Archivio per Uomo

130 – PESCE D’APRILE COPERNICANO – IL REVISIONISMO DELLA SCIENZA

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 16, 2014 by beautiful41

Pesce d’Aprile Copernicano – Il Revisionismo della Scienza

Lo scorso primo giorno di Aprile un annuncio singolare è stato diramato dalla trasmissione televisiva di RAI 3 – Leonardo – Il TG della Scienza. In sintesi l’annuncio informava che la scienza ritiene valido il sistema geocentrico dato che le proiezioni delle osservazioni del cosmo, partendo dall’uomo che si trova sulla Terra, determinano necessariamente un Universo Geocentrico.

Non sembrano esservi dubbi sulla autenticità della notizia. La bella signora giornalista di quel programma esprime passione e competenza per il suo lavoro e non ha assolutamente l’aria di raccontare frottole. L’annuncio quindi è una informazione vera, nuda e cruda della scienza.

Si rimane dubbiosi invece sulla capacità della scienza e della bella signora di valutare appieno l’incommensurabile vasta portata dell’importanza di tale notizia e delle implicazioni che ne potranno derivare. La sua presentazione tempistica come un pesce d’aprile sembra avvalorare questo dubbio, unitamente al timore di infondere una amara verità nelle menti non preparate a riceverla.

Dopo quasi mezzo millennio la pietra tombale si è calata sull’ignominia della rivoluzione copernicana intesa come sostituzione della visione eliocentrica con quella geocentrica. La prima rappresentava solo una nozione riferita al sistema solare ma che non poteva intaccare la coesistente superiore visione geocentrica riferita a tutto l’Universo per il semplice fatto che l’uomo vive sulla Terra e non sul sole ed è dalla Terra che ieri ed oggi sono partite e partono le proiezioni percettive di tutto l’Universo infinito nel quale il sistema solare vi occupa un punto meno che microscopico, una nullità se comparata alle infinite vastità centrate sull’Uomo e sul suo pensiero.

La sepoltura della rivoluzione copernicana ha, come per incanto, riportato in luce la antica pre-Aristotelica concezione descritta da Aristarco di Samo, e cioè che la Terra ruotava intorno al Sole e contemporaneamente ruotava su sé stessa. Questa concezione chiaramente esprimeva una visione geocentrica riferita ad una Terra libera e mobile nei suoi due moti, come lo è adesso, e non immobile al centro dell’Universo come elaborato da Aristotele.

Aristarco di Samo, vissuto circa mezzo secolo dopo Aristotele, si recò ad Alessandria d’Egitto ove, nella Biblioteca ancora in costruzione, scovò, fra i relitti della sapienza scampati alle guerre, una antica nozione riflettente la concezi0ne cosmica testè riportata. Ma purtroppo, forse a causa del carisma, autorevolezza e fama di Aristotele, egli non riuscì o non seppe imporre la antica e giusta idea e fu così che il mondo si avviò verso la nota “modernità”.

La visione geocentrica mobile, della Terra ruotante intorno al Sole, vide la nascita e la determinszione di tutti gli elementi di base della meccanica celeste quali eclittica, equatore celeste, angoli orari, ascensioni rette, equinozi, solstizi, paralleli e meridiani celesti, zodiaco, costellazioni, e così via. Il fine di questo millenario lavoro era la mappatura di tutte le stelle e degli astri in genere, cosa che avrebbe reso possibile la mappatura della Terra e la determinazione dell’unità di misura, tutte necessità di primaria importanza. Le dimensioni della Terra e l’unità di misura venivano ricavate dall’ombra meridiana del Sole che forma sempre un triangolo rettangolo la cui soluzione forniva la risposta. I numeri dicono che questo lavoro originò in Egitto, come descritto in vari articoli.

Il millenario o plurimillenario contatto con il clelo ed il cosmo, al centro della natura e dell’Universo, diede all’uomo una concezione di armonia, equilibrio, giustizia e di progresso secondo le sue leggi cicliche ed armoniche. In ottemperanza ad una filosofia di vita rispettosa di tutto ciò che lo circonda, l’uomo ricavò con la sua ragione e dalla sua coscienza le regole immortali della Civiltà per progredire pacificamenre, regole di etica che sono contenute nella “Confessione Negativa”.

Raggiunto lo scopo della conoscenza delle dimensioni della Terra e ricavando la nuova unità di misura settenaria dalla figura geometrica di un cubo, anziché dal cosmo, il pungolo della necessità si esaurì e l’uomo lasciò lentamente declinare verso l’oblio le sue conoscenze astronomiche fino a quando Aristotele produsse la prima testimonianza di regresso culturale e scientifico.

La rivoluzione copernicana capovolse i parametri aristotelici ma non fu mai neanche sfiorata dall’idea che il vero centro dell’Universo è l’Uomo, dato che è dal suo pensiero che partono tutte le proiezioni di tutte le osservazioni astronomiche. La rivoluzione copernicana, ancor più di Aristotele, ha segnato un nuovo più aberrante regresso, quasi a testimoniare che evoluzione ed emancipazione non sempre vanno nella stessa direzione. La lista dei disastri occorsi negli ultimi secoli, perduranti tuttora, è nota e troppo lunga, con guerre, predomini e fondamentalismi di ogni tipo, con liberismi e progressismi totalmente irrazionali, e dettati dalla follia alimentata da una rivoluzione copernicana illudente l’uomo di essere all’apice della Civiltà mentre invece egli era, ed è ancora, nel fondo della Barbarie.

Ma almeno siamo arrivati al cimitero dove questa immensa follia è calata nella tomba. Tira un venticello fresco di aria nuova. Le foglie sembrano veleggiare giulive. La pietà incombe. Sulla lapide si legge: “Qui giace la Rivoluzione Copernicana che visse nell’illusione che potessero esistere i moti celesti senza il pensiero”.

Alziamo gli occhi al cielo e, di colpo, vediamo che dovunque andrà nelle immensità dello spazio l’uomo porterà con sé la CENTRALITA’ UNIVERSALE DEL SUO PENSIERO, unico punto dal quale partono tutte le proiezioni percettive cosmiche.

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Altri articoli sull’argomento n. 2 e n. 5.

129 – LO SCONTRO DELLE CONCEZIONI

Posted in ECONOMIA E POLITICA, EVOLUZIONE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 30, 2013 by beautiful41

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Lo Scontro delle Concezioni

I destini dell’uomo saranno, a medio o breve termine, decisi dall’esito di tre grandi scontri. Il primo scontro riguarda una concezione tradizionale di Nazione contro una concezione sopraggiunta recentemente di Stato o Nazione Unica planetaria.

Il secondo scontro riguarda una concezione darwinistica della storia della o delle civiltà (cioè domani sarà sempre meglio di oggi), contro una concezione opposta ove la Civiltà può progredire o regredire a seconda delle azioni dell’uomo.

Il terzo scontro è fra una concezione  liberista di una Nazione dove l’economia è lasciata ai cittadini in un libero mercato e contro una concezione opposta dove le redini dell’economia sono assunte dal Governo  della Nazione in uno stato, quindi, socialdemocratico.

Questi tre scontri fra concezioni evolutive diverse sono in atto ma in silenzio, sotto il tavolo, perché i governanti credono che i Cittadini della Terra siano troppo ignoranti per poterli comprendere, ed anche perché essi, i governanti, preferiscono avere le mani libere al fine di dirigere i destini dell’uomo dove essi vogliono, senza complicazioni, seguendo gli opportunismi dei loro privilegi e quelli dei poteri istituzionali civili e religiosi, immensamente forti, che sono legati a filo doppio allo status quo ed al sapere del sistema vigente. Vediamoli.

Il primo scontro nasce da una aspirazione universale dell’anima dei Cittadini della Terra di condivisione del loro stesso ed unico pianeta. Questa pur nobile aspirazione però è ostacolata da un latp dagli stessi Cittadini della Terra che non amano privarsi del loro Stato/Nazione o cederne la sovranità, mentre dall’altro lato questa aspirazione è ostacolata dagli stessi Governi per beneficiare dalle differenze fra le Nazioni. Per esempio la Cina si guarda bene dal rivalutare la sua moneta dato che ciò le assicura un vantaggio enorme sui mercati. Da questo primo perdurante scontro per ora esce vincente, pertanto, la concezione di Nazione.

Tl sexondo scontro di concezioni, già accennato in vari articoli, è uno scontro intellettuale, di pensiero, in linea di massima tra coloro che sono stati istruiti, hanno letto e studiato su libri e frequentato ambienti tradizionali del sapere classico, vincolati quindi in qualche modo a fonti, per così dire, “canoniche”, contro un nuovo tipo di pensiero, libero, indipendente, non asservito ad alcuna ideologia e ad alcun privilegio delle fonti istituzionali e religiose del sapere tradizionale. Questo scontro forse è il più interessante e ricco di mille sfaccettature, a volte divertente, e potrebbe essere definito come la conquista della Bastiglia del Terzo Millennio.

Gli arroccati nella Bastiglia, oltre alle tante nozioni apprese sui testi “canonici”, non hanno una idea chiara sulla consistenza del nuovo avanzante pensiero condiviso dai Cittadini della Terra, non asservito ad alcun nazionalismo, e basato sui valori immortali dell’anima, del numero e della ragione, che si accinge a dare l’assalto alla Bastiglia ove gli arroccati, potentissimi e agguerriti, sono i convinti difensori e propagatori dell’idea medioevale che la Civiltà è nata nella Grecia Classica e rinata con la scienza moderna nel Rinascimento ed è, pertanto, una prerogativa del pensiero rapace e predatore giudaico-cristiano .

Con la spedizione in Egitto di Napoleone Bonaparte e con la decifrazione dei gerohlifici iniziarono due secoli di scavi archeologici dai quali l’uomo moderno apprese per la prima volta dell’esistenza di una grande Civiltà, ricchissima di testimonianze, e antecedente di millenni a quella della Grecia Classica. Dalle prime traduzioni ed interpretazioni si cominciò a capire che una nuova prospettiva della storia  si ergeva nella sua maestosità, ma l’accettazione di una tale nuova prospettiva avrebbe comportato il riconoscere che la Civiltà non era nata nella Grecia Classica, ma in Paesi e popolazioni totalmente extra europei.

Era un boccone amaro che non si riusciva ad ingoiare. Troppo radicale e troppo rivoluzionario, e bisognava fare qualcosa per fermare questa follia del capovolgimento dello status quo.  La patata bollente, che si era venuta formando in sordina, scoppiò quando il professore tedesco August BOCKH pubblicò, tra fine ottocento ed inizi novecento, il risultato di una ricerca sulla metrologia antica da cui emergeva che tutte le unità di misura della Grecia Classica erano state importate in blocco dall’Antico Egitto (articolo 113) ove furono create e sviluppate. Ma che i Greci avessero potuto copiare gli Egizi era semplicemente insopportabile. Fu così che, molto brevemente, iniziò l’arrocco del pensiero tradizionale nella Bastiglia.

Negare l’evidenza fu da quel momento la regola perdurante ai giorni nostri. Occultando reperti, insegnando che “i numeri dell’antichità non contano”, affidandosi al silenzio, interpretando in modo mistificatorio, condannando all’emarginazione professori e studiosi di valore allontanatisi dai “canoni” tradizionali, e negando, negando e sempre negando, fu la risposta fondamentalista di questo pensiero rinchiuso nella Bastiglia.

Per non riconoscere le vere radici della Civiltà si è finanche cancellata dal cielo la stella più lucente, Sirio (articoli 21 – 24 – 61 – 65 – 116), la stella di Natale e dei Re Magi, che da non meno di 6000 anni a mezzanotte di ogni 31 Dicembre è in meridiano, al centro del cielo stellato, per tutti da vedere, e ciò significa che ancora oggi continua a sorgere eliacalmente, cioè assieme al Sole, ai primi di Luglio, annunciando oggi come allora la piena annuale del Nilo, sconfessando da sola le teorie di Copernico e Newton sulla precessione degli equinozi completamente fantasiose ed errate.

L’esito dell’accennato secondo scontro di concezioni è anch’esso, per il momento, a favore dei barricati nella Bastiglia dello status quo, ma non c’è dubbio che è solo questione di tempo prima che la Bastiglia sarà espugnata dai Cittadini della Terra che, con internet, sono in possesso dell’arma invincibile che è la comunicazione del nuovo pensiero.

L’esito del terzo scontro di concezioni  fra liberismo e socialdemocrazia resta nelle mani e nelle volontà dei Cittadini della Terra, ma appare chiaro ed evidente che per far tornare il lavoro, che è scomparso, in Italia ed altre Nazioni europee, occorre che ciascuna Nazione produca nelle sue fabbriche o aziende ciò che il Paese consuma, importando solo materie prime che non si possiedono.  

Il liberismo, com’è praticato oggi, è già stato sconfitto dalla storia e volerlo continuare ad imporre, e quindi rimanendo senza lavoro per le delocalizzazioni dei centri produttivi in Paesi a basso costo, porterà il Paese alla distruzione. Questo esito pertanto è già stato deciso dalla storia e sta ai Governi ed all’Uomo trarne le conseguenze.

128 – ETICA E CIVILTA’ DELLE ANIME CAPOVOLTE

Posted in RELIGIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 13, 2013 by beautiful41

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Etica e Civiltà delle Anime Capovolte

Etica proviene da “morale” ed il suo significato viene normalmente interpretato come un codice di comportamento fatto di belle maniere non offensive delle persone altrui. Si dice anche “eticamente corretto” oppure “eticamente non corretto”. Il codice di comportamento etico in realtà è un vago e fumoso miscuglio di modi di comportamento personali non vincolanti e non obbligatori dato che esso non è stato ufficialmente codificato. La sua più vicina espressione è solo il noto “Galateo”.

Essendo il significato di “etica” proveniente dalla morale ed essendo la “morale” ritenuta essere strettamente legata alla religione essa, l’etica, è sempre stata considerata con estrema sufficienza, come un parente povero o qualcosa di bigotto o che dà fastidio o “non moderno”, non di moda, o non “à la page”.

Dopo secoli e millenni in cui Stato e Chiesa, Stato e Religione, avevano formato una sola entità, ad un certo punto, verso il settecento, ottocento e novecento, con lo stabilizzarsi delle democrazie occidentali, sorse l’idea dello Stato indipendente dalla Chiesa o Religione, l’idea cioè che potesse esistere un “libero Stato in una libera Chiesa o Religione”. Quest’idea piacque, si propagò e fu adottata da tutte le Nazioni occidentali. Le Nazioni, così, si “secolarizzarono”, come comunemente si dice, e ciò fu considerata una delle più grandi conquste della modernità.

Nacque così lo Stato laico, cioè autonomo e non appartenente a istutuzioni religiose e non ispirato a fedi religiose.  Quasi come una conseguenza di ciò, lo Stato laico, nel perseguire i suoi obiettivi con leggi e regolamenti civili, non ritenne di prestare alcuna attenzione  al significato di “etica” né alla sua valenza. L’etica quindi continua ad essere più che altro una faccenda puramente personale senza alcuna connessione di rilievo col mondo che ci crconda.

Per la verità in tempi recenti, in vari settori ed in varie professioni, si è sentita la necessità della istituzione di “horme di etica”, ma ciò rimane appannaggio facoltativo solo di qualche associazione sparsa qua e là. Da qualche parte si sente anche parlare di Stato Etico e di Stato Laico ma anche questo argomentare è solo un esercizio intellettuale che rimane nel campo delle ipotesi accademiche.

