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29 – CRISTOFORO COLOMBO E LA CIRCONFERENZA DELLA TERRA

Posted in ATTUALITA', EVOLUZIONE, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , on febbraio 11, 2011 by beautiful41

Il nostro destino è dettato dal caso, una fondamentale regola della teoria dell’evoluzione. Ma, nello stesso tempo, niente è per caso. Sembrano due verità in contraddizione. In realtà queste due verità sembrano connesse attraverso la conoscenza. Quando la conoscenza scompare la nostra vita è affidata interamente al caso; il caso impera su di noi che ci riduciamo così alla sua completa mercè. Viceversa, quando vi è la conoscenza, se e quando l’Uomo si sarà addentrato nella vera conoscenza, niente è per caso; l’Uomo diventa il padrone di sè stesso e del suo mondo ed impera sul caso annullandone o minimizzandone i rischi e le sorprese. Cristoforo Colombo rappresentò bene questa dicotomia, scoprendo per caso un intero continente, e venendo da esso inconsapevolmente salvato, le Americhe, pensando di andare verso l’Oriente e le Indie.

Coi secoli bui del medioevo pressocchè tutta l’Europa sprofondò in una totale perdita della conoscenza nel significato nobile di questa parola. Tranne la Bibbia e pochi manoscritti, alcuni dei quali conservati in conventi e monasteri, ad uso esclusivo delle autorità religiose, la parola scritta trasmettente le idee e le conoscenze del passato scomparì dalla mente dell’Uomo europeo, trascinando nel suo oblio anche la memoria di esse.

Fu solo grazie allo splendore della civiltà ed al mecenatismo degli arabi, installatisi in Spagna ed in Sicilia per alcuni secoli a seguito delle loro conquiste, che gradualmente furono tradotti in latino e fatti iniziare a circolare in Italia gli scritti contenenti le idee e nozioni di filosofia, matematica, geometria, astronomia e scienze naturali, portando a conoscenza degli europei anche i nomi dei loro storici autori di quello che fu chiamato il classicismo greco. Fu così che all’improvviso, come un potente faro nella notte buia e senza luna nè stelle sul mare dell’ignoranza, si materializzò la luce insperata della sapienza nella mente dell’Uomo europeo, dando vita e favorendo la nascita del Rinascimento.

Come chi non si alimenta da una settimana o quindici giorni, quest’uomo europeo, ridotto ormai senza alcuna nozione o idea di civiltà, si gettò su questa inattesa fonte di conoscenza mangiandone e bevendone a sazietà e dando vita alle grandi opere rinascimentali ed ai nomi celebri che conosciamo ed in tutti i campi, dall’architettura, alla letteratura, alla matematica, all’astronomia, arte, scienze, eccetera. Grande potere della parola scritta!! La parola scritta però può essere un’arma, oltre che infinitamente potente e positiva, anche  molto pericolosa e Platone aveva avvertito l’Uomo di questo pericolo, riferendo le parole che il re/faraone/dio Thamus aveva rivolto a Thoth (il nostro Davide), inventore della scrittura, da regalare all’Uomo:

“”O molto ingenuo Thoth, degli uomini hanno l’abilità di creare arti (e scienze, aggiungo) ma l’abilità di giudicare della loro utilità o pericolosità per i loro usufruitori appartiene ad altri uomini; e adesso tu, che sei il padre della scrittura, sei stato indotto dal tuo affetto ad ascrivere ad essi una capacità che è l’opposto di quella che essi realmente posseggono. Perchè questa invenzione produrrà oblio nelle menti di quelli che impareranno ad usarla, dato che essi non eserciteranno la loro memoria. La loro fiducia nella scrittura, prodotta da caratteri esterni che non sono da essi originati, scoraggerà l’esercizio della loro memoria fra di loro. Tu hai inventato un elisir non di memoria, ma di ricordo, e tu offri ai tuoi discepoli l’apparenza di sapienza, non la vera sapienza, perchè essi leggeranno molte cose senza istruzione, e sembreranno quindi conoscere molte cose, quando invece essi sono per lo più ignoranti e difficili a familiarizzarvisi., poichè essi non sono saggi, ma solo appaiono saggi.””

