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51 – I RINNEGATI DEL TERZO MILLENNIO

Posted in ASTRONOMIA, ATTUALITA', MISURA E GIUSTIZIA, RIFLESSIONI, STORIA, TESTIMONIANZE, TUTTE LE CATEGORIE with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on luglio 3, 2011 by beautiful41

Questo articolo tratta del meccanismo di Antikythera e del suo scopo che era quello della determinazione della longitudine con il metodo delle “Distanze Lunari”.

Dal vocabolario di italiano alla parola rinnegare corrisponde il significato di “Abbandonare una dottrina, o fede, che prima si era professata”, oppure “Non riconoscere più come proprio qualcuno o qualcosa a cui si era legati da un vincolo di sangue o di affetto”. Rinnegare le proprie origini, fisiche o metafisiche, sembra pertanto rientrare nelle dette definizioni.

Rinnegare le proprie origini non è un peccato sancito dai 10 Comandamenti, forse in considerazione del fatto che si può rinnegare involontariamente, senza esserne consapevoli o senza saperlo, e si può rinnegare scientemente, con premeditazione. che è l’argomento di questo articolo, nel qual caso si incorre in un inganno. Anche se l’inganno a sua volta non è menzionato nei 10 Comandamenti, non così è per la “Confessione Negativa”, l’unico e solo riferimento immortale di Civiltà come già esposto in questo blog, “Confessione” che lo menziona esplicitamente per ben due volte. L’inganno è comunque una violenza, è una violenza ai danni della verità, ed è per tale motivo che esso è menzionato dalla “Confessione Negativa” come un peccato contro la Civiltà.

Circa un secolo fa, nel 1901 o 1902, fu rinvenuta, da una antica nave affondata nei pressi di Antikythera, un’isola a Nord della costa occidentale di Creta, assieme ad altre preziosità archeologiche come statue e anfore, uno strano congegno meccanico, di rame e di bronzo, reso quasi irriconoscibile dalle incrostazioni e corrosioni conseguenti dall’essere rimasto per circa 2000 anni sott’acqua. Dopo circa 50 anni rimasto più che altro come una curiosità esposta al Museo Nazionale Archeologico di Atene, questo reperto, dopo aver ricevuto una prima attenzione negli anni 20 da parte di uno studioso greco, negli anni 50 cominciò ad attrarre l’attenzione da parte di grandi studiosi.

Questo congegno, in seguito denominato “il meccanismo di Antikythera” o “il calcolatore di Antikythera”, è ancora in fase di studio ma è ormai certo che si tratta di un molto sofisticato e preciso strumento astronomico somigliante, nella sua meccanica, al più avanzato orologio svizzero del XIX° secolo e unico al mondo tanto da essere ritenuto superiore alla Monna Lisa di Leonardo nella sua perfezione. Era inserito in una scatola di legno dalle dimensioni di circa 30 x 20 x 15 centimetri, quindi molto compatto. E’ composto di 30 ingranaggi accertati ma passibili di esserne molti di più, tutti interconnessi, con 3 quadranti principali, uno sul fronte e due sul retro, alcuni graduati, includenti nella loro ingegneria la meccanica “epicicloidale differenziale” che solo oggi noi abbiamo “inventato” e che usiamo sugli assi delle ruote delle nostre autovetture.

Questo strumento replicava con la massima precisione i movimenti di tutti gli astri del cosmo. Era allo stesso tempo un “planetario” portatile ed uno strumento di previsione dei moti astrali rispetto alla Terra, in un sistema quindi geocentrico, e cioè un Almanacco Astronomico meccanico. Gli studiosi, pur avendo individuato il carattere principale della sua funzione, e cioè il carattere astronomico, come detto, sono in dubbio sulle sue specificità. Era uno strumento ideato per essere usato dagli astronomi??? Dai marinai??? Dalle esibizioni al pubblico??? L’interrogativo rimane ancora aperto.

Le incisioni fatte dal costruttore su questo stumento sono in lingua greca ed includono quelle che sembrano istruzioni operative per il suo uso. Fra queste incisioni sono menzionati Sole, Venere, Marte, 76 anni, 19 anni, eclittica, 223. I quadranti indicano, oltre che Sole, Luna e 365 giorni, anche 235 mesi del ciclo Metonico di 19 anni, 223 mesi del ciclo saros sinodico della Luna di 18 anni e 11 giorni, il triplo di tale ciclo pari a 54 anni, ed il quadruplo del ciclo metonico di 76 anni o ciclo Callippico. Lo strumento mostra anche le principali stelle indicate con una lettera o simbolo greco. Tutto questo a grandi linee per dare un’idea della meraviglia nella quale l’uomo moderno si è imbattuto.

Il congegno di Antikythera risale al II secolo A.C. e si ritiene affondato verso il 100 A.C. Le ultime ricerche su di esso indicano, nonostante le incisioni in greco, l’astronomia babilonese all’origine del suo funzionamento. Il congegno di Antikythera in realtà rappresenta la massima espressione dell’astronomia classica “rotativa” e contemporaneamente, col suo affondamento, la morte definitiva della stessa astronomia “rotativa” Esso rappresentava anche la massima espressione del pensiero scientifico del remoto passato che poneva l’Uomo al centro del Cosmo ed in relazione allo spazio ed al tempo ed alle dimensioni del pianeta.

Pertanto il congegno di Antikythera era il GPS dell’antichità. Compatto e portatile per poter essere trasportato da qualsiasi viaggiatore, marinaio, studioso, cartografo, astronomo, geografo, per terra o per mare, con lo scopo di determinare la posizione geografica del suo possessore. In particolare lo scopo del meccanismo di Antikythera era quello di determinare la longitudine col metodo delle “Distanze Lunari“, visti i tanti precisi riferimenti alla Luna ed ai suoi cicli, rispetto al Sole e rispetto alle stelle e pianeti ed all’eclittica, rilevati sul congegno.

Il calcolo della longitudine è sempre stato un grattacapo ed un problema di difficile soluzione per l’Uomo. Mentre la latitudine è sempre stata facile da calcolare fin dalle più remote antichità a causa dell’inalterabilità e della stabilità dell’asse terrestre, per cui basta prendere con tutta calma di notte l’altezza della Stella Polare, o di chi per essa, sull’orizzonte, in gradi e primi, ed è fatta, è stata “calcolata” la latitudine, oppure con altezze di Sole a mezzogiorno al suo passaggio in meridiano, non così è purtroppo per la longitudine a causa della rotazione continua della Terra che, per rendere l’idea, ci scappa continuamente di sotto. E non possiamo chiedere alla Terra “Fermati un poco, Terra, che devo calcolare la longitudine!!”. La Terra ci risponde “Arrangiati Uomo e spremi le tue meningi!!”.

Ed è stato quello che l’Uomo ha fatto nell’antichità. Il congegno di Antikythera era la messa in pratica di ciò che Ipparco andava predicando e cioè che la longitudine poteva essere calcolata come la differenza fra un tempo assoluto ed il corrispondente tempo locale. Dopo circa 2000 anni le idee di Ipparco furono rese operative fra il 1750 ed il 1850 e molti usarono il metodo delle distanze lunari fino ad oltre il 1900, quindi siamo in grado di valutare appieno la funzione del congegno di Antikythera che in pratica sostituiva l’Almanacco e l’Osservatorio Astronomico dei nostri tempi, ma ripeteva il concetto già descritto all’articolo n. 44, con la differenza che con il congegno di Antikythera il tempo, e quindi la longitudine, era espresso direttamente in gradi e primi, perchè il tempo, fin dalle origini della sua creazione, era ed è, ancora e sempre, una MISURA ANGOLARE, come testimoniato dal congegno stesso.

La costruzione di un tale congegno non si “inventa” dalla sera alla mattina, come si può intuire, Il ciclo Metonico impiega 19 anni, il ciclo Callippico impiega 76 anni, eccetera. Appare ragionevole quindi pensare che questi lunghi cicli siano stati controllati e ricontrollati più e più volte prima di dare il via alla costruzione del nostro congegno. Come si vede si fa presto a raggiungere un periodo di ossertvazioni di 1000 anni, se non di più, Ipparco quindi, come già accennato all’articolo n. 44, similmente ad Aristarco di Samo per l’eliocentrismo, anzichè il primo, fu solo l’ultimo a conoscere l’idea che la longitudine potesse essere calcolata conoscendo i moti della Luna e degli Astri nella fascia zodiacale.

Tutto questo, e molto altro, ci racconta il meccanismo ritrovato di Antikythera.

Ma non avevamo iniziato con i rinnegati??? Chi sono i rinnegati e gli ingannati???

Visto che quest’articolo è già un pò lunghetto e per non annoiare i lettori ne continueremo a parlare nel prossimo articolo.

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44 – LA DETERMINAZIONE DELLA LONGITUDINE CON LA LUNA

Posted in ARMONIA, ASTRONOMIA, EVOLUZIONE, MISURA E GIUSTIZIA, SPIRITUALITA', STORIA, TUTTE LE CATEGORIE, VERITA' RISCOPERTA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 31, 2011 by beautiful41

Un tavolo coperto da una tovaglia di lino finissimo, ricamata con tanti disegni di fiori di loto colorati e bellissimi lungo i bordi della tovaglia e formanti un cerchio al centro della stessa tovaglia, e imbandito con belle ed appetitose pietanze. Cibi raffinati. Pane croccante di tante qualità. Formaggi deliziosi. Frutta locale ed esotica invitante. Salse gustose. Dolci squisiti. Vini prelibati. Birra spumeggiante. Acqua purissima. Stoviglie di ceramica finissima e posate di oro e altre d’argento. Bicchieri a calice di cristallo. Vasi di alabastro ripieni di fiori multicolori ancora freschi. Al centro e pendente dall’alto un grande candelabro di giada a forma di 4 triangoli MR dal quale discendevano 4 pergamene con la “Confessione Negativa” per coloro che sapevano leggere. La grande sala era illuminata da grandi finestre addobbate con ampie coppie di tende profumate e ricamate ciascuna con una grossa “ankh” di colore dell’oro da un lato ed una asta per misurare dall’altra, entrambi questi segni circondati da fiori di loto e stelle a 5 punte azzurrine, fluttuanti con leggiadria all’alito della piacevole brezza proveniente dal mare Mediterraneo.