Invece l’Etica è il fondamento, o il pilastro principale e centrale, della Civiltà. L’uomo laico, ed anche lo Stato laico, rimasto privo dell’obbligo religioso, inizia a sentire confusamente dentro di sé la necessità di regole istituzionali di etica, e non immagina neanche che egli ha solo perso la conoscenza di regole dettagliate di etica universali ed immortali che furono emanate quando nacque la Civiltà, millenni prima che fossero concepite le moderne religioni monoteiste. Le regole di etica universali ed immortali furono emanate dall’Uomo stesso con la sua testa e la sua ragione ed erano basate sul rispetto, oltre che per tutti gli esseri umani ed animali, verso tutte le componenti della Natura e dell’Universo. Il rispetto implica moderazione generale di tutti gli atti dell’uomo.

Di contro le religioni monoteiste, quando furono concepite millenni dopo, già dimentiche delle regole universali ed immortali di etica del passato, stravolsero completamente la vecchia concezione inventando un Dio antropomorfo imperioso che ordinava all’uomo, ora divenuto parte passiva e succube, ciò che si doveva fare e ciò che non si doveva fare, con 10 miserevoli Comandamenti, dei veri e propri prodotti lillipuziani in ogni senso se comparati con le regole di etica universale ed immortale antecedente.

Dopo il loro ritrovamento a seguito degli scavi archeologici egizi, queste regole, celate per millenni, sono venute alla luce. Per quanto ancora relegate nell’ombra e non divulgate come si dovrebbe, a causa dei privilegi del sapere classico delle istituzioni civili e religiose, esse, queste regole immortali, rifulgono nella loro luce abbagliante di splendore universale così tanto che vale la pena di citarne alcune, dalle quali si evince l’amore ed il rispetto per l’Universo intero e per tutti i suoi componenti, in una concezione “etica” che s’innalza di gran lumga, come un gigante su un nano, sulla limitante idea del monoteismo successivo e attuale:

– NON INFERIRE SOFFERENZE

– NON FAR PIANGERE ALCUNA PERSONA

– NON SPORCARE ACQUA CORRENTE

– NON FAR VIOLENZA AD ALCUNA PERSONA

– NON PARLARE PIU’ DEL NECESSARIO

– NON ARRICCHIRSI PIU’ DEL NECESSARIO

– NON INVADERE LA TERRA ALTRUI

– e così via di seguito per 42 enunciazioni.

Leggendo queste regole di etica universale non si può fare a meno di considerare che se queste regole, rese in linguaggio moderno, fossero state scritte nelle Costituzioni delle Nazioni, si sarebbero evitate tutte le guerre finora intercorse e si sarebbe evitato il collasso finanziario globale assieme alla perdurante follia di arricchirsi, senza limiti e senza freni, protetti da una falsa interpretazione del significato della parola “libertà”.

Dai tempi remoti dell’oblio di tali regole di Civiltà l’Uomo ha attravertsato molti millenni della sua storia come se avesse l’anima capovolta, incapace di vedere il disegno completo delle meraviglie dell’esistenza tutto intorno, in alto ed in basso. A tal punto egli è preda della follia da aver legittimato il “diritto di conquista”, o “right of conquest”, e cioè io mi approprio della tua terra solo perché io sono il più forte.

Le regole di etica della Civiltà erano improntate ad una moderazione ed all’equilibrio generale in tutti i campi al fine di evitare la formazione degli eccessi di differenze sbilancianti che sono sempre distruttivi, ed impediscono il rispetto delle altre persone, animali e natura circostante. La necessità di uno Stato etico, di cui sporadicamente si sente parlare, è più che fondata perché è l’unica condizione  per il prosieguo di una Civiltà di lunga durata.

Questa nuova concezione di Stato etico implica però che i Governi delle Nazioni dovranno reggere le redini dell’economia al fine di essere gli arbitri di uno sviluppo controllato e sostenibile ed equilibrato per tutti e non solo di pochi privilegiati. Se una tale visione venisse condivisa dalle Nazioni, e se i Cittadini della Terra indicassero ai propri governanti la ritrovata strada della salvezza, allora si potrebbe anche dire che, dopo l’Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro e delle armi, è subentrata la nuova Età della Bellezza, dell’Amore e dell’Armonia.

In fin dei conti l’ultims psrola spetta ai Cittadini della Terra, i soli padroni della Terra e del loro destino.

LIEBSTER BLOG AWARD

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 8, 2013 by beautiful41

Liebster Blog Award

“”SE UN PREMIO VI SEMBRA POCO….””

Questo sito di Pensieri dell’Uomo è appena stato insignito del Premio LIEBSTER BLOG AWARD. Il Premio è stato generosamente elargito da LAURIN42 che già aveva assegnato un premio in precedenza. Nel ringraziare Laurin42 per il Premio elargito colgo l’occasione per plaudire ed applaudire alla sua instancabile opera di diffusione di fiducia ed ottimismo fra le anime buone dell’Anima Mundi aiutandole a guardare avanti con forza e speranza per un rinnovamento sublimante delle loro spiritualità, all’insegna della fratellanza universale e nel rispetto per sé stessi, i propri simili e la Natura.

Gli adempimenti di chi riceve il Premio prevedono la risposta a 11 domande che sono le seguenti:

1 – Perché ho aperto un blog??? Risposta. Per avere un microfono e parlare a tutto il mondo.

2 – Perché mi piace il web??? Risposta. Perché è discreto, chiaro e sempre disponibile.

3 – Perché mi piace comunicare??? Risposta. Per dare un mio contributo ai destini dell’uomo.

4 – Quale è la tua motivazione??? Risposta. Quella di salvare le anime buone dell’umanità, in grave pericolo per aver perso i riferimenti immortali della Civiltà.

5 – Come ti proponi di perseguire i tuoi obiettivi??? Risposta. Indicando all’uomo dove egli era, dove è e dove potrà andare per salvarsi.

6 – Chi sono??? Risposta. Sono uno degli ultimi ancora viventi tracciatori di rotte fra le stelle.

7 – Quali sono gli argomenti che tratti??? Risposta.  Principalmente storici, politici, economici, spirituali e astronomici.

8 – Perché l’uomo ha perso i riferimenti di Civiltà??? Risposta. Perché è stato istruito e allevato con concezioni errate.

9 – Cosa pensi del mondo mediatico??? Risposta. Le televisioni andrebbero abolite o drasticamente ridimensionate con l’Italia che ne ha quante quelle della Germania, Francia e Spagna messe assieme, e con un solo uomo che, attraverso la pubblicità, accumula tanta ricchezza da poter comprare il Paese intero .

10 – Quale è il futuro dell’uomo??? Risposta. Il futuro dell’uomo è quello della riconquista dell’equilibrio perduto della Civiltà.

11 – E quale è il futuro della Donna??? Risposta. Il futuro della Donna è quello di rappresentare la Bellezza, l’Armonia, l’Amore e le Meraviglie dell’Universo, attraverso la riconquista dell’equilibrio perduto, con Lei stessa simbolo dell’equilibrio cosmico ed immortale.

Gli adempimenti proseguono con 11 cose su di me che sono:

1 – sono un gatto con gli occhiali;

2 – sono figlio del Cielo e della Terra;

3 – ho vissuto sugli oceani;

4 – conosco la prudenza ed il coraggio;

5 – conosco il coraggio di tornare indietro;

6 – conosco la imbattibile superiore forza distruttiva dell’arma del perdono;

7 – conosco la impareggiabile forza conquistatrice del rispetto;

8 – ho operato sempre da solo e aborro le “equipes”;

9 – ho vissuto la morte e sono risuscitato alla vita;

10 – Conosco l’Amore dell’Universo e l’Amore senza fine;

11 – Conosco la forza della fiducia e la paralisi della paura; ….conosco …. conosco …. la vita.

NOMINATIONS.

Altri adempimenti proseguono con la premiazione di 11 blog  con meno di 200 followers. Queste nuove “NOMINATIONS” sono:

1 – SacroProfanoSacro http://sacroprofanosacro.blogspot.it

2 – Lo spirito del tempo http://lospiritodeltempo.wordpress.com/

3 – My full research http://myfullresearch.wordpress.com/

4 – Marghemar http://marghemar.wordpress.com/

5 – Link2universe http://www.link2universe.net

6 – Visione Alchemica http://www.visionealchemica.com/

7 – Cyberscienza http://cyberscienza.wordpress.com/

8 – Oggi Scienza http://oggiscienza.wordpress.com/

9 – Passo In India http://passoinindia.wordpress.com/

10 – Pianeta Blu http://pianetablunews.wordpress.com/

Proseguirò in seguito con la undicesima nomination

Auguri e Felicitazioni ai premiati!!

Gli adempimenti continuano con la formulazione di 11 domande a cui i premiati dovranno rispondere. Tali domande le presento in anticipo e sono le seguenti:

1 – Perché ti piace il web???

2 – Perché ti piace comunicare???

3 – Perché hai aperto un blog???

4 – Quale è la tua motivazione???

5 – Come ti proponi di perseguire i tuoi obiettivi???

6 – Chi sei realmente???

7 – Quali sono gli argomenti che tratti???

8 – Credi tu che questa Civiltà debba essere corretta o ripensata???

9 – Cosa pensi del mondo mediatico e cosa pensi delle televisioni???

10 – Cosa vorresti dal futuro???

11 – Cosa vorresti nel futuro della donna???

E naturalmente dovrò informare i Premiati del LIEBSTER BLOG AWARD con tanti Auguri e Auguri di Buona Fortuna!!

……. Si sentono Fischi prolungati di Sirena salutare a festa …….

 ……. Milioni di Coriandoli colorati svolazzano nel vento …….

……. La banda dei Cittadini della Terra suona le marce della vittoria …….

……. Mille Arcobaleni descrivono la felicità del Cielo e della Terra …….

126 – LA MISURA SETTENARIA E IL CUBITO REALE – AI CONFINI DELLA STORIA

Posted in MISURA E GIUSTIZIA, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 29, 2013 by beautiful41

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La Misura Settenaria e il Cubito Reale

Ai Confini della Storia

Questo articolo è una estensione e chiarificazione dell’articolo 23.

La Misura Settenaria , basata sul numero sette, fu istituita nell’antico Egitto all’inizio del periodo dinastico dei faraoni della storiografia ufficiale, verso il 3000 A.C. circa. La Misura settenaria si concretizzò con l’istituzione del cubito reale egizio, molto famoso, e forse l’unità di misura antica più conosciuta in assoluto. La misura settenaria fu così chiamata perché il cubito reale egizio era composto di sette palmi. Il cubito di sette palmi rappresentò, per quei tempi, una grande rivoluzione sociale ed intellettuale che può essere paragonata all’istituzione del sistema metrico decimale dei tempi moderni.

La Misura settenaria del cubito reale derivava dal precedente sistema in vigore dai millenni antecedenti, e cioè il sistema di misure sessagesimale basato sul numero sei e con un cubito composto di sei palmi. Guardando dall’alto dei millenni, la plurimillenaria storia dell’uomo e del suo pensiero può essere forse identificata, relativamente alla Misura, come una storia composta di tre distinti periodi. Il primo periodo, durato millenni, del sistema di misure sessagesimali. Il secondo periodo, anch’esso durato millenni, del sistema di misure settenario. Il terzo ed ultimo periodo del sistema metrico decimale, iniziato recentemente.

Il sistema sessagesimale, già descritto più approfonditamente all’articolo 23 – l’Origine della Misura, e che qui sinteticamente si riassume, nacque dal Cosmo, dall’Uomo e dalla sua Terra, tutti interconnessi, con una semplice divisione di 86400/360 = 240. Mille volte 240 divennero le unità contenute in un grado di superficie terrestre. Tali unità furono chiamati cubiti che, una volta individuatane la loro lunghezza, andarono a comporre il sistema sessagesimale basato su  1 – 6 – 60 – 360. Le misurazioni di questo cubito furono riferite alla latitudine media dell’Egitto antico di 27° 45’ N e dalle quali si ottenne una lunghezza di 0,46169 metri per un cubito di sei palmi. Fu anche istituito il “piede” con il rapporto fisso di 1,5 piedi per cubito.

Di conseguenza un secondo di arco era 100 piedi; un primo di arco era 6000 piedi; un grado era 360.000 piedi. Parimenti un secondo di tempo era 1000 cubiti; un minuto era 60.000 cubiti; una ora era 3.600.000 cubiti. Durante l’era settenaria però molte unità di misura sessagesimale rimasero in uso perché divenute molto popolari.  Una di esse, lo “Stadia”, che poi diede origine alla parola “Stadio” come luogo per avvenimenti sportivo, aveva una lunghezza di 400 di tali cubiti di 0,46169 metri o 600 dei suoi piedi di 0,30779 metri.  Tale fu uno dei primi stadi olimpici di Atene di 184,68 metri, che rappresentava anche 1/10 di primo di arco di meridiano alla latitudine media dell’Egitto a 27° 45’ N. Ed anche la larghezza del Partenone di Pericle era di 100 di tali piedi e rappresentava un secondo di arco sulla superficie terrestre.

Cubando il piede di 0,30779 metri si ottenne l’unità di volume e peso sessagesimale denominata ARTABA di 29.160 cc o grammi che dall’Egitto fu diffusa ai Sumeri e fino alla Cina. In questo sistema sessagesimale i multipli ed i sottomultipli erano sempre riferiti a 60, come per esempio con la Pinta che era 1/60 di una Artaba e come lo “Sheqel” che era 1/60 di una Pinta. Questo sistema andava bene quando vi erano poche persone sul pianeta e quando la terra era di tutti.

Ma quando si iniziò a suddividere la terra, e non solo quella agricola, in tanti lotti e porzioni da assegnare a questo o quel personaggio, sorse la necessità di usare una misura che facilitasse la pratica di operare con quadrature di aree ed anche cubatura, per le quali il sistema sessagesimale era limitato e poco adatto.  La diagonale di un quadrato di lato 10 (dieci)  è 14,1 ed inoltre un quadrato di lato 7 ha un’area di 49 ed una diagonale di 9,899 cioè vicinissimo a 10. Con una unità di misura basata sul 7 si sarebbe potuto pertanto facilitare di molro le dette operazioni pratiche perché 14 è due volte sette, e la diagonale di un quadrato di lato 7 è, con buona approssimazione, 10, numeri cioè facilmente memorizzabili.

Inoltre, dato che nell’antichità si usavano molto le frazioni per i decimali, una unità di misura basata sul sette facilitava anche le operazioni con la circonferenza del cerchio il cui rapporto con il suo diametro era considerato 22/7.

Per la creazione del nuovo cubito settenario si partì dalla vecchia ARTABA sessagesimale di 29.160 cc o grammi, introducendo la nuova idea di ricavare la nuova misura dalla lunghezza dello spigolo di un cubo, cioè dalla radice cubica di una figura geometrica precisa ed inequivocabile. Questa figura geometrica del cubo fu divisa in 64 parti o unità, anziché 60, dato che non è possibile dividere un cubo in 60 unità intere ed il numero più vicino ad esso è 64 che si può scomporre in 4 x 4 x 4, prestandosi così alla formazione di nuovi multipli e sottomultipli  riferiti a parti di un cubo. Il cubo di 4 x 4 x 4 diede origine così all’idea della creazione del cubito reale egizio di sette palmi, che rispondeva e facilitava tutte le dette  nuove esigenze di quadratura e cubatura. E questa era una nuova idea che, a quanto pare, elettrizzò gli uomini di quel tempo.

