civiltà è nata in Egitto migliaia di anni prima della Grecia Classica, e dall’Egitto diffusa in tutto il mondo come attestato da tante testimonianze??? E vogliamo ancora continuare con l’idea euro-centrica che tutto + nato in Europa per appagare la sete di supremazia culturale???

Ed è difficile capire che la Terra è abitata da 7 miliardi di persone e che per ciascuna persona sono disponibili solo 20 metri quadrati di superficie??? Ed è difficile capire che il liberismo autonomo ed infinito è incompatibile con la sostenibilità necessaria ed adeguata alle risorse del pianeta???  Ed è difficile capire che solo la ricerca di un punto di equilibrio per tutti può assicurare un progresso pacifico??? Ed è difficile capire che bisogna arrestare la produzione e vendita di armi in tutto il mondo se non esclusivamente quelle per la propria difesa???

Una Civiltà duratura ed un sistema sociale che assicuri una continuità pacifica senza guerre, crisi o rivoluzioni, possono solo concretizzarsi nei valori immortali della civiltà che sono Sobrietà, Amore e Conoscenza ove per Sobrietà si intende Misura, Equilibrio, Giustizia  e Sostenibilità, ciò che implica l’assenza di disuguaglianze abissali, la pre-condizione perché si possa realizzare l’Amore nel senso di Rispetto per sé stessi, la natura ed il proprio simile, nel rispetto della dignità e nella libertà di ciascuno. Ed è difficile o impossibile che ciò si potrà realizzare al di fuori della social-democrazia, dove l’economia è “governata” dai Governi e non è lasciata libera nelle mani dei liberisti e dei sindacati politici.

I concetti e le idee da cambiare o da rivedere sono  innumerevoli e in tutti i campi dell’umana esperienza ed in questo articolo vi è solo un cenno ad alcuni di essi.

Revisionismo??? Sì, Grazie. E presto.