Come dire, hai voglia di far leggere o dire ad un bambino che non deve mettere i ditini sulla fiamma per evitare di bruciarsi. Il bambino lo capirà solo quando avrà fatto l’esperienza sulla propria pelle. Oppure, hai voglia di sciropparti a memoria tutte le nozioni di questo mondo ma originate da altri, sarà molto difficile capirle veramente a fondo, e quindi sarà molto facile sottovalutarle o fraintenderle.. Questo passo di Platone andrebbe scolpito e affisso davanti allo scrittoio del Ministro della Pubblica Istruzione per ricordargli continuamente che è tempo perso sovraccaricare gli studenti di migliaia di libri con milioni di nozioni che non capiranno mai e sarebbe più utile farli assimilare col tempo pochi basilari concetti che potranno sempre praticare e mai dimenticare.

Chissà se Platone parlava per esperienza diretta! Perchè tutti, o quasi tutti, gli esponenti del classicismo greco si erano abbeverati ed avevano mangiato a sazietà al tavolo della conoscenza imbandito alla scuola alessandrina di Alessandria d’Egitto in tempi in cui, dopo secolari conquiste e distruzioni, ad Alessandria d’Egitto vi erano solo i relitti salvati da tutte queste innumerevoli catastrofi e che si cercava di conservare e preservare nella famosa biblioteca a tal uopo solo da poco costruita. Per cui non tutto ciò che si apprese a questo imbandito tavolo della conoscenza fu ben capito e molto fu frainteso, perchè erano nozioni ed idee non originate da loro, proprio come Platone ammoniva. E l’uomo rinascimentale, oltre a quanto riuscì a captare nel modo giusto dalle nozioni ricevute di questo classicismo, fraintese o non capì molte altre nozioni dato che non erano da lui originate, ripetendo quindi l’esperienza già occorsa e citata dell’uomo classico greco.

Sembra che Cristoforo Colombo, nel pianificare il suo viaggio per l’Oriente attraverso la via dell’occidente, sia venuto a conoscenza di varie informazioni sorte dalle traduzioni  dei classici greci ove si riportavano varie lunghezze per la circonferenza della Terra. Aristotele dava 400.000 stadi; Strabone, citando Poseidonio, dava 180.000 stadi; Eratostene dava 252.000 stadi. La scelta di Colombo della giusta lunghezza per la circonferenza della Terra era più che difficile, era impossibile, nonostante lui avesse questi numeri sottomano, a causa dell’esistenza, già dai tempi dei citati autori, di una moltitudine di diversi cubiti, e quindi diversi piedi, ed anche, in aggiunta, una moltitudine di tanti diversi stadi, di lunghezze variabili fra circa 90 metri e gli oltre 200 metri, ciò per ogni singola nazione dell’antichità. Insomma vincere al superenalotto è più facile, statisticamente, per noi oggi che per Cristoforo Colombo decidere a quale stadio ed a quale cubito e piede appigliarsi.

La conoscenza, al millimetro, delle dimensioni del pianeta era svanita già un buon millennio prima del classicismo greco, ai tempi di Akhenaten, come abbiamo visto nei suoi articoli, e i classici greci cercavano solo disperatamente di scovare nel cassettone dei relitti della sapienza dell’antichità, che era la nuova biblioteca di Alessandria d’Egitto, importanti indizi e nozioni dell’arcaico passato. Tra questi classici tombaroli si distinse Agatarcide di Cnido il quale riuscì a trafugare ed a trasmetterci l’importante nozione e testimonianza che il progettista della Grande Piramide di Giza, in Egitto, aveva stabilito che il perimetro della piramide doveva rappresentare la metà di un primo di arco sulla superficie terrestre e che l’apotema della stessa piramide doveva rappresentare un decimo di un primo di arco sulla superficie terrestre, come abbiamo parzialmente visto nell’articolo n 8 “I numeri non contano”. Gli arcaici, come si vede, erano particolarmente interessati e coinvolti sia nelle dimensioni del pianeta e sia nella lunghezza del primo di arco sulla superficie terrestre.