La vecchia ARTABA sessagesimale fu così divisa per 64 ottenendo la nuova “Pinta”, detta STANDARD, di 455,625 cc o grammi.  Questa nuova “Pinta” a sua volta fu divisa per 50 ottenendo il “QEDET” di 9,1125 cc o grammi normalmente usata per pesare oro e argento. Dalla radice cubica o spigolo di un cubo composto di 5 ARTABA (29.160 x 5) si ottenne il primo cubito reale egizio di sette palmi e di una lunghezza di 0,5263 metri. Questo cubo naturalmente conteneva  50 x 64 x 5 = 16.000 QEDET di 9,1125 cc o grammi.

Gli egizi, cercando di migliorare e creare un cubito reale sempre più semplice nella sua concezione, istituirono altri due cubiti reali settenari, il primo dei quali si ottenne dal cubito ORDINARIO, scaturito dalla radice cubica di un cubo contenente 10.000 QEDET, e cioè un cubito di 0,450 metri ed il corrispondente piede di 0,300 metri. Il suo cubito settenario si ottenne aggiungendovi un sesto di esso (0,450 + 0.075 =) risultando così 0,525 metri.

Il terzo ed ultimo cubito reale, quello più conosciuto e maggiormente usato e ricordato, si ottenne dalla radice cubica di un cubo contenente 16.000 QEDET ciascuno di 9 cc, pari ad una lunghezza di 0,524 metri.

Il cubito reale settenario fu usato per circa 3000 anni ma non riuscì mai a sostituire il cubito sessagesimale con il quale in pratica fu costretto a convivere a causa della superiorità e perfezione del sistema sessagesimale che nacque dal Cosmo e dall’Uomo ancorati al meridiano terrestre, in uns visione universale senza confini. La Misura Settenaria scaturì dalla necessità di definire lotti di terreno agricolo che venivano invasi dalle acque della piena annuale della Valle del Nilo, ed in definitiva dalla necessità di creare dei confini ed il possesso della terra.

Sembra che i sette corpi celesti rincorrentisi nella fascia zodiacale, e cioè Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, detti anche i “vagabondi” del Cosmo per essere gli unici a muoversi sullo sfondo delle stelle fisse, conferissero a questo sistema settenario una sorte di legittimazione cosmica. Questi sette corpi celesti poi andarono a a dare i nomi e formare i sette giorni della settimana.

Il sistema settenario ebbe il grande merito di aver prodotto per la prima volta l’idea di ricavare l’unità di misura dallo spigolo di una figura geometrica, un’idea geniale per quei tempi,  da una radice cubica, ma non sopravvisse alle istituzioni che lo avevano sostenuto, anche se l’idea del cubo si propagò per l’antico mondo conosciuto. Per esempio il cubito romano di 0,4439 metri ed il piede romano di 0,2959 metri  nacquero dalla radice cubica di 3 ARTABA, da un misto cioè di sessagesimale e settenario. Di contro, il cubito settenario scardinò le inter-connessioni del sistema sessagesimale e produsse la degenerazione e la babele di piedi e cubiti.

Dei tre sistemi citati si può dire che oggi, nel pieno dell’era metrica decimale, il primo sistema sessagesimale, anche se gravemente mutilato, continua a vivere e ad imporre la sua superiorità e spirito divino nella misura del tempo che passa e degli orologi atomici, e nella misura in gradi del Cosmo e della Geografia e della misura angolare, oltre al piede di 0,3048 metri ancora usato negli Stati Uniti ed in altri Paesi.

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APPENDICE POSTUMA – Non sappiamu se gli ideatori architetti e matematici della nuova misura settenaria si resero ben conto delle conseguenze di tale atto. Ciò che ne scaturì fu l’abbandono del Cosmo. Il Cosmo, fonte di conoscenza e di norme di equilibrio per vivere sulla Terra, lentamente si eclissò e poi svanì cambiando per sempre il percorso evolutivo dell’Uomo che, privo della sua anima cosmica, si incamminò verso i monoteismi, verso la costuzione di armi sempre più sofistcate e, in definitiva, verso la sopraffazione sugli esseri viventi e sulla natura, verso un progresso senza equilibri che continua ai giorni nostri.  

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NOTA  POSTUMA al peperoncino del 15 Aprile 2013 per i curiosi, gli scettici e i meno scettici.

Con l’avvento dei satelliti artificiali si è proceduto alla misurazione della Terra come mai in passato. I satelliti hanno dato per l’arco di meridiano equatore-polo una distanza di 10.002.000 metri anziché dei 10.000.000 esatti come ritenuto e calcolato con metodi tradizionali. Con un errore quindi del sistema metrico decimale di 2000 metri su dieci milioni, e cioè dello 0,02%.

Gli stessi satelliti hanno dato per la lunghezza di un primo di arco di meridiano all’equatore 1842,904 metri e la lunghezza del primo di arco di meridiano era la base dei primi sistemi sessagesimale e settenario. Agatarcide di Cnido, uno dei bibliotecari della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, ha lasciato la testimonianza che il perimetro della base della Piramide di Cheope, o Grande Piramide, rappresentava la metà di un primo di meridiano all’equatore. Tale perimetro, misurato ufficialmente in tempi recenti, è risultato di 921,455 metri, con un errore, rispetto ai satelliti, di soli 6 millimetri su 1842,904 metri, cioè un errore dello 0,00033%.

E senza contare l’approssimazione dei pur precisi dati satellitari e che è di circa 30 centimetri.

Sembra un miracolo, ma non lo è perché altre misure, come lo “Stadia” menzionato, convalidano la sorprendente precisione degli antichi, con un rapporto di precisione rispetto al sistema metrico decimale di 100 a 1.

124 – ZEP TEPI – IL PRIMO TEMPO

Posted in EVOLUZIONE, STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on marzo 3, 2013 by beautiful41

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ZEP TEPI – Il Primo Tempo

“ZEP TEPI” è un termine che indicava il primo tempo, nel senso di inizio o principio, della antica civiltà egizia. La menzione del Primo Tempo, “Zep Tepi”, sui testi egizi e di molti antichi storici greci e romani, non lascia alcun dubbio sulla sua storicità o sulla autenticità delle sue testimonianze. Gli storici antichi ed i testi egizi sono tutti concordi nel riportare l’immensa antichità dello “Zep Tepi”. Uno di essi, il Papiro di Torino, indica 36.000 anni addietro, cioè circa 39.000 anni addietro rispetto a noi oggi, dato che questa testimonianza del Papiro di Torino risale ai tempi del faraone Ramses.

Questa immensa antichità dello “Zep Tepi” risale in pratica ai tempi della scomparsa dell’Uomo di Neanderthal e la comparsa dell’Uomo Cro-Magnon avvenute entrambe tra 30.000 e 40.000 anni addietro, secondo quanto investigato dagli antropologi. Colpisce però la disparità di trattamento tra quanto il mondo accademico si sia dato da fare nel caso dei Neanderthal e dei Cro-Magnon, con studi, ricerche, congressi, simposii, pubblicazioni e divulgazioni per tutto il pianeta, con finanziamenti e tanto denaro pubblico e con tanti pranzi, cene e viaggi, e quanto invece dedicato allo “Zep Tepi” per il quale, anche se storicamente attestato, non si è sprecata una sola parola né è stato speso un solo centesimo di dollaro o di euro per cercare di sapere qualcosa di più sugli uomini dello “Zep Tepi”.

Le citate testimonianze riferiscono che in questa immensa antichità in Egitto regnarono gli “Dei” per circa 20.000 anni. Essi furono seguiti dai “Semidei”, dai “seguaci di Horus”, dai “Venerabili”, ed infine dagli uomini mortali. Gli uomini mortali iniziarono a regnare sull’Egitto a partire dal 5000 A.C. circa con le dinastie dei faraoni a noi conosciuti. Relegando nell’oblio e nel “mito” tutta la storia anteriore dello “Zep Tepi”, la storiografia ufficiale ha ridotto poi la datazione delle dinastie faraoniche mortali al 3000 A.C. che è quella che si studia nelle scuole e divulgata con tutti i mezzi di informazione.

Il perché lo “Zep Tepi” sia stato abbandonato all’oblio può essere forse spiegato con il credo in due convinzioni. La prima convinzione è che la Civiltà sia nata nella Grecia Classica e non prima. La seconda convinzione è che il pensiero razionale, ed il progresso, si evolva e si emancipi “gradualmente” dall’ignoranza del passato, passando continuamente da uno stadio meno evoluto ad uno più evoluto. Ma non è chiaro se queste convinzioni siano giuste o siano solo dei pregiudizi, poiché appare abbastanza chiaramente che gli “Dei” dello “Zep Tepi” ci hanno lasciato tracce inconfondibili di sapienza e saggezza straordinarie ed è veramente un peccato che esse non siano state investigate e studiate ufficialmente.

Gli “Dei” erano naturalmente degli uomini in carne ed ossa imbevuti di una grande conoscenza e civiltà ed i quali, nella loro ricerca di una terra ove stabilirsi e prosperare, incontrarono gli uomini primitivi nella Valle del Nilo. Esiodo ed i compilatori della Bibbia, senza averne l’intenzione ed a loro insaputa, ci hanno descritto involontariamente questo incontro, fra uomini civilizzati e uomini primitivi, nella Valle del Nilo (articoli 119 e 120) avvenuto nella notte dei tempi.

Questi antichi uomini civilizzati avevano concezioni intellettuali e spirituali molto avanzate e diverse dalle nostre di oggi. Essi amavano vivere a contatto quasi fisico delle innumerevoli bellezze e meraviglie dell’Universo, amavano e rispettavano la natura ed i propri simili, mentre gli animali erano considerati al pari degli uomini anche se senza ragione. Gli innumerevoli dipinti e testi ritrovati su papiri e nelle tombe non lasciano dubbi sulla loro profonda spiritualità. Il numero, cioè matematica, geometria e nozioni scientifiche, si amalgamava sempre in tutte le loro opere, ottenendone una risultante armonica e sempre piacevole. In questa visione quasi soprannaturale molta importanza era riservata ai fiori, in particolare ai fiori di loto, raffigurati in ogni dove. Tutto ciò permetteva una visione di insieme rimasta forse unica nella storia dell’uomo.

Alcuni studiosi ritengono che molte testimonianze, su testi e raffigurazioni, risalgano in realtà a tempi pre-dinastici, ai tempi cioè, anche se solo sottinteso, dello “Zep Tepi”. La grande considerazione, rispetto e venerazione per la Donna è caratteristico di questo antico pensiero al punto che in molte raffigurazioni la Donna viene dipinta come essere essa stessa il cielo o la volta dell’Universo e dalla quale l’uomo ne attinge i frutti delle sue tante meraviglie. La Donna rappresentava quindi il fiore e l’armonia dell’Universo quale massima espressione di perfezione e bellezza della vita.

La stupefacente bellezza, apparente perfezione ed armonia del Cosmo veniva replicata sulla Terra in tutte le opere architettoniche e ciò naturalmente richiedeva una profonda conoscenza dell’astronomia per poter realizzare tale perfezione. Fu in tali tempi che si usò il cielo come una tavolozza per marcare per l’eternità l’eclittica, le costellazioni, i coluri e le stelle di tutta la sfera cekeste e, di conseguenza, si definirono i confini dell’Egitto per rappresentare uno spicchio del Cosmo sulla Terra, come descritto agli articoli 15 e 33, con la demarcazione del confine meridionale sul tropico del cancro di quei tempi a 24° 00’ N in corrispondenza del bordo superiore della prima cateratta del Nilo.

Fu di tale periodo pre-dinastico dello “Zep Tepi” la creazione del più sofisticato e preciso sistema di misure che sia mai esistito su questo pianeta, semplice e sofisticato allo stesso tempo, basato sul sistema sessagesimale, riferito al Sole ed all’uomo al centro del Cosmo, con lo spazio in relazione con il tempo, ricavato dalle dimensioni del pianeta, incentrato in Egitto alla sua latitudine media di 27° 45’ N che, con il CUBITO, composto da 6 palmi, di 0,46169 metri diede origine alle unità di volume e di peso con la ARTABA di 29.160 cc o grammi che dall’Egitto fu diffusa in tutto il mondo antico a cominciare dai Sumeri e fino alla Cina, e fu da questa Artaba, creata in Egitto, che discesero poi tutte le misure dell’antichità, incluso il cubito reale, il talento, il cubito ed il piede romano, come descritto all’articolo 23.

Fu di tale periodo dello “Zep Tepi” la creazione dell’idea della Colonna che rappresentava, e rappresenta sempre, uno spicchio del Cosmo contenente il fior di loto con incluso il triangolo MR dell’armonia, per celebrare e rendere omaggio alla bellezza e all’armonia dell’Universo e al suo spirito divino.

E fu dai tempi dello “Zep Tepi” che fu installato il reticolato dei THIBBUN, poi chiamati “Omphalos” (Aticolo 96) dai greci, per tutto l’antico mondo conosciuto, fino alla Cina, al fine di stabilire l’unione fra Cielo e Terra, la mappatura del Cosmo, la mappatura della Terra, le dimensioni del pianeta e la lunghezza del cubito alle varie latitudini, con la funzione del THIBBUN, o Omphalos, di “ombelico del mondo”, l’unione della Terra con la sua grande Madre dell’Universo e della Via Lattea.

Durante i millenni dello “zep Tepi” non esistevano le religioni monoteiste odierne, che nacquero verso la fine della civiltà egizia, ma vi era una concezione “etica”, come diremmo oggi, universale e valida per tutti, che vedeva l’uomo con la sua anima e la sua ragione protagonista nello stabilire ciò che era giusto e ciò che non era giusto fare durante la propria esistenza. Pur credendo in un Dio composto di puro spirito, unico, immortale, onnisciente, onnipotente, invisibile, autogenerato, autoesistente, inscrutabile e origine del tutto (cit. Wallis Budge), l’uomo non vi faceva ricorso perché le regole di vita erano dettate dalla sua stessa anima. Tutto ciò è espresso in modo meraviglioso nella “Confessione Negativa”.

Concetti come “Non far piangere alcuna persona”, “Non inferire sofferenze”, “Non sporcare acqua corrente”, “Non parlare più del necessario”, “Non far violenza ad alcuna persona”, “Non accrescere la propria ricchezza più del necessario”, e tanti altri, testimoniano che le religioni monoteiste odierne hanno rappresentato solo una degenerazione del pensiero superiore dell’uomo dello “Zep Tepi”.

Con l’avvento delle dinastie faraoniche “mortali”, del 5000 AC, o dei 3000 ufficiali, le cose iniziarono a cambiare. Il primo cambiamento, o uno dei primi, fu l’istituzione del sistema di misure settenario, basato cioè sul numero sette, con il cubito reale lungo sette palmi (0,524 metri) anziché 6 del sistema sessagesimale. Il 60 non è divisibile per sette e di conseguenza il sistema integrato ed interconnesso con un facile passaggio da una misura all’altra del passato, non era più praticabile. Per esempio un primo di arco sulla superfice terrestre era definito da 6000 piedi, ed un minuto di tempo (o la corrispondente misura angolare del cosmo di 15’ di arco – per intenderci, metà diametro lunare) era definito da 60.000 cubiti e questa facile corrispondenza con multipli e sottomultipli di 6 e 60 e 360 fra piedi e cubiti di unità diverse non era più possibile con un cubito ed un piede settenario di lunghezza diversa.