All’improvviso la porta si aprì ed una orda di uomini scarna, magra ed affamata si materializzò nella sala. Questi uomini erano dei semi-selvaggi e non avevano mai visto una tale simile ricchezza per cui, intimiditi da tutto quel ben di Dio, cominciarono lentamente e con rispetto e circospezione a prendere posizione intorno al tavolo e, nonostante la fame, osservavano con reverenza le tante prelibatezze sul tavolo imbandito, iniziando timidamente a saggiarne i sapori mai conosciuti prima. Piano piano essi si acclimatarono e, finalmente liberi e disinvolti, mangiarono e bevvero a sazietà dimenticando chi erano e da dove venivano. I cuochi e gli chefs che avevano creato e preparato queste prelibatezze erano già morti da vari millenni ed i loro discendenti erano spariti, emigrati in tanti paesi in giro per il mondo, per cui l’orda di semi-selvaggi non conobbe mai questi creatori artisti da “cordon bleu” e nè i loro nomi. Anzi, non gli interessava proprio, tanto erano ormai pieni solo di loro stessi.

Il tavolo imbandito era il tavolo imbandito della conoscenza della biblioteca di Alessandria d’Egitto a cui tutti i classici greci si erano nutriti di quelli che erano solo i resti dei relitti della sapienza salvati dalla distruzione del centro universale della conoscenza millenaria di On (Heliopolis). Essendo i cuochi autori originali spariti essi, i classici greci, rubando i “diritti di autore”, come diremmo noi oggi, vi si sostituirono compiendo così uno dei più clamorosi plagi della storia. Alcuni si dichiararono i creatori delle salse, altri delle varie pietanze, altri dei formaggi, altri dei dolci, e così via di seguito per tutta la ricchezza giacente nella sala della sapienza e sul tavolo della conoscenza. Ma non durò molto. Mancando le istituzioni lungimiranti e solide della Civiltà, il tavolo e la sala della sapienza dopo poco fu abbandonato ed il mondo precipitò nella Barbarie per oltre 1500 anni.

Dopo tali circa 1500 anni accadde, per le coincidenze del destino, che una seconda orda di uomini semi-selvaggi, scarna, magra ed affamata, allenata solo a pregare ed a combattere con la spada e senza idea di Civiltà, venisse a conoscenza delle tante ricette di pietanze, cibi e dolci prelibati che i classici greci avevano appreso al tavolo imbandito della sapienza e delle quali si erano dichiarati autori. Questa seconda orda di uomini semi-selvaggi era l’orda dell’uomo europeo medioevale che, grazie agli scritti degli arabi, all’improvviso fu come illuminata da un potente faro nella notte buia, faro che rivelava l’esistenza di cibi, pietanze e dolci prelibati della Civiltà sconosciuta a questa seconda orda che, disperata, si precipitò ad alimentarsene, mangiandone e bevendone a sazietà, dando origine al Rinascimento. Ma, forse per aver troppo bevuto, come per i classici greci, questa seconda orda di europei senza idea di Civiltà, inebriatasi ed insuperbitasi e credendosi “prescelta da Dio”, ripetette il plagio già perpetrato dalla prima orda, proclamandosi, con qualche eccezione, l'”inventore” o l'”inventrice” di tutte le ricette culinarie della sapienza e della moderna Civiltà, ciò che diede origine alla “superiorità” e predominio del pensiero giudaico-cristiano perdurante ai giorni nostri.

Una delle pietanze prelibate fu assaggiata da Ipparco, uno degli uomini semi-selvaggi nutritosi al tavolo imbandito della sapienza ad Alessandria d’Egitto, e riguardava la Luna e la longitudine, l’idea cioè che la longitudine in mare ed in tutta la Terra potesse essere misurata osservando il movimento della Luna attraverso le stelle. Quest’idea, dopo i secoli bui, riuscì ad arrivare in qualche modo all’orizzonte del pensiero dell’uomo post-rinascimentale il quale, spinto dalla necessità dei navigatori oceanici e dei cartografi di essere forniti di un sistema che permettesse loro la determinazione della longitudine, iniziò ad incentivare, spingere e svegliare la curiosità, l’attenzione e l’ambizionee dei migliori cervelli dell’epoca per risolvere questo problema. Pian piano si riuscì a capire che quest’idea proveniente dal tavolo imbandito, fra tante suggerite, era quella giusta ma per realizzarla occorreva l’esistenza di un osservatorio astronomico da dove si potesse rilevare e registrare le posizioni delle stelle e della Luna, e degli astri in genere, a tutte le ore e tutti i giorni dell’anno. Fu per soddisfare questa necessità che fu costruito l’osservatorio astronomico di Greenwich alla fine del seicento.

La Luna gira continuamente intorno alla Terra compiendo un giro reale od assoluto ogni 27,3 giorni ed un giro apparente, perchè noi nel frattempo con la Terra ci muoviamo rispetto al Sole e per ritornare alla stessa fase lunare, ogni 29,5 giorni. Ogni giorno quindi la Luna si muove di (360° / 27,3 =) 13,2 gradi corrispondenti per ciascuna ora a (13,2 / 24 =) 0,5 gradi. Sarebbe però più appropriato considerare il giro apparente di 29,5 giorni facendo 360°/29,5 = 12,2 gradi, e 12,2/24 = 0,5 gradi.  0,5 gradi sono 0° 30′, trenta primi, i quali sono anche il diametro della stessa Luna. Pertanto la Luna ogni ora si sposta nel cielo lungo la fascia zodiacale del suo stesso diametro. La Luna cioè scivola lungo l’eclittica, che è la linea che definisce la fascia zodiacale, allo stesso modo come una lancetta dell’orologio scorre lungo i numeri delle ore dal 1 al 12, con la differenza che la Luna si muove lungo l’eclittica in senso antiorario anzichè in senso orario. Essa si scosta dall’eclittica al massimo di solo 5 gradi e, con le eclissi, che avvengono sempre sull’eclittica, ne è una marcatrice perfetta. La Luna ripete precisamente i suoi cicli in sincronia con gli altri astri ogni 19 anni, periodo chiamato “ciclo Metonico”.

La Luna quindi, come una avanguardia inviata in avanscoperta da un condottiero di un esercito, è molto più veloce del Sole nel suo percorso di rivoluzione sull’eclittica nella fascia zodiacale. Questo suo distanziarsi palpabilmente e visivamente dal Sole, dalle stelle e dai pianeti che raggiunge e sorpassa continuamente nella fascia zodiacale diede origine così al calcolo della longitudine col metodo denominato delle “Distanze Lunari” in pieno uso fra il 1750 ed il 1850 anche se molti lo usarono fino agli inizi del 1900 allorchè, con l’avvento della radiotelegrafia, molte navi e operatori astronomici e geografici poterono acquistare, ad un costo non esorbitante, un cronometro, detto cronometro marino, che, pur se elaborato dall’inglese Harrison verso il 1750, fu solo con l’avvento della radiotelegrafia che poteva così essere giornalmente corretto o risettato attraverso i “segnali orario” che la radiotelegrafia rendeva disponibili in qualsiasi parte del mondo uno si trovasse.

Il metodo delle “Distanze Lunari” è concettualmente semplice e consiste nel comparare l’ora locale con l’ora dell’Osservatorio Astronomico alla quale si è effettuata la stessa osservazione poichè la loro differenza dà il valore della longitudine. L’ora locale la si ottiene in genere col Sole alla sua massima altezza a mezzogiorno, al passaggio in meridiano, portando in tale istante le lancette di un orologio qualsiasi sulle 12.00.

Per il raggiungimento di questo obiettivo pertanto si iniziarono a registrare all’Osservatorio di Greenwich tutti i giorni ed a tutte le ore di visibilità della Luna, le distanze angolari fra la stessa Luna e gli altri astri visibili della fascia zodiacale, o vicino ad essa, con le quali si prepararono delle tabelle di previsione, basate sul “ciclo Metonico”, per gli anni successivi e relative alle stesse osservazioni. Queste tabelle, o Tavole della Luna furono all’origine dell’Almanacco Astronomico o Effemeridi. Oltre al Sole, le stelle maggiormente interessanti per il detto scopo dentro la fascia zodiacale erano e sono Aldebaran, Polluce, Regolo, Spica, Zuben-el-genubi, Antares, Nunki, Schedar, oltre naturalmente ai pianeti Marte, Giove, Saturno, Venere e Mercurio.

Una volta sistemato il nostro orologio sull’ora locale come detto, e per esempio osserviamo con un sestante o misuratore di angoli, alle 20.15 del nostro orologio per il 21 Giugno che la distanza lunare angolare fra la Luna e la stella Spica è di 13° 42′ e dall’Almanacco Astronomico in nostro possesso rileviamo per la stessa data che lo stesso angolo di 13° 42′ fra la Luna e la stella Spica è osservabile all’Osservatorio di Greenwich alle ore 22.45 ciò significa che la nostra longitudine è 22.45 meno 20.15 = 2 ore e 30 minuti ovest che trasformata in gradi risulta 37° 30′ ovest.