Cristoforo Colombo quindi si affidò alla sorte confidando, da ottimista, nell’eventualità che fra le tre misure menzionate, 400.000 – 252.000 – 180.000, la giusta circonferenza della Terra fosse la minore delle tre, quella di 180.000 stadi ove tali stadi si riferissero a stadi di forse 300 piedi (erano esistiti tali stadi), circa 90 metri, che, nella più praticabile delle possibilità, conducevano ad una circonferenza della Terra di 180.000 x 90 = 16.200.000 metri, cioè  circa 16 mila chilometri di oggi, una distanza la metà della quale, da dover coprire per raggiungere le Indie dall’altra parte della Terra, era affrontabile ragionevolmente senza folli rischi, ma che era meno della metà delle reali dimensioni del pianeta. Se non andò così deve essere andata in modo non molto diverso, ed a noi serve solo capire il senso di come andarono le cose. Colombo partì da Palos il 3 Agosto e si approvvigionò  di viveri freschi alle Isola Canarie a Settembre, e dopo poco più di un mese di mare approdò in terra americana il 12 Ottobre dopo aver già deciso che era il caso di tornare indietro a causa di un ammutinamento che aveva fortunatamente sventato solo qualche giorno prima dell’avvistamento della terra.

L’avvistamento della terra americana dopo 36 giorni dalla partenza dalle Canarie, circa 3000 miglia percorse quindi ad una velocità media generale di circa 4 nodi di oggi, fu per Colombo la conferma che lui era arrivato alle Indie, o all’Oriente del Catai, perchè a quei tempi Indie era sinonimo di Oriente, dall’altra parte della Terra, e che la sua scelta per la circonferenza terrestre di 180.000 stadi di Poseidonio si era rivelata giusta dato che la metà di una tale circonferenza, circa 8000 chilometri pari a circa 4300 miglia marine di oggi, poteva essere percorsa in 36 giorni ad una velocità media generale di poco meno di 5 nodi di oggi, e lui aveva solo leggermente sottovalutato di poco la sua velocità visto che navigava col vento in poppa degli alisei.

Il risultato sarebbe stato pressocchè lo stesso anche considerando la circonferenza della Terra di 180.000 stadi di 300 cubiti reali egiziani (300 x 0,525 = 157,5 metri) pari a circa 28.000 chilometri quando dalla sua metà fosse stata detratta la distanza fra l’Egitto e le isole Canarie, circa 5000 chilometri, (14.000 – 5000 = 9000), ottenendo circa 4800 miglia di oggi che si possono percorrere in 36 giorni ad una velocità media di 5 nodi e mezzo (4800 / 864 = 5,5), velocità non molto lontana da quella effettivamente mantenuta e da Colombo sicuramente conosciuta.

Ai tempi di Colombo naturalmente di preciso non vi era niente, ad eccezione del numero di giorni di navigazione conseguente alla conoscenza delle date di calendario di arrivo e partenza.

Colombo invece fu salvato dalla presenza di un ignoto continente dato che difficilmente sarebbe ritornato vivo in patria, senza viveri adeguati, se si fosse addentrato ancora un pò in acque sconfinate e senza terra.

Da questa storia si possono ricavare molte lezioni sul significato della vita, della civiltà e del nostro destino in bilico tra caso, fortuna e conoscenza, ed ognuno può trarle secondo la propria sensibilità.

Svetta però, ancora una volta, la grandezza degli arcaici fondatori della nostra civiltà che noi abbiamo fatto di tutto per oltraggiare e rinnegare. Essi hanno incapsulato nelle dimensioni della Grande Piramide di Giza le dimensioni del pianeta con una precisione millimetrica, come abbiamo visto al n.8 e come testimoniato da Agatarcide e da Akhenaten con le sue opere.

Fra gli stadi menzionati, quelli che si avvicinavano di più alla realtà, con una approssimazione di circa 500  chilometri, erano quelli di Eratostene ed erano stadi composti di 300 cubiti reali egiziani ciascuno di 0,525 metri.

Gli stadi menzionati naturalmente sono unità di misura di lunghezza e furono originati per rappresentare un decimo di un primo di arco meridiano sulla superficie terrestre in un sistema sessagesimale. Una tale circonferenza è composta di (360° x 60 =) 21.600 primi e quindi di 216.000 stadi ( erano “stadia”) composti in origine ciascuno di 400 cubiti cosiddetti “geografici” composti di media di 0,463 metri.

La Terra non è una sfera perfetta ma un geoide senza nessuna forma precisa. Con le misure di oggi la circonfrenza meridiana è 40.009.152 metri e la circonferenza equatoriale è circa  40.076.450 metri, con una differenza di circa 67 chilometri.

Cristoforo Colombo,. sempre per caso, scoprì la differenza fra nord geografico e nord magnetico ma ne parleremo in altra occasione dato che quest’articolo è già lunghetto.

NOTA – L’articolo prosegue nei commenti.

Per i cubiti e piedi originali vedi il n. 23.