Il sistema settenario gradualmente porterà, oltre alla babele di piedi e cubiti, all’oblio dei THIBBUN che, già nel secondo millennio A.C., divennero “centri oracolari” di divinazione, ed anche al graduale impoverimento delle conoscenze astronomiche. L’uomo ormai si era staccato dal Cosmo ed iniziò a vagare senza più riferimenti precisi ed immortali. Fu in tale oblio che nacquero le moderne religioni monoteiste che, ignare dello spirito universale dello “Zep Tepi”, si inventarono tanti Dei antropomorfi, imperiosi e fantasiosi, uno per ogni popolo, dove il mio Dio è meglio del tuo, contribuendo ad alimentare una perdurante irrazionalità. Finchè l’uomo europeo, venuto in possesso di quanto Pitagora, Euclide, Platone ed altri greci riuscirono a racimolare fra i relitti della antica sapienza e saggezza, iniziò un nuovo cammino.

La strada è ancora molto lunga, ma almeno vediamo la luce dei valori e dei riferimenti immortali della Civiltà, fatta di Amore e Conoscenza, dello “Zep Tepi”.

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116 – CICLO SOTIACO – RAZIONALITA’ E FOLLIA

Posted in ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, FOLLIE, STORIA, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 26, 2012 by beautiful41

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Ciclo Sotiaco. Razionalità e Follia

Il Ciclo Sotiaco è nato in tempi recenti dalla convinzione che la storia debba essere letta ed interpretata come un “graduale” emanciparsi dell’Uomo dall’ignoranza dell’età della pietra. Più indietro si va nel tempo e più si è convinti che l’Uomo non “conoscesse”. Più avanti si va e più la “conoscenza” aumenta. Ma siamo sicuri che è così??? O stiamo assistendo ad una ben diversa prospettiva???

Ci viene detto dagli “esperti” che il calendario egizio civile iniziale era il calendario “Nilotico” di 365 giorni. Tale calendario è detto anche “vago”, dal latino “vagus”, proprio perché esso “vagava” nel corso degli anni dato che gli egizi non conoscevano la durata esatta dell’anno. All’inizio della Civiltà Egizia la decorrenza di tale calendario annuale fu stabilita in corrispondenza del sorgere eliacale di Sirio che si verificava sempre nell’occorrenza della piena annuale del Nilo che inondava tutti i terreni agricoli del Paese, apportandovi un limo fertilissimo, al solstizio estivo o ai primi di luglio.

Avendo gli egizi, proseguono gli “esperti”, il detto calendario fisso di 365 giorni, ciò faceva “slittare” l’anno civile di un giorno ogni 4 anni.  Così, per esempio, partendo dal 1° Luglio, dopo 4 anni il “Capodanno” civile capitava il 30 Giugno; dopo altri 4 anni il “Capodanno” civile capitava il 29 Giugno; dopo ancora 40 anni il “Capodanno” civile capitava il 19 Giugno;  e così via di seguito, il “Capodanno” civile “slittava” a Maggio, Aprile, Marzo, eccetera, coprendo l’intero anno finchè, dopo 1460 anni dall’inizio, il “Capodanno” civile ritornava al 1° Luglio iniziale.

Tale periodo di 1460 anni (365 x 4 = 1460) è stato chiamato CICLO SOTIACO, da Sothis, la denominazione greca della stella Sirio. Il ciclo Sotiaco non includeva, né lo poteva, le stagioni, che rimanevano sempre le stesse, ma solo il “Capodanno” e le festività annuali che si spostavano, o “vagavano”, coprendo tutto l’anno come detto. Ciò perché gli antichi egizi avevano diviso l’anno in tre stagioni immutabili e legate ai cicli astronomici e della natura. Queste stagioni erano “Akhet” – Inondazione, “Peret” – Crescita, “Shemu” – Raccolto. L’inizio della stagione dell’”Inondazione” determinava le altre due stagioni e non poteva allontanarsi dal sorgere eliacale di Sirio, evento astronomico a cui esso era legato, oltre ad essere strettamente connesso, attraverso la piena annuale del Nilo, con lo svolgersi della civile esistenza della popolazione.

Appare però  piuttosto singolare e dispregiativo dell’Homo Sapiens il ritenere che gli antichi egizi erano tanto mal messi di mente da aspettare ogni volta 1460 anni per poter riallineare il “Capodanno” ed il calendario civile delle festività,“vaganti”, con il sorgere eliacale di Sirio e con l’inizio della Inondazione!! Per poi ricominciare a farlo “vagare” per altri 1460 anni!! E non imparavano mai???

Gli antichi egizi, per sé stessi, non hanno mai accennato al loro calendario “vagante”, né hanno accennato al Ciclo Sotiaco, che non sapevano neanche che cosa fosse, né hanno accennato ad un fantasioso “Capodanno vagante”. Tutta questa storia è nata, come accennato, in tempi recenti, dalla lettura degli avvenimenti occorsi nel periodo tolemaico, ed in particolare di due antiche testimonianze: Una di Tolomeo ed una dello scrittore romano Censorino. Il primo, Tolomeo, nell’Almagest ha scritto che nel 135 DC il Capodanno egizio capitava il 21 Luglio. Circa un secolo dopo Censorino ha scritto che il Capodanno egizio cadeva nel 139 DC il 20 Luglio ed era in corispondenza  del sorgere eliacale di Sirio. Nel 22 AC il Capodanno egizio cadeva il 29 Agosto.

Converrebbe forse rammentare che il periodo tolemaico si instaurò a seguito delle conquista di Alessandro Magno del IV° secolo AC, seguite a quelle di Cambise del VI° secolo AC, seguite a quelle assire del VII° secolo AC. Tali conquiste decretarono il decadimento e la fine della originale Civiltà egizia, con Alessandro Magno che decretò la fine e lo smantellamento del Centro Universale della Sapienza di “ON” (nell’attuale Heliopolis, vicino al Cairo). Quello che si salvò da tali conquiste e distruzioni fu raccolto dai greci del periodo tolemaico e conservato nella nuova città e Biblioteca di Alessandria d’Egitto. Molte nozioni andarono pertanto perse ed i greci poterono accedere solo ad una piccola parte delle antiche conoscenze.

Ed è sintomatico che nel 238 AC Tolomeo III, forse perché ancora consapevole delle antiche tradizioni egizie, ritenne di dover promulgare un editto, arrivato fino a noi, per l’introduzione (o la reintroduzione???) di un giorno in più ogni 4 anni del calendario civile egizio. Ma, nonostante tale ordine governativo, l’anno bisestile ogni 4 anni, un giorno in più di calendario, non fu mai più ripristinato. Il cuore pulsante della antica sapienza e civiltà si era ormai spento e la sua anima svanita. E di conseguenza Tolomeo dell’Almagest e Censorino, sopra citati, riportarono e credettero, facendolo credere anche a noi, che l’anno civile egizio era di 365 giorni “fissi”. E d’altrone Ipparco, vissuto verso il 150 AC ed istruitosi ad Alessandria d’Egitto, ci ha tramandato che la durata dell’anno tropicale era di 365 giorni più ¼ di giorno meno 1/300mo di giorno.

Il sorgere eliacale di Sirio era in realtà un ancoraggio cosmico sicuro millenario proprio per poter misurare e controllare la durata dell’anno tropicale, origine del calendario esatto di 365,2422 giorni. Sirio fu scelta quale sicuro ancoraggio cosmico perché essa è l’unica stella, fra tante dell’Universo, a non avere movimenti precessionali, e ciò significa che essa conserva sempre la stessa posizione relativamente alla Terra. Tanto sapiente, precisa ed indovinata fu questa scelta degli antichi egizi nel riferirsi a Sirio per marcare l’anno solare tropicale di 365,2422 giorni, ed il Capodanno civile con il suo sorgere eliacale, per millenni a venire, dato che millenaria era la loro Civiltà, che essa, Sirio, ancora oggi, dopo circa 6000 anni dall’inizio del calendario egizio, o circa 8000 anni secondo alcuni studiosi, continua ad essere allo stesso posto nel cielo e continua a sorgere eliacalmente, cioè assieme al Sole, agli inizi di Luglio.

La prova inconfutabile di ciò è che a mezzanotte del 31 Dicembre tutti gli abitanti della Terra possono ammirare Sirio, al centro del cielo, sul meridiano o in direzuine Sud, splendente e bella come negli antichi tempi. Sirio, davanti ai nostri occhi al centro del cielo a mezzanotte di ogni 31 Dicembre significa che nella opposta posizione orbitale della Terra, sei mesi prima o dopo, a mezzogiorno del 1° Luglio o dei primi di Luglio, essa marca il mezzogiorno, assieme al Sole, e di conseguenza essa sorge assieme al Sole ai primi di luglio, proprio come all’inizio del calendario egizzio, del 3000 AC ufficiali, nel suo cosiddetto sorgere eliacale.

E ciò ci illumina sul metodo usato dagli antichi egizi per determinare il sorgere eliacale di Sirio che non era quello impossibile e tanto strombazzato di osservare la stella sull’orizzonte mentre sorgeva assieme al Sole, dato che nel bagliore del Sole nessuna stella può essere visibile, bensì quello di osservare Sirio, con tutta calma e nelle migliori condizioni di osservazione, in pieno inverno quando essa è in meridiano, al centro del cielo stellato, nella posizione cioè opposta a quella di 6 mesi prima o dopo allorchè, trovandosi a mezzogiorno sulla stessa verticale del Sole, doveva necessariamente sorgere eliacalmente con esso.

In pratica Sirio, nel corso dei tanti millenni trascorsi, ha conservato una precisione, nella determinazione degli anni, dei calendari e dei Capodanni, pari o superiore alla precisione di un moderno orologio atomico. Ed è impensabile che gli antichi egizi, dopo tanta fatica nella determinazione di Sirio quale scanditrice perfetta degli anni tropicali di 365,2422 giorni, lasciassero poi “vagare” il calendario civile di 365 giorni!! 

Le testimonianze di Tolomeo e di Censorino sull’anno egizio di 365 giorni fissi erano in realtà testimonianze di una perdita della conoscenza, conoscenza che era svanita e che essi non potevano comprendere perché l’osservazione continua del cielo si era arrestata già circa 1000 anni prima di loro.

Il Ciclo Sotiaco di 1460 anni fu una invenzione moderna basata sulle dette testimonianze nella presunzione che gli antichi egizi fossero dei ritardati mentali e che a stento sapessero contare sulle dita delle proprie mani. Il Ciclo Sotiaco invece è una dimostrazione di come l’Uomo possa regredire al livello scimmiesco quando vive nel pregiudizio di “graduale emancipazione”, inesistente, e abbandona l’osservazione visiva e continua del cielo.

Il Ciclo Sotiaco è anche un avvertimento ed un allarme per il modo di concepire l’attuale sistema scolastico ed educativo dei centri del sapere, finanche i più esclusivi e prestigiosi, produttori di menti malate e di nozioni folli di irrazionalità totale, promotrici quindi di un “graduale” regresso verso uno stato scimmiesco dell’Uomo, convalidando così ie idee dei teorici della devoluzione o “Devolution”. Le scimmie urlanti, come le chiama una persona di mia conoscenza, imperversano già in modo devastante sui tanti canali televisivi e via internet e sono molto pericolose.

I Cittadini della Terra sono avvisati. E chi è avvisato è mezzo salvato.

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Vedi art. n. 21 – Sirio e Iside – La Stella di Natale e Capodanno

115 – 21 DICEMBRE 2012 – IL GRANDE RITORNO – INVITO GENERALE PER I CITTADINI DELLA TERRA

Posted in ARMONIA, ATTUALITA', ECONOMIA E POLITICA, PROPOSTE MILLENARIE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 4, 2012 by beautiful41

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21 Dicembre 2012 – Il Grande Ritorno – Invito Generale per i Cittadini della Terra

Il prossimo 21 Dicembre è il giorno del Solstizio d’Inverno. Questo Solstizio non è un comune Solstizio come tutti gli altri; esso è davvero particolare, anzi, per meglio dire, speciale. E’ il Solstizio del Grande Ritorno, il momento ed il giorno in cui avrà inizio il Ritorno dell’Epoca d’Oro, quando le Anime dei Cittadini della Terra riscopriranno una antica verità, quella di concepire la Civiltà come il prodotto della fratellanza Universale.

Solo la fratellanza Universale può dare il giusto significato alle aspettative di dignità e di libertà che ciascun Cittadino della Terra acquisisce al momento della sua nascita. Molto tempo è passato da quando i Padri della Civiltà gettarono le basi per il progresso pacifico dell’Uomo con la sua anima e decretarono le condizioni per un suo sano sviluppo.

Queste condizioni erano semplici e sintetizzate dalle parole SOBRIETA’, AMORE e CONOSCENZA. Esse sono le condizioni immortali della Civiltà, inscindibili ciascuna dall’altra, le sole condizioni che possano permettere di concepire uno sviluppo armonioso dell’Uomo sul pianeta Terra, il suo pianeta, in un momento storico in cui egli ha improvvisamente scoperto di essere interconnesso con tutti i suoi abitanti e che può fare affidamento sulle risorse di questo unico e solo pianeta, la sua Grande Madre e la sua sola Casa sicura nell’Univweao e per il suo prevedibile futuro.

Molte profezie e molti studi hanno indicato l’importanza di questo anno 2012, e precisamente il 21 Dicembre, per l’occorrenza di avvenimenti determinanti per la vita dell’Uomo sulla Terra. Si è parlato di fine del mondo, di avvenimenti catastrofici e di rigenerazione dell’animo umano. Oltre alle tante speculazioni su questo argomento, noi non possiamo negare di essere ad un punto di svolta, e non perché ciò sia stato indicato dalle profezie, ma per gli avvenimenti occorsi recentemente intorno a noi e nei quali siamo immersi e coinvolti.

Il collasso delle ideologie tradizionali quali il liberismo dopo il comunismo, fondate entrambe su un comune materialismo, rivelatosi fallace e fonte di intollerabili disuguaglianze, ha privato l’Uomo della sua speranza nel futuro ed ha fatto svanire i valori tradizionali nei quali egli credeva. Come sentendosi improvvisamente nudo, senza protezioni e senza più niente che gli assicuri la dignità della sua stessa vita, l’Uomo  sta cercando disperatamente nel fondo della propria Anima le risposte di cui ha bisogno e con cui proteggersi.

Quasi come una conseguenza naturale dei problemi e delle false ideologie che l’Uomo ha incontrato sul proprio cammino e che lo hanno denudato al cospetto delle avversità, il compimento di questa ricerca di nuove risposte e di nuovi valori che lo possano appagare sta evidenziando sempre di più quanto essi siano le risposte ed i valori che egli aveva custodito inconsciamente in fondo alla propria animaa per millenni e che facevano parte della sua stessa umanità. Tali risposte e tali valori sono le antiche ed immortali condizioni della Civiltà, valide in ogni tempo e luogo, e impresse indelebilmente nella sua umanità di Uomo: SOBRIETA’, AMORE e CONOSCENZA.          

SOBRIETA’, AMORE e CONOSCENZA. Esse sono le risposte immortali ed infallibili che i Cittadini della Terra potranno indicare ai propri governanti in questo periodo cruciale che stiamo vivendo. I Cittadini della Terra di qualsiasi ceto sociale, lingua, cultura e religione, che sentono la necessità di realizzare una nuova più umana, più giusta e più naturale e pacifica convivenza civile planetaria, potranno esprimere questi nuovi sentimenti e aspirazionidi fratellanza con una manifestazione globale, in tutte le città della Terra, il prossimo 21 Dicembre di questo anno 2012.