Naturalmente il calcolo reale era più complesso perchè bisognava apportare le correzioni per la parallase e la rifrazione ed altre correzioni, e per le necessarie interpolazioni, data la complessità dei parametri del moto lunare. Da tenere presente inoltre che durante tutto il periodo in cui tale sistema fu usato ogni importante nazione aveva il suo meridiano di riferimento al quale bisognava riferirsi se in possesso di un Almanacco Astronomico della stessa Nazione. Ma concettualmente il semplice calcolo era quello mostrato. Per la completezza dell’informazione bisogna anche dire che la Luna, a causa della rotazione giornaliera della Terra, passa dall’essere, fra Sole Luna e stelle, l’elemnto più veloce nel suo moto di rivoluzione all’essere l’elemento più lento per la detta rotazione giornaliera. Le stelle passano in meridiano ogni 23 ore 56 minuti, il Sole ogni 24 ore e la Luna ogni 24 ore e 50 minuti circa.

Questo sistema delle distanze lunari fu usato, oltre che in mare, anche per l’iniziale mappatura degli Stati Uniti d’America fino alla costa occidentale della California, e fu usato per la mappatura iniziale del Canada fino agli estremi confini occidentali. oltre che in altre parti del mondo. Questo sistema però, per quanto semplice, non era molto preciso avendo una approssimazione in mare fra le 8 e le 15 miglia marine (fra 15 e 28 km) nelle migliori condizioni di osservazione e sulla terra ferma intorno alle 5 miglia marine (9 km) o forse meno.
Uno dei migliori, se non il migliore, osservatore ed estimatore di questo sisstema in mare fu Joshua Slocum, il primo circumnavigatore del mondo in barca a vela in solitario, autore di un affascinante libro il cui titolo è “Solo intorno al mondo”. In esso Slocum descrive come il suo miglior risultato col sistema delle distanze lunari sia stato un errore di sole 5 miglia durante la traversata del Pacifico alla fine dell’ottocento. Secondo Slocum questo sistema è “mirabilmente edificante e non c’è niente nel campo della navigazione che possa sollevare di più il cuore verso l’adorazione”.

Nonostante il notevole margine di approssimazione per i nostri standard odierni appare abbastanza chiaramente però che il metodo delle distanze lunari per il calcolo della longitudine, data la sua semplicità e facile messa in pratica, per terra e per mare, da qualsiasi Civiltà degna di questo nome anche se non tecnologicizzata, possa essere stato usato in tempi arcaici dagli stessi Egiziani, Sumeri, Polinesiani ed altri nei loro viaggi intorno al mondo. Ed è pertanto ragionevole pensare che la memoria di queste nozioni sia stata conservata al centro universale della conoscenza di On e di là finito quale relitto salvato sul tavolo imbandito della sapienza al quale Ipparco mangiò e bevve a sazietà.

Dopo il suo oblio ci sono voluti 2000 anni perchè l’iniziale “input” di Ipparco si sia potuto realizzare in tempi quasi recentissimi, come detto, e dopo secoli di lavoro delle meningi dei migliori cervelli del pianeta prima che, dopo tanti affanni e difficoltà, finalmente si riuscisse a trovare una soluzione ragionevolmente pratica ed attuabile. Non sarebbe illogico pertanto ritenere che sia intercorso altrettanto tempo prima di Ipparco dall’epoca dell’abbandono di questo sistema che richiede comunque, oltre ad una profonda conoscenza dell’astronomia, una conoscenza dei “tempi” e della loro importanza per poter essere “inventato”. Tutto sembra indicarci come l’epoca del 3000 A.C. possa essere stata l’inizio della perdita della sapienza o conoscenza.

In questo contesto appare anche giustificata l’importanza che nell’arcaico passato si è data alla Luna, Regina dell’Universo, Regina d’Amore e Regina di Civiltà, Regina di Vita e Regina della Misura, Regina del Cosmo e Regina della Rinascita, tutte qualità rappresentate dalla Dea Iside e dal fior di loto, dalla “Ankh” e dall’asta misuratrice, presenti nella sala imbandita della sapienza, assieme al triangolo MR, alle stelle a 5 punte ed alla “Confessione Negativa“, la vera anima della Civiltà in ogni tempo, ove matematica, geometria, armonia, misura, equilibrio, rispetto per la Vita e rispetto per la natura, cosmologia ed Amore si fondevano in una sola ed unica entità, secondo gli insegnamenti dei Padri della Civiltà. .

…….

Nota Aggiuntiva del 30.08.2012, per una miglior chiarificazione.

Il calcolo della longitudine è sempre stato un grattacapo ed un problema di difficile soluzione per l’Uomo. Mentre la latitudine è sempre stata facile da calcolare fin dalle più remote antichità a causa dell’inalterabilità e della stabilità dell’asse terrestre con una inclinazione fissa sull’eclittica, per cui basta prendere con tutta calma di notte l’altezza della Stella Polare, o di chi per essa, sull’orizzonte, in gradi e primi, ed è fatta, è stata “calcolata” la latitudine, oppure con altezze di Sole a mezzogiorno al suo passaggio in meridiano, non così è purtroppo per la longitudine a causa della rotazione continua della Terra che, per rendere l’idea, ci scappa continuamente di sotto. E non possiamo chiedere alla Terra: “Fermati un poco, Terra, che devo calcolare la longitudine”!!

9 – COMPETIZIONE

Posted in ECONOMIA E POLITICA, STORIA with tags , , , , , , , , , , , on novembre 16, 2010 by beautiful41

L’idea di competizione nacque, come tante altre concezioni e nozioni, nel Cosmo. Il Cosmo, nelle menti dei giganti dall’intelligenza geniale dell’antichità, era sorgente di vita e di sapienza e per questo motivo essi lo rispettavano, lo studiavano e lo veneravano, cercando di duplicarne i movimenti e gli avvenimenti sulla Terra secondo la concezione del “come sopra così sotto”. Erano quelli i tempi lontani e remoti quando questi nostri antichissimi antenati gettavano le basi della civiltà umana.

Osservando continuamente il cielo notturno essi si accorsero che fra le tante stelle che vi erano nel cielo ce n’erano alcune che cambiavano posizione di giorno in giorno, di mese in mese, di tempo in tempo. Erano quelle che all’osservazione sembravano delle stelle vaganti. Queste stelle “vaganti” sono quelli che noi oggi chiamiamo pianeti. Ed anche oggi ad un osservatore casuale che guardi il cielo notturno ad occhi nudi risulta impossibile distinguere tra stelle e pianeti, essendo la lucentezza di alcune stelle addirittura superiore a quella di alcuni pianeti.

Queste stelle vaganti proprio perchè vagavano furono chiamate “vagabondi”. I vagabondi di quei tempi, visibili ad occhio nudo, erano Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno i quali poi furono aggiunti al Sole ed alla Luna in modo che tutti, complessivamente, rappresentassero i soli astri del firmamento che si muovevano, vagando, sullo sfondo delle stelle fisse o “imperiture” ed “indistruttibili” come le chiamavano gli egiziani proprio perchè le vere stelle erano sempre ferme e fisse. E’ da questi sette corpi celesti che in seguito furono denominati i sette giorni della settimana.

Notando che questi vagabondi si muovevano tutti in una zona di cielo a cavallo dell’eclittica essi, questi nostri remoti antenati, ne definirono i confini e ne delimitarono l’area che andava da 7° a nord dell’eclittica fino a 7° a sud dell’eclittica. Nacque così la fascia zodiacale o lo zodiaco che esiste ancora oggi ed esisterà sempre. In questa nuova fascia celeste, un pò come su di una pista di “Formula Uno” dei giorni nostri, i “vagabondi” sembravano rincorrersi l’uno con l’altro nei loro movimenti cosmici per cui si assisteva a delle vere e proprie “corse” astrali. Fu così che, per imitare le corse astrali dei vagabondi del cielo, furono istituite sulla Terra le Olimpiadi o Giochi Olimpici le cui origini risalgono appunto a molto prima della Grecia Classica e si perdono nella notte dei tempi.

Inizialmente, proprio perchè era una imitazione di quello che succedeva nel Cosmo, ai Giochi Olimpici si effettuava una sola gara: la corsa degli uomini, proprio perchè gli uomini, che stavano “sotto”, erano una miniatura degli dei che stavano “sopra”. Ed affinchè i partecipanti alla corsa non fossero discriminati si stabilì sin dall’inizio che essi partissero da una linea di base comune e si istituì la nomina di un giudice di gara che aveva potere e facoltà di annullare la gara qualora la comune base di partenza non fosse stata rispettata. Questa fu l’origine della competizione e del suo significato .

L’essenza di questa idea è rimasta invariata attraverso i millenni. Nata come competizione solo di corse, poi ampliata per includere altri avvenimenti sportivi, quest’idea si è poi propagata ad altri settori delle attività umane ed in particolare, a partire dal XIX° e XX° secolo, è entrata con forza ed a pieno titolo nel mondo commerciale ed industriale. Questa competizione in settori non sportivi però fin dall’inizio è stata caratterizzata dalla mancanza di un giudice di gara. Tale mancanza, fino a circa gli anni 70 o 80 dello scorso secolo, non ha comportato grossi inconvenienti perchè queste competizioni si svolgevano all’interno di una nazione o fra nazioni dove essendo i sistemi di vita più o meno omogenei per tipo di cultura, religione, costumi sociali ed economie, i vari partecipanti o concorrenti alla competizione erano allineati implicitamente su una stessa base comune di partenza.

Con l’avvento degli anni 70 o 80 e fino ai giorni nostri, con lo spostamento dei centri produttivi nei più diversi angoli della Terra, questo concetto di competizione ha gradualmente perso, dopo il giudice di gara, il secondo più importante elemento che giustificava ed era all’origine della parola “competizione”, e cioè la partenza dei concorrenti da una base comune. Questo nuovo tipo di competizione è quella che viene anche chiamata concorrenza sleale. In omaggio ad una libertà senza senso dovuta ad una Ragione mancante e della razionalità dei numeri e della spiritualità, come già descritto, ognuno dei concorrenti parte da dove vuole o da dove può partire e come vuole partire. E’ come se in una gara di Formula Uno alcuni concorrenti partano già da metà gara, altri decidano di partire da pochi giri dalla fine, altri ancora partano con un motore da 6000 cc e da centomila cavalli di potenza, altri ancora con 3 ruote invece di 4, eccetera.

Ma questa non è più una competizione nel significato originale che abbiamo descritto ed il termine per descrivere questo tipo di competizione non è stato ancora inventato o coniato ma possiamo solo renderne l’idea usando altre parole dai significati che più potrebbero avvicinarvisi come rapina, arrembaggio, imbroglio, furto, eccetera ma, soprattutto, cecità nel lasciare ingovernabili gli eccessi degli opposti e dei contrari con tutti i rischi che ciò comporta e contro i quali l’Uomo moderno occidentale sta andando inconsapevolmente ed inesorabilmente ad infrangersi.

6 – PICCOLA STORIA DELLA PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI

Posted in ASTRONOMIA, ERRORI COPERNICANI with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 4, 2010 by beautiful41

Vi ricordate di Gladio??  Un’organizzazione segreta sovranazionale che durante la guerra fredda  sembra essere stata a capo della strategia della tensione in europa occidentale, seminando bombe distruzione e morte ed occultando prove e coprendo tutti i misfatti commessi??

Bene, sembra che nella scienza abbiamo un Gladio che, nonostante sia remunerato, creato e mantenuto in vita coi soldi dei cittadini, in realtà risponde solo a se stesso, facendo e disfacendo, senza alcuna spiegazione ai sudditi, cittadini professori  studiosi e  non, a proprio piacimento il valore della precessione degli equinozi.

La precessione viene dall’antichità. Senza questa nozione tramandata dall’antico passato forse noi oggi non ce ne saremmo ancora accorti. La parola “precessione” però è un termine moderno perchè nell’antico passato essa era descritta come un “movimento” o “spostamento” degli equinozi sullo sfondo delle stelle fisse.  Infatti fu Ipparco che ci informò di questo movimento come essere inizialmente 46 secondi di arco per anno. Oggi sarebbero circa 50,26 ma comunemente si dà il valore di 50, anche a quello di Ipparco. Nella concezione che la sfera celeste è una sola e composta di 360 gradi e 24 ore i detti 50 secondi di arco sono equivalenti a 3,3 secondi di tempo. Il povero buon Ipparco non immaginava però che con la sua informazione relativa solo ad una misura angolare senza la corrispettiva misura temporale avrebbe precipitato il pianeta, 2000 anni dopo, in una babele interpretativa da cui non ci siamo ancora liberati.

Tutto è andato liscio fino a Copernico allorchè per la prima volta compare l’anno siderale di 365,2563 giorni (di tempo solare medio riferito al Sole, pari a 366,2563 giorni siderali se  riferito alle stelle) che implica un valore per la precessione, o di questo spostamento,  di 1223 secondi di tempo (i circa 20 minuti famosi) annualmente anzichè dei menzionati 3,3 secondi. Per chi non lo sapesse 1223 secondi di precessione annualmente significano 3,3 secondi di tempo al giorno (1223 diviso 365). Con Copernico, come abbiamo visto, presi dall’euforia della scoperta dell’eliocentrismo in sostituzione del geocentrismo, ci si è inventati una NON ESISTENTE sfera celeste eliocentrica composta di 360 gradi e circa 525.600 minuti, mischiando i gradi di una sfera eliocentrica (per il giro annuale della Terra), con i minuti di una sfera geocentrica, per essersi dimenticato che non esiste una sfera celeste eliocentrica dato che l’uomo vive sulla Terra e non sul Sole e che per lo stesso motivo la sfera celeste geocentrica esisterà sempre. Una tale inesistente sfera celeste di 360 gradi e 525.600 minuti chiaramente produce il falso valore di 1223 secondi di tempo se rapportati ai 50 secondi di arco di Ipparco.

Dopo Copernico vari grandi astronomi hanno iniziato a cercare di misurare la lunghezza dell’anno con un grado di precisione sempre più accurato al fine di determinare le durate degli anni e dei singoli giorni medi solari (detti anche tropicali) e siderali. Per chi non è addentro alla materia diciamo che si tratta di una semplice nozione questa del tempo siderale o anno siderale e deriva dal fatto che la Terra, nel compiere il suo giro intorno al Sole in un anno e ruotando su se stessa giornalmente, alla fine del giro compie 365 giri su se stessa se riferito al Sole, ma compie nello stesso tempo un giro in più, 366, se riferito rispetto alle stelle, estremamente lontane ed intorno alle quali la Terra non gira.

Questa sempre maggior precisione era una necessità derivante dall’enorme sviluppo dei traffici marittimi interoceanici occorsi dopo i primi grandi navigatori dalla seconda metà del 400 in poi. E riguardava tre aspetti diversi ma interconnessi. Stabilire le dimensioni del pianeta che, seppur conosciute alla perfezione nell’antichità, col passare dei millenni si erano perse. Localizzare con precisione tutte le terre emerse in modo da essere in condizioni di redigere delle carte geografiche o mappe. Dare la possibilità alle navi di posizionarsi o localizzarsi con precisione per evitare una serie infinita di naufragi quando, ahimè troppo tardi, ci si accorgeva di trovarsi in tutt’altra parte di dove si pensava che si fosse.

Erano tanto impellenti queste necessità che nel Settecento la regina d’Inghilterra, a seguito dell’ennesima perdita di 5000 vite umane imbarcate su una intera flotta naufragata sulle isole Scilly, istituì un premio di 2000 sterline (una enorme massa di danaro per quei tempi) a chiunque fosse stato in grado di costruire un orologio preciso, un “cronometro”, conosciuto in seguito come cronometro marino, che potesse mantenere una ragionevole precisione nel tempo e in tutte le condizioni climatiche e ambientali. Questo era un fattore determinante se si pensa che un secondo di tempo corrisponde a 15 secondi di longitudine, 4 secondi di tempo corrispondono ad un primo di longitudine, 60 secondi di tempo corrispondono a 15 primi di longitudine che sull’equatore sono 15 miglia marine o 27.780 metri o circa 28 chilometri che possono fare, ma anche se molto di meno, in certe condizioni, la differenza fra la vita e la morte.

Gli astronomi e l’astronomia in questo scenario erano più che fondamentali, erano essenziali ed un grande lavoro fu svolto in questo campo con passione, valore ed eroismo da tanti astronomi di cui però poco si parla. Campo nel quale il fine ultimo era stabilire la definizione precisa della lunghezza del “secondo” di tempo. Ma per fare ciò bisognava stabilire le durate dei giorni e degli anni, come detto. Alla fine dell’Ottocento uno dei più grandi astronomi di quei tempi, Simon Newcomb, fece delle osservazioni astronomiche basate sul Sole e che furono giudicate dalla comunità scientifica internazionale fra le più affidabili. Esse erano: anno solare o tropicale 31.556.925,97474 secondi di tempo. Giorno siderale (Ricavato dal detto anno solare diviso per 366,24219878) e quindi senza precessione: 86.164,0905382 secondi di tempo che furono riferite come basi del tempo per il 1900. Questi tempi quindi erano basati su osservazioni del Sole ed escludevano pertanto la precessione. Erano talmente buone queste misurazioni che sono alla base del tempo che noi usiamo ancora oggi. Erano misurazioni ricavate da osservazioni della realtà della sfera celeste come essa appare ad osservazioni visuali o ottiche che così rimasero fino agli anni 60 quando l’astronomia entrò in una nuova dimensione iniziando a servirsi anche dei radiotelescopi e delle “quasars” per la misurazione del tempo.

Col Novecento cominciamo ad entrare nei verbi difettivi. Cominciò ad entrare in gioco il concetto di “precessione degli equinozi” in modo sempre più pesante. Se la precessione era, come diceva Copernico, circa 20 minuti o 1223 secondi annualmente o 3,3 secondi di tempo giornalmente, e se l’anno siderale rappresentava il vero giro di 360 gradi che la Terra compie intorno al Sole in un anno, l’anno solare o tropicale doveva essere necessariamente più corto dell’anno siderale della stessa quantità di 1223 secondi di tempo o 3,3 secondi di tempo giornalmente. Il fatto è però che le osservazioni astronomiche di tutti gli astronomi di tutti i tempi non hanno mai, neanche una volta, evidenziato  una tale enorme differenza. Al massimo si arriva, come vedremo, a circa 9 millesimi di secondo giornalmente che corrispondono a circa 3 secondi di tempo all’anno.

Iniziarono le interpretazioni e i punti di vista diversi e contrastanti su questa storia della precessione, sulla durata dell’anno siderale o solare, se i 360 gradi erano con o senza la precessione, se gli equinozi potevano o non potevano “precessare” muovendosi sull’eclittica, con infinite sfaccettature interpretative  che hanno ormai fatto di quest’argomento spesso una fonte di disaccordo. Ciò nonostante il menzionato computo dei tempi astronomici solari di Simon Newcomb rimase saldo e sicuro e, con una forza ed affidabilità dovuti ad oltre 100 anni di indiscusso e valido contributo fino ad oggi, mantiene inalterato, come base di partenza per tutti gli altri tempi istituiti dopo gli anni 50, il valore del tempo in sintonia con la realtà dei fatti e delle stagioni, degli equinozi e dei solstizi.