I Cittadini della Terra sono i soli a poter decidere il proprio destino perché nessun governante ha le idee chiare su ciò che sta accadendo, ed essi sono resi ciechi dalla convinzione che ripristinando gli stessi privilegi del passato, ripristinando il sistema folle di una crescita materiale infinita, sia la sola cosa che si possa fare. Il 21 Dicembre 2012 invece i Cittadini della Terra potranno esprimere chiaramente una nuova concezione di Civiltà basata sulla sostenibilità delle risorse limitate della loro casa Terra.

Il 21 Dicembre 2012 pertanto potrà marcare l’inizio del Grande Ritorno, il ritorno di una nuova Epoca d’Oro, o una nuova Età dell’Oro,  ove l’Uomo, in tutti i continenti, possa riappropriarsi della sua dignità, riservatezza e libertà, ridefinendo  nelle Costituzioni delle Nazioni il concetto di Libertà significante che essa cessa quando inizia quella altrui. Ridefinendo il significato di Giustizia come abbattimento delle abissali disuguaglianze.

Ridefinendo il significato di competizione che potrà effettuarsi solo da una comune base di partenza. Abolendo i finanziamenti bancari ripristinando l’idea dimenticata del progresso basato sul risparmio di ciascuno. Disconoscendo, o ritirando il riconoscimento, di tutti i Paradisi Fiscali. Stabilendo che l’Economia e tutte le sue pertinenze dovrà essere “governata” dai governi e non potrà più essere statalizzata e né liberalizzata. Le dette ridefinizioni secondo quanto già espresso all’articolo 76 – Il Tradimento delle Costituzioni.

Nel trinomio Sobrietà, Amore e Conoscenza la parola Amore abbraccia un ampio spettro di significati, principalmente di Rispetto per tutti gli esseri umani nella loro sfera intangibile di riservatezza, rispetto per gli animali e per la natura in genere, ma anche Armonia, Onestà ed Integrità di propositi e sentimenti, Solidarietà e Condivisione,  mentre la parola Sobrietà include i significati di Misura, Equilibrio, Giustizia e Sostenibilità ove per sostenibilità si intende per esempio che non si potrà abbatere un albero prima che un altro albero sia cresciuto al suo posto.

I Cittadini della Terra che accetteranno l’invito a manifestare il 21 Dicembre dimostreranno quindi che i nuovi valori di Civiltà da essi indicati e condivisi saranno valori rivolti verso la qualità della vita invece della quantità di beni materiali e potranno così determinare uno sviluppo più lento ma sostenibile, più umano, pacifico e di lunga durata, evitando una nuova corsa sfrenata verso la catastrofe.

Benvenuti nel nuovo mondo della SOBRIETA’, AMORE E CONOSCENZA, S-A-C, che celebrerà il possibile Grande Ritorno della mtica Età dell’Oro, l’Età dei valori di Rispetto e Dignità dell’Anima, il prossimo 21 Dicembre, in tutte le città della Terra.

PASSA PAROLA SE VUOI

114 – LA MISURA DEL TEMPO

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', STORIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 15, 2012 by beautiful41

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La Misura del Tempo

Questa non è una favola-verità, ma è la verità di una favola affascinante creata dall’Uomo quando, innalzatosi con la sua Ragione al di sopra dei suoi amici animali, pose, nella notte dei tempi, le fondamenta della Civiltà, Civiltà che non sarebbe potuta esistere senza avere la capacità di misurare il tempo che passa. La favola affascinante è la favola della nascita e dello sviluppo del suo pensiero razionale intorno a riferimenti cosmici ed immortali, i soli in grado di assicurare un ancoraggio eterno ed indistruttibile.

La consapevolezza di essere un elemento dell’Universo e composto di tante particelle cosmiche fu la molla che spinse l’Uomo a cercare e trovare nel Cosmo le risposte alle sue tante fondamentali domande scaturenti dall’infinita bellezza e dalle tante meraviglie dell’Universo nel quale egli aveva avuto la fortuna di viverne e rappresentarne il pensiero.

Il Tempo, come l’Amore e l’Anima, è invisibile ed impalpabile, ma esso esiste e, come per altre meraviglie tangibili dell’umana avventura, ci dà la percezione della sua esistenza con i continui cambiamenti del mondo fisico che ci circonda, dall’inverdire o ingiallire delle foglie degli alberi, all’espressione sul volto di una Donna innammorata o alla comparsa delle sue avvenenti rughe, all’alternarsi dei giorni e delle notti con le infinite tonalità e intensità di colori e luce, al variare delle stagioni. Ma in sé il Tempo, proprio come l’Amore e l’Anima, oltre ad essere invisibile, è eterno ed indistruttibile e non ha mai fine.

Essendo legato all’esistenza dell’Universo, il Tempo, nella concezione degli arcaici fondatori della Civiltà, fu agganciato al Sole, il più importante astro del nostro Cosmo, la Stella imperitura ed indistruttibile che ci dà la vita attraverso il suo calore di cui non possiamo fare a meno. Il Sole quindi, col suo movimento apparente e rotatorio intorno alla Terra, diede origine alla misura del Tempo, non solamente dando all’Uomo la possibilità di contare i giorni, ma anche di misurarne le sue parti o intervalli minori introducendo il concetto di MISURA ANGOLARE del Tempo. Ed anche quando si usavano calendari lunari i suoi giorni erano sempre giorni di Sole, col Sole che ne definiva il Tempo attraverso la sua MISURA ANGOLARE.

Il Tempo diventò quindi una MISURA ANGOLARE e tale è rimasto attraverso i tanti millenni trascorsi e tale rimarrà per l’eternità. E finanche i nostri moderni orologi atomici, di cui la moderna scienza tanto si vanta, devono essere periodicamente tarati, controllati e corretti sul movimento del Sole, e non viceversa. Il passaggio del Sole in meridiano, cioè il mezzogiorno, era ed è il momento cruciale da dove inizia tale MISURA ANGOLARE del Tempo. Da tale istante inizia un nuovo giorno atronomico, allorchè l’angolo fra il meridiano ed il Sole è 0° o 360°-

 In tale istante il Sole, nel suo perenne cammino, inizia a far scorrere la MISURA ANGOLARE, 1°… 2°… 5°… 15°… 30°… fino a completare i 360° il prossimo mezzogiorno o passaggio in meridiano. Agganciando pertanto la Misura del Tempo al Sole ed al suo movimento angolare, gli arcaici fondatori di questo sistema resero possibile quantificare qualcosa che di per sé è indefinibile e sfuggente. La Misura del Tempo quindi fu, era ed è la misura di un angolo della sfera dell’Universo e riferito al Sole. Da tali angoli citati si produssero così 4 minuti… 8 minuti… 20 minuti… 1 ora… 2 ore… 24 ore.

L’uso di tali MISURE ANGOLARI permise pertanto agli arcaici di poter contare, oltre ai giorni, anni e milioni di anni, anche le ore, i minuti ed i secondi, come più dettagliatamente descritto all’articolo n. 23 — L’Origine della Misura. L’ultima testimonianza di una avanzata concezione del tempo agganciato alla misura angolare è rappresentata dal “congegno di Antikythera”, descritto all’articolo n. 51 – I Rinnegati del Terzo Millennio, che mostra uno o più quadranti graduati e relativi al movimento degli astri nel cielo. Il congegno di Antikythera è stato paragonato dagli studiosi, per la sua meccanica e precisione, al più avanzato orologio svizzero del XIX° secolo e fu ritrovato in una nave affondata nel 100 AC.

Ipparco inoltre ci ha tramandato la nozione dello spostamento degli equinozi di 50”, secondi di arco, annualmente, o di due gradi ogni 150 anni. Senza considerarne altre, risalenti all’arcaico passato, già solo queste testimonianze indicano che la MISURA ANGOLARE agganciata al Tempo era una consolidata millenaria conoscenza. Ma dall’epoca di Ipparco, che aveva avuto accesso, come tutti i Classici Greci, solo ai resti dei relitti della sapienza millenaria recuperati e conservati nella Bibliotwca di Alessandria d’Egitto, quasi fino ai 1700, circa 2000 anni, questa conoscenza del Tempo  quale MISURA ANGOLARE scomparve dalla mente dell’uomo relegandolo nell’ignoranza del glorioso passato.

L’oblio totale del passato e l’abbandono del cielo permise a Sant’Agostino di essere ricordato per confermare questa perduta conoscenza dicendo che egli sapeva cos’era il Tempo ma non era in grado di descriverlo!! Fino a che la nebbia dell’oblio gradualmente evaporò quando i Grandi Navigatori della storia si accorsero di non conoscere le dimensioni del pianeta e di non essere in grado di calcolare la longitudine, con la conseguenza di innumerevoli naufragi e perdite di uomini e flotte. Fu allora che si risuscitarono le conoscenze di Ipparco sulla Misura del Tempo quale MISURA ANGOLARE per il calcolo della longitudine col metodo delle distanza lunari (articolo n. 44), metodo che funzionò egregiamente fra il 1750 ed il 1850.

Il Sole quindi, Grande Signore della MISURA ANGOLARE e del Tempo, gradualmente riprese il posto che gli apparteneva nel consesso dei Sovrani dell’Universo, i Principi e Dei del Pensiero, che gettarono le basi della Civiltà.

Per circa un secolo, fra la metà dell’ottocento e la metà del novecento, e ancora oggi a scopi turistici, all’Osservatorio Astronomico di Greenwich, stabilito sede del meridiano Zero e quindi del Tempo di Riferimento Universale, ogni mezzogiorno (alle 13.00 per dare tempo agli astronomi di osservare il passaggio in meridiano) si segnalava tale istante cruciale del Sole, che, con l’introduzione del concetto di Sole medio e Tempo medio, marcava l’istante di 0° o 360° della MISURA ANGOLARE del Tempo, con la caduta di un pallone color arancione brillante, in modo che tutti e tutte le navi nelle vicinanze potessero risettare i propri orologi o cronometri e pertanto essere in grado di calcolare la longitudine. In alcuni periodi e varie località ciò avveniva anche con un colpo di cannone.

Ci si accorse così che la MISURA ANGOLARE del Tempo, basata sul Sole, era strettamente connessa alla determinazione della longitudine. Ciò a causa della sfericità e della rotazione della Terra che in un dato istante ha ore o tempi diversi a seconda della longitudine delle località considerate. L’epoca d’oro di questo risveglio dall’oblio millenario del cielo si ebbe durante il periodo della radiotelegrafia allorchè i segnali orario lanciati da Greenwich potevano raggiungere via radio tutti gli angoli della Terra rendendo possibile di risettare i cronometri, vitali per la cartografia e la navigazione, se si pensa che un minuto di tempo equivale, sullìequatore, ad una distanza in longitudine di 15 primi di arco o di 15 miglia o di 27.780 metri che possono fare la differenza, in determinate circostanze, fra la vita e la morte.

La MISURA ANGOLARE del Tempo, basata sul Sole, è immortale ed accompagnerà l’Uomo per tutto il tempo in cui la sua residenza sarà il pianeta Terra. Anche quando l’Uomo andrà su Marte, o su altri pianeti, o dovunque nell’Universo, egli vi andrà con la data, ore, minuti e secondi del Tempo Universale di Greenwich e riferito alla MISURA ANGOLARE del Tempo basato sul Sole, il Sole che i Padri della Civiltà innalzarono a Signore del Tempo per l’eternità.

99 – LA PROFEZIA DI PASQUA MILLENARIA 2012

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La Profezia di Pasqua Millenaria 2012

Pasqua celebra, per i Cristiani, la resurrezione di Gesù dopo la sua morte. Pasqua quindi è una celebrazione importante nel rammentarci la Rinascita dell’Uomo verso una nuova vita. E la rinascita verso una nuova vita, oltre che essere il sogno di coloro che si accingono al fatidico trapasso, è anche il sogno di tante persone che, nel pieno delle proprie vite, volontariamente, o costrette dal caso, dall’evoluzione, dalla fortuna o dalla sfortuna, o per proprie maturazioni mentali, decidono di rinunciare al proseguimento delle loro passate esperienze, decretandone quindi la morte, per risorgere nell’inizio di una nuova vita, sfidando l’incognito, incamminandosi così sulla strada di nuove esperienze e concezioni dell’essere uomo.

Ma, anche, la Pasqua, come per il Natale, non celebra una ricorrenza solo per i Cristiani. Essa, nel suo più profondo significato di Rinascita e Resurrezione, indica una condizione dell’anima, comune a tutti gli esseri umani di tutte le latitudini, aperta ad una periodica rigenerazione che possa soddisfare e consentire alla stessa anima la sua immortalità evolutiva. Questo concetto di rinascita e rinnovamento, pertanto, è antico quanto l’uomo e la sua Civiltà e risale a tempi in cui le religioni attuali non esistevano ancora nè erano state ancora concepite.

La Resurrezione, la Rinascita a nuova vita, la Rigenerazione dell’anima, in questo anno 2012 si presenta all’uomo in tutta la sua sfolgorante luce ed in tutta la sua possente forza con gli avvenimenti sociali ed economici, drammatici e planetari che stiamo vivendo. Appare sempre più chiaro che i riferimenti del passato, con le loro concezioni e credenze, in ogni campo, si sono rivelati dei riferimenti fittizi, irreali e fuorvianti, e non più adatti ad essere da guida all’uomo nel soddisfare le sue esigenze materiali, spirituali e di giustizia, in considerazione delle nuove realtà che improvvisamente gli si sono presentate davanti in nuovi imprevisti scenari.

Dopo il collasso del comunismo, abbiamo avuto il collasso del capitalismo moderno centenario. Quest’ultimo collasso è ancora in corso e le sue follie predatorie ne stanno decretando rapidamente la morte. Ma, ad insaputa dell’uomo, mentre sulla Terra si svolgevano i convulsi avvenimenti di insanità mentale dovuti a sconfinata avidità, in suo soccorso si è mossa dalle lontane dimore cosmiche e stellari una grande astronave. Una astronave a forma di un bellissimo grande uccello dalle piume color rosso ed oro, che reca nei suoi artigli un grande uovo. E’ l’uovo della Pasqua Millenaria 2012.

L’uovo di Pasqua, usato annualmente per la felicità dei bambini, contenente una sorpresa al suo interno, rappresenta in realtà il ricordo di un periodico rinnovamento o rigenerazione o risurrezione dell’uomo. L’astronave inter-galattica, proveniente dalle lontane dimore stellari, ritorna periodicamente sulla Terra per rilasciare il suo “Uovo di Pasqua” contenente gli elementi della Risurrezione o Rigenerazione dell’uomo. Il suo ritorno avviene a distanza di millenni e questa volta, la Pasqua 2012, esso è reale e tangibile.

Preveggendo la possibile fine dell’uomo e la sua estinzione in una guerra atomica planetaria quando l’ultimo respiro del capitalismo attuale sarà esalato, l’Astronave inter-galattica, inviata dall’Intelligenza Divina, ha regolato la potenza dei suoi motori e la sua velocità affinchè il suo uovo, contenente il messaggio della Resurrezione, venga consegnato e giunga all’uomo prima che una tale irreversibile catastrofe possa verificarsi.

L’Astronave inter-galattica, comandata da un capitano dalla competenza e professionalità non comune, con un tempismo perfetto, si è presentata sul cielo del deserto del Sahara con tutte le sue sfavillanti luci esterne accese mettendo in atto l’operazione di consegna dell’Uovo di Pasqua 2012 ai Cittadini della Terra.

Le caratteristiche dell’Uovo di Pasqua sono sempre le stesse, ogni volta che l’Astronave ritorna dopo millenni, e sono state raccontate da Erodoto nelle sue storie con una impressionante ricchezza di dettagli e precisione. L’uovo, trattenuto negli artigli dell’uccello cosmico, è vuoto all’interno ed è stato scavato per contenere le ceneri o il corpo defunto del padre dell’uccello cosmico, in maniera tale che il peso dell’uovo senza lo scavo e senza i resti del padre fosse lo stesso peso dell’uovo contenente le ceneri o corpo del padre. Il volume, peso o dimensioni dell’uovo erano cioè uguali al volume, peso o dimensioni del suo contenuto. Si trattava cioè di un rapporto di 2 a 1, o di 1 a 2.

L’uccello cosmico, o astronave inter-galattica, chiamato poi Araba Fenice, recava all’interno del suo uovo il seme della Risurrezione o Rigenerazione perchè dagli stessi resti o ceneri del padre nasceva una nuova vita e questo processo si ripete periodicamente nella plurimillenaria storia dell’uomo. Trattandosi di nascita proveniente dalle ceneri di una precedente vita e non cioè di nascita dovuta ad un accoppiamento maschio/femmina, ciò può significare solo una cosa: la Risurrezione, Rinascita o Rinnovamento di una Civiltà o delle credenze e concezioni dell’uomo.

Dalla storia conosciuta sappiamo che alle civiltà e concezioni arcaiche sono seguite civiltà e concezioni pagane e poi ancora quelle giudaico-cristiane. La Pasqua 2012 potrebbe segnare quindi l’inizio di una nuova Civiltà annunciataci dal messaggio del seme della Risurrezione contenuto nell’Uovo rilasciato dall’Astronave inter-galattica o Araba Fenice. Questo messaggio della Risurrezione o Rinascita è un messaggio valido per l’eternità ed è un messaggio di Pace racchiuso nel sarcofago vuoto della Camera del Re della Grande Piramide in Egitto il cui volume esterno è esattamente il doppio del suo volume interno.

Il sarcofago vuoto della Grande Piramide, finora un mistero, e sigillato all’origine per l’eternità con tre lastre verticali di granito e tre grandi blocchi di granito nel corridoio ascendente, e costruito in modo tale da non poter essere trafugato dato che il vano di accesso alla Camera del Re è tanto piccolo da non permettere il passaggio del sarcofago, rappresenta in realtà l’uovo dell’Araba Fenice. Il sarcofago vuoto di granito ha la non comune proprietà che il volume delle sue pareti esterne è esattamente uguale al suo volume interno, contenente quindi il rapporto di 2 a 1, o 1 a 2, proprio come ci aveva tramandato Erodoto con l’uovo dell’Araba Fenice.

La preziosità del sarcofago vuoto, la rispondenza perfetta con la descrizione dell’uovo dellìAraba Fenice di Erodoto, le caratteristiche della Risurrezione legata solo alla morte anzichè ad un concepimento, sembrano volerci indicare che il sarcofago vuoto è in realtà il sepolcro dove fu sepolto Gesù millenaristico e con la sua costruzione rappresenta il nocciolo dei requisiti per la nascita di una vera Civiltà. Conoscenza e Amore, queste sono le condizioni essenziali della Civiltà. Esse si equivalgono ed assieme, e solo assieme, Conoscenza + Amore, danno origine. al fiorire della Civiltà. Le pareti esterne del sarcofago rappresentano la conoscenza fisica e materiale, mentre la parte interna, invisibile, rappresenta l’Amore o la Spiritualità, motore dell’evoluzione. Il visibile + l’invisibile, un pò come l’hardware ed il software di un computer.

La condizione naturale per l’uomo è vivere nella Pace, e nella Pace si può vivere e progredire solo quando c’è l’amore ed il rispetto per se stessi, per il proprio simile e per tutti gli elementi della natura. Questi erano gli insegnamenti di Gesù e dei Padri della Civiltà lasciati per iscritto con la “Confessione Negativa” e scolpiti nel granito della forma del sarcofago vuoto della Grande Piramide, per accompagnare il cammino dell’umanità per l’eternità, passando da una rigenerazione all’altra. I detti insegnamenti di Civiltà si concretizzano con l’assenza di eccessi ed in particolare con l’assenza di eccessi di arricchimento.

La guerra e la distruzione non è una dualità naturale per l’uomo, come spesso purtroppo facciamo quando associamo guerra e pace a caldo e freddo o giorno e notte. Le guerre e le armi sono delle costruzioni, mentali e fisiche, della Barbarie dell’uomo quando non si osservano gli insegnamenti citati di Rispetto, Amore, Pace e Civiltà. La condizione naturale dell’uomo è pace, rispetto e civiltà. L’Astronave inter-galattica è ritornata a spiegarci, in uno squarcio di cielo rivelatore di queste eterne ma sconosciute verità, in questa Pasqua 2012, il significato recondito dell’Uovo e della Risurrezione, Rigenerazione o Rinnovamento, indicandoci la strada della salvezza in un momento cruciale della nostra storia.

Sta a noi tesaurizzare e mettere a frutto la preziosa informazione trovata nell’Uovo di Pasqua 2012 consegnatoci dall’Astronave inter-galattica, al fine di non vanificare il suo lungo viaggio di soccorso intrapreso per il bene dell’umanità, evitando il verificarsi dell’irreversibile catastrofe.

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Vedi n. 72 – Bennu – L’Uccello di Fuoco

96 – OMPHALOS – L’UNIONE FRA CIELO E TERRA

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Omphalos – L’unione fra Cielo e Terra

Esiste l’unione fra Cielo e Terra??? O è mai esistita l’unione fra Cielo e Terra??? Sì, essa esiste ed è esistita. L’abbiamo avuta sotto gli occhi per millenni interi ma non l’abbiamo mai riconosciuta. L’unione fra Cielo e Terra è anche l’unione fra il Fisico ed il Metafisico, fra l’Anima ed il Corpo, fra il Divino ed il Mortale, fra il Finito e l’Infinito, fra il Cosmo e la Terra. Questa unione era ed è rappresentata da una pietra, tangibile ed indistruttibile per attraversare i millenni, la pietra denominata “Omphalos”, “Onfalo” in italiano. Questa denominazione fu coniata dagli antichi greci per un concetto che essi ricevettero come eredità proveniente dalla notte dei tempi, il concetto del cordone ombelicale del mondo.

Le pietre Omphalos, alcune o molte delle quali oggi sono conservate in vari musei del mondo, marcavano le posizioni dei cosiddetti “centri oracolari” dell’antichità dove delle sacerdotesse propiziavano le arti divinatorie, chiamate per l’appunto “oracoli”, cioè dei responsi su futuri avvenimenti. I più famosi centri oracolari della Grecia Classica erano Dodona, Delfi, Tebe, Rodi, Colchis, e ve ne erano molti altri sparsi nell’antico mondo conosciuto. Ma, quando si iniziarono ad usare le pietre Omphalos per marcare le posizioni dei centri oracolari, la loro funzione ed il loro significato originale erano già persi e dimenticati e l’idea quindi passò, fino ai giorni nostri, che questi “centri oracolari” fossero dei centri di divinazione.

Con l’avvento delle campagne archeologiche inaugurate con la spedizione di Napoleone in Egitto, e con la conseguente scoperta da parte di Jean François Champollion della chiave di lettura dei geroglifici, la prospettiva della storia cominciò a cambiare perchè si iniziò a poter leggere ed interpretare un numero pressocchè infinito di reperti rimasti sotto le sabbie, e quindi sconosciuti, per millenni. Il loro significato però, ancora oggi, non si è voluto o potuto riconoscere perché queste nuove prospettive e antiche realtà, sorte dagli scavi archeologici, sono tanto sconvolgenti che il mondo accademico, religioso ed istituzionale, legato ai privilegi del sapere classico dello status quo, ne verrebbe stravolto, per cui meglio è far finta che esse, queste nuove realtà, non esistano, essendo il prodotto di menti malate.

Le pietre Omphalos erano a forma semisferica allungata verso l’alto e rappresentavano l’emisfero nord terrestre. La superficie di queste pietre era scolpita con varie raffigurazioni fra le quali la più indicativa ed esplicativa si trova sull’onfalo di Delfi, consistente in una rete, rassomigliante vagamente ad una rete da pesca, ove le maglie della rete possono significare sia la rete dei meridiani e dei paralleli geografici della Terra, e sia i tanti collegamenti dei punti di incrocio geodetici che le stesse maglie raffiguravano. Queste raffigurazioni scolpite nella pura pietra sono poi state arricchite da altre notizie ed informazioni scaturite dai reperti degli scavi archeologici egiziani.

Le raffigurazioni pittoriche mostrano il Dio dell’orientamento, Sokar, come un omphalos con due colombe viaggiatrici appollaiate su di esso e una di fronte all’altra. Queste colombe viaggiatrici sono riportate dovunque sono raffigurati gli omphalos. Ed è risaputo che la caratteristica dei colombi viaggiatori è quella di orientarsi alla perfezione ritornando al punto di partenza dopo aver coperto fino a circa 1000 chilometri in un giorno. Esse quindi erano un mezzo di comunicazione celere, perfetto ed infallibile. Paradossalmente sembra che oggi, con le mail via internet che possono (volendo) essere spiate da tutti, molti stiano ritornando a servirsi di queste colombe, infinitamente più sicure e riservate.

Oltre a portare messaggi ed informazioni di qualsiasi tipo, due di queste colombe di pari potenza e resistenza fisica, volando in senso inverso fra due onfalo, ne potevano determinare la distanza facendo la media dei tempi di ciascuna, tenendo conto della loro velocità già rilevata su tratti conosciuti e che può raggiungere anche 100 km/ora.

Su alcune rappresentazioni pittoriche risalenti alle prime dinastie egiziane appare, inoltre, la parte più importante del concetto originale di onfalo, o omphalos, e cioè una inconfondibile UNITA’ DI MISURA, cubito o piede, centrata al di sopra dell’onfalo e fra le due colombe contrapposte sullo stesso onfalo, come detto. L’onfalo quindi ricordava che dalla sua posizione sulla Terra si ricavava l’UNITA’ DI MISURA LINEARE.

Il simbolo, in caratteri geroglifici, dell’unità di misura lineare era lo stesso simbolo per il significato di “CIELO”. Una coincidenza??? Non sembra proprio se si pensa che l’unità di misura lineare era figlia, o discendente diretta, del Cielo e della Terra, come più approfonditamente descritto all’articolo n. 23 – Origine della Misura. Una circonferenza cosmica era ed è composta di 720 dischi solari, due volte 360 gradi. Se questi 360 gradi vengono coperti, per effetto della rotazione della Terra, in 86400 secodi, che sono 86400 pulsazioni di cuore o 24 ore, ne consegue che sia possibile ricavare una unità di misura ad essi correlata, in un sistema unico ed integrato sessagesimale derivante da 86400/360. Questa unità di misura lineare, moltiplicata per 1000, dava quindi, per un grado terrestre, 240.000 unità, chiamate cubiti.

La misura quindi, con l’uomo al suo centro, era l’unione fra il Cielo e la Terra. In questa visione evolutiva ove tutte le componenti dell’Universo e della Natura erano tutte collegate, nesuna “indipendente” dall’altra, gli omphalos avevano un ruolo cruciale e di primaria importanza. Essi marcavano dei punti geodetici e di osservazione astronomica ove, sfruttando l’ombra del Sole lungo l’arco meridiano dall’equatore al polo, si effettuava la determinazione delle lunghezze dei cubiti alle varie latitudini ove ogni grado dell’arco meridiano era composto, come accennato, di 240.000 cubiti e di conseguenza un primo di arco era composto di 4000 cubiti. Tale cubito originario, di media per tutta la Terra considerata sferica, era 0,463 metri.

La non sfericità della Terra fa sì che un grado ed un primo di arco di meridiano aumentino gradualmente dai 110.574 metri e 1842 metri, circa e rispettivamente, all’equatore, ai 111.720 metri e 1862 metri circa al polo. Le pietre omphalos pertanto avevano tutte una forma sferica allungata perchè, rappresentando l’emisfero nord terrestre, mostravano gradi e primi di arco di meridiano dalle lunghezze progressivamente crescenti.

Il possesso di questi dati e queste informazioni permetteva così la conoscenza delle dimensioni del pianeta, la mappatura della Terra e la mappatura del Cosmo. Ancora oggi, le nostre cartine stellari, anche se corrette varie volte, riflettono l’impalcatura di base formatasi durante quei remoti tempi con l’ausilio degli Omphalos. La ampia rete di comunicazioni ed informazioni disponibili con le colombe viaggiatrici permetteva, per esempio, in brevissimo tempo di conoscere quale era, ad una certa ora, la stella o astro allo zenith di un altro qualsiasi omphalos dalle note coordinate geodetiche.

L’omphalos, detto anche “navel” in inglese, oltre che essere situato nel tempio principale di varie capitali e centri abitati dalla significativa posizione geografica, era anche posizionato in zone deserte ma geograficamente importanti. Molti antichissimi omphalos erano in Egitto a Behdet, Heliopolis, Menfis, Tebe, Pi-Hapi, Akhet-Aten, Napata in Nubia, Siwa, e vi erano altri importanti omphalos a Sardis nell’odierna Turchia, a Nimrod, a Susa, Persepolis, finanche in Cina a An-Iang, a Mt- Gerezim in Israele, a Gerusalemme, alla Mecca, alle foci del Danubio, sul fiume Volga, , in Nord Europa, sembra in Italia secondo recenti ritrovamenti etruschi. Ma, sulla base di questa piccola lista, appare ragionevole pensare che un numero ben più grande di essi sia ancora nascosto.

La scelta per la posizione dei punti geodetici che venivano marcati con gli omphalos era determinata dall’incontro di importanti e fondamentali meridiani e paralleli con grandi fiumi, oppure dalla formazione geografica di figure geometriche precise come quadrati, triangoli e rettangoli che in tal modo facilitavano la mappatura e divisione della Terra, e quindi del Cielo, ed anche, essa, questa scelta, era determinata dall’essere ad 1/3 o 2/7 o altre precise frazioni  dell’arco di meridiano fra l’equatore ed il polo.

Per esempio l’onfalo di riferimento centrale Pi-Hapi (30°00′ N – 31°14′ E) era sul meridiano, primo meridiano o meridiano di riferimento di quei tempi, che bisecava il delta del Nilo ed era ad 1/3 dell’arco meridiano equatore polo. La foce del Danubio era marcata da un omphalos (45°12′ N – 29°50′ E) ed era sul parallelo che bisecava l’Europa centrale, il Po ed il Danubio inferiore, all’incrocio con il meridiano del confine occidentale egiziano. L’omphalos di Persepoli (30°00′ N – 52°50′ E) marcava il terzo quadrato geodetico di 6°x 6° e che sul parallelo di 30° diventano 7°12′ di longitudine, esattamente ad est o sullo stesso parallelo di Pi-Hapi. La capitale Tebe egiziana fu costruita intorno all’omphalos (25°42’51” N – 32°38′ E) che marcava, sul Nilo, i 2/7 dell’arco meridiano dall’equatore ed era sul meridiano del confine orientale dell’Egitto. E così via di seguito per tutti gli innumerevoli altri omphalos. 