Nel 1955 l’Unione Astronomica Internazionale (IAU – International Astronomical Union) nel suo rapporto di transazione passò una risoluzione per la sostituzione dell’intervallo di tempo dell’anno tropicale o solare relativo all’anno 1900 con l’anno siderale per il 1900 al fine di definire l’unità del “secondo” di tempo come era già stato proposto nel 1952. L’Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale tenutasi a Roma nel 1952 adottò la raccomandazione che “dans tous les cas où l’on juge que la variabilitè de la seconde de temps solaire moyen s’oppose à son emploie comme unitè de temps, l’annè siderale pour 1900 soit adoptè comme unitè de temps.” Fu susseguentemente fatto notare che l’anno tropicale o solare è più importante dell’anno siderale. La lunghezza dell’anno tropicale è derivata dalle tavole di Newcomb per il Sole, mentre la lunghezza dell’anno siderale dipende dal valore adottato per la precessione. “L’anno tropicale dovrebbe pertanto essere sostituito con l’anno siderale nella detta risoluzione”. Inoltre la risoluzione stabilisce:  “Il secondo è la frazione 1 / 31.556.925,975 dell’anno tropicale per il 1900”. L’unità proposta fu in effetti convenuta all’Assemblea di Roma dell’IAU e tutto quello che necessitava adesso era una piccola correzione di minore entità sostituendo “anno tropicale” con “anno siderale”.

Sostituendo l’anno tropicale con l’anno siderale, entrambi quindi uguali ai 31.556.925,97474 secondi (sottintendente un giorno solare di 86.400 secondi) di Newcomb in pratica l’Unione Astronomica Internazionale azzerava la tanto discussa precessione degli equinozi. Un pò in sordina, diremmo noi oggi. Forse le menti pensanti dell’IAU si erano rese conto che la precessione di 1223 secondi annuali o 3,3 secondi giornalieri era una bufala enorme che non fu mai corroborata da alcuna osservazione scientifica. Forse consapevoli delle tante inutili discussioni dottrinarie sulla precessione che stavano iniziando e che sarebbe stato peggio in futuro (come per la nostra politica di oggi) come in effetti fu. Fatto stà che con una mossa quasi a sorpresa, geniale sotto certi aspetti, l’IAU a fatti eliminò  la precessione ma non ebbe il coraggio di affrontare pubblicamente l’argomento prendendosi la responsabilità di confutare la bufala dei 1223 secondi e che avrebbe comportato la messa in discussione dell’operato di Copernico, un grande della nostra storia.

Da allora le strade della precessione si sono divise. Mentre da una parte il tempo che usiamo tutti i giorni, i vari tempi, universale, di Greenwich, tempo atomico ecc., sono tutti basati sui 31.556.925,97474 secondi di Newcomb, tempo solare e quindi senza l’adozione di alcuna precessione aggiuntiva, dall’altra parte, non essendoci mai stata alcuna presa di posizione da parte di nessuno, nelle scuole ed università e su libri di testo di geografia astronomica, oltre che sulla stampa e su tutti i mezzi di informazione,  si insegna ai giovani studenti di tutto il mondo che la precessione dei 50 secondi di arco di Ipparco è equivalente a circa 20 minuti annualmente. Un danno conoscitivo enorme senza uguali nella storia recente. Per proteggere la reputazione di qualche grande della storia si precipita un pianeta intero nell’ignoranza. Ecco perchè all’inizio ho menzionato Gladio. Le due storie mi sembrano simili. Ed ha talmente preso piede nell’immaginario collettivo questo spostamento degli equinozi per questi inesistenti 20 minuti annualmente, con tutte le sue conseguenze, che esso viene riportato su tutti i siti internet di astronomia, oltre che nelle scuole come abbiamo detto e nei più impensabili articoli, nozioni, dibattiti e conversazioni.

Tutto quanto detto naturalmente a grandi linee per evitare di scrivere un romanzo.

Dagli anni sessanta con l’introduzione dei radiotelescopi e con la scoperta delle quasars (fonti di energia infinitamente lontane nel Cosmo) si iniziò a misurare con una precisione mai conosciuta prima la durata della rotazione giornaliera della Terra. Queste sofisticate osservazioni hanno dato per una rotazione terrestre il valore di 86.164,0989 secondi. Quasi identico, al valore calcolato con mezzi ottici da Newcomb  oltre 100 anni fà e pari, come abbiamo visto, a 86.164,0905382 secondi e senza la precessione perchè provenivano da osservazioni solari delle tavole di Newcomb. Riferendosi allo spazio cosmico infinitamente più lontano ed esterno al sistema solare, queste osservazioni con le quasars sono da considerarsi “siderali” a tutti gli effetti, cioè inclusive della precessione. I dati di Newcomb del 1900 invece non contengono la precessione perchè ricavati dal Sole per cui se facciamo la differenza fra i due giorni siderali (86.164,0989  meno 86.164,0905382 = 0,0083618) abbiamo una precessione che possiamo considerare odierna di 0,0083618 secondi di tempo giornaliera equivalente a (0,0083618 x 366,24219878 x 15 =)  45,93 secondi di arco della sfera celeste annualmente pari a 3 secondi di tempo annuali.

Questo dato di 45,93 secondi di arco per la precessione annuale è rivoluzionario per diversi aspetti:

1 – è un dato ricavato direttamente in unità di tempo (8 millesimi di secondo) anzichè in unità di misura angolare di secondi di arco come quello tramandatoci da Ipparco, seppellendo pertanto una volta per tutte l’errata convinzione e nozione che 50 secondi di arco sono equivalenti a 1223 secondi o circa 20 minuti.

2 – Fa sorgere una ennesima domanda sulla supposta arretratezza scientifica e culturale degli antichi. Dopo tutto il guazzabuglio descritto e che abbiamo avuto da Copernico ad oggi, e che sicuramente continuerà per un bel pezzo, su questa questione, come faceva Ipparco, e/o le persone che lo resero edotto, a tramandarci il suo iniziale valore per la precessione degli equinozi di circa 46 secondi di arco praticamente uguale a quello attuale ricavato con le quasars???? Incredibile!!!! Una ennesima coincidenza ???

3 – annula l’errato concetto che possa esistere una sfera celeste di 360 gradi e 525.600 minuti perchè se 3 secondi di tempo sono equivalenti a 45 secondi di arco e noi possediamo entrambe queste corrispondenti misurazione per lo stesso avvenimento ciò è una prova ulteriore, qualora ce ne fosse bisogno, che la sfera celeste geocentrica è una e composta di 360 gradi e 24 ore, ed una corrente attuale realtà.

4  – Induce alla cautela nell’esternazione di drastiche dichiarazioni sul rallentamento del pianeta. Pur non mettendo in alcun dubbio ciò che tanti rispettabili studiosi hanno accertato e cioè che il pianeta sembra che stia rallentando perdendo circa 2 millisecondi al giorno o circa 1 secondo ogni 500 giorni, per cui già vari sistemi di tempi a partire dagli anni 60 sono stati “allungati” inserendo di tanto in tanto dei secondi supplementari, questo dato, se affidabile come sembra, ci dice che per lo meno sul lungo millenario periodo di circa 2150 anni, come minimo, tra Ipparco e noi, il nostro pianeta ha conservato la sua velocità di rotazione costante se non più veloce seppur di pochissimo, poichè se la precessione attuale  di 45,93 è inferiore a quella di 46 secondi di arco annuali di Ipparco ciò significa che la Terra ha acquistato velocità per 7 centesimi di secondo di arco che diviso per 15 ci dà un incremento di 0,0046 cioè 4 millesimi e mezzo di secondo di tempo annuali. E’ chiaro comunque che la Terra, come qualsiasi altro vettore in movimento, nel breve periodo è sottoposta a varie turbolenze, accelerazioni e decelerazioni dovute a tante cause, e che pertanto solo sul lunghissimo periodo, centenario se non millenario, si può avere una visione più precisa della realtà. E sarebbe più o meno la stessa cosa anche considerando gli ufficiali 50 secondi di arco di precessione.

Eppure, nonostante quanto detto, non siamo ancora giunti al cuore del problema, e cioè del perchè Copernico abbia tirato fuori i 1223 secondi di precessione per i 50 secondi di arco di Ipparco. Abbiamo visto che le osservazioni astronomiche e l’esperienza ci dicono che è un errore, ma perchè????

Anche se già affrontato sommariamente in altri articoli, forse il problema merita una più specifica spiegazione.

Ai tempi di Ipparco il sistema solare era considerato geocentrico cioè la Terra era al centro immobile mentre il Sole girava intorno alla Terra producendo contemporaneamente il doppio movimento giornaliero e annuale. Essi, gli antichi, naturalmente conoscevano benissimo l’eclittica come la circonferenza della sfera celeste lungo la quale il Sole si spostava nella sua corsa annuale. E ciò gli veniva confermato tutti i giorni prima del sorgere guardando le costellazioni dello zodiaco che, sempre le stesse, si alternavano durante l’anno al crepuscolo sullo sfondo ove stava per sorgere il Sole. Stabilito che l’equinozio precessava sull’eclittica di 50 secondi di arco ogni anno, ai tempi di Ipparco questi 50 secondi erano pertanto inseriti in una sfera celeste geocentrica e corrispondevano a circa 3 secondi di tempo perchè la stessa sfera era determinata dal giro giornaliero di 360 gradi e 24 ore che il Sole effettuava intorno alla Terra. L’eclittica quindi era inclusa nella sfera celeste geocentrica di quei tempi. Ecco perchè gli antichi giustamente ritenevano che per il passaggio fra una costellazione zodiacale e la successiva, all’equinozio di primavera, 30 gradi di differenza, pari a 2 ore di sfera celeste, occorressero, e occorrono, 2100 anni (ad 1 grado ogni 72 anni, 72×30 = 2160 anni).

Copernico cambiò la prospettiva astronomica mettendo il Sole al centro del sistema Solare con la Terra, assieme agli altri pianeti, che girava intorno al Sole nel suo giro annuale e la stessa Terra che girava su se stessa per il moto giornaliero. Facendo ciò Copernico istituì un secondo sistema detto eliocentrico per il giro annuale della Terra. Mentre prima nella vecchia concezione il moto annuale e quello giornaliero erano inclusi nello stesso sistema geocentrico e nella stessa sfera celeste geocentrica, adesso i sistemi erano diventati due, uno per il moto annuale riferito al sistema solare col Sole al centro, ed uno per il moto giornaliero riferito alla Terra che, roteando su se stessa, continua a produrre immutata l’unica e sola sfera celeste geocentrica dovuta al fatto che l’uomo è rimasto sempre sulla Terra e non ne è ancora scappato via . Chiaramente mentre prima il Sole faceva un giro intorno alla Terra in 24 ore nella stessa sfera celeste geocentrica, adesso, col nuovo sistema eliocentrico, la Terra faceva un giro intorno al Sole in 365 giorni. In questa nuova concezione il dato  dei 50 secondi di arco di Ipparco rimaneva invariato perchè erano 50 secondi di arco dell’eclittica in comune sia al Sole che alla Terra. Ma essendo adesso il Sole immobile l’eclittica doveva essere “coperta” o percorsa dalla Terra anzichè dal Sole, ma la Terra, impiegando 365 giorni per fare un giro intorno al Sole, doveva per forza di cose impiegare 365 volte i circa 3 secondi di tempo del sistema geocentrico per percorrere gli stessi 50 secondi di arco (3,35 x 365,2422 = 1223). Questo deve essere stato il ragionamento di Copernico.

Ma questo cosiddetto terzo movimento della Terra, di precessione ereditato da Ipparco, può trarre facilmente in inganno chiunque. Perchè il tempo che noi conosciamo delle 24 ore è ricavato da una sfera celeste geocentrica ove 24 ore corrispondono ad un giro della stessa sfera di 360 gradi. Quando trasferiamo la nostra attenzione all’eclittica nel nuovo istituito sistema eliocentrico usando parametri relativi al sistema geocentrico dobbiamo farlo sia per i gradi che per il tempo, cioè non possiamo usare due pesi e due misure diverse per lo stesso fenomeno, ciò per non aver un falso risultato. Se l’eclittica è percorsa dalla Terra in 365 giorni, 365 giorni terrestri,  in questo periodo di tempo, in parametri geocentrici, essa percorre 365 x 360 gradi in 365 x 24 ore. Ed è chiaro che, visti in questo contesto, anche nel sistema eliocentrico i 50 secondi di arco di eclittica di Ipparco diventano equivalenti a 3,3 secondi di tempo,  come osservati dalla Terra in una sfera celeste geocentrica. Non avrebbe e non ha senso se la stessa porzione di eclittiva fosse o sia percorsa in tempi diversi a seconda se vista dalla Terra o dal Sole. E questo naturalmente implica che la Terra perde solo un giorno in un ciclo completo di 26000 anni di precessione sull’eclittica anzichè del fantomatico anno come finora creduto.

In conclusione il sistema eliocentrico riferendosi solo al moto annuale dei pianeti non ha intaccato la realtà del sistema geocentrico e della sfera celeste geocentrica generati dalla rotazione della Terra e dalla presenza dell’uomo su di essa. Solo quando un giorno potremo andare ad abitare sul Sole allora potremo cancellare per sempre il concetto del sistema geocentrico che tanto fastidio ci dà.

Penso che sia stato quanto sopra descritto che abbia tradito Copernico. Ma rimane pur sempre la possibilità, che non potremo però mai verificare, che Copernico si sia voluto semplicemente beffare di noi e stia ancora ridendo.

…….

P.S del 21.6.11. – Nota comune agli articoli 2 – 5 – 6.
Prima che fosse iniziato questo blog personale l’autore si divertiva andando a scrivere commenti un pò quà ed un pò là.
La scoperta degli errori di Copernico nacque per caso ed alla fine di un processo mentale iniziato a maturare da un primo “input” o scintilla derivata dalla lettura di un testo scolastico di geografia astronomica ove è scritto che la precessione degli equinozi è circa 20 minuti all’anno.
Cercando di risalire alla sorgente di questi 20 minuti si aprì, come un naturale sviluppo, uno scenario nuovo che non avevo previsto e cioè che gli errori di Copernico avevano ripercussioni anche sul processo a Galilei.
Per tale motivo inviai dei lunghi commenti relativi al processo a Galilei sul sito “Galilei astrologo – Un processo evitato, un’inchiesta dimenticata” dove è sviluppato tutto il ragionamento conducente agli errori copernicani.
Prego pertanto il lettore che volesse seguire tutta la storia di recarsi su tale sito per una panoramica a 360 gradi sull’argomento.
Quando fu iniziato questo blog personale vi inclusi solo le dimostrazioni più importanti riportate e ricavate dai detti commenti che avevo già fatto. Altri pensieri al riguardo sono rimasti solo su quei detti commenti.
In seguito forse potrei fare un articolo su Galilei che purtroppo incappò involontariamente nelle conseguenze dei detti errori.

Vedi anche n. 61 – Precessione degli equinozi. Una nuova spiegazione – per una nuova moderna teoria che sostituisce quella vecchia conosciuta, di Copernico.

5 – RIVOLUZIONE COPERNICANA – TRAPPOLA DELLA RAGIONE

Posted in ASTRONOMIA, ERRORI COPERNICANI with tags , , , , , , , , , , , , , on novembre 4, 2010 by beautiful41

La Rivoluzione Copernicana è la dimostrazione di come sia facile per l’Uomo essere condotto da un pregiudizio ad un altro, facendogli credere che l’asino vola, per millenni interi, e di come sia facile distorcerne il pensiero quando gli si impartiscono solo delle nozioni ma senza farlo ragionare criticamente.  Come accennato in “Dove siamo”  l’Uomo non aveva bisogno nè di un Aristotele e nè di un Copernico per conoscere la sua posizione nel Cosmo perchè basta semplicemente osservare il cielo e ricavarne sia l’eliocentrismo e sia il geocentrismo. Abbiamo noi bisogno di uno scienziato o di un matematico per dire che, per esempio, abbiamo visto una rondine o un uccello volare e ricavarne l’idea che gli uccelli volano??? No, non ne abbiamo bisogno, vediamo la rondine e basta e sappiamo che la rondine e gli uccelli volano.

Abbiamo noi bisogno di uno scienziato o di un matematico per dire, per esempio, che abbiamo visto la bella signora Monna Lisa mentre faceva la spesa al supermercato??? No, non ne abbiamo bisogno, abbiamo visto la bella signora Monna Lisa al supermercato e sappiamo che stava facendo la spesa. Bene, per il moto di “rivoluzione” della Terra intorno al Sole e per il moto di “rotazione” della Terra su se stessa è la stessa cosa come per la rondine e per la bella Monna Lisa. Le vediamo o le abbiamo viste e non abbiamo bisogno di uno scienziato che ci venga a dire che cosa abbiamo visto. L’unica differenza, per “vedere” i due movimenti della Terra, è che dobbiamo guardare verso il cielo e le stelle.

Guardando il cielo e le stelle e notando che le stelle girano in un anno intorno alla Terra 366 volte, sempre esattamente un giro in più rispetto al Sole che gira 365 volte, ciò può significare solo una cosa: che la Terra gira intorno al Sole e contemporaneamente gira su se stessa, come abbiamo visto in “Dove siamo” coi giri intorno al Colosseo. Il movimento del Sole ci dà quindi la percezione del movimento di “Rotazione” ed il movimento graduale verso destra, guardando verso sud o mezzogiorno, delle stelle giornalmente ci dà la percezione del movimento di “Rivoluzione”. Entrambi questi moti o movimenti sono percettibili quindi da qualsiasi essere umano con i suoi occhi.

Come già accennato, è da ritenere a ragione pertanto che Aristarco di Samo anzichè il primo, sia stato l’ultimo a conoscere questa semplice verità già nota alle antiche civiltà egiziana e mesopotamiche in tempi a lui anteriori proprio perchè sappiamo che dagli albori di queste millenarie civiltà si effettuavano lunghe e continue osservazioni del cielo per secoli o millenni. Abbiamo anche visto che il movimento di “Rotazione” della Terra produce il sistema geocentrico, con la Terra al centro e l’Universo roteante tutto intorno, mentre il movimento di “Rivoluzione” annuale produce il sistema eliocentrico, il Sole al centro del sistema solare.

Ora cos’è la volta celeste o la sfera celeste??? E’ semplicemente quello che tutti gli uomini del pianeta chiamano “il cielo”. Quando alziamo gli occhi al cielo automaticamente alziamo gli occhi verso la sfera celeste o volta celeste. Il cielo, o la sfera celeste, non è altro che la visione di tutto l’Universo visibile. Poichè l’Uomo vive sulla Terra quest’Universo ci appare, ed è, geocentrico, cioè con noi al centro della sfera. Se vivessimo su Marte lo stesso Universo ci apparirebbe, e sarebbe, marte-centrico.  Se vivessimo su Giove lo stesso Universo ci apparirebbe, e sarebbe, giove-centrico. Se vivessimo sulla stella Arturus lo stesso Universo ci apparirebbe, e sarebbe, Arturus-centrico. E così via di seguito. Cioè la centralità dell’Universo dipende dal suo punto di osservazione. Un pò come il “punto di vista” di una qualsiasi carta geografica e che è il punto dal quale partono tutte le proiezioni.