Sembra che omphalos nell’originale lingua egiziana antica fosse detto “THIBBUN”. Nello stesso egiziano antico la capitale oggi impropriamente chiamata Tebe era chiamata “WAST”. Fu quando si istituì il nuovo centro oracolare greco di Tebe, a similitudine di quello egiziano di “Wast”, che rimase questa nuova denominazione di Tebe sia per il centro greco e sia per la capitale egiziana, ciò dovuto all’informazione data ai greci dai fenici che l’omphalos o “navel” in Egitto si chiamava “THIBBUN”.

Il possesso delle nozioni del triangolo “MR”, contenente la sezione aurea, come descritto all’articolo n. 33 – I Fiori, i Confini dell’Egitto e l’Intelligenza Divina – la conoscenza dei triangoli e della geometria euclidea, in orizzontale ed in verticale, (che Euclide ha chiaramente espresso aver ereditato da altri), una estesa rete di comunicazione e di osservazione dai centri degli omphalos o “THIBBUN” per buona parte del pianeta, una misura derivata dal “Tutto è Uno” con l’uomo in unione fra Cielo e Terra, rendevano possibile la soluzione di tutti i problemi connessi alla cartografia cosmica e terrestre, oltrechè di navigazione, dimensioni del pianeta, rilevazioni e geografia e astronomia in genere, e non avevano nulla da invidiare agli stessi moderni sistemi tecnologici e satellitari che hanno ridotto l’uomo, in cambio della comodità, senza più alcuna connessione nè rispetto per le meraviglie dell’Universo, la natura ed i suoi simili.

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POST SCRIPTUM del 8 Dicembre 2014. Oltre a quanto detto, gli Omphalos raffiguravano la forma della Terra che è allungata verso i poli, come scoperto e descritto con l’articolo n. 132.

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Vedi n.23 – L’ORIGINE DELLA MISURA

92 – IRASSHAIMASE – BENVENUTA/O

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IRASSHAIMASE – Benvenuta o Benvenuto

A mani giunte sul petto, come in preghiera, inchinandosi con grande compostezza, a piedi uniti e gambe dritte, come una ballerina o un ballerino di opera teatrale potrebbe fare, e rivolta all’ospite o cliente nuovo arrivato presentatosi sull’uscio o porta di entrata, la ragazza pronunciava la parola o frase rituale di benvenuto: IRASSHAIMASE. Stesso inchino a mani giunte verso lo stesso ospite uscente, in segno di saluto e ringraziamento, ed in segno augurale di un arrivederci o ritorno.

Così i grandi magazzini o supermercati giapponesi e dell’Oriente salutavano i visitatori che vi transitavano. Ad ogni ingresso dei grandi supermercati una ragazza con il compito di inchinarsi ad ogni persona entrante ed uscente e migliaia di volte al giorno. Per un occidentale qualsiasi osservare un simile spettacolo può essere motivo di grande stupore con l’inconscio invito a chiedersi se egli stia vivendo un sogno o realtà, o se egli sia sempre sul pianeta Terra o su un altro pianeta.

Questo inchino a mani giunte di saluto e benvenuto non è soltanto tipico dei grandi magazzini giapponesi, ma è una caratteristica di tutto l’Oriente. E può ancora capitare di trovarsi nei posti più impensati, oltre che del Giappone, della Cina, della Tailandia, Malesia, Indonesia, India e altre Nazioni dell’Oriente, improvvisamente davanti un uomo o una donna a mani giunte e fermi, inchinantisi al nostro passaggio in segno di rispetto e prima di riprendere la propria strada.

Quasi metà della Terra è beneficiata quindi dallo spirito e significato di questo inchino che bilancia e compensa, in qualche modo, l’altra metà ove questa idea, scaturente dall’anima, di rispetto per il proprio simile è stata da lungo tempo dimenticata e mai più concretizzata. Questo inchino, benvenuto e rispetto per l’ospite, straniero o no, è una manifestazione spontanea dei valori immortali dell’anima dell’uomo e che si concretizza forse più facilmente quando non si ha niente da temere o quando non si teme alcunchè di offensivo dal proprio simile.

E forse questo è ciò che rimane degli insegnamenti immortali dei Padri della Civiltà quando si accinsero alla compilazione della “Confessione Negativa” nei tempi remoti antichi durante i quali il rispetto per il proprio simile e per ogni forma e creatura della natura era l’unica grande preoccupazione della coscienza dell’uomo.

Non è un caso pertanto che la metà della Terra ove queste manifestazioni sono state dimenticate è stata sottoposta per millenni interi ad una serie infinita di guerre, conquiste, disastri e sconvolgimenti sociali dovuti a contrapposizioni, scontro di idee politiche e scontro di credi religiosi che hanno condotto l’uomo sulla strada del dominio planetario a mezzo del suo conseguente individualismo e sviluppo della industrializzazione.

Quest’uomo industrializzato occidentale, immemore dei valori dell’anima, ha esportato, quale ultima sua conquista, il suo materialismo, i suoi processi industriali ed il suo consumismo in Oriente, la metà della Terra ancora impregnata di una filosofia e spiritualità a lui sconosciuta. Questo influsso negativo dell’Occidente ha già prodotto una diminuzione e deturpato il significato degli inchini e dei benvenuti IRASSHAIMASE, ma non ancora la sua scomparizione.

Affinchè questa manifestazione dei valori dell’anima non scompaia ma, al contrario, si diffonda su tutta la Terra è stato fondato un nuovo partito politico, il partito PACT, il Partito dell’Armonia dei Cittadini della Terra o, a libera scelta interpretativa, il Partito dell’Anima dei Cittadini della Terra, per l’instaurazione sul nostro pianeta di una nuova Civiltà plurimillenaria che metta al centro dei suoi intendimenti e programmi il rispetto della persona e di tutti gli elementi della natura, nella sobrietà, armonia, giustizia, equilibrio, sostenibilità, dignità e libertà.

Benvenuti fra i valori immortali della Civiltà!! IRASSHAIMASE.

 

89 – LA RICERCA DEL SOLE

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La ricerca del Sole

L’uomo ha sempre cercato il Sole. La ricerca del Sole, della sua luce e del suo calore, è stata una ricerca continua e millenaria dettata dalla natura originaria e cosmica dell’uomo di essere un elemento del creato o del divenire evolutivo, un granello di polvere di stelle fra tante nell’Universo. Questa ricerca è conseguita per soddisfare molteplici necessità fondamentali dell’uomo, sul piano fisico e su quello dell’anima.

Avere luce e calore sul proprio corpo per vivere adeguatamente riscaldato in modo possibilmente naturale è una ricerca che non si è mai completata. Dai più antichi tempi tanti popoli provenienti dalle fredde e nebbiose terre del nord hanno sempre cercato di trasferirsi verso territori più soleggiati e più adatti ad una esistenza confortevole. Questi trasferimenti erano sempre da nord verso sud o da zone fredde verso zone più calde. Era per soddisfare questa necessità che i “barbari” si scontravano contro le legioni dell’antica Roma.

Oggi si continua a fare la stessa cosa in maniera più pacifica. Il primo desiderio dei benestanti nordici che se lo possono permettere è quello di comprarsi una “seconda casa” al sole, isole Canarie, Cipro e Costa del Sol in Spagna sono i posti più ambiti, dove trascorrere le vacanze ed il pensionamento. Il caldo del Sole in un buon ambiente è un’attrattiva perenne ed irresistibile.

Ma il più importante e fondamentale Sole è il Sole dell’anima. Il Sole della Luce ed il Sole dell’Amore. Anche questa ricerca è millenaria e non avrà mai fine. In questa ricerca del Sole dell’anima sembra che l’uomo, pur essendo il padrone di sè stesso e del suo destino, non vi abbia una parte di esclusiva importanza. Il Sole dell’anima, come per il Sole fisico, spesso viene oscurato all’uomo per cause evolutive non imputabili a lui direttamente.

Il Sole dell’anima è una primaria necessità dell’uomo, come l’aria o l’acqua, e senza di esso si muore. Questo Sole dell’anima illumina il cuore, la mente e lo spirito ed ha una potenza infinita a cui niente e nessuno si può contrapporre. Questa forza meravigliosa spesso arriva improvvisa ed inaspettata e dona l’amore del cuore che, come un potente faro splendente nella notte, irradia i suoi fasci luminosi, oltre che alle anime interessate, nei cuori e nelle anime delle creature circostanti. Il Sole dell’anima riverbera nella mente alimentando al massimo le sue potenzialità creative e permettendo allo spirito le giuste intuizioni per un progredire pacifico nel suo Universo secondo le leggi immortali della Civiltà.

Il Sole dell’anima spesso viene oscurato dalle nuvole dell’oblio e dei processi evolutivi e, pur rimanendo saltuariamente presente a livello del cuore, esso può rimanere oscurato alle menti ed agli spiriti per periodi che possono variare dai decenni ai millenni. Durante tali periodi di oscurità, per facilitare il difficile cammino dell’uomo, furono stabilite le regole immortali della Civiltà trascritte nella “Confessione Negativa” che danno risalto al Rispetto verso ogni forma del creato, alla non violenza verso chiunque e qualsiasi cosa, alla sobrietà, all’onestà ed alla giustizia. Esse, queste regole immortali di rispetto e di non violenza, sono gli unici punti di riferimento sicuri per non perdere la fiducia incrollabile che il Sole un giorno ritornerà a splendere più che mai.

Nonostante ciò, però, a volte il cielo rimane coperto per lungo tempo da nuvole dense e nere che, rendendo il giorno quasi come la notte, gettano nell’oblio anche queste semplici regole che sono nascoste nell’anima dell’uomo. In tal caso, senza più riferimenti immortali, l’uomo barcolla paurosamente e, senza più luce nella mente e nello spirito, egli sperimenta la notte della ragione. Nella notte della ragione regnano valori opposti a quelli della Civiltà. Nella notte della ragione regnano, l’avidità, il denaro, le guerre, le contrapposizioni, gli eccessi sfrenati, le differenze abissali, lo sfruttamento delle competizioni e libertà senza regole, la violenza e l’odio. Nella notte della ragione regna la Barbarie.

L’evoluzione, però, fortunatamente, non è sempre a nostro danno. Essa, essendo ciclica di natura, muta continuamente e proprio quando la notte o le nuvole sono più buie ci dà la percezione, attraverso tanti multiformi segnali, che non tutto è perduto e che il Sole dell’anima e della Ragione presto ritornerà a splendere riempiendo l’Universo intero con la sua Luce di verità. E’ importante quindi, anche quando il Sole non si vede, dando l’impressione che sia morto, che l’uomo possa confidare nel suo ritorno e, possibilmente, seguire la sua direzione attraverso l’oscurità.

Tempo fa è stata recuperata, da una antica nave affondata nelle acque costiere dell’Islanda, uno strano aggeggio di cristallo. E’ stato poi appurato che trattasi di un pezzo di quello che si chiama “Spato di Islanda”. E’ un cristallo di calcite a forma romboidale che ha la proprietà di rifrangere la luce normale non polarizzata in due fasci di luce “polarizzata” ciò che in pratica permette in un giorno di cielo coperto di trovare la direzione del Sole che non si vede. E si è pensato, a ragione, che tale cristallo possa essere stata la “pietra del Sole”, menzionata nelle leggende dei vichinghu, usata dagli stessi vichinghi durante le loro navigazioni con cielo coperto, per orientarsi e quindi non perdersi.

I Vichinghi quindi usavano forse lo Spato di Islanda per rilevare la presenza del Sole oltre le nuvole e per la loro salvezza fisica. Esiste uno strumento per rilevare la presenza del Sole dell’Anima???, il più importante Sole dell’Uomo, che, come per quello fisico, gli possa fornire il giusto orientamento quando l’oscurità delle false dottrine, le false certezze, le false “modernità”, le false ideologie, l’irragionevolezza, gli squilibri, la violenza, l’avidità, la rapina, le differenze abissali, le guerre e i genocidi lo dirigono verso il disastro sugli scogli mortali della Barbarie, come ai nostri giorni????

Possiamo tranquillamente dire che esiste un tale strumento per rilevare il Sole dell’Anima e non perdersi. Esso è antichissimo, talmente antico da essere stato dimenticato dagli stessi antichi. Questo strumento è la citata “Confessione Negativa“, redatta nella notte dei tempi, millenni prima che nascessero le attuali “religioni”, dai Padri della Civiltà per essere immortale e adatta a chiunque, ateo o credente, affinchè l’Uomo, qualsiasi Uomo, si orientasse nei periodi bui, nel divenire evolutivo, consentendogli un progresso armonioso, pacifico e rispettoso, risparmiandogli così l’estinzione per sua scelta ed incapacità.

Benvenuti nella casa e nella Civiltà del Sole dell’Anima!!!.

87 – LA SVOLTA MILLENARIA DEL 2012

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La svolta millenaria del 2012

Ci siamo!!! La tanto attesa svolta è arrivata!!! Tutti gli esseri viventi sul pianeta Terra hanno la fortuna ed il privilegio di stare assistendo alla grande svolta millenaria dei valori dellla Civiltà. Il ritorno dell’Amore Cosmico nel quale tutti gli esseri viventi si riconoscono accomunati è il grande avvenimento che stiamo vivendo in queste ore, dopo migliaia di anni durante i quali l’uomo se ne è progressivamente allontanato, voltandogli le spalle.

La svolta in corso permette all’umanità moderna di avere davanti a sè, in ogni istante, come un astro lucente, questa perduta e ritrovata giusta direzione verso la quale dirigere i passi della sua esistenza. La svolta di questo inizio del 2012 ci permette quindi di assaporare la felicità, l’allegria e il fremito di una nuova vitalità per questa inaspettata sicurezza e forza nascente che, come una macchia d’olio, inizia a pervadere ogni angolo dell’animo umano in ogni continente e ad ogni latitudine.

L’Amore Cosmico, con i suoi valori di Civiltà basati sull’Armonia, sull’Equilibrio, sulla Misura e sul Rispetto, in realtà è sempre stato lì a portata di mano per essere letto, interpretato e seguito. Ma l’uomo ha preferito dirigersi verso una serie infinita e millenaria di disastri per la sua superbia e tracotanza nell’illusione di essere sempre il più forte fra i suoi simili, con la pura forza bruta delle armi e con l’osannare la sua superiore “intelligenza” puramente cerebrale per le sue conquiste razionali, intellettuali e tecnologiche, non considerando che la forza bruta e l’intelligenza senza i valori immateriali dell’anima e senza la realtà cosmica circostante lo hanno allontanato paurosamente dalla Civiltà rendendolo piuttosto l’uomo della Barbarie.

L’ultimo di questi disastri è la depressione plametaria in corso che ha avuto però il grande merito, con ll far risaltare gli insostenibili squilibri e disuguaglianze causate dall’ignoranza dei valori di Civiltà menzionati, di permettere all’uomo la riscoperta di un immenso tesoro nascosto e dimenticato. L’uomo ha riscoperto la sua salvezza!! L’uomo ha riscoperto la felicità di un nuovo inizio!! E’ un nuovo cammino sul quale egli si sta incamminando e che lo ricompenserà adeguatamente se egli saprà concretizzare gli insegnamenti immortali che sono davanti a lui.