Anche se ci vergognamo di vivere su questo brutto pianeta Terra che non conta niente nell’Universo non possiamo negare la realtà fisica che purtroppo noi qui siamo, non avendo trovato un altro posto decente dove andare. Di conseguenza noi non possiamo negare l’Universo geocentrico e nè potremo mai farlo finchè siamo legati alla Terra. Non si tratta nè di filosofia e nè di astronomia, si tratta di pura e semplice realtà inconfutabile, come la bella signora Monna Lisa che abbiamo visto al supermercato. Il fatto che la Terra giri intorno al Sole in un sistema solare eliocentrico nulla toglie al fatto che l’Universo rimanga geocentrico per avere il suo punto di osservazione, con l’Uomo, sul nostro pianeta.

L’Universo, visto dalla Terra, è una cosa. Il sistema solare è un’altra cosa.

Invece Copernico e/o la Rivoluzione Copernicana, cedendo all’antiaristotelismo, assieme al Sole portò anche il punto di osservazione geocentrico dell’Universo al centro del sistema solare, buttando, come si dice,il bambino assieme all’acqua sporca nella quale era immerso. Portando il punto di osservazione geocentrico dell’Universo sul Sole, al centro del sistema solare, ci si dimenticò sia dell’Uomo e sia della Terra, tanto era turra roba che non contava niente, creando così una fantasiosa non esistente sfera celeste eliocentrica, ed un secondo pregiudizio che dura ai giorni nostri.

Con il punto di osservazione dell’Universo ora sul Sole, ed ai fini del tempo, chiaramente la circonferenza dell’eclittica diventa una circonferenza di 360 gradi e di conseguenza i 50 secondi di arco di eclittica di Ipparco per la precessione degli equinozi diventano pari a circa 20 minuti annualmente. Ma è pura fantasia del pregiudizio copernicano perchè il punto di osservazione dell’Universo è rimasto sempre sulla Terra, dove noi viviamo, e la sfera celeste dell’Universo è rimasta sempre geocentrica. E poichè la Terra impiega 365 giorni a percorrere l’eclittica, 365 giorni che sono 365 rotazioni ciascuna di 360 gradi della sfera celeste geocentrica dell’Universo, la stessa eclittica sarà coperta da 365 volte i 360 gradi della sfera celeste geocentrica con la conseguenza che la precessione degli equinozi risulti correttamente solo di 3,3 secondi di tempo annualmente al posto dei menzionati circa 20 minuti.

Insomma è come se noi vivendo a Roma immaginassimo di misurare l’angolo sotteso dall’ampiezza del canale di Sardegna usando però la misura dello stesso angolo visto da Napoli.    Questo errore così grossolano dei detti 20 minuti annuali, anzichè 3 secondi annuali, ha naturalmente condotto alla lunghezza dell’anno siderale di 365, 2563 giorni di tempo solare medio (pari a  366, 2563 giorni siderali), al posto di  365,2422 e 366,2422, rispettivamente.  Questo errore di 20 minuti da ben circa 500 anni è entrato pesantemente nelle scuole, nella divulgazione scientifica, nella storiografia e nella didattica in genere, oltre che nelle menti degli uomini interessati.

Questo errore dei 20 minuti è stato dimostrato essere, per l’appunto, un errore dalle osservazioni astronomiche per cui  esso, nella pratica della definizione del tempo usato tutti i giorni, da quello dei nostri orologi da polso al tempo atomico, è stato “segretamente” e silenziosamente soppresso, lasciandolo però inalterato nella didattica ed al pubblico in genere. Questo per evitare di riconoscere pubblicamente sia la bufala di Copernico e sia l’errore della Scienza degli ultimi 500 anni. Lo svolgimento di questo processo è più dettagliatamente descritto nel prossimo articolo n.6 sulla Precessione degli Equinozi.

Questa è stata la trappola della ragione della rivoluzione copernicana che si è ripercossa in astronomia, nelle scuole e nelle menti degli uomini, in astrologia, storiografia e divulgazione scientifica di astronomia, oltre che in altri possibili settori scientifici che non conosco. Sì, certo che il Sole è al centro del sistema solare, ma l’Uomo è rimasto sulla Terra ove è il suo punto di osservazione al centro dell’Universo roteante pertanto in un sistema geocentrico, non per sua scelta o sua volontà, nè per motivi filisofici o religiosi, ma perchè è qui che è nato e vive ed è al centro di quest’Universo roteante che ha sviluppato il suo pensiero conoscitivo.

Vedi il prossimo articolo n.6 per entrare nel cuore del problema.

P.S del 21.6.11. – Nota comune agli articoli 2 – 5 – 6.
Prima che fosse iniziato questo blog personale l’autore si divertiva andando a scrivere commenti un pò quà ed un pò là.
La scoperta degli errori di Copernico nacque per caso ed alla fine di un processo mentale iniziato a maturare da un primo “input” o scintilla derivata dalla lettura di un testo scolastico di geografia astronomica ove è scritto che la precessione degli equinozi è circa 20 minuti all’anno.
Cercando di risalire alla sorgente di questi 20 minuti si aprì, come un naturale sviluppo, uno scenario nuovo che non avevo previsto e cioè che gli errori di Copernico avevano ripercussioni anche sul processo a Galilei.
Per tale motivo inviai dei lunghi commenti relativi al processo a Galilei sul sito “Galilei astrologo – Un processo evitato, un’inchiesta dimenticata” dove è sviluppato tutto il ragionamento conducente agli errori copernicani.
Prego pertanto il lettore che volesse seguire tutta la storia di recarsi su tale sito per una panoramica a 360 gradi sull’argomento.
Quando fu iniziato questo blog personale vi inclusi solo le dimostrazioni più importanti riportate e ricavate dai detti commenti che avevo già fatto. Altri pensieri al riguardo sono rimasti solo su quei detti commenti.
In seguito forse potrei fare un articolo su Galilei che purtroppo incappò involontariamente nelle conseguenze dei detti errori.

2 – DOVE SIAMO – LA DEDUZIONE ERRATA DELL’ELIOCENTRISMO ASSOLUTO DI COPERNICO

Posted in ASTRONOMIA with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on ottobre 15, 2010 by beautiful41

Conoscere dove siamo è una necessità basilare prima di poter procedere verso la destinazione che più ci aggrada.  L’Uomo, forse a seguito di catastrofi naturtali e di una serie di guerre e conquiste altrettanto catastrofiche, perse molto tempo fa questa conoscenza del “dove siamo” nel Cosmo intero, ove egli è immerso.

Ignaro del suo glorioso passato le cui conoscenze svanirono quasi tutte con la distruzione degli archivi ove esse erano registrate, l’Uomo fu costretto a ricominciare quasi da zero. Come un bambino appena nato e senza memoria egli cominciò a guardarsi intorno e cominciò a fare domande spesso rivolte solo a sè stesso perchè non vi erano maestri o saggi o sapienti in giro nelle vicinanze che, conoscendo i segreti dell’antichità, potessero rispondere esaurientemente ai tanti perchè che egli si poneva.

In tale infanzia di figli orfani che si chiedevano continuamente perchè questo e perchè quello si distinsero i noti grandi del classicismo greco i quali, spinti dalla necessità di trovare una spiegazione dei fenomeni naturali secondo uno schema mentale semplice di perfezione e armonia basata sul numero, che era l’eredità dei pitagorici, immemori dei tanti secoli e millenni precedenti durante i quali si erano praticate continue osservazioni del cielo con intere èquipes di veri astronomi, trovarono in Aristotele il più importante rappresentante delle loro idee infantili basate su di un universo formato da tante sfere perfettamente circolari e concentriche nelle quali la Terra occupava il centro.

Quest’idea quindi nacque a tavolino, come diremmo noi oggi,  senza nessuna base di lunghe osservazioni del cielo. L’idea piacque a tutti e prese rapidamente piede nel mondo ellenico di quei tempi.  Le idee sono come le piante; una volta che le loro radici “prendono piede” risulta poi difficile estirparle, in special modo se si tratta di piante grandi ed importanti. Ci si poteva forse salvare “in corner”, per usare un termine calcistico, quando, oltre mezzo secolo dopo, Aristarco di Samo andò a studiare ad Alessandria d’Egitto e trovò, fra i relitti salvati di una antica sapienza  che si cercava di preservare nella appena costruita biblioteca della recentissima  e ancora costruenda città, una antica nozione esprimente l’idea che il sistema solare è eliocentrico e la Terra gira su sè stessa. Ma era già troppo tardi. Il pensiero di Aristotele ormai era già legge e tale rimase fino a Copernico.

Con Copernico questa visione del “Dove siamo” cambiò di segno, come dal negativo al positivo o viceversa, ma non di sostanza. Un pò come ai giorni nostri dopo la caduta del comunismo  allorchè l’Uomo è caduto nella trappola del suo opposto e cioè del capitalismo selvaggio da far west. Così è successo con la visione dell’Uomo nel Cosmo. In mancanza di secolari, organizzate e continue osservazioni del cielo, come successo ad Aristotele, Copernico, basandosi su poche singole osservazioni del cielo e molto di più su operazioni di matematica, riscoprì l’eliocentrismo  escludendo il geocentrismo così “sostituito”, creando un secondo antiaristotelico pregiudizio che continua ai giorni nostri.

La poca o non sufficiente osservazione del cielo ha fatto sì che ormai tutti gli uomini del pianeta vivano nel pregiudizio della “Rivoluzione Copernicana”. E cioè che la visione eliocentrica ha “sostituito” la visione geocentrica. Niente di più falso. La verità della realtà, invece, è a metà strada. La visione geocentrica e la visione eliocentrica sono due visioni e realtà, eterne, immutabili e diverse, dovute a due movimenti o moti diversi: il moto di “rivoluzione” intorno al Sole annuale ed il moto di “rotazione” della Terra su sè stessa giornalmente. Il primo produce l’eliocentrismo ed il secondo produce il geocentrismo. Sono due “paradigmi” diversi perchè basati su cause diverse. Essi sono anche coesistenti, conciliabili ed “insostituibili” l’uno con l’altro.

Il sistema geocentrico quì riferito naturalmente non ha niente a che fare col sistema geocentrico di Aristotele. Questo sistema geocentrico moderno oggi lo si chiama sistema di riferimento geocentrico ed è finanche usato dalla Nasa nelle sue operazioni spaziali, ma è concettualmente pur sempre un vero sistema geocentrico, la Terra al centro e l’Universo roteante tutt’intorno apparentemente per effetto della rotazione terrestre. La correzione da apportare pertanto al pregiudizio copernicano, per ritenere un concetto più realistico e per stabilire il “Dove siamo” nel Cosmo, è che IL SISTEMA SOLARE E ‘ ELIOCENTRICO ma L’UNIVERSO E’ GEOCENTRICO.

L’Universo, visto dalla Terra, è una cosa. Il sistema solare è un’altra cosa.

Ciò perchè l’Uomo vive sulla Terra ed è dalla Terra, nell’antico passato come nel presente e nel futuro, in un sistema geocentrico, che l’uomo ha effettuato, effettua ed effettuerà tutti i suoi studi, osservazioni e misurazioni del Cosmo. Ed è in questo sistema geocentrico che sono state elaborate tutte le nozioni dell’astronomia classica e dove tutti i tempi dei nostri orologi sono basati e da dove l’eliocentrismo del sistema solare è stato ricavato.

Ma c’è di più. L’assenza di una organizzata e sistematica osservazione del cielo, per lo meno decennale se non secolare, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, ci ha fatto perdere di vista un fatto di una estrema semplicità, e per oltre 2500 anni da prima di Aristotele fino ad oggi. E cioè che il Cosmo, o l’Universo visibile, mostra da solo a tutti gli uomini del pianeta, che abbiano la curiosità di alzare gli occhi al cielo, sia l’eliocentrismo del sistema solare e sia la rotazione giornaliera della Terra su sè stessa, senza necessità di alcuna teoria o di elaborazione di formule di matematica. Questo forse voleva significare Aristarco di Samo quando se ne uscì con la sua trovata che nessuno capì. LA REALTA’ VISIBILE DEL COSMO CI PARLA DA SOLA!!!  Ciò perchè in un anno di 365 giorni solari le stelle fisse effettuano sempre ed eternamente un giro in più, 366 giri. Per la precisione 365,2422 giorni solari contro 366,2422 giorni stellari o siderali. Perchè le stelle effettuano sempre un giro in più??? Per capire questa semplice realtà basterebbe trarre delle conclusioni logiche dal fatto che, per esempio, se facciamo un giro intorno ad un monumento al centro di una piazza vediamo il paesaggio circostante effettuare un giro rispetto ad esso.

Per renderci conto di che cosa stiamo parlando immaginiamo di farci una passeggiata intorno al Colosseo, a Roma,  compiendo vari giri in senso antiorario guardando sempre avanti, avendo il Colosseo alla nostra sinistra e la città alla nostra destra.  Partiamo per il primo giro dall’altezza dell’arco di Costantino, alla nostra destra, e proseguiamo avendo in successione sempre alla nostra destra il Parco del Celio, il Bar Rossi, le Stanze Reali, via Domus Aurea, via Nicola Salvi, via delle Terme di Tito, via Vittorino da Feltre, la stazione della Metropolitana, via dei Fori Imperiali, Piazza Venere, l’Antiquarium Forense, e quindi di nuovo l’Arco di Costantino. Alla fine di questo primo giro abbiamo, con questa semplice passeggiata, fatto una rotazione su noi stessi in mezzo alla città di Roma a ciascun punto o direzione della quale abbiamo offerto in successione il fianco destro, le spalle, il fianco sinistro, il viso, e di nuovo  il fianco destro. Come se la città di Roma avesse fatto un giro intorno a noi se fossimo rimasti fermi in mezzo a Piazza Colosseo. O come se noi avessimo fatto una rotazione su noi stessi avendo la città di Roma intorno a noi. Rispetto al Colosseo però non abbiamo fatto nessuna rotazione su noi stessi, nè il Colosseo ne ha fatte rispetto a noi perchè durante la nostra passeggiata abbiamo rivolto al Colosseo sempre e solamente il nostro fianco sinistro.  Quindi rotazioni rispetto al Colosseo zero, rotazioni rispetto alla città di Roma uno.

Dopo magari un caffè partiamo per un altro giro-passeggiata sempre nello stesso senso. Questa volta però durante la passeggiata  facciamo ,diciamo, 4 giravolte su noi stessi. Alla fine del giro abbiamo fatto 4 rotazionii su noi stessi rispetto al Colosseo e 5 rotazioni rispetto alla città di Roma per quanto descritto nel paragrafo precedente. Ci prendiamo un altro caffè e ripartiamo per un altro giro ancora intorno al Colosseo questa volta però facendo durante la passeggiata 20 giravolte su noi stessi. Alla fine di questo terzo giro abbiamo fatto 20 rotazioni su noi stessi rispetto al Colosseo e 21 rotazioni rispetto alla città di Roma. Constatiamo quindi che qualsiasi sia il numero di giravolte che noi facciamo su noi stessi, la differenza di giri rispetto al Colosseo e rispetto alla città di Roma è sempre di uno.

Questa differenza di un giro in più rispetto alla città di Roma  nei confronti del Colosseo si verifica sempre solo ed esclusivamente nella condizione in cui noi siamo fra il Colosseo e la città di Roma e se giriamo intorno al Colosseo.

Se sostituiamo il Sole al posto del Colosseo, la Terra al nostro posto, e le stelle al posto della città di Roma circostante (anche se le stelle sono infinitamente più lontane della distanza Terra-Sole),  le 12 costellazioni zodiacali al posto dei 12 punti di riferimento della città di Roma, abbiamo in pratica effettuato una dimostrazione logica e precisa dell’eliocentrismo in modo estremamente semplice che anche un bambino può capire. E di conseguenza abbiamo anche dimostrato e risposto alla domanda del perchè in un anno le stelle girano 366 volte mentre il Sole gira (apparentemente) sempre e solo 365 volte. L’esperimento può anche essere effettuato intorno ad un palo in mezzo ad una radura o in altro modo equivalente.

Questa dimostrazione che l’Universo fa continuamente all’uomo, qualsiasi uomo, può anche essere rilevata da chi ha pochi minuti da perdere per alcuni giorni guardando di notte, sempre alla stessa ora, verso sud, sempre la stessa stella. Egli vedrà, giorno dopo giorno, quella stella spostarsi gradualmente verso destra e starà assistendo visivamente al giro della Terra intorno al Sole, proprio come girando intorno al Colosseo egli vede i vari punti di riferimento della città di Roma dall’altra parte del Colosseo spostarsi verso destra.

Sapere di essere in grado di vedere da soli e il movimento giornaliero di rotazione della Terra sul suo asse, e il movimento di rivoluzione annuale intorno al Sole, e sapere perchè il Sole gira 365 volte mentre le stelle girano 366 volte, dà già una condizione psicologica di sicurezza per una buona e giusta partenza sul nuovo cammino da intraprendere.

Una volta stabilito dove siamo nell’Universo, con le prossime puntate vedremo di conoscere altri elementi che interessano l’Uomo al fine di dirigerlo verso una nuova destinazione che possa appagare i cuori, le menti e le anime  di una nuova umanità più adatta ad affrontare le sfide millenarie che l’attendono, e con una rinnovata fiducia e spiritualità per uno sviluppo più armonico, in sintonia col suo Universo e la sua Natura, e prima che sia troppo tardi.

Vedi anche gli articoli n. 5 e 6 per approfondimenti e quantificazioni in merito allo stesso argomento. Il n. 5 – La Trappola della Ragione della Rivoluzione Copernicana – è la seconda parte di questo articolo.

P.S del 21.6.2011. – Nota comune agli articoli 2 – 5 – 6.
Prima che fosse iniziato questo blog personale l’autore si divertiva andando a scrivere commenti un pò quà ed un pò là.
La scoperta degli errori di Copernico nacque per caso ed alla fine di un processo mentale iniziato a maturare da un primo “input” o scintilla derivata dalla lettura di un testo scolastico di geografia astronomica ove è scritto che la precessione degli equinozi è circa 20 minuti all’anno.
Cercando di risalire alla sorgente di questi 20 minuti si aprì, come un naturale sviluppo, uno scenario nuovo che non avevo previsto e cioè che gli errori di Copernico avevano ripercussioni anche sul processo a Galilei.
Per tale motivo inviai dei lunghi commenti relativi al processo a Galilei sul sito “GALILEI ASTROLOGO – UN PROCESSO EVITATO, UN’INCHIESTA DIMENTICATA” dove è sviluppato tutto il ragionamento conducente agli errori copernicani.
Prego pertanto il lettore che volesse seguire tutta la storia di recarsi su tale sito per una panoramica a 360 gradi sull’argomento.
Quando fu iniziato questo blog personale vi inclusi solo le dimostrazioni più importanti riportate e ricavate dai detti commenti che avevo già fatto. Altri pensieri al riguardo sono rimasti solo su quei detti commenti.
In seguito forse potrei fare un articolo su Galilei che purtroppo incappò involontariamente nelle conseguenze dei detti errori.