Il 2012 potrebbe marcare quindi la fine di questo ciclo distruttivo e marcare l’inizio del ciclo dell’Amore Cosmico, dell’Armonia, della Condivisione e della Ragione, Ragione che si concretizza solo quando include la spiritualità. Gli accennati insegnamenti di Civiltà sono antichissimi ed immortali e valgono pertanto in ogni tempo perchè essi includono il rispetto di tutti gli elementi della natura circostante e si fondono nelle leggi dell’evoluzione cosmica di cui sono parte integrante. Essi sono validi per chi ha una fede religiosa e per chi non ne ha perchè furono concepiti quando le religioni dell’uomo moderno non esistevano ancora.

Questi nuovi e antichissimi insegnamenti di Civiltà non contemplano l’avidità e neanche l’accumulo di ricchezze, ed essendo basati sulla libertà, dignità e condivisione essi sono l’unico strumento per un progresso pacifico fra i popoli. L’Equilibrio e la Misura sono di primaria importanza fra questi strumenti perchè attraverso di essi si può più facilmente concretizzare nella vita quotidiana la concordia, l’onestà e la giustizia cosmica.

Forse non è un caso che l’umanità abbia riscoperto, dopo varie migliaia di anni, che la stella di Natale, Capodanno ed Epifania sia in realtà la stella Sirio, la più bella e lucente stella del firmamento, la stella cioè che mantiene nel cielo la stessa posizione ove essa era migliaia di anni addietro quando essa fu scelta, proprio per la sua caratteristica di punto fermo nel Cosmo, a rappresentare la validità immortale delle accennate regole e norme di Civiltà, legando la sua esistenza a quella di una Donna bellissima e meravigliosa e che era Iside, volendo così mettere in risalto il posto d’onore che la Donna ricopre in queste concezioni immortali ed universali di Civiltà.

E non è neanche un caso che Iside portava in una mano la “Ankh”, la chiave della Vita, e nell’altra mano l’asta della Misura, come per voler dire che Vita è Amore ed Armonia è Misura. Iside, e quindi Sirio, testimoniava concretamente a uomini e popoli ancora di là da venire nei millenni seguenti la tangibilità semplice e divina dei segreti del divenire. Iside, la grande compagna del Cosmo e della Vita per ogni e qualsiasi viaggiatore, ci indica ancora, allora come oggi, la strada da percorrere, la via della saggezza e della ricchezza per l’anima, il cuore e la mente.

Il 2012 quindi si apre con sorprendenti nuove prospettive di progresso e di una ritrovata fiducia in noi stessi, cosa quasi impensabile nel generale impoverimento materiale e spirituale causato dalla depressione globale. Ed una volta che si è ritrovata la strada della Civiltà basta seguirla attenendosi ai suoi inconfondibili valori ai quali si potranno riferire anche tanti governanti e “leaders” che non hanno le idee chiare sul da farsi.

Auguri di Buon Anno con i ritrovati valori immortali della Civiltà!!

85 – GALILEO GALILEI, SIRIO E LA SENTENZA FINALE

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Dopo tanti dibattiti diffusi su Internet concernenti il pro ed il contro sulla ragionevolezza del processo e della condanna ed abiura di Galileo Galilei, con questo articolo si vuole presentare un giudizio definitivo su questo argomento che ancora appassiona ed alimenta contrastanti idee e fazioni. La presentazione di questa sentenza finale trascende da qualsiasi interpretazione dottrinaria teologica o di scienza galileiana e si basa esclusivamente su fatti astronomici concreti e tangibili conosciuti.

Dai fatti emersi ed illustrati in vari articoli di questo sito risulta che il sistema solare è eliocentrico mentre l’Universo, o Cosmo, è geocentrico. Queste due realtà diverse sono eterne ed immutabili. La prima realtà dipende dal giro annuale della Terra, assieme agli altri pianeti, intorno al Sole. La seconda realtà dipende dal punto di osservazione dell’Universo necessariamente centrato sull’uomo e sulla sua Terra roteante. Il primo errore di Copernico e della rivoluzione copernicana fu pertanto quello di considerare una sola di queste due realtà, ad esclusione dell’altra.

E la forza del pregiudizio ottenebra le menti e rende ciechi. Talmente era forte il pregiudizio che ciascuno dei due sistemi, eliocentrico e geocentrico, escludesse l’altro, cosa che peraltro continua ai giorni nostri, che nessuno dei due, Chiesa e Galileo, si rese conto che essi avevano entrambi ragione nel difendere le loro convinzioni ed avevano entrambi torto nel negare la visione dell’altro. Eppure, se il cervello dell’uomo non fosse tanto facilmente preda delle “dottrine”, sarebbe bastato alzare gli occhi al cielo e leggere stampato a chiare cubitali lettere sia la centralità dell’uomo e della sua Terra nell’Universo e sia la centralità del Sole nel sistema solare.

Il processo Galilei pertanto fu la classica dimostrazione di come la verità o realtà scompare quando inquadrata con le lenti della contrapposizione. E, dopo tanto tempo, sarebbe il caso di prenderne atto ufficialmente. La sentenza?? Condanna delle presunzioni delle dottrine del sapere.

A seguito di questa prima cantonata, Copernico proseguì con altri due abbagli già descritti in dettaglio nei precedenti articoli e che qui si riassumono solo per far risaltare l’irrazionalità, pro e contro, del processo Galilei.

Storiche testimonianze ci hanno informato che già dal 3500 A.C. la stella Sirio, la nostra stella di Natale, sorgeva assieme al Sole verso gli inizi del nostro luglio. Questa informazione veniva sempre citata perchè si verificava in occasione dell’inondazione annuale del Nilo conseguente allo scioglimento delle nevi sugli altopiani etiopici. Ora non è necessario essere un astronomo per rendersi conto che se Sirio nel 3500 A.C. sorgeva alle 06.00, o giù di lì, a mezzogiorno, o alle 12.00, la stessa Sirio era in merdiano alla sua massima altezza. E di conseguenza 6 mesi dopo, il nostro Capodanno, Sirio era in meridiano al suo opposto di luglio, cioè a mezzanote.

Ai nostri giorni, oltre 5500 anni dopo, guarda caso, la stella Sirio a mezzanotte del 31 Dicembre si trova in meridiano, esattamente a Sud, davanti ai nostri occhi, nello stesso posto ove essa si trovava 5500 anni fa e che potrebbero essere molti di più a causa di assenza di storiche registrazioni anteriori al 3500 A.C.. Ciò può significare solo una cosa: che la teoria di Copernico dell’asse terrestre che compie un giro in circa 25.000 anni è semplicemente falsa o non esistente, o una fantasia, perchè Sirio in tutto questo tempo avrebbe dovuto essere in una posizione lontanissima da dove essa invece si trova tuttora.

Il terzo grossolano errore di Copernico fu quello di ritenere che i 50 secondi di arco annuali di Ipparco, relativi allo spostamento degli equinozi sullo sfondo delle stelle fisse, fossero equivalenti a circa 20 minuti anzichè dei tre secondi di tempo come ampiamente dimostrato.

Tutti questi errori di Copernico in tempi più razionali e pacati non lo avrebbero condotto ad essere osannato e glorificato a scatola chiusa, e si sarebbe cercato di appurare la sostenibilità delle sue teorie. Ma così non fu e il prete di sacrestia riuscì a cooptare un pianeta intero.

Ciò dovrebbe indurci ad un esame di coscienza quando si parla di meritocrazia, dopo aver osannato il demerito per mezzo millennio! Anche questo fa parte della nuova stella, la stella della consapevolezza dei Cittadini della Terra a diffidare dei tanti santoni che vorrebbero imporre i loro palloni, o bufale, a loro esclusivo privilegio.

La sentenza finale?? Fidarsi solo della propria ragione e della propria anima. Esse non tradiscono mai. Per questo è importante allenare la ragione a vedere con gli occhi della mente. L’anima ci indica le regole della Civiltà e la Ragione ci mostra l’essenza della natura e realtà circostante.

74 – IL GATTO SULL’OCEANO

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Il gatto era uno straordinario gatto-leone, uno spettacolo ed una meraviglia della natura. Grosso, forte, attento e sospettoso. Il grande faccione ed il pelo fulvo e rossiccio incolto e scarmigliato, a raggiera, conseguente ad una esistenza selvaggia, faceva pensare all’apparizione di un essere extraterrestre. Gli occhi grandi e color verde smeraldo, inquisitivi e diretti, di una sua consapevole regalità superiore e sprezzante appartenente ai dominatori del Creato, trasmettevano il suo pensiero e la sua storia.

Il gatto era il signore delle terre emerse e degli oceani del mondo. Già da tempo aveva deciso di visitare tutti i continenti alla ricerca forse di una anima gemella che potesse essere all’altezza delle sue non comuni caratteristiche di dominatore. Con tale disegno esistenziale nella propria testa aveva scoperto che le navi mercantili si prestavano alla perfezione per il raggiungimento di quest’obiettivo. Il gatto pertanto divenne marinaio ed imparò ben presto a conoscere i vari tipi di navi.

Egli imparò a distinguere i leviatani del mare dalle navi più piccole, le navi più popolate da quelle apparentemente deserte, le grandi petroliere dalle navi da carico generale. Spinto dalla sua naturale diffidenza per il proprio simile e consapevole della pericolosità del diventare schiavo dell’uomo che lo avrebbe “civilizzato” annullando la sua indipendenza, egli sceglieva con cura le navi che andavano in lontani continenti dove si poteva più facilmente nascondere e condurre la sua vita di selvaggio ma padrone di sè stesso, attento solo alla sua sopravvivenza.

Fu così che un giorno il gatto decise di imbarcarsi su un leviatano del mare. Il leviatano, con minerale di ferro e carbone dagli Stati Uniti e dal Brasule andava in Giappone da dove proseguiva per l’Australia ove caricava carbone per le acciaierie dell’Inghilterra. Questo leviatano era una nave cosiddetta “ore and oil” cioè si adattava al trasporto di minerale, carbone, altri carichi alla rinfusa e petrolio, a seconda delle circostanze. Il suo scafo cioè conteneva chilometri e chilometri di tante tubazioni, in coperta e sul fondo, che offrivano infiniti nascondigli ove il gatto poteva rimanere tranquillo ed indisturbato nella sua scelta di vita.

Non si riuscì mai a capire dove il gatto avesse timbrato il suo cartellino d’imbarco ma doveva essere stato o il Giappone o l’Australia, visto anche il suo comportamento, per così dire, poco “europeo”.

Il primo ad accorgersi che c’era una presenza extra a bordo fu il cuoco quando si accorse che le fettine di carne, che lui lasciava in cucina per la notte ad uso facoltativo degli stomaci del personale smontante dai servizi di guardia notturni, avevano invece trovato altri sconosciuti consumatori. Finchè un giorno il gatto fu avvistato fra un meandro ed un altro delle tubazioni del leviatano in tutta la sua avvenenza, maestosità e audacia.

Il gatto pian piano iniziò a monopolizzare l’attenzione delle anime a bordo che cercarono invano di stabilire una pur minima forma di amicizia o di relazione. Egli rimaneva sempre nascosto e usciva solo la notte per cibarsi delle prelibatezze che il cuoco ora gli lasciava generosamente in un piatto in coperta, fuori della cucina. Raramente usciva per una passeggiata diurna in coperta, ma scappava appena incontrava un essere umano sulla sua strada. Fu durante questi fugaci incontri che le anime a bordo realizzarono lo splendore di questo fantastico ed inconsueto felino.

Mentre il leviatano solcava gli oceani verso la sua destinazione, la presenza del gatto a bordo iniziò a suscitare l’attenzione e la preoccupazione del capitano perchè il Paese dove si era diretti non permetteva l’ingresso di animali, cani o gatti, e gli inglesi erano particolarmente ligi a questa loro regola di immigrazione intesa a preservare la flora e la fauna naturale ed incontaminata della loro isola. Qualsiasi eccezione a questa regola doveva essere soggetta a quarantena. Il problema che il capitano non riusciva a risolvere era quindi quello di tenere sotto custodia il gatto in modo che all’arrivo egli fosse stato in grado di dichiarare e mostrare il gatto alle autorità sanitarie. Ma come si faceva a mostrare qualcosa che era nascosto chissà dove fra i chilometri di tubazioni???

Ed il capitano non amava rischiare presentandosi senza dir niente perchè se malauguratamente durante la sosta in porto qualcuno avesse notato il gatto non dichiarato a bordo egli, il capitano, avrebbe potuto incontrare serie difficoltà con le autorità sanitarie che sono le più importanti per essere la prima autorità a dare il permesso di accesso al Paese. Inoltre il marconista, o radiotelegrafista, del leviatano del mare era un inglese di cittadinanza inglese e chi poteva giurare che non avrebbe riportato comunque la presenza del gatto alle dette autorità???

Dopo notti insonni alla ricerca della soluzione di questo rebus che gli girava per la testa, il capitano si convinse che era necessario approntare un piano d’azione per catturare il gatto e tenerlo sotto custodia vigilata al fine di poterlo mostrare quando necessario. Il capitano chiamò il carpentiere, gli spiegò il problema e gli commissionò la costruzione di una gabbia speciale. Il carpentiere si mise all’opera e dopo qualche giorno completò quanto richiestogli.

La gabbia era di forma cubica, gli spigoli di circa un metro e mezzo, dall’intelaiatura di legno e le facciate composte di robusta rete metallica. Una delle facciate della gabbia era scorrevole, si poteva alzare ed abbassare per permettere il libero ingresso nella stessa gabbia. La gabbia fu posizionata al centro della boccaporta poppiera, proprio sotto e davanti al ponte di comando una decina di metri più in alto. Una cordicella, o sagola, prolungantesi dalla plancia, era legata alla porta della gabbia per mantenerla sollevata ed aperta, mentre il piatto con le prelibatezze del cuoco fu spostato dentro la gabbia.

Per qualche giorno il gatto, forse sospettando che qualcosa non andava per il verso giusto, non si fece vivo. Poi un giorno, verso l’alba, il marinaio di vedetta intravide il gatto che, furtivo, si dirigeva verso il piatto dentro la gabbia. Mollò la sagola, la porta scivolò per chiudersi ma non tanto velocemente da impedire la fuoriuscita del gatto che, dopo essere rimasto per alcuni momenti incastrato sotto il battente, si divincolò con la sua grande forza ritornando nel suo nascondiglio. L’attesa ricominciò ed a tre giorni dall’arrivo il gatto ritormò e questa volta si lasciò intrappolare nella gabbia.

Non si saprà mai cosa passò nelle menti del gatto e del capitano ma fatto è che il gatto, con quest’ultimo avvenimento, risolse tutti i problemi del capitano e questi, forse in segno di riconoscenza ed intravvedendo quali fossero le reali intenzioni e programmi del gatto, dopo la partenza dall’Inghilterra, con il leviatano diretto verso terra americana, lo liberò dalla gabbia lasciandolo alla sua preferita vita selvaggia e solitaria.

All’arrivo in terra americana, mentre il leviatano si avvicinava lentamente al pontile, le anime a bordo all’improvviso videro il gatto sul “capodibanda” pronto a saltare. Ad alcuni metri dal pontile il gatto scattò in un salto prodigioso e, una volta atterrato, si lanciò in una corsa sfrenata fino a perdita d’occhio. Forse sapeva di aver ritrovato la sua terra originale dove c’era la sua Pocahontas che l’attendeva da sempre per sempre.